mercoledì 21 luglio 2010

E vissero tutti felici e contenti

La stampa italiana, quella vera che inchiostra la carta, oggi alza il gran pavese perché è caduto il bavaglio: secondo l'ultimo emendamento governativo i giornalisti potranno pubblicare il contenuto di intercettazioni e verbali d'interrogatorio.
Sono contenti, i giornalisti e per essi i loro editori, perché hanno ottenuto di poter continuare a svolgere quel mestiere fatto di compitini ricopiati, di sbirciamento nei quaderni altrui e, in casi fortunati, di sinossi e versioni in prosa o parafrasi, che caratterizza oggi il panorama della nostra stampa professionale.
Quanto è più facile sbattere in prima pagina un dialogo vernacolare e spesso fiorito tra due persone in vista, piuttosto che fare giornalismo d'inchiesta e raccogliere prove e informazioni di prima mano? Non si pretende che Repubblica faccia Top Secret America come il Washington Post, ma -salvo qualche rara eccezione- la più parte del "lavoro giornalistico" oggi consiste in pedisseque ricopiature di atti bollati.

Ma non è tanto questo, il punto. Il punto principale è che questa legge continua a fare schifo. Perché il tema che conta non è sul fatto che i cittadini abbiano diritto di venire o meno informati sulle indagini in corso: è una cosa assai importante, ma ben più importante è il suo presupposto, vale a dire il fatto che le indagini si possano fare. E su questo tema non è cambiato quasi nulla: permane il limite temporale, permangono le proroghe brevi e specificamente motivate, permane soprattutto la competenza a giudicare in tema di proroga delle intercettazioni in capo all'organo collegiale distrettuale il che, come sa chiunque abbia un po' a che fare con le cose di magistratura, in certe zone d'Italia vuol dire in pratica impedire il rinnovo delle misure.
Questa del giudice collegiale è una delle peggiori porcate del DDL: in Italia un giudice monocratico può tranquillamente mandarti all'ergastolo (avviene, ad esempio, per tutti i crimini che sarebbero di competenza della Corte d'Assise e per i quali è stato richiesto il rito abbreviato), ma non può, secondo il DDL, disporre l'intercettazione del tuo telefono per 15 giorni.
Ma 70 giorni bastano!, si dice. Il fatto è che non ci sono solo gli omicidi e gli stupri di gruppo, per i quali è vero che le prove si raccolgono nei giorni o nelle settimane immediatamente successivi all'evento, quando qualcuno degli autori a un certo punto sbraca. Senza andare al classico esempio dei reati di mafia, ci sono molti reati, in ispecie quelli finanziari, che possono venire dipanati solo attraverso ascolti e riscontri assai prolungati nel tempo, anche per anni.
Quindi quella di oggi è sì una vittoria, ma solo per la classe dei giornalisti e degli editori. Per il cittadino comune, che vorrebbe essere informato ma che soprattutto vorrebbe avere una ragionevole certezza che i criminali vengano puniti, questa è una vittoria di Pirro.

(vedi anche qui un altro parere conforme)

martedì 20 luglio 2010

Coerenza e sicurezza di sé


Ogni volta che mi alzo per andare a prendermi un chinotto, arrivo alla macchinetta, comincio a cacare dubbi e alla fine torno sempre indietro con una coca-cola.

lunedì 19 luglio 2010

My Own Private Milano


My Own Private Milano lo conoscete oramai tutti, e se propro non lo conoscete -il che è praticamente è impossibile- lo potete scaricare qui. Ho già fatto in altre sedi i complimenti e i ringraziamenti al Sir, anzitutto, a Nemo, alla Paolina e a tutti i fotografi e scrittori. Li ho fatti in quella maniera molto milanese per cui non sembra di averli fatti: e mentre sono certo che il Sir, con il quale condivido le esperienze di una vita anche se ci siamo incontrati una volta sola, li ha compresi, è possibile che altri non abbiano colto certe sfumature di non detti.
Qua si usa così: del resto per dire a mio padre che gli volevo bene, e ringraziarlo per quello che ha fatto in una vita, ho dovuto aspettare che andasse in coma e non fosse più in grado di capire ciò che gli dicevo.

Approfitto di questo post per connotare un po' quello che ho scritto: è la storia di una persona che milanese lo è diventata, come sono certo che è quel signore fotografato dalla bravissima Laura Koan: me lo dicono il vestito, l'atteggiamento, la camminata. Mi dicono anche di una vita di sconfitte, che probabilmente non saranno mai state espresse all'esterno da parte di quell'uomo, che certo si atteggia a persona di successo, ma che quando è solo con sé stesso, come nel momento in cui l'obiettivo di Laura l'ha ripreso, abbandona per qualche secondo la maschera credendo di non essere osservato.
Dentro il personaggio dell'immigrato bocconiano ci sono molti degli immigrati che ho conosciuto: gente che veniva da vicino o da lontano e che si è dovuta relazionare con una città e con una cittadinanza meravigliosa per certi versi e alienante per altri.
Io non so come ci si senta ad essere straniero: sono nato e ho sempre abitato nella medesima via, pur cambiando sei case, e con una sola eccezione, quando ho abitato per un anno in un'altra via a duecento metri da lì. I miei amici, quelle quattro-cinque persone che definisco tali, sono tutti nati e vissuti nel mio quartiere: con taluni ho condifiso perfino le elementari, con altri solo il liceo: ma gravitiamo sempre lì, attorno a non sappiamo bene cosa, ché lì non c'è neppure un monumento o una piazza degni di questo nome.
In compenso ho sposato una donna scappata clandestinamente da un paese d'oltre cortina, quando la cortina esisteva ancora, e sia prima che dopo quel matrimonio posso contare sulle punta delle dita d'una mano di falegname le mie fidanzate (o anche solo amiche) autenticamente milanesi.
La vita del mio protagonista è stata ispirata dagli aneddoti di una di queste donne, una bocconiana che forse si sarà riconosciuta in qualche episodio e che ringrazio, anche se so (anzi: proprio perché so) che non leggerà mai queste righe.

Conversazione

Dato che oggi siamo abbastanza presi, ci limitiamo a far un po' di copincolla

Il primo elemento che emerge in una conversazione e l’educazione dei partecipanti. Saper gestire una conversazione in maniera perfetta è una vera e propria arte. Il conversatore che conosce le buone maniere è colui che nel momento opportuno effettua la giusta osservazione, senza urtare la sensibilità dei presenti, infatti l’arte del conversare consiste nell’esporre le proprie idee, con poche parole, semplici e chiare. Il conversatore educato deve rispondere a ciò che gli si chiede, più che a quello che vorrebbe dire, senza infastidire i presenti e usa frasi compiute, parla con naturalezza, tratta con tono adeguato le questioni importanti e con tono scherzoso le questioni futili.
E’ d’obbligo in una conversazione parlare uno per volta e quando arriva il proprio turno esporre le proprie argomentazioni con un lessico appropriato e una sintassi compiuta, e nel caso che si debba ribattere ad un’osservazione, effettuarla con fermezza, ma anche con cortesia. In una conversazione non bisogna cercare di superare l’interlocutore con un tono di voce più alto, ma con cultura e preziosità d’eloquio, usando sempre un tono di voce costante e misurato. Il conversatore che conosce le buone maniere, sa partecipare al confronto anche in silenzio, ascoltando le esposizioni degli altri interlocutori, non parla male delle persone assenti, non interrompe gli altri partecipanti alla conversazione, non conversa masticando gomme o fumando, presta attenzione alle parole degli altri partecipanti, non si mostra annoiato ai discorsi degli altri [...]
Chi non rispetta queste semplici norme di civile conversazione è considerato ineducato e rozzo.

Specialmente quando una conversazione è tesa o difficile, è importante ascoltare e riconoscere quanto ci viene detto. Altrimenti, le possibilità di venire a nostra volta ascoltati dagli altri saranno molto basse.
Ascoltare gli altri costituisce una premessa indispensabile per far sì che anche gli altri ascoltino. Nell’imparare a coordinare meglio le nostre attività di vita con quelle degli altri, è bene che evitiamo due diffusi ma terribili modelli di comunicazione: difendere a tutti i costi la nostra “causa” come in un tribunale; dibattere. Nei tribunali e nei dibattiti, ciascuna delle parti cerca di far prevalere la propria opinione ed ascolta l’altra parte solo per dimostrare l’infondatezza del suo punto di vista. Ma siccome coloro che sono incaricati di argomentare o perorare una causa non devono raggiungere necessariamente un accordo o lavorare ad un progetto comune, non conta che il loro stile di conversazione sia positivo.

Tutti abbiamo delle convinzioni che ci stanno a cuore. Alcune di queste sono importanti per noi, e non ci rinunceremo facilmente. Alcune convinzioni possono essere addirittura così fondamentali per il nostro senso di benessere che non possiamo mai discorrerne in modo spassionato. Noi non possiamo concedere che queste non siano vere. Prendiamo, a titolo d’esempio, il problema del razzismo. Un crescente numero di persone è dell’opinione che il razzismo sia sbagliato e non ascolteranno nemmeno qualcuno che la pensi diversamente. La questione non è semplicemente aperta alla discussione. È, comunque, aperta al dibattito. Se incontrate un fervente razzista, potreste tentare di ‘metterlo sulla retta via’, anche se c’è davvero una piccola speranza di ottenere un cambiamento di atteggiamento. Il razzista crede nella sua causa altrettanto fortemente quanto voi credete nella vostra. Qualche volta abbiamo bisogno di ricordare a noi stessi che le persone con vedute contrarie alle nostre non le sostengono solo per farci irritare [...]
In teoria, le persone intelligenti sono in grado di sedersi e determinare in maniera razionale se una particolare idea è supportata da prove, o se almeno è fortemente supportato da ciò sappiamo. Comunque, la razionalità non è la sola componente della nostra psiche, così una ‘discussione ragionevole’ è spesso deviata dalla natura umana. Avete mai guardato i membri di un partito politico controverso esporre la “linea del partito”? Potreste aver notato che gli argomenti non sono presentati tanto allo scopo di scoprire la verità, quanto al fine di convincere gli uditori. Potete imparare efficaci tattiche di persuasione da un libro, ma probabilmente ne usate già alcune, senza saperlo. Per tutta la nostra vita, abbiamo visto persone “difendere il loro orto” verbalmente, e inevitabilmente abbiamo appreso alcune tecniche senza nemmeno essercene accorti.
Queste tecniche possono essere utili, poiché noi abbiamo frequentemente bisogno di dimostrare che quello che diciamo è vero. Comunque, nella nostra smania di convincere, possiamo evitare di prendere in considerazione cosa è vero o sensato, finendo col difendere l’indifendibile. Ci si può trovare in questa situazione qualora non si stia semplicemente discutendo una particolare opinione, ma si stia difendendo la nostra visione del mondo. Se la materia sotto esame è legata alle nostre convinzioni fondamentali, abbiamo un bisogno pressante di avere la risposta ‘giusta’. A questo punto, non stiamo più cercando la verità in sé, ma stiamo tentando di tenere in piedi le nostre preconfezionate convinzioni.

