lunedì 23 giugno 2014

Giocare con i numeri / sqrt(e)

Il sindaco Marino sarà certo un bravo medico e un bravo ragazzo di Pittsburgh, come gi ha detto il presidente Obama quando il nostro primo sindaco l'ha appostato all'aereoporto.
Probabilmente è meno ferrato nei problemi di Fermi, e sicuramente ha la sgradevole tendenza a muovere la lingua nel cavo orale con troppa sollecitudine.
A chi gli ha fatto notare che affittare il Circo Massimo per 8.000 euri (scarsi) forse non è stato un grande affare per la città di Roma, ha subito replicato che con le 60.000 presenze turistiche venute per il concerto dei nonni del rock la città ha guadagnato 25 milioni di euri.
Il che -ammesso e non concesso che effettivamente gli spettatori da fuori Roma fossero 60.000, il che già di per sé desta dubbi, ma per amor di tesi accettaremo il dato- dovrebbe significare ciascun singolo spettatore dovrebbe aver speso, oltre al biglietto, car sé caro, la bella cifra di 415 euri.
Il che significa che ciascuno spettatore ha pernottato in hotel a quattro stelle, pranzato in ristorante di livello e viaggiato in tassì almeno un paio di volte, e rigorosamente da solo.

giovedì 19 giugno 2014

A volte ritornano

Onorevole
Autorità Garante per la
protezione dei dati personali
fax 06.XXXXXXXXX


e p. c. Spettabile XXXXX XXXXX SpA
e-mail XXXXXXXXX

Reclamo ex art. 141 c.1 a) D.Lgs. 196/2003 - messaggi pubblicitari indesiderati

Onorevole Autorità,
in data 21 novembre, dopo aver ricevuto da parte di XXXXXXX XXXXXXX SpA e/o sue consociate una ennesima telefonata indesiderata di natura commerciale, inviai alla Società in questione la comunicazione che allego sub. 1), con la quale, in tono scherzoso ma comunque fermo e chiaro, intimavo di cessare tali fastidiose pratiche commerciali.
La comunicazione veniva ricevuta dalla destinataria alle ore 13:25 del medesimo giorno (all. 2), con richiesta di integrazione documentale. Fornivo anche le ulteriori indicazioni richiestemi, e alle ore 13:56 (all. 3) il Servizio Clienti di XXXXXX  XXXXXX mi confermava di aver proceduto alla cancellazione del mio numero di telefono dai propri archivi, avvertendomi al contempo che altre strutture facenti capo alla medesima rete commerciale avrebbero potuto disporre di tale dato personale. Tengo a far notare che tale ultima comunicazione era di contenuto del tutto generico, talché, anche usando la miglior diligenza, quand'anche avessi voluto contattarle, mi sarebbe stato impossibile o oltremodo difficoltoso individuare quante e quali fossero tali entità, facenti parte di una organizzazione complessa e a me aliena.
Inviavo pertanto la e-mail che allego sub. 4 con la quale evidenziavo tale circostanza, intimando la controparte a porre in essere tutte le condotte atte a terminare le pratiche commerciali indesiderate, precisando che, in caso contrario, sarei stato costretto ad adire codesta Onorevole Autorità a tutela della mia riservatezza e della mia quiete.
Debbo, ahimè, constatare che anche tale passo è rimasto privo di esito, dacché nella giornata odierna ho ricevuto ben TRE messaggi via SMS (all. 5 e 6), che mi hanno fortemente disturbato e irritato proprio nel momento in cui le mie condizioni di salute mi imporrebbero un regime di pace e tranquillità.
Con la presente, pertanto, propongo formale reclamo ex art. 141 c.1 lett. a) D.Lgs. 196/2003, non ritenendo ormai possibile ottenere in altra maniera la tutela del mio diritto alla riservatezza.
A disposizione per eventuali necessità, chiarimenti e/o integrazioni, porgo i migliori saluti.
m.fisk

