giovedì 27 agosto 2015

Letterina al mio operatore telefonico

Spettabile
$OperatoreTelefonico

e p.c.
Pregiatissimo
Comitato Regionale per le Comunicazioni Lombardia
fax xxxxxxxxx

e p.c.
Onorevole
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
fax xxxxxxx

e p.c.
Onorevole
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
fax xxxxxxxxxxx

Vs. Sollecito di pagamento prot. 2015-xxxxxxxxxx

Egregi signori,
Ho ricevuto la pregiata Vostra in data 17/082015 con la quale mi sollecitate il pagamento della fattura RZxxxxxxxxxxxxx emessa in data 8/7/2015, dell'ammontare di € 31,34, avente come giustificativo la voce "Costo disattivazione linea".

Come certamente a Voi noto il D.L. 31 gennaio 2007 n. 7, convertito con modificazioni con L. 2 aprile 2007, n. 40, statuisce che "I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia (...) devono  prevedere  la  facoltà  del contraente  di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore  senza  vincoli  temporali  o  ritardi  non giustificati  e senza spese non giustificate da costi dell'operatore".

Chiaro è il senso della norma: il consumatore non può e non deve essere soggetto a penali se decide di interrompere il contratto con il proprio operatore telefonico, dal momento che ciò avrebbe l’effetto di indurre il consumatore a non adottare una decisione di natura commerciale che, in mancanza di tale balzello e quindi nel pieno della propria autonomia negoziale, avrebbe liberamente assunto. E’ pertanto è illegittimo imporre il pagamento di somme a fronte dell'intervenuto recesso dal rapporto contrattuale, salvo che dette somme siano a ristoro di costi vivi sopportati dall'operatore.

Di tali costi vivi, nella Vostra fattura, non vi è alcuna traccia: e la cosa ha destato in me profondo stupore in quanto, nella mia pratica professionale, ogni volta che richiedo a un cliente il ristoro di un costo sostenuto mi perito di fornire un dettagliato giustificativo del medesimo: e ciò sia per ovvie ragioni di correntezza commerciale che per scrupolo di buona creanza. Sospetto che, avendo io disdettato il vostro servizio, non abbiate a cuore il tema della correntezza commerciale.

Ma vi è di più: come certo ben saprete, essendo Voi il principale fornitore italiano di accesso a Internet, è opinione condivisa da parte della stragrande maggioranza dei consumatori che tali –Vostri e dei Vostri concorrenti- cosiddetti “costi” altro non siano che un’etichetta di comodo applicata a quelle che un tempo venivano chiamate “penali”: come col Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio (CJC can. 1213), così il nuovo sostantivo sarebbe stato introdotto al solo fine di rendere legittimo, di purificare insomma, ciò che il Parlamento aveva deciso non essere tale.

Tale tesi potrebbe essere frutto di maldicenza, ma viene spontaneo chiedersi quali mai possano essere questi Vostri costi vivi, considerato che al giorno d’oggi il distacco delle linee viene effettuato non già da tecnici con tuta blu ed elmetto, bensì da elaboratori che parlano con altri elaboratori.  Nel dubbio, ho deciso di approfondire la questione: e sono andato a consultare il Vostro foglio di trasparenza tariffaria, scaricato in data 27/8/2105 dall’indirizzo xxxxxxx e qui allegato per Vostro pronto riscontro.

Ohibò! Quella medesima somma che nella Vostra fattura viene chiamata "Costo disattivazione linea", nel foglio di trasparenza è denominata “Penali per il cliente per rescissione anticipata del contratto”.  Capite bene che per ritenere tale denominazione il mero frutto di un mero lapsus calami sia necessaria una dose di sospensione dell’incredulità ben maggiore di quella necessaria per spaventarsi nel buio della sala di fronte ai rettili animati di Jurassic Park.

Al proposito mi sovviene un aneddoto: un mio cugino possedeva una A112 un po’ scassata, che aveva ribattezzato “Porsche Cayenne”, e con tanto di targhetta incollata sul portellone; in guisa che quando andava in discoteca poteva proporre a una qualsiasi delle compagne di ballo: “ti riaccompagno a casa con il Cayenne”.  Sarà che fosse belloccio, sarà che le ragazze apprezzassero lo spirito, sta di fatto che una volta su due salivano sull’utilitaria.  Ma quello era, come affettuosamente lo definivamo, un “trucco bacucco per il cucco”.  Ribattezzare “costo” una “penale” è, di contro, una pratica commerciale contraria a buona fede.

La buona fede si presume, come insegna il Codice civile: e pertanto Vi confermo l'intenzione di ristorarVi dei costi da Voi sostenuti per la disattivazione della linea.  Resta in capo a Voi l’onere di dimostrarmi che si tratti di effettivi costi vivi (non riterrei rimborsabile, ad esempio, il danno biologico da me apportato ai Vostri dirigenti, discendente dalla intensa sofferenza provata quando questi hanno appreso di aver perso un prezioso cliente quale certo sono stato considerato in tutti questi anni di felice e sereno rapporto contrattuale), e a tal fine Vi invito a trasmettermi un resoconto analitico, esaustivo e in forma comprensibile, talché possa esercitare il mio diritto preciso diritto di verifica ed eventuale contestazione delle voci di costo che intendete io Vi risarcisca.


In tale attesa, sono lieto di esprimere i sensi della mia migliore considerazione.

martedì 10 marzo 2015

Memorie dal socialino fighetto

Ho passato su Frienfeed alcuni anni divertentissimi, perlopiù sottraendo tempo al lavoro e alla vita familiare.
Ho conosciuto persone eccezionali (anche nel male), mi sono incontrato con molti trovando immediatamente punti di intesa e trascorrendo splendide giornate.
Ho sviluppato amicizie e fidanzamenti; e qualche rapporto è resistito alle insidie del tempo.

Un giorno il mio datore di lavoro ha deciso che passavo troppo tempo su Frienfeed, e l'ha bloccato.
Poco male: c'era un signore, dall'altra parte del globo, che aveva un servizio che mi permetteva comunque di essere presente e chiacchierare con gli amici. Poi, un altro giorno, c'è stato un maremoto, l'incidente alla centrale nucleare, e anche il servizio giapponese è stato spento.
Poi ci fu l'applicazione, FFHound!, che funzionava bene e consentiva di stare in contatto anche durante le passeggiate in montagna.
Una sera la TIM decise che io -solo io, per quanto ne so- non potevo più usare neppure quella: il sistema restituiva sempre timeout, salvo in alcuni giorni scelti a caso in un calendario atzeco.
All'inizio pensavo di non potercela fare, ma poi l'abitudine divora il dolore, e pian pianino cominciai a farne a meno, dell'applicazione, del socialino e -purtroppo- anche un po' degli amici.
Con l'elezione di Sergio Mattarella, quasi come per miracolo, l'accrocchio ha ripreso a funzionare appieno: ma ormai mi ero allontanato tropo, e non riesco più a seguire certe discussioni con la concentrazione e soprattutto l'applicazione costante che necessiterebbero.
Ora chiude tutto; e se sono un po' meno triste degli altri lo devo, in fondo in fondo, alla TIM che mi ha disintossicato quando io stesso non pensavo di averne bisogno.

Vorrà dire che si riprenderà a coltivare il proprio blog

(postato per rammentare la morte di frienfi)

lunedì 2 febbraio 2015

Berlusconi, il grande sconfitto

Coloro che amano pensare che Berlusconi sia stato asfaltato da Matteo Renzi potrebbero spendere un minuto per leggere cosa scriveva il giornale diretto da Maurizio Belpietro nel giorno in cui Giorgio Napolitano faceva gli auguri agli italiani.
Così, tanto per farsi un quadro più completo, che non fa mai male.

venerdì 3 ottobre 2014

Tri anni



(facciamo anche la messa)

martedì 30 settembre 2014

Il bottegaio bulgaro

(questa cosa non è che dovessi scriverla per forza, ma se Chiara ordina io eseguo)

Poche persone sanno che gestisco un sito costruito sulla versione 1.5 di Joomla! sul quale pubblico fotografie di cene più o meno eleganti (il "meno", in questo contesto, significa che sono meno eleganti di quanto lo fossero quelle di quel precedente capo del governo che riteneva elegante organizzare cene in maschera al termine delle quali ci si toglievano le maschere da infermiera).
Per anni mi sono avvalso di un servizio di hosting che era molto economico e faceva molto cacare, e l'altro giorno, di fronte a un problema di compatibilità tra versioni di PHP, ho finalmente deciso di spostare il tutto da un'altra parte.
Quindi, un po' per bruciare i ponti e un po' perché mi avevano fatto veramente incazzare, ho mandato affanculo i signori che finora mi avevano servito male, e mi sono guardato in giro per vedere dove andare: dapprima ho pensato di farmi un VPS, poi mi sono reso conto che con le mie competenze avrei anche potuto riuscire a trasportare il sito, ma a prezzo di grandi sforzi e di molte richieste di aiuto sulla stanzetta Lega Nerd che non riesco più a raggiungere dal mio telefonino: e così mi sono sottoscritto un altro contratto di hosting con Siteground.

Dopo pochi minuti ero lì che smanettavo con il pannello di controllo, quando vedo che sul cellofono mi arriva una chiamata dalle Americhe. Per un attimo temo che sia qualche avvocato incazzoso che vuole indietro i soldi di qualche sòla che gli ho venduto, ma poi rifletto e mi rendo conto che (i) il mio telefono è sempre rimasto privato e gli avvocati americani non ne conoscono il numero; (ii) è domenica; (iii) in America sono più o meno le sei del mattino, ora che anche per gli avvocati d'affari è tabù.
Rispondo, e dall'altro capo del filo c'è un gentilissimo signore che mi chiede se io sono io, e una volta accertato ciò mi spiega che lavora per Siteground.
Nell'ordine egli:
* si congratula con me per aver scelto il loro servizio;
* mi chiede se il processo di iscrizione e pagamento è stato di mia soddisfazione e se ci sono aspetti del contratto che desidero approfondire;
* mi domanda se ho avuto già modo di familiarizzare con gli strumenti messi a disposizione, se gli stessi sono chiari e usabili e se ho qualche domanda tecnica da porre;
* nota che ho già montato una versione 3 di Joomla!, mi rammenta che, già compreso nel contratto, c'è il trasferimento di siti ospitati altrove e che se voglio usufruire di questo servizio non ho che da dirlo;
* mi ricorda che il loro servizio di helpdesk è in funzione 24/7 e che saranno felicissimi di aiutarmi a risolvere qualsiasi problema.

