«Una parte di moderati, non andando a votare, ha deciso di dare il via libera a un sindaco rifondatore comunista, Pisapia, già amico di terroristi prima e centri sociali poi. [...] noi continuiamo a non capire e a ritenerlo più semplicemente una grande, enorme stronzata. Confortati in questo giudizio dalla prima dichiarazione di Vendola, padrino di Pisapia, sulla vittoria di Milano: "Abbiamo liberato la città, ringraziamo i fratelli rom". Ma parla per te, gli sfruttatori di bambini e scippatori di vecchiette saranno fratelli tuoi, io resto dell’idea che prima li mandiamo via dalle nostre città meglio è per tutti.»
martedì 31 maggio 2011
Stile
Non si può dire che Zio Tibia l'abbia presa bene:
Mi si nota di più se
E' passato il tempo in cui il problema era se andare alla festa e rintanarsi in un angolo senza parlare con nessuno e magari spararsi una lacrimuccia al primo lento, o invece non andarci affatto.
Ci siamo mitridatizzati contro queste tattiche, e ora bisogna alzare l'asticella: per attirare l'attenzione, per farsi notare anche nel momento in cui tutti gli sguardi sono rivolti dalla parte sbagliata (cioè dalla parte dove le cose stanno veramente accadendo), l'unica è quella di scrivere qualche sciocchezza o qualche sesquipedale stronzata. E, se si è dei veri cretini dentro, si deve perfino avere il coraggio di confermare la stronzata al di là di ogni possibile logica.
Ci siamo mitridatizzati contro queste tattiche, e ora bisogna alzare l'asticella: per attirare l'attenzione, per farsi notare anche nel momento in cui tutti gli sguardi sono rivolti dalla parte sbagliata (cioè dalla parte dove le cose stanno veramente accadendo), l'unica è quella di scrivere qualche sciocchezza o qualche sesquipedale stronzata. E, se si è dei veri cretini dentro, si deve perfino avere il coraggio di confermare la stronzata al di là di ogni possibile logica.
lunedì 30 maggio 2011
Elogio delle primarie
Il brillante risultato conseguito da Giuliano Pisapia a Milano dimostra che il metodo delle primarie funziona. Non solo consente di scegliere un candidato vincente, ma ha anche l'effetto di aggregare i consensi attorno alla sua figura, e creare così una coalizione di cittadini e militanti in grado di sbaragliare la propaganda e le falsità degli avversari.
ecco, questa è la dichiarazione che verrebbe spontanea dopo aver sofferto così tanto nell'attesa di questa vittoria. e sono cose che hanno detto molti, a cominciare da nichi vendola che in piazza del duomo ha voluto mettere il suo cappello, o perlomeno imporre una mano taumaturgica, sulla testa del nuovo sindaco. io ho già detto molte volte che la coerenza è il valore principale dell'agire politico: il che non vuol dire che uno non possa cambiare idea (solo gli scemi continuano a credere alle loro idee sbagliate), ma che lo deve fare per convinzione nata da una seria analisi, non per la mera contingenza di un successo, che peraltro segue molte sconfitte.
ed è per questo che io una dichiarazione così non la faccio: resto fermamente convinto che le primarie non solo non siano la panacea di tutti i mali, ma che oltretutto siano profondamente sbagliate. Possono servire forse in questo momento storico per supplire all'immobilismo delle segreterie partitiche e alla mancanza di contatto della politica con la società degli elettori, ma comunque sono un palliativo.
sono i soggetti politici, e in particolare i partiti, quelli che devono riprendere il contatto con la società: e non possono limitarsi a delegare ad essa la scelta di un campione, ma devono invece agire sul territorio, aprire sedi, ascoltare i desideri e i bisogni degli elettori costantemente, non una volta ogni due, tre o cinque anni.
delegare la creazione di un programma politico al campione scelto nei gazebo ci ha portato a vincere oggi, ma guai a credere che sia una soluzione ai problemi che abbiamo. guai a pensare che questa vittoria possa essere replicata su scala nazionale senza una enorme quantità di sangue, sudore e lacrime.
andare al gazebo non fa sanguinare, non fa piangere e, salvo che a ferragosto, non fa neppure sudare.
ecco, questa è la dichiarazione che verrebbe spontanea dopo aver sofferto così tanto nell'attesa di questa vittoria. e sono cose che hanno detto molti, a cominciare da nichi vendola che in piazza del duomo ha voluto mettere il suo cappello, o perlomeno imporre una mano taumaturgica, sulla testa del nuovo sindaco. io ho già detto molte volte che la coerenza è il valore principale dell'agire politico: il che non vuol dire che uno non possa cambiare idea (solo gli scemi continuano a credere alle loro idee sbagliate), ma che lo deve fare per convinzione nata da una seria analisi, non per la mera contingenza di un successo, che peraltro segue molte sconfitte.
ed è per questo che io una dichiarazione così non la faccio: resto fermamente convinto che le primarie non solo non siano la panacea di tutti i mali, ma che oltretutto siano profondamente sbagliate. Possono servire forse in questo momento storico per supplire all'immobilismo delle segreterie partitiche e alla mancanza di contatto della politica con la società degli elettori, ma comunque sono un palliativo.
sono i soggetti politici, e in particolare i partiti, quelli che devono riprendere il contatto con la società: e non possono limitarsi a delegare ad essa la scelta di un campione, ma devono invece agire sul territorio, aprire sedi, ascoltare i desideri e i bisogni degli elettori costantemente, non una volta ogni due, tre o cinque anni.
delegare la creazione di un programma politico al campione scelto nei gazebo ci ha portato a vincere oggi, ma guai a credere che sia una soluzione ai problemi che abbiamo. guai a pensare che questa vittoria possa essere replicata su scala nazionale senza una enorme quantità di sangue, sudore e lacrime.
andare al gazebo non fa sanguinare, non fa piangere e, salvo che a ferragosto, non fa neppure sudare.
Più uno
Quando, poco fa, mi sono accorto di dover partecipare a una riunione fra banche che si terrà alle 15:30 di oggi e che probabilmente durerà fino alle 17, mi sono incazzato come una belva.
