giovedì 20 marzo 2014

Docemus

Tanti anni fa scrissi una frase passata inosservata riguardo alla Coop: "detto tra noi, non saranno fasciste ma sono schiaviste molto più dell'Esselunga, e fidatevi se vi dico che è così".
Gilioli oggi mi scopre che, ohibò, le coop pagano di merda; e cita anche un giornale (che, accipicchia, non è il suo) a riprova di ciò.

Qui si amano le parabole, e in particolare quelle del figliuol prodigo, e quindi qualunque resipiscenza è ben vista; ma ci sono coloro che ancora credono che la Coop sei tu, e Caprotti invece è uno stronzo cattivo che non ti lascia neppure pisciare.
Devo quindi ribadire ancora una volta il concetto: a parte il fatto che paghi meglio, da Caprotti i dipendenti pisciano anche meglio; e fidatevi se vi dico che è così.

martedì 18 marzo 2014

Parole da Nobel

“We believe that freedom and self-determination are not unique to one culture. These are not simply American values or Western values; they are universal values. And even as there will be huge challenges to come with the transition to democracy, I am convinced that ultimately government of the people, by the people, and for the people is more likely to bring about the stability, prosperity, and individual opportunity that serve as a basis for peace in our world.”

lunedì 10 febbraio 2014

La realtà in scivolata

Il curling come tutti i giochi può indurre dipendenza, soprattutto se praticato da persone spinte da altre necessità che non quella puramente ludica.
Il pericolo maggiore che individua Maria Gabriella Manno, psicoterapeuta del centro studi Psicosomatica di Roma, è legato alla "compensazione nevrotica". Anche se non rientra attualmente tra le ludopatie, il curling può comunque portare gli individui a scaricare le proprie energie nel gioco, bloccando le capacità affermative nella vita.
Si è portati comunemente a concepire il curling come una trasposizione delle bocce nella realtà, ma non è così. "A livello cognitivo", chiarisce la psicologa "questo paragone non calza. Il giuoco delle bocce ingenera un senso di preveggenza che nulla ha a che vedere con il curling. Certo, per evitare ogni tipo di patologia è necessario avere sviluppato il senso di consapevolezza. Alla base di questo sport tuttavia c'è un aspetto naturale, quasi biologico. L'uomo subisce da sempre il fascino del bersaglio, perché soddisfa in lui il bisogno innato della competizione. Si pensi alle tribù che rappresentano il raggiungimento dell'obiettivo attraverso le proprie danze tradizionali. Non c'è molta differenza con questo sport".
Ma se esistono certamente aspetti positivi, come lo sviluppo dell'autocontrollo, della decisionalità e della leadership, non bisogna perdere di vista i pericoli cognitivi legati al curling. Primo fra tutti proprio la compensazione. "Tutto dipende dal tempo mentale che gli si dedica", aggiunge Manno "Ci possono essere casi in cui i soggetti tentano di compensare la propria affermazione individuale attraverso il gioco. È come se si creasse uno scollamento tra la vita reale e la pratica ludica. L'individuo si blocca nella vita, non riesce a soddisfare le proprie ambizioni e le scarica nel gioco. I sintomi più comuni sono l'eccessivo investimento economico, temporale ed energetico. Tuttavia ogni caso va analizzato singolarmente, anche perché non esistono studi specifici sul curling".

