Capita, un giorno, che il più importante blogghér italiano, e sicuramente il più lucido (in sintesi: quello di Modena, non quello di Genova) si scriva un intero articolo, e dei migliori, per confutare una tua tesi. E lo fa in modo così logicamente articolato e didascalico che dovresti pentirti di averla mai scritta, quell'opinione.
Forse un po' è colpa mia, per aver usato due aggettivi (superficiale e ingenuo) che magari erano un po' forti: ma si riferivano -come ovvio- all'idea, non alla persona.
In realtà, a guardar bene, io e Leonardo diciamo un po' le stesse cose, sia pur con sfumature leggermente diverse.
Tutti e due pensiamo che Cossiga certe affermazioni scandalose non le abbia buttate lì così, semplicemente perché gli sono sfuggiti dalla bocca i più reconditi pensieri psicopatici di sadico torturatore. Le ha dette apposta, con un ben preciso intento.
Quello che divide me e Leonardo è l'interpretazione di questo intento: l'uno ritiene che l'uomo abbia un disperato bisogno di attenzione e cerchi di scandalizzare l'opinione pubblica, buttando frasi a caso ma d'effetto, per non subire l'onta di una vecchiaia nel dimenticatoio; l'altro ritiene che invece l'uomo medesimo ritenga di tirare ancora qualche filo di potere e utilizzi le parole come gli scacchisti muovono le pedine in partita.
In pratica: l'uno vede in Cossiga un ciclotimico con un principio di demenza senile; l'altro uno schizoide paranoico, vale a dire un soggetto che si caratterizza per la lucidità nel percepire la realtà, seppur filtrata attraverso una propria costruzione mentale ossessiva.
Cito: Sebbene i soggetti con disturbo schizoide di personalità sembrino essere assorbiti in loro stessi e impegnati in un eccessivo sognare a occhi aperti, hanno una normale capacità di riconoscere la realtà. Spesso vengono considerati distaccati; tuttavia, talvolta, sono in grado di concepire, sviluppare e offrire al mondo idee davvero originali e creative.
Mi accorgo, rileggendomi, che nel mio precedente post ho dato un forte peso alla lucidità di Cossiga obliterando del tutto il tratto paranoico, dando così l'impressione di identificare Cossiga con il Vecchio di De Cataldo, tessitore di complotti occulti.
Niente di tutto ciò: io ai complotti non credo, e anzi ricordo con franco imbarazzo e disagio una cena in cui ero seduto al fianco di Giulietto Chiesa che aveva presentato in anteprima a un gruppo di conoscenti quella chiavica di film sull'11 settembre.
Quindi, lo dico francamente: io non credo assolutamente che Cossiga tessa trame e tiri fili di burattini. Ma attenzione: questo non toglie che cossiga sia un uomo che è rimasto per cinquant'anni nelle stanze del potere; e perdipiù un uomo ossessionato dall'informazione, tanto da essersi fatto in casa una vera centrale d'ascolto.
Bé: un uomo così di cose ne sa tante, ma veramente tante; e quindi quando parla è plausibile che lo faccia per manipolare: e quindi, sebbene possa vivere in una realtà distorta dal suo culto del complotto, credo sia comunque il caso di ascoltare quello che dice e cercare comunque sempre di interpretarlo, perché è probabile che tra tanto letame qualche fiore di verità si possa coglierlo.
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martedì 28 ottobre 2008
venerdì 24 ottobre 2008
Un parere su Cossiga
Mi attirerò una quantità di insulti, ma cionostante dico come la penso sulle dichiarazioni di Cossiga delle quali tutti stanno parlando.
Non ho alcuna simpatia né per l'uomo né per il politico, ma riconosco a Cossiga, quale esponente di una generazione politica ormai in via di estinzione, un senso dello Stato infinitamente superiore a quello di chi attualmente occupa le leve del potere, sia a Palazzo Chigi che al Viminale.
Certo, tutti noi di una certa età ricordiamo Giorgiana Masi, la legge Reale, tutto quello che successe in quegli anni; ma non è questo ora il punto; come non è il caso di citare qui Moro.
Dimentichiamo per un attimo tutto ciò, e consideriamo semplicemente il fatto che Cossiga ha attraversato la storia repubblicana assumendo posizioni e compiendo azioni provocatorie, ma non eversive: non è stato un De Lorenzo, per fare un nome. E anzi ha combattuto l'eversione con metodi assolutamente non condivisibili, talora criminali, ma dimostratisi ex post efficaci e non golpisti.