Poi ci ho pensato su, e mi sono reso conto che modo migliore per far passare l'attesa non ci poteva essere: entrerò in riunione con i risultati degli exit pool, cioè fuffa, e ne uscirò con il nome del vincitore già noto.
Poi ci ho pensato su, e mi sono reso conto che modo migliore per far passare l'attesa non ci poteva essere: entrerò in riunione con i risultati degli exit pool, cioè fuffa, e ne uscirò con il nome del vincitore già noto.
domenica 29 maggio 2011
Zero
Il succo del post che avevo scritto ieri e il cui titolo era padroni in casa propria, Letizia Moratti l'ha dimostrato egregiamente un'altra, ennesima volta.
Accusare l'avversario di scorrettezza, rivolgersi perfino al Capo dello Stato per stigmatizzare una dichiarazione rilasciata non sui temi elettorali bensì sull'omicidio di un giornalista; e allo stesso tempo violare la stessa legge che si era accusato l'avversario di aver violato, partecipando a visite e indirizzi di saluto presso una sede della Massoneria e presso una parrocchia i cui parrocchiani per fortuna hanno sfanculato l'intervenuta.
Per questi politicanti sedicenti liberali le leggi non sono il quadro di regole nel quale devono muoversi tutti, da qualunque parte stiano. Per questi politicanti sedicenti liberali le leggi sono uno strumento che può e deve essere piegato e distorto, per servire la propria causa e fregare l'avversario.
ciò di cui Letizia Moratti e i suoi suggeritori non si sono accorti è che a un tratto i cittadini si sono identificati con l'avversario: hanno capito che in una società nella quale l'unica regola è che chi ha vinto può far quello che vuole non c'è più garanzia per nessuno.
Il contratto sociale che sta alla base delle società civili in fondo è assai semplice: ciascuno rinuncia ad usare la forza per regalare le proprie dispute private, demandando a un ente superiore l'uso della forza contro chi non rispetta le regole date.
Tentare di fregare il proprio avversario, si chiami esso Matteotti o Pisapia, può funzionare per un po' di tempo o anche per un bel po' di tempo; ma alla fin fine i nodi vengono al pettine, e anche il salumiere all'angolo si sente un po' Matteotti.
Letizia Moratti ha trattato il Comune di Milano come cosa propria: il suo primo atto è stato quello di congedare tanti capaci funzionari pubblici, rei solo di non essere pronti ad obbedire ciecamente, e di prendere al loro posto una messe di consulenti strapagati e di dubbia capacità, il cui unico merito era la fedeltà alla padrona di casa.
I milanesi hanno capito che alla guida della città debbono esserci dei tecnici e non dei maggiordomi? Io credo di sì; tra ventiquattr'ore lo sapremo tutti.
Accusare l'avversario di scorrettezza, rivolgersi perfino al Capo dello Stato per stigmatizzare una dichiarazione rilasciata non sui temi elettorali bensì sull'omicidio di un giornalista; e allo stesso tempo violare la stessa legge che si era accusato l'avversario di aver violato, partecipando a visite e indirizzi di saluto presso una sede della Massoneria e presso una parrocchia i cui parrocchiani per fortuna hanno sfanculato l'intervenuta.
Per questi politicanti sedicenti liberali le leggi non sono il quadro di regole nel quale devono muoversi tutti, da qualunque parte stiano. Per questi politicanti sedicenti liberali le leggi sono uno strumento che può e deve essere piegato e distorto, per servire la propria causa e fregare l'avversario.
ciò di cui Letizia Moratti e i suoi suggeritori non si sono accorti è che a un tratto i cittadini si sono identificati con l'avversario: hanno capito che in una società nella quale l'unica regola è che chi ha vinto può far quello che vuole non c'è più garanzia per nessuno.
Il contratto sociale che sta alla base delle società civili in fondo è assai semplice: ciascuno rinuncia ad usare la forza per regalare le proprie dispute private, demandando a un ente superiore l'uso della forza contro chi non rispetta le regole date.
Tentare di fregare il proprio avversario, si chiami esso Matteotti o Pisapia, può funzionare per un po' di tempo o anche per un bel po' di tempo; ma alla fin fine i nodi vengono al pettine, e anche il salumiere all'angolo si sente un po' Matteotti.
Letizia Moratti ha trattato il Comune di Milano come cosa propria: il suo primo atto è stato quello di congedare tanti capaci funzionari pubblici, rei solo di non essere pronti ad obbedire ciecamente, e di prendere al loro posto una messe di consulenti strapagati e di dubbia capacità, il cui unico merito era la fedeltà alla padrona di casa.
I milanesi hanno capito che alla guida della città debbono esserci dei tecnici e non dei maggiordomi? Io credo di sì; tra ventiquattr'ore lo sapremo tutti.
sabato 28 maggio 2011
Cara, ho perso il bambino
Riprendo oggi questo post di Layos, che commentava la tragica morte della bambina dimenticata in un parcheggio dal padre. Avrei voluto commentarlo già allora, ma poi me ne è passata la voglia: ho distolto lo sguardo, proprio come dichiara di fare Guido davanti al telegiornale.
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
Padroni a casa propria (meno uno)
Io il post l'ho scritto, poi l'ho cancellato e riscritto, e poi me lo sono girato sul video varie volte.
Ed era anche un bel post, ve lo assicuro.
Poi mi sono detto che un po' di scaramanzia ci vuole, e che sabato c'è il silenzio preelettorale: e quindi del post ci lascio solo il titolo.
Ed era anche un bel post, ve lo assicuro.
Poi mi sono detto che un po' di scaramanzia ci vuole, e che sabato c'è il silenzio preelettorale: e quindi del post ci lascio solo il titolo.
venerdì 27 maggio 2011
Sì, viaggiare (meno due)
Certo non si può dire che la Signora Letizia Brichetto Arnaboldi cgt. Moratti abbia la fortuna dalla sua.
La buca data da Gigi d'Alessio al concerto di ieri sera resterà epica per il clamore avuto sulla stampa: non certo per la delusione del pubblico, atteso che ieri sera sono passato verso le nove in Piazza del Duomo e c'erano poche anime in più di quelle che si erano convocate venerdì scorso per ballare il flamenco e suonare le nacchere.