giovedì 16 gennaio 2014

Della superiorità dello scalogno nel soffritto

Spettabile
$grande_fornitore_di_energia

Reclamo - Propposte commerciali indesiderate
Egregi signori,
ieri sera, dopo aver concluso una dura giornata di lavoro, stanco ma soddisfatto per il piccolo contributo da me dato alla crescita del Prodotto Interno Lordo della Nazione, sono tornato alla mia abitazione, dove ho cominciato a cucinare per me e il mio figliolo. Avviata una spadellata di carciofi ho messo a soffriggere lo scalogno per il sugo di pomodoro che presto si sarebbe trasformato in deliziosi gnocchi alla sorrentina.
A un tratto, e precisamente alle ore 19:46, è squillato il telefono, con l'annuncio di una chiamata riveniente dal numero 02xxxxxxx. Già!: perché purtroppo sono costretto a pagare, e profumatamente, un servizio che mi dica chi mi sta chiamando, e ciò per evitare di perdere il poco tempo libero del quale dispongo a declinare offerte di vini, olii e lupini rivenienti da imbonitori di dubbia serietà, i quali immancabilmente si mascherano dietro numeri anonimi.
Non era quello il caso, e infatti mio figlio, addestrato a verificare la provenienza della chiamata prima di alzare il ricevitore, mi ha avvisato che la comunicazione proveniva dalla mia bella città. Ho quindi distolto l'attenzione dal soffritto, e ciò solo per sentirmi apostrofare da una voce che pretendeva di chiamare da parte di Xxxx Xxxxxxx al fine di formularmi vantaggiose proposte.
Grande è stata la mia rabbia: perché posso pure ammettere, ben conscio di come questa nostra vita terrena sia solo una parentesi di imperfezione puntellata dal dolore, che esistano operatori commerciali che, emuli dei magliari del secondo dopoguerra, importunano il prossimo per smaltire un paio di vasetti di lampascioni in ispregio alle regole statuite.
Ma che Xxxx Xxxxxxx, dall'alto delle sue colossali dimensioni, non si premuri di verificare se il numero chiamato sia o meno iscritto al Registro delle Opposizioni, questo no. E quindi, delle due l'una: o chi mi ha chiamato asseriva falsamente di agire in vostro nome (e vi sarà facile appurarlo, dato che vi fornisco il numero chiamante; e se del caso agire a tutela del vostro buon nome) oppure l'operatore era davvero un vostro incaricato: nel qual caso desidero informarvi del fatto che, mentre declinavo alla mia sfortunata interlocutrice tutte le mie doglianze nei confronti della sua datrice di lavoro, lo scalogno sul fuoco si sia irrimediabilmente bruciato.
Tale circostanza è stata causa di grande stress in me e nella mia famiglia, sia perché per alcuni minuti si è verificato il permanere in cucina di un odore poco gradevole, sia perché desso era l'ultimo scalogno del quale disponessi, e ho pertanto dovuto riavviare il soffritto con l'aglio, che non tutti i commensali gradiscono.
Non sono a chiedervi un risarcimento pecuniario, pur ritenendomene moralmente in diritto: dacché lo stupro alla mia quiete e serenità domestica, che ho dovuto purtroppo subire, ha un valore per me incalcolabile e che sfugge alle meschine logiche del commercio al minuto. Ritengo tuttavia che il minimo che possiate fare, per riparare al mal fatto, sia quello di formalizzarmi le vostre scuse, accompagnate dall'espresso proposito di non disturbare mai più e in alcun modo la mia pace.
Distinti saluti,

lunedì 30 dicembre 2013

Vecchio

Quest'anno faccio Capodanno a teatro.

martedì 17 dicembre 2013

La lana di coniglio è la lana degli Italiani

Giovanni Valentini è un simpatico e giovanile vecchietto che, per quanto mi rammento, dirigeva giornali quando ancora io manco sapevo leggere.
Era, allora, una persona competente e amena; ma talvolta queste qualità, con l'avanzare degli anni, scemano: e bisognerebbe aver il coraggio, di fronte a sé medesimi prima ancora che ai propri lettori, di rendersi conto di avere perso il contatto con lo spirito del tempo.
Scrive oggi il Valentini, sul foglio per il quale lavora (scusate, ma oramai, stante la continua involuzione, proprio non riesco a trovare altro nome per il prodotto editoriale dell'ing. De Benedetti il quale, or che ci penso, fa soldi vendendo spazi pubblicitari), un lungo e tediosissimo pippone per spiegare

Perché la web tax non minaccia la Rete


Uno straordinario coacervo di castronerie, che dimostra una siderale distanza dai temi trattati, paragonabile a quel che uscirebbe se mi si chiedesse di parlare dell'ultima sfilata di Prada e io, stolto, accettassi.
Il Valentini si rifà ai grandi classici del giornalismo:


Fog in Channel: Continent cut off




spiegandoci che il provvedimento che impone agli italiani di comprare servizi di rete da soggetti con partita IVA italiana non ammazzerà la Internet.
Si rassicuri, Valentini: mai pensavamo che ciò sarebbe accaduto.  anzi, eravamo ben certi che se il Parlamento, nell'infinita onniscienza dei suoi componenti, avesse deliberato di vietare dall'oggi al domani qualunque comunicazione telematica sul suolo italiano, la Internet avrebbe continuato a vivere bella serena per tutto il resto del mondo.

Proviamo però ora a vedere come stiano le cose: proviamo cioé a fare, gratuitamente, quel lavoro di approfondimento per il quale alcuni nostalgici si ostinano a devolvere un euro e rotti al foglio del De Benedetti, nella speranza che gente come Valentini aiuti loro a comprendere la realtà che li circonda.

Questo è il testo dell'emendamento approvato in commissione bilancio, e presentato da alcuni esponenti del partito del quale l'ing. De Benedetti nega di aver la tessera n. 1:
17-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo l'articolo 17 è inserito il seguente: «Art. 17-bis – 1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia mediante operazioni di commercio elettronico sia diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana.   2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti. » 
Che significa il primo comma? Che a un italiano  è fatto divieto di comprare servizi (non beni!) da soggetti che non siano titolari di una partita IVA italiana.
Questo cosa comporterà? Che Google, che fa un bel fatturato in Italia, andrà magari a farsi la sua bella partita IVA; Amazon -vendesse ancora solo libri- potrebbe fregarsene, visto che i libri non sono servizi, e il provider californiano presso il quale io ho il mio hosting se ne strabatterà, mettendo ME fuorilegge.
Quindi, mentre oggi posso scegliere di comperare uno spazio di hosting in qualunque parte del mondo, domani per essere in regola lo potrò fare solo in Italia o da una big company che sia interessata a vendere anche in questo paese.  Dato che sono io il "soggetto passivo" di cui parla la norma, il divieto si applica a me; e sono io quelo che lo prende nel culo.
La Rete sopravviverà, caro Valentini; il mio culo già soffre.

Il secondo comma poi è l'apoteosi dell'approssimazione, che potrà generare un monte di disordini, un'iliade di guai.
Secondo la lettera di questa geniale norma, qualunque link sponsorizzato o spazio pubblicitario che possa apparire su un computer italiano dovrà essere acquistato da soggetti titolari di partita IVA italiana.
Questo significa che questa pagina

è illegale.  E' infatti indubbio che Bloomingdale NON abbia acquistato quello spazio pubblicitario da un soggetto titolare di partita IVA italiana; e non credo che il NYT correrà a mettersi in regola perché, accipicchia, la V commissione del Parlamento Italiano ha emendato la Legge di Stabilità.  E però è evidente anche al più cerebroleso degli osservatori che quello di Bloomingdale è uno spazio pubblicitario, e che il medesimo l'ho visualizzato da casa mia, sul bel suolo patrio.
Già, ma quella norma è fatta così male che non c'è nemmeno un soggetto a cui applicarla.  Chi è il colpevole della violazione? Bloomingdale?  Il New York Times? Io stesso, che oso andare a compulsare siti stranieri anziché limitarmi a studiare le articolesse di Repubblica?
E che succederebbe se il Pretore di Roccacannuccia (notoriamente appassionato lettore del Valentini) un giorno dovesse turbarsi per questa sordida violazione delle regole, ispirato dal motto che chiude l'articolo del giornalista (Una Rete senza regole, giuridiche o economiche, è destinata prima o poi a degenerare nell'anarchia.)
e facesse quindi chiudere l'accesso al NYT dall'Italia (non potendo, malgré soi, far chiudere direttamente il sito del NYT: ché gli americani sono oltremodo gelosi di quell'emendamento della loro Costituzione che tutela la libertà di informazione prima ancora che il pagamento dell'IVA)?

