lunedì 30 dicembre 2013

Vecchio

Quest'anno faccio Capodanno a teatro.

martedì 17 dicembre 2013

La lana di coniglio è la lana degli Italiani

Giovanni Valentini è un simpatico e giovanile vecchietto che, per quanto mi rammento, dirigeva giornali quando ancora io manco sapevo leggere.
Era, allora, una persona competente e amena; ma talvolta queste qualità, con l'avanzare degli anni, scemano: e bisognerebbe aver il coraggio, di fronte a sé medesimi prima ancora che ai propri lettori, di rendersi conto di avere perso il contatto con lo spirito del tempo.
Scrive oggi il Valentini, sul foglio per il quale lavora (scusate, ma oramai, stante la continua involuzione, proprio non riesco a trovare altro nome per il prodotto editoriale dell'ing. De Benedetti il quale, or che ci penso, fa soldi vendendo spazi pubblicitari), un lungo e tediosissimo pippone per spiegare

Perché la web tax non minaccia la Rete


Uno straordinario coacervo di castronerie, che dimostra una siderale distanza dai temi trattati, paragonabile a quel che uscirebbe se mi si chiedesse di parlare dell'ultima sfilata di Prada e io, stolto, accettassi.
Il Valentini si rifà ai grandi classici del giornalismo:


Fog in Channel: Continent cut off




spiegandoci che il provvedimento che impone agli italiani di comprare servizi di rete da soggetti con partita IVA italiana non ammazzerà la Internet.
Si rassicuri, Valentini: mai pensavamo che ciò sarebbe accaduto.  anzi, eravamo ben certi che se il Parlamento, nell'infinita onniscienza dei suoi componenti, avesse deliberato di vietare dall'oggi al domani qualunque comunicazione telematica sul suolo italiano, la Internet avrebbe continuato a vivere bella serena per tutto il resto del mondo.

Proviamo però ora a vedere come stiano le cose: proviamo cioé a fare, gratuitamente, quel lavoro di approfondimento per il quale alcuni nostalgici si ostinano a devolvere un euro e rotti al foglio del De Benedetti, nella speranza che gente come Valentini aiuti loro a comprendere la realtà che li circonda.

Questo è il testo dell'emendamento approvato in commissione bilancio, e presentato da alcuni esponenti del partito del quale l'ing. De Benedetti nega di aver la tessera n. 1:
17-bis. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo l'articolo 17 è inserito il seguente: «Art. 17-bis – 1. I soggetti passivi che intendano acquistare servizi on line sia mediante operazioni di commercio elettronico sia diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana.   2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (servizi di search advertising), visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall'amministrazione finanziaria italiana. La presente disposizione si applica anche nel caso in cui l'operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti. » 
Che significa il primo comma? Che a un italiano  è fatto divieto di comprare servizi (non beni!) da soggetti che non siano titolari di una partita IVA italiana.
Questo cosa comporterà? Che Google, che fa un bel fatturato in Italia, andrà magari a farsi la sua bella partita IVA; Amazon -vendesse ancora solo libri- potrebbe fregarsene, visto che i libri non sono servizi, e il provider californiano presso il quale io ho il mio hosting se ne strabatterà, mettendo ME fuorilegge.
Quindi, mentre oggi posso scegliere di comperare uno spazio di hosting in qualunque parte del mondo, domani per essere in regola lo potrò fare solo in Italia o da una big company che sia interessata a vendere anche in questo paese.  Dato che sono io il "soggetto passivo" di cui parla la norma, il divieto si applica a me; e sono io quelo che lo prende nel culo.
La Rete sopravviverà, caro Valentini; il mio culo già soffre.

Il secondo comma poi è l'apoteosi dell'approssimazione, che potrà generare un monte di disordini, un'iliade di guai.
Secondo la lettera di questa geniale norma, qualunque link sponsorizzato o spazio pubblicitario che possa apparire su un computer italiano dovrà essere acquistato da soggetti titolari di partita IVA italiana.
Questo significa che questa pagina

è illegale.  E' infatti indubbio che Bloomingdale NON abbia acquistato quello spazio pubblicitario da un soggetto titolare di partita IVA italiana; e non credo che il NYT correrà a mettersi in regola perché, accipicchia, la V commissione del Parlamento Italiano ha emendato la Legge di Stabilità.  E però è evidente anche al più cerebroleso degli osservatori che quello di Bloomingdale è uno spazio pubblicitario, e che il medesimo l'ho visualizzato da casa mia, sul bel suolo patrio.
Già, ma quella norma è fatta così male che non c'è nemmeno un soggetto a cui applicarla.  Chi è il colpevole della violazione? Bloomingdale?  Il New York Times? Io stesso, che oso andare a compulsare siti stranieri anziché limitarmi a studiare le articolesse di Repubblica?
E che succederebbe se il Pretore di Roccacannuccia (notoriamente appassionato lettore del Valentini) un giorno dovesse turbarsi per questa sordida violazione delle regole, ispirato dal motto che chiude l'articolo del giornalista (Una Rete senza regole, giuridiche o economiche, è destinata prima o poi a degenerare nell'anarchia.)
e facesse quindi chiudere l'accesso al NYT dall'Italia (non potendo, malgré soi, far chiudere direttamente il sito del NYT: ché gli americani sono oltremodo gelosi di quell'emendamento della loro Costituzione che tutela la libertà di informazione prima ancora che il pagamento dell'IVA)?

Ma non sarà un problema: qui da noi abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere felici e contenti del nostro sole, del nostro mare e della nostra cultura.  Siamo il Paese più bello del mondo e il Made in Italy ce lo invidiano dovunque.  Se il NYT diventerà fuorilegge leggeremo Repubblica; se Google sarà vietato useremo Volunia, e non dimentichiamo che il Lanital è sano ed economico.

martedì 10 dicembre 2013

Forcipi e forconi

Dopodiché (il ché è il post precedente), mi scrive il professionista di un cliente: professionista affermato e certo non sussumibile nella categoria dei "piccoli" di francescana memoria.
Mi fa sapere che un certo interventuccio chirurgico a cui doveva sottoporsi, che rammentavo di sfuggita, si è tenuto; ma anziché -uccio è divenuto -one, con asportazione di un mezzo metro di intestino: da cui l'impossibilità di proseguire una certa discussione d'affari fino a dopo Capodanno.
Gli esprimo la mia solidarietà e i migliori auguri. Gli dico anche che io ero qui a lamentarmi per la caviglia malconcia, ma che di fronte a certi eventi ci si rende conto di dover ringraziare il Cielo per essersela cavata con una bottarella.

Mi risponde con la mail che riporto, paro paro:
La caviglia e' fastidiosa ma a Milano ci sono centri di eccellenza .
Le dico solo che il secondo giorno e' finita la morfina e mi hanno sedato con paracetamolo !
Medici eroici , amici e bravi ma hanno tagliato i fondi ..


Forconi e Porconi

Ieri, mentre assistevo alla puntata newyorchese di Man Vs. Food dal mio divano, complice l'assenza forzata dal lavoro causa caviglia gonfia, mi citofona il portinaio per comunicarmi l'arrivo di una raccomandata.
Mentre il plico saliva le scale, affidato alle mani del figliuolo, mi sentivo colto da quella tremarella che ben conosciamo all'apprestarsi di un plico siffatto: soprattutto perché il custode è ben conscio della differenza tra "multe" e "raccomandate", e prova un sadico piacere nell'annunciare il pervenimento di queste ultime, potenzialmente assai più dirompenti (basti dire che una di queste fu, tra altri accadimenti, stimolo e motore della ormai nota conversione).
Ed ecco che la porta si apre, il plico giunge, e con esso quel logo ben noto, che ormai nel nostro immaginario si fonde con la faccia del suo nostromo, quel Befera che, con costanza degna di miglior causa, spiega oggi per l'ennesima volta che l'evasione fiscale è male e che la sua Agenzia sta dalla parte del bene. Cosa sulla quale noi, storicamente di sinistra, siamo d'accordo in linea di principio ancor prima che Enrico Sola ci dimostrasse geometricamente che tale è la posizione giusta da tenere.
Immaginate la scena: un signore non più giovane, seppur (gli amici dicono che sono) giovanile, nel suo salotto, ritto alla stampella canadese, che apre la busta bollata con la sicurezza di chi sa di aver sempre fatto il proprio dovere, e si attende che l'Agenzia gli scriva per congratularsi della sua specchiata congruità e magari offrirgli un premio: un viaggio alle Maldive, un biglietto per il derby, al limite una spillettina con il motto "VUOI ESSERE CONGRUO? CHIEDIMI COME".
E invece no: l'Agenzia, cortese ma ferma, mi comunica che il modello Unico 2012 è stato presentato con un colpevole ritardo di quindici giorni, e mi intima di pagare la sanzione di Euri dodici e centesimi venti (di cui euri undici e centesimi ottanta per sanzioni, e Euri zero e centesimi quaranta per interessi) entro trenta giorni dalla ricezione dell'intimazione medesima, avvertendomi che inottemperando all'avviso la sanzione triplicherebbe e che, ove in difficoltà, potrei chiedere di rateizzare l'oneroso onere (vedi, alle volte, come le parole sono esplicative!), purché entro il fatidico termine versi la prima quota.
Faccio svelto un po' di conti, e tiro un sospiro di sollievo verificando che, rinunciando a un Milano Torino, un Tampico Gin e una birra media, posso farcela a chiudere i conti del mese: e anzi mi rimarrebbero in tasca euri uno e centesimi trenta per un caffè parzialmente corretto.
Sento però come un artiglio che mi attanaglia le viscere: e ne colgo la ragione quando, girando il foglio, mi accorgo che nel retro c'è un'appendice ove l'Erario mi comunica più in dettaglio l'esito dei controlli eseguiti. Apprendo che la mia richiesta di rimborso di euri settecentoquarantacinque e centezimi zero (ridotti a euri seicentoventisette, avendo io a suo tempo utilizzato la somma di euri centodiciotto per il pagamento di altri balzelli) è stata accolta, e che pertanto ho diritto a tale onusta somma. Somma che, però, non mi verrà accreditata nel termine di trenta giorni, né io posso minacciare l'Agenzia del Dottor Befera avvertendo che, ove costoro non avessero a pagarmi tempestivamente, io richiederei loro l'ammontare triplicato, e scorinando la mia magnanimità nel consentire alla Repubblica Italiana (che notoriamente versa in gravi difficoltà) di pagarmi un tanto alla volta, ma a patto che entro trenta giorni mi giunga qualcosa.