Marketing, certo: ma fatto bene. Fosero tutti così!


lunedì 23 giugno 2014

Giocare con i numeri / sqrt(e)

Il sindaco Marino sarà certo un bravo medico e un bravo ragazzo di Pittsburgh, come gi ha detto il presidente Obama quando il nostro primo sindaco l'ha appostato all'aereoporto.
Probabilmente è meno ferrato nei problemi di Fermi, e sicuramente ha la sgradevole tendenza a muovere la lingua nel cavo orale con troppa sollecitudine.
A chi gli ha fatto notare che affittare il Circo Massimo per 8.000 euri (scarsi) forse non è stato un grande affare per la città di Roma, ha subito replicato che con le 60.000 presenze turistiche venute per il concerto dei nonni del rock la città ha guadagnato 25 milioni di euri.
Il che -ammesso e non concesso che effettivamente gli spettatori da fuori Roma fossero 60.000, il che già di per sé desta dubbi, ma per amor di tesi accettaremo il dato- dovrebbe significare ciascun singolo spettatore dovrebbe aver speso, oltre al biglietto, car sé caro, la bella cifra di 415 euri.
Il che significa che ciascuno spettatore ha pernottato in hotel a quattro stelle, pranzato in ristorante di livello e viaggiato in tassì almeno un paio di volte, e rigorosamente da solo.

giovedì 19 giugno 2014

A volte ritornano

Onorevole
Autorità Garante per la
protezione dei dati personali
fax 06.XXXXXXXXX


e p. c. Spettabile XXXXX XXXXX SpA
e-mail XXXXXXXXX

Reclamo ex art. 141 c.1 a) D.Lgs. 196/2003 - messaggi pubblicitari indesiderati

Onorevole Autorità,
in data 21 novembre, dopo aver ricevuto da parte di XXXXXXX XXXXXXX SpA e/o sue consociate una ennesima telefonata indesiderata di natura commerciale, inviai alla Società in questione la comunicazione che allego sub. 1), con la quale, in tono scherzoso ma comunque fermo e chiaro, intimavo di cessare tali fastidiose pratiche commerciali.
La comunicazione veniva ricevuta dalla destinataria alle ore 13:25 del medesimo giorno (all. 2), con richiesta di integrazione documentale. Fornivo anche le ulteriori indicazioni richiestemi, e alle ore 13:56 (all. 3) il Servizio Clienti di XXXXXX  XXXXXX mi confermava di aver proceduto alla cancellazione del mio numero di telefono dai propri archivi, avvertendomi al contempo che altre strutture facenti capo alla medesima rete commerciale avrebbero potuto disporre di tale dato personale. Tengo a far notare che tale ultima comunicazione era di contenuto del tutto generico, talché, anche usando la miglior diligenza, quand'anche avessi voluto contattarle, mi sarebbe stato impossibile o oltremodo difficoltoso individuare quante e quali fossero tali entità, facenti parte di una organizzazione complessa e a me aliena.
Inviavo pertanto la e-mail che allego sub. 4 con la quale evidenziavo tale circostanza, intimando la controparte a porre in essere tutte le condotte atte a terminare le pratiche commerciali indesiderate, precisando che, in caso contrario, sarei stato costretto ad adire codesta Onorevole Autorità a tutela della mia riservatezza e della mia quiete.
Debbo, ahimè, constatare che anche tale passo è rimasto privo di esito, dacché nella giornata odierna ho ricevuto ben TRE messaggi via SMS (all. 5 e 6), che mi hanno fortemente disturbato e irritato proprio nel momento in cui le mie condizioni di salute mi imporrebbero un regime di pace e tranquillità.
Con la presente, pertanto, propongo formale reclamo ex art. 141 c.1 lett. a) D.Lgs. 196/2003, non ritenendo ormai possibile ottenere in altra maniera la tutela del mio diritto alla riservatezza.
A disposizione per eventuali necessità, chiarimenti e/o integrazioni, porgo i migliori saluti.
m.fisk

martedì 20 maggio 2014

La legalità e certa sinistra

E' da tempo che mi sono proibito di commentare ciò che leggo sui giornali e in rete, ma questa volta faccio un'eccezione perché un articolo del Gilioli (non che io ce l'abbia pregiudizialmente con lui, ma spesso il leggerlo mi fa saltare la mosca al naso) dà una bella dimostrazione di come l'animabellismo di certa sinistra duraepura non porti da alcuna parte.
La storia, come ce la racconta lo stesso giornalista, è questa: il Governo ha posto e ottenuto la fiducia sul "Piano Lupi" che all’articolo 5 prevede il taglio di acqua, luce e gas -e residenza- per chi occupa abusivamente un immobile. Un sistema che genera esclusione.
In Brasile invece le cose sono molto diverse: lì, per cercare di affrontare quei concentrati di miserie e di gang criminali che erano le favelas, il governo Lula ha adottato una politica molto diversa. Portando in quelle città illegali la luce elettrica, l’acqua, le fogne: gratis. E i nomi delle vie: avere una residenza ufficiale, con un indirizzo, è la precondizione per esistere, per ricevere la posta, per compilare un modulo, per iscrivere i figli a scuola, per lasciare un recapito a un colloquio di lavoro.

E' un po' come quelle storie che racconta la Gabanelli a proposito dell'Argentina, che secondo Report è rifiorita dopo il crack finanziario, e tutti sono felici, e la gente si è messa a riparare le sedie, e a fare il teatro all'aperto, e ha riscoperto la gioja di vendere torte fatte in casa. Certo, d'inverno si sta al freddo perché non c'è gas, e centinaia di migliaia di famiglie vivono dell'elemosina dei preti; ma questo la Gabanelli non lo mette in evidenza, che non si sa mai qualcuno si faccia venire in mente di destinare l'8 per mille.

Ma abbiamo divagato: torniamo alle favelas. Che sono baraccopoli costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall'immondizia: ricoveri provvisori -ahinoi destinati a divenir permanenti- fatti di latta da chi li andrà ad occupare. Portare le fognature, il gas e la luce in quei luoghi è un'azione caritatevole e lungimirante, che solo un malthusiano di ferro potrebbe ritenere socialmente sconveniente: si va a migliorare la qualità di vita di migliaia di persone, senza danneggiarne alcuna.

Ben diverso, caro il mio direttore, il caso delle case occupate italiane: che sono in massima parte edilizia popolare di proprietà pubblica, di guisa che chi occupa un appartamento non sta esercitando il diritto inalienabile di ogni persona di avere una casa in cui vivere, bensì usurpando il diritto inalienabile di un'altra persona di avere una casa in cui vivere.

Il che, non è difficile capirlo, è cosa ben diversa. E ben differentemente meritevoli sono le due situazioni: quella di chi usurpa il diritto altrui con la forza dello scasso e dell'intimidazione, e quella di chi -magari dopo molti penosi anni di lista d'attesa- ha ottenuto la possibilità di una vita un po' migliore, ma è troppo debole per far valere il suo diritto.
A leggere il Gilioli chi occupa una casa, in Italia, sta facendo la guerra a un ricco latifondista con centinaia di appartamenti lasciati vuoti; ma se così fosse, basterebbe pigliarne tre o quattro o cinque o sei, di quelli che, per voce pubblica, son conosciuti come i più ricchi e i più cani, e impiccarli.
Purtroppo così non è: chi occupa una casa, qui da noi, è un poveraccio prepotente che sta facendo la guerra a uno un po' più povero di lui; e mi chiedo proprio per chi dovrebbe prender le parti, uno di sinistra.

giovedì 20 marzo 2014

Docemus

Tanti anni fa scrissi una frase passata inosservata riguardo alla Coop: "detto tra noi, non saranno fasciste ma sono schiaviste molto più dell'Esselunga, e fidatevi se vi dico che è così".
Gilioli oggi mi scopre che, ohibò, le coop pagano di merda; e cita anche un giornale (che, accipicchia, non è il suo) a riprova di ciò.

Qui si amano le parabole, e in particolare quelle del figliuol prodigo, e quindi qualunque resipiscenza è ben vista; ma ci sono coloro che ancora credono che la Coop sei tu, e Caprotti invece è uno stronzo cattivo che non ti lascia neppure pisciare.
Devo quindi ribadire ancora una volta il concetto: a parte il fatto che paghi meglio, da Caprotti i dipendenti pisciano anche meglio; e fidatevi se vi dico che è così.

martedì 18 marzo 2014

Parole da Nobel

“We believe that freedom and self-determination are not unique to one culture. These are not simply American values or Western values; they are universal values. And even as there will be huge challenges to come with the transition to democracy, I am convinced that ultimately government of the people, by the people, and for the people is more likely to bring about the stability, prosperity, and individual opportunity that serve as a basis for peace in our world.”

lunedì 10 febbraio 2014

La realtà in scivolata

Il curling come tutti i giochi può indurre dipendenza, soprattutto se praticato da persone spinte da altre necessità che non quella puramente ludica.
Il pericolo maggiore che individua Maria Gabriella Manno, psicoterapeuta del centro studi Psicosomatica di Roma, è legato alla "compensazione nevrotica". Anche se non rientra attualmente tra le ludopatie, il curling può comunque portare gli individui a scaricare le proprie energie nel gioco, bloccando le capacità affermative nella vita.
Si è portati comunemente a concepire il curling come una trasposizione delle bocce nella realtà, ma non è così. "A livello cognitivo", chiarisce la psicologa "questo paragone non calza. Il giuoco delle bocce ingenera un senso di preveggenza che nulla ha a che vedere con il curling. Certo, per evitare ogni tipo di patologia è necessario avere sviluppato il senso di consapevolezza. Alla base di questo sport tuttavia c'è un aspetto naturale, quasi biologico. L'uomo subisce da sempre il fascino del bersaglio, perché soddisfa in lui il bisogno innato della competizione. Si pensi alle tribù che rappresentano il raggiungimento dell'obiettivo attraverso le proprie danze tradizionali. Non c'è molta differenza con questo sport".
Ma se esistono certamente aspetti positivi, come lo sviluppo dell'autocontrollo, della decisionalità e della leadership, non bisogna perdere di vista i pericoli cognitivi legati al curling. Primo fra tutti proprio la compensazione. "Tutto dipende dal tempo mentale che gli si dedica", aggiunge Manno "Ci possono essere casi in cui i soggetti tentano di compensare la propria affermazione individuale attraverso il gioco. È come se si creasse uno scollamento tra la vita reale e la pratica ludica. L'individuo si blocca nella vita, non riesce a soddisfare le proprie ambizioni e le scarica nel gioco. I sintomi più comuni sono l'eccessivo investimento economico, temporale ed energetico. Tuttavia ogni caso va analizzato singolarmente, anche perché non esistono studi specifici sul curling".