Ma ancor maggiore la sfiga dell'ennesimo fermo della metropolitana, proprio l'ultimo giorno lavorativo prima del ballottaggio. Vediamo il perché.
Il servizio pubblico di trasporti di Milano era, fino a non moltissimo tempo fa, tra i migliori che si potessero desiderare. Mezzi un po' moderni e un po' vecchiotti ma ottimamente manutenuti, capillarità delle fermate, puntualità e frequenza delle corse erano caratteristiche scontate. Milano, per dire, fu la prima città -andavo credo, alle elementari- a introdurre il biglietto orario, il che consentiva di sfruttare la struttura urbana radiale consentendo di arrivare in qualunque zona con un semplice cambio di mezzo in centro o in uno degli anelli di circonvallazione. Ciò consentiva di ridurre il numero di linee, aumentando al contempo le frequenze per far sì che il cambio non risultasse oneroso in termini d'attesa alla fermata.
Oggi l'Azienda Trasporti Milanesi non è neppure una pallida imitazione di quel che fu un tempo. Le corse si sono via via svaporate, tanto che la sera (la sera, non la notte: la sera, le 21 insomma) anche i mezzi principali hanno frequenze intorno ai venti minuti. Dato che la struttura della rete è rimasta concettualmente immutata, prevedendo che la capillarità avvenga mediante il cambio di mezzo, questo significa che chi si deve recare in due punti della città non serviti dallo stesso mezzo deve mettere in conto quaranta minuti di possibile attesa, oltre il tempo di viaggio.
Sono poi divenuti frequenti le corse fantasma: corse che vengono annunciate dalla palina "intelligente" che dovrebbe dirti quando passerà l'agognato mezzo. Il problema è che a un certo punto la palina ti dice "guarda, sta passando il tram, salici sopra", ma davanti a te non c'è nessun cazzo di tram: la palina "intelligente" si limita a tramandarti il mito di una corsa che in realtà è stata annullata perché l'autista si è sentito male (e non c'è sostituto), il bus ha bucato la gomma (e non c'è un bus di ricambio) o uno scambio si è bloccato.
Già: gli scambi. Perché a un certo punto, qualche anno fa, i tram hanno cominciato a deragliare con frequenza settimanale o quasi.
D-E-R-A-G-L-I-A-R-E. Avete presente cos'è il deragliamento di un treno? Non è che se ne senta parlare spessissimo, vero? Ecco: immaginate una città dove ogni settimana deraglia un tram, che concettualmente non è dissimile da un treno. Ci dev'essere qualcosa che non funziona nel materiale rotabile: anche perché un treno deraglia quando prende una curva a 180 all'ora, ma un tram quelle velocità non le immagina neppure: arriva verso i 50; 70 giusto giusto quando si lancia in via dei Rospigliosi.
Ma no, la colpa di tutti questi deragliamenti è sempre ricaduta sull'errore umano. Come se i tranvieri si fossero divertiti a stressare la manetta di comando per vedere se riuscivano a sbattere un pezzo di ferro di qualche decina di tonnellate fuori dalla propria sede; e tutto questo senza che i passeggeri se ne accorgessero. Anche un grillino capirebbe che c'è qualcosa che non funziona, e che se i mezzi si rompono, i tram escono dai binari e i motori delle filovie saltano, allora probabilmente il problema è di manutenzione.
E non è da dire che non ci siano i soldi per farla, la manutenzione. I dati di EBIT (utile prima delle imposte) parlano chiaro: 18,6 mil. nel 2007; 21,1 mil. nel 2008; 23 mil. nel 2009.
Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati per riparare scambi vetusti, quale quello di Piazza De Angeli che per mesi (MESI) è stato rotto, obbligando il conducente a scendere a manovrarlo con il cacciavitone, proprio come si faceva quando andavo alle elementari. Soldi che invece sono andati altrove: a finanziare il Comune di Milano, che ne aveva disperato bisogno.
Vero è che l'amministrazione di Letizia Moratti non ha introdotto alcuna addizionale IRPEF; in compenso la stessa amministrazione ha talmente degradato la qualità del servizio pubblico di trasporto che una larga fetta della cittadinanza ha, semplicemente, smesso di usarlo.
Sono oramai anni che io mi muovo solo in bicicletta: e non l'ho fatto certo perché si tratta di una scelta salutistica (con l'aria che si respira...) o peggio ideologica, come quei dementi figli di papà che il giovedì sera scampanellano beati e il giorno dopo vanno a lavorare in Smart. No: io mi muovo in bicicletta perché è l'unico mezzo che mi garantisca di giungere al lavoro in un tempo ragionevole e non mi faccia rischiare di dover tornare a piedi una volta alla settimana, come mi accadeva quando andavo in metropolitana.
Purtroppo per loro, non tutti possono andare in bici: chi non ha più l'età, chi è troppo pigro, chi deve portare cose pesanti, chi abita in zone che lo costringerebbero a estenuanti sfracassamenti di emorroidi sul pavé più sconnesso del mondo. Tutti costoro o prendono il mezzo pubblico, e quindi bestemmiano con frequenza degna di miglior causa, o vanno in centro in auto (tanto l'Ecopass non lo paga praticamente più nessuno tra coloro che hanno una macchina a benzina, e pure moltissimi diesel sono ormai esenti), ingolfando una città che ha ancora una struttura viaria angusta ed è priva dei parcheggi che sarebbero necessari per affrontare un traffico così.
Ben venga, quindi, l'ennesimo fermo del metrò di questo venerdì preelettorale, che magari avrà fatto sfracassare i marroni a qualche indeciso, che tra il rischio di trovarsi in Comune un pericoloso radicale amico di froci e infedeli, e la certezza di altri cinque anni ad attendere l'ennesimo vagone fantasma, deciderà che in fondo a lui froci e infedeli danno meno fastidio del fetore di duecento corpi accatastati in un vagone passato con venti minuti di ritardo.
La buca data da Gigi d'Alessio al concerto di ieri sera resterà epica per il clamore avuto sulla stampa: non certo per la delusione del pubblico, atteso che ieri sera sono passato verso le nove in Piazza del Duomo e c'erano poche anime in più di quelle che si erano convocate venerdì scorso per ballare il flamenco e suonare le nacchere.