martedì 20 maggio 2014

La legalità e certa sinistra

E' da tempo che mi sono proibito di commentare ciò che leggo sui giornali e in rete, ma questa volta faccio un'eccezione perché un articolo del Gilioli (non che io ce l'abbia pregiudizialmente con lui, ma spesso il leggerlo mi fa saltare la mosca al naso) dà una bella dimostrazione di come l'animabellismo di certa sinistra duraepura non porti da alcuna parte.
La storia, come ce la racconta lo stesso giornalista, è questa: il Governo ha posto e ottenuto la fiducia sul "Piano Lupi" che all’articolo 5 prevede il taglio di acqua, luce e gas -e residenza- per chi occupa abusivamente un immobile. Un sistema che genera esclusione.
In Brasile invece le cose sono molto diverse: lì, per cercare di affrontare quei concentrati di miserie e di gang criminali che erano le favelas, il governo Lula ha adottato una politica molto diversa. Portando in quelle città illegali la luce elettrica, l’acqua, le fogne: gratis. E i nomi delle vie: avere una residenza ufficiale, con un indirizzo, è la precondizione per esistere, per ricevere la posta, per compilare un modulo, per iscrivere i figli a scuola, per lasciare un recapito a un colloquio di lavoro.

E' un po' come quelle storie che racconta la Gabanelli a proposito dell'Argentina, che secondo Report è rifiorita dopo il crack finanziario, e tutti sono felici, e la gente si è messa a riparare le sedie, e a fare il teatro all'aperto, e ha riscoperto la gioja di vendere torte fatte in casa. Certo, d'inverno si sta al freddo perché non c'è gas, e centinaia di migliaia di famiglie vivono dell'elemosina dei preti; ma questo la Gabanelli non lo mette in evidenza, che non si sa mai qualcuno si faccia venire in mente di destinare l'8 per mille.

Ma abbiamo divagato: torniamo alle favelas. Che sono baraccopoli costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall'immondizia: ricoveri provvisori -ahinoi destinati a divenir permanenti- fatti di latta da chi li andrà ad occupare. Portare le fognature, il gas e la luce in quei luoghi è un'azione caritatevole e lungimirante, che solo un malthusiano di ferro potrebbe ritenere socialmente sconveniente: si va a migliorare la qualità di vita di migliaia di persone, senza danneggiarne alcuna.

Ben diverso, caro il mio direttore, il caso delle case occupate italiane: che sono in massima parte edilizia popolare di proprietà pubblica, di guisa che chi occupa un appartamento non sta esercitando il diritto inalienabile di ogni persona di avere una casa in cui vivere, bensì usurpando il diritto inalienabile di un'altra persona di avere una casa in cui vivere.

Il che, non è difficile capirlo, è cosa ben diversa. E ben differentemente meritevoli sono le due situazioni: quella di chi usurpa il diritto altrui con la forza dello scasso e dell'intimidazione, e quella di chi -magari dopo molti penosi anni di lista d'attesa- ha ottenuto la possibilità di una vita un po' migliore, ma è troppo debole per far valere il suo diritto.
A leggere il Gilioli chi occupa una casa, in Italia, sta facendo la guerra a un ricco latifondista con centinaia di appartamenti lasciati vuoti; ma se così fosse, basterebbe pigliarne tre o quattro o cinque o sei, di quelli che, per voce pubblica, son conosciuti come i più ricchi e i più cani, e impiccarli.
Purtroppo così non è: chi occupa una casa, qui da noi, è un poveraccio prepotente che sta facendo la guerra a uno un po' più povero di lui; e mi chiedo proprio per chi dovrebbe prender le parti, uno di sinistra.

giovedì 20 marzo 2014

Docemus

Tanti anni fa scrissi una frase passata inosservata riguardo alla Coop: "detto tra noi, non saranno fasciste ma sono schiaviste molto più dell'Esselunga, e fidatevi se vi dico che è così".
Gilioli oggi mi scopre che, ohibò, le coop pagano di merda; e cita anche un giornale (che, accipicchia, non è il suo) a riprova di ciò.

Qui si amano le parabole, e in particolare quelle del figliuol prodigo, e quindi qualunque resipiscenza è ben vista; ma ci sono coloro che ancora credono che la Coop sei tu, e Caprotti invece è uno stronzo cattivo che non ti lascia neppure pisciare.
Devo quindi ribadire ancora una volta il concetto: a parte il fatto che paghi meglio, da Caprotti i dipendenti pisciano anche meglio; e fidatevi se vi dico che è così.

martedì 18 marzo 2014

Parole da Nobel

“We believe that freedom and self-determination are not unique to one culture. These are not simply American values or Western values; they are universal values. And even as there will be huge challenges to come with the transition to democracy, I am convinced that ultimately government of the people, by the people, and for the people is more likely to bring about the stability, prosperity, and individual opportunity that serve as a basis for peace in our world.”

