Non so neppure a cosa serva questa roba, ma segnalo che fino alla mezzanotte di oggi (ora ammericana), MacHeist dà via gratis sei applicazioni:
- ShoveBox
- Twitterrific
- Hordes of Orcs
- Tiny Grab
- WriteRoom
- Mariner Write (quest'ultima se sarà raggiunto un certo numero di download.
Affrettatevi!(?)
giovedì 12 novembre 2009
mercoledì 11 novembre 2009
Il macaco sulla spalla
Ier sera mi apprestavo a cucinare. Non il risotto alla milanese con le salsicce al vino bianco, come mi ero ripromesso, bensì le Galettes (crêpes di grano saraceno) variées. Metto su anche Night and Day II, per tenermi compagnia nella preparazione, e dato che in cucina non ho la musica, uso allo scopo il portatile.
L'occasione fa l'uomo ladro, e così avendo un portatile acceso, tanto vale aprire FF per vedere che si racconta: da qui il fatto che ho cominciato a prendere l'abitudine di annunciare cosa cucino e cosa ascolto mentre lo faccio.
Ma FF non mi si apre; né null'altro. Resetto la scheda wireless, senza pensare che se sto sentendo la musica, che risiede sul server sotto il tavolo da tè, la connessione è operativa, ma niente.
Vado al modem/router, lo resetto; si accendono le lucine che si devono accendere tranne quella dell'internet. E mi rendo conto che mi si è rotta l'internet.
Vabbé, dico: lascio riposare un po' l'apparecchio (che non serve a nulla, dato che dovrebbe poter stare acceso ininterrottamente per anni: ma sono gesti scaramantici) e intento preparo la pasta per la galettes, i formaggi (Emmental, Parmigiano e Gorgonzola); la cipolla appassita nel vino; i pomodorini; la rucola; i due prosciutti.
Mentre la pasta riposa (almeno mezz'ora) mi riaffaccio al modem/router, che si ostina a rifiurarmi l'accensione della lucetta. Telefono all'operatore, già svedese e ora (giallo)rosso, e mi appresto alla lunga trafila del servizio clienti.
Una signorina, cortese, mi chiede chi sono, come mi chiamo, dove abito (tutte cose che io so benissimo essere già comparse sul suo video!), e poi inizia a dirmi che devo scollegare il router, spegnere il computer... cerco di resistere e non fare il cagone, ma alla fine le dico che mi guadagno il pane amministrando reti, e che quindi se dico che la portante è giù vuol dire che la portante è giù. Una pietosa bugia ma lei, colpita, abbozza; e così dopo un po' d'altra attesa (mentre la pasta riposa e s'ispessisce) arriva dai tennici la conferma che la portante è giù.
«Le apro la chiamata: tenga conto che ci vorranno cinque giorni lavorativi, sabati e domeniche escluse». «Cinque giorni lavorativi, sabati e domeniche escluse?!?!?»
Comincio a sudare, mi gira la testa, la salivazione s'azzera. Un crampo sale, lieve, dallo stomaco fino alla bocca, che si riempie d'amaro.
«Posso smettere quando voglio», mi ero detto. Dicono tutti così.
L'occasione fa l'uomo ladro, e così avendo un portatile acceso, tanto vale aprire FF per vedere che si racconta: da qui il fatto che ho cominciato a prendere l'abitudine di annunciare cosa cucino e cosa ascolto mentre lo faccio.
Ma FF non mi si apre; né null'altro. Resetto la scheda wireless, senza pensare che se sto sentendo la musica, che risiede sul server sotto il tavolo da tè, la connessione è operativa, ma niente.
Vado al modem/router, lo resetto; si accendono le lucine che si devono accendere tranne quella dell'internet. E mi rendo conto che mi si è rotta l'internet.
Vabbé, dico: lascio riposare un po' l'apparecchio (che non serve a nulla, dato che dovrebbe poter stare acceso ininterrottamente per anni: ma sono gesti scaramantici) e intento preparo la pasta per la galettes, i formaggi (Emmental, Parmigiano e Gorgonzola); la cipolla appassita nel vino; i pomodorini; la rucola; i due prosciutti.
Mentre la pasta riposa (almeno mezz'ora) mi riaffaccio al modem/router, che si ostina a rifiurarmi l'accensione della lucetta. Telefono all'operatore, già svedese e ora (giallo)rosso, e mi appresto alla lunga trafila del servizio clienti.
Una signorina, cortese, mi chiede chi sono, come mi chiamo, dove abito (tutte cose che io so benissimo essere già comparse sul suo video!), e poi inizia a dirmi che devo scollegare il router, spegnere il computer... cerco di resistere e non fare il cagone, ma alla fine le dico che mi guadagno il pane amministrando reti, e che quindi se dico che la portante è giù vuol dire che la portante è giù. Una pietosa bugia ma lei, colpita, abbozza; e così dopo un po' d'altra attesa (mentre la pasta riposa e s'ispessisce) arriva dai tennici la conferma che la portante è giù.
«Le apro la chiamata: tenga conto che ci vorranno cinque giorni lavorativi, sabati e domeniche escluse». «Cinque giorni lavorativi, sabati e domeniche escluse?!?!?»
Comincio a sudare, mi gira la testa, la salivazione s'azzera. Un crampo sale, lieve, dallo stomaco fino alla bocca, che si riempie d'amaro.
«Posso smettere quando voglio», mi ero detto. Dicono tutti così.
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io
lunedì 9 novembre 2009
Piccole amarezze
Ricevo una mail:
La Dott.ssa XXXXX YYYYY è una collega del Legale e mi ha consigliato di rivolgermi a Lei per avere un ulteriore conferma al fatto che non ci fossero situazioni di contenzioso o di crediti non performing sulla controparte.Pochi minuti dopo, ricevo da tutt'altra persona un'altra mail:
Le sarei grata se mi potesse dare un feedback in merito.
