Quando arrivano dei messaggi di posta, il mio PC fa suonare alcune note di This old man nella versione di Tori Amos: è una scelta come un'altra, non credo che mi giudicherete migliore o peggiore per questo.
Come per tutte le cose che vengono ripetute, e ripetute, e ripetute ancora, dopo un po' la mente smette di farci caso, e l'arrivo di nuove mail diventa un fenomeno del tutto indifferente: qualche offerta speciale, qualche newsletter, qualche commento che è stato aggiunto in coda al mio su qualche blog, qualche mamma che ha qualche sciocchezza da dire sull'andamento della classe.
Diventando grandi ci si rende conto che i regali di Natale sono sempre le stesse cose; e dopo una mezza vita spesa in rete ci si rende conto che la prossima mail sarà inutile quanto quella che l'ha preceduta; ma come il quarantenne a Natale comunque, nonostante cinismo e disincanto, ha pur sempre in fondo allo stomaco una minima emozione, ecco che anche chi ha migliaia di mail archiviate ogni volta che ne giunge una ha la segreta e inconfessabile speranza che sia quella che darà una svolta: alla prossima ora, al prossimo giorno, ai prossimi dieci anni.
Ed il bello è che talvolta succede: che tu senta suonare la musichetta e continui imperterrito a far quello che stai facendo; che dopo un po' tu vada a stimolare quella busticina blu scuro, ti appaia un nome che sulle prime non ti dice nulla ma che poi risveglia un guazzabuglio di ricordi.
Succede, che una risposta che aspettavi da nove mesi esatti arrivi; e che il numero di mesi sia semplicissimo da calcolare dato che colei che ti ha scritto, poco sotto (sotto, ovviamente; ma è ormai uno standard) il suo messaggio abbia lasciato il tuo messaggio precedente, con la sua bella data: 9 luglio 2008.
E tu, che ormai non ci pensavi assolutamente più, ti chiedi cosa mai abbia spinto quella persona a mettersi a scrivere: quanto tempo le sia servito per riaprire quella finestrella, quanto siano state pesate quelle parole, quante volte si sia posta il problema del senso del ridicolo e, infine, quanto tempo abbia impiegato prima di premere quel tasto "Send".
E succede che tu cominci a porti il problema se rispondere subito o far passare il tempo; o magari non rispondere per nulla; e se mi si nota di più se sto zitto o se mi faccio vedere; e che ti chieda se la risposta la debba fare lunga o corta, naturale o ironica o addirittura sfacciata, che è sempre la soluzione migliore ma porta con sè il rischio che l'altra la venga a vedere, la sfacciataggine, e in tal modo ti incastri.
Ed ecco che un po' di fretta, un po' di malavoglia e un po' perché saresti un quaqquaraqquà a non farlo, impapocchi qualche riga un po' ironica, in po' sfacciata a un po' normale in fondo: un misto mare-monti senza né pesce né funghi, da trattoria per camionisti sul lastrico.
E premi il tasto "Send", anche tu; e un paio di volte premi anche "Undo", che il signor Google ha fatto una vera figata per gli eterni indecisi con quel tastino; ma alla fine bisogna decidersi: e allora "send" e le mani via dalla tastiera e legate dietro la schiena, per cinque lunghi secondi.
E così, riparte il conteggio: mfisk to XXXX (33 minutes ago): diventeranno poi ore, giorni, e infine una semplice data.
giovedì 9 aprile 2009
Piccola provocazione
Dato che:
Ma perché mai tutti coloro che sono così pronti a ergersi a difesa delle pubbliche casse in occasione di questa tornata referendaria, non hanno mai speso una mezza voce contro il sistema del doppio turno?
Vi rammento che ai tempi del proporzionale si andava a votare una volta e basta; era poi l'assemblea eletta (dal Parlamento al Consiglio circoscrizionale) e eleggere a sua volta il presidente.
Da quando abbiamo il maggioritario abbiamo introdotto nelle elezioni locali il doppio turno. Io l'ho in odio, dato che si tratta di un sistema intimamente connesso al principio maggioritario, e l'abolirei seduta stante; ma coloro che l'hanno in simpatia, e che sono gli stessi che ritengono l'accorpamento di europee e referenda come la panacea per tutti i mali italiani, come si pongono di fronte a questo problema?
E ora, una nota a margine: come emerso da questa discussione sul blog di Marta Meo (giù, in basso nei commenti), tra tutte le cazzate che il famoso articolo su lavoce.info ha sparato e che ho successivamente confutato, c'è una sciocchezza che mi era sfuggita: quasi ovunque infatti le scuole saranno già chiuse il 15 giugno, e quindi ecco che i 37 milioni spesi in tate per i bambini delle elementari sfumano come neve al sole.
- sono notoriamente uno che si incista;
- sono ferocemente contrario ad ogni deriva maggioritaria, bipolaristica o bipartitica; e dichiarandolo posso essere di parte senza patemi morali;
- sono alle prese con un documento lungo, complicato e confuso da mettere a posto e sento prepotente il bisogno di una pausa;
- mi rendo conto con stupore che i 400 milioni inesistenti crescono sempre più (ieri ho visto da qualche parte che erano divenuti 500!);
- sono in un periodo di stanza creativa e non ho nulla di meglio da scrivere per soddisfare il mio bisogno di autoaffermazione,
Ma perché mai tutti coloro che sono così pronti a ergersi a difesa delle pubbliche casse in occasione di questa tornata referendaria, non hanno mai speso una mezza voce contro il sistema del doppio turno?
Vi rammento che ai tempi del proporzionale si andava a votare una volta e basta; era poi l'assemblea eletta (dal Parlamento al Consiglio circoscrizionale) e eleggere a sua volta il presidente.
Da quando abbiamo il maggioritario abbiamo introdotto nelle elezioni locali il doppio turno. Io l'ho in odio, dato che si tratta di un sistema intimamente connesso al principio maggioritario, e l'abolirei seduta stante; ma coloro che l'hanno in simpatia, e che sono gli stessi che ritengono l'accorpamento di europee e referenda come la panacea per tutti i mali italiani, come si pongono di fronte a questo problema?
E ora, una nota a margine: come emerso da questa discussione sul blog di Marta Meo (giù, in basso nei commenti), tra tutte le cazzate che il famoso articolo su lavoce.info ha sparato e che ho successivamente confutato, c'è una sciocchezza che mi era sfuggita: quasi ovunque infatti le scuole saranno già chiuse il 15 giugno, e quindi ecco che i 37 milioni spesi in tate per i bambini delle elementari sfumano come neve al sole.
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Al TG1 non sono sciacalli!
Non c'è mica solo Susanna Petruni che al TG1 ha dovuto fare la sua marchetta a maggior gloria dell'azienda : qui sopra ce n'è un ulteriore esempio, con il faccione del mandante (PS: qui trovate il video di Susanna Petruni, al quale grazie a potentissimi mezzi di intercettazione ambientale è stata aggiunta la composta reazione di Riotta durante la lettura).
L'intera Rete (intesa come Internet, non come rete televisiva; e non solo la Rete, peraltro) trabocca di sdegno nei confronti di questo modo di fare giornalismo; ma teniamo conto del fatto che quello dello share raggiunto dal TG1 è un tormentone che si ripete ossessivamente ad ogni edizione: sarebbe stato strano che non si fosse verificato in coincidenza del terremoto.
C'è però un grave errore di fondo, in queste reazioni: quello di ritenere il TG1 una testata giornalistica, Gianni Riotta il direttore di un giornale e chi appare in video dei giornalisti.
Se rimettiamo tutto a posto, e sostituiamo a "TG1", "casino"; a "direttore", "tenutario"; e a "giornalisti", "quindicina": ecco che magicamente tutto torna a posto, e riusciamo finalmente a capire perché qualunque "notizia" divenga al TG1 l'occasione per una passerella di portavoce e portaborse.