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martedì 13 luglio 2010

Bum!


Secondo Repubblica (e non solo Repubblica), le Nazioni Unite sono intervenute per censurare il DDL sulle intercettazioni.
L'assemblea del Palazzo di Vetro si è riunita e ha deciso di mettere sotto processo il Governo italiano? O è semplicemente il consiglio di Sicurezza, che ha deliberato la censura? E come mai gli amiconi del PresConsMin, che notoriamente è in ottimi rapporti sia con gli USA ("ridiamo tanto") che con la Russia (il lettone di P.), non hanno posto il veto?
Sono domande non da poco. anche perché chiunque abbia un'infarinatura di diritto internazionale sa bene che non è compito dell'ONU mettere il becco nelle legislazioni nazionali degli stati sovrani: se veramente l'avesse fatto, sarebbe una vera bomba.
Ma si tratta di una miccetta, più che di una bomba: basti pensare che secondo Google News la notizia è stata rilanciata, per ora, solo da tre fonti: Reuters Africa, monsterandcritics.com e Expatica Switzerland. Manca solo Dagospia per chiudere il cerchio del quarto potere.

La realtà, a leggere le notizie, è che un funzionario di un'agenzia dell'ONU si è lasciato scappare un commento sul DDL e sulle sue ricadute in termini di libertà di stampa. Commento condivisibilissimo, ma ben diverso è scrivere "l'ONU interviene" e "un funzionario dell'ONU dice": l'una è una posizione ufficiale, l'altra è una posizione personale. L'ABC dell'informazione, insomma: del resto se io scrivessi che a Repubblica non capiscono nulla di nulla solo perché hanno tra le proprie firme Angelo Acquaro, non farei un bel servizio al giornale, no?

venerdì 9 luglio 2010

L'emendamento anti Mesiano


Oggi non ci sono i giornali, io ho la testa fusa e quindi mi distrarrò un po' tenendovi compagnia con un pippone lungo.
Come sapete, la signora qui a fianco, che si chiama Donatella Ferranti ed è capogruppo del PD alla commissione giustizia della Camera, ha sollevato un gran polverone affermando che il ministro Alfano ha introdotto surretiziamente nella manovra economica un emendamento fatto apposta per congelare gli effetti della sentenza con la quale il giudice Mesiano aveva condannato Fininvest a pagare a CIR un 750 milioni.
La cosa, troppo gustosa, è stata ripresa non solo dai blog (ché i blogger non sarebbero strettamente tenuti a fare un po' di fact-checking, anche se per amor proprio sarebbe pur sempre un bene) ma anche dai vari giornali, supinamente.

Ora vi dico un po' come stanno in effetti le cose.
Il 4 marzo 2010 è stato promulgato un decreto legislativo che contiene «norme in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali». Il D.Lgs. è stato emanato in attuazione di quanto previsto dall'art.60 della L. 18 giugno 2009, n. 69, che reca «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile».
Il concetto che sta alla base di quest'ultimo articolo è un po' questo: i Tribunali italiani sono ingolfati per millemila motivi, e uno di questi è che la gente va a far causa per una quantità di puttanate che si potrebbero risolvere in un batter d'occhio se solo ci si mettesse attorno a un tavolo con la voglia di ragionare.
Certo, per carità, ci sono tantissime cause molto serie. Ma ci sono anche uno sproposito di liti condominiali, risarcimenti per incidenti stradali, divisioni di eredità e di comunioni, diffamazioni e via discorrendo che sembrano avere l'unico scopo (e spesso HANNO l'unico scopo) di procurare lavoro agli avvocati.
Quindi, se si agevola (e addirittura si obbliga, in taluni casi) il ricorso a un organismo di mediazione, riusciremmo a liberare un gran bel po' di fuffa per lasciare i giudici a occuparsi di cose più serie.
Notate che la L.18/6/2009 è del giugno 2009, come dice il nome; mentre la sentenza del nostro giudice Mesiano è dell'ottobre 2009: e pertanto non possiamo certo dire si tratti di norma ad personam

Cosa succede poi? Succede che arriva la manovra economica di Tremonti, che è in esame al Senato. A un certo punto, a forza di raschiar fondi di barili, ci si accorge che c'è un fondo di 53 milioni stanziato per gli indennizzi previsti dalla L.24 marzo 2001, n. 89, quella che dice che chi subisce una lesione dei propri diritti per effetto della eccessiva lunghezza dei processi ha diritto a un risarcimento, e che è la base sulla quale si doveva innestare il cosiddetto "processo breve", come vi raccontavo qui e soprattutto qui, ove spiegavo che il "giusto processo" non sarebbe mai passato perché avrebbe mandato in bancarotta lo Stato.
E difatti, non solo di processo breve non si parla più, ma si tenta anche di liberare parte del fondo per il risarcimento dei processi lunghissimi, favorendo la riduzione del contenzioso civile pendente. Il che, se ci togliamo un secondo i paraocchi di tutto ciò che è avvenuto in passato, sarebbe una cosa meritoria, indipendentemente dal fatto che la proposta venga da Alfano o da Vendola, per dire un nome che fa sempre effetto.
Quindi il Ministro della giustizia prende i suoi assistenti e presenta un emendamento alla manovra economica che va in questa direzione. Ve lo trascrivo tutto, un po' perché ci ho il copincolla, un po' perché mi piace che ne assaporiate la lunghezza (chi non si curasse di sentirle, e avesse però voglia d'andare avanti nella storia, salti addirittura alla parte non rientrata):
Dopo l'articolo 48, è aggiunto il seguente:

«Art. 48-bis.

(Interventi urgenti per il rilancio della competitività attraverso

la riduzione del contenzioso civile pendente)

1. Al fine di conseguire un risparmio della spesa derivante dall'erogazione dell'indennizzo previsto dalla legge 24 marzo 2001, n. 89, stimato in euro 53.568.000 per gli anni 2011, 2012 e 2013, e di consentire un rilancio della competitività, anche attraverso la riallocazione nel sistema economico delle risorse immobilizzate dalla eccessiva durata del contenzioso civile, si applicano le seguenti disposizioni.

2. Il presidente di ciascun tribunale e di ciascuna corte d'appello entro il 31 gennaio di ogni anno redige un programma per la riduzione del contenzioso civile pendente e per l'attuazione nel settore civile del principio di ragionevole durata del processo previsto dall'articolo 111 della Costituzione. Il programma indica la durata media dei procedimenti civili contenziosi presso l'ufficio, fissa gli obiettivi di riduzione della durata raggiungibili nell'anno in corso, e determina le priorità di trattazione dei procedimenti, individuati per tipologie oggettive tenendo conto della durata, anche con riferimento agli eventuali gradi di giudizio precedenti, della natura e del valore della causa. Con il programma viene dato atto del conseguimento degli obiettivi fissati per l'anno precedente o vengono specificate le motivazioni del loro eventuale mancato raggiungimento. Il capo dell'ufficio giudiziario vigila sul rispetto delle priorità ed il programma viene comunicato al locale consiglio dell'ordine degli avvocati e viene trasmesso al Consiglio Superiore della Magistratura per essere valutato ai fini della confelma dell'incarico direttivo ai sensi dell'alticolo 45 del decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 160.

3. Fino al 31 dicembre 2015 nei procedimenti civili contenziosi di competenza del tribunale e della corte d'appello in cui le parti ne facciano concorde richiesta ed in quelli la cui trattazione viene dichiarata prioritaria con il programma previsto dal comma 2 si applicano le disposizioni dei commi da 4 a 12.

4. Il giudice, nelle cause in cui fissa o è già stata fissata l'udienza per la precisazione delle conclusioni, ovvero per la discussione orale, ad una data successiva ai sei mesi, può nominare, anche con decreto pronunciato fuori udienza e comunicato alle parti, un ausiliario per la sollecita definizione della controversia. Con lo stesso provvedimento il giudice fissa l'udienza per il giuramento dell'ausiliario.

5. Il capo dell'ufficio giudiziario forma un albo degli ausiliari presso lo stesso ufficio e vigila affinché, senza danno per l'amministrazione della giustizia, gli incarichi siano equamente distribuiti. Nell'albo possono essere iscritti esclusivamente i soggetti in possesso dei seguenti requisiti: magistrati onorari, anche se cessati dal servizio da non più di cinque anni; avvocati con anzianità di iscrizione all'albo di almeno cinque anni; notai, anche collocati a riposo; magistrati ordinari, amministrativi e contabili collocati a riposo; avvocati dello Stato collocati a riposo; docenti o ricercatori universitari di materie giuridiche, anche collocati a riposo.

6. All'udienza fissata ai sensi del comma 4 l'ausiliario accetta l'incarico prestando giuramento di adempiere fedelmente il suo ufficio ed il giudice fissa l'udienza per la discussione della proposta prevista dal comma 7. L'ausiliario ha l'obbligo di astenersi e può essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell'articolo 51 del codice procedura civile. Della ricusazione conosce il capo dell'ufficio giudiziario.

7. Entro novanta giorni dal giuramento, l'ausiliario deposita in cancelleria una relazione contenente la sintetica esposizione dei fatti oggetto di causa ed una proposta di decisione, con la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto sulla base dei quali ritiene che la causa deve essere decisa. La relazione è comunicata alle patti costituite con ogni mezzo idoneo ed è notificata al contumace.

8. Entro trenta giorni dalla comunicazione della relazione le parti, personalmente o a mezzo del loro difensore, possono dichiarare di accettare la proposta di decisione con apposita memoria o con dichiarazione resa in udienza. Quando le parti dichiarano di accettare la proposta dell'ausiliario e la causa ha ad oggetto diritti disponibili, il giudice provvede ai sensi dell'atticolo 185, terzo comma, del codice di procedura civile e l'accordo deve comprendere la liquidazione delle spese, ivi incluso l'onorario dell'ausiliario, determinato sulla base degli importi previsti dalla tabella di cui all'allegato A. Quando le parti dichiarano di accettare la proposta dell'ausiliario e la causa ha ad oggetto diritti non disponibili, se il giudice la ritiene condivisibile nel merito e conforme a legge, ne dispone con decreto l'omologa e provvede alla cancellazione della causa dal ruolo, pronunciando sulle spese. Il decreto costituisce titolo per l'esecuzione forzata, per l'iscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione.

9. Fuori dei casi previsti dal comma 8, il provvedimento che definisce il giudizio può essere motivato anche mediante rinvio alla relazione redatta dall'ausiliario.

10. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde al contenuto della proposta, il giudice può condannare la parte che non ha aderito alla proposta, anche se vittoriosa, al pagamento dell'indennità dovuta all'ausiliario. La misura dell'indennità spettante all'ausiliario viene determinata sulla base degli importi previsti dalla tabella di cui all'allegato A.

11. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde al contenuto della proposta, l'indennità dovuta all'ausiliario è posta a carico dello Stato ed è liquidata dal giudice sulla base degli importi previsti dalla tabella di cui all'allegato B. Agli oneri derivanti dal presente comma, valutati complessivamente in euro 9.380.000, si provvede mediante l'utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni di cui al comma 16.

12. L'indennità dell'ausiliario è liquidata dal giudice con il provvedimento che chiude il processo davanti a lui, ovvero, in ogni altro caso, con separato decreto. In tale ultimo caso si applica l'articolo 170 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 e successive modificazioni.

13. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 163, comma 3, numero 7, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ''e che la motivazione della sentenza può essere resa nelle forme di cui all'articolo 281-decies'';

b) dopo il capo III-ter del libro II del titolo I è inserito il seguente:

''Capo III-quater

DELLA MOTIVAZIONE BREVE

Art. 281-decies. - (Motivazione breve della decisione). – Se non decide a norma degli articoli 275, 281-quinquies o 281-sexies, il giudice, entro trenta giorni dalla scadenza dei termini previsti dall 'articolo 190, fissa con decreto, entro i successivi trenta giorni, l'udienza per la pronunzia della sentenza con motivazione breve, disponendo la comparizione personale delle parti. All'udienza prevista dal comma che precede il giudice pronunzia sentenza dando lettura del dispositivo ed elencando sommariamente a verbale i fatti rilevanti, le fonti di prova e i principi di diritto su cui la decisione è fondata, anche con riferimento a precedenti conformi. La sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria.

Le parti che vogliono proporre impugnazione devono chiedere, con atto depositato in cancelleria entro il termine perentorio di quindici giorni dalla pronunzia della sentenza, la motivazione estesa redatta ai sensi dell'articolo 132, primo comma, n. 4, che il giudice deposita nei successivi trenta giorni. Del deposito è data notizia alle parti costituite con bigliello di cancelleria.

Dal momento del deposito della motivazione estesa la sentenza può essere notificata ai fini della decorrenza dei termini di cui all'articolo 325 e decorre il termine di cui all'articolo 327, primo comma'';

c) all'articolo 282, dopo il primo comma, è aggiunto il seguente:

''Nel caso previsto dall'articolo 281-decies, la sentenza è provvisoriamente esecutiva a seguito del deposito della motivazione estesa ovvero, se questa non viene richiesta, decorso il termine previsto dal terzo comma del medesimo articolo'';

d) all'articolo 283 del codice di procedura civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

''Se l'istanza prevista dal comma che precede è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000, stabilita in ragione del valore della causa. L'ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio'';

e) dopo l'articolo 324 è inserito il seguente:

''Art. 324-bis. - (Non impugnabilità della sentenza). – La sentenza resa ai sensi dell'articolo 281-decies, primo comma, non è soggetta ai mezzi di impugnazione indicati nell'articolo 324, quando nessuna delle parti ha chiesto la motivazione estesa'';

f) all'articolo 350, primo comma, dopo le parole: ''la trattazione dell'appello è collegiale'', sono aggiunte le seguenti: '', ma il presidente del collegio può delegare per l'assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti'';

g) all'articolo 352 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

''Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono, il giudice può decidere la causa ai sensi dell'articolo 281-sexies ovvero dell'articolo 281-decies;

h) all'articolo 431 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

''Se l'istanza per la sospensione di cui al terzo ed al sesto comma è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000, stabilita in ragione del valore della causa. L'ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio''.

14. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 13, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

''1-bis. il contributo è aumentato della metà nei giudizi di impugnazione ed è dovuto nella misura fissa di euro 500 nei giudizi dinanzi alla Corte di Cassazione'';

b) all'articolo 14, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

''1-bis. Nell'ipotesi prevista dall'articolo 281-decies, terzo comma, del codice di procedura civile la parte che per prima deposita l'atto di richiesta della motivazione estesa della sentenza è tenuta al pagamento contestuale del contributo unificato dovuto per il successivo grado di giudizio''.

Il maggior gettito derivante dall'applicazione delle disposizioni di cui al presente comma è versato all'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnato, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, allo stato di previsione del Ministero della giustizia, per assicurare il pagamento dell'indennità dell'ausiliario nel caso di cui al comma 11.

15. I capi degli uffici giudiziari possono stipulare apposite convenzioni, senza oneri a carico delle finanze pubbliche, con le facoltà universitarie di giurisprudenza, con le scuole di specializzazione per le professioni legali di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e con i consigli degli ordini degli avvocati per consentire, su richiesta dell'interessato, lo svolgimento presso i medesimi uffici giudiziari di una parte del corso di dottorato di ricerca, del corso di specializzazione per le professioni legali o della pratica forense per l'ammissione all'esame di avvocato, per una durata non inferiore a sei mesi e non superiore a un anno. I soggetti previsti dal presente comma assistono e coadiuvano i magistrati nel compimento delle loro ordinarie attività, anche con compiti di studio, e ad essi ci applica l'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. AI termine del periodo di formazione i magistrati designati dal qpo dell'ufficio giudiziario redigono una relazione in merito all'attività svolta ed alla formazione professionale acquisita, che viene trasmessa agli enti di cui al primo periodo.

16. Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi al tribunale, il giudice, su istanza anche di una sola parte, procede al tentativo di conciliazione previsto dall'articolo 185 del codice di procedura civile. Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla corte d'appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l'espletamento del procedimento di mediazione ai sensi del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, assegnando contestualmente alla pmte richiedente il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, e le spese del medesimo procedimento sono integralmente anticipate dalla parte istante. Le istanze previste dal presente comma devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

17. Il programma di cui al comma 2 viene redatto per la prima volta entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge di conversione, e deve contenere l'indicazione degli obiettivi di riduzione della durata dei procedimenti civili contenziosi concretamente raggiungibili entro il 31 gennaio 2012. Le disposizioni di cui ai commi da 3 a 13 e di cui al comma 14, lettera b), si applicano anche ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge di conversione. Le disposizioni di cui al comma 14, lettera a), si applicano alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato è stato pubblicato ovvero, nei casi in cui non sia prevista la pubblicazione, depositato successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge di conversione. Nei giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge di conversione nei quali una o più parti sono state dichiarate contumaci, l'articolo 281-decies del codice di procedura civile, come introdotto dal comma 13, lettera b), del presente articolo, si applica se, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge di conversione, una delle parti costituite notifica al contumace l'avviso che la motivazione della sentenza può essere resa nelle forme di cui all'articolo 281-decies del codice di procedura civile».

Notate in particolare quell'art. 16, che sostanzialmente dice che il procedimento di mediazione (quello che era già diventato legge PRIMA della sentenza Mesiano) forse forse può venir utile anche in sede di appello, non solo in primo grado; e quindi dispone che entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge una delle parti di un processo possa attivare la procedura, pagandone le relative spese, e che in tal caso il giudice dia un rinvio, necessario per la conclusione della mediazione.
Il che può star bene e non star bene, ma ha una sua logica, considerato che le Corti d'Appello sono MOLTO più ingolfate dei Tribunali (in quanto decidono sempre collegialmente, e vi sono molti meno giudici).
Non so quante siano le cause pendenti in appello, ma non mi stupirebbe se ce ne fossero una mezza milionata. Tra tutte queste c'è anche la causa Fininvest-CIR; e dire che Alfano ha scritto un emendamento lungo un Perù per infilarci dentro di nascosto al sedicesimo punto una norma che si applica a una mezza milionata di cause, tra le quali una che interessa al Presidente del Consiglio, è roba che mi fa vedere con occhio ben più benevolo tutti coloro che sono davvero convinti che nell'Area 51 ci siano i marziani in formalina, e che Marconi abbia davvero inventato la macchina per produrre energia dalla rumenta.
Anche perché, badate bene, la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva, e quindi Fininvest avrebbe dovuto aver già pagato la somma assegnata a CIR: non lo ha fatto, ottenendo la sospensione, ma solo in quanto ha presentato una fidejussione, che non è che si ottenga aggratis: costa un bel po' di soldini. Ragion per cui, da un punto di vista strettamente economico, pagare più tardi l'importo, in caso di conferma della condanna, non sarebbe di alcun vantaggio: il tempo perduto con manovre dilatorie Fininvest lo pagherebbe due volte: una volta in forma di interessi legali dovuti a CIR, e una seconda voltas in termini di commissioni passive sulla fidejussione.

Bisturi affilatissimo

Comunque, io l'editoriale di Ezio Mauro di ieri l'ho anche letto.
E resto convinto che non far uscire i giornali per protestare contro uno che non vorrebbe far uscire liberamente i giornali ricordi molto la storia di quello che se lo taglia per far dispetto alla moglie che gli fa le corna.

(ah, e questa non è una spiegazione, sia chiaro. Perché l'essenza dello sciopero è di andare contro il padrone, non di stare a casa. Quelle si chiamano ferie o, aspettativa se non si è pagati).

Litigiosità sui socialcosi

Comincio a capire perché il tasso di litigiosità presente sui socialcosi si sia bruscamente impennato.
Dopo una settimana nel corso della quale ho preso la metropolitana in ora di punta, sarei ora pronto a prendere a calci un bambino focomelico già a terra svenuto.
Poi la sindaca blatera di incrementare il trasporto pubblico.

giovedì 8 luglio 2010

Atti persecutori

C'è in esame al Senato il DDL n. 1348, presentato dal Ministro per le Pari Opportunità (Carfagna) e dal Ministro per la Giustizia (Alfano), che si intitola «Misure contro gli atti persecutori».
Ill DDL all'art. 1 propone l'introduzione di un nuovo reato:
ART. 612-bis. – (Atti persecutori). –
Salvo che il fatto costituisca più grave
reato, è punito con la reclusione da sei
mesi a quattro anni chiunque, con con-
dotte reiterate, minaccia o molesta taluno
in modo da cagionare un perdurante e
grave stato di ansia o di paura ovvero da
ingenerare un fondato timore per l’inco-
lumità propria o di persona al medesimo
legata da relazione affettiva ovvero da
costringere lo stesso ad alterare le proprie
scelte o abitudini di vita.
Ora, non vi è chi non veda che la Carfagna e il suo degno compare Alfano, con la scusa di proteggere le donne dal fenomeno dello stalking, hanno in realtà scritto l'ennesima legge ad personam per compiacere il proprio datore di lavoro, Silvio Berlusconi.
E' infatti chiaro, a chiunque non abbia le fette di salame sugli occhi, che si tratta di una norma fatta apposta per mandare in galera tutti coloro che si fanno latori del Partito dell'Odio verso il nostro Presidente del Consiglio il quale a causa di ciò, come noto, vive momenti di grande ansia e teme per la propria incolumità, già provata dal recente attentato.
Carfagna, Alfano: vi ho smascherato! Siete dei servi di Berlusconi!



