lunedì 10 febbraio 2014

La realtà in scivolata

Il curling come tutti i giochi può indurre dipendenza, soprattutto se praticato da persone spinte da altre necessità che non quella puramente ludica.
Il pericolo maggiore che individua Maria Gabriella Manno, psicoterapeuta del centro studi Psicosomatica di Roma, è legato alla "compensazione nevrotica". Anche se non rientra attualmente tra le ludopatie, il curling può comunque portare gli individui a scaricare le proprie energie nel gioco, bloccando le capacità affermative nella vita.
Si è portati comunemente a concepire il curling come una trasposizione delle bocce nella realtà, ma non è così. "A livello cognitivo", chiarisce la psicologa "questo paragone non calza. Il giuoco delle bocce ingenera un senso di preveggenza che nulla ha a che vedere con il curling. Certo, per evitare ogni tipo di patologia è necessario avere sviluppato il senso di consapevolezza. Alla base di questo sport tuttavia c'è un aspetto naturale, quasi biologico. L'uomo subisce da sempre il fascino del bersaglio, perché soddisfa in lui il bisogno innato della competizione. Si pensi alle tribù che rappresentano il raggiungimento dell'obiettivo attraverso le proprie danze tradizionali. Non c'è molta differenza con questo sport".
Ma se esistono certamente aspetti positivi, come lo sviluppo dell'autocontrollo, della decisionalità e della leadership, non bisogna perdere di vista i pericoli cognitivi legati al curling. Primo fra tutti proprio la compensazione. "Tutto dipende dal tempo mentale che gli si dedica", aggiunge Manno "Ci possono essere casi in cui i soggetti tentano di compensare la propria affermazione individuale attraverso il gioco. È come se si creasse uno scollamento tra la vita reale e la pratica ludica. L'individuo si blocca nella vita, non riesce a soddisfare le proprie ambizioni e le scarica nel gioco. I sintomi più comuni sono l'eccessivo investimento economico, temporale ed energetico. Tuttavia ogni caso va analizzato singolarmente, anche perché non esistono studi specifici sul curling".

giovedì 16 gennaio 2014

Della superiorità dello scalogno nel soffritto

Spettabile
$grande_fornitore_di_energia

Reclamo - Propposte commerciali indesiderate
Egregi signori,
ieri sera, dopo aver concluso una dura giornata di lavoro, stanco ma soddisfatto per il piccolo contributo da me dato alla crescita del Prodotto Interno Lordo della Nazione, sono tornato alla mia abitazione, dove ho cominciato a cucinare per me e il mio figliolo. Avviata una spadellata di carciofi ho messo a soffriggere lo scalogno per il sugo di pomodoro che presto si sarebbe trasformato in deliziosi gnocchi alla sorrentina.
A un tratto, e precisamente alle ore 19:46, è squillato il telefono, con l'annuncio di una chiamata riveniente dal numero 02xxxxxxx. Già!: perché purtroppo sono costretto a pagare, e profumatamente, un servizio che mi dica chi mi sta chiamando, e ciò per evitare di perdere il poco tempo libero del quale dispongo a declinare offerte di vini, olii e lupini rivenienti da imbonitori di dubbia serietà, i quali immancabilmente si mascherano dietro numeri anonimi.
Non era quello il caso, e infatti mio figlio, addestrato a verificare la provenienza della chiamata prima di alzare il ricevitore, mi ha avvisato che la comunicazione proveniva dalla mia bella città. Ho quindi distolto l'attenzione dal soffritto, e ciò solo per sentirmi apostrofare da una voce che pretendeva di chiamare da parte di Xxxx Xxxxxxx al fine di formularmi vantaggiose proposte.
Grande è stata la mia rabbia: perché posso pure ammettere, ben conscio di come questa nostra vita terrena sia solo una parentesi di imperfezione puntellata dal dolore, che esistano operatori commerciali che, emuli dei magliari del secondo dopoguerra, importunano il prossimo per smaltire un paio di vasetti di lampascioni in ispregio alle regole statuite.
Ma che Xxxx Xxxxxxx, dall'alto delle sue colossali dimensioni, non si premuri di verificare se il numero chiamato sia o meno iscritto al Registro delle Opposizioni, questo no. E quindi, delle due l'una: o chi mi ha chiamato asseriva falsamente di agire in vostro nome (e vi sarà facile appurarlo, dato che vi fornisco il numero chiamante; e se del caso agire a tutela del vostro buon nome) oppure l'operatore era davvero un vostro incaricato: nel qual caso desidero informarvi del fatto che, mentre declinavo alla mia sfortunata interlocutrice tutte le mie doglianze nei confronti della sua datrice di lavoro, lo scalogno sul fuoco si sia irrimediabilmente bruciato.
Tale circostanza è stata causa di grande stress in me e nella mia famiglia, sia perché per alcuni minuti si è verificato il permanere in cucina di un odore poco gradevole, sia perché desso era l'ultimo scalogno del quale disponessi, e ho pertanto dovuto riavviare il soffritto con l'aglio, che non tutti i commensali gradiscono.
Non sono a chiedervi un risarcimento pecuniario, pur ritenendomene moralmente in diritto: dacché lo stupro alla mia quiete e serenità domestica, che ho dovuto purtroppo subire, ha un valore per me incalcolabile e che sfugge alle meschine logiche del commercio al minuto. Ritengo tuttavia che il minimo che possiate fare, per riparare al mal fatto, sia quello di formalizzarmi le vostre scuse, accompagnate dall'espresso proposito di non disturbare mai più e in alcun modo la mia pace.
Distinti saluti,