E' uno sporco mestiere, ma qualcuno lo deve fare è il motto che cito sempre quando qualcuno scopre cosa faccio per campare: ora capite bene perché io mi senta solidale con quelle povere giornaliste!
mercoledì 8 aprile 2009
Per Cofferati
Secondo il presidente della mia provincia, candidare Cofferati quale capolista del PD alle elezioni europee dopo che il medesimo ha rinunciato a candidarsi a Bologna "per stare vicino al figlio" sarebbe una sciocchezza.
Il fatto è che lui pensa sia una sciocchezza non perché veda l'assurdità della cosa, la distanza che separa Genova rispettivamente da Bologna e Strasburgo.
Non perché ritenga impresentabile una persona che a Bologna ha seguito le orme di Gentilini a Treviso, quanto a ricerca del consenso attraverso la tematica della sicurezza e della tolleranza zero.
Non perché ritenga inqualificabile una persona che non ha avuto il coraggio di dire "non mi ricandido perché se mi ricandidassi farei la fine di Rutelli a Roma; i bolognesi preferirebbero eleggere un tacchino piuttosto che il sottoscritto".
No, signori: Penati ritiene che Cofferati sia impresentabile in quanto ex segretario della CGIL, come riporta Repubblica:
Il fatto è che lui pensa sia una sciocchezza non perché veda l'assurdità della cosa, la distanza che separa Genova rispettivamente da Bologna e Strasburgo.
Non perché ritenga impresentabile una persona che a Bologna ha seguito le orme di Gentilini a Treviso, quanto a ricerca del consenso attraverso la tematica della sicurezza e della tolleranza zero.
Non perché ritenga inqualificabile una persona che non ha avuto il coraggio di dire "non mi ricandido perché se mi ricandidassi farei la fine di Rutelli a Roma; i bolognesi preferirebbero eleggere un tacchino piuttosto che il sottoscritto".
No, signori: Penati ritiene che Cofferati sia impresentabile in quanto ex segretario della CGIL, come riporta Repubblica:
C' è la crisi e schierare come capolista l' ex segretario della Cgil per il presidente della Provincia significherebbe rinunciare a parlare con «il ceto medio, i commercianti, i piccoli imprenditori».Sembra che quest'uomo (Penati, dico) stia facendo di tutto per alienarsi il mio voto. Vorrei utilizzare questo spazio per rassicurarlo: ci era già riuscito da moltissimo tempo, e non serve proprio che insista. dovessi anche essere su un'isola deserta, piuttosto voto la De Albertis.
martedì 7 aprile 2009
Una preghiera
Non prendetemi per uno sciacallo dei sentimenti, e sappiate che mi rendo conto che si tratta di un argomento impopolare.
Lasciatemi lanciare una preghiera affinché non si pensi di ricostruire l'Abruzzo con i 400 milioni del referendum.
Guardate, io ci sto anche, ad accorpare le elezioni con i referenda e mandare i soldi in Abruzzo.
Purché tutti coloro che vanno a votare debbano prima pagare i 3,15 euri che secondo lavoce.info sarebbero costati loro per il proprio tempo perso. Purché le madri dei bimbi delle elementari versino agli abruzzesi quanto avrebbero dovuto spendere di tata. Purché gli imprenditori versino la quota della maggior ricchezza prodotta.
A queste condizioni, ci sto e mi impegno fin d'ora a votare e pagare.
Lasciatemi lanciare una preghiera affinché non si pensi di ricostruire l'Abruzzo con i 400 milioni del referendum.
Guardate, io ci sto anche, ad accorpare le elezioni con i referenda e mandare i soldi in Abruzzo.
Purché tutti coloro che vanno a votare debbano prima pagare i 3,15 euri che secondo lavoce.info sarebbero costati loro per il proprio tempo perso. Purché le madri dei bimbi delle elementari versino agli abruzzesi quanto avrebbero dovuto spendere di tata. Purché gli imprenditori versino la quota della maggior ricchezza prodotta.
A queste condizioni, ci sto e mi impegno fin d'ora a votare e pagare.
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Scosso
Non è che non me ne freghi nulla del terremoto e dei terremotati: è solo che non avendo niente di particolarmente intelligente o di originale da dire, me ne sono stato zitto.
Nel frattempo tuttavia ho maturato un paio di opinioni, che riporto come stimolo per una discussione pacata, aperta alle contribuzioni di chi lo desideri.
Sulla prevedibilità dei terremoti
Non è possibile oggi sapere se il Signor Giuliani abbia potuto prevedere o meno il terremoto, sia pur con un margine di errore. Può essere che abbia intravisto segnali e che non sia riuscito a interpretarli in quanto per sua stessa ammissione è poco più che un hobbista; e può anche essere che abbia semplicemente sparato una notizia e per puro colpo di (s)fortuna a ridosso dell'annuncio si sia verificato l'evento.
Ammettiamo dapprima che il Giuliani sia un ciarlatano. Dal suo punto di vista ha comunque fatto bene ad annunciare la catastrofe: dato che mi sembra abbastanza pacifico che non si tratti di un'imbonitore che desidera lucrare sulla pubblicità bensì, al limite, un parascienziato visionario, dobbiamo presupporre la sua buona fede, la sua assoluta convinzione di aver ragione. Ne consegue che se non avesse fatto l'annuncio e poi il sisma si fosse avverato ne avrebbe portato per tutta la vita il rimorso sulla coscienza.
Non so se prima di fare annunci ai quattro venti abbia provato a interessare la Protezione Civile: la cosa peraltro è indifferente dato che, a posteriori, possiamo affermare che in ogni caso non sarebbe stato ascoltato.
Proviamo a porci dal punto di visto di Bertolaso: di fronte a un tecnico di astrofisica che prevede un terremoto con una metodologia che la comunità scientifica non riconosce valida, cosa avrebbe dovuto fare? Il mondo è pieno di pseudoscienziati che prevedono fini del mondo, scie chimiche e piani marziani per il possesso delle menti; e per dar retta a tutti non ne basterebbero mille, di Protezioni civili. E non vale neppure la considerazione fatta da taluno che, pur senza evacuare tutto l'Abruzzo, perlomeno si sarebbero potuti portare in loco uomini e mezzi: essi infatti sono disposti in modo da presidiare tutto il territorio, e non possono essere distolti senza qualche cosa di più concreto dell'annuncio riveniente da una fonte non professionale.
Immaginiamo ora che il Giuliani abbia in realtà avuto pienamente ragione, la sua metodologia sia ottima e presto diverrà uno standard riconosciuto a livello mondiale, e l'errore di tempo e luogo sia dovuto solo a carenza di apparecchiature a alla necessità di tarare meglio i modelli.
Vediamo che non cambia assolutamente nulla: Giuliani avrebbe fatto bene a comportarsi come si è comportato e Bertolaso pure: dato che nessuno dei due poteva sapere (ieri, e ancor oggi) se quella metodologia abbia un che di promettente o meno.
E' quindi del tutto inutile scannarsi sulla questione se il Giuliani sia o meno un ciarlatano e pretendere che, dall'opinione che l'uno abbia ragione e l'altro torto, ne debba discendere che uno debba dimettersi e l'altro ricevere scuse e onori o viceversa. Le cose sono andate come sono andate, e la responsabilità che la previsione, se di previsione si è trattato, non sia stata presa in considerazione è solo del fatto che ancora le nostre conoscenze non permettevano di farlo.
Forse tra dieci anni riconosceremo i suoi meriti al signor Giuliani, forse lo ricorderemo alla stregua del professor Di Bella; ma lo sapremo solo tra dieci anni.