Ma non sarà un problema: qui da noi abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere felici e contenti del nostro sole, del nostro mare e della nostra cultura.  Siamo il Paese più bello del mondo e il Made in Italy ce lo invidiano dovunque.  Se il NYT diventerà fuorilegge leggeremo Repubblica; se Google sarà vietato useremo Volunia, e non dimentichiamo che il Lanital è sano ed economico.

martedì 10 dicembre 2013

Forcipi e forconi

Dopodiché (il ché è il post precedente), mi scrive il professionista di un cliente: professionista affermato e certo non sussumibile nella categoria dei "piccoli" di francescana memoria.
Mi fa sapere che un certo interventuccio chirurgico a cui doveva sottoporsi, che rammentavo di sfuggita, si è tenuto; ma anziché -uccio è divenuto -one, con asportazione di un mezzo metro di intestino: da cui l'impossibilità di proseguire una certa discussione d'affari fino a dopo Capodanno.
Gli esprimo la mia solidarietà e i migliori auguri. Gli dico anche che io ero qui a lamentarmi per la caviglia malconcia, ma che di fronte a certi eventi ci si rende conto di dover ringraziare il Cielo per essersela cavata con una bottarella.

Mi risponde con la mail che riporto, paro paro:
La caviglia e' fastidiosa ma a Milano ci sono centri di eccellenza .
Le dico solo che il secondo giorno e' finita la morfina e mi hanno sedato con paracetamolo !
Medici eroici , amici e bravi ma hanno tagliato i fondi ..


Forconi e Porconi

Ieri, mentre assistevo alla puntata newyorchese di Man Vs. Food dal mio divano, complice l'assenza forzata dal lavoro causa caviglia gonfia, mi citofona il portinaio per comunicarmi l'arrivo di una raccomandata.
Mentre il plico saliva le scale, affidato alle mani del figliuolo, mi sentivo colto da quella tremarella che ben conosciamo all'apprestarsi di un plico siffatto: soprattutto perché il custode è ben conscio della differenza tra "multe" e "raccomandate", e prova un sadico piacere nell'annunciare il pervenimento di queste ultime, potenzialmente assai più dirompenti (basti dire che una di queste fu, tra altri accadimenti, stimolo e motore della ormai nota conversione).
Ed ecco che la porta si apre, il plico giunge, e con esso quel logo ben noto, che ormai nel nostro immaginario si fonde con la faccia del suo nostromo, quel Befera che, con costanza degna di miglior causa, spiega oggi per l'ennesima volta che l'evasione fiscale è male e che la sua Agenzia sta dalla parte del bene. Cosa sulla quale noi, storicamente di sinistra, siamo d'accordo in linea di principio ancor prima che Enrico Sola ci dimostrasse geometricamente che tale è la posizione giusta da tenere.
Immaginate la scena: un signore non più giovane, seppur (gli amici dicono che sono) giovanile, nel suo salotto, ritto alla stampella canadese, che apre la busta bollata con la sicurezza di chi sa di aver sempre fatto il proprio dovere, e si attende che l'Agenzia gli scriva per congratularsi della sua specchiata congruità e magari offrirgli un premio: un viaggio alle Maldive, un biglietto per il derby, al limite una spillettina con il motto "VUOI ESSERE CONGRUO? CHIEDIMI COME".
E invece no: l'Agenzia, cortese ma ferma, mi comunica che il modello Unico 2012 è stato presentato con un colpevole ritardo di quindici giorni, e mi intima di pagare la sanzione di Euri dodici e centesimi venti (di cui euri undici e centesimi ottanta per sanzioni, e Euri zero e centesimi quaranta per interessi) entro trenta giorni dalla ricezione dell'intimazione medesima, avvertendomi che inottemperando all'avviso la sanzione triplicherebbe e che, ove in difficoltà, potrei chiedere di rateizzare l'oneroso onere (vedi, alle volte, come le parole sono esplicative!), purché entro il fatidico termine versi la prima quota.
Faccio svelto un po' di conti, e tiro un sospiro di sollievo verificando che, rinunciando a un Milano Torino, un Tampico Gin e una birra media, posso farcela a chiudere i conti del mese: e anzi mi rimarrebbero in tasca euri uno e centesimi trenta per un caffè parzialmente corretto.
Sento però come un artiglio che mi attanaglia le viscere: e ne colgo la ragione quando, girando il foglio, mi accorgo che nel retro c'è un'appendice ove l'Erario mi comunica più in dettaglio l'esito dei controlli eseguiti. Apprendo che la mia richiesta di rimborso di euri settecentoquarantacinque e centezimi zero (ridotti a euri seicentoventisette, avendo io a suo tempo utilizzato la somma di euri centodiciotto per il pagamento di altri balzelli) è stata accolta, e che pertanto ho diritto a tale onusta somma. Somma che, però, non mi verrà accreditata nel termine di trenta giorni, né io posso minacciare l'Agenzia del Dottor Befera avvertendo che, ove costoro non avessero a pagarmi tempestivamente, io richiederei loro l'ammontare triplicato, e scorinando la mia magnanimità nel consentire alla Repubblica Italiana (che notoriamente versa in gravi difficoltà) di pagarmi un tanto alla volta, ma a patto che entro trenta giorni mi giunga qualcosa.