lunedì 30 dicembre 2013

Vecchio

Quest'anno faccio Capodanno a teatro.

martedì 17 dicembre 2013

La lana di coniglio è la lana degli Italiani

Giovanni Valentini è un simpatico e giovanile vecchietto che, per quanto mi rammento, dirigeva giornali quando ancora io manco sapevo leggere.
Era, allora, una persona competente e amena; ma talvolta queste qualità, con l'avanzare degli anni, scemano: e bisognerebbe aver il coraggio, di fronte a sé medesimi prima ancora che ai propri lettori, di rendersi conto di avere perso il contatto con lo spirito del tempo.
Scrive oggi il Valentini, sul foglio per il quale lavora (scusate, ma oramai, stante la continua involuzione, proprio non riesco a trovare altro nome per il prodotto editoriale dell'ing. De Benedetti il quale, or che ci penso, fa soldi vendendo spazi pubblicitari), un lungo e tediosissimo pippone per spiegare

Perché la web tax non minaccia la Rete


Uno straordinario coacervo di castronerie, che dimostra una siderale distanza dai temi trattati, paragonabile a quel che uscirebbe se mi si chiedesse di parlare dell'ultima sfilata di Prada e io, stolto, accettassi.
Il Valentini si rifà ai grandi classici del giornalismo:


Fog in Channel: Continent cut off




spiegandoci che il provvedimento che impone agli italiani di comprare servizi di rete da soggetti con partita IVA italiana non ammazzerà la Internet.
Si rassicuri, Valentini: mai pensavamo che ciò sarebbe accaduto.  anzi, eravamo ben certi che se il Parlamento, nell'infinita onniscienza dei suoi componenti, avesse deliberato di vietare dall'oggi al domani qualunque comunicazione telematica sul suolo italiano, la Internet avrebbe continuato a vivere bella serena per tutto il resto del mondo.

Proviamo però ora a vedere come stiano le cose: proviamo cioé a fare, gratuitamente, quel lavoro di approfondimento per il quale alcuni nostalgici si ostinano a devolvere un euro e rotti al foglio del De Benedetti, nella speranza che gente come Valentini aiuti loro a comprendere la realtà che li circonda.

Questo è il testo dell'emendamento approvato in commissione bilancio, e presentato da alcuni esponenti del partito del quale l'ing. De Benedetti nega di aver la tessera n. 1:
17-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo l'articolo 17 è inserito il seguente: «Art. 17-bis – 1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia mediante operazioni di commercio elettronico sia diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana.   2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti. » 
Che significa il primo comma? Che a un italiano  è fatto divieto di comprare servizi (non beni!) da soggetti che non siano titolari di una partita IVA italiana.
Questo cosa comporterà? Che Google, che fa un bel fatturato in Italia, andrà magari a farsi la sua bella partita IVA; Amazon -vendesse ancora solo libri- potrebbe fregarsene, visto che i libri non sono servizi, e il provider californiano presso il quale io ho il mio hosting se ne strabatterà, mettendo ME fuorilegge.
Quindi, mentre oggi posso scegliere di comperare uno spazio di hosting in qualunque parte del mondo, domani per essere in regola lo potrò fare solo in Italia o da una big company che sia interessata a vendere anche in questo paese.  Dato che sono io il "soggetto passivo" di cui parla la norma, il divieto si applica a me; e sono io quelo che lo prende nel culo.
La Rete sopravviverà, caro Valentini; il mio culo già soffre.