Mi sto allenando: se riesco ad andare avanti così per un po', prima poi riesco a diventare capogruppo del PD in Commissione Giustizia, alla Camera. O perlomeno diventare giornalista del Fatto (che questa volta è forse meno colpevole di tante altre, dato che gli sproloqui della Ferranti sono stati ripresi, acriticamente, un po' da tutti i giornali).

mercoledì 7 luglio 2010

Quote latte

Dato che oggi è caduta la rete, trascinandosi dietro il lavoro di tutta la mattinata e parte del pomeriggio, tanto vale che spenda questi dieci minuti a raccontare in due parole due il concetto di quota latte, non foss'altro perché me lo ha richiesto un caro amico.
La butto giù come viene, senza riferimenti normativi e col rischio di dire castronerie: me ne perdonerete.
Come raccontato nel post precedente, i prodotti alimentari scontano un fenomeno chiamato "anelasticità della domanda": in pratica, mentre per certi beni (chessò: gli iPad) allo scendere del prezzo aumentano le vendite e viceversa, per altri il fenomeno è molto meno marcato.
Se scendesse di molto il prezzo del latte potrei pensare di aumentare un po' il suo uso in cucina, mangiare qualche formaggio in più e magari lo yogurt a merenda: ma non è che se dimezzasse il prezzo raddoppierei il consumo, perché poi farei la fine di Little Tony e delle sue povere arterie.
Di contro, a un pur moderato aumento dell'offerta (vale a dire del latte prodotto) il prezzo scende di molto: e ciò perché questo è l'unico modo che i produttori hanno per cercare di vendere un po' più della propria produzione: dato che la domanda è influenzata poco dal prezzo, l'eccesso di offerta può essere smaltito solo con un crollo dei prezzi medesimi.
L'Europa si è trovata ad affrontare proprio il problema della sovraproduzione lattiera: e ha deciso di rispondere con un meccanismo di disincentivazione: in sostanza si dice al produttore che potrà produrre e vendere un tot, e se produrrà e venderà più di quel tot dovrà pagare una tassa (chiamiamola così, anche se è un termine improprio: quello corretto è "prelievo supplementare") che gli renderà del tutto antieconomico produrre quel di più: basti pensare che il valore del prelievo è del 115% del prezzo del latte, per cui ogni litro venduto in più ha un valore economico negativo.
E' nato così il meccanismo delle quote-latte, che sono state fissate rilevando in tutta Europa la produzione venduta del 1983.
Il problema, a sentir gli allevatori, è che in Italia la produzione lattiera è immensamente frazionata, e quindi una gran parte di produzione non è stata rilevata. Balle. Il vero problema è che la produzione è stata rilevata sull'IVA versata, e guarda caso l'IVA versata corrispondeva a 9 milioni di tonnellate anziché, come in realtà era, a quasi 12 milioni.
Il Governo, accortosi della cazzata, non ha fatto granché se non mettere la cenere sotto il tappeto: in pratica ha continuato a dire alle associazioni degli allevatori di produrre come prima, che tanto le cose si sarebbero messe a posto. e per tanti anni in effetti i produttori hanno fatto così (e da questo punto di vista, ma solo da questo, hanno le loro ragioni per essere incazzati). Dopodiché il vento e cambiato, e l'Unione Europea ha preteso che tutte le "tasse" (impropriamente chiamate "multe") dovute per la sovraproduzione venduta venissero pagate. Da qui il casino.

Piano anticaldo

Fa caldo a Milano, il che non dovrebbe sorprender troppo, dato che siamo a luglio.
Negli uffici c'è l'aria condizionata; e da qualche tempo c'è anche in metrò e sugli autobus. Io, che sono convalescente dalla rottura del polso, ho ricominciato a prender la biccletta per brevi tratti, ma non avendo il pieno controllo della mano sinistra non mi fido ancora a fare il tragitto casa-lavoro e viceversa, e quindi uso i mezzi pubblici.
Passo quindi dal caldo al gelo, varie volte al giorno. E mi chiedo perché mai dentro una carrozza del metrò a luglio debba esserci una temperatura inferiore a quella che si registra nella stessa carrozza a dicembre. Tanto più che a dicembre ho il cappotto, mentre a luglio, di regola, circolo in maniche di camicia.

Ma ho divagato: non è questo che volevo dire.
Quel che volevo farvi sapere, in effetti è che al Giornale (quello del fratello del Presidente del Milan) si è rotta l'aria condizionata.

Veltroni docet

Voi sapete già cosa penso del Puffo Triste: l'uomo più vuoto del mondo. Purtroppo anche nello spazio intergalattico ogni tanto si trova un atomo d'idrogeno, e l'Innominabile, ha la rara capacità di ammantare di retorica semplicistica ogni singolo atomo d'idrogeno che circola nella sua calotta cranica, riuscendo ad affermare cose imbarazzanti per chiunque (del tipo "la vittoria di Obama è un successo del PD") raccogliendo applausi in luogo di pomodori.
Ma non è di lui che voglio parlare oggi, bensì di un suo degno epigono: quel Carlin Petrini che ha costruito un'impero fondato su una paranomasia («saperi e sapori») e un paradosso («meglio mangiare poco e spender tanto caro piuttosto che mangiar tanto e spender poco»).
Il Petrini, che già tanti danni ha fatto alla mia città e ancor più ne farà nel corso dei prossimi cinque anni, oggi si cimenta su Repubblica in un'articolessa degna, per lunghezza e ampollosità, del Fondatore.
Lamenta, il creatore del MPCNSMCQMDA, il fatto che il contadino venda le carote a nove centesimi al chilo. E: ah!, e: oh!, e uh!, e: come andremo avanti, Signora mia!.
Dopo l'espositio e la lamentatio arriva la ricerca del colpevole, che naturalmente è la grande distribuzione che ammazza il contadino anziché «portarlo in palmo di mano come base profonda e intelligente della nostra società» (del resto, sin dalla notte dei tempi il contadino ha scarpe grosse e cervello fino: dev'essere a questo intramontabile motto che si è ispirato il Carlin).
Poi, purtroppo, il Petrin ci si avvita un po' intorno al suo discorso: già, perché toccando la grande distribuzione va a parare non solo su Caprotti (che notoriamente è uno schiavista fascista e quindi se ne può dire il peggio possibile), ma soprattutto sulle Coop, che sono amiche (e, detto tra noi, non saranno fasciste ma sono schiaviste molto più dell'Esselunga, e fidatevi se vi dico che è così).
Si esibisce quindi, il bevitor di chinotto, in un triplo salto mortale carpiato, trasferendo la colpa dei nove centesimi al chilo dal commerciante al consumatore, reo di comperare le mozzarelle blu («perché costano pochissimo, poi al massimo se vedo che sono blu le butto via») e le zucchine fuori stagione a sei-sette euri al chilo, lamentandosene, mentre adesso che sono in stagione costano un euro o poco più. Se non riuscite a cogliere alcun nesso tra lo spender tanto per le zucchine fuori stagione e il pagar poco le carote al contadino, tranquillizzatevi: non è la canna che vi siete fatti ier sera: è proprio che di logica non ce n'è alcuna.
Siamo all'ultimo capoverso, per nostra fortuna, e il tono si eleva: «Mi chiedo quando avremo una politica agroalimentare degna di questo nome, che educhi i cittadini a scelte responsabili, sostenibili e piacevoli, che dia una mano a quei contadini che producono in maniera corretta per il loro e il nostro bene». Da quel che pare d'intendere, il concetto di politica agricola del Petrini corrisponde più o meno all'assegnare un carabiniere ad ogni banco di verdura, che impedisca ai consumatori di acquistare le carote a buon prezzo costringendoli a riempire le sporte di carote (magari marchiate Cibolento) che costino assai di più. Perché per il nostro, come leggete, la politica agricola si fa sui cittadini, non sui contadini.
Del resto «Per anni gli agricoltori sono stati assistiti con sussidi a pioggia, depauperando così il loro modo di produrre e fare impresa, e oggi sono isolati e gabbati. Dobbiamo aspettare anche noi che la buona agricoltura ci muoia tra le braccia? Perché nessuno scende in piazza per difendere i contadini?»
Ecco, guardate: ce n'è voluto ma siamo arrivati, in zona Cesarini, a una frase sensata.
Il fatto è che in Italia, come del resto in tutta Europa, si produce molto più di quanto sia necessario per il consumo. E i prodotti agricoli, lo si insegna alla prima lezione di economia, sono caratterizzati da una forte anelasticità della curva della domanda: che sembra un concetto astruso, ma in soldoni significa che bene o male, in un anno, voi mangerete sempre la stessa quantità di cibo, indipendentemente dal fatto che i prezzi salgano o scendano. Certo, se le carote schizzano in alto magari mangerete più zucchine; ma se i prezzi di tutti i prodotti raddoppiano o si dimezzano, non per questo mangerete la metà o il doppio.
Questo fenomeno, dell'anelasticità della domanda, ha un effetto complementare sul prezzo: se aumenta l'offerta di prodotti, i prezzi scendono rapidamente, dato che come abbiamo visto i consumatori non è che si ingozzino come oche da fois gras; e viceversa in tempi di raccolti magri, come ci insegna la storia moderna, i prezzi schizzano alle stelle in quanto i consumatori, per quanto stringano la cinghia, hanno comunque bisogno di un apporto minimo di calorie, e se le contendono a qualunque prezzo.
Si tratta di un fenomeno economico conosciuto anche dagli studenti di liceo, ma evidentemente non dal Petrini, il quale lamenta dei sussidi a pioggia erogati agli agricoltori non sapendo, o facendo finta di non sapere, che sin dal dopoguerra tutta l'agricoltura europea lavora in perdita e campa esclusivamente sui sussidi della PAC (Politica Agricola Comune). Già: perché la CEE è nata principalmente per sostenere l'agricoltura, che già dalla metà degli anni '50 era un settore in crisi (e non a caso parallelamente è nata la CECA, al fine di sostenere un altro settore in crisi da sovraproduzione).
E' per questo che ci sono i sussidi agricoli; è per questo che ci sono i fenomeni dei contadini pagati per _non_ lavorare i campi; è per questo che ci sono le distruzioni delle arance e le quote latte: perché i consumatori non possono mangiare tre chili d'arance al giorno o bere due litri di latte.
Già: le quota latte: le stesse quote latte che ora penalizzano gli allevatori, e che sono ingiustamente penalizzanti per l'Italia, tanto che sotto il Pirellone bivaccano i trattori, a bordo dei quali ci sono quegli stessi allevatori che per aver sistematicamente evaso l'IVA sul latte prodotto si sono ritrovati le proprie quote assegnate non in base alla produzione reale, bensì in base a quella fatturata, dieci volte inferiore.
«Perché nessuno scende in piazza per difendere i contadini?» Forse, se ci pensa un po', ci arriva lo stesso Petrini.