Ma ancor maggiore la sfiga dell'ennesimo fermo della metropolitana, proprio l'ultimo giorno lavorativo prima del ballottaggio. Vediamo il perché.
Il servizio pubblico di trasporti di Milano era, fino a non moltissimo tempo fa, tra i migliori che si potessero desiderare. Mezzi un po' moderni e un po' vecchiotti ma ottimamente manutenuti, capillarità delle fermate, puntualità e frequenza delle corse erano caratteristiche scontate. Milano, per dire, fu la prima città -andavo credo, alle elementari- a introdurre il biglietto orario, il che consentiva di sfruttare la struttura urbana radiale consentendo di arrivare in qualunque zona con un semplice cambio di mezzo in centro o in uno degli anelli di circonvallazione. Ciò consentiva di ridurre il numero di linee, aumentando al contempo le frequenze per far sì che il cambio non risultasse oneroso in termini d'attesa alla fermata.
Oggi l'Azienda Trasporti Milanesi non è neppure una pallida imitazione di quel che fu un tempo. Le corse si sono via via svaporate, tanto che la sera (la sera, non la notte: la sera, le 21 insomma) anche i mezzi principali hanno frequenze intorno ai venti minuti. Dato che la struttura della rete è rimasta concettualmente immutata, prevedendo che la capillarità avvenga mediante il cambio di mezzo, questo significa che chi si deve recare in due punti della città non serviti dallo stesso mezzo deve mettere in conto quaranta minuti di possibile attesa, oltre il tempo di viaggio.
Sono poi divenuti frequenti le corse fantasma: corse che vengono annunciate dalla palina "intelligente" che dovrebbe dirti quando passerà l'agognato mezzo. Il problema è che a un certo punto la palina ti dice "guarda, sta passando il tram, salici sopra", ma davanti a te non c'è nessun cazzo di tram: la palina "intelligente" si limita a tramandarti il mito di una corsa che in realtà è stata annullata perché l'autista si è sentito male (e non c'è sostituto), il bus ha bucato la gomma (e non c'è un bus di ricambio) o uno scambio si è bloccato.
Già: gli scambi. Perché a un certo punto, qualche anno fa, i tram hanno cominciato a deragliare con frequenza settimanale o quasi.
D-E-R-A-G-L-I-A-R-E. Avete presente cos'è il deragliamento di un treno? Non è che se ne senta parlare spessissimo, vero? Ecco: immaginate una città dove ogni settimana deraglia un tram, che concettualmente non è dissimile da un treno. Ci dev'essere qualcosa che non funziona nel materiale rotabile: anche perché un treno deraglia quando prende una curva a 180 all'ora, ma un tram quelle velocità non le immagina neppure: arriva verso i 50; 70 giusto giusto quando si lancia in via dei Rospigliosi.
Ma no, la colpa di tutti questi deragliamenti è sempre ricaduta sull'errore umano. Come se i tranvieri si fossero divertiti a stressare la manetta di comando per vedere se riuscivano a sbattere un pezzo di ferro di qualche decina di tonnellate fuori dalla propria sede; e tutto questo senza che i passeggeri se ne accorgessero. Anche un grillino capirebbe che c'è qualcosa che non funziona, e che se i mezzi si rompono, i tram escono dai binari e i motori delle filovie saltano, allora probabilmente il problema è di manutenzione.
E non è da dire che non ci siano i soldi per farla, la manutenzione. I dati di EBIT (utile prima delle imposte) parlano chiaro: 18,6 mil. nel 2007; 21,1 mil. nel 2008; 23 mil. nel 2009.
Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati per riparare scambi vetusti, quale quello di Piazza De Angeli che per mesi (MESI) è stato rotto, obbligando il conducente a scendere a manovrarlo con il cacciavitone, proprio come si faceva quando andavo alle elementari. Soldi che invece sono andati altrove: a finanziare il Comune di Milano, che ne aveva disperato bisogno.
Vero è che l'amministrazione di Letizia Moratti non ha introdotto alcuna addizionale IRPEF; in compenso la stessa amministrazione ha talmente degradato la qualità del servizio pubblico di trasporto che una larga fetta della cittadinanza ha, semplicemente, smesso di usarlo.
Sono oramai anni che io mi muovo solo in bicicletta: e non l'ho fatto certo perché si tratta di una scelta salutistica (con l'aria che si respira...) o peggio ideologica, come quei dementi figli di papà che il giovedì sera scampanellano beati e il giorno dopo vanno a lavorare in Smart. No: io mi muovo in bicicletta perché è l'unico mezzo che mi garantisca di giungere al lavoro in un tempo ragionevole e non mi faccia rischiare di dover tornare a piedi una volta alla settimana, come mi accadeva quando andavo in metropolitana.
Purtroppo per loro, non tutti possono andare in bici: chi non ha più l'età, chi è troppo pigro, chi deve portare cose pesanti, chi abita in zone che lo costringerebbero a estenuanti sfracassamenti di emorroidi sul pavé più sconnesso del mondo. Tutti costoro o prendono il mezzo pubblico, e quindi bestemmiano con frequenza degna di miglior causa, o vanno in centro in auto (tanto l'Ecopass non lo paga praticamente più nessuno tra coloro che hanno una macchina a benzina, e pure moltissimi diesel sono ormai esenti), ingolfando una città che ha ancora una struttura viaria angusta ed è priva dei parcheggi che sarebbero necessari per affrontare un traffico così.
Ben venga, quindi, l'ennesimo fermo del metrò di questo venerdì preelettorale, che magari avrà fatto sfracassare i marroni a qualche indeciso, che tra il rischio di trovarsi in Comune un pericoloso radicale amico di froci e infedeli, e la certezza di altri cinque anni ad attendere l'ennesimo vagone fantasma, deciderà che in fondo a lui froci e infedeli danno meno fastidio del fetore di duecento corpi accatastati in un vagone passato con venti minuti di ritardo.
giovedì 26 maggio 2011
Meno tre
La città stamane non si è svegliata sotto una bianca coltre di neve.