Il secondo comma poi è l'apoteosi dell'approssimazione, che potrà generare un monte di disordini, un'iliade di guai.
Secondo la lettera di questa geniale norma, qualunque link sponsorizzato o spazio pubblicitario che possa apparire su un computer italiano dovrà essere acquistato da soggetti titolari di partita IVA italiana.
Questo significa che questa pagina

è illegale.  E' infatti indubbio che Bloomingdale NON abbia acquistato quello spazio pubblicitario da un soggetto titolare di partita IVA italiana; e non credo che il NYT correrà a mettersi in regola perché, accipicchia, la V commissione del Parlamento Italiano ha emendato la Legge di Stabilità.  E però è evidente anche al più cerebroleso degli osservatori che quello di Bloomingdale è uno spazio pubblicitario, e che il medesimo l'ho visualizzato da casa mia, sul bel suolo patrio.
Già, ma quella norma è fatta così male che non c'è nemmeno un soggetto a cui applicarla.  Chi è il colpevole della violazione? Bloomingdale?  Il New York Times? Io stesso, che oso andare a compulsare siti stranieri anziché limitarmi a studiare le articolesse di Repubblica?
E che succederebbe se il Pretore di Roccacannuccia (notoriamente appassionato lettore del Valentini) un giorno dovesse turbarsi per questa sordida violazione delle regole, ispirato dal motto che chiude l'articolo del giornalista (Una Rete senza regole, giuridiche o economiche, è destinata prima o poi a degenerare nell'anarchia.)
e facesse quindi chiudere l'accesso al NYT dall'Italia (non potendo, malgré soi, far chiudere direttamente il sito del NYT: ché gli americani sono oltremodo gelosi di quell'emendamento della loro Costituzione che tutela la libertà di informazione prima ancora che il pagamento dell'IVA)?

Ma non sarà un problema: qui da noi abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere felici e contenti del nostro sole, del nostro mare e della nostra cultura.  Siamo il Paese più bello del mondo e il Made in Italy ce lo invidiano dovunque.  Se il NYT diventerà fuorilegge leggeremo Repubblica; se Google sarà vietato useremo Volunia, e non dimentichiamo che il Lanital è sano ed economico.

martedì 10 dicembre 2013

Forcipi e forconi

Dopodiché (il ché è il post precedente), mi scrive il professionista di un cliente: professionista affermato e certo non sussumibile nella categoria dei "piccoli" di francescana memoria.
Mi fa sapere che un certo interventuccio chirurgico a cui doveva sottoporsi, che rammentavo di sfuggita, si è tenuto; ma anziché -uccio è divenuto -one, con asportazione di un mezzo metro di intestino: da cui l'impossibilità di proseguire una certa discussione d'affari fino a dopo Capodanno.
Gli esprimo la mia solidarietà e i migliori auguri. Gli dico anche che io ero qui a lamentarmi per la caviglia malconcia, ma che di fronte a certi eventi ci si rende conto di dover ringraziare il Cielo per essersela cavata con una bottarella.

Mi risponde con la mail che riporto, paro paro:
La caviglia e' fastidiosa ma a Milano ci sono centri di eccellenza .
Le dico solo che il secondo giorno e' finita la morfina e mi hanno sedato con paracetamolo !
Medici eroici , amici e bravi ma hanno tagliato i fondi ..