* Mangiam Piano Ché Noi Siam Mica Come Quelle Merde Degli Americani

martedì 6 luglio 2010

La stampa mainstream è meglio dei blog e dei socialcosi


Tenta però di convincerci del contrario il Corriere.it, che nella colonna infame (sempre meno infame di quella di Rep. peraltro) invita i lettori ad inviare foto di gattini.
Aspettiamo con ansia un concorso per foto di lettrici fasciate in abiti di stilisti inglesi, possibilmente deceduti.

mercoledì 30 giugno 2010

La maledizione della Vittoria

Nel post precedente si ipotizzava che il Portogallo fosse destinato a sicura sconfitta, dato che il suo maggior giocatore, Cristiano ronaldo, era l'ultimo protagonista del famigerato spottone Nike a non aver ancora dovuto far la valigia.
Così è stato, e a dirla tutta l'eroe della parte finale del filmato, il cui nome viene spesso associato alla locuzione "uno dei migliori giocatori del mondo" ha fatto una ben magra figura: almeno Messi non segna perché marcato, ma s'ingegna e procura gol ai compagni di squadra, mentre del Ronaldo portoghese non si può dir neppure che sia altruista.
Quello che non mi attendevo è che la maledizione colpisse anche Federer, che compare in una sequenza nella quale viene umiliato da Rooney in una partita di ping pong.
Sequanza brevissima, certo, ma che è stata più che sufficiente a portargli la giusta dose di sfiga e farlo uscire da Wimbledon.
La prossima capace che tocca alla Spagna, rea di aver tre giocatori che si vedono per un paio di secondi in tutto.

lunedì 28 giugno 2010

Perché Spagna-Portogallo merita un "1" fisso.

Drogba, Cannavaro, Rooney, Ribery: cacciati dal mondiale, e non tutti con onore.
Ronaldinho manco lo hanno convocato.
Fossi in Cristiano Ronaldo, comincierei a preoccuparmi sul serio: perché è evidente che lo spottone di Nike porta una gran dose di sfiga.

Non c'è due senza tre

Il caso di Scajola, il ministro che non sa chi gli ha pagato la casa, era stato un bel capitombolo politico-mediatico per il governo Berlusconi: come hanno detto molti, gli italiani li puoi prendere per il culo su moltissime cose, ma non devi toccare la casa: un bene per il quale noi abbiamo un attaccamento senza eguali in Europa, come dimostra la rapporto tra proprietari e locatari, acquisito a prezzo di sacrifici che per la maggior parte di noi durano una vita.

C'è poi un'altra cosa alla quale gli italiani sono molto sensibili: le storture del sistema giudiziario.
Chiunque abbia mai avuto a che fare con un tribunale civile sa bene che ottenere giustizia quando si subisce un torto è quasi impossibile, dal momento che anche qualora le proprie ragioni siano riconosciute, il tempo necessario vanifica gli effetti della sentenza vittoriosa.
E chiunque sia incappato nelle maglie della giustizia penale, o conosca qualcuno che vi sia transitato, sa che si tratta di un enorme frullatore dal quale puoi uscire magari assolto, ma mai intero, bensì seriamente minato nello spirito e nel portafoglio.
Sembra un paradosso quello che dico, dal momento che Berlusconi è stato il primo a farsi le leggi a suo uso e consumo proprio per evitare i giudici penali: e non occasionalmente, anzi con costanza persino ammirevole in tutti questi anni.
Ma Berlusconi è un po' un'eccezione: è riuscito a ficcare nella testa dei suoi elettori il concetto che non sia lui che sfugge alla giustizia, bensì che la giustizia lo perseguiti per il bene che fa al Paese, e che quindi le sue azioni contro la magistratura e il sistema penale non siano altro che l'esercizio di un diritto naturale di legittima difesa.

Ora però arriva la questione di Brancher: un perfetto sconosciuto, che nella testa dell'elettore berlusconiano non evoca successo e speranze di prosperità (in effetti non evoca proprio un bel niente, diciamocelo).
Questo signor Nessuno, fatto ministro d'improvviso, non si sa per cosa, che dopo una settimana invoca il legittimo impedimento adducendo la panzana, subito sbugiardata dal Presidente della Repubblica, di dover organizzare un ministero inesistente, è un altro errore di comunicazione gravissimo da parte di Berlusconi e del suo entourage.
Lo stesso Brancher, anziché ritirarsi in un angolo e aspettare che la tempesta passi, riesce a peggiorare le cose di giorno in giorno. Tutta da godere l'intervista rilasciata al TG3 ieri sera (è trascritta su Repubblica, ma se volete ascoltarla dalla viva voce del protagonista la trovate qui, da 1:50 a 3:25). Una tale jattanza, per usare un termine caro al vecchio Giacinto, non può che alienare mazzi di consensi.

E' questo quindi il secondo grave capitombolo in poco tempo. A quando il terzo?

sabato 26 giugno 2010

Il legittimo impedimento e il colle più alto

L'amico .mau., citato anche da Mantellini, cita la nota del Quirinale sul caso Brancher commettendo, a mio parere, qualche approssimazione.
Il comunicato recita:
In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'on Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l'on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio.
Si notano due cose: l'una, il fatto che il Quirinale lamenti di non essere stato informato direttamente dalla Presidenza del consiglio o dal Ministro stesso del fatto che si sarebbe invocato il legittimo impedimento, ma di averlo invece dovuto apprendere dai giornali (e qui non è questione di ironia, bensì di irritazione).
La più importante, tuttavia, è il fatto che nella nota non si dice che Brancher non avrebbe potuto invocare i legittimo impedimento.
Il concetto che viene espresso, letteralmente, è:
- leggendo i giornali abbiamo appreso delle notizie (esplicito);
- in particolare, il fatto che Brancher abbia addotto il legittimo impedimento (esplicito);
- a causa della necessità di organizzare il ministero (implicito);
- ma egli non ha alcun Ministero (esplicito).

La conclusione, badate bene, non è che Brancher non abbia la possibilità di invocare il legittimo impedimento, bensì che Brancher ha raccontato frottole.

martedì 22 giugno 2010

Siamo soli?

Avete presente quando dico che Berlusconi è una cattiva persona ma non per questo bisogna condannare tutto di lui, anche, chessò, il fatto che porta le scarpe col tacco o non gli piace l'aglio?
ecco, la stessa cosa vale per Mariastella Gelmini e il ministero che dirige. Non mi stancherò mai di denunciare lo sfascio della scuola italiana, le mie preoccupazioni di genitore e la mia rabbia per vedere ogni giorno smantellare la scuola pubblica per tutti in favore di una scuola privata per pochi, e gli altri si arrangino.

Ciò detto, nella traccia del tema "Siamo soli?", per quanto mi sforzi, non riesco a veder proprio nulla di scandaloso*.
Non si parla di dischi volanti: si parla di cosmogonia, di immanenza, di metodo scientifico. Si parla cioè del programma del liceo scientifico, e si chiede a chi ne esce di argomentare usando quegli strumenti.

*.mau. mi fa notare che nella traccia c'è scritto STAR TRECK, il che *è* scandaloso.

domenica 20 giugno 2010

Dell'organizzare competizioni internazionali in paesi incivili

Ancor oggi leggo sui giornali degli echi di polemiche per il fatto che le partite di calcio del mondiale, sia in campo che per lo spettatore televisivo, sono gravemente perturbate, e forse financo falsate nel risultato, per l'orrido fracasso creato dalle trombette vuvuzelas.
La mia opinione è che questo frastuono sia insopportabile, e segno dell'infimo livello cui è degenerato il sistema del calcio mondiale.
Del resto, non c'è da stupirsi: questo è quello che succede quando si organizzano competizioni di livello internazionale in paesi del terzo mondo pieni di negri appena scesi giù dagli alberi, dove fino a un paio di generazioni fa contendevano le banane alle scimmie.
Speriamo che la FIFA abbia compreso la lezione, e d'ora in avanti organizzi il mondiale solo in paesi della civile Europa.



































questo post è dedicato a Giuseppe Plaitano, Vincenzo Paparelli, Stefano Furlan, Marco Fonghessi, Antonio De Falchi, Ivan Dall'Oglio, Celestino Colombi, Salvatore Moschella, Vincenzo Spagnolo, Fabio Di Maio, Antonino Currò, Sergio Ercolano, Ermanno Licursi, Filippo Raciti.

sabato 19 giugno 2010

Metànoia

Al post di ieri riguardante la parte del ddl intercettazioni che tratta dell'obbligo di rettifica a carico dei blogger hanno fatto seguito, qui e su FF, una serie di commenti che meritano un approfondimento.
Uno dei punti sollevati è quello dell'irragionevole ristrettezza del termine di 48 ore entro il quale dovrebbe essere pubblicata la rettifica.
Posso anche essere d'accordo sul fatto che il termine sia breve: ma converrete che un termine dev'esserci, altrimenti l'obbligo di rettifica non sarebbe più un obbligo. Quanto sarebbe un limite giusto? Quattro giorni? Una settimana? Già, ma la Pensione Miramare offre pacchetti vacanze da quindici giorni; e se poi avessi in mente di fare quel viaggio a Cuba di tre settimane che sogno da tempo...
No, via, il termine dev'essere di almeno un mese perché, cazzo, il diritto alla vacanza è un diritto costituzionalmente garantito (e non è uno scherzo: lo dice l'art. 36 della Costituzione).

Un mese sia, quindi. E per un mese io posso quindi lasciare scritto su un blog che chiunque può leggere, e che magari ha anche una certa notorietà a livello locale, la notizia che il mio amico Scorfano ha promosso cinque delle sue alunne, che avrebbero meritato la bocciatura, in cambio di favori sessuali e forniture di metanfetamine.
Certo, la reputazione dello Scorfano potrebbe risentirne un po', durante questo mese: ma io in fondo sono in vacanza, che me ne frega?
Vi sembra giusto? a me, no. Certo, 48 ore sono poche. Ma non è che se il termine fosse stato di 96 ore la blogopalla avrebbe lodato la prudenza e la saggezza del legislatore. Perché tra i blogopallisti vige quasi ubiquitariamente il principio della Casa della Libertà di avanziana memoria: quello per cui ognuno fa quel cazzo che gli pare senza preoccuparsi del resto del mondo. E giù insulti al prossimo, accuse circostanziate argomentate con cipiglio e indice puntato, salvo poi imbufalirsi e gridare al trappolone quando si viene accusati in prima persona di aver commesso una mera leggerezza (ma forse mi sto confondendo con Travaglio).
Insomma: quando si pensa che il diritto alle proprie vacanze venga prima del diritto alla rispettabilità di qualcuno che abbiamo ingiustamente accusato di qualcosa, allora vuol dire che c'è qualcosa che non funziona, nella testa di chi ragiona così.

Poi, come dicevo altrove, sono intimamente certo se questa benedetta rettifica, ammesso che venga mai richiesta a qualcuno, dovesse essere pubblicata non dopo due bensì dopo tre o quattro giorni, non morirà nessuno: e credo improbabile che il richiedente si metta ad incistarsi sul mancato rispetto del termine una volta ottenuto ciò che gli preme. Ma questo è un pronostico personale.