Ciao Marco,
in relazione all'oggetto dovresti farmi avere - entro il giorno 11 c.m. - un'aggiornamento sulle seguenti sofferenze: [...]
In provincia è un'altra cosa
Sì, certo, Milano. La metropoli, le opportunità, la vita culturale. I salotti, i teatri, i cinemà. I bar patinati, le fighe che non te le danno e che poi però te la vorrebbero dare quando non gliela chiedi e magari manco più t'interessa.
Gli eventi interessanti, quelli a cui non puoi non partecipare e non partecipi e quelli a cui non dovresti partecipare, e ti ci trovi in mezzo.
Una città, insomma.
Però: il gusto di andare in un bar di periferia, con un congelatore zeppo fino all'orlo di birre gelate, una band che suona del buon (IL buon) vecchio rock, il barman che ti abbraccia stritolandoti e salta di là dal bancone quando ti vede entrare; il pavimento masarento sul quale rotolano le ragazze tiratissime da fighe che arrivano alla fine della serata con le calze smagliate; Mirko che dietro il bancone si toglie gli occhiali e l'orologio per scatenare i suoi centoventi chili contro un avventore reso particolarmente molesto dal vino e dai cori da stadio. I vetri spaccati, i mozziconi; gli abbracci di saluto e i baci sulla bocca.
In provincia è un'altra cosa.
Gli eventi interessanti, quelli a cui non puoi non partecipare e non partecipi e quelli a cui non dovresti partecipare, e ti ci trovi in mezzo.
Una città, insomma.
Però: il gusto di andare in un bar di periferia, con un congelatore zeppo fino all'orlo di birre gelate, una band che suona del buon (IL buon) vecchio rock, il barman che ti abbraccia stritolandoti e salta di là dal bancone quando ti vede entrare; il pavimento masarento sul quale rotolano le ragazze tiratissime da fighe che arrivano alla fine della serata con le calze smagliate; Mirko che dietro il bancone si toglie gli occhiali e l'orologio per scatenare i suoi centoventi chili contro un avventore reso particolarmente molesto dal vino e dai cori da stadio. I vetri spaccati, i mozziconi; gli abbracci di saluto e i baci sulla bocca.
In provincia è un'altra cosa.
venerdì 6 novembre 2009
Francesco Alberoni ha lasciato il Corriere per Repubblica
Questo è il primo, interessante, articolo scritto sulla prestigiosa testata.
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stampa
Ancora un po'
Ieri sera sono stato a cena con Beppino Englaro: in effetti abbiamo parlato poco, perché non eravamo vicini e perché non è un signore che parli molto; e non abbiamo comunque parlato della vicenda che tutti conoscono che lo ha reso, malgré soi, un simbolo delle battaglie per la laicità.
Tornando a casa mi dicevo che c'è qualcosa che mi è rimasto in canna, quando ieri parlavo del crocefisso.
Coloro che pensano che la battaglia per toglierlo dalle aule sia inutile (dato che c'è sempre stato e a nessuno gliene è mai fregato granché), o dannosa (dato che ha richiamato l'attenzione sull'oggetto e rischia di farne apporre anche dove adesso non ci sono), o inopportuna (dato che ben altri sono i problemi che abbiamo, oggi) sono certo in buona fede.
Ma riflettano, per un secondo solo. Sul fatto che se oggi la chiesa si permette di condannare a vivere una donna, in ispregio alle sentenze di uno Stato formalmente laico, e con il pieno sostegno del governo in carica; se i ginecologi si permettono di contravvenire alle leggi boicottando, su mandato della chiesa, la distribuzione delle pillole che consentirebbero di abortire senza dolore; se i sindaci si permettono di rifiutare i permessi per aprire un locale di pubblico ritrovo in uno scantinato di periferia, perché i porporati affermano che la nostra società non è pronta per moschee e minareti; e -infine- se quel governo, quei ginecologi e quei sindaci non vengono rimossi dalle loro poltrone: be', riflettano costoro sul fatto che fore un po' di tutto ciò è dovuto anche a quei due pezzi di legno onnipresenti.
E quando vedranno in televisione il volto sorridente e sofferente del signor Englaro, si chiedano se sono ancora nella condizione di esprimergli tutta la solidarietà che gli hanno espresso.
Tornando a casa mi dicevo che c'è qualcosa che mi è rimasto in canna, quando ieri parlavo del crocefisso.
Coloro che pensano che la battaglia per toglierlo dalle aule sia inutile (dato che c'è sempre stato e a nessuno gliene è mai fregato granché), o dannosa (dato che ha richiamato l'attenzione sull'oggetto e rischia di farne apporre anche dove adesso non ci sono), o inopportuna (dato che ben altri sono i problemi che abbiamo, oggi) sono certo in buona fede.
Ma riflettano, per un secondo solo. Sul fatto che se oggi la chiesa si permette di condannare a vivere una donna, in ispregio alle sentenze di uno Stato formalmente laico, e con il pieno sostegno del governo in carica; se i ginecologi si permettono di contravvenire alle leggi boicottando, su mandato della chiesa, la distribuzione delle pillole che consentirebbero di abortire senza dolore; se i sindaci si permettono di rifiutare i permessi per aprire un locale di pubblico ritrovo in uno scantinato di periferia, perché i porporati affermano che la nostra società non è pronta per moschee e minareti; e -infine- se quel governo, quei ginecologi e quei sindaci non vengono rimossi dalle loro poltrone: be', riflettano costoro sul fatto che fore un po' di tutto ciò è dovuto anche a quei due pezzi di legno onnipresenti.
E quando vedranno in televisione il volto sorridente e sofferente del signor Englaro, si chiedano se sono ancora nella condizione di esprimergli tutta la solidarietà che gli hanno espresso.
giovedì 5 novembre 2009
Di navi, d'aerei e di razzi /2
(segue da questo post)
Continuando la serie dei casi giuridici americani, in un'altra lezione ci è stato sottoposto il seguente, giudicato dalla Corte federale del Soutern District of New York nel 1999.