Forconi e Porconi

Ieri, mentre assistevo alla puntata newyorchese di Man Vs. Food dal mio divano, complice l'assenza forzata dal lavoro causa caviglia gonfia, mi citofona il portinaio per comunicarmi l'arrivo di una raccomandata.
Mentre il plico saliva le scale, affidato alle mani del figliuolo, mi sentivo colto da quella tremarella che ben conosciamo all'apprestarsi di un plico siffatto: soprattutto perché il custode è ben conscio della differenza tra "multe" e "raccomandate", e prova un sadico piacere nell'annunciare il pervenimento di queste ultime, potenzialmente assai più dirompenti (basti dire che una di queste fu, tra altri accadimenti, stimolo e motore della ormai nota conversione).
Ed ecco che la porta si apre, il plico giunge, e con esso quel logo ben noto, che ormai nel nostro immaginario si fonde con la faccia del suo nostromo, quel Befera che, con costanza degna di miglior causa, spiega oggi per l'ennesima volta che l'evasione fiscale è male e che la sua Agenzia sta dalla parte del bene. Cosa sulla quale noi, storicamente di sinistra, siamo d'accordo in linea di principio ancor prima che Enrico Sola ci dimostrasse geometricamente che tale è la posizione giusta da tenere.
Immaginate la scena: un signore non più giovane, seppur (gli amici dicono che sono) giovanile, nel suo salotto, ritto alla stampella canadese, che apre la busta bollata con la sicurezza di chi sa di aver sempre fatto il proprio dovere, e si attende che l'Agenzia gli scriva per congratularsi della sua specchiata congruità e magari offrirgli un premio: un viaggio alle Maldive, un biglietto per il derby, al limite una spillettina con il motto "VUOI ESSERE CONGRUO? CHIEDIMI COME".
E invece no: l'Agenzia, cortese ma ferma, mi comunica che il modello Unico 2012 è stato presentato con un colpevole ritardo di quindici giorni, e mi intima di pagare la sanzione di Euri dodici e centesimi venti (di cui euri undici e centesimi ottanta per sanzioni, e Euri zero e centesimi quaranta per interessi) entro trenta giorni dalla ricezione dell'intimazione medesima, avvertendomi che inottemperando all'avviso la sanzione triplicherebbe e che, ove in difficoltà, potrei chiedere di rateizzare l'oneroso onere (vedi, alle volte, come le parole sono esplicative!), purché entro il fatidico termine versi la prima quota.
Faccio svelto un po' di conti, e tiro un sospiro di sollievo verificando che, rinunciando a un Milano Torino, un Tampico Gin e una birra media, posso farcela a chiudere i conti del mese: e anzi mi rimarrebbero in tasca euri uno e centesimi trenta per un caffè parzialmente corretto.
Sento però come un artiglio che mi attanaglia le viscere: e ne colgo la ragione quando, girando il foglio, mi accorgo che nel retro c'è un'appendice ove l'Erario mi comunica più in dettaglio l'esito dei controlli eseguiti. Apprendo che la mia richiesta di rimborso di euri settecentoquarantacinque e centezimi zero (ridotti a euri seicentoventisette, avendo io a suo tempo utilizzato la somma di euri centodiciotto per il pagamento di altri balzelli) è stata accolta, e che pertanto ho diritto a tale onusta somma. Somma che, però, non mi verrà accreditata nel termine di trenta giorni, né io posso minacciare l'Agenzia del Dottor Befera avvertendo che, ove costoro non avessero a pagarmi tempestivamente, io richiederei loro l'ammontare triplicato, e scorinando la mia magnanimità nel consentire alla Repubblica Italiana (che notoriamente versa in gravi difficoltà) di pagarmi un tanto alla volta, ma a patto che entro trenta giorni mi giunga qualcosa.

E' una sciocchezza, d'accordo: e io posso tranquillamente vivere senza quei seicentoventisette euri (ma l'Agenzia non lo sa; e molti, invece, trascorrerebbero un ben diverso Natale se, avendone diritto, ne venissero in possesso). Ma ciò non toglie che mi senta nella situazione del macellaio di Paperino, che avanza da lui un paio di centinaia di verdoni, e medita se andare alla porta del debitore armato di un nodoso bastone. Ecco: immaginiamo che Paperino un giorno entri in macelleria, affronti a viso aperto il titolare e, lungi dal rendere il debito, si lamenti che la vitella acquistata (a babbo morto) un paio di anni prima non era tenera, e chieda i soldi indietro.
Cosa fareste voi, se foste il macellaio? Consapevoli di avergli rifilato un pezzo di scarto, rendereste i due dollari scusandovi per il pessimo servizio, o fareste roteare sulla testa del debitore il bastone nodoso, sollecitando il pagamento del pregresso?
Son cose come queste che fanno uscire i forconi dalle stalle: e l'unico modo per farli rientrare al loro interno è di agire pensando a cosa riterrebbe giusto il lettore dell'Almanacco di Topolino, anziché l'opinionista del Corriere della Sera.

 

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