giovedì 16 gennaio 2014

Della superiorità dello scalogno nel soffritto

Spettabile
$grande_fornitore_di_energia

Reclamo - Propposte commerciali indesiderate
Egregi signori,
ieri sera, dopo aver concluso una dura giornata di lavoro, stanco ma soddisfatto per il piccolo contributo da me dato alla crescita del Prodotto Interno Lordo della Nazione, sono tornato alla mia abitazione, dove ho cominciato a cucinare per me e il mio figliolo. Avviata una spadellata di carciofi ho messo a soffriggere lo scalogno per il sugo di pomodoro che presto si sarebbe trasformato in deliziosi gnocchi alla sorrentina.
A un tratto, e precisamente alle ore 19:46, è squillato il telefono, con l'annuncio di una chiamata riveniente dal numero 02xxxxxxx. Già!: perché purtroppo sono costretto a pagare, e profumatamente, un servizio che mi dica chi mi sta chiamando, e ciò per evitare di perdere il poco tempo libero del quale dispongo a declinare offerte di vini, olii e lupini rivenienti da imbonitori di dubbia serietà, i quali immancabilmente si mascherano dietro numeri anonimi.
Non era quello il caso, e infatti mio figlio, addestrato a verificare la provenienza della chiamata prima di alzare il ricevitore, mi ha avvisato che la comunicazione proveniva dalla mia bella città. Ho quindi distolto l'attenzione dal soffritto, e ciò solo per sentirmi apostrofare da una voce che pretendeva di chiamare da parte di Xxxx Xxxxxxx al fine di formularmi vantaggiose proposte.
Grande è stata la mia rabbia: perché posso pure ammettere, ben conscio di come questa nostra vita terrena sia solo una parentesi di imperfezione puntellata dal dolore, che esistano operatori commerciali che, emuli dei magliari del secondo dopoguerra, importunano il prossimo per smaltire un paio di vasetti di lampascioni in ispregio alle regole statuite.
Ma che Xxxx Xxxxxxx, dall'alto delle sue colossali dimensioni, non si premuri di verificare se il numero chiamato sia o meno iscritto al Registro delle Opposizioni, questo no. E quindi, delle due l'una: o chi mi ha chiamato asseriva falsamente di agire in vostro nome (e vi sarà facile appurarlo, dato che vi fornisco il numero chiamante; e se del caso agire a tutela del vostro buon nome) oppure l'operatore era davvero un vostro incaricato: nel qual caso desidero informarvi del fatto che, mentre declinavo alla mia sfortunata interlocutrice tutte le mie doglianze nei confronti della sua datrice di lavoro, lo scalogno sul fuoco si sia irrimediabilmente bruciato.
Tale circostanza è stata causa di grande stress in me e nella mia famiglia, sia perché per alcuni minuti si è verificato il permanere in cucina di un odore poco gradevole, sia perché desso era l'ultimo scalogno del quale disponessi, e ho pertanto dovuto riavviare il soffritto con l'aglio, che non tutti i commensali gradiscono.
Non sono a chiedervi un risarcimento pecuniario, pur ritenendomene moralmente in diritto: dacché lo stupro alla mia quiete e serenità domestica, che ho dovuto purtroppo subire, ha un valore per me incalcolabile e che sfugge alle meschine logiche del commercio al minuto. Ritengo tuttavia che il minimo che possiate fare, per riparare al mal fatto, sia quello di formalizzarmi le vostre scuse, accompagnate dall'espresso proposito di non disturbare mai più e in alcun modo la mia pace.
Distinti saluti,

lunedì 30 dicembre 2013

Vecchio

Quest'anno faccio Capodanno a teatro.

martedì 17 dicembre 2013

La lana di coniglio è la lana degli Italiani

Giovanni Valentini è un simpatico e giovanile vecchietto che, per quanto mi rammento, dirigeva giornali quando ancora io manco sapevo leggere.
Era, allora, una persona competente e amena; ma talvolta queste qualità, con l'avanzare degli anni, scemano: e bisognerebbe aver il coraggio, di fronte a sé medesimi prima ancora che ai propri lettori, di rendersi conto di avere perso il contatto con lo spirito del tempo.
Scrive oggi il Valentini, sul foglio per il quale lavora (scusate, ma oramai, stante la continua involuzione, proprio non riesco a trovare altro nome per il prodotto editoriale dell'ing. De Benedetti il quale, or che ci penso, fa soldi vendendo spazi pubblicitari), un lungo e tediosissimo pippone per spiegare

Perché la web tax non minaccia la Rete


Uno straordinario coacervo di castronerie, che dimostra una siderale distanza dai temi trattati, paragonabile a quel che uscirebbe se mi si chiedesse di parlare dell'ultima sfilata di Prada e io, stolto, accettassi.
Il Valentini si rifà ai grandi classici del giornalismo:


Fog in Channel: Continent cut off




spiegandoci che il provvedimento che impone agli italiani di comprare servizi di rete da soggetti con partita IVA italiana non ammazzerà la Internet.
Si rassicuri, Valentini: mai pensavamo che ciò sarebbe accaduto.  anzi, eravamo ben certi che se il Parlamento, nell'infinita onniscienza dei suoi componenti, avesse deliberato di vietare dall'oggi al domani qualunque comunicazione telematica sul suolo italiano, la Internet avrebbe continuato a vivere bella serena per tutto il resto del mondo.

Proviamo però ora a vedere come stiano le cose: proviamo cioé a fare, gratuitamente, quel lavoro di approfondimento per il quale alcuni nostalgici si ostinano a devolvere un euro e rotti al foglio del De Benedetti, nella speranza che gente come Valentini aiuti loro a comprendere la realtà che li circonda.

Questo è il testo dell'emendamento approvato in commissione bilancio, e presentato da alcuni esponenti del partito del quale l'ing. De Benedetti nega di aver la tessera n. 1:
17-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo l'articolo 17 è inserito il seguente: «Art. 17-bis – 1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia mediante operazioni di commercio elettronico sia diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana.   2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti. » 
Che significa il primo comma? Che a un italiano  è fatto divieto di comprare servizi (non beni!) da soggetti che non siano titolari di una partita IVA italiana.
Questo cosa comporterà? Che Google, che fa un bel fatturato in Italia, andrà magari a farsi la sua bella partita IVA; Amazon -vendesse ancora solo libri- potrebbe fregarsene, visto che i libri non sono servizi, e il provider californiano presso il quale io ho il mio hosting se ne strabatterà, mettendo ME fuorilegge.
Quindi, mentre oggi posso scegliere di comperare uno spazio di hosting in qualunque parte del mondo, domani per essere in regola lo potrò fare solo in Italia o da una big company che sia interessata a vendere anche in questo paese.  Dato che sono io il "soggetto passivo" di cui parla la norma, il divieto si applica a me; e sono io quelo che lo prende nel culo.
La Rete sopravviverà, caro Valentini; il mio culo già soffre.

Il secondo comma poi è l'apoteosi dell'approssimazione, che potrà generare un monte di disordini, un'iliade di guai.
Secondo la lettera di questa geniale norma, qualunque link sponsorizzato o spazio pubblicitario che possa apparire su un computer italiano dovrà essere acquistato da soggetti titolari di partita IVA italiana.
Questo significa che questa pagina

è illegale.  E' infatti indubbio che Bloomingdale NON abbia acquistato quello spazio pubblicitario da un soggetto titolare di partita IVA italiana; e non credo che il NYT correrà a mettersi in regola perché, accipicchia, la V commissione del Parlamento Italiano ha emendato la Legge di Stabilità.  E però è evidente anche al più cerebroleso degli osservatori che quello di Bloomingdale è uno spazio pubblicitario, e che il medesimo l'ho visualizzato da casa mia, sul bel suolo patrio.
Già, ma quella norma è fatta così male che non c'è nemmeno un soggetto a cui applicarla.  Chi è il colpevole della violazione? Bloomingdale?  Il New York Times? Io stesso, che oso andare a compulsare siti stranieri anziché limitarmi a studiare le articolesse di Repubblica?
E che succederebbe se il Pretore di Roccacannuccia (notoriamente appassionato lettore del Valentini) un giorno dovesse turbarsi per questa sordida violazione delle regole, ispirato dal motto che chiude l'articolo del giornalista (Una Rete senza regole, giuridiche o economiche, è destinata prima o poi a degenerare nell'anarchia.)
e facesse quindi chiudere l'accesso al NYT dall'Italia (non potendo, malgré soi, far chiudere direttamente il sito del NYT: ché gli americani sono oltremodo gelosi di quell'emendamento della loro Costituzione che tutela la libertà di informazione prima ancora che il pagamento dell'IVA)?

Ma non sarà un problema: qui da noi abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere felici e contenti del nostro sole, del nostro mare e della nostra cultura.  Siamo il Paese più bello del mondo e il Made in Italy ce lo invidiano dovunque.  Se il NYT diventerà fuorilegge leggeremo Repubblica; se Google sarà vietato useremo Volunia, e non dimentichiamo che il Lanital è sano ed economico.

martedì 10 dicembre 2013

Forcipi e forconi

Dopodiché (il ché è il post precedente), mi scrive il professionista di un cliente: professionista affermato e certo non sussumibile nella categoria dei "piccoli" di francescana memoria.
Mi fa sapere che un certo interventuccio chirurgico a cui doveva sottoporsi, che rammentavo di sfuggita, si è tenuto; ma anziché -uccio è divenuto -one, con asportazione di un mezzo metro di intestino: da cui l'impossibilità di proseguire una certa discussione d'affari fino a dopo Capodanno.
Gli esprimo la mia solidarietà e i migliori auguri. Gli dico anche che io ero qui a lamentarmi per la caviglia malconcia, ma che di fronte a certi eventi ci si rende conto di dover ringraziare il Cielo per essersela cavata con una bottarella.

Mi risponde con la mail che riporto, paro paro:
La caviglia e' fastidiosa ma a Milano ci sono centri di eccellenza .
Le dico solo che il secondo giorno e' finita la morfina e mi hanno sedato con paracetamolo !
Medici eroici , amici e bravi ma hanno tagliato i fondi ..