Sulla rapidità dei soccorsi
Leggo sui giornali online titoli quali "mancano i bagni, la gente protesta"; "non c'erano abbastanza tende"; "mancano i pasti caldi" e così via.
La mia impressione è che se i problemi sono questi: la mancanza di bagni a distanza di 24 ore da un evento così drammatico, e l'insufficienza di tende la prima notte dopo il sisma, allora vuol dire che la protezione civile ha fatto passi avanti enormi.
Ricordo il terremoto dell'Irpinia, sia per la mobilitazione che era scaturita in tutt'Italia, Milano compresa, sia per aver sentito racconti di primissima mano su quei giorni e sull'attesa dei soccorsi: e mi sembra che amplificare ora i lamenti e le critiche sia iniquo. Non parlo di chi ha perso tutto e giustamente (e umanissimamente) trova nello sfogo contro tutti e tutti un modo di reagire alla disgrazia e darsi forza; ma credo che la stampa non faccia un buon servizio amplificando queste proteste.
Nel frattempo tuttavia ho maturato un paio di opinioni, che riporto come stimolo per una discussione pacata, aperta alle contribuzioni di chi lo desideri.
Sulla prevedibilità dei terremoti
Non è possibile oggi sapere se il Signor Giuliani abbia potuto prevedere o meno il terremoto, sia pur con un margine di errore. Può essere che abbia intravisto segnali e che non sia riuscito a interpretarli in quanto per sua stessa ammissione è poco più che un hobbista; e può anche essere che abbia semplicemente sparato una notizia e per puro colpo di (s)fortuna a ridosso dell'annuncio si sia verificato l'evento.
Ammettiamo dapprima che il Giuliani sia un ciarlatano. Dal suo punto di vista ha comunque fatto bene ad annunciare la catastrofe: dato che mi sembra abbastanza pacifico che non si tratti di un'imbonitore che desidera lucrare sulla pubblicità bensì, al limite, un parascienziato visionario, dobbiamo presupporre la sua buona fede, la sua assoluta convinzione di aver ragione. Ne consegue che se non avesse fatto l'annuncio e poi il sisma si fosse avverato ne avrebbe portato per tutta la vita il rimorso sulla coscienza.
Non so se prima di fare annunci ai quattro venti abbia provato a interessare la Protezione Civile: la cosa peraltro è indifferente dato che, a posteriori, possiamo affermare che in ogni caso non sarebbe stato ascoltato.
Proviamo a porci dal punto di visto di Bertolaso: di fronte a un tecnico di astrofisica che prevede un terremoto con una metodologia che la comunità scientifica non riconosce valida, cosa avrebbe dovuto fare? Il mondo è pieno di pseudoscienziati che prevedono fini del mondo, scie chimiche e piani marziani per il possesso delle menti; e per dar retta a tutti non ne basterebbero mille, di Protezioni civili. E non vale neppure la considerazione fatta da taluno che, pur senza evacuare tutto l'Abruzzo, perlomeno si sarebbero potuti portare in loco uomini e mezzi: essi infatti sono disposti in modo da presidiare tutto il territorio, e non possono essere distolti senza qualche cosa di più concreto dell'annuncio riveniente da una fonte non professionale.
Immaginiamo ora che il Giuliani abbia in realtà avuto pienamente ragione, la sua metodologia sia ottima e presto diverrà uno standard riconosciuto a livello mondiale, e l'errore di tempo e luogo sia dovuto solo a carenza di apparecchiature a alla necessità di tarare meglio i modelli.
Vediamo che non cambia assolutamente nulla: Giuliani avrebbe fatto bene a comportarsi come si è comportato e Bertolaso pure: dato che nessuno dei due poteva sapere (ieri, e ancor oggi) se quella metodologia abbia un che di promettente o meno.
E' quindi del tutto inutile scannarsi sulla questione se il Giuliani sia o meno un ciarlatano e pretendere che, dall'opinione che l'uno abbia ragione e l'altro torto, ne debba discendere che uno debba dimettersi e l'altro ricevere scuse e onori o viceversa. Le cose sono andate come sono andate, e la responsabilità che la previsione, se di previsione si è trattato, non sia stata presa in considerazione è solo del fatto che ancora le nostre conoscenze non permettevano di farlo.
Forse tra dieci anni riconosceremo i suoi meriti al signor Giuliani, forse lo ricorderemo alla stregua del professor Di Bella; ma lo sapremo solo tra dieci anni.
Sulla rapidità dei soccorsi
Leggo sui giornali online titoli quali "mancano i bagni, la gente protesta"; "non c'erano abbastanza tende"; "mancano i pasti caldi" e così via.
La mia impressione è che se i problemi sono questi: la mancanza di bagni a distanza di 24 ore da un evento così drammatico, e l'insufficienza di tende la prima notte dopo il sisma, allora vuol dire che la protezione civile ha fatto passi avanti enormi.
Ricordo il terremoto dell'Irpinia, sia per la mobilitazione che era scaturita in tutt'Italia, Milano compresa, sia per aver sentito racconti di primissima mano su quei giorni e sull'attesa dei soccorsi: e mi sembra che amplificare ora i lamenti e le critiche sia iniquo. Non parlo di chi ha perso tutto e giustamente (e umanissimamente) trova nello sfogo contro tutti e tutti un modo di reagire alla disgrazia e darsi forza; ma credo che la stampa non faccia un buon servizio amplificando queste proteste.
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lunedì 6 aprile 2009
Senso della misura /2
Dopo la "chiamata" a Barak Obama per farsi fotografare (strategicamente piazzato in mezzo tra America e Russia), Berlusconi ha subito commesso la gaffe del telefonino.
Ribadisco quanto avevo scritto venerdì: non di gaffes si tratta, ma di strategia comunicativa rivolta esclusivamente al pubblico italiano.
Con la sua fotografia sorridente tra Obama e Medvedev, Berlusconi voleva trasmetterci l'idea della sua* centralità nello scenario politico mondiale; e poco importa se la centralità in effetti si riduce a stare in mezzo ad un'immagine.
Con la sceneggiata del telefonino, gli italiani hanno appreso della sua* importanza sullo scenario europeo e mediterraneo, in linea peraltro con il ruolo geopolitico di ponte tra l'Europa occidentale e i paesi del bacino del Mediterraneo che l'Italia ha sempre avuto.
Anche qui, poco conta la sostanza: poco conta se dall'altra parte del telefono ci fosse veramente un premier turco o il servizio di ora esatta: l'importante è che i giornali italiani ne abbiano parlato con lusso di particolari; mentre i giornali stranieri non contano, dato che come noto gli stranieri in Italia non votano.
*P.S.: l'avete capito, vero? "sua" si riferisce alla persona di Silvio Berlusconi: non al suo ruolo di Presidente del Consiglio. Berlusconi tratta da pari a pari con America e Russia perché è Silvio Berlusconi, non perché rappresenta l'Italia. Ed è ancora Silvio Berlusconi, e non l'Italia, che strappa un consenso a Erdogan.
Sono differenze che contano: specie se contestualizzate tenendo conto che fino a qualche anno fa il ministro degli Affari Esteri (che ha sempre inteso il suo ruolo come rappresentante dell?Italia e non di sé stesso) si chiamava Gianfranco Fini; e Fini è attualmente il primo candidato a rilevare il posto di Berlusconi, e anche il più critico nei suoi confronti.
Ribadisco quanto avevo scritto venerdì: non di gaffes si tratta, ma di strategia comunicativa rivolta esclusivamente al pubblico italiano.
Con la sua fotografia sorridente tra Obama e Medvedev, Berlusconi voleva trasmetterci l'idea della sua* centralità nello scenario politico mondiale; e poco importa se la centralità in effetti si riduce a stare in mezzo ad un'immagine.
