Visualizzazione post con etichetta borse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta borse. Mostra tutti i post

lunedì 30 marzo 2009

Non impareranno mai


Io mi domando e dico:
ma come diavolo è possibile che i giornalisti in generale e i giornalisti economici in particolare non abbiano ancora capito che qualche giorno di borsa in rialzo non basta a dire che la crisi è finita?
Persino il Sole 24 ore di domenica aveva in prima pagina un articolo pieno di ottimismo sul recupero delle quotazioni: cosa scriveranno domani?

Non è che mi ci diverta, a fare la Cassandra: e capisco anche che i giornali hanno una certa responsabilità morale nel cercare di far ripartire un po' di fiducia: in tal senso qualche notarella ottimistica, e anche qualche tacere di troppo sulle notizie meno liete non può fare che del bene.
Invece cantare un giorno vittoria e l'altro dopo tragedia; raccontare un giorno di miliardi bruciati e il giorno successivo di miliardi magicamente reintegrati; dare l'impressione di un mondo altalenante nel quale nulla è certo e tutto in balìa del momento come viaggiatori sulla scialuppa in un mare in tempesta: bene, questo è il miglior modo per iniettare sfiducia e spingere qualunque consumatore, scafato o meno che sia, a tenere i propri euri sotto il materasso rimandando l'acquisto di qualunque cosa: anche solo di una cintura del Dottor Gibaud.
Ne parlavo qui, ormai sei mesi fa. Sei mesi, sono passati da quando le prime pagine dei giornali facevano le montagne russe, e a distanza di sei mesi continuano a fare gli stessi saliscendi, come prima: come se non avessero ancora imparato nulla.

venerdì 17 ottobre 2008

Fondamenti di geometria analitica e filologia romanza

Avendo fatto lo scientifico sono abbastanza competente per dire che in geometria analitica il punto di minimo di una funzione è un punto in cui la funzione ha un certo valore, mettiamo 50, e i punti che stanno lì vicino, a destra e a sinistra -i compagni di banco, diciamo- hanno valori un pelino più alti, mettiamo 50 e mezzo.
Questo non vuol dire che poco più in là la funzione non possa raggiungere valori schifosamente bassi, tipo 20 o addirittura -273.
Diciamo che il punto di minimo è un po' come una buca nel terreno: se piove ci si crea la pozzanghera perché intorno il terreno è più alto e l'acqua non può uscire.
Avete tutti presente Vil Coyote, vero? Ecco, immaginiamo che in cima al burrone ci sia una buchetta: lì c'è un punto di minimo, ma è perfin banale dire che il fondo del burrone è MOOOLTO più in basso.

In italiano minimo è il superlativo assoluto di piccolo e significa quindi piccolissimo; il più piccolo. L'uomo comune, che non si occupi di funzioni, quando sente dire che si è raggiunto il minimo pensa al fondo del burrone, non al fondo della buca in cima al burrone.

Così ripresa è connotata nel nostro immaginario (oltre che con l'acceleratore e le Ferrari) con i grandi accadimenti del Paese: la ripresa economica del secondo dopoguerra, la ripresa dopo la crisi del petrolio e via discorrendo. Tant'è che quei piccoli fenomeni stagionali o di breve periodo sono detti, anche nell'immaginario, ripresine

I signori che si occupano di Borsa passano le giornate a guardare grafici e a studiare numeri: è chiaro che per loro il minimo è la buca nel terreno e che riprendere può significare semplicemente uscire dalla buca. L'uomo della strada, non necessariamente il cafone siloniano, ma anche il medico o l'avvocato, questa sensibilità matematico-formale non ce l'ha: e quindi quando gli si scrive sul giornale che la Borsa si riprende, immagina che le cose si siano messe a posto e che da qui in poi siano destinate a migliorare.
Darebbe un buon servizio la stampa che contestualizzasse quest'informazione, e gli spiegasse che un giorno di indici positivi è una ripresa in senso tecnico, ma nulla più.