E' una sciocchezza, d'accordo: e io posso tranquillamente vivere senza quei seicentoventisette euri (ma l'Agenzia non lo sa; e molti, invece, trascorrerebbero un ben diverso Natale se, avendone diritto, ne venissero in possesso). Ma ciò non toglie che mi senta nella situazione del macellaio di Paperino, che avanza da lui un paio di centinaia di verdoni, e medita se andare alla porta del debitore armato di un nodoso bastone. Ecco: immaginiamo che Paperino un giorno entri in macelleria, affronti a viso aperto il titolare e, lungi dal rendere il debito, si lamenti che la vitella acquistata (a babbo morto) un paio di anni prima non era tenera, e chieda i soldi indietro.
Cosa fareste voi, se foste il macellaio? Consapevoli di avergli rifilato un pezzo di scarto, rendereste i due dollari scusandovi per il pessimo servizio, o fareste roteare sulla testa del debitore il bastone nodoso, sollecitando il pagamento del pregresso?
Son cose come queste che fanno uscire i forconi dalle stalle: e l'unico modo per farli rientrare al loro interno è di agire pensando a cosa riterrebbe giusto il lettore dell'Almanacco di Topolino, anziché l'opinionista del Corriere della Sera.

giovedì 5 dicembre 2013

Sant'Ambrogio

A Sant'Ambrogio il milanese che non abbia il biglietto per la prima della Scala va o ai monti o in gita in qualche città straniera: e difatti avevo declinato il cortese invito di un signore immigrato nella nostra bella città(1), che mi aveva invitato per una cena prenatalizia, in quanto avevo promesso al pargolo di portarlo a sciare, complice il tempo adattissimo. Certo, Sant'Ambrogio cade di sabato e l'Immacolata di domenica, ma per un ragazzo che alla tenera età di quattordici anni scopre quanto sia duro svegliarsi presto anche nel giorno sacro agli Ebrei, perfino un sabato libero è già ponte.
L'anno scorso ero andato a Gressoney da mia sorella: e ne avevo ricavato una bella ammaccatura alla spalla i cui postumi furono concausa, il successivo febbraio, di una clamorosa caduta con rottura di costola e ferite varie.
Quest'anno non c'è stato neppur bisogno di andare fin lì, utilizzando finalmente la macchina che avevo comprato proprio perché se non hai una macchina, come diavolo fai ad andare in montagna a Sant'Ambrogio?!?, e così mi sono ammaccato una caviglia in Piazza Napoli, complice uno scooterista passato con il rosso che mi ha preso in pieno mentre pedalavo -indebitamente, ma senza che ciò sia stato concausa dell'evento- sul passaggio pedonale.
Ho passato una notte d'inferno, cinque ore al pronto soccorso, ma alla fine sembra che sia solo una gran botta. Meglio così: anche quest'anno i soldi dello sci verranno risparmiati.



(1) confesso di non sapere se la signora del signore, che poi fu l'invitante, sia autoctona o immigrata anch'essa.

mercoledì 27 novembre 2013

Divento ricco e vi mando tutti a quel paese

Le 18/09/2013 12:11, Silvia - XXXXXblog a écrit

Buongiorno  Marco,
In seguito alla scoperta del tuo blog  mi permetto di contattarti per farti conoscere XXXXXblog, il media partecipativo di informazione, indipendente e gratuita, creato in collaborazione con i migliori blogger italiani (circa 4000).
Mi piacerebbe invitarti a far parte di questo progetto, che speriamo possa trasformare la blogosfera, costituendo un'alternativa valida e di qualità ai media tradizionali. Continuamente infatti, navigando su internet si scoprono nuovi esperti e appassionati che condividono le loro conoscenze e le loro esperienze. Queste informazioni tuttavia, si disperdono spesso tra la moltitudine di notizie che inondano la rete. XXXXXblog nasce proprio con l'obiettivo di localizzare e rendere visibili i contenuti più interessanti e originali.
Ti invito a visitare la nostra pagina http://it.xxxxxblog.com per farti un'idea. Credo infatti che i tuoi articoli  possano risultare interessanti per i lettori del nostro magazine.
Se deciderai di entrare a fare parte di questo progetto, i tuoi contenuti saranno sempre associati all'autore originale, con il tuo username e la scheda del tuo profilo. Gli articoli più interessanti potranno essere selezionati dal nostro staff, che si incarica di organizzare le tematiche ed elaborare quotidianamente la prima pagina di quello che è un servizio giornaliero, gratuito e partecipativo.
Sperando che il progetto possa interessarti, sono a disposizione per qualsiasi  informazione di cui tu abbia bisogno.
Cordialmente,
Silvia

27/11/2013

Buongiorno Marco,
Ti ho contattato il 18/09 per presentarti XXXXXblog, il sito che propone un nuovo modo di fare informazione valorizzando i migliori articoli dei blog selezionati. Mi permetto di contattarti nuovamente per assicurarmi che tu abbia ricevuto la rapida presentazione che ti riporto qui di seguito.
Se pensi che il servizio XXXXXblog potrebbe essere interessante per dare visibilità ai tuoi articoli, o se hai delle domande da pormi, non esitare a scrivermi. Farò del mio meglio per rispondere alle tue domande e guidarti nella tua eventuale iscrizione sul nostro sito all'indirizzo http://it.xxxxxblog.com/
Ringraziandoti dell'attenzione, ti auguro una buona giornata.
Cordialmente,
Silvia


27/11/2013

Cara Silvia,
devo anzitutto scusarmi per non averti risposto con tempestività, ma impegni di lavoro hanno distratto la mia attenzione dalla tua proposta.
Confesso che, anche a causa dei sullodati contrattempi, non ho potuto navigare tutto il vostro sito, ma da ciò che ho potuto apprezzare mi sembra di aver capito che il vostro intendimento sia di guadagnare qualche soldo proponendo pubblicità ai vostri lettori, e che vi auspichiate di ottenerne, di questi ultimi, riproponendo articoli scritti da valentuosi contributori, che verrebbero a costituire una rete sociale e culturale della quale vorreste onorarmi di far parte.
Mi sembra un'iniziativa di notevole interesse, sia per la novità dell'approccio (era dai tempi dei cosiddetti "portali" che non veniva sviluppata un'idea così originale), sia per le favorevoli prospettive economiche sottese al vostro progetto commerciale.
Non ho però ben capito, e me ne scuso fin d'ora qualora la spiegazione mi fosse sfuggita, in qual misura intendereste farmi partecipe di tali provvidenze: resto pertanto in urgente attesa di tue delucidazioni in tal senso e colgo l'occasione per porgerti un molto cordiale saluto.

venerdì 22 novembre 2013

Donne e buoi

Noi leggiamo, e quotidianamente, molti articoli che compaiono sul Fatto Quotidiano: perché dopo averli letti ci sentiamo migliori.  Dimentichiamo le nostre paure di non essere all'altezza dei tempi; le nostre crisi di mezza età; le nostre notti insonni a riflettere sulla precarietà che si prefigura nel nostro futuro; il nostro timore di non poter garantire una vita dignitosa alle nostre discendenze.  In una parola: scordiamo le  ansie che derivano dalla consapevolezza che la nostra mediocre intelligenza e l'ingravescente età ci rendono inadeguati per continuare a competere in questo mondo difficile.
Quando la crisi ci aggranchia lo stomaco, ecco la panacea: un pezzettino del Fatto Quotidiano, e subito stiamo meglio: come quando Lando Buzzanca, emigrato a Milano, per combattere i morsi del freddo decide di fare la doccia gelata, in un film di moltissimi anni fa.
E una particolare affezione riserviamo alle donne del Fatto, e femministe. Una genìa che ci ha risolto decenni di educazione repressiva impartita da genitori di sinistra che ci imponevano di credere che donne e uomini fossero ugualmente dotati delle funzioni cerebrali di base. Grazie al quotidiano diretto da Antonio Padellaro siamo finalmente riusciti a sciogliere quell'imbroglio, e senza pagare uno psicanalista.
L'apoteosi del pensiero magico (intendendosi per tale quello che non ragiona sulla realtà con gli organi deputati alla razionalità, sibbene con quelli deputati alla creazione di nuove esistenze dal nulla) si raggiunge tuttavia con le donne del Fatto, e femministe, che discettano di campagne pubblicitarie. Tema questo che sembrerebbe in astratto neutrale, ma che per qualche correlazione astrale, probabilmente nei confronti della Cintura di Orione, spinge le commentatrici a dare il meglio della propria retorica, asciutta o fiorita ma sempre avulsa dal mondo reale.

Ci piace ricordare alcuni luminosi esempi: primo tra tutti il manifesto di Toscani che pubblicizzava la Festa dell'Unità di Roma., con la pacata reazione della commentatrice Caterina Soffici:

"...si rappresenta la parte inferiore del corpo di una donna, mezza nuda, che con le mani cerca di coprirsi le gambe e di abbassarsi  una leggera gonna rossa sollevata dal vento del cambiamento, in una posa ammiccante neanche fosse una novella Marilyn Monroe democratica.

Sulla rete è gia tam tam delle donne che non hanno gradito. Varie associazioni si dicono indignate perché “la rappresentazione parziale e svestita del corpo di una donna lede la nostra dignità, ci riduce al rango di oggetto e non ci consente di costruire la nostra identità professionale e ancora meno politica. Inoltre, a nostro parere questo non pone un esempio positivo per le giovani donne che si stanno affacciando sul mercato del lavoro”.

E’ stata anche inviata una lettera aperta al presidente del Pd Rosy Bindi dove si minaccia il boicottaggio e si chiede il suo intervento per la rimozione immediata del manifesto. Il Pd ha tanto criticato la mercificazione del corpo delle donne fatta dal presidente del Consiglio, nei fatti, nelle parole e sulle sue reti televisive, e poi usa gli stessi metodi e stereotipi per attirare qualche uomo alla festa dell’Unità."

Roba che Gatto Nero al confronto è un pacato argomentatore di area moderata. E se volete divertirvi andate a leggere il commento di Bucknasty  che, per inciso, fu l'ultimo del suo blog.

Passiamo a Layla Pavone: rammentate l'imbarazzo provato di fronte a una pubblicitaria di professione che non era riuscita a capire il senso di un manifesto il quale, lungi dal "denigrare ingiustamente ed ingiustificatamente  l’Italia (ed altri due bellissimi Paesi del Sud Europa), attraverso la sottintesa strumentalizzazione delle situazione contingente ovvero delle circostanze politiche ed economiche, il che mi sembra  un azzardo di non poco conto, un’azione davvero poco rispettosa ed etica da parte di quest’azienda svedese", si limitava invece a prendere mestamente atto del fatto che da noi il tempo e il mare sono migliori rispetto a quelli scandinavi?  IO ne scrissi qui, e purtroppo non fu il mio ultimo post.