E' una sciocchezza, d'accordo: e io posso tranquillamente vivere senza quei seicentoventisette euri (ma l'Agenzia non lo sa; e molti, invece, trascorrerebbero un ben diverso Natale se, avendone diritto, ne venissero in possesso). Ma ciò non toglie che mi senta nella situazione del macellaio di Paperino, che avanza da lui un paio di centinaia di verdoni, e medita se andare alla porta del debitore armato di un nodoso bastone. Ecco: immaginiamo che Paperino un giorno entri in macelleria, affronti a viso aperto il titolare e, lungi dal rendere il debito, si lamenti che la vitella acquistata (a babbo morto) un paio di anni prima non era tenera, e chieda i soldi indietro.
Cosa fareste voi, se foste il macellaio? Consapevoli di avergli rifilato un pezzo di scarto, rendereste i due dollari scusandovi per il pessimo servizio, o fareste roteare sulla testa del debitore il bastone nodoso, sollecitando il pagamento del pregresso?
Son cose come queste che fanno uscire i forconi dalle stalle: e l'unico modo per farli rientrare al loro interno è di agire pensando a cosa riterrebbe giusto il lettore dell'Almanacco di Topolino, anziché l'opinionista del Corriere della Sera.

giovedì 5 dicembre 2013

Sant'Ambrogio

A Sant'Ambrogio il milanese che non abbia il biglietto per la prima della Scala va o ai monti o in gita in qualche città straniera: e difatti avevo declinato il cortese invito di un signore immigrato nella nostra bella città(1), che mi aveva invitato per una cena prenatalizia, in quanto avevo promesso al pargolo di portarlo a sciare, complice il tempo adattissimo. Certo, Sant'Ambrogio cade di sabato e l'Immacolata di domenica, ma per un ragazzo che alla tenera età di quattordici anni scopre quanto sia duro svegliarsi presto anche nel giorno sacro agli Ebrei, perfino un sabato libero è già ponte.
L'anno scorso ero andato a Gressoney da mia sorella: e ne avevo ricavato una bella ammaccatura alla spalla i cui postumi furono concausa, il successivo febbraio, di una clamorosa caduta con rottura di costola e ferite varie.
Quest'anno non c'è stato neppur bisogno di andare fin lì, utilizzando finalmente la macchina che avevo comprato proprio perché se non hai una macchina, come diavolo fai ad andare in montagna a Sant'Ambrogio?!?, e così mi sono ammaccato una caviglia in Piazza Napoli, complice uno scooterista passato con il rosso che mi ha preso in pieno mentre pedalavo -indebitamente, ma senza che ciò sia stato concausa dell'evento- sul passaggio pedonale.
Ho passato una notte d'inferno, cinque ore al pronto soccorso, ma alla fine sembra che sia solo una gran botta. Meglio così: anche quest'anno i soldi dello sci verranno risparmiati.