Guardatevi anzitutto lo spot, che pubblicizza la nuova raccolta punti Pepsi:
Ecco: succede che un tipo ameno, tale John Leonard, ha effettivamente raccolto 7 milioni di punti e li ha inviati alla Pepsi, dicendo loro di mandargli l'aereo. Non che si sia dovuto bere due milioni e mezzo di litri di bevanda gassata: in effetti nel catalogo Pepsi c'era un'offerta per la quale, avendo almeno 15 punti, si sarebbero potuti comperare i punti rimanenti per conquistare il premio, al prezzo di 10 cents l'uno.
Il nostro John quindi ha raccolto 15 punti, ha messo in una busta un assegno di 700.000 dollari* e ha preteso il caccia. La Pepsi, gentile, gli ha rimandato indietro l'assegno, spiegando che si trattava di uno scherzo; ma lui niente: l'ha rispedito dicendo che lo spot non è per nulla uno scherzo, bensì un'offerta vincolante, che aspettava solo l'accettazione di qualcuno: nel nostro caso, la sua.
Dopo un po' di tira e molla, il nostro eroe ha fatto causa alla Pepsi, chiedendo l'esecuzione in forma specifica (vale a dire la consegna dell'aereo) o in alternativa la condanna per inadempimento contrattuale, per truffa, per pratiche commerciali scorrette e per pubblicità ingannevole.
C'è anche un voce su Wikipedia.
* per la precisione, 700.008,50 dollari: ci aveva anche messo i 10 dollari per le spese di consegna.
Continuando la serie dei casi giuridici americani, in un'altra lezione ci è stato sottoposto il seguente, giudicato dalla Corte federale del Soutern District of New York nel 1999.
Guardatevi anzitutto lo spot, che pubblicizza la nuova raccolta punti Pepsi:
Ecco: succede che un tipo ameno, tale John Leonard, ha effettivamente raccolto 7 milioni di punti e li ha inviati alla Pepsi, dicendo loro di mandargli l'aereo. Non che si sia dovuto bere due milioni e mezzo di litri di bevanda gassata: in effetti nel catalogo Pepsi c'era un'offerta per la quale, avendo almeno 15 punti, si sarebbero potuti comperare i punti rimanenti per conquistare il premio, al prezzo di 10 cents l'uno.
Il nostro John quindi ha raccolto 15 punti, ha messo in una busta un assegno di 700.000 dollari* e ha preteso il caccia. La Pepsi, gentile, gli ha rimandato indietro l'assegno, spiegando che si trattava di uno scherzo; ma lui niente: l'ha rispedito dicendo che lo spot non è per nulla uno scherzo, bensì un'offerta vincolante, che aspettava solo l'accettazione di qualcuno: nel nostro caso, la sua.
Dopo un po' di tira e molla, il nostro eroe ha fatto causa alla Pepsi, chiedendo l'esecuzione in forma specifica (vale a dire la consegna dell'aereo) o in alternativa la condanna per inadempimento contrattuale, per truffa, per pratiche commerciali scorrette e per pubblicità ingannevole.
C'è anche un voce su Wikipedia.
* per la precisione, 700.008,50 dollari: ci aveva anche messo i 10 dollari per le spese di consegna.
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less.itam
Crocefisso, sbattezzo e Vittoria
La storia del crocefisso non merita di essere affrontata in un blog serio, e quindi ne parlo qui: non per dire la mia opinione, che si confonderà nel rumore di tutte le milllemila opinioni espresse da altri, quanto per ricordare a me stesso cosa ho pensato.
Il crocefisso nelle aule non ha da starci. E non certo perché turbi la libertà religiosa dei bambini: altri hanno fatto notare che i bambini e i ragazzini manco se ne accorgono della sua presenza, e io stesso, come altri, non rammento se nella mia classe c'era o non c'era.
Neppure perché turbi il "diritto dei genitori al rispetto delle loro convinzioni religiose e filosofiche", ché questa è una vera puttanata (voglio vederlo, il genitore che insegna ai figli che i negri sono teste di cazzo, filosoficamente).
Né tantomeno vale il concetto che se uno non ci crede quelli sono solo due pezzi di legno, e quindi che male c'è ad averli sulla parete. Ché il crocefisso non è lo sbattezzo, il quale è, nuovamente, una puttanata: un rito parareligioso per togliersi il marchio di due gocce d'acqua, che possono marchiare qualcuno solo se questi attribuisce loro un qualche potere trascendente dimostrando, pertanto, di credere in una qualche trascendenza. No, il crocefisso non è un marchio, è un oggetto ben concreto: lo si tocca, lo si appende, lo si nasconde persino.
Il punto è un altro: è che nei luoghi pubblici debbono esserci simboli pubblici. Il crocefisso non lo è: anche a volervi vedere un simbolo culturale, esso non ha comunque valenza pubblica.
Negli uffici pubblici c'è la fotografia del Presidente della Repubblica, che è il Capo dello Stato e rappresenta la Nazione: rappresenta la Nazione e quindi l'appenderlo al muro significa che quel muro, e quindi quell'ufficio e quindi il funzionario che ivi siede, sono tutti espressione della Nazione e al suo esclusivo servizio, come recita la Costituzione.
Vediamo un po' quali sono le cose che si possono esporre in un pubblico ufficio per rappresentarne il carattere pubblico: il Capo dello Stato, appunto, poi? A me vengono in mente: la bandiera, lo stemma nazionale (per quanto sia così bruttino che è meglio tenerlo nascosto), una copia della Costituzione. Per quanto mi sforzi, non mi viene in mente altro, salvo ripristinare l'Italia Turrita Vittoriosa del 4 Novembre (ma nel frattempo di guerra ne abbiamo persa un'altra).