Si è svegliata invece tappezzata di manifesti che ritraggono la coppia Letizia Moratti - Gabriele Albertini che si tengono l'un l'altro alte le braccia inneggiando alla futura vittoria.
Gabriele Albertini, ex sindaco di questa sfortunata città, è la persona che secondo quanto affermato in un'intervista da un noto filosofo, anche lui ex sindaco di una importante città del Nord, avrebbe dovuto fare il campione del centrosinistra al posto di Pisapia, perché così si sarebbe vinto al primo turno.
Questa straordinaria capacità di non farsi i cazzi propri da parte degli esponenti della cosiddetta Società Civile continua a lasciarmi basito: credo che un po' la mancanza di introspettività del filosofo possa essere dovuta alla sua fama, al fatto di essere ubiquitariamente riconosciuto come un bell'uomo, e di cultura. Forse anche al fatto che, come affermano un po' tutti, anche se nessuno che io sappia ne ha portato le prove provate, egli si faceva anche staccare dei gran pompini da una bella donna, e ricca per di più.
In questa condizione personale è comprensibile che uno perda un po' di contatto con la realtà (anche se può esser rischioso: se ti trombi la moglie di uno che va in giro con le guardie armate è comunque sempre meglio avere il sonno leggero), e quindi abbiamo già perdonato la sparata di qualche giorno fa, attribuendone la responsabilità all'acidità di stomaco generata dalla rovinosa prova del candidato proposto dal filosofo: quel Manfredi Palmeri che deve aver dilapidato cinque o sei patrimoni (tal quale l'omonimo nipote del Principe di Salina) per affiggere il suo faccione perfino nei più oscuri vicoli della città, raccattando in cambio qualche briciola di suffragi.
Mi aspetto però che, all'affacciarsi di questa nuova alleanza tra l'ex sindaco e la sindachessa uscente, il filosofo rilasci una dichiarazione pubblica. Una cosa con grandi paroloni, quali si conviene a un filosofo, ma il cui succo suoni più o meno così:
«sono un grandissimo pirla»
Si è svegliata invece tappezzata di manifesti che ritraggono la coppia Letizia Moratti - Gabriele Albertini che si tengono l'un l'altro alte le braccia inneggiando alla futura vittoria.
Gabriele Albertini, ex sindaco di questa sfortunata città, è la persona che secondo quanto affermato in un'intervista da un noto filosofo, anche lui ex sindaco di una importante città del Nord, avrebbe dovuto fare il campione del centrosinistra al posto di Pisapia, perché così si sarebbe vinto al primo turno.
Questa straordinaria capacità di non farsi i cazzi propri da parte degli esponenti della cosiddetta Società Civile continua a lasciarmi basito: credo che un po' la mancanza di introspettività del filosofo possa essere dovuta alla sua fama, al fatto di essere ubiquitariamente riconosciuto come un bell'uomo, e di cultura. Forse anche al fatto che, come affermano un po' tutti, anche se nessuno che io sappia ne ha portato le prove provate, egli si faceva anche staccare dei gran pompini da una bella donna, e ricca per di più.
In questa condizione personale è comprensibile che uno perda un po' di contatto con la realtà (anche se può esser rischioso: se ti trombi la moglie di uno che va in giro con le guardie armate è comunque sempre meglio avere il sonno leggero), e quindi abbiamo già perdonato la sparata di qualche giorno fa, attribuendone la responsabilità all'acidità di stomaco generata dalla rovinosa prova del candidato proposto dal filosofo: quel Manfredi Palmeri che deve aver dilapidato cinque o sei patrimoni (tal quale l'omonimo nipote del Principe di Salina) per affiggere il suo faccione perfino nei più oscuri vicoli della città, raccattando in cambio qualche briciola di suffragi.
Mi aspetto però che, all'affacciarsi di questa nuova alleanza tra l'ex sindaco e la sindachessa uscente, il filosofo rilasci una dichiarazione pubblica. Una cosa con grandi paroloni, quali si conviene a un filosofo, ma il cui succo suoni più o meno così:
«sono un grandissimo pirla»
mercoledì 25 maggio 2011
Meno quattro
Considerato che i sondaggi che girano in giro unanimamente dicono che a Milano vincerà Pisapia e a Napoli vincerà De Magistris, e preso atto negli scorsi anni (e pure nelle scorse settimane) dell'affidabilità che hanno i sondaggi che filtrano a pochi giorni dalle elezioni, comincio a sentire un brividino in fondo alla schiena.
Scemi e d(i)ritti
Qualcuno mi ha scritto ritenendo che il mio post relativo al branco di coglioni che si è autoconvocato in Piazza del Duomo credendo di essere a Madrid e di poter cambiare il mondo a suon di cinguetii fosse un po' troppo duro.
Ora che (hat tip Tamas) ho trovato un video dell'evento, e ho potuto constatare di persona la profondità dei contenuti ivi spesi, posso fare ammenda per non aver a suo tempo invocato le miniere di sale.
(anche per la crassissima ignoranza delle più elementari regole d'ortografia e di video editing)
Ora che (hat tip Tamas) ho trovato un video dell'evento, e ho potuto constatare di persona la profondità dei contenuti ivi spesi, posso fare ammenda per non aver a suo tempo invocato le miniere di sale.
(anche per la crassissima ignoranza delle più elementari regole d'ortografia e di video editing)
martedì 24 maggio 2011
Letizia Moratti risponde
Sul sito mirispondi.it cominciano ad arrivare le risposte alle domande che il popolo della Internet ha fatto a Letizia Moratti.
La sindaca deve aver capito che la strategia di far passare solo le domande agiografiche (tipo quelle di AlexMi) non paga, e ha cambiato registro, pubblicando qualche domanda vera.
Peccato che la uova strategia sia, ove possibile, ancor peggio della precedente.
Prendiamo la seguente domanda e la relativa risposta:
Né sulla questione delle moschee andiamo granché meglio:
In tema di piste ciclabili sembra che lo stagista di riferimento risenta della stanchezza e del caldo, dato che evidentemente riesce a concentrarsi esclusivamente sulle ultime quattro parole della domanda:
Sul tristo tema degli zingari la demagogia mostra un po' la corda, dato che dai numeri presentati sembrerebbe che se ci sono ancora gli zingari a Milano l'unica spiegazione sia che escono dalle fottute pareti:
La sindaca deve aver capito che la strategia di far passare solo le domande agiografiche (tipo quelle di AlexMi) non paga, e ha cambiato registro, pubblicando qualche domanda vera.