Veniamo ora al discorso che faceva Giacomo nei commenti, riguardo alle eventuali forme di tutela contro il "legal harassment" da parte del mitico potente di turno.
Non è che far anticipare le spese legali sia una forma di tutela contro l'arbitrio dei potenti, anzi: questo significherebbe solo limitare l'accesso alla giustizia a chi ha più mezzi. Il ricco e potente avrebbe il diritto di adire la magistratura quando vuole, mentre chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese non avrebbe la possibilità di ottenere giustizia quando subisce un sopruso. Non male come risultato!
Del resto la questione dei costi del sistema giudiziario è incredibilmente complessa, e non sarà certo qui che possiamo dipanarla. Vorrei però fare un'analogia con quanto recentemente accaduto in tema di giudici di pace.
Fino a poco tempo fa chiunque poteva contestare una contravvenzione al codice della strada avanti il Giudice di Pace, gratuitamente. Gli uffici dei giudici erano intasati da decine di migliaia di ricorsi di multati che avevano indubitabilmente torto marcio, ma che con il ricorso avevano una possibilità di risparmiare i 40 o i 70 euri della multa: ricorrere non costava nulla, e il peggio che poteva accadere era di essere condannati dopo un anno a pagare quanto comunque si sarebbe dovuto pagare prima.
Dal 2010 è stato introdotto il contributo unificato anche per il giudizio davanti al Giudice di Pace: il che vuol dire che per adirlo io devo pagare 38 euro, a fondo perduto. Ciò ha drasticamente ridotto il numero di ricorsi, darto che tutto coloro che sapevano di aver torto, e che quindi sarebbero stati comunque condannati, ora non hanno più interesse a ricorrere, dato che finiscono per spendere di più. Di contro, però, quei pochi che hanno ricevuto una multa veramente ingiusta, magari un divieto di sosta semplice che vale proprio 38 euro, non hanno più alcun rimedio contro l'arbitrio del vigile, che magari ha sbagliato a trascrivere la targa. O pagano 38 euro di multa, o pagano 38 euro per far annullare la multa.
Era giusto prima, quando la gente ingolfava gli uffici di moduli prestampati per contestare multe sacrosante? No. Ma è giusto ora, che il cittadino si trova a dover subire un'ingiustizia senza avere alcuno strumento per porvi rimedio? Neppure.
E non pensiate che io abbia in mente una risposta: vi ho solo illustrato il problema.

venerdì 18 giugno 2010

Metonimie

Tra tutte le schifezze contenute del disegno di legge sulle intercettazioni, due sono quelle di cui più si parla, e precisamente quella che dispone il divieto per la stampa di pubblicare materiali d'indagine e quella che dispone l'obbligo di rettifica in capo ai blogger, assimilando per tale aspetto tali piattaforme ai veri e propri periodici.
Restano quindi in secondo piano i temi riguardanti cose assai più gravi, quali i limiti temporali alle intercettazioni, la competenza a decidere in materia demandata ad un organo collegiale, le restrizioni in tema di ascolti ambientali e così via: e ciò perché anzitutto la stampa si è concentrata sulla disposizione "bavaglio" (n.b.: non sto dicendo che non si sia parlato del resto, ma affermo che si è parlato soprattutto di una norma minore perdendo di vista l'importanza delle altre disposizioni).
Adesso poi è scoppiato il bailamme sul fronte dei blogger. Ho letto tante di quelle sciocchezze, in questi giorni, da farmi seriamente considerare opportuna la chiusura di questa piattaforma e l'iscrizione a una confraternita dedita alla celebrazione di messe nere, in quanto tale passatempo sarebbe molto più dignitoso per la mia immagine pubblica rispetto all'etichetta di "blogger".

Anzitutto, nella la maggior parte dei banfatori della rete sussiste un'enorme confusione tra il
concetto di "rettifica" e la diffamazione. Poi, c'è un clima da assedio di Fort Alamo in forza del quale chiunque abbia l'abitudine di pubblicare fotografie dei propri micetti o racconti edificanti sulla spuntatura dei primi dentini si sente, di colpo, come parte di una segreta carboneria che lotta per il bene contro le forze oscure della Morte Nera. In questo delirio paranoide il gattaro e le neomamme si immaginano che chissà quali potenti esponenti della Trilateral non aspettino altro che le agognate vacanze di una settimana pensione completa alla pensione Miramare di Gabicce Mare per bombardare il blogger di raccomandate A.R. che, ritirate dal portinaio complice della congiura, farebbero scattare l'obbligo di attivarsi immediatamente per pubblicare faldoni di rettifiche: tutto ciò mentre la Signora Lina ha appena portato in sala da pranzo le melanzane alla parmigiana.

Bene: le cose non stanno così.
In primo luogo, mi dispiace per le mamme ansiose, ma come fino ad oggi nessuno le ha minacciate di querelarle per diffamazione, posso assicurar loro anche dopo l'entrata in vigore della nuova legge nessuno se le cagherà, esattamente come prima. Il contatore degli accessi rimarrà penosamente inchiodato su quei cinquanta contatti quotidiani, e il postino, ahiloro, continuerà a portare quelle lettere verdoline: ma solo per i divieti di sosta.

E ora parliamo di responsabilità.
Una regola fondamentale della società civile, e direi dello stesso essere uomini e non più bambini, è quella dell'assunzione di responsabilità. Io non posso dire impunemente ai quattro venti che Travaglio è un criminale condannato per la strage di Capaci. Mi sta antipatico Travaglio, non concordo con le sue idee e il suo modo di fare giornalismo, ma resta il fatto che Travaglio e la strage di Capaci non c'entrano nulla l'uno con l'altro.
E se mi permetto di affermare che c'è un legame tra lui e la mafia, debbo essere in grado di provarlo e comunque devo essere pronto ad assumermi la responsabilità di ciò che affermo.
I casi sono due: o mi limito a postare foto di gatti, o decido di parlare di cose serie che possono rompere i coglioni a qualcuno. Dato che nessuno mi ordina di farlo, se decido di farlo io, che sono un adulto responsabile delle mie azioni, devo mettere anche in conto che colui a cui rompo i coglioni si incazzi. Semplice, no?
Già, dirà qualcuno: ma quello è un potente mentre io sono un povero blogger. Che è come dire che se ho di fronte Mike Tyson ho il diritto di pestargli i piedi tutte le volte che mi pare e lui deve stare fermo e farsi dolere i calli. Nossignori: se decido di rompere i coglioni a Mike Tyson devo mettere in conto che lui mi tiri una centra. E queste sono cose che non si imparano a giurisprudenza, bensì al primo anno dell'asilo, quando il bambino impara a stare al suo posto e a non stuzzicare quello più grosso di lui.
Ma la libertà di parola, direte voi. Ma la libertà di parola non è la libertà di dire qualunque cazzata salti in mente senza subirne le conseguenze. La libertà di parola è, al contrario, la libertà di dire qualunque cazzata salti in mente essendo pronti a subirne le conseguenze.
Tempo addietro fui interessato da una mia collega per un problema riguardante un suo amico. Costui, primario di un ospedale pubblico, era stato accusato di corruzione e successivamente assolto con formula piena. Un giornalista di quelli notissimi (non MT, un altro contiguo) aveva scritto in un articolo che il tipo si era fatto qualche mese di galera, il che era, semplicemente, falso. La notizia era stata ripresa da una serie di blog, certo in buona fede confidando nell'autorevolezza del giornalista, talché cercando il nome di questo tizio su Google ciò che veniva fuori era che il tipo si era fatto vari mesi al gabbio.
Notate che sul giornale in cui l'articolo era apparso era stata pubblicata, come dovuto, la rettifica. Sui vari blog che avevano ripreso la cosa non c'era stato modo di far cancellare i post e/o pubblicare uno straccio di scuse. Semplicemente la verità era stata ignorata, ed era rimasta in linea una notizia falsa.
Ora, chiedetevi un po' se la cosa vi sembra giusta. Non stiamo parlando di opinioni qui: stiamo parlando di fatti; e un fatto quale l'essere stato o meno in galera non è che possa essere vero o falso a seconda dell'opinione politica di chi lo scrive.

Pretendere che un qualsiasi cretino, per il solo fatto di aver aperto un account su Splinder, abbia il diritto di sputtanare chiunque senza risponderne ad alcuno è, seguite bene il labiale, i.n.g.i.u.s.t.o.
Ed è ingiusto indipendentemente dal fatto che si vada a sputtanare un potente o l'ultimo dei bidelli: se io affermo, falsamente, che il mio portinaio si incula le galline, sto commettendo un'azione ignobile. Se io dico che Silvio Berlusconi si incula le galline sto commettendo un'azione altrettanto ignobile: e ciò è indipendente dal fatto che Berlusconi sia un potente e il portinaio stia al seminterrato dell'ascensore sociale; ed è perfino indipendente dal fatto che uno dei due abbia in passato falsamente affermato la medesima cosa (almeno per chi simpatizza per l'associazione Nessuno Tocchi Caino).

E quindi, per concludere, io trovo giustissimo che se taluno afferma una cosa falsa, abbia poi l'obbligo di rettificare quella cosa falsa, e il dovere morale di chiedere anche scusa.

giovedì 17 giugno 2010

Milano è proprio un paesone

Sul suo blog oggi Gilioli richiama un articolo del collega De Feo apparso sull'Espresso.
In sostanza De Feo dice che la bomba che nel '93 scoppiò davanti al PAC era anomala, non essendo tale museo un obiettivo di rilevanza tale da giustificare la decisione della mafia di colpirlo: e su ciò possiamo anche concordare.
Si sarebbe quindi trattato di uno sbaglio, e il De Feo ventila alcune ipotesi alternative nelle vicinanze, e precisamente nel raggio di 500 metri: la questura (obiettivo però assai difficile, dato il livello di sorveglianza di via Fatebenefratelli); il palazzo della stampa (obiettivo plausibile, ma da escludere in quanto a quell'ora una bomba avrebbe fatto un fottìo di morti, il che non rientrava nelle strategie mafiose del momento); la biblioteca di Marcello dell'Utri.
Tale articolo viene ripreso del Gilioli, il quale nel riassumerlo sintetizza che vi erano solo due possibili obiettivi, e dovendone eslcudere uno rimane solo l'ufficio-biblioteca di Dell'Utri. Ed ecco dimostrato il legame tra le bombe del '93 e Dell'Utri (e, aggiungiamo noi con audace salto logico, Berlusconi: notorio amico e sòdale del bibliofilo siciliano).