Forconi e Porconi

Ieri, mentre assistevo alla puntata newyorchese di Man Vs. Food dal mio divano, complice l'assenza forzata dal lavoro causa caviglia gonfia, mi citofona il portinaio per comunicarmi l'arrivo di una raccomandata.
Mentre il plico saliva le scale, affidato alle mani del figliuolo, mi sentivo colto da quella tremarella che ben conosciamo all'apprestarsi di un plico siffatto: soprattutto perché il custode è ben conscio della differenza tra "multe" e "raccomandate", e prova un sadico piacere nell'annunciare il pervenimento di queste ultime, potenzialmente assai più dirompenti (basti dire che una di queste fu, tra altri accadimenti, stimolo e motore della ormai nota conversione).
Ed ecco che la porta si apre, il plico giunge, e con esso quel logo ben noto, che ormai nel nostro immaginario si fonde con la faccia del suo nostromo, quel Befera che, con costanza degna di miglior causa, spiega oggi per l'ennesima volta che l'evasione fiscale è male e che la sua Agenzia sta dalla parte del bene. Cosa sulla quale noi, storicamente di sinistra, siamo d'accordo in linea di principio ancor prima che Enrico Sola ci dimostrasse geometricamente che tale è la posizione giusta da tenere.
Immaginate la scena: un signore non più giovane, seppur (gli amici dicono che sono) giovanile, nel suo salotto, ritto alla stampella canadese, che apre la busta bollata con la sicurezza di chi sa di aver sempre fatto il proprio dovere, e si attende che l'Agenzia gli scriva per congratularsi della sua specchiata congruità e magari offrirgli un premio: un viaggio alle Maldive, un biglietto per il derby, al limite una spillettina con il motto "VUOI ESSERE CONGRUO? CHIEDIMI COME".
E invece no: l'Agenzia, cortese ma ferma, mi comunica che il modello Unico 2012 è stato presentato con un colpevole ritardo di quindici giorni, e mi intima di pagare la sanzione di Euri dodici e centesimi venti (di cui euri undici e centesimi ottanta per sanzioni, e Euri zero e centesimi quaranta per interessi) entro trenta giorni dalla ricezione dell'intimazione medesima, avvertendomi che inottemperando all'avviso la sanzione triplicherebbe e che, ove in difficoltà, potrei chiedere di rateizzare l'oneroso onere (vedi, alle volte, come le parole sono esplicative!), purché entro il fatidico termine versi la prima quota.
Faccio svelto un po' di conti, e tiro un sospiro di sollievo verificando che, rinunciando a un Milano Torino, un Tampico Gin e una birra media, posso farcela a chiudere i conti del mese: e anzi mi rimarrebbero in tasca euri uno e centesimi trenta per un caffè parzialmente corretto.
Sento però come un artiglio che mi attanaglia le viscere: e ne colgo la ragione quando, girando il foglio, mi accorgo che nel retro c'è un'appendice ove l'Erario mi comunica più in dettaglio l'esito dei controlli eseguiti. Apprendo che la mia richiesta di rimborso di euri settecentoquarantacinque e centezimi zero (ridotti a euri seicentoventisette, avendo io a suo tempo utilizzato la somma di euri centodiciotto per il pagamento di altri balzelli) è stata accolta, e che pertanto ho diritto a tale onusta somma. Somma che, però, non mi verrà accreditata nel termine di trenta giorni, né io posso minacciare l'Agenzia del Dottor Befera avvertendo che, ove costoro non avessero a pagarmi tempestivamente, io richiederei loro l'ammontare triplicato, e scorinando la mia magnanimità nel consentire alla Repubblica Italiana (che notoriamente versa in gravi difficoltà) di pagarmi un tanto alla volta, ma a patto che entro trenta giorni mi giunga qualcosa.

E' una sciocchezza, d'accordo: e io posso tranquillamente vivere senza quei seicentoventisette euri (ma l'Agenzia non lo sa; e molti, invece, trascorrerebbero un ben diverso Natale se, avendone diritto, ne venissero in possesso). Ma ciò non toglie che mi senta nella situazione del macellaio di Paperino, che avanza da lui un paio di centinaia di verdoni, e medita se andare alla porta del debitore armato di un nodoso bastone. Ecco: immaginiamo che Paperino un giorno entri in macelleria, affronti a viso aperto il titolare e, lungi dal rendere il debito, si lamenti che la vitella acquistata (a babbo morto) un paio di anni prima non era tenera, e chieda i soldi indietro.
Cosa fareste voi, se foste il macellaio? Consapevoli di avergli rifilato un pezzo di scarto, rendereste i due dollari scusandovi per il pessimo servizio, o fareste roteare sulla testa del debitore il bastone nodoso, sollecitando il pagamento del pregresso?
Son cose come queste che fanno uscire i forconi dalle stalle: e l'unico modo per farli rientrare al loro interno è di agire pensando a cosa riterrebbe giusto il lettore dell'Almanacco di Topolino, anziché l'opinionista del Corriere della Sera.

giovedì 5 dicembre 2013

Sant'Ambrogio

A Sant'Ambrogio il milanese che non abbia il biglietto per la prima della Scala va o ai monti o in gita in qualche città straniera: e difatti avevo declinato il cortese invito di un signore immigrato nella nostra bella città(1), che mi aveva invitato per una cena prenatalizia, in quanto avevo promesso al pargolo di portarlo a sciare, complice il tempo adattissimo. Certo, Sant'Ambrogio cade di sabato e l'Immacolata di domenica, ma per un ragazzo che alla tenera età di quattordici anni scopre quanto sia duro svegliarsi presto anche nel giorno sacro agli Ebrei, perfino un sabato libero è già ponte.
L'anno scorso ero andato a Gressoney da mia sorella: e ne avevo ricavato una bella ammaccatura alla spalla i cui postumi furono concausa, il successivo febbraio, di una clamorosa caduta con rottura di costola e ferite varie.
Quest'anno non c'è stato neppur bisogno di andare fin lì, utilizzando finalmente la macchina che avevo comprato proprio perché se non hai una macchina, come diavolo fai ad andare in montagna a Sant'Ambrogio?!?, e così mi sono ammaccato una caviglia in Piazza Napoli, complice uno scooterista passato con il rosso che mi ha preso in pieno mentre pedalavo -indebitamente, ma senza che ciò sia stato concausa dell'evento- sul passaggio pedonale.
Ho passato una notte d'inferno, cinque ore al pronto soccorso, ma alla fine sembra che sia solo una gran botta. Meglio così: anche quest'anno i soldi dello sci verranno risparmiati.



(1) confesso di non sapere se la signora del signore, che poi fu l'invitante, sia autoctona o immigrata anch'essa.

mercoledì 27 novembre 2013

Divento ricco e vi mando tutti a quel paese

Le 18/09/2013 12:11, Silvia - XXXXXblog a écrit

Buongiorno  Marco,
In seguito alla scoperta del tuo blog  mi permetto di contattarti per farti conoscere XXXXXblog, il media partecipativo di informazione, indipendente e gratuita, creato in collaborazione con i migliori blogger italiani (circa 4000).
Mi piacerebbe invitarti a far parte di questo progetto, che speriamo possa trasformare la blogosfera, costituendo un'alternativa valida e di qualità ai media tradizionali. Continuamente infatti, navigando su internet si scoprono nuovi esperti e appassionati che condividono le loro conoscenze e le loro esperienze. Queste informazioni tuttavia, si disperdono spesso tra la moltitudine di notizie che inondano la rete. XXXXXblog nasce proprio con l'obiettivo di localizzare e rendere visibili i contenuti più interessanti e originali.
Ti invito a visitare la nostra pagina http://it.xxxxxblog.com per farti un'idea. Credo infatti che i tuoi articoli  possano risultare interessanti per i lettori del nostro magazine.
Se deciderai di entrare a fare parte di questo progetto, i tuoi contenuti saranno sempre associati all'autore originale, con il tuo username e la scheda del tuo profilo. Gli articoli più interessanti potranno essere selezionati dal nostro staff, che si incarica di organizzare le tematiche ed elaborare quotidianamente la prima pagina di quello che è un servizio giornaliero, gratuito e partecipativo.
Sperando che il progetto possa interessarti, sono a disposizione per qualsiasi  informazione di cui tu abbia bisogno.
Cordialmente,
Silvia

27/11/2013

Buongiorno Marco,
Ti ho contattato il 18/09 per presentarti XXXXXblog, il sito che propone un nuovo modo di fare informazione valorizzando i migliori articoli dei blog selezionati. Mi permetto di contattarti nuovamente per assicurarmi che tu abbia ricevuto la rapida presentazione che ti riporto qui di seguito.
Se pensi che il servizio XXXXXblog potrebbe essere interessante per dare visibilità ai tuoi articoli, o se hai delle domande da pormi, non esitare a scrivermi. Farò del mio meglio per rispondere alle tue domande e guidarti nella tua eventuale iscrizione sul nostro sito all'indirizzo http://it.xxxxxblog.com/
Ringraziandoti dell'attenzione, ti auguro una buona giornata.
Cordialmente,
Silvia


27/11/2013

Cara Silvia,
devo anzitutto scusarmi per non averti risposto con tempestività, ma impegni di lavoro hanno distratto la mia attenzione dalla tua proposta.
Confesso che, anche a causa dei sullodati contrattempi, non ho potuto navigare tutto il vostro sito, ma da ciò che ho potuto apprezzare mi sembra di aver capito che il vostro intendimento sia di guadagnare qualche soldo proponendo pubblicità ai vostri lettori, e che vi auspichiate di ottenerne, di questi ultimi, riproponendo articoli scritti da valentuosi contributori, che verrebbero a costituire una rete sociale e culturale della quale vorreste onorarmi di far parte.
Mi sembra un'iniziativa di notevole interesse, sia per la novità dell'approccio (era dai tempi dei cosiddetti "portali" che non veniva sviluppata un'idea così originale), sia per le favorevoli prospettive economiche sottese al vostro progetto commerciale.
Non ho però ben capito, e me ne scuso fin d'ora qualora la spiegazione mi fosse sfuggita, in qual misura intendereste farmi partecipe di tali provvidenze: resto pertanto in urgente attesa di tue delucidazioni in tal senso e colgo l'occasione per porgerti un molto cordiale saluto.

venerdì 22 novembre 2013

Donne e buoi

Noi leggiamo, e quotidianamente, molti articoli che compaiono sul Fatto Quotidiano: perché dopo averli letti ci sentiamo migliori.  Dimentichiamo le nostre paure di non essere all'altezza dei tempi; le nostre crisi di mezza età; le nostre notti insonni a riflettere sulla precarietà che si prefigura nel nostro futuro; il nostro timore di non poter garantire una vita dignitosa alle nostre discendenze.  In una parola: scordiamo le  ansie che derivano dalla consapevolezza che la nostra mediocre intelligenza e l'ingravescente età ci rendono inadeguati per continuare a competere in questo mondo difficile.
Quando la crisi ci aggranchia lo stomaco, ecco la panacea: un pezzettino del Fatto Quotidiano, e subito stiamo meglio: come quando Lando Buzzanca, emigrato a Milano, per combattere i morsi del freddo decide di fare la doccia gelata, in un film di moltissimi anni fa.
E una particolare affezione riserviamo alle donne del Fatto, e femministe. Una genìa che ci ha risolto decenni di educazione repressiva impartita da genitori di sinistra che ci imponevano di credere che donne e uomini fossero ugualmente dotati delle funzioni cerebrali di base. Grazie al quotidiano diretto da Antonio Padellaro siamo finalmente riusciti a sciogliere quell'imbroglio, e senza pagare uno psicanalista.
L'apoteosi del pensiero magico (intendendosi per tale quello che non ragiona sulla realtà con gli organi deputati alla razionalità, sibbene con quelli deputati alla creazione di nuove esistenze dal nulla) si raggiunge tuttavia con le donne del Fatto, e femministe, che discettano di campagne pubblicitarie. Tema questo che sembrerebbe in astratto neutrale, ma che per qualche correlazione astrale, probabilmente nei confronti della Cintura di Orione, spinge le commentatrici a dare il meglio della propria retorica, asciutta o fiorita ma sempre avulsa dal mondo reale.