Peccato che la uova strategia sia, ove possibile, ancor peggio della precedente.
Prendiamo la seguente domanda e la relativa risposta:
Vorrei una risposta SERIA sulle sue ultime promesse (abolizione ecopass, sosta gratuita, condono sulle multe prese): dove si prenderebbero introiti per compensare? Nuove Tasse?E' un po' come se io chiedessi qual è l'articolo del Codice Civile che regola la rappresentazione e l'esaminato mi rispondesse: "192.168.1.101".
Le tasse comunali non sono state aumentate e non aumenteranno. In cinque anni abbiamo mantenuto le tariffe dei servizi più basse d’Europa e Milano, unico Comune in Italia, non ha mai applicato l’addizionale Irpef.
Questa stessa politica verrà applicata da noi nel prossimo mandato
Né sulla questione delle moschee andiamo granché meglio:
Se la moschea l’aveva già prevista, come mai gran parte della sua campagna elettorale si basa sul fatto che Pisapia vuole costruirla? non le pare un controsenso?
Dare la possibilità a tutte le religioni di avere luoghi di culto nelle varie zone della città non è lo stesso che progettare di realizzare una grande moschea.
Milano è pronta ad accogliere tutti, ma nel rispetto della propria identità.
In tema di piste ciclabili sembra che lo stagista di riferimento risenta della stanchezza e del caldo, dato che evidentemente riesce a concentrarsi esclusivamente sulle ultime quattro parole della domanda:
Le piste ciclabili sono poche e poco praticabili spesso per colpa degli automobilisti che ci parcheggiano sopra. Il Comune cosa farà nei prossimi 5 anni?
Negli ultimi tre anni abbiamo realizzato 15 km di piste ciclabili, passando da 85 km del 2006, a 100 km ed ora prevediamo di arrivare a 130 km. E’ partita la sperimentazione in zona Turro Giacosa, dei tratti ciclo/pedonali, che possono portare da casa in qualsiasi quartiere sugli assi di scorrimento verso il centro. Se i risultati della sperimentazione saranno positivi estenderemo il progetto in altri quartieri, sempre ascoltando le priorità dei cittadini.
Sul tristo tema degli zingari la demagogia mostra un po' la corda, dato che dai numeri presentati sembrerebbe che se ci sono ancora gli zingari a Milano l'unica spiegazione sia che escono dalle fottute pareti:
Perché non manda via gli zingari?Insomma: l'ennesimo #FAIL.
In questi anni il Comune di Milano, grazie alla Polizia Locale, ha effettuato quasi 500 sgomberi tra campi rom e case occupate abusivamente. Abbiamo smantellato il campo di Triboniano e nel solo 2010 abbiamo effettuato un intervento ogni due giorni. Il numero dei rom è calato dell’80 per cento il che significa che la strada intrapresa è quella giusta. L’obiettivo, però, è di chiudere tutti i campi nomadi abusivi.
Il venticinquesimo problema di Hilbert (meno cinque)
Questa qui sopra è l'immagine che campeggia sulla home page del sito di Letizia Moratti.
Questo qui sotto è il punto 6 del programma "Contro l'inquinamento" di Letizia Moratti, comodamente rinvenibile al seguente link
Mobilità sostenibile:
Questi qui sotto sono i manifesti fatti affiggere da Letizia Moratti durante la campagna per il ballottaggio.
Pochi lo sanno, ma in effetti Hilbert aveva preparato anche un venticinquesimo problema, ovvero:
«Sulla base delle osservazioni sperimentali sopra elencate, dimostrare che Letizia Moratti non è falsa e bugiarda»
Poi ritirò il problema, poco prima della pubblicazione della lista completa, perché ritenne che la sua soluzione non fosse alla portata dell'ingegno umano almeno fin verso al 2051.
aggiornamento Mi si fa notare che i problemi di Hilbert erano 23, ma secondo wikipedia ce ne fu anche un 24esimo, che non fu mai pubblicato. In effetti questo farebbe sì che il problema morattiano qui discoperto non sia il 25esimo, bensì il 24esimo a pari merito. Ma dato che del thieleiano se ne se da tempo, mentre del morattiano se ne sente parlare solo ora, credo che la definizione di 25esimo vada bene lo stesso.
Questo qui sotto è il punto 6 del programma "Contro l'inquinamento" di Letizia Moratti, comodamente rinvenibile al seguente link
Mobilità sostenibile:
a. prosecuzione delle misure strutturali per eliminare il traffico inquinante e rafforzamento delle misure di disincentivazione del traffico “normale” (Ecopass)
Questi qui sotto sono i manifesti fatti affiggere da Letizia Moratti durante la campagna per il ballottaggio.
Pochi lo sanno, ma in effetti Hilbert aveva preparato anche un venticinquesimo problema, ovvero:
«Sulla base delle osservazioni sperimentali sopra elencate, dimostrare che Letizia Moratti non è falsa e bugiarda»
Poi ritirò il problema, poco prima della pubblicazione della lista completa, perché ritenne che la sua soluzione non fosse alla portata dell'ingegno umano almeno fin verso al 2051.
aggiornamento Mi si fa notare che i problemi di Hilbert erano 23, ma secondo wikipedia ce ne fu anche un 24esimo, che non fu mai pubblicato. In effetti questo farebbe sì che il problema morattiano qui discoperto non sia il 25esimo, bensì il 24esimo a pari merito. Ma dato che del thieleiano se ne se da tempo, mentre del morattiano se ne sente parlare solo ora, credo che la definizione di 25esimo vada bene lo stesso.
Sucate!
(post politicamente scorrettissimo)
Quelli che «con quel che avrei pagato per un bilocale ho preso il villino con la tavernetta»
Quelli che «quando entro in città la mattina mi devo togliere la giacca che passata la tangenziale ci sono cinque gradi in più»
Quelli che «da quando vivo fuori città le mie bambine sono rifiorite»
Quelli che «io per rifare la carta d'identità ora ci metto cinque minuti, mica due ore come a Milano»
Quelli che «la sera come torno a casa mi si riaprono i polmoni, come fai a stare ancora a Milano?»