Ma torniamo all'oggi e a Monica Lanfranco -nostra vera passione, lo ammettiamo- la quale, dopo averci sfrantumato intieri pallets di zebedei impartendoci lezioncine sopraccigliute su quanto siano cattivi gli uomini, già di loro geneticamente portati al femminicidio e allo stupro, al punto da aver costruito nel corso di tre millenni una società interamente fondata sulla violenza sulle donne; dopo averci letteralmente nauseato di retorica vittimistica, dicevamo, la Lanfranco oggi ci si indigna.  «E che diavolo di novità sarebbe?», direte voi.  La novità, vedete, è che questa volta la spezzapasserottini ci si indigna non perché gli uomini abbiano per l'ennesima volta dimostrato di essere bruti violenti, bensì perché la Regione Liguria ha prodotto uno spot sulla violenza contro le donne.
«Ma come! Una regione spende i soldi pubblici per uno spot che pubblicizza la violenza sulle donne? E' UNO SCANDALO», direte.  Ma no!: la regione lo spot l'ha fatto CONTRO la violenza sulle donne, non a favore.
Ma allora, perché cazzo si incazza, la Lanfranco?  Si incazza, vedete, per quell'immagine che vedete qui a fianco.
"Una schiena femminile e, sopra, una scritta: fragile. Ovvero come fare un gran (brutto) passo indietro dopo anni di dibattito, ragionamenti, formazione e analisi dei messaggi boomerang. Come se il simbolico, nell’era del virtuale e dell’immagine, fosse un dettaglio di poco conto. Basta una sola, piccola parola, per frantumare la buona intenzione nel ricordare e porre attenzione sulla giornata del25 novembre, in tutto il mondo organizzata per dire basta alla piaga epidemica della violenza maschile contro le donne. [...] Possibile che a nessuna di queste rappresentanti istituzionali, che di certo seguono il dibattito sull’importanza delle immagini e della loro forza vittimizzante, o al contrario della loro positività come incentivo all’empowerment, sia venuto in mente che affiancare il concetto di fragile a donna sia davvero infelice?
Che insistere sull’aspetto di necessaria protezione del femminile (invece che girare lo sguardo sulla urgente focalizzazione della fragilità maschile nella gestione della rabbia e del conflitto) sia procedere sulla strada della stereotipizzazione, che non giova a nessuno dei due generi? Bene fanno le attiviste  [...]   a porre luce sull’importanza della scelta delle parole e delle immagini usate per narrare non solo la cronaca di sangue ma anche e soprattutto il cambiamento culturale, sociale e politico della relazione tra i generi. Abbiamo bisogno di una mutazione antropologica radicale: c’è bisogno che gli uomini si espongano, si interroghino sulle radici profonde della violenza che alcuni di loro agiscono, sintomo di inadeguatezza e fragilità, questa sì, tutta interna al maschile. Abbiamo bisogno di forti voci e di salde immagini femminili che confliggano con la tradizione patriarcale che forgia e intrappola donne e uomini in stereotipi che soffocano le relazioni, gli affetti, i sentimenti e le emozioni" 
Ma voi, vi immaginate a sostenere un dibattito con la Lanfranco?  Avete presente quando Brunetta, quello nella versione di Crozza, beninteso, comincia a ripetere a raffica sempre lo stesso mantra, fino a prendere per sfinimento l'interlocutore?  Ecco: pensate un po' cosa dev'essere restare bloccato in ascensore con la Lanfranco e, qualora vi capitasse di trovarvela vicino al pianterreno, prendete le scale: quand'anche doveste andare al sedicesimo piano.

giovedì 21 novembre 2013

Combattiamo lo spam / reprise

Spettabile
Servizio clienti $nota_casa_automobilistica



Reclamo - messaggi pubblicitari indesiderati
Egregi signori,
circa quattro anni fa, accondiscendendo per sfinimento alle richieste della mia ormai anziana madre, ebbi ad acquistare una delle vetture da Voi prodotte. L'oggetto ha svolto dignitosamente il suo dovere, trasportando l'utilizzatrice qua e là per la città senza incidenti e senza rompersi con eccessiva frequenza: e di ciò mi compiaccio con Voi.
Purtroppo, però, ho dovuto presto scoprire che assieme all'oneroso apparato semovente avevo acquistato anche una fornitura continuativa di amarezze, impicci e fastidi, dacché dopo pochi mesi dall'acquisto il Vostro servizio clienti già cominciava a telefonarmi, con costanza degna di miglior causa, rammentandomi vuoi l'opportunità di verificare il livello dell'olio, vuoi l'occasione di revisionare le punterie, vuoi l'importanza di mantenere in efficienza l'apparato frenante; e via dicendo, fino a coprire fino al più minuscolo giunto idraulico: il tutto presso i meccanici di Vostra fiducia e usufruendo di specialissime condizioni di pagamento a me specialmente riservate.
Con la cortesia che credo mi sia usuale ebbi a segnalare alle gentilissime Vostre telefoniste che di tali profferte non avrei saputo che farmene, e che le vantaggiose condizioni avrebbero potuto con maggior Vostro profitto essere proposte ad altri affezionati clienti; ma ciò malgrado le telefonate sul mio terminale mobile si sono susseguite nel tempo sino a quella ricevuta lo scorso 7 novembre, alle ore 11.57, in occasione della quale, forse influenzato dal clima frizzante dell'Anniversario della Grande Rivoluzione d'Ottobre, ho sciorinato alla cortese ma imbarazzata telefonista tutte le mie doglianze, intimandole di far sì che il mio nome e soprattutto il numero del mio comunicatore portatile fossero cancellati da qualunque Vostra base di dati, pena l'immediata segnalazione all'Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
Potrete bene immaginare la mia sorpresa allorquando, alle 10:58 di stamane, ho ricevuto un SMS che mi invita a scoprire "***** **** & ****" e via una serie di parole e sigle francamente incomprensibili, eccezion fatta per un numero di Euri che sospetto corrispondere al prezzo del nuovo oggetto.
Rincuoratevi, signori miei: poche cose ci sono di certe a questo mondo: tra queste, l'ineluttabilità della morte terrena di ciascuno di noi è un esempio di scuola, ma ritenete altrettanto sicuro il fatto che, grazie alla Vostra mirata campagna di marketing, da me non vedrete mai più un solo centesimo, dovessi campare per i prossimi cinque secoli e dovesse la Vostra Casa automobilistica rimanere l'ultimo produttore di veicoli di questa terra.
Vediate: il fatto che Vi siate permessi di utilizzare il mio telefono cellulare in ispregio, prima ancora che alle norme a tutela della riservatezza e della tranquillità dei cittadini, alle regole più elementari della buona creanza, fa di Voi un'azienda scortese: e con le aziende scortesi io non desidero intrattenere alcun rapporto. Inoltre, come ebbi purtroppo a scoprire nel corso della mia sofferta adolescenza (ma quali adolescenze non sono sofferte?!?), nulla allontana più l'oggetto amato che il ricercare insistentemente un contatto a lui sgradito: e fidatevi se Vi dico che oramai quasi mi aspetto di vedere Vostri agenti di scolta sotto casa, attendendo ch'io debba recarmi dal prestinaio per suggerirmi di verificare il livello del liquido tergilavaletro.
Vi diffido pertanto dal disturbarmi nuovamente telefonandomi o inviandomi messaggi di qualunque tipo. Considerate questa diffida come perentoria e ultimativa, e sappiate che copia di questa comunicazione verrà archiviata e trasmessa all'Autorità garante nel momento stesso in cui dovessi avere da voi qualunque tipo di ulteriore disturbo, foss'anche per il mero errore dell'ultimo Vostro Apprendista Lucidatore Di Specchietti Retrovisori Destri.
Distinti saluti.

mercoledì 20 novembre 2013

Net strategist

Quelli del Post, per accattarsi una visualizzazione in più (e magari evitare di chiudere per sempre la saracinesca) hanno disabilitato i feed integrali, talché uno è costretto ora ad andarsi a leggere l'articolo che interessa direttamente sulla pagina web.
Roba loro, certo; e della roba loro ciascuno fa quel che vuole: del resto il peraltro direttore già da molto tempo aveva il suo feed per sunto.
Ma, se dal punto di vista giuridico è roba loro, da quello pratico un po' meno dato che, almeno una parte dei contributori, sono certo che producano materiali gratis et amore dei: e allora diminuirne la diffusione per lucrarci maggiormente sopra è, come dire, un po' da Steve Jobs.

lunedì 11 novembre 2013

Another Spike Lee Joint

«La donna - spiegano i carabinieri in una nota -, il giorno della scomparsa era stata nella sua casa di campagna in localita' Potassa di Gavorrano, circondata da un da un terreno molto esteso, pari a circa 40 acri ove vive stabilmente il custode Antonino Bilella»
Questa la nota pubblicata dai Carabinieri riguardo il delitto di Gavorrano: e non ci sono molti dubbi che sia così, dato che non solo il Corriere, ma un po' tutti i giornali riportano la frase paro paro.
Quello che mi chiedo è: cosa spinge i Carabinieri toscani a misurare gli appezzamenti di terra maremmana con una misura di superficie che in Italia non esiste? Quanti piedi era alta la vittima, e quante once liquide di grappa aveva bevuto il custode, accusato dell'omicidio?
E, soprattutto, un terreno di 40 Acri in Toscana dà diritto a un mulo o a un bardotto?

mercoledì 6 novembre 2013

L'età dell'innocenza

Che la Repubblica (il quotidiano) stesse andando in vacca lo sappiamo da tempo.
Che repubblica.it stesse andando più in vacca del quotidiano cartaceo, pure.
Il direttore di quest'ultimo, persona peraltro simpatica, gradevole e perfino di intelligenza sopra la media, sta ahinoi andando in vacca pure lui, forse complice l'ingravescente ètà.
Solo così si spiega il pezzo comparso sul suo blog, che approfittando di un'occasione del tutto contingente (l'elezione del pur importante sindaco di New York) sviluppa un pizzosissimo pippone per spiegare come e qualmente il fantastico funzionamento della democrazia americana sia da ricercarsi nel sistema elettorale maggioritario a turno secco.

Pensavamo che, al di là delle segreterie di partito che lo fanno di mestiere, l'unico ad appassionarsi al tema della legge elettorale fosse ormai rimasto l'anziano Sartori: prendiamo atto che così non è.
Ed è un peccato, perché il Sartori, almeno, vive in Italia: e forse avrebbe potuto ricordare che, quando la sciagurata infatuazione di questo tristo popolo per Mariotto Segni diede luogo alla riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, fu subito un profluvio di partiti, partitini e partitelli la cui nascita e prosperità fu proprio dovuta a quella capacità di ricatto discendente dal controllo di uno 0,1% potenzialmente dirimente per l'assegnazione del seggio.
Chi stava qui ben rammenta le schede elettorali di dimensione lenziolo per far stare tutti quei simboli, e sono quasi certo che anche Vittorio Zucconi allora abbia scritto qualche piccato editoriale.
Il che dimostra che non solo l'invecchiare rende tutti un po' più lenti di comprendonio, ma anche, e soprattutto, come un bel componimento (tutto si può dire di Zucconi, salvo che scriva male) è in grado di sdoganare qualunque idea balzana.

martedì 5 novembre 2013

Cancelli sbarrati

Quello che copincollo qui sotto è un articolo comparso su L'Espresso del 29/3/2013 a firma di Arianna Giunti (ripreso da qui).
Il Governo Letta era entrato in carica da un giorno, ed è presumibile che l'autrice abbia scritto il suo pezzo qualche giorno prima della data di uscita del periodico. Possiamo quindi affermare che al tempo la signora Cancellieri non fosse ancora Ministro della Giustizia.