Ci piace ricordare alcuni luminosi esempi: primo tra tutti il manifesto di Toscani che pubblicizzava la Festa dell'Unità di Roma., con la pacata reazione della commentatrice Caterina Soffici:

"...si rappresenta la parte inferiore del corpo di una donna, mezza nuda, che con le mani cerca di coprirsi le gambe e di abbassarsi  una leggera gonna rossa sollevata dal vento del cambiamento, in una posa ammiccante neanche fosse una novella Marilyn Monroe democratica.

Sulla rete è gia tam tam delle donne che non hanno gradito. Varie associazioni si dicono indignate perché “la rappresentazione parziale e svestita del corpo di una donna lede la nostra dignità, ci riduce al rango di oggetto e non ci consente di costruire la nostra identità professionale e ancora meno politica. Inoltre, a nostro parere questo non pone un esempio positivo per le giovani donne che si stanno affacciando sul mercato del lavoro”.

E’ stata anche inviata una lettera aperta al presidente del Pd Rosy Bindi dove si minaccia il boicottaggio e si chiede il suo intervento per la rimozione immediata del manifesto. Il Pd ha tanto criticato la mercificazione del corpo delle donne fatta dal presidente del Consiglio, nei fatti, nelle parole e sulle sue reti televisive, e poi usa gli stessi metodi e stereotipi per attirare qualche uomo alla festa dell’Unità."

Roba che Gatto Nero al confronto è un pacato argomentatore di area moderata. E se volete divertirvi andate a leggere il commento di Bucknasty  che, per inciso, fu l'ultimo del suo blog.

Passiamo a Layla Pavone: rammentate l'imbarazzo provato di fronte a una pubblicitaria di professione che non era riuscita a capire il senso di un manifesto il quale, lungi dal "denigrare ingiustamente ed ingiustificatamente  l’Italia (ed altri due bellissimi Paesi del Sud Europa), attraverso la sottintesa strumentalizzazione delle situazione contingente ovvero delle circostanze politiche ed economiche, il che mi sembra  un azzardo di non poco conto, un’azione davvero poco rispettosa ed etica da parte di quest’azienda svedese", si limitava invece a prendere mestamente atto del fatto che da noi il tempo e il mare sono migliori rispetto a quelli scandinavi?  IO ne scrissi qui, e purtroppo non fu il mio ultimo post.

Ma torniamo all'oggi e a Monica Lanfranco -nostra vera passione, lo ammettiamo- la quale, dopo averci sfrantumato intieri pallets di zebedei impartendoci lezioncine sopraccigliute su quanto siano cattivi gli uomini, già di loro geneticamente portati al femminicidio e allo stupro, al punto da aver costruito nel corso di tre millenni una società interamente fondata sulla violenza sulle donne; dopo averci letteralmente nauseato di retorica vittimistica, dicevamo, la Lanfranco oggi ci si indigna.  «E che diavolo di novità sarebbe?», direte voi.  La novità, vedete, è che questa volta la spezzapasserottini ci si indigna non perché gli uomini abbiano per l'ennesima volta dimostrato di essere bruti violenti, bensì perché la Regione Liguria ha prodotto uno spot sulla violenza contro le donne.
«Ma come! Una regione spende i soldi pubblici per uno spot che pubblicizza la violenza sulle donne? E' UNO SCANDALO», direte.  Ma no!: la regione lo spot l'ha fatto CONTRO la violenza sulle donne, non a favore.
Ma allora, perché cazzo si incazza, la Lanfranco?  Si incazza, vedete, per quell'immagine che vedete qui a fianco.
"Una schiena femminile e, sopra, una scritta: fragile. Ovvero come fare un gran (brutto) passo indietro dopo anni di dibattito, ragionamenti, formazione e analisi dei messaggi boomerang. Come se il simbolico, nell’era del virtuale e dell’immagine, fosse un dettaglio di poco conto. Basta una sola, piccola parola, per frantumare la buona intenzione nel ricordare e porre attenzione sulla giornata del25 novembre, in tutto il mondo organizzata per dire basta alla piaga epidemica della violenza maschile contro le donne. [...] Possibile che a nessuna di queste rappresentanti istituzionali, che di certo seguono il dibattito sull’importanza delle immagini e della loro forza vittimizzante, o al contrario della loro positività come incentivo all’empowerment, sia venuto in mente che affiancare il concetto di fragile a donna sia davvero infelice?
Che insistere sull’aspetto di necessaria protezione del femminile (invece che girare lo sguardo sulla urgente focalizzazione della fragilità maschile nella gestione della rabbia e del conflitto) sia procedere sulla strada della stereotipizzazione, che non giova a nessuno dei due generi? Bene fanno le attiviste  [...]   a porre luce sull’importanza della scelta delle parole e delle immagini usate per narrare non solo la cronaca di sangue ma anche e soprattutto il cambiamento culturale, sociale e politico della relazione tra i generi. Abbiamo bisogno di una mutazione antropologica radicale: c’è bisogno che gli uomini si espongano, si interroghino sulle radici profonde della violenza che alcuni di loro agiscono, sintomo di inadeguatezza e fragilità, questa sì, tutta interna al maschile. Abbiamo bisogno di forti voci e di salde immagini femminili che confliggano con la tradizione patriarcale che forgia e intrappola donne e uomini in stereotipi che soffocano le relazioni, gli affetti, i sentimenti e le emozioni" 
Ma voi, vi immaginate a sostenere un dibattito con la Lanfranco?  Avete presente quando Brunetta, quello nella versione di Crozza, beninteso, comincia a ripetere a raffica sempre lo stesso mantra, fino a prendere per sfinimento l'interlocutore?  Ecco: pensate un po' cosa dev'essere restare bloccato in ascensore con la Lanfranco e, qualora vi capitasse di trovarvela vicino al pianterreno, prendete le scale: quand'anche doveste andare al sedicesimo piano.

giovedì 21 novembre 2013

Combattiamo lo spam / reprise

Spettabile
Servizio clienti $nota_casa_automobilistica



Reclamo - messaggi pubblicitari indesiderati
Egregi signori,
circa quattro anni fa, accondiscendendo per sfinimento alle richieste della mia ormai anziana madre, ebbi ad acquistare una delle vetture da Voi prodotte. L'oggetto ha svolto dignitosamente il suo dovere, trasportando l'utilizzatrice qua e là per la città senza incidenti e senza rompersi con eccessiva frequenza: e di ciò mi compiaccio con Voi.
Purtroppo, però, ho dovuto presto scoprire che assieme all'oneroso apparato semovente avevo acquistato anche una fornitura continuativa di amarezze, impicci e fastidi, dacché dopo pochi mesi dall'acquisto il Vostro servizio clienti già cominciava a telefonarmi, con costanza degna di miglior causa, rammentandomi vuoi l'opportunità di verificare il livello dell'olio, vuoi l'occasione di revisionare le punterie, vuoi l'importanza di mantenere in efficienza l'apparato frenante; e via dicendo, fino a coprire fino al più minuscolo giunto idraulico: il tutto presso i meccanici di Vostra fiducia e usufruendo di specialissime condizioni di pagamento a me specialmente riservate.
Con la cortesia che credo mi sia usuale ebbi a segnalare alle gentilissime Vostre telefoniste che di tali profferte non avrei saputo che farmene, e che le vantaggiose condizioni avrebbero potuto con maggior Vostro profitto essere proposte ad altri affezionati clienti; ma ciò malgrado le telefonate sul mio terminale mobile si sono susseguite nel tempo sino a quella ricevuta lo scorso 7 novembre, alle ore 11.57, in occasione della quale, forse influenzato dal clima frizzante dell'Anniversario della Grande Rivoluzione d'Ottobre, ho sciorinato alla cortese ma imbarazzata telefonista tutte le mie doglianze, intimandole di far sì che il mio nome e soprattutto il numero del mio comunicatore portatile fossero cancellati da qualunque Vostra base di dati, pena l'immediata segnalazione all'Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
Potrete bene immaginare la mia sorpresa allorquando, alle 10:58 di stamane, ho ricevuto un SMS che mi invita a scoprire "***** **** & ****" e via una serie di parole e sigle francamente incomprensibili, eccezion fatta per un numero di Euri che sospetto corrispondere al prezzo del nuovo oggetto.
Rincuoratevi, signori miei: poche cose ci sono di certe a questo mondo: tra queste, l'ineluttabilità della morte terrena di ciascuno di noi è un esempio di scuola, ma ritenete altrettanto sicuro il fatto che, grazie alla Vostra mirata campagna di marketing, da me non vedrete mai più un solo centesimo, dovessi campare per i prossimi cinque secoli e dovesse la Vostra Casa automobilistica rimanere l'ultimo produttore di veicoli di questa terra.
Vediate: il fatto che Vi siate permessi di utilizzare il mio telefono cellulare in ispregio, prima ancora che alle norme a tutela della riservatezza e della tranquillità dei cittadini, alle regole più elementari della buona creanza, fa di Voi un'azienda scortese: e con le aziende scortesi io non desidero intrattenere alcun rapporto. Inoltre, come ebbi purtroppo a scoprire nel corso della mia sofferta adolescenza (ma quali adolescenze non sono sofferte?!?), nulla allontana più l'oggetto amato che il ricercare insistentemente un contatto a lui sgradito: e fidatevi se Vi dico che oramai quasi mi aspetto di vedere Vostri agenti di scolta sotto casa, attendendo ch'io debba recarmi dal prestinaio per suggerirmi di verificare il livello del liquido tergilavaletro.
Vi diffido pertanto dal disturbarmi nuovamente telefonandomi o inviandomi messaggi di qualunque tipo. Considerate questa diffida come perentoria e ultimativa, e sappiate che copia di questa comunicazione verrà archiviata e trasmessa all'Autorità garante nel momento stesso in cui dovessi avere da voi qualunque tipo di ulteriore disturbo, foss'anche per il mero errore dell'ultimo Vostro Apprendista Lucidatore Di Specchietti Retrovisori Destri.
Distinti saluti.