Se accettiamo il crocefisso, che è un simbolo della nostra cultura e delle nostre radici, allora converrete che anche una piccola lupa non sarebbe fuori luogo: salvo che non siamo più figli di Roma, ma allora perché imporre l'Eneide a scuola?.
E pure un Partenone, dacché Graecia capta ferum victorem cepit. E non vorremo mica dimenticare una corona ferrea, no? Né una daga franca, una corazza medievale, una celata spagnola o una coccarda tricolore, per ovvi motivi (ovvi per coloro che sanno un po' di Storia, con l'S maiuscola). Che?, la lupa sì e la coccarda tricolore no? e che messaggio daremmo ai piccoli italiani che studiano faticosamente le gesta del nostro Risorgimento? Come farebbero a capire i film di Luigi Magni? No, no: la coccarda ci vuole, punto.
Ah, dimenticavo: ci sarebbe anche il fascio littorio, che ha non poca influenza sulle nostre tradizioni anche d'oggidì, ma converrete che sarebbe il caso di affiancarvi una stecca di sigarette e qualche goldone, tanto per mostrare chi ha poi vinto: e magari un pezzettino di muro di Berlino.
Se poi andiamo sul culturame di sinistra, di cui siamo specialisti, pensate a quanta roba potremmo simboleggiare. Non credete che Gutemberg abbia avuto un'influenza paragonabile a quella del Cristo nella nostra società? E allora non sarebbe il caso di celebrarla con un bel torchietto da stampa? E una riproduzioncella della Torre di Pisa con due gravi che cadono, magari vicino ad un pendoletto in miniatura e ad un cannocchiale, tanto per ribadire l'importanza del Metodo?
Ma non di sola scienza vive l'Uomo, e quindi bisognerà inserire nell'elenco qualcosa delle arti letterarie e figurative: una Commedia dantesca, una Gioconda (così tutti vedranno che mostra le mani e non le orecchie) e anche una copia dei Promessi Sposi, l'unico Romanzo italiano delle grande tradizione occidentale.
Certo, a questo punto gli alunni dovrebbero uscire dall'aula, ormai strapiena e pericolante: ma sono certo che alla Gelmini ciò non dispiacerebbe troppo, perché dovrebbero andarsene anche gli insegnanti, quei fannulloni.
Il crocefisso nelle aule non ha da starci. E non certo perché turbi la libertà religiosa dei bambini: altri hanno fatto notare che i bambini e i ragazzini manco se ne accorgono della sua presenza, e io stesso, come altri, non rammento se nella mia classe c'era o non c'era.
Neppure perché turbi il "diritto dei genitori al rispetto delle loro convinzioni religiose e filosofiche", ché questa è una vera puttanata (voglio vederlo, il genitore che insegna ai figli che i negri sono teste di cazzo, filosoficamente).
Né tantomeno vale il concetto che se uno non ci crede quelli sono solo due pezzi di legno, e quindi che male c'è ad averli sulla parete. Ché il crocefisso non è lo sbattezzo, il quale è, nuovamente, una puttanata: un rito parareligioso per togliersi il marchio di due gocce d'acqua, che possono marchiare qualcuno solo se questi attribuisce loro un qualche potere trascendente dimostrando, pertanto, di credere in una qualche trascendenza. No, il crocefisso non è un marchio, è un oggetto ben concreto: lo si tocca, lo si appende, lo si nasconde persino.
Il punto è un altro: è che nei luoghi pubblici debbono esserci simboli pubblici. Il crocefisso non lo è: anche a volervi vedere un simbolo culturale, esso non ha comunque valenza pubblica.
Negli uffici pubblici c'è la fotografia del Presidente della Repubblica, che è il Capo dello Stato e rappresenta la Nazione: rappresenta la Nazione e quindi l'appenderlo al muro significa che quel muro, e quindi quell'ufficio e quindi il funzionario che ivi siede, sono tutti espressione della Nazione e al suo esclusivo servizio, come recita la Costituzione.
Vediamo un po' quali sono le cose che si possono esporre in un pubblico ufficio per rappresentarne il carattere pubblico: il Capo dello Stato, appunto, poi? A me vengono in mente: la bandiera, lo stemma nazionale (per quanto sia così bruttino che è meglio tenerlo nascosto), una copia della Costituzione. Per quanto mi sforzi, non mi viene in mente altro, salvo ripristinare l'Italia Turrita Vittoriosa del 4 Novembre (ma nel frattempo di guerra ne abbiamo persa un'altra).
Se accettiamo il crocefisso, che è un simbolo della nostra cultura e delle nostre radici, allora converrete che anche una piccola lupa non sarebbe fuori luogo: salvo che non siamo più figli di Roma, ma allora perché imporre l'Eneide a scuola?.
E pure un Partenone, dacché Graecia capta ferum victorem cepit. E non vorremo mica dimenticare una corona ferrea, no? Né una daga franca, una corazza medievale, una celata spagnola o una coccarda tricolore, per ovvi motivi (ovvi per coloro che sanno un po' di Storia, con l'S maiuscola). Che?, la lupa sì e la coccarda tricolore no? e che messaggio daremmo ai piccoli italiani che studiano faticosamente le gesta del nostro Risorgimento? Come farebbero a capire i film di Luigi Magni? No, no: la coccarda ci vuole, punto.
Ah, dimenticavo: ci sarebbe anche il fascio littorio, che ha non poca influenza sulle nostre tradizioni anche d'oggidì, ma converrete che sarebbe il caso di affiancarvi una stecca di sigarette e qualche goldone, tanto per mostrare chi ha poi vinto: e magari un pezzettino di muro di Berlino.