Ecco, sarei curioso di sapere se uno dei detenuti di cui parla l'articolo ha visto migliorare la propria situazione detentiva; se il reparto di fisioterapia di Busto Arsizio è stato aperto; se Cataldo C. ha ripreso l'uso delle gambe; se Carlo F. ha potuto andare ai domiciliari, lui che non solo sta peggio di altri anoressici in atto o in potenza, ma oltretutto ha anche passato i 75 anni.

Sarebbe bello che la Cancellieri, oggi, ce ne desse conferma.

Antonio respira a fatica, si trascina zoppicando appoggiandosi al muro. I suoi passi lenti dalla cella all'infermeria sono un calvario quotidiano che percorre quasi nell'oscurità. Il diabete gli ha portato via la vista e il piede sinistro è ormai consumato dalla cancrena. Michele, invece, quando è entrato a Rehibbia pesava più di novanta chili. Oggi, divorato dall'anoressia, non arriva a trentotto. Nei penitenziari italiani Antonio e Michele non sono eccezioni. L'elenco di reclusi con patologie gravi è sterminato: ci sono persone colpite dall'Alzheimer e dal cancro, leucemici ed epilettici come ha raccontato "l'Espresso" un mese fa. Dati ufficiali non esistono ma secondo le stime di alcune associazioni - tra cui Antigone e Ristretti Orizzonti - Il 47 per cento dei detenuti ha bisogno di assistenza per seri problemi medici o psicologici: quasi 31 mila persone tra le 66 mila e 685 rinchiuse negli istituti di pena. Adesso il caso di Angelo Rizzoli ha permesso di aprire uno squarcio su questi drammi: i legali hanno denunciato la situazione dell'editore settantenne arrestato per bancarotta, provocando interrogazioni parlamentari e l'intervento del Guardasigilli. Rizzoli soffre di sclerosi multipla ma nella sezione detenuti dell'ospedale Peroni di Roma non c'è la possibilità di fisioterapia e quindi il morbo stava avanzando. Il Tribunale del Riesame gli aveva negato la possibilità di andare ai domiciliari ma adesso il gip lo ha autorizzato: potrà curarsi in un centro adeguato. Più a Nord, nel carcere di Busto Arsizio esiste un reparto di fisioterapia completamente attrezzato: non è stato mai aperto. Uno spreco e un paradosso rispetto al panorama disastroso delle prigioni italiane: ci sono istituti clinici solo in tredici penitenziari su 207. La Corte europea dei diritti dell'uomo è stata perentoria: «Le disfunzioni strutturali del sistema penitenziario non dispensano lo Stato dai suoi obblighi verso i detenuti malati. Chi non assicura terapie adeguate viola la Convenzione europea e all'Italia sono già state inflitte diverse condanne. L'ultima lo scorso gennaio: un detenuto di Foggia, parzialmente paralizzato e costretto a scontare la pena in una cella di pochi metri quadrati, verrà risarcito per il danno morale. Una sentenza poco più che simbolica: lo Stato dovrà pagargli 10 mila euro. Spesso però il danno più grave viene dalla burocrazia, che impedisce di fatto le cure specifiche. L'acquisto dei farmaci deve essere autorizzato dal direttore, mentre i ricoveri e persino le visite urgenti passano attraverso procedure lente e complesse, con effetti disumani. Certo, bisogna impedire le fughe e i contatti con l'esterno: il trasferimento in centri clinici è uno strumento utilizzato soprattutto dagli uomini di mafia per evadere o mantenere i rapporti con i clan. Ma, a causa della carenza di mezzi e organici, troppe volte diventa impossibile organizzare il trasporto in ospedale, che prevede la sorveglianza costante da parte degli agenti. Così soltanto a Roma nelle ultime settimane quattro persone sono morte nei penitenziari. Anche i disabili faticano a ricevere assistenza adeguata. Nelle carceri italiane sono quasi mille. Come Cataldo C., 65 anni, detenuto a Parma per reati di droga. Nel 1981 è stato colpito da un proiettile e il trauma midollare lo ha costretto sulla sedia a rotelle. Da allora deve sottoporsi a una particolare terapia riabilitativa, la idrokinesiterapia, con iniezioni al midollo spinale, per alleviare il dolore e permettergli un parziale recupero. I medici hanno più volte dichiarato la sua totale incompatibilità con il carcere, che fra l'altro non ha ambienti idonei per chi si muove sulla sedia a rotelle. Le istanze presentate dal difensore Francesco Savastano sono state bocciate e oggi l'uomo non può più neppure sottoporsi alle iniezioni: Cataldo C. ha perso anche quel poco di mobilità che era riuscito a recuperare grazie alle cure. Dietro le sbarre moltissimi detenuti si ammalano di anoressia. Arrivano a perdere più della metà del peso e si riducono a larve umane, esposte a traumi e infezioni. Alessio M., 48 anni, dal 2011 è recluso ad Avellino, in attesa di giudizio per usura. A raccontare la sua storia attraverso l'associazione "Detenuto Ignoto" è la moglie Lucia: «Soffre di una forma di idrocefalo che gli provoca mal di testa lancinanti, parzialmente curati con un drenaggio alla testa di cui è tuttora portatore». È riuscito a ottenere i domiciliari solo per pochi mesi. Poi, con il ritorno in cella, è cominciata anche l'anoressia. Inevitabile che la detenzione provochi o amplifichi disturbi mentali. Spiega l'associazione Antigone, tra le più attive nel denunciare l'abisso dei penitenziari: «Molto spesso arrivano sani, o magari con una lieve tendenza alla depressione, e nel giro di qualche mese la loro mente precipita nel buio». È il caso di Osvaldo G., 57 anni, detenuto a Reggio Calabria. Invalido e affetto da dieci gravi diverse patologie allo stomaco, al pancreas, al fegato e ai reni, è in carcere da più di un anno per aver danneggiato la porta dell'ufficio di un uomo con il quale aveva litigato. In cella deve condividere il wc alla turca con altri quattro reclusi. Durante il giorno ha violenti conati di vomito e fitte di dolore che lo costringono a letto. Ha diritto a quattro ore d'aria, ma non riesce a uscire: vive sempre in una cella gelida d'inverno e torrida d'estate. L'affollamento rende praticamente impossibile la pulizia personale, che nelle sue condizioni dovrebbe essere ancora più accurata. Nella débâcle del nostro sistema carcerario anche assistere diabetici è difficile: secondo l'Associazione medici dell'amministrazione penitenziaria italiana sono circa il 5 per cento dei reclusi. Oltre tremila persone che devono fare i conti con un duplice ostacolo. Le dosi di insulina che devono farsi iniettare quotidianamente e più volte al giorno a volte sono irreperibili. La mensa interna non è in grado di garantire i pasti totalmente privi di zuccheri e scarsi di amidi, gli unici compatibili con la loro condizione. Secondo il regolamento, il detenuto diabetico avrebbe diritto all'insulina 3-4 volte al giorno e a una dieta personalizzata. La realtà perii è molto diversa. [.'associazione Ristretti Orizzonti si è occupata attraverso l'avvocato Davide Mosso del caso di un detenuto algerino di 36 anni, Redouane M., trovato senza vita nel reparto psichiatria del carcere di Monza. L'uomo - diabetico, epilettico e con diagnosi di disturbo borderline - il giorno prima della morte si era rifiutato di prendere l'insulina e i medici del carcere non gli avevano fatto la somministrazione forzata. Ancora più penalizzati gli anziani. Soli e malati, spesso restano dietro le sbarre anche dopo i 70 anni, il limite di età previsto dal nostro codice penale. Nel carcere di Cagliari è rinchiuso ad esempio Carlo F, 75 anni. Soffre di cardiopatia ischemica dovuta a tre infarti al miocardio, claustrofobia e morbo di Parkinson. Ad aggravare la situazione fisica c'è la depressione che, insieme all'ansia, gli provoca un'accentuazione del tremore al punto da fargli cadere gli oggetti dalle mani. Le sue istanze per ottenere i domiciliari sono rimaste inascoltate. E solo di recente gli è stata concessa una cella con un wc normale, e non quello alla turca, inagibile per un anziano. - See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/malati-di-carcere#sthash.Xh3BHBV7.dpuf

...e figli maschi

Il primo firmatario della proposta inserisce il testo di legge e determina un periodo di tempo per la sua discussione online. Gli iscritti possono intervenire indicando integrazioni, modifiche, obiezioni, suggerimenti o vizi di forma e votare gli interventi degli altri utenti. Il primo firmatario è incaricato di rispondere agli interventi qualora lo ritenga necessario e accogliere o meno le richieste presenti negli interventi durante il periodo di tempo stabilito per la discussione. Al termine di esso la legge, grazie agli interventi degli iscritti, avrà subito integrazioni, modifiche, tagli o sarà rimasta invariata. Quanto avvenuto sarà formalmente espresso dal primo firmatario nella "Relazione di chiusura"
Il mitico Sistema Operativo della ditta Grilleggio ricalca da vicino il sistema con cui su Wikipedia quelli della compagnia dei buoni decidono come espellere quelli che ritengono cattivi. L'esito della votazione ha, regolarmente, lo stesso grado di imprevedibilità delle primarie del PD; il che dimostra che Wikipedia, il PD e M5S sono tutti modelli di democrazia compiuta e perfetta.

C'è però una cosa strana: che Wikipedia afferma di non voler essere un sistema democratico, mentre PD e M5S sì.
Se fossimo in democrazia Wikipedia avrebbe torto, dato che saremmo a due contro uno; ma se non fossimo in democrazia allora la conta non conterebbe e avrebbe torto la maggioranza. In ogni modo Grillo ha affermato di essere un cretese.

lunedì 4 novembre 2013

I Cancelli del Paradiso

La questione dell'interessamento del ministro Cancellieri per la situazione di salute di Giulia Ligresti appassiona un po' tutti: e un po' tutti hanno infatti commentato, spesso con un po' di confusione tra le righe.
Il caso appassiona gli animi: una volta tanto non per partigianeria, dato che non è coinvolto Berlusconi, bensì per il fatto che specie in questo caso emerge come le cose reali siano più complesse dei modelli ideali che ci costruiamo, e come nella vita i bianchi abbacinanti e i neri profondissimi che tanto ama Travaglio non esistano, se non nelle pubblicità dei televisori.
In questo quadro le domande di Sofri sono certo più utili delle risposte di Mantellini: perché queste ultime sono apodittiche e indimostrate, rientrando così nella categoria dei travaglismi manichei; mentre le prime aiutano a trovare una risposta fornendo dubbi su cui riflettere.