mercoledì 20 novembre 2013

Net strategist

Quelli del Post, per accattarsi una visualizzazione in più (e magari evitare di chiudere per sempre la saracinesca) hanno disabilitato i feed integrali, talché uno è costretto ora ad andarsi a leggere l'articolo che interessa direttamente sulla pagina web.
Roba loro, certo; e della roba loro ciascuno fa quel che vuole: del resto il peraltro direttore già da molto tempo aveva il suo feed per sunto.
Ma, se dal punto di vista giuridico è roba loro, da quello pratico un po' meno dato che, almeno una parte dei contributori, sono certo che producano materiali gratis et amore dei: e allora diminuirne la diffusione per lucrarci maggiormente sopra è, come dire, un po' da Steve Jobs.

lunedì 11 novembre 2013

Another Spike Lee Joint

«La donna - spiegano i carabinieri in una nota -, il giorno della scomparsa era stata nella sua casa di campagna in localita' Potassa di Gavorrano, circondata da un da un terreno molto esteso, pari a circa 40 acri ove vive stabilmente il custode Antonino Bilella»
Questa la nota pubblicata dai Carabinieri riguardo il delitto di Gavorrano: e non ci sono molti dubbi che sia così, dato che non solo il Corriere, ma un po' tutti i giornali riportano la frase paro paro.
Quello che mi chiedo è: cosa spinge i Carabinieri toscani a misurare gli appezzamenti di terra maremmana con una misura di superficie che in Italia non esiste? Quanti piedi era alta la vittima, e quante once liquide di grappa aveva bevuto il custode, accusato dell'omicidio?
E, soprattutto, un terreno di 40 Acri in Toscana dà diritto a un mulo o a un bardotto?

mercoledì 6 novembre 2013

L'età dell'innocenza

Che la Repubblica (il quotidiano) stesse andando in vacca lo sappiamo da tempo.
Che repubblica.it stesse andando più in vacca del quotidiano cartaceo, pure.
Il direttore di quest'ultimo, persona peraltro simpatica, gradevole e perfino di intelligenza sopra la media, sta ahinoi andando in vacca pure lui, forse complice l'ingravescente ètà.
Solo così si spiega il pezzo comparso sul suo blog, che approfittando di un'occasione del tutto contingente (l'elezione del pur importante sindaco di New York) sviluppa un pizzosissimo pippone per spiegare come e qualmente il fantastico funzionamento della democrazia americana sia da ricercarsi nel sistema elettorale maggioritario a turno secco.

Pensavamo che, al di là delle segreterie di partito che lo fanno di mestiere, l'unico ad appassionarsi al tema della legge elettorale fosse ormai rimasto l'anziano Sartori: prendiamo atto che così non è.
Ed è un peccato, perché il Sartori, almeno, vive in Italia: e forse avrebbe potuto ricordare che, quando la sciagurata infatuazione di questo tristo popolo per Mariotto Segni diede luogo alla riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, fu subito un profluvio di partiti, partitini e partitelli la cui nascita e prosperità fu proprio dovuta a quella capacità di ricatto discendente dal controllo di uno 0,1% potenzialmente dirimente per l'assegnazione del seggio.
Chi stava qui ben rammenta le schede elettorali di dimensione lenziolo per far stare tutti quei simboli, e sono quasi certo che anche Vittorio Zucconi allora abbia scritto qualche piccato editoriale.
Il che dimostra che non solo l'invecchiare rende tutti un po' più lenti di comprendonio, ma anche, e soprattutto, come un bel componimento (tutto si può dire di Zucconi, salvo che scriva male) è in grado di sdoganare qualunque idea balzana.

martedì 5 novembre 2013

Cancelli sbarrati

Quello che copincollo qui sotto è un articolo comparso su L'Espresso del 29/3/2013 a firma di Arianna Giunti (ripreso da qui).
Il Governo Letta era entrato in carica da un giorno, ed è presumibile che l'autrice abbia scritto il suo pezzo qualche giorno prima della data di uscita del periodico. Possiamo quindi affermare che al tempo la signora Cancellieri non fosse ancora Ministro della Giustizia.

Ecco, sarei curioso di sapere se uno dei detenuti di cui parla l'articolo ha visto migliorare la propria situazione detentiva; se il reparto di fisioterapia di Busto Arsizio è stato aperto; se Cataldo C. ha ripreso l'uso delle gambe; se Carlo F. ha potuto andare ai domiciliari, lui che non solo sta peggio di altri anoressici in atto o in potenza, ma oltretutto ha anche passato i 75 anni.

Sarebbe bello che la Cancellieri, oggi, ce ne desse conferma.

Antonio respira a fatica, si trascina zoppicando appoggiandosi al muro. I suoi passi lenti dalla cella all'infermeria sono un calvario quotidiano che percorre quasi nell'oscurità. Il diabete gli ha portato via la vista e il piede sinistro è ormai consumato dalla cancrena. Michele, invece, quando è entrato a Rehibbia pesava più di novanta chili. Oggi, divorato dall'anoressia, non arriva a trentotto. Nei penitenziari italiani Antonio e Michele non sono eccezioni. L'elenco di reclusi con patologie gravi è sterminato: ci sono persone colpite dall'Alzheimer e dal cancro, leucemici ed epilettici come ha raccontato "l'Espresso" un mese fa. Dati ufficiali non esistono ma secondo le stime di alcune associazioni - tra cui Antigone e Ristretti Orizzonti - Il 47 per cento dei detenuti ha bisogno di assistenza per seri problemi medici o psicologici: quasi 31 mila persone tra le 66 mila e 685 rinchiuse negli istituti di pena. Adesso il caso di Angelo Rizzoli ha permesso di aprire uno squarcio su questi drammi: i legali hanno denunciato la situazione dell'editore settantenne arrestato per bancarotta, provocando interrogazioni parlamentari e l'intervento del Guardasigilli. Rizzoli soffre di sclerosi multipla ma nella sezione detenuti dell'ospedale Peroni di Roma non c'è la possibilità di fisioterapia e quindi il morbo stava avanzando. Il Tribunale del Riesame gli aveva negato la possibilità di andare ai domiciliari ma adesso il gip lo ha autorizzato: potrà curarsi in un centro adeguato. Più a Nord, nel carcere di Busto Arsizio esiste un reparto di fisioterapia completamente attrezzato: non è stato mai aperto. Uno spreco e un paradosso rispetto al panorama disastroso delle prigioni italiane: ci sono istituti clinici solo in tredici penitenziari su 207. La Corte europea dei diritti dell'uomo è stata perentoria: «Le disfunzioni strutturali del sistema penitenziario non dispensano lo Stato dai suoi obblighi verso i detenuti malati. Chi non assicura terapie adeguate viola la Convenzione europea e all'Italia sono già state inflitte diverse condanne. L'ultima lo scorso gennaio: un detenuto di Foggia, parzialmente paralizzato e costretto a scontare la pena in una cella di pochi metri quadrati, verrà risarcito per il danno morale. Una sentenza poco più che simbolica: lo Stato dovrà pagargli 10 mila euro. Spesso però il danno più grave viene dalla burocrazia, che impedisce di fatto le cure specifiche. L'acquisto dei farmaci deve essere autorizzato dal direttore, mentre i ricoveri e persino le visite urgenti passano attraverso procedure lente e complesse, con effetti disumani. Certo, bisogna impedire le fughe e i contatti con l'esterno: il trasferimento in centri clinici è uno strumento utilizzato soprattutto dagli uomini di mafia per evadere o mantenere i rapporti con i clan. Ma, a causa della carenza di mezzi e organici, troppe volte diventa impossibile organizzare il trasporto in ospedale, che prevede la sorveglianza costante da parte degli agenti. Così soltanto a Roma nelle ultime settimane quattro persone sono morte nei penitenziari. Anche i disabili faticano a ricevere assistenza adeguata. Nelle carceri italiane sono quasi mille. Come Cataldo C., 65 anni, detenuto a Parma per reati di droga. Nel 1981 è stato colpito da un proiettile e il trauma midollare lo ha costretto sulla sedia a rotelle. Da allora deve sottoporsi a una particolare terapia riabilitativa, la idrokinesiterapia, con iniezioni al midollo spinale, per alleviare il dolore e permettergli un parziale recupero. I medici hanno più volte dichiarato la sua totale incompatibilità con il carcere, che fra l'altro non ha ambienti idonei per chi si muove sulla sedia a rotelle. Le istanze presentate dal difensore Francesco Savastano sono state bocciate e oggi l'uomo non può più neppure sottoporsi alle iniezioni: Cataldo C. ha perso anche quel poco di mobilità che era riuscito a recuperare grazie alle cure. Dietro le sbarre moltissimi detenuti si ammalano di anoressia. Arrivano a perdere più della metà del peso e si riducono a larve umane, esposte a traumi e infezioni. Alessio M., 48 anni, dal 2011 è recluso ad Avellino, in attesa di giudizio per usura. A raccontare la sua storia attraverso l'associazione "Detenuto Ignoto" è la moglie Lucia: «Soffre di una forma di idrocefalo che gli provoca mal di testa lancinanti, parzialmente curati con un drenaggio alla testa di cui è tuttora portatore». È riuscito a ottenere i domiciliari solo per pochi mesi. Poi, con il ritorno in cella, è cominciata anche l'anoressia. Inevitabile che la detenzione provochi o amplifichi disturbi mentali. Spiega l'associazione Antigone, tra le più attive nel denunciare l'abisso dei penitenziari: «Molto spesso arrivano sani, o magari con una lieve tendenza alla depressione, e nel giro di qualche mese la loro mente precipita nel buio». È il caso di Osvaldo G., 57 anni, detenuto a Reggio Calabria. Invalido e affetto da dieci gravi diverse patologie allo stomaco, al pancreas, al fegato e ai reni, è in carcere da più di un anno per aver danneggiato la porta dell'ufficio di un uomo con il quale aveva litigato. In cella deve condividere il wc alla turca con altri quattro reclusi. Durante il giorno ha violenti conati di vomito e fitte di dolore che lo costringono a letto. Ha diritto a quattro ore d'aria, ma non riesce a uscire: vive sempre in una cella gelida d'inverno e torrida d'estate. L'affollamento rende praticamente impossibile la pulizia personale, che nelle sue condizioni dovrebbe essere ancora più accurata. Nella débâcle del nostro sistema carcerario anche assistere diabetici è difficile: secondo l'Associazione medici dell'amministrazione penitenziaria italiana sono circa il 5 per cento dei reclusi. Oltre tremila persone che devono fare i conti con un duplice ostacolo. Le dosi di insulina che devono farsi iniettare quotidianamente e più volte al giorno a volte sono irreperibili. La mensa interna non è in grado di garantire i pasti totalmente privi di zuccheri e scarsi di amidi, gli unici compatibili con la loro condizione. Secondo il regolamento, il detenuto diabetico avrebbe diritto all'insulina 3-4 volte al giorno e a una dieta personalizzata. La realtà perii è molto diversa. [.'associazione Ristretti Orizzonti si è occupata attraverso l'avvocato Davide Mosso del caso di un detenuto algerino di 36 anni, Redouane M., trovato senza vita nel reparto psichiatria del carcere di Monza. L'uomo - diabetico, epilettico e con diagnosi di disturbo borderline - il giorno prima della morte si era rifiutato di prendere l'insulina e i medici del carcere non gli avevano fatto la somministrazione forzata. Ancora più penalizzati gli anziani. Soli e malati, spesso restano dietro le sbarre anche dopo i 70 anni, il limite di età previsto dal nostro codice penale. Nel carcere di Cagliari è rinchiuso ad esempio Carlo F, 75 anni. Soffre di cardiopatia ischemica dovuta a tre infarti al miocardio, claustrofobia e morbo di Parkinson. Ad aggravare la situazione fisica c'è la depressione che, insieme all'ansia, gli provoca un'accentuazione del tremore al punto da fargli cadere gli oggetti dalle mani. Le sue istanze per ottenere i domiciliari sono rimaste inascoltate. E solo di recente gli è stata concessa una cella con un wc normale, e non quello alla turca, inagibile per un anziano. - See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/malati-di-carcere#sthash.Xh3BHBV7.dpuf