Dopo questa premessa, facciamone un'altra doverosa sulla quale vi chiedo di riflettere. Solo una superficiale analisi può far credere che Cossiga sia un vecchietto un po' rimbambito che dipende dalle pillole del suo geriatra o del suo psichiatra. Cossiga è sempre, e sottolineo sempre stato estremamente lucido nel suo apparente pazziare; e se fosse rincoglionito, bé, mi auguro di rincoglionire come lui da vecchio.
Solo una frettolosa o disinteressata lettura può far veramente credere che la stessa persona possa rilasciare due interviste come questa di cui tutti parlano e questa, ben diversa nel tono e nelle conclusioni.
Credo che, per quanto siano scandalose le dichiarazioni di Cossiga, scandalizzarsi sia lecito solo come ingenua reazione a caldo. Il saggio, invece, dopo la prima reazione si siede e riflette, e si chiede: ma perché dire quelle cose? Certo, la via della pazzia è quella più semplice e immediata: ma allora scandalizzarsi non è giusto, perché un pazzo ha diritto di dire ciò che vuole, non ne è responsabile. Ma non penso che le cose stiano così: credo che Cossiga sia perfettamente lucido mentre rilascia le sue dichiarazioni.
E credere che un politico così navigato dia fiato alla bocca così, per spirito di protagonismo o di vendetta, è estremamente ingenuo; come era ingenuo pensare che Cossiga fosse rimbambito quando ai tempi del Quirinale esternava, e Disegni e Caviglia lo raffiguravano con il cappello d'asino.
No, mei cari: quello di Cossiga è un messaggio. Ad alti livelli non è che ci si telefoni per dirsi le cose: ci si lanciano messaggi, e messaggi che fanno male: esattamente come fece Cosa Nostra nel '93 a Milano, Roma e Firenze.
Non è diretto a noi cittadini comuni, il messaggio: ma possiamo provare ad interpretarlo.
Qual è stato il primo effetto immediato delle dichiarazioni? Sdegno, rabbia. Attenzione. Un concentrarsi dell'opinione pubblica, che non si era sdegnata quasi per nulla -salvo i soliti quattro gatti comunisti- quando Berlusconi aveva parlato, poi smentendosi, di far intervenire la polizia. Ma che si è scandalizzata quando Cossiga ha parlato degli effetti della polizia, richiamando alla mente le immagini e i suoni della Diaz.
E qual è l'effetto mediato? Bé, io credo che una conseguenza abbastanza scontata è che la raffigurazione di ciò che potrebbe succedere impedisca a chi detiene le leve del potere di mettere in atto le azioni che lo farebbero succedere.
In altre parole: Maroni non poteva certo permettersi un'altra Diaz, ma se le cose fossero precipitate, avrebbe pur sempre potuto accampare la sfortunata disgrazia. Io credo che dopo l'intervista di Cossiga non lo possa più fare, e debba stare molto molto più attento.
Un Cossiga di sinistra, quello che dipingo? Un protettore degli studenti in lotta? No: semplicemente un lucido manipolatore che ha sue idee di ciò che sia giusto o sbagliato fare, e che costringe i nuovi potenti a fare quello che lui ha in testa, non potendo costringerli a credere a ciò cui lui crede.
Rimane da capire cos'abbia in testa: io credo che Cossiga sia intimamente convinto del pericolo di un ritorno all'eversione; e francamente considerato che il sistema politico italiano si è orami strutturalmente avviato verso una deriva autoritaria, credo non sia un'ipotesi del tutto campata in aria (certo agevolata da una sorta di imprinting rimastogli addosso dopo il caso Moro). Nella sua logica impedire al governo di fare cazzate è anche impedirgli di dare una mano a chi vorrebbe rovesciarlo con la forza delle armi anziché con il voto. Ognuno può decidere in autonomia quanto questa sia un'idea campata in aria: ma mi sembra molto più concreta del supino ricorso alla categoria interpretativa dell'alienato mentale.
Non ho alcuna simpatia né per l'uomo né per il politico, ma riconosco a Cossiga, quale esponente di una generazione politica ormai in via di estinzione, un senso dello Stato infinitamente superiore a quello di chi attualmente occupa le leve del potere, sia a Palazzo Chigi che al Viminale.
Certo, tutti noi di una certa età ricordiamo Giorgiana Masi, la legge Reale, tutto quello che successe in quegli anni; ma non è questo ora il punto; come non è il caso di citare qui Moro.