Ciò posto, ecco come la vedo io. Il problema non è che il ministro si sia interessato per un singolo detenuto (ha detto di averlo fatto tante altre volte), e neppure che il figlio del ministro abbia lavorato per la famiglia del medesimo (questo implicherebbe che l'essere stato datore di lavoro tolga diritti che altri hanno). Come osserva Sofri, se il ministro si fosse interessato per Cucchi saremmo tutti contenti; e se a posteriori avessimo scoperto che il papà di Cucchi è il benzinaio da cui si serve la figlia del ministro, ciò sarebbe stato una valida ragione per esserlo di meno?
Quindi piantiamola con questa storia, e usciamo dalla retorica. Non si può chiedere le dimissioni dei ministri quando i detenuti muoiono ma anche quando non muoiono. E di conseguenza non è vero che un Ministro della Repubblica non possa “attivarsi” per un parente, amico, conoscente, amico dell’amico: lo può fare (beninteso a patto che non si tratti di un atto contro la legge), a condizione che lo faccia anche per coloro che amici non sono.

L'ha fatto, questo, il ministro? Ha, cioé, fatto sentire la sua voce in tutti quei casi in cui le condizioni di detenzione non risultavano conformi alla lettera della legge? Ahimè, no.
Parliamo del sovraffollamento, ad esempio, che è poi il motore immobile: il problema da cui da cui tutti gli altri problemi si generano. Avete in mente qual è lo spazio teorico disponibile e quanti sono i detenuti? Rammentate numeri come 47.000 posti letto contro 67.000 presenze, vero? Ebbene no: i posti disponibili sono circa 10.000 in meno; il che vuol dire che, di fatto, il sovraffollamento è praticamente pari al 100%: in ciascun letto dormono due detenuti, puramente e semplicemente. La Cancellieri -come del resto la stampa- l'ha scoperto a luglio, quando Antigone ha scoperto che i dati del DAP erano taroccati: ma non mi sembra che la cosa sia stata affrontata con il senso di priorità emergenziale che avrebbe meritato, salvo per il riemergere del tema dell'indulto.
Purtroppo il ministro non è il solo a far male il proprio dovere: se quell'imbrattacarte che scrive sul Fatto Quotidiano non avesse impostato la sua carriera professionale in contrapposizione servile rispetto al nemico Berlusconi, forse perfino lui sarebbe riuscito a capire perché di questi tempi si parli tanto di provvedimenti di clemenza. O magari, visto che si tratta di una persona di media intelligenza e con accesso alle fonti, magari lui l'ha capito, ma non ci tiene a farlo capire ai lettori, i quali debbono rimanere convinti che il mondo si divida tra Giusto e Sbagliato.

La realtà è che la situazione delle carceri nel 2013 è divenuta definitivamente insostenibile: a gennaio c'è stata la sentenza Torregiani, con cui la Corte di Giustizia CE ha condannato l'Italia per le ingiuste condizioni di detenzione cui erano stati sottoposti Mino Torregiani e altri detenuti. La Corte non solo ha condannato l'Italia a risarcire gli attori, ma ha anche dato un anno di tempo per rimettere le cose a posto: anno ormai quasi interamente trascorso. Nel frattempo il DAP ha emanato una serie di norme emergenziali che prevedono, ad esempio, un più ampio orario di apertura delle celle, una maggiore disponibilità di colloqui, servizi igienici, attività ricreative etc. Ma il tutto rimane sulla carta, in quanto per attuare tali disposizioni serve il personale, ma il personale, già tagliato all'osso, è sottoposto a ulteriori tagli perché dobbiamo risparmiare. E così risparmiamo sulla polizia penitenziaria solo per poi spendere in cause e rimborsi, dato che da gennaio 2014 qualsiasi recluso potrà far causa all'Italia con la relativa certezza di un risarcimento.
A luglio, come accennavo sopra, sono arrivati i numeri di Antigone che hanno smentito quelli del DAP; e il ministro ha dovuto riconoscere l'errore.

Dunque, cosa dovrebbe fare la Cancellieri? Non certo dimettersi per l'affare Ligresti, una di quelle solite polemiche di un giorno che dopo una settimana saranno cadute nel dimenticatoio.
Dovrebbe, invece, prendere la parola in Parlamento e spiegare come stanno le cose: basterebbero poche righe. Spiegare che serve un provvedimento di clemenza straordinario, e una riforma della legislazione (in particolare in tema di stupefacenti) che consenta di ridurre i nuovi ingressi; spiegare che questo è l'unico modo per far sì che coloro che rimarranno detenuti possano essere sottoposti al trattamento che è previsto dalla legge; chiarire che in ogni caso servono fondi per assumere il personale di trattamento (psicologi, educatori etc: tutta gente che perlopiù oggi opera con contratti a termine e a tempo determinato); minacciare le dimissioni qualora il Parlamento non conceda almeno questi provvedimenti assolutamente indispensabili.

Questo, e solo questo, è il discorso che dovrebbe essere fatto. Quello inventato da Vittorio Zucconi è un abile esercizio di retorica, e serve a far vedere quanto è bravo l'autore nel tenere in mano la penna: ma non sono quelle le minchiate che risolveranno i problemi del paese e delle sue carceri.

lunedì 28 ottobre 2013

Ottobre, o del tempo che ci muta

Capita sempre che ad ottobre ti squilli il telefono, e compaia un numero che non vedevi da tanto tempo: perché otobre è un mese da fieno in cascina, che prepara le scorte per affrontare l'inverno al calduccio, e così chi non si è sistemato cerca di farlo prima delle nebbie.
Un tempo vedevi quel numero, e ti facevi tutto un percorso mentale all'esito del quale speravi che quella all'altro capo del filo avesse finalmente voglia di sesso e bisogno di affetto; ma quando richiamavi scoprivi che aveva bisogno di un autista per l'Ikea e voglia di appendere una mensola in cucina.
Oggi vedi un numero, e speri ardentemente che ti voglia chiedere di andare da lei con la borsa degli attrezzi; e quel che è peggio è che, anche oggi, sbagli.

giovedì 3 ottobre 2013

Due anni

Tempus fugit.

lunedì 16 settembre 2013

Fatti, non parole

Voi tre lettori assidui lo sapete, che io oramai ci ho una vera affezione per i blog del Fatto Quotidiano. E non c'è da stupirsi, se considerate che da giovane avevo una mia passionaccia per Zola, con quelle crude descrizioni di marginalità, e più grandicello mi sono appassionato di storia della follia.
E' quindi per me rassicurante la colonna di sinistra del Fatto, quella dove tanti blogger scrivono le loro osservazioni sul mondo: perché so che dentro ci troverò sempre qualche pezzo che mi rassicuri sul fatto (per l'appunto!) che questo mondo sia stato costruito storto dal suo supremo architetto, sia questo il caso, la natura o un vecchio col barbone.
Raramente pero si trova un'infilzata come quella odierna: un profluvio di insinuazioni tendenziose, fallacie logiche e parole in libertà lisergica dopo aver letto le quali Massimo Mazzucco si spoglia del retaggio di fotografo in cerca di fama e diviene un epistemologo di rilevante spessore.
Scaldiamoci con il sig. Antonio Capitano, funzionario comunale. Un pezzo magistrale, che vorrebbe essere furbetto e perfin ci riesce, dal titolo "Recupero Concordia: Operazione Discordia". Il lettore vorrebbe attendersi qualche piccante polemica sul costo dell'operazione, sulla ricerca di responsabilità, su retroscena di divisioni all'interno della Protezione civile. Invece no: il blogger parte dalla Concordia, la abbandona nelle sue acque e sviluppa un pipponcino, privo di senso logico ma con il pregio della brevità, la cui sintesi è che «Per raddrizzare l’Italia servono i veri Italiani».
Passiamo ora a Nicola d'Angelo, giurista esperto in diritto delle comunicazioni. Egli sviluppa, con citazioni normative, una sua tesi per spiegare al lettore del Fatto (che supponiamo già di per sé ostile a Berlusconi, e quindi ben disposto verso la tesi dell'estensore) che Berlusconi medesimo non può videomessaggiare gli Italiani. La sinossi è carina e suggestiva: peccato però che la legge dica che Berlusconi non può obbligare le televisioni a trasmettere i propri videomessaggi, mentre ha tutto il diritto di inviarli e aspettare che, bontà loro, le stesse decidano se trasmetterli o meno. E, dato che non siamo in campagna elettorale, il fatto che di una parte di quelle televisioni egli sia il mero proprietario, sempre secondo la legge, non conta. Bel tentativo, comunque.
Arriviamo a Veronica Tomassini, una che ha di sé delle idee tanto chiare da aprire la propria presentazione con le parole "Non sono veramente siciliana", e alla voce lavoro dire di essere «una scrittrice (forse)». La nostra (forse) scrittrice ci parla di un'altra (più o meno) scrittrice, Christiane F. (quella dello Zoo di Berlino). Qui la sedicente (o se-dicente, come amano scrivere quelli del Fatto Quotidiano, i quali ben consapevoli che il loro pubblico si trova a disagio nell'affrontare parole composte fanno di tutto per predigerire il lessico) scrittrice dimostra un livello culturale pienamente compatibile con il lettore di riferimento. Anzitutto, si stupisce che Christiane sia ancora viva, quando sarebbe bastata un'occhiata a Wikipedia per accertarsene. Poi, piazza la sua "divisa da eroinomane" in Alexanderplatz, rendendo noto al volgo e all'inclita una suprema ignoranza della geografia berlinese degli anni '80 (non stiamo parlando, si badi, della riorganizzazione urbanistica dei Docks di Londra: stiamo parlando di un muro della cui esistenza sono edotti anche i ragazzi di terza media). Infine spara una valanga di parole in libertà su Bowie, siringhe nel collo e poetica dello sballo, attraverso le quali capiamo che la blogger, probabilmente pur'essa psichedelica dentro, ha difficoltà nel discernere la realtà fattuale dalla fantasia filmica. Cialtroneria per cialtroneria, tanto vale che faccia un po' di namedropping e preghi la Tomassini di rivolgersi per il futuro al sottoscritto, che con Christiane ha consumato molti anni di sbronze in una malfrequentata isoletta delle Cicladi.
Ci sarebbe stato bene ora Flores d'Arcais, assente ingiustificato. In sua vece abbiamo Furio Colombo, altrettanto bollito, che dopo esser caduto due settimane fa nel trappolone tesogli dall'amato presidente Obama non è riuscito a riprendere il lume della ragione. Scrive, il noto giornalista -che credevamo non già morto ma perlomeno pensionato, a dimostrazione che anche qui si prendono svarioni- un pezzo che io ho letto più d'una volta, cercando di capirne il senso. Stavo per arrendermi alla mia ignoranza, quando finalmente mi è arrivata l'illuminazione: il senso non c'è, e il pezzo ha unicamente una funzione fàtica: dimostrare al lettore che Furio Colombo è ancora vivo. La Tomassini ringrazia.