...e figli maschi

Il primo firmatario della proposta inserisce il testo di legge e determina un periodo di tempo per la sua discussione online. Gli iscritti possono intervenire indicando integrazioni, modifiche, obiezioni, suggerimenti o vizi di forma e votare gli interventi degli altri utenti. Il primo firmatario è incaricato di rispondere agli interventi qualora lo ritenga necessario e accogliere o meno le richieste presenti negli interventi durante il periodo di tempo stabilito per la discussione. Al termine di esso la legge, grazie agli interventi degli iscritti, avrà subito integrazioni, modifiche, tagli o sarà rimasta invariata. Quanto avvenuto sarà formalmente espresso dal primo firmatario nella "Relazione di chiusura"
Il mitico Sistema Operativo della ditta Grilleggio ricalca da vicino il sistema con cui su Wikipedia quelli della compagnia dei buoni decidono come espellere quelli che ritengono cattivi. L'esito della votazione ha, regolarmente, lo stesso grado di imprevedibilità delle primarie del PD; il che dimostra che Wikipedia, il PD e M5S sono tutti modelli di democrazia compiuta e perfetta.

C'è però una cosa strana: che Wikipedia afferma di non voler essere un sistema democratico, mentre PD e M5S sì.
Se fossimo in democrazia Wikipedia avrebbe torto, dato che saremmo a due contro uno; ma se non fossimo in democrazia allora la conta non conterebbe e avrebbe torto la maggioranza. In ogni modo Grillo ha affermato di essere un cretese.

lunedì 4 novembre 2013

I Cancelli del Paradiso

La questione dell'interessamento del ministro Cancellieri per la situazione di salute di Giulia Ligresti appassiona un po' tutti: e un po' tutti hanno infatti commentato, spesso con un po' di confusione tra le righe.
Il caso appassiona gli animi: una volta tanto non per partigianeria, dato che non è coinvolto Berlusconi, bensì per il fatto che specie in questo caso emerge come le cose reali siano più complesse dei modelli ideali che ci costruiamo, e come nella vita i bianchi abbacinanti e i neri profondissimi che tanto ama Travaglio non esistano, se non nelle pubblicità dei televisori.
In questo quadro le domande di Sofri sono certo più utili delle risposte di Mantellini: perché queste ultime sono apodittiche e indimostrate, rientrando così nella categoria dei travaglismi manichei; mentre le prime aiutano a trovare una risposta fornendo dubbi su cui riflettere.

Ciò posto, ecco come la vedo io. Il problema non è che il ministro si sia interessato per un singolo detenuto (ha detto di averlo fatto tante altre volte), e neppure che il figlio del ministro abbia lavorato per la famiglia del medesimo (questo implicherebbe che l'essere stato datore di lavoro tolga diritti che altri hanno). Come osserva Sofri, se il ministro si fosse interessato per Cucchi saremmo tutti contenti; e se a posteriori avessimo scoperto che il papà di Cucchi è il benzinaio da cui si serve la figlia del ministro, ciò sarebbe stato una valida ragione per esserlo di meno?
Quindi piantiamola con questa storia, e usciamo dalla retorica. Non si può chiedere le dimissioni dei ministri quando i detenuti muoiono ma anche quando non muoiono. E di conseguenza non è vero che un Ministro della Repubblica non possa “attivarsi” per un parente, amico, conoscente, amico dell’amico: lo può fare (beninteso a patto che non si tratti di un atto contro la legge), a condizione che lo faccia anche per coloro che amici non sono.

L'ha fatto, questo, il ministro? Ha, cioé, fatto sentire la sua voce in tutti quei casi in cui le condizioni di detenzione non risultavano conformi alla lettera della legge? Ahimè, no.
Parliamo del sovraffollamento, ad esempio, che è poi il motore immobile: il problema da cui da cui tutti gli altri problemi si generano. Avete in mente qual è lo spazio teorico disponibile e quanti sono i detenuti? Rammentate numeri come 47.000 posti letto contro 67.000 presenze, vero? Ebbene no: i posti disponibili sono circa 10.000 in meno; il che vuol dire che, di fatto, il sovraffollamento è praticamente pari al 100%: in ciascun letto dormono due detenuti, puramente e semplicemente. La Cancellieri -come del resto la stampa- l'ha scoperto a luglio, quando Antigone ha scoperto che i dati del DAP erano taroccati: ma non mi sembra che la cosa sia stata affrontata con il senso di priorità emergenziale che avrebbe meritato, salvo per il riemergere del tema dell'indulto.
Purtroppo il ministro non è il solo a far male il proprio dovere: se quell'imbrattacarte che scrive sul Fatto Quotidiano non avesse impostato la sua carriera professionale in contrapposizione servile rispetto al nemico Berlusconi, forse perfino lui sarebbe riuscito a capire perché di questi tempi si parli tanto di provvedimenti di clemenza. O magari, visto che si tratta di una persona di media intelligenza e con accesso alle fonti, magari lui l'ha capito, ma non ci tiene a farlo capire ai lettori, i quali debbono rimanere convinti che il mondo si divida tra Giusto e Sbagliato.

La realtà è che la situazione delle carceri nel 2013 è divenuta definitivamente insostenibile: a gennaio c'è stata la sentenza Torregiani, con cui la Corte di Giustizia CE ha condannato l'Italia per le ingiuste condizioni di detenzione cui erano stati sottoposti Mino Torregiani e altri detenuti. La Corte non solo ha condannato l'Italia a risarcire gli attori, ma ha anche dato un anno di tempo per rimettere le cose a posto: anno ormai quasi interamente trascorso. Nel frattempo il DAP ha emanato una serie di norme emergenziali che prevedono, ad esempio, un più ampio orario di apertura delle celle, una maggiore disponibilità di colloqui, servizi igienici, attività ricreative etc. Ma il tutto rimane sulla carta, in quanto per attuare tali disposizioni serve il personale, ma il personale, già tagliato all'osso, è sottoposto a ulteriori tagli perché dobbiamo risparmiare. E così risparmiamo sulla polizia penitenziaria solo per poi spendere in cause e rimborsi, dato che da gennaio 2014 qualsiasi recluso potrà far causa all'Italia con la relativa certezza di un risarcimento.
A luglio, come accennavo sopra, sono arrivati i numeri di Antigone che hanno smentito quelli del DAP; e il ministro ha dovuto riconoscere l'errore.

Dunque, cosa dovrebbe fare la Cancellieri? Non certo dimettersi per l'affare Ligresti, una di quelle solite polemiche di un giorno che dopo una settimana saranno cadute nel dimenticatoio.
Dovrebbe, invece, prendere la parola in Parlamento e spiegare come stanno le cose: basterebbero poche righe. Spiegare che serve un provvedimento di clemenza straordinario, e una riforma della legislazione (in particolare in tema di stupefacenti) che consenta di ridurre i nuovi ingressi; spiegare che questo è l'unico modo per far sì che coloro che rimarranno detenuti possano essere sottoposti al trattamento che è previsto dalla legge; chiarire che in ogni caso servono fondi per assumere il personale di trattamento (psicologi, educatori etc: tutta gente che perlopiù oggi opera con contratti a termine e a tempo determinato); minacciare le dimissioni qualora il Parlamento non conceda almeno questi provvedimenti assolutamente indispensabili.

Questo, e solo questo, è il discorso che dovrebbe essere fatto. Quello inventato da Vittorio Zucconi è un abile esercizio di retorica, e serve a far vedere quanto è bravo l'autore nel tenere in mano la penna: ma non sono quelle le minchiate che risolveranno i problemi del paese e delle sue carceri.

lunedì 28 ottobre 2013

Ottobre, o del tempo che ci muta

Capita sempre che ad ottobre ti squilli il telefono, e compaia un numero che non vedevi da tanto tempo: perché otobre è un mese da fieno in cascina, che prepara le scorte per affrontare l'inverno al calduccio, e così chi non si è sistemato cerca di farlo prima delle nebbie.
Un tempo vedevi quel numero, e ti facevi tutto un percorso mentale all'esito del quale speravi che quella all'altro capo del filo avesse finalmente voglia di sesso e bisogno di affetto; ma quando richiamavi scoprivi che aveva bisogno di un autista per l'Ikea e voglia di appendere una mensola in cucina.
Oggi vedi un numero, e speri ardentemente che ti voglia chiedere di andare da lei con la borsa degli attrezzi; e quel che è peggio è che, anche oggi, sbagli.

giovedì 3 ottobre 2013

Due anni

Tempus fugit.