Con la sceneggiata del telefonino, gli italiani hanno appreso della sua* importanza sullo scenario europeo e mediterraneo, in linea peraltro con il ruolo geopolitico di ponte tra l'Europa occidentale e i paesi del bacino del Mediterraneo che l'Italia ha sempre avuto.
Anche qui, poco conta la sostanza: poco conta se dall'altra parte del telefono ci fosse veramente un premier turco o il servizio di ora esatta: l'importante è che i giornali italiani ne abbiano parlato con lusso di particolari; mentre i giornali stranieri non contano, dato che come noto gli stranieri in Italia non votano.
*P.S.: l'avete capito, vero? "sua" si riferisce alla persona di Silvio Berlusconi: non al suo ruolo di Presidente del Consiglio. Berlusconi tratta da pari a pari con America e Russia perché è Silvio Berlusconi, non perché rappresenta l'Italia. Ed è ancora Silvio Berlusconi, e non l'Italia, che strappa un consenso a Erdogan.
Sono differenze che contano: specie se contestualizzate tenendo conto che fino a qualche anno fa il ministro degli Affari Esteri (che ha sempre inteso il suo ruolo come rappresentante dell?Italia e non di sé stesso) si chiamava Gianfranco Fini; e Fini è attualmente il primo candidato a rilevare il posto di Berlusconi, e anche il più critico nei suoi confronti.
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Verba volant
Sono, questi del babbo di un bimbo di quarta, mesi di ripasso dei verbi. Anche uno che, non per vantarsi, crede di riuscire a mantenere una certa proprietà di linguaggio, e quindi di saper utilizzare correttamente i vari modi e tempi che la nostra lingua offre, si trova talvolta nel dubbio se una certa costruzione richieda un indicativo o un congiuntivo, ad esprimere prepotente sicurezza o ad indicare, per mezzo di un dubbio solo retorico, una perentoria sicumera.
E ancor più complesso lo spiegarli, quei modi e quei tempi: chiarire i dubbi del bambino che pur parlando con grande proprietà non si è mai reso conto della complessità del linguaggio che usa quotidianamente. Perché nel momento stesso in cui si comincia a spiegare ci si rende conto di aver dimenticato tante cose, e che anche noi stessi abbiamo perlo la sistematicità, con il trascorrere degli anni.
Per voi che avvertite lo stesso problema, c'è oggi un bel post di Scorfano, che vi consiglio.
E ancor più complesso lo spiegarli, quei modi e quei tempi: chiarire i dubbi del bambino che pur parlando con grande proprietà non si è mai reso conto della complessità del linguaggio che usa quotidianamente. Perché nel momento stesso in cui si comincia a spiegare ci si rende conto di aver dimenticato tante cose, e che anche noi stessi abbiamo perlo la sistematicità, con il trascorrere degli anni.
Per voi che avvertite lo stesso problema, c'è oggi un bel post di Scorfano, che vi consiglio.
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venerdì 3 aprile 2009
Senso della misura
Quello che mi stupisce, ad essere franchi, non è che Berlusconi abbia chiamato ad alta voce "Mister Obama" per farsi fotografare insieme.
Né che la Regina di Inghilterra si sia voltata a chiedere perché costui urlava.
Mi stupisce davvero che tutta la stampa e metà della rete abbiano perso una enorme quantità di tempo e di bits per commentare tale del tutto insignificante vicenda; che la Corona sia stata costretta a diramare un comunicato per spiegare che la Regina non si è arrabbiata e che Berlusconi abbia così fatto l'ennesima bella figura.
Forse uno su cento dei frequentatori della blogosfera ha idea di cosa sia successo al G20: nel senso delle decisioni prese.
Ma 99 su cento sanno che Berluscono ha esclamato ad alta voce "Mr. Obama".
E il bello, ma proprio il bello, è che questa volta questa colossale sciocchezza non l'ha diffusa Berlusconi per mascherare la propria mancanza di progettualità e la cronica assenza di concretezza, no. Sono stati coloro che vorrebbero combatterlo, a dargli questa meravigliosa opportunità.
Né che la Regina di Inghilterra si sia voltata a chiedere perché costui urlava.
Mi stupisce davvero che tutta la stampa e metà della rete abbiano perso una enorme quantità di tempo e di bits per commentare tale del tutto insignificante vicenda; che la Corona sia stata costretta a diramare un comunicato per spiegare che la Regina non si è arrabbiata e che Berlusconi abbia così fatto l'ennesima bella figura.
Forse uno su cento dei frequentatori della blogosfera ha idea di cosa sia successo al G20: nel senso delle decisioni prese.
Ma 99 su cento sanno che Berluscono ha esclamato ad alta voce "Mr. Obama".
E il bello, ma proprio il bello, è che questa volta questa colossale sciocchezza non l'ha diffusa Berlusconi per mascherare la propria mancanza di progettualità e la cronica assenza di concretezza, no. Sono stati coloro che vorrebbero combatterlo, a dargli questa meravigliosa opportunità.
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giovedì 2 aprile 2009
Buone notizie

La buona notizia che commentiamo è questa qui: il preside di un liceo canadese, per risolvere il problema dei cellulari accesi in classe, ha pensato bene di comperare un jammer che, impedendo il funzionamento dei terminali, ha reso inutilizzabili i telefonini all'interno della scuola.
Intendiamoci: io sono assolutamente contrario alla detenzione se non nei casi più gravi (e comunque si tratta certo di un arresto fatto solo per l'incriminazione, a seguito del quale il signore sarà liberato su cauzione, come sarebbe chiaro a tutti se un certo blogger avesse tempo e voglia di continare a parlare di un certo argomento).
Ma credo che un educatore che non sia in grado di insegnare e se del caso imporre ai propri studenti adolescenti il rispetto minimale di certe regole, qualli lo spegnere il telefonino, sia un soggetto dannoso.
Perché una scuola non riesce a insegnare che la regola va seguita in quanto regola, e deve percorrere la facile scorciatoia dell'imporre l'obbedienza mediante un escamotage tecnologico, ha completamente fallito il proprio compito, che è quello di formare degli adulti, non di insegnare le declinazioni latine o la derivata di e^x.
Ottenere l'obbedienza mettendo i soggetti in condizione di non poter disobbedire è sempre la strada più semplice: oggi è il jammer nell'edificio scolastico; domani l'automobile con il limitatore di velocità incorporato (e che, vogliamo dire che siamo teneri verso chi corre troppo?); poi l'alcoolimetro collegato al blocchetto di accensione (vogliamo dire che è sbagliato impedire di guidare a chi beve?); poi ancora il tracciamento nominativo di tutte le attività su Internet (vogliamo dire che siamo a favore dei diffamatori e degli apologi dello stupro?), fino ad arrivare al deposito di impronte digitali e DNA (del resto chi non commette reati non ha nulla da temere, no?) e all'impianto di un trasmettitore GPS sottopelle, just in case.
Vabbé, ho esagerato: lo so che la scuola è una cosa difficile, e che forse in Canada è ancor più difficile che qui. Però ai miei tempi agli insegnanti si obbediva: anche a quelli che si prendevano in giro perché svaniti, anche a quelli che non sapevano farsi rispettare. Li si contestava, magari, così come si contestava l'istituzione scolastica e la società intiera; ma quando loro erano l'interrogante e tu l'interrogato li rispettavi; e se ti dicevano di sputare la cicca la sputavi senza storie, e chiedevi anche scusa.
Notizie che furono tendenziose e che ora sono semplicemente false
Qualcuno tra quelli che leggono Repubblica, anche nell'edizione cartacea, ha per caso avuto modo di vedere se Carlo Bonini, quello che scrisse l'articolo che commentavo qui, ha per caso scritto dieci righe (ma anche solo tre righe, o addirittura un solo rigo striminzito) ammettendo di aver sparato cazzate?