Ora, io ci avrei due cose da dire. La prima, che di solito se uno è il mandante di un attentato bombarolo, di regola è difficile che la bomba se la faccia scoppiare proprio sotto il portone di casa: e pertanto il rapporto tra Dell'Utri e l'attentato sarebbe, al limite, più come vittima che come mandante.
La seconda, che a 500 metri da via Palestro vi sono: il consolato americano; la sede del Milan; il grattacielo svizzero; il museo del Risorgimento; il palazzo delle tasse. E, se vogliamo essere puntigliosi, perfino le sedi di Krizia, Versace e Armani. Tutti obiettivi che, alla stregua del ragionamento dell'Espresso, sono ugualmente plausibili e perfino un po' più noti, allora, della biblioteca di Dell'Utri.

7 milioni e mezzo (giocare con i numeri /6)

Trovate l'inghippo contenuto nelle due proposizioni che seguono.

"Ah, Lei vorrebbe un aumento? Dunque, vediamo un po' quanto in effetti Lei lavori. Un anno è composto di 365 giorni. Lei dorme otto ore al giorno, vale a dire 122 giorni in un anno: restano 243 giorni. Lei inoltre gode di otto ore di tempo libero ogni giorno: sono altri 122 giorni, e quindi ne restano 121 per il lavoro. Lei inoltre non lavora per 52 domeniche all'anno, e quindi restano 69 giorni. E' in libertà mezza giornata ogni sabato: fanno 26 giorni all'anno e quindi ne restano 43 per il lavoro. Gode inoltre di quattro settimane di ferie pagate, cioè 28 giorni che vanno ulteriormente sottratti, facendone restare 15. Se poi mi toglie Natale, S.Stefano, Capodanno, il 25 aprile e il primo maggio... facciamo otto giorni, via. Quanti ne restano? sette?
E NON SI VERGOGNA A CHIEDERMI UN AUMENTO SE LAVORA SI' E NO UNA SETTIMANA ALL'ANNO???"


"Ci sono in italia circa 150 mila telefoni sotto controllo: considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più"

mercoledì 16 giugno 2010

Guardi, guardi, se si sporge con uno specchietto in mano...

Ieri sono comparse su Repubblica (e credo anche su molti altri giornali) due notizie che danno la sensazione di come il nostro giornalismo stia perdendo del tutto il lume della ragione e del buonsenso.
Una, un'articolessa di Miriam Mafai che denunciava sacadalizzata il fatto che uno dei politici coinvolti nello scandalo della Protezione civile sia stato tradotto dal carcere in tribunale in manette; l'altro sul fatto che al processo contro Ottaviano del Turco siano stati letti brani delle telefonate che egli avrebbe fatto a talune linee erotiche.
In entrambi i casi il disdoro per il mancato rispetto della dignità dei due soggetti coinvolti andava non già verso i giornalisti medesimi, che si sono pasciuti delle immagini delle manette e dei particolari delle telefonate bensì, incredibilmente, verso coloro che avevano messo i giornalisti in condizione di farlo vale a dire, rispettivamente, gli agenti di polizia penitenziaria e il pubblico ministero.

Ora, immaginate per un attimo di essere un agente di polizia penitenziaria che deve portare in tribunale due soggetti in custodia cautelare. I regolamenti dicono che se il traducendo è da solo potete decidere se ammanettarlo o meno a seconda della sua pericolosità e della possibilità di fuga, mentre se i detenuti sono più d'uno debbono essere ammanettati insieme. C'è una logica adamantina in ciò: se per un qualunque incidente il furgone si fermasse, e i detenuti dovessero riuscire a scappare, perlomeno non potrebbero dividersi nell'immediatezza della fuga, e quindi anche gli agenti di scorta non dovrebbero dividersi a loro volta.
Ma immaginiamo pure che il traducendo fosse solo, e che pure egli sia una persona pacificissima che non ha mai mostrato la pur minima intenzione di sottrarsi alle proprie responsabilità. L'art. 387 del codice penale dice che "Chiunque, preposto per ragione del suo ufficio alla custodia, anche temporanea, di una persona arrestata o detenuta per un reato, ne cagiona, per colpa, l'evasione" rischia fino a tre anni di galera. E voi siete nella scomoda situazione in cui potete decidere se quella particolare persona sia o meno propensa alla fuga e quindi necessiti d'essere ammanettata; ma se vi sbagliate siete stati perlomeno imprudenti, dato che a posteriori è chiaro che il fuggito era propenso a fuggire: e quindi rispondete a titolo colposo della sua fuga.
Ora, in una situazione simile, chi mai rischierebbe? Se non mettete le manette non ve ne viene in tasca niente e rischiate di finire in galera. In un caso su mille, magari: ma se c'è gente che vince al superenalotto vuol dire che ogni tanto anche i casi improbabili si avverano. Se lo ammanettate e quello fugge lo stesso, perlomeno potrete tentare di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per assicurare la custodia del detenuto.
Di chi è quindi il problema? Di chi le manette le ha messe, o di chi lavora in un giornale che in una pagina mostra la fotografia di un detenuto in catene e nella pagina successiva si scaglia contro l'uso delle catene?

La stessa cosa vale per la questione delle telefonate erotiche. Il PM ha tutto il diritto di impostare come meglio crede la propria accusa nel processo. L'imputato può chiedere che in particolari circostanze l'udienza si svolga a porte chiuse, e comunque per quanto il processo sia di regola pubblico, ciononostante quanto vi succede viene conosciuto solo da quelle poche decine di persone presenti. E' la stampa che fa sì che quanto accade sia reso noto al Paese intero.
Ora, se è successo qualcosa ha leso la dignità dell'imputato, bisogna anzitutto chiedersi se quest "qualcosa" era legittimo (e la risposta è semplice, in quanto la lettura di atti processuali non può che essere lecita nel processo). Solo a questo punto possiamo chiederci se ne era opportuna la diffusione all'esterno del processo: ma questo è un tema che non riguarda certo il PM, bensì i cronisti di giudiziaria presenti in aula e che hanno pensato di insistere sul particolare pecoreccio: tanto che di tutto il processo abbiamo appreso solo delle telefonate con le troie.

venerdì 11 giugno 2010

Falsi amici

Se traduci Vernal equinox con Equinozio d'inverno, come ha fatto l'elboniano che ha messo mano a TWW S04E20, il tuo problema non è che non sai bene l'inglese, bensì che sei proprio un coglione.

Mail che quando le ricevi fai salti di gioia per il fatto che le elementari sono finite

Sent: venerdì 11 giugno 2010 8.43
«Vi aggiorno sui regali che sono stati fatti agli insegnanti.
Prego le volonterose mamme che si sono date da fare per la scelta e per l'acquisto dei regali di correggermi se scrivo qualcosa di errato.
Maestra Cristina braccialetto di Tiffany (verrà consegnato in occasione della cena in pizzeria)
Maestra Rosaria girocollo della serie "I bamboli" (consegnato martedì)
Maestra Isabella cesta da mare in paglia, stoffa e decori con perline (consegnato giovedì)
Maestro di religione penna tipo "BIC" con tappino in argento e iniziali incise (consegnato lunedì)
Maestro di musica segnalibro in argento a forma di chiave di violino e bigliettini con il suo nome stampato (consegnato giovedì)»


Sent: venerdì 11 giugno 2010 10:15
«Solo una precisazione, al maestro di musica è stato regalato un mollettone fermafogli in argento a forma di chiave di violino con bigliettini personalizzati.»

Poveraccismi

Quei poveri cristi che abitano nelle case popolari di via Dessiè sono riusciti a tenere per anni in ostaggio una città che pretendeva di essere la più europea delle metropoli italiane.
Colpa di chi ha dato loro ascolto anzichè ignorarli, come si fa con le zanzare; e colpa anche di coloro che pensano che il legame con il territorio e le politiche "dal basso" abbiano un ritorno in termini elettorali.
Non si può nemmeno voler loro troppo male: in fondo la maggior parte di loro vivono in buchi scomodi come le case di ringhiera d'inizio '900 e senza il loro fascino.
Una modesta proposta: deportiamoli tutti in Corso Como, e finiamola lì.

Luttazzi, Tafazzi

Ieri mattina ho scritto due righe per dire in un flash ciò che penso riguardo al caso di Luttazzi, accusato di copiare le battute dei comici americani. Ho poi visto con piacere che non sono il solo cretino a pensare che tutto quel can can costruito attorno al comico è basato su accuse fievolissime nel merito: e mi chiedo se tale accanimento (la creazione di un blog apposito; il montaggio di filmati...) mi ricordi più quello di uno stalker nei confronti della sua preda o quello dei travagli che attaccano Berlusconi anche per il colore del fondotinta, perdendo di vista la sua linea politica.
Non voglio entrare ulteriormente nel merito della questione: mi basta rimandarvi al post del Post, se già non lo conoscete (per quanto mi concerne: hat tip Mantellini) e al lungo apparato di commenti ivi in calce, dove ciascuno può trovare l'idea a lui preferita.

Vorrei però commentare più approfonditamente due questioni che hanno implicazioni generali e vanno al di là del singolo caso. Parto da un postulato: vale a dire che la gran maggioranza di coloro che ora si scagliano contro il Luttazzi possa essere riferita ideologicamente a una certa area di pensiero che definiremo assai genericamente come "sinistra più o meno alternativa" e caratterizzata da una notevole dose di alfabetizzazione informatica (non dimentichiamo che tutta la vicenda, sia la denuncia che il proliferare di commenti, avviene in rete e solo successivamente è stata ripresa dalla stampa).
Parole d'ordine di quest'area di pensiero sono, fra altre, l'open source, il copyleft, l'opposizione ai meccanismi di controllo della rete proposti dai centri di potere, l'idea di una cultura e un giornalismo "dal basso", la condanna dei sistemi di controllo del sapere (DRM) implementati a scopo di lucro dalle grandi multinazionali dell'intrattenimento. Vi è poi una condiscendenza, o addirittura un dichiarato supporto anche ideologico, nei confronti di fenomeni ai margini della legalità quali lo scarico dalla rete di materiali, anche protetti da copyright, che si traduce sia in una simpatia verso enti che si propongono di favorire il più possibile la condivisione (EFF, partito pirata, The Pirate Bay) sia in una fiera opposizione alle iniziative legislative che vanno in senso ulteriormente restrittivo (HADOPI; Decreto Pisanu).
Bene, quello che mi chiedo è: se questa analisi è vera, come caspita è possibile che costoro siano quelli che mettono in croce Luttazzi perché ha portato in Italia le battute altrui? No, dico: uno si scarica in rete tutto West Wing e tutto Lost senza fare un plissé, e poi s'indigna e alza roghi perché un suo beneamino ha tradotto cose che altrimenti non sarebbero mai arrivate qui.
C'è una logica perversa dietro questo comportamento, o sono io che vaneggio tra i fumi della codeina? E, mi chiedo altresì, il bel tomo che, montando spezzoni, ha speso un gran tempo che avrebbe potuto utilmente utilizzare per cercarsi una fidanzata, come ha ottenuto i materiali USA? Li ha acquistati (insieme ai diritti di diffusione) o li ha semplicemente scaricati con eMule?
Perché, vedete, quando uno fa il Saint-Just dev'essere coerente con se stesso fino alla maniacalità, e avere come unico amico l'Incorruttibile. Non si può fare Saint-Just di giorno e la sera andare a bere un bicchiere con Danton.