martedì 10 settembre 2013

Relativismi etici

«Macche' organo giurisdizionale. Siamo senatori eletti. Siamo un organo politico e non giurisdizionale» Felice Casson, 9/9/2013
«Il senatore CASSON (PD) evidenzia le differenze, rispetto al giudizio pronunciato dalla Giunta nella scorsa legislatura; ciò giustifica un approfondimento che, nell'esercizio della funzione giurisdizionale, compete alla Giunta e non può essere compresso per una questione di schieramenti politiciFelice Casson, 1/7/2009

«Non è la giunta che può sollevare dubbi da porre davanti alla Consulta. Noi fungiamo da pre-istruttoria, sarà l'aula a decidere. E il Pdl può appellarsi alla Corte costituzionale solo davanti a un'autorità giurisdizionale». Giuseppe Cucca, capogruppo PD nella Giunta per le immunità, 9/9/2013
«Se le "vie normali di accesso" alla Corte richiedono l’esistenza di un giudice remittente, in via incidentale rispetto ad un giudizio, la Giunta o l’Assemblea del Senato, in sede di verifica dei poteri, non può che svolgere questa funzione, pena il diniego di ogni possibilità di portare la doglianza dinanzi al Giudice delle leggi.» Vidmer Mercatali, relatore PD nella Giunta per le immunità, 1/7/2009


giovedì 5 settembre 2013

Non ci si può non dire Civatiani

Da vent’anni il sistema politico italiano è in attesa della “rivoluzione”. Da Mani Pulite doveva nascere la Seconda Repubblica, mondata dei vizi della Prima e più simile alle sue “colleghe” europee e occidentali, e sappiamo tutti com’è andata a finire.

Per due decenni la storia del nostro paese si è avvitata attorno alla figura di un uomo solo, ai suoi interessi e al suo destino. Con lui o contro di lui: il copione, per due decenni, non è mai cambiato. E mentre gli “altri” cambiavano leader mantenendo però gli stessi politburo, le stesse correnti, le stesse rivalità antiche, i compagni di strada di Silvio Berlusconi non si ponevano nemmeno il problema del “cambiamento”.

E adesso che la vicenda giudiziaria del Cavaliere arriva al capolinea, adesso che in un paese normale, in un partito normale, arriverebbe al capolinea anche quella politica, il Popolo della libertà (o meglio, la nuova Forza Italia) si trasforma nel fortino per l’ultima resistenza della famiglia Berlusconi.

Svaniranno forse le residue illusioni di chi pensava che fosse possibile rinnovare il centrodestra, “quel” centrodestra da dentro; di chi auspicava per tutti i riformatori e per tutti i cosiddetti moderati un approdo comune che non fosse tra le spire della Pitonessa Santanchè; di chi immaginava infine una transizione morbida post-berlusconiana, le primarie o almeno un congresso che incoronassero un erede non deciso nel salotto di Arcore. Non è accaduto finora, figurarsi se accadrà mentre nella testa di Silvio risuonano i tamburi di guerra.

Per questo, non stupisce che chi ancora serba qualche speranza nella possibilità di costruire un progetto politico innovativo e rinnovatore, un progetto che superi di conflitto ideologico (comunisti contro fascisti, antiberlusconiani contro berlusconiani) per entrare finalmente in quella dei contenuti, guardi oggi con interesse alla marcia del “filosofo” nel campo democratico.

Pippo Civati è il punto di riferimento obbligato per chi spera di archiviare al più presto una Seconda Repubblica nata male e finita ancor peggio, inaugurando una nuova stagione. Lo è a prescindere dal “dna” politico di ciascuno, proprio perché ogni “rupture” richiede l’abbandono delle vecchie appartenenze. Lo è per chi crede in una sinistra meno autoreferenziale e meno ingessata, naturalmente. Ma lo è anche per chi negli ultimi anni ha ritenuto – con alterne fortune, come è il caso di chi ha creduto nell’esperienza finiana, poi naufragata per i troppi errori oltre che per la troppa forza del Caimano – che fosse possibile costruire un nuovo progetto politico al di là dei vecchi schieramenti, declinando un’altra idea dell’Italia, alternativa alla visione padronale arcoriana, ai rigurgiti nostalgici di una destra ridotta a caricatura di se stessa, alle escandescenze xenofobe e anti-italiane della Lega, ma anche alle tendenze conservatrici della sinistra più tradizionale.

Non è stato possibile. E, tranne miracoli, purtroppo non lo sarà ancora per un po’ di tempo. Ecco perché, fino a quando Silvio Berlusconi “non mollerà” la presa dalla politica italiana, non ci si può non dire ciwatiani. Ad oggi è l’unico riformismo possibile.


























Capita spesso di leggere minchiate. Sul Fatto Quotidiano, in ossequio al nome della testata, capita quotidianamente. Su questa, non so neppur io perché, mi sono soffermato a lungo, sono andato a rileggermela cinque o dieci volte, cercando di carpirne un senso, quale che fosse.
Perché è scritta discretamente, il linguaggio è sciolto, addirittura -salvo in un caso- si chiama Berlusconi con nome e cognome, anziché con appellativi dispregiativi o con l'iniziale (tutte cose che fanno riderissimi i lettori del Fatto i quali -del resto se non fosse così non leggerebbero il Fatto- non si rendono conto che in quel modo rendono ancor più eroica la sua figura).
Il problema è un altro: il problema è che tutta quell'accozzaglia di parole non dice nulla di nulla: afferma apoditticamente senza una spiegazione, una motivazione, anche un semplice indizio.
E allora ho fatto una prova: ho sostituito al nome dell'amato un altro nome, a caso. Il discorso fila identicissimo a sé stesso: a dimostrazione che non è un discorso, bensì un jingle pubblicitario.

mercoledì 17 luglio 2013

I Promessi Sposi, nàu (o tudèi, che è lo stesso)

«Le scalette, per te che arrivi, sono la vera sorpresa: sono decine. Servono a prolungare verso l’alto l’esiguo spazio che ad ogni troupe è riservato. Perché il teleobiettivo possa fare il suo dovere è necessario che svetti sopra le teste di tutti. Solo che se tutti hanno poi una scaletta su cui salire l’orizzonte prospettico viene semplicemente innalzato di un paio di metri e siamo al punto di prima. Scaletta più alta in ogni caso vince.»
(qui)

martedì 16 luglio 2013

Per un amico questo e altro!

Spero che questo ti arriva in tempo, ho fatto un viaggio a CAMBRIDGE, Regno Unito e la mia borsa è stata rubata con il mio passaporto, carte di credito internazionali dentro.
L'ambasciata è disposto ad aiutarmi con avermi fatto prendere un volo senza il mio passaporto, solo che io devo pagare per il biglietto e l'albergo. Per il mio sgomento, non posso accedere ai miei fondi senza carte di credito, e il contatto con la mia banca, ma hanno bisogno di più tempo per elaborare e così mi ottenere una nuova.
In questa spiacevole situazione ho pensato di chiedere un prestito di giorno di paga che posso ridare appena torno. Ho bisogno di circa € 1500 per coprire le mie spese. Ridarò tutto al mio ritorno. Devo prendere il prossimo volo.
Se è possibile inviare i fondi tramite Western Union che è piu comodo e facile, perché è l'opzione migliore e fastetst che ho adesso. Mi dispiace per ogni inconveniente causato voi. Posso inviarvi i dettagli su come fare.
Aspetto con ansia la tua risposta.

Un saluto,
A. P.


Accipicchia, amico carissimo!
Sono veramente dispiaciuto per la disavventura che ti è toccata.
Confida su di me per qualunque necessità e scrivimi tosto, cosicché io possa aiutarti subitaneamente.
Non farmi stare in ansia e se necessario telefonami pure con addebito al destinatario.

A presto,
M.

Grazie per la risposta. Non ho l'accesso al telefono, attualmente sto usando una macchinetta pubblica.
A causa della mancanza di fondo ho dovuto lasciare l'albergo.
Si prega di individuare la Western Union più vicino (www.westernunion.it) e mi aiuta a mandare i soldi. Puoi trovare l'ufficio della Western Union in qualsiasi banca o ufficio postale vicino a voi. Non è necessario un conto per inviare denaro tramite Western Union, Tutto quello che serve è il mio nome e il mio indirizzo qui sotto.
Ecco le informazioni necessarie per la Western Union.
Western Union indirizzo: 28 Fitzroy Street Cambridge, Cambridge CB1 1EW. Regno Unito
Nome del destinatario: Antonio Pileggi
mi faccia sapere per quanto veloce possa essere. Apprezzo il sostegno e spero che il tuo messaggio ...

Un saluto,
A. P.


Caro amico,
ti ho appena mandato 999 euro tramite western union online, presso la filiale di Fitzroy Street.
Il codice MCTN del versamento, enunciando il quale potrai ritirare la somma, è: # 9187769246

Fammi sapere non appena ti sarai rimesso in ordine!

M.

Vi preghiamo gentilmente di inviarmi un allegato della ricevuta di pagamento.

Un saluto,
A. P.


Scusa, Antonio caro, mi hai scambiato per un cliente? E tu, mio
dolce, ti senti forse un fornitore? "ricevuta di pagamento", dici?
Come se tu mi avessi reso dei servizi venali, e io ti retribuissi per ciò?
Mio caro, quello che c'è stato tra noi non ha prezzo. Mille, e mille,
e mille volte io ti manderei il mio denaro: e non per compensare le
tue inestimabili prestazioni, ma per l'amicizia profonda che viene dal
tuo cuore.
Avverto che il momento è per te drammatico, e credo che questo ti
abbia fatto perdere la necessaria lucidità. Non preoccuparti, mio
caro: ti sono vicino e non appena arriverai a Milano verrò a prenderti
all'aereoporto.
Adesso vai all'agenzia di Western Union, ritira il denaro che ti ho
inviato e torna presto a casa!

M.

Grazie, ho bisogno della ricevuta unione occidentale per raccogliere il denaro.

Come ti ho detto, Antonio, ho fatto il versamento online, quindi non ho una ricevuta. Il sito web mi ha detto che è sufficiente il numero di transazione che ti ho fornito.
Per la riscossione devi solo dare il mio nome completo e il mio indirizzo (ho usato quello di casa, non quello dell'ufficio!)

Ti aspetto!
M.