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Giusto una precisazione
A proposito della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge sulla fecondazione assistita, leggo:
Non è così, caro sottosegretario. La Corte Costituzionale non ha statuito che il divieto di crioconservazione e il divieto di riduzione embrionale sono costituzionalmente legittimi: quello che ha statuito è che si tratta di temi inammissibili per difetto di rilevanza nel giudizio principale.
Spiego cosa ciò significhi in parole povere e comprensibili anche a Lei (che pure è un magistrato, e quindi qualcosa dovrebbe saperne, di Diritto costituzionale).
La Corte Costituzionale si pronuncia solo su ciò che serve a decidere la causa principale: quella in occasione della quale il giudice ha ritenuto di dover applicare delle norme sulle quali vi è un dubbio di legittimità costituzionale.
Prima di decidere se una norma sia o meno costituzionale, la Corte esamina se la sua decisione sarebbe o meno rilevante nel giudizio principale. Se non vi è tale rilevanza, la Corte non decide sulla costituzionalità della norma.
E, badi: non decide significa "non decide"; che è cosa diversa da "decide che va bene".
La Corte ha evidentemente ritenuto che con la dichiarazione di illegittimità parziale del comma 2 dell'art. 14 la causa principale potesse essere decisa; e pertanto non si è pronunciata sul resto. Resto che, ma questa è un'opinione personale, fa schifo tanto quanto quello che è stato ora abrogato.
"I sostenitori del Far West della provetta hanno poco da cantare vittoria - dice il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano - rispetto alle previsioni della vigilia, che lasciavano immaginare la demolizione della legge 40, la Consulta ha bocciato le ipotetiche censure sul divieto di crioconservazione e sul divieto di riduzione embrionale, accogliendo soltanto quella relativa al limite dei tre embrioni per l'impianto"
Non è così, caro sottosegretario. La Corte Costituzionale non ha statuito che il divieto di crioconservazione e il divieto di riduzione embrionale sono costituzionalmente legittimi: quello che ha statuito è che si tratta di temi inammissibili per difetto di rilevanza nel giudizio principale.
Spiego cosa ciò significhi in parole povere e comprensibili anche a Lei (che pure è un magistrato, e quindi qualcosa dovrebbe saperne, di Diritto costituzionale).
La Corte Costituzionale si pronuncia solo su ciò che serve a decidere la causa principale: quella in occasione della quale il giudice ha ritenuto di dover applicare delle norme sulle quali vi è un dubbio di legittimità costituzionale.
Prima di decidere se una norma sia o meno costituzionale, la Corte esamina se la sua decisione sarebbe o meno rilevante nel giudizio principale. Se non vi è tale rilevanza, la Corte non decide sulla costituzionalità della norma.
E, badi: non decide significa "non decide"; che è cosa diversa da "decide che va bene".
La Corte ha evidentemente ritenuto che con la dichiarazione di illegittimità parziale del comma 2 dell'art. 14 la causa principale potesse essere decisa; e pertanto non si è pronunciata sul resto. Resto che, ma questa è un'opinione personale, fa schifo tanto quanto quello che è stato ora abrogato.
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maestrino
Galateo
Ho espresso altre volte il mio pensiero su BeppeGrillo(tm). Per chi non avesse voglia di ricercare indietro nei post, lo sintetizzo qui: è un buffone.
Gli è che, stando a quello che leggo e che vedo sulla stampa, egli è anche falso e maleducato. Falso perché non si può dire che si partecipa a una trasmissione televisiva "con dibattito" per fare un comizio e rifiutare il "dibattito".
Maleducato perché quando si va a casa d'altri, prima di congedarsi si deve salutare la padrona di casa ed attendere che ella risponda al saluto e dia libertà di allontanarsi dalla soglia.
Sono contento di esser uscito, ieri sera: dato che probabilmente se fossi rimasto a casa avrei, in mancanza di meglio e spinto da un po' di curiosità, acceso il televisore e incrementato, insieme all'audience della trasmissione, l'ego smisurato dell'ospite.
Gli è che, stando a quello che leggo e che vedo sulla stampa, egli è anche falso e maleducato. Falso perché non si può dire che si partecipa a una trasmissione televisiva "con dibattito" per fare un comizio e rifiutare il "dibattito".
Maleducato perché quando si va a casa d'altri, prima di congedarsi si deve salutare la padrona di casa ed attendere che ella risponda al saluto e dia libertà di allontanarsi dalla soglia.
Sono contento di esser uscito, ieri sera: dato che probabilmente se fossi rimasto a casa avrei, in mancanza di meglio e spinto da un po' di curiosità, acceso il televisore e incrementato, insieme all'audience della trasmissione, l'ego smisurato dell'ospite.
Storie
Ieri sera mi sono improvvisamente ricordato che per il ciclo "I giorni di Milano" a Santa Maria delle Grazie c'era la lezione di Alessandro Barbero su Federico I (Barbarossa).
Mi ci sono fiondato e francamente sono rimasto un po' sbalordito quando, arrivando un buon venti minuti prima dell'inizio, mi sono trovato di fronte a una coda -ordinatissima- che dall'ingresso della basilica, occupando torno torno tutta la piazza, risaliva lungo il marciapiede il corso Magenta, giungendo praticamente all'altezza dell'abside.
Ci siamo comunque entrati tutti, alla fine, e la lezione è stata molto interessante e applauditissima (questa, dell'applaudire a uno storico che fa una lezione, mi pare un po' una sciocchezza; ma ci può anche stare, considerando che l'evento è stato sufficientemente spettacolarizzato). Sono rimasto un po' sbalordito, dicevo, dalla quantità di persone: avevo sentito dire che queste lezioni hanno riscosso un gran successo; ma sempre di Storie e -nel caso specifico- di Barbarossa, si trattava: roba che non credevo potesse far uscire a frotte dalle case.
Certo, per me la Storia è molto più affascinante di tante forme di intrattenimento canoniche: del resto è proprio grazie a una lezione di Storia (si parlava dell'incidente di Fascioda) che mi ritirai dalla Facoltà di Ingegneria, dopo una settimana di precorsi, per iscrivermi a Scienze Politiche.
Rammento con precisione quell'aula a gradoni del Politecnico (mi sembra fosse la S01), con stipati dentro un tre-quattrocento ragazzotti unitamente a tre-quattro ragazzotte. Rammento pure con precisione, e un po' di sdegno, il numero di aereoplanini che volavano dai gradoni alla lavagna mentre il professore di turno tracciava delle formule chimiche o matematiche.
Un giorno uno dei docenti si mise a spiegare la moltiplicazione tra vettori: roba che per me, con i miei otto del Liceo, era sempre stata una freccia lunga come l'area del parallelogramma (certo, che una freccia sia lunga come un'area non è proprio bello, ma transeat) e perpendicolare a mo' di cavatappi. Orbene, quel signore si mise a spiegare perché la cosa funzionava così; e lì cominciarono i miei primi dubbi, il sospetto che probabilmente ci avrei messo dieci anni per finire la facoltà; la consapevolezza che in fondo non ero mica tanto certo che me ne fregasse qualcosa, di quei vettori, e non ultimo il crescente fastidio per gli esperimenti aereonautici: che divenne palese insofferenza quando il professore stesso, colpito alla nuca da un modello particolarmente performante, ebbe a implorare un po' di attenzione.