(1) confesso di non sapere se la signora del signore, che poi fu l'invitante, sia autoctona o immigrata anch'essa.

mercoledì 27 novembre 2013

Divento ricco e vi mando tutti a quel paese

Le 18/09/2013 12:11, Silvia - XXXXXblog a écrit

Buongiorno  Marco,
In seguito alla scoperta del tuo blog  mi permetto di contattarti per farti conoscere XXXXXblog, il media partecipativo di informazione, indipendente e gratuita, creato in collaborazione con i migliori blogger italiani (circa 4000).
Mi piacerebbe invitarti a far parte di questo progetto, che speriamo possa trasformare la blogosfera, costituendo un'alternativa valida e di qualità ai media tradizionali. Continuamente infatti, navigando su internet si scoprono nuovi esperti e appassionati che condividono le loro conoscenze e le loro esperienze. Queste informazioni tuttavia, si disperdono spesso tra la moltitudine di notizie che inondano la rete. XXXXXblog nasce proprio con l'obiettivo di localizzare e rendere visibili i contenuti più interessanti e originali.
Ti invito a visitare la nostra pagina http://it.xxxxxblog.com per farti un'idea. Credo infatti che i tuoi articoli  possano risultare interessanti per i lettori del nostro magazine.
Se deciderai di entrare a fare parte di questo progetto, i tuoi contenuti saranno sempre associati all'autore originale, con il tuo username e la scheda del tuo profilo. Gli articoli più interessanti potranno essere selezionati dal nostro staff, che si incarica di organizzare le tematiche ed elaborare quotidianamente la prima pagina di quello che è un servizio giornaliero, gratuito e partecipativo.
Sperando che il progetto possa interessarti, sono a disposizione per qualsiasi  informazione di cui tu abbia bisogno.
Cordialmente,
Silvia

27/11/2013

Buongiorno Marco,
Ti ho contattato il 18/09 per presentarti XXXXXblog, il sito che propone un nuovo modo di fare informazione valorizzando i migliori articoli dei blog selezionati. Mi permetto di contattarti nuovamente per assicurarmi che tu abbia ricevuto la rapida presentazione che ti riporto qui di seguito.
Se pensi che il servizio XXXXXblog potrebbe essere interessante per dare visibilità ai tuoi articoli, o se hai delle domande da pormi, non esitare a scrivermi. Farò del mio meglio per rispondere alle tue domande e guidarti nella tua eventuale iscrizione sul nostro sito all'indirizzo http://it.xxxxxblog.com/
Ringraziandoti dell'attenzione, ti auguro una buona giornata.
Cordialmente,
Silvia


27/11/2013

Cara Silvia,
devo anzitutto scusarmi per non averti risposto con tempestività, ma impegni di lavoro hanno distratto la mia attenzione dalla tua proposta.
Confesso che, anche a causa dei sullodati contrattempi, non ho potuto navigare tutto il vostro sito, ma da ciò che ho potuto apprezzare mi sembra di aver capito che il vostro intendimento sia di guadagnare qualche soldo proponendo pubblicità ai vostri lettori, e che vi auspichiate di ottenerne, di questi ultimi, riproponendo articoli scritti da valentuosi contributori, che verrebbero a costituire una rete sociale e culturale della quale vorreste onorarmi di far parte.
Mi sembra un'iniziativa di notevole interesse, sia per la novità dell'approccio (era dai tempi dei cosiddetti "portali" che non veniva sviluppata un'idea così originale), sia per le favorevoli prospettive economiche sottese al vostro progetto commerciale.
Non ho però ben capito, e me ne scuso fin d'ora qualora la spiegazione mi fosse sfuggita, in qual misura intendereste farmi partecipe di tali provvidenze: resto pertanto in urgente attesa di tue delucidazioni in tal senso e colgo l'occasione per porgerti un molto cordiale saluto.

