
Non voglio qui parlare di chi ha partecipato alla raccolta di firme e poi si è ricreduto. Non che ricredersi sia un atto sordido, anzi! Ma il sospetto che uno come Di Pietro abbia partecipato alla raccolta credendo di trarre un vantaggio tattico dal referendum, e abbia poi ritrattato capendo, dopo due anni, che avrebbe tratto un vantaggio tattico dalla sconfitta è troppo forte.

Li vedete qui a fianco, in compagnia del terzo genio della lampada: tre persone che, messe insieme e senza la facoltà di ricatto discendente dal maggioritario puro, non avrebbero neppure la capacità di radunare abbastanza condòmini da deliberare la riparazione delle tegole del tetto ammalorato.



Sarebbe bello che tutti costoro ammettessero finalmente che gli italiani non ne vogliono sapere, di avere due partiti; che due partiti vanno bene in America ma qui abbiamo un'altra storia, un'altra cultura e financo un'altra Costituzione e tradizione democratica. Già, perché anche la nostra è una democrazia, magari meno antica, ma democratica: e non è che perché gli USA sono democrazia da più tempo, perciòstesso debbano essere più democrazia di noi.
Potrebbe cominciare, Fini, a non dire che "i quesiti erano complicati": perché non lo erano. I primi due, in particolare, volevano una cosa molto semplice, anche se per motivi tecnici era espressa con migliaia di parole. Il terzo quesito era espresso con molto meno parole, e paradossalmente )per Fini) era il più complesso dei tre, quanto a capirne gli effetti.
Potrebbe proseguire, Guzzetta, a non provarsi a parlare di brogli e intimidazioni ai seggi: che di fronte a un'astensionismo così travolgente, le sue parole suonano un po' ridicole (e aspettiamo poi di vedere quanti saranno i No: perché molti, come ben sappiamo, sono andati comunque a votare, e votare No, con l'idea di respingere i quesiti ma salvaguardare lo spirito dei referendum: sarebbe quindi una bella sorpresa se la percentuale di Sì, su quei pochi voti espressi, fosse poi persino minore del 90 o dell'85%)*.
Potremmo, un po' tutti, piantarla di pensare che i mali del Paese vengano da una cattiva legge elettorale. Perché la legge è cattiva, ma indiscutibilmente in questo momento offre tutti gli strumenti per governare alla coalizione che ha vinto le elezioni: che ha una barca in più di voti. Se l'azione di governo fa schifo, la colpa non è della legge elettorale: è di chi siede in Parlamento, e quindi del popolo italiano, che ha dato a tale coalizione una maggioranza invidiabile e mai vista nella storia repubblicana.
Popolo che si è bevuto un'autocisterna di propaganda, per credere a Berlusconi: e che si berrà altrattante autocisterne, a ciascuna delle prossime elezioni, qualunque sia il sistema elettorale in vigore, foss'anche quello della paupasia.
*aggiornamento: dai primi spogli sembra infatti che i NO siano almeno il 20%
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