Se poi andiamo sul culturame di sinistra, di cui siamo specialisti, pensate a quanta roba potremmo simboleggiare. Non credete che Gutemberg abbia avuto un'influenza paragonabile a quella del Cristo nella nostra società? E allora non sarebbe il caso di celebrarla con un bel torchietto da stampa? E una riproduzioncella della Torre di Pisa con due gravi che cadono, magari vicino ad un pendoletto in miniatura e ad un cannocchiale, tanto per ribadire l'importanza del Metodo?
Ma non di sola scienza vive l'Uomo, e quindi bisognerà inserire nell'elenco qualcosa delle arti letterarie e figurative: una Commedia dantesca, una Gioconda (così tutti vedranno che mostra le mani e non le orecchie) e anche una copia dei Promessi Sposi, l'unico Romanzo italiano delle grande tradizione occidentale.
Certo, a questo punto gli alunni dovrebbero uscire dall'aula, ormai strapiena e pericolante: ma sono certo che alla Gelmini ciò non dispiacerebbe troppo, perché dovrebbero andarsene anche gli insegnanti, quei fannulloni.
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lunedì 2 novembre 2009
Due o tre cose che ho imparato sull'amicizia
Fin dai tempi del liceo ho imparato che nell'amicizia valgono alcune regole.
Roba imparata fors'anche perché facevo il capetto politico, o forse perché vivevo un quartiere che qualche volta poteva essere men che tranquillo. O magari c'entrano le esperienze fatte durente le vacanze in Grecia, in quell'isola dove poteva succedere di tutto quando meno te l'aspettavi.
Sono regole che non pretendono di essere giuste né morali; anzi sono profondamente ingiuste e assai discutibili dal punto di vista etico: ma sono regole che vanno rispettate perché si possa parlare di amicizia.
- se qualcuno tira un pugno a un tuo amico, tu prima gliene tiri due e lo stendi a terra, e poi chiedi cosa stava succedendo;
- se un tuo amico tira un pugno a qualcuno, tu prima ne tiri un altro anche tu, e poi gli chiedi il perché;
- se un tuo amico chiede aiuto o conforto, tu prima lo aiuti o lo conforti senza giudicarlo e dopo, se del caso, lo giudicherai.
Roba imparata fors'anche perché facevo il capetto politico, o forse perché vivevo un quartiere che qualche volta poteva essere men che tranquillo. O magari c'entrano le esperienze fatte durente le vacanze in Grecia, in quell'isola dove poteva succedere di tutto quando meno te l'aspettavi.
Sono regole che non pretendono di essere giuste né morali; anzi sono profondamente ingiuste e assai discutibili dal punto di vista etico: ma sono regole che vanno rispettate perché si possa parlare di amicizia.
- se qualcuno tira un pugno a un tuo amico, tu prima gliene tiri due e lo stendi a terra, e poi chiedi cosa stava succedendo;
- se un tuo amico tira un pugno a qualcuno, tu prima ne tiri un altro anche tu, e poi gli chiedi il perché;
- se un tuo amico chiede aiuto o conforto, tu prima lo aiuti o lo conforti senza giudicarlo e dopo, se del caso, lo giudicherai.
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venerdì 30 ottobre 2009
Piccole lezioni di diritto ad uso di chi non ha una laurea in Giurisprudenza
Giuseppe D'Avanzo in un articolo su Repubblica impapocchia, come spesso fa, un po' di carte.
Non alla Travaglio, che dice "bianco" quando dovrebbe dire "nero", ma comunque in maniera suggestiva, facendo ipotizzare che Berlusconi ritenesse che un "video del Presidente" fosse un video a lui riconducibile.
Per l'effetto (per l'effetto per D'Avanzo, dato che c'è un buco logico non piccolo da colmare) l'articolo chiude ponendo all'attenzione dei lettori la possibilità che Berlusconi si sia reso colpevole del reato di ricettazione, in quanto «È indubbio che Silvio Berlusconi si sia intromesso per far acquistare, prima, e occultare, poi, quella "cosa proveniente da un delitto"»
L'articolo è talmente fumoso che persino nell'ambiente dei blogger, notoriamente infestato da comunisti (e per davvero, mica come in magistratura!) la cosa è stata solo blandissimamente ripresa.
Luca Sofri, per dirne uno, cita l'articolo facendo notare che la versione di D'Avanzo è "piuttosto ardita": e quel "piuttosto" è un bell'eufemismo.
E difatti, vediamo un po' cosa dice il Codice Penale:
Art. 648. - Ricettazione.
Notate quel «al fine di procurare a sé o ad altri un profitto»? Non è lì per caso, come vezzo stilistico. In diritto si chiama "dolo specifico", e sta a significare che perché il reato esista, il reo deve avere quella specifica finalità: di trarre profitto dalla propria azione o di far sì che altri ne tragga profitto. Se il fine è quello di aiutare un'altra persona il reato non sussiste, e ciò nonostante il fatto che, con la sua condotta, il soggetto faccia sì che altri traggano profitto: perché non vi era, appunto, quel "dolo specifico": quella finalità.
Cass. Pen. Sez. 2, Sentenza n. 7525 del 23/02/1982 Ud. (dep. 30/07/1982 ) Rv. 154841
Cass. Pen. Sez. 2, Sentenza n. 11712 del 02/05/1980 Ud. (dep. 08/11/1980 ) Rv. 146538
Certo, si potrebbe anche dire che in effetti Berlusconi intendeva trarre profitto dalla propria opera di intermediazione, in quanto l'avvisare Marrazzo era un avvertimento in stile mafioso, o che comunque intendesse poi ottenerne favori: ma è una cosa che, per quanto uno possa voler male a Silvio Berlusconi, non ha uno straccio di prova e, ad essere franchi, mi pare anche un po' sciocca.
Non posso certo dire di conoscere Silvio Berlusconi, ma mi sembra che rientri pienamente nella psicologia del personaggio l'aiutare la persona (anche se avversario politico) che si trova in difficoltà per motivi di pantalone.