Dimentichiamo per un attimo tutto ciò, e consideriamo semplicemente il fatto che Cossiga ha attraversato la storia repubblicana assumendo posizioni e compiendo azioni provocatorie, ma non eversive: non è stato un De Lorenzo, per fare un nome. E anzi ha combattuto l'eversione con metodi assolutamente non condivisibili, talora criminali, ma dimostratisi ex post efficaci e non golpisti.
Dopo questa premessa, facciamone un'altra doverosa sulla quale vi chiedo di riflettere. Solo una superficiale analisi può far credere che Cossiga sia un vecchietto un po' rimbambito che dipende dalle pillole del suo geriatra o del suo psichiatra. Cossiga è sempre, e sottolineo sempre stato estremamente lucido nel suo apparente pazziare; e se fosse rincoglionito, bé, mi auguro di rincoglionire come lui da vecchio.
Solo una frettolosa o disinteressata lettura può far veramente credere che la stessa persona possa rilasciare due interviste come questa di cui tutti parlano e questa, ben diversa nel tono e nelle conclusioni.
Credo che, per quanto siano scandalose le dichiarazioni di Cossiga, scandalizzarsi sia lecito solo come ingenua reazione a caldo. Il saggio, invece, dopo la prima reazione si siede e riflette, e si chiede: ma perché dire quelle cose? Certo, la via della pazzia è quella più semplice e immediata: ma allora scandalizzarsi non è giusto, perché un pazzo ha diritto di dire ciò che vuole, non ne è responsabile. Ma non penso che le cose stiano così: credo che Cossiga sia perfettamente lucido mentre rilascia le sue dichiarazioni.
E credere che un politico così navigato dia fiato alla bocca così, per spirito di protagonismo o di vendetta, è estremamente ingenuo; come era ingenuo pensare che Cossiga fosse rimbambito quando ai tempi del Quirinale esternava, e Disegni e Caviglia lo raffiguravano con il cappello d'asino.
No, mei cari: quello di Cossiga è un messaggio. Ad alti livelli non è che ci si telefoni per dirsi le cose: ci si lanciano messaggi, e messaggi che fanno male: esattamente come fece Cosa Nostra nel '93 a Milano, Roma e Firenze.
Non è diretto a noi cittadini comuni, il messaggio: ma possiamo provare ad interpretarlo.
Qual è stato il primo effetto immediato delle dichiarazioni? Sdegno, rabbia. Attenzione. Un concentrarsi dell'opinione pubblica, che non si era sdegnata quasi per nulla -salvo i soliti quattro gatti comunisti- quando Berlusconi aveva parlato, poi smentendosi, di far intervenire la polizia. Ma che si è scandalizzata quando Cossiga ha parlato degli effetti della polizia, richiamando alla mente le immagini e i suoni della Diaz.
E qual è l'effetto mediato? Bé, io credo che una conseguenza abbastanza scontata è che la raffigurazione di ciò che potrebbe succedere impedisca a chi detiene le leve del potere di mettere in atto le azioni che lo farebbero succedere.
In altre parole: Maroni non poteva certo permettersi un'altra Diaz, ma se le cose fossero precipitate, avrebbe pur sempre potuto accampare la sfortunata disgrazia. Io credo che dopo l'intervista di Cossiga non lo possa più fare, e debba stare molto molto più attento.
Un Cossiga di sinistra, quello che dipingo? Un protettore degli studenti in lotta? No: semplicemente un lucido manipolatore che ha sue idee di ciò che sia giusto o sbagliato fare, e che costringe i nuovi potenti a fare quello che lui ha in testa, non potendo costringerli a credere a ciò cui lui crede.
Rimane da capire cos'abbia in testa: io credo che Cossiga sia intimamente convinto del pericolo di un ritorno all'eversione; e francamente considerato che il sistema politico italiano si è orami strutturalmente avviato verso una deriva autoritaria, credo non sia un'ipotesi del tutto campata in aria (certo agevolata da una sorta di imprinting rimastogli addosso dopo il caso Moro). Nella sua logica impedire al governo di fare cazzate è anche impedirgli di dare una mano a chi vorrebbe rovesciarlo con la forza delle armi anziché con il voto. Ognuno può decidere in autonomia quanto questa sia un'idea campata in aria: ma mi sembra molto più concreta del supino ricorso alla categoria interpretativa dell'alienato mentale.
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