Quel pomeriggio andai a trovare il mio amico Sergio, che si era iscritto a Scienze politiche dopo un anno speso a Informatica nel corso del quale aveva appreso, principalmente, che dell'Informatica non gliene poteva fregare di meno. C'era lezione di Storia e il professore, tale Romain H. Rainero (professore di grandissimo fascino ed eloquio, complice anche una blesità che sconfinava nel vezzo), iniziò dall'inizio, arrivò alla fine, e in mezzo ci condusse per due ore tra una serie talmente intricata di avvenimenti, relazioni, motivazioni, mosse e contromosse che sembrava impossibile che tutto quel groviglio potesse essere dipanato, cosa che invece puntualmente avvenne.
Oltre che il fascino della narrazione e della comprensione dei motivi profondi che stavano dietro al fatto (fatto misconosciuto, e peraltro gravido di conseguenze di grande rilievo), mi colpì intensamente l'assoluto silenzio che regnava nell'aula: non si sentiva volare la classica mosca; e se una ve ne fosse stata, certo si sarebbe avvertita con chiarezza.
Fu così che, dopo averci pensato su un po', decisi di cambiare: e mi sembra una delle scelte migliori che abbia preso nella mia vita. Due anni più tardi cambiai nuovamente e mi iscrissi a Giurisprudenza, ma questa è un'altra storia.
Mi ci sono fiondato e francamente sono rimasto un po' sbalordito quando, arrivando un buon venti minuti prima dell'inizio, mi sono trovato di fronte a una coda -ordinatissima- che dall'ingresso della basilica, occupando torno torno tutta la piazza, risaliva lungo il marciapiede il corso Magenta, giungendo praticamente all'altezza dell'abside.
Ci siamo comunque entrati tutti, alla fine, e la lezione è stata molto interessante e applauditissima (questa, dell'applaudire a uno storico che fa una lezione, mi pare un po' una sciocchezza; ma ci può anche stare, considerando che l'evento è stato sufficientemente spettacolarizzato). Sono rimasto un po' sbalordito, dicevo, dalla quantità di persone: avevo sentito dire che queste lezioni hanno riscosso un gran successo; ma sempre di Storie e -nel caso specifico- di Barbarossa, si trattava: roba che non credevo potesse far uscire a frotte dalle case.
Certo, per me la Storia è molto più affascinante di tante forme di intrattenimento canoniche: del resto è proprio grazie a una lezione di Storia (si parlava dell'incidente di Fascioda) che mi ritirai dalla Facoltà di Ingegneria, dopo una settimana di precorsi, per iscrivermi a Scienze Politiche.
Rammento con precisione quell'aula a gradoni del Politecnico (mi sembra fosse la S01), con stipati dentro un tre-quattrocento ragazzotti unitamente a tre-quattro ragazzotte. Rammento pure con precisione, e un po' di sdegno, il numero di aereoplanini che volavano dai gradoni alla lavagna mentre il professore di turno tracciava delle formule chimiche o matematiche.
Un giorno uno dei docenti si mise a spiegare la moltiplicazione tra vettori: roba che per me, con i miei otto del Liceo, era sempre stata una freccia lunga come l'area del parallelogramma (certo, che una freccia sia lunga come un'area non è proprio bello, ma transeat) e perpendicolare a mo' di cavatappi. Orbene, quel signore si mise a spiegare perché la cosa funzionava così; e lì cominciarono i miei primi dubbi, il sospetto che probabilmente ci avrei messo dieci anni per finire la facoltà; la consapevolezza che in fondo non ero mica tanto certo che me ne fregasse qualcosa, di quei vettori, e non ultimo il crescente fastidio per gli esperimenti aereonautici: che divenne palese insofferenza quando il professore stesso, colpito alla nuca da un modello particolarmente performante, ebbe a implorare un po' di attenzione.
Quel pomeriggio andai a trovare il mio amico Sergio, che si era iscritto a Scienze politiche dopo un anno speso a Informatica nel corso del quale aveva appreso, principalmente, che dell'Informatica non gliene poteva fregare di meno. C'era lezione di Storia e il professore, tale Romain H. Rainero (professore di grandissimo fascino ed eloquio, complice anche una blesità che sconfinava nel vezzo), iniziò dall'inizio, arrivò alla fine, e in mezzo ci condusse per due ore tra una serie talmente intricata di avvenimenti, relazioni, motivazioni, mosse e contromosse che sembrava impossibile che tutto quel groviglio potesse essere dipanato, cosa che invece puntualmente avvenne.
Oltre che il fascino della narrazione e della comprensione dei motivi profondi che stavano dietro al fatto (fatto misconosciuto, e peraltro gravido di conseguenze di grande rilievo), mi colpì intensamente l'assoluto silenzio che regnava nell'aula: non si sentiva volare la classica mosca; e se una ve ne fosse stata, certo si sarebbe avvertita con chiarezza.
Fu così che, dopo averci pensato su un po', decisi di cambiare: e mi sembra una delle scelte migliori che abbia preso nella mia vita. Due anni più tardi cambiai nuovamente e mi iscrissi a Giurisprudenza, ma questa è un'altra storia.
mercoledì 1 aprile 2009
Post-it /2
Ai due sistemi informativi descritti in questo articolo se ne è aggiunto ora un terzo.
In questo nuovo, che oltretutto sarà da utilizzare, se tanto mi dà tanto, una volta ogni due-tre mesi, agli utenti sono state assegnate UserId di semplice e immediata memorizzabilità, quali VF43KR008.
Per quanto riguarda le policy di sicurezza delle password, vengono fatti notevoli passi aventi verso la semplificazione: esse infatti devono:
- essere composte da esattamente 8 caratteri;
- possono contenere caratteri alfanumerici;
- devono essere diverse dalle 12 password precedentemente utilizzate.
In compenso, le password scadono ogni 31 giorni; il che per un sistema da utilizzarsi con frequenza inferiore al mese è proprio una trovata geniale!
In questo nuovo, che oltretutto sarà da utilizzare, se tanto mi dà tanto, una volta ogni due-tre mesi, agli utenti sono state assegnate UserId di semplice e immediata memorizzabilità, quali VF43KR008.
Per quanto riguarda le policy di sicurezza delle password, vengono fatti notevoli passi aventi verso la semplificazione: esse infatti devono:
- essere composte da esattamente 8 caratteri;
- possono contenere caratteri alfanumerici;
- devono essere diverse dalle 12 password precedentemente utilizzate.
In compenso, le password scadono ogni 31 giorni; il che per un sistema da utilizzarsi con frequenza inferiore al mese è proprio una trovata geniale!
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martedì 31 marzo 2009
Yada yada yada (sapevàtelo!)
Volete stare sempre sul pezzo e saperne abbastanza, ma al tempo stesso vorreste consentirvi qualche piacevole ora di svago per andare al cinema o giacere con la vostra compagna?
Sentite, quali cittadini e consumatori, il dovere di tenervi aggiornati minuto per minuto sul lavoro del venti capi di stato e di governo che si troveranno a Londra e non sapete come conciliare tale fame di notizie con la vostra vita privata, in fase di tracollo da quando la fidanzata lamenta che le vostre mani conoscono meglio il Corriere Economia che la sua schiena?
Facciamo così: vi faccio leggere già oggi il comunicato finale del G20 (può esservi chiesto di registrarvi!), così potete tornare a coltivare in pace il vostro giardinetto e divertirvi a vedere i soldatini di Gianni Riotta che domani e dopo vi racconteranno le magnifiche sorti e progressive.
Nel comunicato ci sono giusto un cinque-sei blobbini, come si chiamano in gergo: vale a dire dei punti in cui bisogna solo inserire il numerino giusto; ma per il resto la sostanza è tutta lì.
Certo, potevano anche risparmiarsi il viaggio: ma vuoi mettere il fascino di Londra in aprile?
Sentite, quali cittadini e consumatori, il dovere di tenervi aggiornati minuto per minuto sul lavoro del venti capi di stato e di governo che si troveranno a Londra e non sapete come conciliare tale fame di notizie con la vostra vita privata, in fase di tracollo da quando la fidanzata lamenta che le vostre mani conoscono meglio il Corriere Economia che la sua schiena?