Ed è un peccato che D'Avanzo, preso dalla foga censoria, si sia inventato un'inesistente ricettazione alla quale ben pochi hanno mostrato di credere. E' un peccato perché, se avete letto bene il testo delle massime che vi ho trascritto, c'è un reato che si attaglia, questo sì perfettamente, alla condotta del PresConsMin:
Art. 379. Favoreggiamento reale.
E' indubbio (dato che egli stesso l'ha affermato) che Silvio Berlusconi abbia in prima persona offerto a Marrazzo i riferimenti dell'agenzia che stava mettendo sul mercato il video: e con tale comportamento, sebbene non posto in essere a fine di trarne o farne trarre profitto, ha certo aiutato coloro che stavano tentando di piazzare la merce.
E notate che in questo caso non si configura neppure il tentativo, bensì il delitto consumato. Infatti l'aiuto è stato fornito, e il fatto che l'estorsione non sia andata a buon fine non rileva, come insegna
Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 778 del 08/10/1998 Ud. (dep. 21/01/1999 ) Rv. 212286
In conclusione, sembrerebbe proprio che il Presidente del Consiglio, nell'avvisare Marrazzo di quanto stava accadento e nell'aiutarlo a cercare di salvare il salvabile ricomprando il video si sie reso colpevole di un delitto contro l'amministrazione della giustizia (titolo III del libro II del Codice Penale).
Non alla Travaglio, che dice "bianco" quando dovrebbe dire "nero", ma comunque in maniera suggestiva, facendo ipotizzare che Berlusconi ritenesse che un "video del Presidente" fosse un video a lui riconducibile.
Per l'effetto (per l'effetto per D'Avanzo, dato che c'è un buco logico non piccolo da colmare) l'articolo chiude ponendo all'attenzione dei lettori la possibilità che Berlusconi si sia reso colpevole del reato di ricettazione, in quanto «È indubbio che Silvio Berlusconi si sia intromesso per far acquistare, prima, e occultare, poi, quella "cosa proveniente da un delitto"»
L'articolo è talmente fumoso che persino nell'ambiente dei blogger, notoriamente infestato da comunisti (e per davvero, mica come in magistratura!) la cosa è stata solo blandissimamente ripresa.
Luca Sofri, per dirne uno, cita l'articolo facendo notare che la versione di D'Avanzo è "piuttosto ardita": e quel "piuttosto" è un bell'eufemismo.
E difatti, vediamo un po' cosa dice il Codice Penale:
Art. 648. - Ricettazione.
Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329.
Notate quel «al fine di procurare a sé o ad altri un profitto»? Non è lì per caso, come vezzo stilistico. In diritto si chiama "dolo specifico", e sta a significare che perché il reato esista, il reo deve avere quella specifica finalità: di trarre profitto dalla propria azione o di far sì che altri ne tragga profitto. Se il fine è quello di aiutare un'altra persona il reato non sussiste, e ciò nonostante il fatto che, con la sua condotta, il soggetto faccia sì che altri traggano profitto: perché non vi era, appunto, quel "dolo specifico": quella finalità.
Cass. Pen. Sez. 2, Sentenza n. 7525 del 23/02/1982 Ud. (dep. 30/07/1982 ) Rv. 154841
Quando la cooperazione delittuosa con gli altri imputati è intesa al conseguimento di un fine di lucro, di un'utilità concreta e materiale mediante l'ottenuto possesso delle cose di provenienza furtiva o mediante l'intromissione per far acquistare ad altri l'ingiusto profitto, ricorre il delitto di ricettazione e non quello di favoreggiamento reale, che consiste invece nella condotta di chi presta l'aiuto richiesto, per assicurare ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo del reato, disinteressatamente e senza fine di locupletazione. (NdR: locupletazione è un modo un po' brutto di dire arricchimento)
Cass. Pen. Sez. 2, Sentenza n. 11712 del 02/05/1980 Ud. (dep. 08/11/1980 ) Rv. 146538
Il delitto di ricettazione si differenzia da quello di favoreggiamento reale in relazione al fine specifico che nella ricettazione e costituito dall'intento di procurare a se o ad altri un profitto, mentre nel favoreggiamento consiste nell'aiuto apprestato dall'agente ad altri per assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato
Certo, si potrebbe anche dire che in effetti Berlusconi intendeva trarre profitto dalla propria opera di intermediazione, in quanto l'avvisare Marrazzo era un avvertimento in stile mafioso, o che comunque intendesse poi ottenerne favori: ma è una cosa che, per quanto uno possa voler male a Silvio Berlusconi, non ha uno straccio di prova e, ad essere franchi, mi pare anche un po' sciocca.
Non posso certo dire di conoscere Silvio Berlusconi, ma mi sembra che rientri pienamente nella psicologia del personaggio l'aiutare la persona (anche se avversario politico) che si trova in difficoltà per motivi di pantalone.
Ed è un peccato che D'Avanzo, preso dalla foga censoria, si sia inventato un'inesistente ricettazione alla quale ben pochi hanno mostrato di credere. E' un peccato perché, se avete letto bene il testo delle massime che vi ho trascritto, c'è un reato che si attaglia, questo sì perfettamente, alla condotta del PresConsMin:
Art. 379. Favoreggiamento reale.
Chiunque fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648, 648-bis, 648-ter, aiuta taluno ad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato, è punito con la reclusione fino a cinque anni se si tratta di delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di contravvenzione.
E' indubbio (dato che egli stesso l'ha affermato) che Silvio Berlusconi abbia in prima persona offerto a Marrazzo i riferimenti dell'agenzia che stava mettendo sul mercato il video: e con tale comportamento, sebbene non posto in essere a fine di trarne o farne trarre profitto, ha certo aiutato coloro che stavano tentando di piazzare la merce.