Ok, Vi prego di inviarmi la pagina di conferma in linea di Western Union.

Un saluto,
A. P.


E come faccio? Mica l'ho stampata, e poi adesso sono al lavoro. Ma
vai all'ufficio, corri, così da poter prendere il primo aereo e
tornare qui tra le mie braccia.

Copia e incolla il messaggio di conferma.

Oh, ma ti sei bevuto il cervello? Ma sei ubriaco, o ti droghi? Ma che cazzo stai a dire?
Come minchia faccio a copiare quel fottutissimo messaggio di conferma SE TI DICO CHE SONO QUI IN QUESTO CAZZO DI LAVORO???!!!???
Ma porca puttana, credi che mi diverta a starmene qui a scassarmi i marroni mentre tu sei in quella fottutissima cambridge a divertirti? Che se ci penso bene, chissà quanti cazzi ti sei preso in culo.
E io che mi sono innamorato di te, brutto stronzo che non sei altro.
Ma vaffanculo va'. Pigliati quei cazzo di soldi, torna qui e RICORDA CHE IO E TE DOBBIAMO PARLARE PER BENINO E A LUNGO. Inteso???

Vi prego di inviarmi la pagina di conferma in linea di Western Union.
O mantenere i vostri soldi.

Un saluto,
A. P.


Ma va' a cagare, pezzo di merda.
PRENDITI QUEI FOTTUTISSIMI SOLDI E NON FARTI MAI PIU' RIVEDERE. VAFFANCULO.

lunedì 15 luglio 2013

Se la cantano e se la suonano

La stampa italiana propone modelli sempre innovativi e molto interessanti per chi voglia perdere un po' di tempo nello studio dei meccanismi che alimentano la creazione della notizia.
Dopo la scopiazzatura da siti stranieri, spesso operata da personale con scarsa dimestichezza delle lingue di partenza, e dopo la serie infinita di "notizie che non lo erano" (absit iniuria verbis), in questi giorni stiamo assistendo allo sviluppo di un meccanismo ancor più sofisticato: l'autofertilizzazione.
Come nei reattori nucleari di un certo tipo il processo produttivo crea più materiale fissile di quanto ne consumi, così il caso dell'ILVA e delle sigarette mostra come si possa propalare una notizia fasulla e poi coltivarne il seguito, lucrando anche sulle rettifiche di coloro a cui sono state attribuiti comportamenti e dichiarazioni falsi.

Partiamo dalla famosa relazione Bondi, che finalmente Repubblica si è degnata di pubblicare e che non dice da nessuna parte che le sigarette facciano peggio degli scarichi dell'ILVA.
Il lavoro su cui si discute è una risposta allo studio epidemiologico-statistico prodotto ai sensi della legge regionale pugliese e del relativo regolamento di attuazione: studio che ha attribuito all'ILVA la responsabilità di un certo numero di decessi.
La ILVA -che è l'accusata, e in Italia, se Dio vuole, c'è ancora il diritto di difendersi dalle accuse- produce una memoria che evidenzia come la metodologia dettata dal regolamento di attuazione non sia conforme ai principi che sono riconosciuti in letteratura. Io non sono un epidemiologo, ma basta leggere con calma (e magari con un dizionario a disposizione, per i termini più difficili) e il senso viene fuori da solo.
In particolare si fa notare che l'applicazione di un modello dose-risposta senza alcuna soglia minima di esposizione fa per forza emergere dei decessi attribuibili non solo all'ILVA, ma anche ad attività generalmente riconosciute come innocue, quali il passeggio nei boschi o la frequentazione di raduni di socialisti.
Solo che l'ILVA non è un blogger, e non lo può scrivere così, de plano; e quindi, per far capire meglio il senso dell'osservazione, scrive che un modello di quel tipo potrebbe dare risultati attendibili solo se si potesse essere certi di valutare correttamente tutte le esposizioni a tutti gli agenti inquinanti.
Nasce qui il capoverso sulle sigarette, che NON dice che il tabacco ha ammazzato i tarantini, bensì che non si può fare uno studio sul cancro al polmone se non si tiene conto, ad esempio, del fumo di sigaretta.
Sono cose ben diverse, vero?
Eppure i giornali hanno riportato la prima, non la seconda versione. Il che ha costretto l'ILVA a smentire la notizia, riportata col culo (se il culo non si offende troppo per il paragone).
E quei gran cari ragazzi di Repubblica che fanno? alla smentita di Bondi non rispondono "siamo dei cialtroni", no. Riportano, del tutto avulsa dal contesto, la parte della relazione update: di un ALLEGATO alla relazionein cui si parla del fumo, che così abilmente ritagliata in effetti fa pensare al lettore che Bondi sia due volte stronzo: una volta per averlo detto, e una volta per aver smentito di aver detto quello che si può leggere nero su bianco.
E invece quelli stronzi, ma molto, sono altri: dapprima i giornalisti che hanno creato la notizia dal nulla; dall'altra i loro colleghi che, di fronte alla smentita, anziché ammettere di aver fatto una cazzata costruiscono prove false a loro discolpa.

Ha ragione beppegrillo(tm): per una volta: tutti alle miniere di sale, e informazione dal basso per tutti. Tanto, se la professionalità viene impiegata non per controllare le notizie, ma per smentire i propri errori, allora tanto vale leggere direttamente le cazzate su Facebook.

lunedì 17 giugno 2013

Aforismi

La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!
(Crimi Vito, Roma, giugno 2013)




Il movimento 5 stelle è una lenta, graduale, progressiva e ineluttabile rivoluzione culturale che permea le istituzioni a tutti i livelli dal locale al nazionale… non si fermerà!
(Mussolini Benito, Roma, giugno 1940)

Fare i compiti

Ammirabile, Giuseppe Tesorio del Corriere, che oggi se ne esce con un pezzo sullo spauracchio dei maturandi al Liceo Classico: la versione di latino.
L'austero giornalaioista ci racconta delle differenze tra i vari autori, della relativa facilità di Plinio il Vecchi e di Cicerone, e di contro delle ansie dei maturandi messi di fronte alla prospettiva che possa uscire il tremendo Tacito.
Peccato che a un tratto al nostro scappi una frase fuori contesto: «In fondo, Livio, Valerio Massimo, Sallustio, Quintiliano, Apuleio sono pur sempre candidabili a salire agli onori delle cronache scolastiche della maturità 2011».
Il lettore smaliziato ha già capito, e non serve googlare: basta andare nei link proposti a fianco dell'articolo per scoprire che il brano del pennivendolo altro non è che la ricopiatura, seppur diligente, del pezzo scritto due anni prima per la medesima occasione.

sabato 4 maggio 2013

Neanche gli Dei

Minecraft è un gioco dove puoi fare un po' tutto quello che vuoi; e anche scavare caverne. Ma a un certo punto, quando hai scavato troppo, cadi nel vuoto e muori.
Nella vita, credi di aver raggiunto il fondo; ma tutti sappiamo che quando l'hai raggiunto, puoi sempre scavare. Ma, come in Minecraft, anche nella vita arriva il limite oltre il quale se scavi ti resta solo il suicidio.

Con la comprensione del testo e del paratesto, invece, non esiste limite alcuno. Quando credi che non si possa capire meno di un cazzo, ecco che ti arriva qualcuno che riesce a oltrepassare l'infinito negativo ed entrare nel dominio dei numeri complessi. Ci vorrebbe un matematico per spiegarlo per benino, dato che neppur io capisco come si possa capire meno di meno infinito; ma una cosa si può darla per certa: che se c'è qualcuno che può trascendere le leggi della logica in questo modo così inumano, questo qualcuno scrive sul Fatto Quotidiano.

Veniamo al dunque: c'è un parco giochi svedese che fa pubblicità. La pubblicità è quella che vedete lì sopra: dei bimbi che piangono perché andranno in vacanza, chi in Italia, chi a Maiorca, chi a Creta. Il messaggio è chiaro: il nostro parco è così bello da essere più bello dei posti più belli del mondo. Anche un paramecio, anche una giornalista scientifica precaria del Corriere, capirebbero che sostituendo all'Italia Duesseldorf, e a Creta Glasgow, la pubblicità sarebbe stata assai meno efficace.  Certo, è questa una campagna originale quanto "Dixan lava più bianco del bianco"; un riadattamento dello spot con il gatto che mangia il cibo della scatoletta dal piatto di porcellana bordato d'oro. Una cosa che vorrebbe essere spiritosa riuscendoci appena, perché ci vuole un bello spirito per pubblicizzare un parco giochi per bambini in Svezia.

L'opinionista del Fatto Quotidiano, lei, è riuscita a capire tutto il contrario e un po' di meno ancora. Ha capito che quelle mete sono state scelte dagli svedesi per un senso di superiorità dei popoli nordici nei confronti di noi terroni d'Europa, anziché per il fatto che ogni svedese vorrebbe venire a godersi il nostro sole e il nostro mare. Sproloquia di sfruttamento dell'immagine dei bambini, quando è evidente che quei bambini esistono solo in un file di Photoshop. E non capisce neppure che per pubblicizzare un parco giochi per bambini non sarebbe punto adatta l'immagine di floride manzette vantenni, che magari frequentano altri luoghi di svago.
«E’ difficile convincere chiunque che un parco giochi svedese sia meglio della nostra bellissima Italia», scrive la nostra eroina. La verità è che è difficile spiegare le battute a chi non ha il cervello necessario per capirle. Probabilmente nella testa della graziosa bloggatrice vi è la convinzione che la pubblicità degli assorbenti dovrebbe essere fatta da baffuti muratori, altrimenti sarebbe sessista, e gli antipulci dovrebbero essere propagandati da scrivanie di mogano, pena l'accusa di specismo.


giovedì 2 maggio 2013

Del senso delle parole e del senso del ridicolo

Dato che la mia personale religione mi impedisce di vedere il concertone del primo maggio, è solo dalle parole del prof. Beccaria che ho appreso che un oscuro cantante di un'oscurissima banda musicale, proveniente da un'oscurerrima cittadina a cavaliere tra giogaie di monti, aveva -cito il prof- «recitato un comizietto satirico-blasfemo in cui ha fatto la parodia delle parole della consacrazione eucaristica elevando, al posto dell’ostia, un preservativo», il che ha scatenato da più parti fiumi di polemiche prontamente riprese dalla stampa nazionale.

Ha ben ragione il Prof. a dire che prendere per i fondelli i cristiani non è difficile, ma è anche vero che spesso sono i cristiani stessi a cercarsela, e spererei che acquisissero un po' di senso dell'ironia e imparassero finalmente a discernere tra le varie categorie di prendimento per i fondelli. Per me, ad esempio, la performance del sedicente artista francamente non è sembrata irriverente. La definirei poveramente scialba, rispecchiando in ciò l'espressione facciale del dicitore lancianese, la cui tetraggine è peraltro ben comprensibile a quei pochi di voi che, sfortunati come me, hanno visitato la sua cittadina.