Facciamo così: vi faccio leggere già oggi il comunicato finale del G20 (può esservi chiesto di registrarvi!), così potete tornare a coltivare in pace il vostro giardinetto e divertirvi a vedere i soldatini di Gianni Riotta che domani e dopo vi racconteranno le magnifiche sorti e progressive.
Nel comunicato ci sono giusto un cinque-sei blobbini, come si chiamano in gergo: vale a dire dei punti in cui bisogna solo inserire il numerino giusto; ma per il resto la sostanza è tutta lì.
Certo, potevano anche risparmiarsi il viaggio: ma vuoi mettere il fascino di Londra in aprile?
CDO (istituzioni di finanza strutturata)
Ho già segnalato in questo post un video che spiega in modo molto semplice e intuitivo i fondamenti della finanza strutturata e in particolare dei fenomeni che stanno alla base delle cartolarizzazioni e dei cosiddetti "titoli tossici", vale a dire CDO (Collateralized debt obligations) e ABS (Asset Backed Security).
Chi volesse approfondire l'argomento con un taglio un po' più tecnico può leggere l'articolo Structured Finance for Beginners su The Baseline Scenario, che a sua volta sintetizza un interessantissimo (e corposo!) articolo di tre docenti della Harvard Business School intitolato "The Economics of Structured Finance".
E' roba per gente che non è del tutto digiuna di matematica, ma bastano gli studi liceali, non è che ci voglia una laurea.
Un concetto in particolare viene approfondito con grande chiarezza, ed è quello della non confrontabilità tra i rating assegnati alle obbligazioni ordinarie e ai titoli di finanza strutturata.
Giusto per dare qualche indicazione, il concetto è in pratica il seguente (cerco di spiegarlo in due parole, che saranno confuse e noiose: leggete solo se veramente interessati): le agenzie di rating assegnano un "punteggio", comunemente indicato con una serie di lettere, che esprime una stima della probabilità che un dato debitore divenga insolvente o che un dato strumento finanziario possa non essere onorato.
Un titolo con un rating "AAA" ha una probabilità di solo lo 0.02% di non essere pagato, e quindi è molto tranquillo. Se io ho un insieme di beni (crediti ipotecari, ad esempio) che hanno complessivamente un rating inferiore, anche di molto, a quello "AAA", posso convertire il loro valore in strumenti finanziari (titoli): se tutti i titoli hanno lo stesso rango, il loro rating sarà identico a quello degli attivi sottostanti.
Ma si possono costruire varie categorie di titoli, ciascuna delle quali sarà preferita nel pagamento rispetto a quella successiva. In tal modo si crea un "cuscinetto" di titoli che probabilmente non verranno mai pagati (quelli che stanno in fondo alla pila), e che perciostesso garantiscono il fatto che i titoli che stanno in cima alla pila verranno pagati per intero (in quanto le perdite non si distribuiranno equamente su tutti i titoli, bensì solo qu quelli di meno preferiti).
Strutturando adeguatamente l'ammontare delle varie fette di titoli si può far in modo che i titoli più sicuri abbiano una probabilità di non essere pagati inferiore allo 0,02%, meritando così il rating "AAA", che consente di venderli agli investitori (es. i fondi pensione).
L'articolo dimostra quanto però il giochino sia pericoloso, per due motivi: anzitutto, in quanto la probabilità di default degli attivi sottostanti può presentare un indice di correlazione significativo, che in caso di crisi sistemica può falsare completamente il modello; successivamente, in quanto la "sicurezza" dei titolil di prima scelta non è dovuta a una vera qualità dei beni sottostanti, bensì ad un meccanismo di leva finanziaria: ciò (unitamente al coefficiente di correlazione) fa sì che i titoli presentino una alta sensitività a variazioni anche minime della probabilità di default complessiva degli asset sottostanti.
Chi volesse approfondire l'argomento con un taglio un po' più tecnico può leggere l'articolo Structured Finance for Beginners su The Baseline Scenario, che a sua volta sintetizza un interessantissimo (e corposo!) articolo di tre docenti della Harvard Business School intitolato "The Economics of Structured Finance".
E' roba per gente che non è del tutto digiuna di matematica, ma bastano gli studi liceali, non è che ci voglia una laurea.
Un concetto in particolare viene approfondito con grande chiarezza, ed è quello della non confrontabilità tra i rating assegnati alle obbligazioni ordinarie e ai titoli di finanza strutturata.
Giusto per dare qualche indicazione, il concetto è in pratica il seguente (cerco di spiegarlo in due parole, che saranno confuse e noiose: leggete solo se veramente interessati): le agenzie di rating assegnano un "punteggio", comunemente indicato con una serie di lettere, che esprime una stima della probabilità che un dato debitore divenga insolvente o che un dato strumento finanziario possa non essere onorato.
Un titolo con un rating "AAA" ha una probabilità di solo lo 0.02% di non essere pagato, e quindi è molto tranquillo. Se io ho un insieme di beni (crediti ipotecari, ad esempio) che hanno complessivamente un rating inferiore, anche di molto, a quello "AAA", posso convertire il loro valore in strumenti finanziari (titoli): se tutti i titoli hanno lo stesso rango, il loro rating sarà identico a quello degli attivi sottostanti.
Ma si possono costruire varie categorie di titoli, ciascuna delle quali sarà preferita nel pagamento rispetto a quella successiva. In tal modo si crea un "cuscinetto" di titoli che probabilmente non verranno mai pagati (quelli che stanno in fondo alla pila), e che perciostesso garantiscono il fatto che i titoli che stanno in cima alla pila verranno pagati per intero (in quanto le perdite non si distribuiranno equamente su tutti i titoli, bensì solo qu quelli di meno preferiti).
Strutturando adeguatamente l'ammontare delle varie fette di titoli si può far in modo che i titoli più sicuri abbiano una probabilità di non essere pagati inferiore allo 0,02%, meritando così il rating "AAA", che consente di venderli agli investitori (es. i fondi pensione).
L'articolo dimostra quanto però il giochino sia pericoloso, per due motivi: anzitutto, in quanto la probabilità di default degli attivi sottostanti può presentare un indice di correlazione significativo, che in caso di crisi sistemica può falsare completamente il modello; successivamente, in quanto la "sicurezza" dei titolil di prima scelta non è dovuta a una vera qualità dei beni sottostanti, bensì ad un meccanismo di leva finanziaria: ciò (unitamente al coefficiente di correlazione) fa sì che i titoli presentino una alta sensitività a variazioni anche minime della probabilità di default complessiva degli asset sottostanti.
lunedì 30 marzo 2009
Non impareranno mai

Io mi domando e dico:
ma come diavolo è possibile che i giornalisti in generale e i giornalisti economici in particolare non abbiano ancora capito che qualche giorno di borsa in rialzo non basta a dire che la crisi è finita?
Persino il Sole 24 ore di domenica aveva in prima pagina un articolo pieno di ottimismo sul recupero delle quotazioni: cosa scriveranno domani?
Non è che mi ci diverta, a fare la Cassandra: e capisco anche che i giornali hanno una certa responsabilità morale nel cercare di far ripartire un po' di fiducia: in tal senso qualche notarella ottimistica, e anche qualche tacere di troppo sulle notizie meno liete non può fare che del bene.
Invece cantare un giorno vittoria e l'altro dopo tragedia; raccontare un giorno di miliardi bruciati e il giorno successivo di miliardi magicamente reintegrati; dare l'impressione di un mondo altalenante nel quale nulla è certo e tutto in balìa del momento come viaggiatori sulla scialuppa in un mare in tempesta: bene, questo è il miglior modo per iniettare sfiducia e spingere qualunque consumatore, scafato o meno che sia, a tenere i propri euri sotto il materasso rimandando l'acquisto di qualunque cosa: anche solo di una cintura del Dottor Gibaud.