lunedì 16 settembre 2013

Fatti, non parole

Voi tre lettori assidui lo sapete, che io oramai ci ho una vera affezione per i blog del Fatto Quotidiano. E non c'è da stupirsi, se considerate che da giovane avevo una mia passionaccia per Zola, con quelle crude descrizioni di marginalità, e più grandicello mi sono appassionato di storia della follia.
E' quindi per me rassicurante la colonna di sinistra del Fatto, quella dove tanti blogger scrivono le loro osservazioni sul mondo: perché so che dentro ci troverò sempre qualche pezzo che mi rassicuri sul fatto (per l'appunto!) che questo mondo sia stato costruito storto dal suo supremo architetto, sia questo il caso, la natura o un vecchio col barbone.
Raramente pero si trova un'infilzata come quella odierna: un profluvio di insinuazioni tendenziose, fallacie logiche e parole in libertà lisergica dopo aver letto le quali Massimo Mazzucco si spoglia del retaggio di fotografo in cerca di fama e diviene un epistemologo di rilevante spessore.
Scaldiamoci con il sig. Antonio Capitano, funzionario comunale. Un pezzo magistrale, che vorrebbe essere furbetto e perfin ci riesce, dal titolo "Recupero Concordia: Operazione Discordia". Il lettore vorrebbe attendersi qualche piccante polemica sul costo dell'operazione, sulla ricerca di responsabilità, su retroscena di divisioni all'interno della Protezione civile. Invece no: il blogger parte dalla Concordia, la abbandona nelle sue acque e sviluppa un pipponcino, privo di senso logico ma con il pregio della brevità, la cui sintesi è che «Per raddrizzare l’Italia servono i veri Italiani».
Passiamo ora a Nicola d'Angelo, giurista esperto in diritto delle comunicazioni. Egli sviluppa, con citazioni normative, una sua tesi per spiegare al lettore del Fatto (che supponiamo già di per sé ostile a Berlusconi, e quindi ben disposto verso la tesi dell'estensore) che Berlusconi medesimo non può videomessaggiare gli Italiani. La sinossi è carina e suggestiva: peccato però che la legge dica che Berlusconi non può obbligare le televisioni a trasmettere i propri videomessaggi, mentre ha tutto il diritto di inviarli e aspettare che, bontà loro, le stesse decidano se trasmetterli o meno. E, dato che non siamo in campagna elettorale, il fatto che di una parte di quelle televisioni egli sia il mero proprietario, sempre secondo la legge, non conta. Bel tentativo, comunque.
Arriviamo a Veronica Tomassini, una che ha di sé delle idee tanto chiare da aprire la propria presentazione con le parole "Non sono veramente siciliana", e alla voce lavoro dire di essere «una scrittrice (forse)». La nostra (forse) scrittrice ci parla di un'altra (più o meno) scrittrice, Christiane F. (quella dello Zoo di Berlino). Qui la sedicente (o se-dicente, come amano scrivere quelli del Fatto Quotidiano, i quali ben consapevoli che il loro pubblico si trova a disagio nell'affrontare parole composte fanno di tutto per predigerire il lessico) scrittrice dimostra un livello culturale pienamente compatibile con il lettore di riferimento. Anzitutto, si stupisce che Christiane sia ancora viva, quando sarebbe bastata un'occhiata a Wikipedia per accertarsene. Poi, piazza la sua "divisa da eroinomane" in Alexanderplatz, rendendo noto al volgo e all'inclita una suprema ignoranza della geografia berlinese degli anni '80 (non stiamo parlando, si badi, della riorganizzazione urbanistica dei Docks di Londra: stiamo parlando di un muro della cui esistenza sono edotti anche i ragazzi di terza media). Infine spara una valanga di parole in libertà su Bowie, siringhe nel collo e poetica dello sballo, attraverso le quali capiamo che la blogger, probabilmente pur'essa psichedelica dentro, ha difficoltà nel discernere la realtà fattuale dalla fantasia filmica. Cialtroneria per cialtroneria, tanto vale che faccia un po' di namedropping e preghi la Tomassini di rivolgersi per il futuro al sottoscritto, che con Christiane ha consumato molti anni di sbronze in una malfrequentata isoletta delle Cicladi.
Ci sarebbe stato bene ora Flores d'Arcais, assente ingiustificato. In sua vece abbiamo Furio Colombo, altrettanto bollito, che dopo esser caduto due settimane fa nel trappolone tesogli dall'amato presidente Obama non è riuscito a riprendere il lume della ragione. Scrive, il noto giornalista -che credevamo non già morto ma perlomeno pensionato, a dimostrazione che anche qui si prendono svarioni- un pezzo che io ho letto più d'una volta, cercando di capirne il senso. Stavo per arrendermi alla mia ignoranza, quando finalmente mi è arrivata l'illuminazione: il senso non c'è, e il pezzo ha unicamente una funzione fàtica: dimostrare al lettore che Furio Colombo è ancora vivo. La Tomassini ringrazia.

martedì 10 settembre 2013

Relativismi etici

«Macche' organo giurisdizionale. Siamo senatori eletti. Siamo un organo politico e non giurisdizionale» Felice Casson, 9/9/2013
«Il senatore CASSON (PD) evidenzia le differenze, rispetto al giudizio pronunciato dalla Giunta nella scorsa legislatura; ciò giustifica un approfondimento che, nell'esercizio della funzione giurisdizionale, compete alla Giunta e non può essere compresso per una questione di schieramenti politiciFelice Casson, 1/7/2009

«Non è la giunta che può sollevare dubbi da porre davanti alla Consulta. Noi fungiamo da pre-istruttoria, sarà l'aula a decidere. E il Pdl può appellarsi alla Corte costituzionale solo davanti a un'autorità giurisdizionale». Giuseppe Cucca, capogruppo PD nella Giunta per le immunità, 9/9/2013
«Se le "vie normali di accesso" alla Corte richiedono l’esistenza di un giudice remittente, in via incidentale rispetto ad un giudizio, la Giunta o l’Assemblea del Senato, in sede di verifica dei poteri, non può che svolgere questa funzione, pena il diniego di ogni possibilità di portare la doglianza dinanzi al Giudice delle leggi.» Vidmer Mercatali, relatore PD nella Giunta per le immunità, 1/7/2009


giovedì 5 settembre 2013

Non ci si può non dire Civatiani

Da vent’anni il sistema politico italiano è in attesa della “rivoluzione”. Da Mani Pulite doveva nascere la Seconda Repubblica, mondata dei vizi della Prima e più simile alle sue “colleghe” europee e occidentali, e sappiamo tutti com’è andata a finire.

Per due decenni la storia del nostro paese si è avvitata attorno alla figura di un uomo solo, ai suoi interessi e al suo destino. Con lui o contro di lui: il copione, per due decenni, non è mai cambiato. E mentre gli “altri” cambiavano leader mantenendo però gli stessi politburo, le stesse correnti, le stesse rivalità antiche, i compagni di strada di Silvio Berlusconi non si ponevano nemmeno il problema del “cambiamento”.

E adesso che la vicenda giudiziaria del Cavaliere arriva al capolinea, adesso che in un paese normale, in un partito normale, arriverebbe al capolinea anche quella politica, il Popolo della libertà (o meglio, la nuova Forza Italia) si trasforma nel fortino per l’ultima resistenza della famiglia Berlusconi.

Svaniranno forse le residue illusioni di chi pensava che fosse possibile rinnovare il centrodestra, “quel” centrodestra da dentro; di chi auspicava per tutti i riformatori e per tutti i cosiddetti moderati un approdo comune che non fosse tra le spire della Pitonessa Santanchè; di chi immaginava infine una transizione morbida post-berlusconiana, le primarie o almeno un congresso che incoronassero un erede non deciso nel salotto di Arcore. Non è accaduto finora, figurarsi se accadrà mentre nella testa di Silvio risuonano i tamburi di guerra.

Per questo, non stupisce che chi ancora serba qualche speranza nella possibilità di costruire un progetto politico innovativo e rinnovatore, un progetto che superi di conflitto ideologico (comunisti contro fascisti, antiberlusconiani contro berlusconiani) per entrare finalmente in quella dei contenuti, guardi oggi con interesse alla marcia del “filosofo” nel campo democratico.

Pippo Civati è il punto di riferimento obbligato per chi spera di archiviare al più presto una Seconda Repubblica nata male e finita ancor peggio, inaugurando una nuova stagione. Lo è a prescindere dal “dna” politico di ciascuno, proprio perché ogni “rupture” richiede l’abbandono delle vecchie appartenenze. Lo è per chi crede in una sinistra meno autoreferenziale e meno ingessata, naturalmente. Ma lo è anche per chi negli ultimi anni ha ritenuto – con alterne fortune, come è il caso di chi ha creduto nell’esperienza finiana, poi naufragata per i troppi errori oltre che per la troppa forza del Caimano – che fosse possibile costruire un nuovo progetto politico al di là dei vecchi schieramenti, declinando un’altra idea dell’Italia, alternativa alla visione padronale arcoriana, ai rigurgiti nostalgici di una destra ridotta a caricatura di se stessa, alle escandescenze xenofobe e anti-italiane della Lega, ma anche alle tendenze conservatrici della sinistra più tradizionale.

Non è stato possibile. E, tranne miracoli, purtroppo non lo sarà ancora per un po’ di tempo. Ecco perché, fino a quando Silvio Berlusconi “non mollerà” la presa dalla politica italiana, non ci si può non dire ciwatiani. Ad oggi è l’unico riformismo possibile.


























Capita spesso di leggere minchiate. Sul Fatto Quotidiano, in ossequio al nome della testata, capita quotidianamente. Su questa, non so neppur io perché, mi sono soffermato a lungo, sono andato a rileggermela cinque o dieci volte, cercando di carpirne un senso, quale che fosse.
Perché è scritta discretamente, il linguaggio è sciolto, addirittura -salvo in un caso- si chiama Berlusconi con nome e cognome, anziché con appellativi dispregiativi o con l'iniziale (tutte cose che fanno riderissimi i lettori del Fatto i quali -del resto se non fosse così non leggerebbero il Fatto- non si rendono conto che in quel modo rendono ancor più eroica la sua figura).
Il problema è un altro: il problema è che tutta quell'accozzaglia di parole non dice nulla di nulla: afferma apoditticamente senza una spiegazione, una motivazione, anche un semplice indizio.
E allora ho fatto una prova: ho sostituito al nome dell'amato un altro nome, a caso. Il discorso fila identicissimo a sé stesso: a dimostrazione che non è un discorso, bensì un jingle pubblicitario.

mercoledì 17 luglio 2013

I Promessi Sposi, nàu (o tudèi, che è lo stesso)

«Le scalette, per te che arrivi, sono la vera sorpresa: sono decine. Servono a prolungare verso l’alto l’esiguo spazio che ad ogni troupe è riservato. Perché il teleobiettivo possa fare il suo dovere è necessario che svetti sopra le teste di tutti. Solo che se tutti hanno poi una scaletta su cui salire l’orizzonte prospettico viene semplicemente innalzato di un paio di metri e siamo al punto di prima. Scaletta più alta in ogni caso vince.»
(qui)

 

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