Provate a guardare i primi secondi del video: se per avventura foste un fisico cinese in viaggio di lavoro a Parigi (uno, insomma, che nulla sa della storia e della dottrina della Chiesa cattolica) non vi trovereste neppure un cenno di provocazione o di blasfemia, e ciò quand'anche vi spiegassero che quel personaggio sul palco recita un copione ricalcato pedissequamente sulla formula pronunziata ogni giorno in ciascuna Chiesa.
Dove il problema, allora? Nel fatto che la Chiesa il preservativo lo condanna, mentre il recitante lo brandisce. E allora? Può forse la Chiesa vantare un monopolio sulla costruzione del periodo? Non lo credo, e quand'anche così fosse, non dimentichiamo che il il meschino vive in una città nella quale l'Eucarestia ha la stessa importanza delle gondole a Venezia e delle discoteche a Riccione, ragion per la quale la formula della consacrazione gli era servita in testa come su di un piatto d'argento.
E' morto qualcuno, o ci sono stati feriti? No. E' stato vilipeso qualcuno, o Qualcuno? No. E' stata fatta una cosa un po' alla buona, che poteva essere archiviata con un mezzo sorriso (o una mezza lagrima, vista la sullodata qualità del recitativo); e invece su questa minchiata si sono buttati a frotte quadri secondari della gerarchia ecclesiastica e radiotelevisiva e oscure organizzazioni di bacchettoni (tipo l'AIART, gente che, questa sì, con le proprie dichiarazioni, sempre limpidamente indirizzate alla più cristallina intolleranza, si rende quotidianamente responsabile del prendimento per il culo dei cattolici da parte di chi non lo è).

Si è persa, insomma, una buona occasione per stare zitti. Ciascuno potrà valutare, nel suo foro interno, chi l'abbia persa.

mercoledì 17 aprile 2013

VaffanculoDay

Non è che serva a qualcosa, ma il fatto è che domani, quando si inizierà a votare per il Presidente della Repubblica, io ho l'appuntamento con la prof. di italiano di Nichita. E se a mezzogiorno devo essere in via Colonna, a Milano, difficilmente potrò essere dalle parti di Piazza Colonna, a Roma, a esprimere il mio pensiero.
Quindi, pur sapendo che non serve a un cazzo, volevo dire al segretario Bersani e ai duecento e briscola parlamentari che hanno votato di votare Marini, che essi hanno la mia disistima.
Articolo meglio, in modo da farmi comprendere con più agio: siete delle povere anime.
Valeva la pena di provarci; valeva la pena di fare una cosa giusta, anche se quella cosa era stata suggerita da persone sbagliate. Vedete, io i grullini non li sopporto tanto quanto voi, ma se un grullino mi dice di fermarmi al rosso, e un amico mi dice di passare, io mi fermo. Perché certe cose sono giuste in sé, a prescindere dalla qualità personale di chi le suggerisce.
Io odio i grullini, odio Grillo e credo che tutte le sue quirinalarie siano state un trucco e che i risultati siano quelli che grillo e casaleggio hanno voluto far uscire; ma nondimeno, il nome uscito è un gran nome, e le sue qualità non vengono meno per il fatto che essi l'hanno nominato. La calunnia è un venticello, e io non mi sento omofobo per il fatto che un cretino continua a scrivere ovunque che io lo sono. A maggior ragione, la stima è qualcosa di solido, che si mantiene anche quando chi stimi è stimato anche da chi disprezzi.

Avevate, voi parlamentari del PD, la possibilità di fare bene al Paese, e di far riprendere un po' il vostro stanco partito. Il Paese potrà sopportare tranquillamente anche una presidenza Marini; quel carrozzone che voi chiamate partito, con questa mossa è bello e sepolto.
Grillo voleva mandarvi tutti a casa; siete riusciti a farglielo fare: ma con le vostre mani. Eppure bastava un briciolo di fegato; ma non alla veneziana.


La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria
la reggia e il tristo esiglio:
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

giovedì 11 aprile 2013

La repubblica delle idee balzane

I troll di Repubblica oggi lanciano sul colonnino morboso una notizia che ha a che fare con il sesso, ma degli animali. ci raccontano che è italiano "il toro più macho al mondo", e ci propinano anche, seguendo il link, una fotografia del bestione, corredata da didascalia che ci educe:
"Si chiama Zephir ed è ligure il toro più fecondo al mondo secondo Interbull, organizzazione di 34 paesi che si occupa di valutazioni genetiche nel settore bovino. Lo ha reso noto l'assessorato all'Agricoltura della Liguria. Zephir, di Rossiglione (Genova), ha 104 figlie. Si è piazzato davanti ai tori svizzeri, americani, austriaci e tedeschi. Sua madre si chiamava Athina, il padre Zeus"
Peccato che forse manchi qualche zero per raggiungere un record vero: chiunque si sia mai occupato di tori (ebbene sì: ho fatto anche questo, e comincio a chiedermi di cosa non mi sono occupato nel mio mestiere) sa che l'ordine di grandezza per contare le figlie di un toro di valore non è nell'ambito delle centinaia, bensì delle centinaia di migliaia.
Il buon Startmore Rudolph ET (e vi assicuro che l'ho scelto a caso) è accreditato di 154.137 figlie. Delta Olympic ne ha fatte solo 80.453*, ma è più gYovine e ha tempo per recuperare.
Temo che il nostro Zephir abbia da mangiare ancora tante bisteccheballe di fieno.


* Notate che nel mondo dei tori contano solo le figlie femmine; ma non sento le signore della 27esima ora agitarsi per questa discriminazione sessista

martedì 9 aprile 2013

Gente che ha molto tempo da perdere

Aldo Cazzullo, sul Corriere, impiega 644 parole e 4165 caratteri (spazi compresi) per dire che le primarie sono una cosa buona, ma solo quando quelli che vanno a votare alle primarie votano il candidato che piace ad Aldo Cazzullo.

venerdì 29 marzo 2013

Può il Parlamento funzionare senza Governo? (lezioncina di educazione civica ad uso di bimbi di terza elementare e di parlamentari grillini)

La battutona di Grillo non è sbagliata. Tecnicamente, infatti, il potere esecutivo deve ricevere la fiducia dal Parlamento per entrare in carica nella pienezza dei poteri, e cominciare a lavorare; ma non è vero il contrario. Il potere legislativo non deve ricevere la fiducia da nessuno, se non dagli elettori nella gabina elettorale; e quindi una volta insediate le Camere, queste sono nella pienezza del proprio potere di fare e disfare le leggi.
Non è neppur vero che il Governo sia necessario perché senza di esso non è possibile presentare delle bozze di legge da approvare; se rammentiamo la tripartizione classica discendente dal dettato costituzionale (progetto di legge; disegno di legge; proposta di legge), l'assenza di un esecutivo toglie solo il secondo strumento, lasciando intatti gli altri due strumenti.

Quindi, ci ha ragione Grillo (e del resto beppegrillo(tm) ha ragione per definizione): il Parlamento può funzionare senza Governo.









































Airport '75 (sinossi)

Un Jumbo Jet collide in volo con un aereo da turismo, uccidendo copilota e pilota.  Il comandante, assai malconcio, e accecato dai frammenti di vetro del parabrezza, riesce a far attivare il pilota automatico a una delle hostess, una bella gnocca.
Il film potrebbe fermarsi qui, ma per tirarlo in lungo la storia prevede che il manzo della gnocca si cali con una carrucola dentro la cabina di pilotaggio: una manovra spericolata e stupida, che mette a rischio la sua vita (dopo che altro più sfigato era precipitato rovinosamente).  Un vero e proprio buco nella sceneggiatura di cui non si capisce la logica, dato che un aereo con pilota automatico inserito non ha bisogno di alcun pilota umano.


giovedì 28 marzo 2013

Uno vale radice di meno e alla pigreco

Pensandoci bene, beppegrillo(tm) non è neppure originale: un altro comico prima di lui aveva teorizzato la linea politica poi assunta dal movimento pentastellato.
Ma Alberto era infinitamente più bravo, simpatico e generoso del saltimbanco genovese.


domenica 24 marzo 2013

Modà

Lo spread BTP-BUND
Le rapine in villa
I sassi gettati dal cavalcavia
Le stragi del sabato sera
L'influenza aviaria
L'apertura di Wall Street
I suicidi per Equitalia
Gli esercenti che non scontrinano
Le adolescenti che si ricaricano il cellofono mostrando la patata
I randagi assassini

L'essenza del giornalismo è scrivere di ciò di cui scrivono tutti gli altri, perché ciò è quanto il pubblico si aspetta di leggere.
Certi fuoriclasse riescono a fare giornalismo toccando temi nuovi, o anche vecchi ma da punti di vista nuovi: ma quelli sono, per l'appunto, fuoriclasse.
Una volta tolte le eccezioni, c'è il placido mestiere dell'arrivare alla fine della cartella compiacendo il caporedattore.
E' la vita, bellezza! E se oggi vanno i cani, il pezzo sarà sui cani.
Mode, che arrivano con la rapidità di un temporale estivo e inatteso, e se ne vanno altrettanto velocemente, come una nevicata marzolina.
Mode che, in un mondo di firme sempre più indistinguibili tra loro, riescono a far emergere il nome dell'ultimo della classe: quello che parla della Val di Susa quando ormai la TAV è morta all'attenzione pubblica; quello che scrive due righe sul negoziante evasore quando la pancia dell'editoria è passata al suicida per debiti.

I tempi stanno maturando, e presto anche la nostra stampa comincerà ad avvertire un certo disagio nel riportare dettagliatamente ogni qualunque singola puttanata che esca dalla bocca di beppegrillo(tm). Comincerà dapprima a selezionare, poi a obliterare.
Purtroppo ciò non avverrà molto presto né molto in fretta, in quanto, capito il meccanismo, il Vate pentastellato inventerà nuovi numeri e nuove rutilanti capriole semantiche; ma a un certo punto si dovrà fermare, perché quando hai fatto il quadruplo salto mortale carpiato, l'unico modo di spingerti in là è provare il quinto, che è quello che ti ammazza.

I giornali smetteranno allora di pubblicare quella faccia da monatto; il movimento tornerà a ritrovarsi su internet e nei meetup, morendo di morte lenta tra una discussione sulla ciclabile di Albenga e un'altra sulla minerale a chilometro uno, con quel paio di migliaia di attivisti duri e puri sfiancati da muri di testo in confronto ai quali il Bar di wikipedia è Ungaretti nella versione del Reader's Digest.
Dopo un po' di tempo rammenteremo dei 5 stelle con quel senso di nostalgia del passato che ci evocano oggi parole come Freedomland o Timberland; e il monatto ci tornerà simpatico.

(nell'immagine, la home page di corriere.it)

 

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