venerdì 22 novembre 2013

Donne e buoi

Noi leggiamo, e quotidianamente, molti articoli che compaiono sul Fatto Quotidiano: perché dopo averli letti ci sentiamo migliori.  Dimentichiamo le nostre paure di non essere all'altezza dei tempi; le nostre crisi di mezza età; le nostre notti insonni a riflettere sulla precarietà che si prefigura nel nostro futuro; il nostro timore di non poter garantire una vita dignitosa alle nostre discendenze.  In una parola: scordiamo le  ansie che derivano dalla consapevolezza che la nostra mediocre intelligenza e l'ingravescente età ci rendono inadeguati per continuare a competere in questo mondo difficile.
Quando la crisi ci aggranchia lo stomaco, ecco la panacea: un pezzettino del Fatto Quotidiano, e subito stiamo meglio: come quando Lando Buzzanca, emigrato a Milano, per combattere i morsi del freddo decide di fare la doccia gelata, in un film di moltissimi anni fa.
E una particolare affezione riserviamo alle donne del Fatto, e femministe. Una genìa che ci ha risolto decenni di educazione repressiva impartita da genitori di sinistra che ci imponevano di credere che donne e uomini fossero ugualmente dotati delle funzioni cerebrali di base. Grazie al quotidiano diretto da Antonio Padellaro siamo finalmente riusciti a sciogliere quell'imbroglio, e senza pagare uno psicanalista.
L'apoteosi del pensiero magico (intendendosi per tale quello che non ragiona sulla realtà con gli organi deputati alla razionalità, sibbene con quelli deputati alla creazione di nuove esistenze dal nulla) si raggiunge tuttavia con le donne del Fatto, e femministe, che discettano di campagne pubblicitarie. Tema questo che sembrerebbe in astratto neutrale, ma che per qualche correlazione astrale, probabilmente nei confronti della Cintura di Orione, spinge le commentatrici a dare il meglio della propria retorica, asciutta o fiorita ma sempre avulsa dal mondo reale.

Ci piace ricordare alcuni luminosi esempi: primo tra tutti il manifesto di Toscani che pubblicizzava la Festa dell'Unità di Roma., con la pacata reazione della commentatrice Caterina Soffici:

"...si rappresenta la parte inferiore del corpo di una donna, mezza nuda, che con le mani cerca di coprirsi le gambe e di abbassarsi  una leggera gonna rossa sollevata dal vento del cambiamento, in una posa ammiccante neanche fosse una novella Marilyn Monroe democratica.

Sulla rete è gia tam tam delle donne che non hanno gradito. Varie associazioni si dicono indignate perché “la rappresentazione parziale e svestita del corpo di una donna lede la nostra dignità, ci riduce al rango di oggetto e non ci consente di costruire la nostra identità professionale e ancora meno politica. Inoltre, a nostro parere questo non pone un esempio positivo per le giovani donne che si stanno affacciando sul mercato del lavoro”.

E’ stata anche inviata una lettera aperta al presidente del Pd Rosy Bindi dove si minaccia il boicottaggio e si chiede il suo intervento per la rimozione immediata del manifesto. Il Pd ha tanto criticato la mercificazione del corpo delle donne fatta dal presidente del Consiglio, nei fatti, nelle parole e sulle sue reti televisive, e poi usa gli stessi metodi e stereotipi per attirare qualche uomo alla festa dell’Unità."

Roba che Gatto Nero al confronto è un pacato argomentatore di area moderata. E se volete divertirvi andate a leggere il commento di Bucknasty  che, per inciso, fu l'ultimo del suo blog.