Quelli che «eh, da noi la sera si tiene ancora la copertina di lana, vuoi mettere?»
Quelli che «tanto al cinema ci andavo poco anche prima, e comunque con Sky chi ne sente il bisogno?»
Quelli che «ma che dici, che i milanesi vengono qui dalle mie parti per comperare all'outlet?»
Quelli che «ma no, il pane lo compri una volta alla settimana, lo metti nel congelatore e poi è come appena sfornato. E comunque vuoi mettere l'acqua che c'è qui in brianza?»
Quelli che «se ti organizzi bene con gli orari dei treni, Senate è più vicino al Duomo di Piazzale Corvetto»
Quelli che «zanzare qui in Lomellina? ma scherzi? le zanzare vere sono a Milano!»
Quelli che «guarda, io la macchina quando non la metto in garage la lascio aperta, che tanto da me non succede mai niente»
Quelli che «Giovanna per andare al liceo di Cantù deve svegliarsi alle sei e un quarto, ma non è mai morto nessuno per essersi svegliato presto»
Quelli che «certo, i suoi compagni di scuola sono un po' sparsi, ma con facebook è come se fossero sempre tutti insieme»
Quelli che «tornare a Milano? Neppure se mi regalassero la casa!»
Ecco, avete ragione su tutto. Ma quanto sucate perché questa volta paghereste, e tanto, per poter mettere quella cazzo di scheda nell'urna?
Quelli che «con quel che avrei pagato per un bilocale ho preso il villino con la tavernetta»
Quelli che «quando entro in città la mattina mi devo togliere la giacca che passata la tangenziale ci sono cinque gradi in più»
Quelli che «da quando vivo fuori città le mie bambine sono rifiorite»
Quelli che «io per rifare la carta d'identità ora ci metto cinque minuti, mica due ore come a Milano»
Quelli che «la sera come torno a casa mi si riaprono i polmoni, come fai a stare ancora a Milano?»
Quelli che «eh, da noi la sera si tiene ancora la copertina di lana, vuoi mettere?»
Quelli che «tanto al cinema ci andavo poco anche prima, e comunque con Sky chi ne sente il bisogno?»
Quelli che «ma che dici, che i milanesi vengono qui dalle mie parti per comperare all'outlet?»
Quelli che «ma no, il pane lo compri una volta alla settimana, lo metti nel congelatore e poi è come appena sfornato. E comunque vuoi mettere l'acqua che c'è qui in brianza?»
Quelli che «se ti organizzi bene con gli orari dei treni, Senate è più vicino al Duomo di Piazzale Corvetto»
Quelli che «zanzare qui in Lomellina? ma scherzi? le zanzare vere sono a Milano!»
Quelli che «guarda, io la macchina quando non la metto in garage la lascio aperta, che tanto da me non succede mai niente»
Quelli che «Giovanna per andare al liceo di Cantù deve svegliarsi alle sei e un quarto, ma non è mai morto nessuno per essersi svegliato presto»
Quelli che «certo, i suoi compagni di scuola sono un po' sparsi, ma con facebook è come se fossero sempre tutti insieme»
Quelli che «tornare a Milano? Neppure se mi regalassero la casa!»
Ecco, avete ragione su tutto. Ma quanto sucate perché questa volta paghereste, e tanto, per poter mettere quella cazzo di scheda nell'urna?
Basta bugie e false promesse
Oggi Milano è tappezzata di manifesti di Pisapia con il motto:
Basta bugie e false promesseNon so, io non è che sia un esperto in comunicazione: ma mi pare che questa cosa così semplice smonti in un soffio una settimana di campagna della Moratti, come la casa di paglia del primo porcellino.
lunedì 23 maggio 2011
Le tecnologie utente: dall’approccio “User friendly” a quello “Human centric”
Le nuove opportunità per le aziende di accrescere la propria attrattività per i talenti delle nuove generazioni (i nativi digitali) e razionalizzare i costi
Se fino ad oggi la missione dell’azienda era quella di essere attrattiva per il proprio personale, utilizzando ed investendo in tecnologie “user friendly”, in modo da agevolare l’attività lavorativa dei propri dipendenti, oggi esistono diverse opportunità per ribaltare il concetto, consentendo all’azienda di integrare i propri sistemi e software con le tecnologie consumer di proprietà del dipendente, mobili o fisse che siano (PC, PDA o Smarthone).Tale nuovo approccio consente d’integrare l’ambiente lavorativo con quello personale del lavoratore, contestualizzandoglielo e quindi rendendoglielo più familiare.
Questo è un passo suppletivo al “pervasive comptunig”, che si focalizzava su devices sempre connessi, portatili e disponibili, in questo caso (“human centric computing”) si parte invece dal concetto che oggi il proprio dipendente è già sostanzialmente sempre connesso e disponibile tramite le proprie tecnologie, si tratta quindi di capire come utilizzarle, consentendo di eliminare quelle fastidiose barriere tecnologiche, spesso percepite nell’utilizzo degli strumenti aziendali, rendendogli il contesto lavorativo più favorevole e la tecnologia stessa (di connessione, software o hardware che sia) più trasparente ed immediatamente fruibile.
tag: ditarubateallagricoltura
Grandi navi
Mantellini segnala un paio di discussioni su Friendfeed che hanno per oggetto lo strano incremento dei fan, dei likes e dei commenti sulla pagina Facebook di Letizia Moratti.
A me quello che stupisce non sono le cifre di cui si parla come possibile costo dell'operazione: quello che veramente mi lascia basito è che, due anni dopo la sparata di Veltroni e dei suoi 5.000 amici su Facebook, c'è ancora che crede che esista una qualche correlazione tra il successo su facebook e il successo nella gabina elettorale.