E notate che in questo caso non si configura neppure il tentativo, bensì il delitto consumato. Infatti l'aiuto è stato fornito, e il fatto che l'estorsione non sia andata a buon fine non rileva, come insegna
Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 778 del 08/10/1998 Ud. (dep. 21/01/1999 ) Rv. 212286
Per integrare la condotta materiale del reato di favoreggiamento reale, previsto dall'art. 379 cod. pen., è sufficiente il semplice aiuto all'autore di un reato finalizzato da parte di costui al conseguimento dell'utilità illecita, indipendentemente dal fatto che il favoreggiato riesca effettivamente a conseguire il prodotto, il profitto o il prezzo del reato. (La Corte, nella specie, ha ritenuto che ricorresse l'ipotesi del reato di favoreggiamento reale, consumato e non tentato, nella condotta di un soggetto che aveva aiutato altra persona ad assicurarsi il parziale provento della vendita di refurtiva facendole accendere depositi vincolati a nome di un terzo ignaro, e così cercando di impedire l'assoggettamento delle somme a sequestro)
In conclusione, sembrerebbe proprio che il Presidente del Consiglio, nell'avvisare Marrazzo di quanto stava accadento e nell'aiutarlo a cercare di salvare il salvabile ricomprando il video si sie reso colpevole di un delitto contro l'amministrazione della giustizia (titolo III del libro II del Codice Penale).
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berlusconi
mercoledì 28 ottobre 2009
Di navi, d'aerei e di razzi /1
Qualche giorno fa avevo iniziato un post con una parte di questo titolo, e poi avevo parlato d'altro. Essendo mercoledì riprendo l'argomento.
Mercoledì perché, in virtù di non so bene quale strana congiunzione astrale, non solo mi hanno iscritto a un corso di inglese legale, ma sono stato addirittura inserito nella classe advanced, il che vuol dire che c'è un'avvocata americana che il mercoledì ci fa lezioni accademiche sulla contract law e ci fa stilare pareri legali e bozze di contratti. Il tutto ovviamente in lingua, e chi sgarra lasciandosi scappare una parola in italiano fa la fine di Fantozzi che cerca di mangiare con le mani.
I casi nel diritto anglo-americano sono molto più divertenti di quelli di diritto continentale: ciò è dovuto a una serie di fattori, i principali dei quali sono: la risalenza della common law, che ha otto-nove secoli alle spalle contro i due secoli scarsi del nostro diritto codificato; e i criteri di interpretazione che si usano colà, dove l'applicazione letterale delle norme e delle pattuizioni è la regola: il che dà luogo a curiosi contenziosi su questioni che da noi sarebbero state liquidate dal giudice con una condanna per lite temeraria.
Il primo parere che ho dovuto scrivere era un adattamento di un caso classico del diritto americano. Ci sono due amici che decidono di passare una serata insieme: vanno in un bar, poi in un altro, poi in un altro ancora, e così via. Verso il decimo bar, uno dei due, Alfred, comincia a banfare sul suo nuovo impianto stereo hi-fi iperamplificato TV 85 pollici etc. etc. etc. (nel caso originale si trattava di una goletta, e i bar erano taverne).
A un certo punto l'altro amico, Bob, prende un tovagliolino e ci scrive sopra «vendo a Bob il mio supermegaimpianto hi-fi per 5 dollari»; e lo passa ad Al il quale, ubriaco com'è, lo firma.
Il giorno dopo Al si sveglia con un tremendo mal di testa e la consapevolezza di aver fatto qualcosa, senza avere la minima idea di cosa possa essere. Il giorno dopo ancora, Bob si presenta alla porta di Al con cinque dollari in mano, e pretende di ritirare la merce.
Mercoledì perché, in virtù di non so bene quale strana congiunzione astrale, non solo mi hanno iscritto a un corso di inglese legale, ma sono stato addirittura inserito nella classe advanced, il che vuol dire che c'è un'avvocata americana che il mercoledì ci fa lezioni accademiche sulla contract law e ci fa stilare pareri legali e bozze di contratti. Il tutto ovviamente in lingua, e chi sgarra lasciandosi scappare una parola in italiano fa la fine di Fantozzi che cerca di mangiare con le mani.
I casi nel diritto anglo-americano sono molto più divertenti di quelli di diritto continentale: ciò è dovuto a una serie di fattori, i principali dei quali sono: la risalenza della common law, che ha otto-nove secoli alle spalle contro i due secoli scarsi del nostro diritto codificato; e i criteri di interpretazione che si usano colà, dove l'applicazione letterale delle norme e delle pattuizioni è la regola: il che dà luogo a curiosi contenziosi su questioni che da noi sarebbero state liquidate dal giudice con una condanna per lite temeraria.
Il primo parere che ho dovuto scrivere era un adattamento di un caso classico del diritto americano. Ci sono due amici che decidono di passare una serata insieme: vanno in un bar, poi in un altro, poi in un altro ancora, e così via. Verso il decimo bar, uno dei due, Alfred, comincia a banfare sul suo nuovo impianto stereo hi-fi iperamplificato TV 85 pollici etc. etc. etc. (nel caso originale si trattava di una goletta, e i bar erano taverne).
A un certo punto l'altro amico, Bob, prende un tovagliolino e ci scrive sopra «vendo a Bob il mio supermegaimpianto hi-fi per 5 dollari»; e lo passa ad Al il quale, ubriaco com'è, lo firma.
Il giorno dopo Al si sveglia con un tremendo mal di testa e la consapevolezza di aver fatto qualcosa, senza avere la minima idea di cosa possa essere. Il giorno dopo ancora, Bob si presenta alla porta di Al con cinque dollari in mano, e pretende di ritirare la merce.
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less.itam
martedì 27 ottobre 2009
Dio acceca chi vuole perdere
Poche cose mi fanno incazzare più della spocchia elitista.
La spocchia di chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione anche quando tutti gli dicono che sta andando verso il burrone; e lui a dire "non avete capito un cazzo, ho ragione io!"