Ne parlavo qui, ormai sei mesi fa. Sei mesi, sono passati da quando le prime pagine dei giornali facevano le montagne russe, e a distanza di sei mesi continuano a fare gli stessi saliscendi, come prima: come se non avessero ancora imparato nulla.
Banana republic
Visto che siamo in tema di letture impegnate, sul numero di maggio 2009 (sì, lo so che siamo in marzo, ma così va il mondo) di Atlantic ci sarà un articolo di Simon Johnson sulla crisi finanziaria e i piani del governo Obama per superarla.
L'articolo è molto interessante e non molto tecnico, per cui alla portata di chiunque, e -stringendo e semplificando all'osso, voi mi perdonerete- in pratica dice che bisognerebbe perndere un po' di management delle banche e mandarlo a casa, nazionalizzare le banche stesse per ripristinare la fiducia nella solvibilità, e con essa il funzionamento del mercato; dopodiché si potranno anche rivendere le banche così risanate per non tenerle in mano pubblica.
E' un concetto, quello della nazionalizzazione, che non può essere preso neppure in considerazione, negli USA. Io ne parlavo in fondo a questo post, in una digressione stizzita che mi sono permesso nel mentre raccontavo del funzionamento dei Tremonti Bond; ma certo non conto granché.
Ne parla da tempo anche Krugman, che ha evidenziato le criticità del piano Geithner prima ancora che venisse reso pubblico, e che proprio per tale sua posizione ipercritica ormai è considerato alla stregua di un inguaribile comunista (se ne è accorto perfino Sofri giovane, leggendo Newsweek). E se andate a vedere un po' di articoli vecchi tratti da quei siti che sulla colonna qui, a destra, sono marcati come "Economie", probabilmente vedrete che è da qualche mese, che se ne parla.
Ma la cosa veramente interessante è che Simon Johnson non è Krugman o un altro professore universitario, chiuso nella torre d'avorio della sua cattedra, o perlomeno non è solo quello. E' stato capo economista del Fondo Monetario Internazionale, vale a dire di quella istituzione che è l'espressione più pura e dura del neoliberismo d'assalto.
L'FMI (o IMF in acronimo inglese) è quell'ente che arriva nei paesi del terzo mondo (e non solo del terzo) disastrati, tipo Argentina, per intenderci, e impone la svendita di tutto il patrimonio pubblico, il taglio ai diritti dei lavoratori e alle pensioni dei pensionati, il rincaro dei servizi e la abolizione della sanità pubblica, per dire. Gente con le palle, insomma, che non guardano in faccia nessuno.
bene: Johnson dice, papale papale, che se gli USA non fossero gli USA, l'FMI imporrebbe la nazionalizzazione delle banche:
In Europa, infatti, sono state fatte delle nazionalizzazioni, negli scorsi mesi, senza pensarci su troppo (Fortis, per dirne una, e così varie banche inglesi), mentre negli USA non se ne riesce neppure a parlare pubblicamente, e ci si incentra sul problema del bonus ai dirigenti, come se quelli fossero i problemi!
In Italia, a Dio piacendo, il problema proprio non si pone: che sia perché, come dice Tremonti, i banchieri non sanno l'inglese, oppure (come più probabile) perché la Vigilanza di Banca d'Italia è composta da gente che sa fare il suo mestiere (e difatti Tremonti vorrebbe togliere queste persone e mettere in campo i prefetti), sta di fatto che in Italia le Banche hanno la febbre, ma non rischiano certo la pelle.
E' per questo che lo strumento dei Tremonti Bond è più che sufficiente per fronteggiare la situazione attuale: questo a Tremonti gli va riconosciuto; ma bisogna anche tener presente che la sua soluzione ha dovuto fronteggiare un problema di vari ordini di grandezza minore di quello che hanno dovuto fronteggiare i suoi omologhi nel resto del mondo: e ciò non certo per merito suo.
L'articolo è molto interessante e non molto tecnico, per cui alla portata di chiunque, e -stringendo e semplificando all'osso, voi mi perdonerete- in pratica dice che bisognerebbe perndere un po' di management delle banche e mandarlo a casa, nazionalizzare le banche stesse per ripristinare la fiducia nella solvibilità, e con essa il funzionamento del mercato; dopodiché si potranno anche rivendere le banche così risanate per non tenerle in mano pubblica.
E' un concetto, quello della nazionalizzazione, che non può essere preso neppure in considerazione, negli USA. Io ne parlavo in fondo a questo post, in una digressione stizzita che mi sono permesso nel mentre raccontavo del funzionamento dei Tremonti Bond; ma certo non conto granché.
Ne parla da tempo anche Krugman, che ha evidenziato le criticità del piano Geithner prima ancora che venisse reso pubblico, e che proprio per tale sua posizione ipercritica ormai è considerato alla stregua di un inguaribile comunista (se ne è accorto perfino Sofri giovane, leggendo Newsweek). E se andate a vedere un po' di articoli vecchi tratti da quei siti che sulla colonna qui, a destra, sono marcati come "Economie", probabilmente vedrete che è da qualche mese, che se ne parla.
Ma la cosa veramente interessante è che Simon Johnson non è Krugman o un altro professore universitario, chiuso nella torre d'avorio della sua cattedra, o perlomeno non è solo quello. E' stato capo economista del Fondo Monetario Internazionale, vale a dire di quella istituzione che è l'espressione più pura e dura del neoliberismo d'assalto.
L'FMI (o IMF in acronimo inglese) è quell'ente che arriva nei paesi del terzo mondo (e non solo del terzo) disastrati, tipo Argentina, per intenderci, e impone la svendita di tutto il patrimonio pubblico, il taglio ai diritti dei lavoratori e alle pensioni dei pensionati, il rincaro dei servizi e la abolizione della sanità pubblica, per dire. Gente con le palle, insomma, che non guardano in faccia nessuno.
bene: Johnson dice, papale papale, che se gli USA non fossero gli USA, l'FMI imporrebbe la nazionalizzazione delle banche:
The challenges the United States faces are familiar territory to the people at the IMF. If you hid the name of the country and just showed them the numbers, there is no doubt what old IMF hands would say: nationalize troubled banks and break them up as necessary.E' un punto di vista interessante, da prendere in considerazione seriamente. E per inciso ci dà anche la sensazione della differenza tra la situazione del mercato finanziario americano ed europeo, ed anche se vogliamo delle differenze tra Europa e Italia.
In Europa, infatti, sono state fatte delle nazionalizzazioni, negli scorsi mesi, senza pensarci su troppo (Fortis, per dirne una, e così varie banche inglesi), mentre negli USA non se ne riesce neppure a parlare pubblicamente, e ci si incentra sul problema del bonus ai dirigenti, come se quelli fossero i problemi!
In Italia, a Dio piacendo, il problema proprio non si pone: che sia perché, come dice Tremonti, i banchieri non sanno l'inglese, oppure (come più probabile) perché la Vigilanza di Banca d'Italia è composta da gente che sa fare il suo mestiere (e difatti Tremonti vorrebbe togliere queste persone e mettere in campo i prefetti), sta di fatto che in Italia le Banche hanno la febbre, ma non rischiano certo la pelle.
E' per questo che lo strumento dei Tremonti Bond è più che sufficiente per fronteggiare la situazione attuale: questo a Tremonti gli va riconosciuto; ma bisogna anche tener presente che la sua soluzione ha dovuto fronteggiare un problema di vari ordini di grandezza minore di quello che hanno dovuto fronteggiare i suoi omologhi nel resto del mondo: e ciò non certo per merito suo.
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