A me quello che stupisce non sono le cifre di cui si parla come possibile costo dell'operazione: quello che veramente mi lascia basito è che, due anni dopo la sparata di Veltroni e dei suoi 5.000 amici su Facebook, c'è ancora che crede che esista una qualche correlazione tra il successo su facebook e il successo nella gabina elettorale.
venerdì 20 maggio 2011
Essere scemi non è un diritto
C'è un branco di ragazzini dementi che ha pensato di passare una serata lontano dal Nintendo e ha creduto che insieme all'account Twitter ti diano anche un cervello pensante.
Questo gruppo di mentecatti, gente al cui confronto i grillini sono fini politologi e Mattia Calise un degno successore di Piero Calamandrei, si sono dati appuntamento in un po' di piazze italiane. Non sanno neppur loro per far cosa, ma sanno che l'hashtag è #italianrevolution.
Il problema, che ha angustiato alcuni esseri senzienti, è che l'appuntamento di Milano è stasera alle 19:30; e dato che siamo a nove giorni dai ballottaggi molti hanno creduto che questo simulacro di manifestazione potesse essere l'occasione per far degenerarela gita scolastical'happening in uno scontro con vetrine rotte e magari feriti, evento faclmente spendibile in campagna elettorale.
Tanto più che, mentre le formiche hanno questa cosa dell'intelligenza collettiva, per cui più sono e meglio si organizzano, i cretini e i grillini hanno la caratteristica della scemenza collettiva: uno di essi ragiona come un dodicenne, ma se ne metti insieme dieci a malapena arrivi alla sinderesi del treenne.
E a un treenne puoi far fare qualunque cosa.
Essere scemi non è un diritto: e pertanto se i cretini fossero stati rullati di cartoni dalla polizia, io stesso sarei accorso per dare un calcio nelle palle a qualcuno rimasto a terra e non manganellato a sufficienza. Ma in questa settimana no, non ce lo possiamo permettere.
Per fortuna ora sono più tranquillo: poco fa sono passato in Piazza del duomo e ho scoperto che i pirloni di Italian Revolution non sono neppure stati capaci di andare su Internet e scoprire che la piazza, stasera, sarà gremita da una decina di migliaia di animatori diocesani, con tanto di palco sul sagrato per le musiche e le benedizioni cardinalizie.
I dieci idioti passeranno talmente inosservati che potranno guardarsi in faccia e chiedersi, finalmente, che cazzo vogliono da loro stessi e dal mondo che ammorbano con la loro presenza.
Questo gruppo di mentecatti, gente al cui confronto i grillini sono fini politologi e Mattia Calise un degno successore di Piero Calamandrei, si sono dati appuntamento in un po' di piazze italiane. Non sanno neppur loro per far cosa, ma sanno che l'hashtag è #italianrevolution.
Il problema, che ha angustiato alcuni esseri senzienti, è che l'appuntamento di Milano è stasera alle 19:30; e dato che siamo a nove giorni dai ballottaggi molti hanno creduto che questo simulacro di manifestazione potesse essere l'occasione per far degenerare
Tanto più che, mentre le formiche hanno questa cosa dell'intelligenza collettiva, per cui più sono e meglio si organizzano, i cretini e i grillini hanno la caratteristica della scemenza collettiva: uno di essi ragiona come un dodicenne, ma se ne metti insieme dieci a malapena arrivi alla sinderesi del treenne.
E a un treenne puoi far fare qualunque cosa.
Essere scemi non è un diritto: e pertanto se i cretini fossero stati rullati di cartoni dalla polizia, io stesso sarei accorso per dare un calcio nelle palle a qualcuno rimasto a terra e non manganellato a sufficienza. Ma in questa settimana no, non ce lo possiamo permettere.
Per fortuna ora sono più tranquillo: poco fa sono passato in Piazza del duomo e ho scoperto che i pirloni di Italian Revolution non sono neppure stati capaci di andare su Internet e scoprire che la piazza, stasera, sarà gremita da una decina di migliaia di animatori diocesani, con tanto di palco sul sagrato per le musiche e le benedizioni cardinalizie.
I dieci idioti passeranno talmente inosservati che potranno guardarsi in faccia e chiedersi, finalmente, che cazzo vogliono da loro stessi e dal mondo che ammorbano con la loro presenza.
Meno nove
A nove giorni dal ballottaggio milanese questo blog ha deciso di lanciare un servizio di pubblica utilità per coloro che abitano lontano e che non riescono ad appassionarsi a sufficienza a questo evento politico.
Sarebbe facile rammentare che a Milano sono iniziate molte (se non forse tutte) le tendenze politiche italiane, ma non sarebbe un pensiero granché originale, dato che lo dice sempre Paolo Mieli; e poi alla fin fine il napoletano potrebbe sempre dire ecchissenestrafotte?
No, noi non voliamo così alto: ci basta dare al forestiero qualche assaggio del sindaco che ha governato la città per cinque anni, certi che dopo averne assaporato la figura tutti gli italiani (da Vipiteno a Cirò; da Sauze d'Oulx a Ugento; da Aidussina a Triscina) faranno compatti il tifo contro di lei.
Nel video che segue, un primo assaggio dell'innata simpatia della signora Brichetto Arnaboldi in Moratti: un campione del suo squisito afflato umano, della sua capacità di comunicare in modo schietto e diretto, di far apprezzare i propri punti di vista, anche quando risultano differenti da quelli dell'interlocutore.
Sarebbe facile rammentare che a Milano sono iniziate molte (se non forse tutte) le tendenze politiche italiane, ma non sarebbe un pensiero granché originale, dato che lo dice sempre Paolo Mieli; e poi alla fin fine il napoletano potrebbe sempre dire ecchissenestrafotte?
No, noi non voliamo così alto: ci basta dare al forestiero qualche assaggio del sindaco che ha governato la città per cinque anni, certi che dopo averne assaporato la figura tutti gli italiani (da Vipiteno a Cirò; da Sauze d'Oulx a Ugento; da Aidussina a Triscina) faranno compatti il tifo contro di lei.
Nel video che segue, un primo assaggio dell'innata simpatia della signora Brichetto Arnaboldi in Moratti: un campione del suo squisito afflato umano, della sua capacità di comunicare in modo schietto e diretto, di far apprezzare i propri punti di vista, anche quando risultano differenti da quelli dell'interlocutore.
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