Si tratta di un argomento ad hominem, certo. Ma in tutta questa polemica sono venuti fuori quasi solo argomenti di questo tipo: quando uno taglia la testa al toro dicendo che comunque Luttazzi non fa ridere, o che gli originali in inglese sono assai più divertenti, non sta minimamente entrando nel merito della discussione sull'arte e sulla sua replicabilità o derivabilità: sta semplicemente piazzando un fumogeno o, semplicemente, sta cercando di far vedere quanto è figo lui, che anziché Paperissima si vede tutto il Larry King Live in originale.
Già: perché in Italia ci saranno qualche decina di migliaia di persone in tutto, in grado di seguire uno spettacolo comico americano in originale: epperò nei commenti in rete sembra che la stragrande maggioranza delle persone non faccia altro tutto il dì (il che, per inciso, darebbe una chiave di lettura al fatto che l'Innominabile abbia potuto affermare che la vittoria di Obama alle presidenziali sia stata un successo del PD).

Veniamo all'altra questione, che banalmente potremmo sintetizzare "una volta nella polvere, una volta sull'altar".
Ci avete -anzi ci siamo- smarronati per anni nella difesa delle vittime dell'Editto bulgaro (che, se non rammentate, erano Biagi, Santoro e Luttazzi). Biagi è morto, pace all'anima sua: e secondo me di crepacuore per i pranzi di Natale in cui era costretto a dividere il panettone con Feltri. Santoro e Luttazzi, campioni di un antiberlusconismo che a me non piace ma del quale riconosco una certa efficacia, sono arrivati fin qui e di colpo, nel giro di due mesi, uno perde la faccia per aver trattato una cospicua buonuscita con i vertici di una Rai che lo isola e lo fa lavorare solo in forza di una sentenza; l'altro si trova improvvisamente trasformato da accusatore ad accusato, e poco ci manca che venga spedito a Reading per due battute.
Non vi pare un po' strano tutto ciò? Non vi pare una coincidenza un po' sospetta, specie in un momento in cui il Cavaliere ha un disperato bisogno di compattare le sue truppe contro le fronde interne?

Mi rivolgo direttamente a coloro che in questi giorni hanno attaccato Luttazzi: gli altri possono anche risparmiarsi di leggere oltre.
Vi invito a pensarci bene: Berlusconi è in crisi e due dei suoi principali sbeffeggiatori vengono sputtanati, nel giro di un mese, e perdono la faccia o gran parte della medesima. Uno per effetto di un'offerta che non si può rifiutare fatta dalla RAI, che obbedisce a Berlusconi; l'altro per effetto di una serie di video anonimi che lo mettono in croce dal punto di vista artistico senza contradditorio.
Non vi dice qualcosa tutto ciò? Pensateci un attimo e vedete se la pensate come me
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Ecco: io penso che se adesso vi siete bevuti anche la storia del complotto di Berlusconi ai danni di Luttazzi, e magari avete cambiato di nuovo idea, siete peggio che banderuole al vento: siete inguaribilmente cretini.

giovedì 10 giugno 2010

Pensarla come Milly Carlucci

Datoche in passato mi è capitato d'esser d'accordo con Gasparri, non mi sono stupito più di tanto oggi nell'accorgermi di pensarla come la sorella bella dell'onorevole dalle grandi labbra: va bene mettere nei titoli di coda gli stipendi dei presentatori della RAI: ma a patto che si quantifichi anche i soldi che ciascuna trasmissione porta nelle casse dell'azienda.
Forse così non avremmo avuto i Socci, i Paragone, e via discorrendo.

Daniele, passa il compito.

Ma, mi chiedo, saranno davvero tanti quelli che si scandalizzano per il fatto che Daniele Luttazzi ha portato in Italia battute dall'estero? O è solo una vicenda amplificata a dismisura dalla stampa?
E comunque, anche ammettendo che ci siano migliaia di fan delusi, mi chiedo: saranno mica gli stessi che tempo fa hanno comprato Io Canto di Laura Pausini? (non voglio neppure mettere in conto che qualcuno di quei poveretti possa aver acquistato The Seeger Sessions)

mercoledì 9 giugno 2010

Non ne capisco abbastanza

Dunque, la Corte di giustizia europea dice in una sentenza secondo la quale "Mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE.".
Il Governo dice che la Corte ha detto che l'Italia deve innalzare l'età pensionabile per le donne a 65 anni. Il che è una fallacia logica, dato che la corte non si è riferita a tutte le donne, e ha detto che i trattamenti vanno parificati, ma non in che direzione.
Ora, a distanza di due anni, vien fuori che il disegno del Governo per ottemperare agli obblighi della sentenza è quello di innalzare l'età pensionabile per tutti a 70 anni.
Io il passaggio logico non lo capisco proprio. Voi sì?

martedì 8 giugno 2010

Sindrome cinese

Questo film parla di una bella signora che vorrebbe fare la giornalista di cose serie, e avrebbe anche per le mani uno scoop che andrebbe ad infastidire dei pezzi grossi. Però il direttore del telegiornale per cui lavora le fa fare solo i servizi su agenzie di recapito di auguri cantati, compleanni di tigri allo zoo, palloni aerostatici che si posano su roulottes.
Sindrome cinese è un film del 1979, e come ben vedete è molto datato: queste cose al giorno d'oggi non succedono più.

Potere è volere

Prima regola del Project Manager: non esistono obiettivi impossibili da raggiungere: con una sufficiente dose di motivazione si può riuscire anche in imprese apparentemente impossibili.
(fattispecie in tema di apertura di una bottiglia di Marzemino con una mano sola)

Una leggenda dura a morire

Merita di essere segnalata, questa prima pagina del corriere on line, che dice che la rapitrice del piccolo non è di etnia rom, come invece ci era stato detto ieri, bensì italianissima.
Ma se andate a vedere in basso, ecco il rimando a un'altra notizia: quella del tentato rapimento di un altro bambino. Da parte di chi? Ma da parte di altri zingari, naturalmente!
Mi chiedo se il senso della vergogna e del ridicolo sia completamente perduto, da parte di certa stampa.

lunedì 7 giugno 2010

aggiornamento

tanto perché non avrei di meglio da fare*, segnalo agli affezionati lettori che è arrivato il referto del radiologo, e mi sono rotto un pezzetto del radio (per l'appunto) e una costola.
Fa un male cane, la costola rotta: sapevatelo.
Nel frattempo ho ricevuto tantissime manifestazioni d'affetto da parte degli amici di FF, ivi compresa una consulenza privata del Radiologo Massimo. Colgo l'occasione per ringraziare ancora tutti: so cose che non fanno quarire ma ti fanno sentire un po' meglio.

* in effetti dovrei andare un po' nel luogo comodo, ma non ci riesco.

domenica 6 giugno 2010

cose che capitano

Se avessi la disponibilità di ambo le mani, fossi seduto a una scrivania e vedessi la tastiera dall'alto, potrei anche parlare del fatto che proprio ieri mattina riflettevo sul fatto che andare in giro in bici senza casco a milano è un po' una cazzata.
Però malgrado ciò la testa è l'unica cosa che non mi si è fatta niente :-)

martedì 1 giugno 2010

Combattiamo lo spam /3

Spettabile
Confederazione Generale Italiana del Lavoro
fax n. 06.XXXXXX

e p.c. Onorevole Autorità Garante per la protezione dei dati personali
fax 06.XXXXXX


Richiesta di accesso ai dati ex art. 7 D.Lgs. 196/2003

Egregi signori,
questa mattina, mentre godevo degli ultimi istanti di sonno prima di affrontare una giornata di duro lavoro, sono stato ridestato da un SMS recapitato sul mio terminale telefonico, apparentemente riveniente da "CGILnews" e recante il seguente testo: «2 Giugno per la Costituzione Manifestazione Nazionale ore 14 Porta Venezia a Milano con CGIL ACLI ANPI ARCI e altre associazioni, conclude G.Epifani.»
Ben potete immaginare lo stato d'ansia nel quale ora mi trovo: dovrò ricevere altrettanti messaggi anche da Acli, Anpi, Arci e, soprattutto, quante diavolo saranno quelle "altre associazioni"? E ciascuna di esse si sentirà legittimata a notiziarmi della sua presenza alla manifestazione, o forse tra di voi avete raggiunto un accordo per spartirvi le utenze nazionali, e assicurare che al povero titolare di un'utenza telefonica mobile siano rimestati i cabasisi una e una sola volta?
Più in generale, mi piacerebbe chiedere a quel sedicente comunicatore, che ha avuto la brillante idea di inviare il messaggio, quanto segue: A) pensa davvero egli che io, iscritto da quasi vent'anni alla CGIL, abbia difficoltà a rammentare che il 2 giugno si celebra la festa della Repubblica? B) crede davvero che un iscritto al sindacato non sappia che in tale occasione si svolgerà a Milano la manifestazione nazionale? C) crede egli che, qualora io, vivendo nella più abbruttente ignoranza, non fossi già a conoscenza dei due fatti sopra indicati, me ne potrebbe lontanamente fregare qualche cosa dei medesimi?
E, soprattutto: D) crede inoltre egli che qualunque anima candida abbia il diritto di svegliare un lavoratore nel pieno del suo sonno per comunicargli la prima bagattella che egli ritenga di una qual certa importanza? Perché se così fosse, allora vi intimo di comunicarmi subito i numeri personali del Segretario Generale Epifani e di tutti i componenti della segreteria. Dacché, vedete, tra poco il mio figliuolo riceverà la pagella, e i suoi voti sono per me così importanti che sento il bisogno, e il diritto, di comunicarli via SMS a tutta la Direzione del sindacato. Meglio se di notte.
Ma non credo che accondiscenderete a questa mia richiesta. E allora ai sensi dell'art. 7 D.Lgs. 196/2003 vi intimo di comunicarmi in forma intelligibile se nei vostri archivi siano presenti dati personali che mi riguardano, e in particolare se sia presente il mio numero di cellulare XXXXXXX. Ai sensi del comma 3 del medesimo articolo vi intimo di procedere senza indugio alla cancellazione del medesimo numero telefonico da qualunque base di dati, e in forza del comma 4 vi notifico formalmente la mia opposizione a qualunque ulteriore trattamento di tale dato.
Vi comunico inoltre che qualora in un futuro sia pur lontano dovessi ricevere sul mio cellulare un qualsiasi messaggio riveniente dalla Vostra organizzazione e che non abbia io preventivamente ed espressamente richiesto, avvierò presso l'Autorità Garante per la riservatezza dei dati personali il procedimento di reclamo previsto dagli artt. 142 ss. D.Lgs. 196/2003.
Distinti saluti.

 

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