Passiamo a Layla Pavone: rammentate l'imbarazzo provato di fronte a una pubblicitaria di professione che non era riuscita a capire il senso di un manifesto il quale, lungi dal "denigrare ingiustamente ed ingiustificatamente  l’Italia (ed altri due bellissimi Paesi del Sud Europa), attraverso la sottintesa strumentalizzazione delle situazione contingente ovvero delle circostanze politiche ed economiche, il che mi sembra  un azzardo di non poco conto, un’azione davvero poco rispettosa ed etica da parte di quest’azienda svedese", si limitava invece a prendere mestamente atto del fatto che da noi il tempo e il mare sono migliori rispetto a quelli scandinavi?  IO ne scrissi qui, e purtroppo non fu il mio ultimo post.

Ma torniamo all'oggi e a Monica Lanfranco -nostra vera passione, lo ammettiamo- la quale, dopo averci sfrantumato intieri pallets di zebedei impartendoci lezioncine sopraccigliute su quanto siano cattivi gli uomini, già di loro geneticamente portati al femminicidio e allo stupro, al punto da aver costruito nel corso di tre millenni una società interamente fondata sulla violenza sulle donne; dopo averci letteralmente nauseato di retorica vittimistica, dicevamo, la Lanfranco oggi ci si indigna.  «E che diavolo di novità sarebbe?», direte voi.  La novità, vedete, è che questa volta la spezzapasserottini ci si indigna non perché gli uomini abbiano per l'ennesima volta dimostrato di essere bruti violenti, bensì perché la Regione Liguria ha prodotto uno spot sulla violenza contro le donne.
«Ma come! Una regione spende i soldi pubblici per uno spot che pubblicizza la violenza sulle donne? E' UNO SCANDALO», direte.  Ma no!: la regione lo spot l'ha fatto CONTRO la violenza sulle donne, non a favore.
Ma allora, perché cazzo si incazza, la Lanfranco?  Si incazza, vedete, per quell'immagine che vedete qui a fianco.
"Una schiena femminile e, sopra, una scritta: fragile. Ovvero come fare un gran (brutto) passo indietro dopo anni di dibattito, ragionamenti, formazione e analisi dei messaggi boomerang. Come se il simbolico, nell’era del virtuale e dell’immagine, fosse un dettaglio di poco conto. Basta una sola, piccola parola, per frantumare la buona intenzione nel ricordare e porre attenzione sulla giornata del25 novembre, in tutto il mondo organizzata per dire basta alla piaga epidemica della violenza maschile contro le donne. [...] Possibile che a nessuna di queste rappresentanti istituzionali, che di certo seguono il dibattito sull’importanza delle immagini e della loro forza vittimizzante, o al contrario della loro positività come incentivo all’empowerment, sia venuto in mente che affiancare il concetto di fragile a donna sia davvero infelice?
Che insistere sull’aspetto di necessaria protezione del femminile (invece che girare lo sguardo sulla urgente focalizzazione della fragilità maschile nella gestione della rabbia e del conflitto) sia procedere sulla strada della stereotipizzazione, che non giova a nessuno dei due generi? Bene fanno le attiviste  [...]   a porre luce sull’importanza della scelta delle parole e delle immagini usate per narrare non solo la cronaca di sangue ma anche e soprattutto il cambiamento culturale, sociale e politico della relazione tra i generi. Abbiamo bisogno di una mutazione antropologica radicale: c’è bisogno che gli uomini si espongano, si interroghino sulle radici profonde della violenza che alcuni di loro agiscono, sintomo di inadeguatezza e fragilità, questa sì, tutta interna al maschile. Abbiamo bisogno di forti voci e di salde immagini femminili che confliggano con la tradizione patriarcale che forgia e intrappola donne e uomini in stereotipi che soffocano le relazioni, gli affetti, i sentimenti e le emozioni" 
Ma voi, vi immaginate a sostenere un dibattito con la Lanfranco?  Avete presente quando Brunetta, quello nella versione di Crozza, beninteso, comincia a ripetere a raffica sempre lo stesso mantra, fino a prendere per sfinimento l'interlocutore?  Ecco: pensate un po' cosa dev'essere restare bloccato in ascensore con la Lanfranco e, qualora vi capitasse di trovarvela vicino al pianterreno, prendete le scale: quand'anche doveste andare al sedicesimo piano.

 

legalese
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