Analogamente, quando gli si scrive che l'EURIBOR ha finalmente incominciato a ridiscendere, sarebbe opportuno fargli capire che ha raggiunto la misura di fine settembre, e che quindi se a fine settembre stava preoccupato, oggi non ha motivo di gioire e stappare champagne.

Ma credo che neanche oggi la stampa renderà questo servizio.

lunedì 13 ottobre 2008

La crisi è finita, viva la crisi

Intendiamoci: se la crisi fosse finita, il primo a gioirne sarei io, dato che sono io che rischio di rimetterci il posto di lavoro e lasciare il palazzo di vetro e cemento con lo scatolone di cartone (che poi, se li dovrà portare da casa, uno? o glieli forniscono?)

Comunque, la borsa ha recuperato dieci punti, e i giornali hanno sparato fanfare e champagne. Non che non me l'aspettassi, anche se avevo sbagliato il numero. Domani è un altro giorno: potranno essere fanfare o campane a morto, in ogni caso nessuno oggi lo può sapere.
Vale ben poco la mia impressione che la crisi sia tutt'altro che finita e che quel che oggi si guadagna domani o dopo lo si perderà: qui l'unica cosa che conta davvero sono i numeri alla fine della giornata, esattamente come all'ippodromo è il totalizzatore che conta, non le soffiate dalle scuderie.

C'è però qualcosa su cui riflettere: che i mercati guadagnino (o perdano) in un giorno quanto un investimento sicuro può far rendere in tre anni, è veramente una buona cosa? E segno di un mercato sano o costituisce di un'ennesima epifania di un'economia di carta che genera crisi e speculazioni per il fatto stesso di esistere?

Tre anni: mille giorni. Contro un giorno solo. Ma diciamo pure che un investimento in capitale di rischio debba rendere il 10% in un anno: tre volte i BOT. Il ragionamento non cambia: i guadagni di un anno (o le perdite di un anno) in un giorno solo. Non è sano: è come se stamattina fossi andato a svegliare Nichita (che ha quasi dieci anni) e me lo fossi trovato alto uno e ottanta e con un accenno di peluria sulla faccia.

A me tutto questo impaurisce: impaurisce il fatto che una parte dei miei soldi, quelli con cui dovrei garantirmi un'esistenza dignitosa, sia in mano a meccanismi che non hanno alcun rapporto con la creazione vera di ricchezza, bensì solo con gli istinti del giorno.
E se la mia tessera della CGIL si è recentemente salvata dal falò, cionondimeno sono ben consapevole che i principali artefici dei fondi pensione sono stati i sindacati.

E non per abbaglio: per lucro; per lucro; per lucro.

giovedì 18 settembre 2008

Ne sapevo abbastanza

Quando non tenevo questo blog e facevo il sindacalista, mi sono assai battuto -e ho vinto- perché i soldi del fondo pensione integrativo non potessero essere investiti nelle borse se non in minima parte (il 10%); e taluni colleghi al tavolo volevano arrivare oltre il 50%.

Molto più di recente, ho suggerito a tutti coloro a cui potevo suggerirlo di non farsi fottere dalla riforma Maroni e di tenere i soldi della liquidazione presso l'INPS, perché avrebbe reso di più e anche perché in mancanza di scelta non si sarebbe potuti tornare indietro.

Tutta la stampa (tranne il Manifesto e Liberazione) diceva che ero un deficiente. Ora il sito del Corrierone ha un lancio così:

Tenete i soldi sotto il materasso. Colpa delle banche centrali. E non si vergognano di scriverlo, dopo aver preso per il culo milioni di poveretti che di mercati hanno diritto di non sapere nulla e si fidavano del proprio giornale e della televisione.

E' anche per questo che ora io scrivo qui: oggi posso dire solo "io l'avevo detto"; un domani "io l'avevo scritto".


 

legalese
Il contenuto di questo sito è rilasciato con la seguente licenza:
- ognuno può farne quel che gli pare
- l'eventuale citazione del nome dell'autore e/o del blog è lasciata alla buona educazione di ciascuno