Finché fa Plonk, come Vil Coyote.
Ecco, scrivere: Gli elettori, nella stragrande maggioranza maturi (per non dire anziani), tutti novecenteschi, come è ovvio che sia, hanno seguito questa strada, e hanno fatto bene, e ha avuto ragione chi ha scelto Bersani, chi ci ha creduto, chi ha investito su di lui. Su questo non ci piove per sminuire la scelta del popolo delle primarie (nello stesso post si parla di bocciofilìa, di sospetto verso i nuovi medie e di tutto ciò che fa anzYano) sarebbe anche legittimo, pur se un po' stupido. Se scritto da chi le primarie le ha sempre combattute.
E' spocchioso, villanamente spocchioso, se viene scritto da chi aveva fatto delle primarie una bandiera, contro chi -eletto- era contrario alle primarie medesime, che pur l'hanno eletto.
La spocchia di chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione anche quando tutti gli dicono che sta andando verso il burrone; e lui a dire "non avete capito un cazzo, ho ragione io!"
Finché fa Plonk, come Vil Coyote.
Ecco, scrivere: Gli elettori, nella stragrande maggioranza maturi (per non dire anziani), tutti novecenteschi, come è ovvio che sia, hanno seguito questa strada, e hanno fatto bene, e ha avuto ragione chi ha scelto Bersani, chi ci ha creduto, chi ha investito su di lui. Su questo non ci piove per sminuire la scelta del popolo delle primarie (nello stesso post si parla di bocciofilìa, di sospetto verso i nuovi medie e di tutto ciò che fa anzYano) sarebbe anche legittimo, pur se un po' stupido. Se scritto da chi le primarie le ha sempre combattute.
E' spocchioso, villanamente spocchioso, se viene scritto da chi aveva fatto delle primarie una bandiera, contro chi -eletto- era contrario alle primarie medesime, che pur l'hanno eletto.
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pd
LGB & T
Ieri sono andato dapprima a prendere il caffè con alcuni colleghi, giù al GinRosa, e poi nel corso della giornata ne ho bevuto un altro paio alla macchinetta.
Sapete bene che la macchinetta del caffè è lo strumento principe per capire come vanno le cose in azienda, e anche come vanno le cose nella "società civile". Tra la gente, insomma.
Alla mia macchinetta del caffè (e credo a tutte le macchinette di tutti gli uffici del paese) i commenti sul Presidente del Lazio, e sulla Brendona immortalata da Rep, sono stati irriferibili anche per questo blog dove spesso si sono usate espressioni non convenzionali. E ciò indipendentemente da età e sesso e grado dei colleghi, tutti accumunati nel dileggio e nella rappresentazione fiorita di dettagli anatomici e pratiche esoteriche.
C'è un'altra macchinetta del caffè, quella di FriendFeed, i cui frequentatori invece assumono reciprocamente, danno per scontato, che Lesbiche, Gay, Bisessuali e Trans abbiano uguali diritti e dignità. Chiero che FriendFeed non è lo specchio della società, e neppure di quella parte che frequenta la rete (probabilmente su FB le cose sarebbero ben diverse): me si tratta comunque di una discrasia significativa.
Ho lanciato su FF una domanda: se cioè ci si possa aspettare che in Italia tra venti o trent'anni andare a trans possa essere considerato egualmente accettato o riprovato che andare a prostitute. Non mi riferisco a normali coppie stabili: perché di fronte al fenomeno delle coppie stabili omosessuali o transgender ormai si è creato quel meccanismo che fa sì che pubblicamente si accetti il fenomeno (un po' come i leghisti che affermano in pubblico di "non essere razzisti"): mentre tale schermo di ipocrisia di fronte all'amore mercenario cade, legittimando i peggiori sentimenti e i pareri più corrivi.
Ne è nato un dibattito interessante, e mi piacerebbe raccogliere lì anche la vostra opinione: pertanto metto questo link e chiudo il commenti su questo post, per evitare duplicazioni.
Sapete bene che la macchinetta del caffè è lo strumento principe per capire come vanno le cose in azienda, e anche come vanno le cose nella "società civile". Tra la gente, insomma.
Alla mia macchinetta del caffè (e credo a tutte le macchinette di tutti gli uffici del paese) i commenti sul Presidente del Lazio, e sulla Brendona immortalata da Rep, sono stati irriferibili anche per questo blog dove spesso si sono usate espressioni non convenzionali. E ciò indipendentemente da età e sesso e grado dei colleghi, tutti accumunati nel dileggio e nella rappresentazione fiorita di dettagli anatomici e pratiche esoteriche.
C'è un'altra macchinetta del caffè, quella di FriendFeed, i cui frequentatori invece assumono reciprocamente, danno per scontato, che Lesbiche, Gay, Bisessuali e Trans abbiano uguali diritti e dignità. Chiero che FriendFeed non è lo specchio della società, e neppure di quella parte che frequenta la rete (probabilmente su FB le cose sarebbero ben diverse): me si tratta comunque di una discrasia significativa.
Ho lanciato su FF una domanda: se cioè ci si possa aspettare che in Italia tra venti o trent'anni andare a trans possa essere considerato egualmente accettato o riprovato che andare a prostitute. Non mi riferisco a normali coppie stabili: perché di fronte al fenomeno delle coppie stabili omosessuali o transgender ormai si è creato quel meccanismo che fa sì che pubblicamente si accetti il fenomeno (un po' come i leghisti che affermano in pubblico di "non essere razzisti"): mentre tale schermo di ipocrisia di fronte all'amore mercenario cade, legittimando i peggiori sentimenti e i pareri più corrivi.
Ne è nato un dibattito interessante, e mi piacerebbe raccogliere lì anche la vostra opinione: pertanto metto questo link e chiudo il commenti su questo post, per evitare duplicazioni.
lunedì 26 ottobre 2009
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