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venerdì 8 gennaio 2010

Pagatevelo

Un annetto fa avevo scritto due cose con il tag "daccordo", il cui titolo era "Essere d'accordo con Gasparri".
Riprendo oggi il tag per dichiarare la mia stima per di essere d'accordo con un'affermazione di Roberto Castelli. Proprio lui: quello con gli occhiali alla Harry Potter, il pessimo ex ministro della giustizia.

Per mia fortuna di regola il Giovedì son fuor di casa, e non ho occasione di aumentare l'audience di Annozero né di vedere la faccia fintamente compunta del suo editorialista, quello il cui nome evoca i dolori imposti all'umanità dal Creatore quale punizione per l'aver colto il frutto proibito.
Ieri sera invece ero a casa e, senza pensarci troppo su, ho acceso il televisore giusto in tempo per godermi (si fa per dire) la rappresentazione del nostro wannabe Saint-Just.
Non perdo tempo a commentare il suo detto; ma interessante è stata la discussione che ne è subito seguita, nella quale Roberto Castelli (quello con gli occhiali alla Harry Potter, il pessimo ex ministro della giustizia) ha provato a spiegare, con rara pacatezza e come si farebbe con un bimbo di sei anni, che quando i politici non erano pagati la politica la potevano fare solo i ricchi, mentre da quando Giolitti nel 1912 ha introdotto l'emolumento per i parlamentari, la politica la possono fare anche coloro che ricchi non sono.
Vale la pena di rivederlo, quello spezzone di trasmissione: lo trovate qui, e precisamente al minuto 1:11:10.
Castelli, che volutamente usava il linguaggio che si addice a un cretino (e noi siamo certi che il cosiddetto giornalista non ci sia, ma ci faccia, al riguardo), ha parlato di "ricchi" e "poveri": concetti che si ritrovano persino nelle fiabe per l'infanzia. La verità è che prima dell'introduzione dell'emolumento per i parlamentari, a far politica attiva potevano andarci solo i latifondisti, i rentiers o coloro che, non essendolo, avessero uno sponsor abbastanza ricco e potente da pagar loro una rendita per vivere. Credo che chiunque si possa rendere conto del fatto che, in quest'ultimo caso, la libertà d'opinione e di voto dello stipendiato, in un eventuale conflitto tra gli interessi del Paese e quelli dello sponsor, fosse messa a dura prova.
Non a caso in tutte le democrazie moderne il lavoro di parlamentare è pagato, e anche abbastanza bene: a dimostrazione che non si tratta certo di un'anomalia italiana dovuta alla corruttela della nostra classe politica. E val forse la pena di rammentare che la riforma di Giolitti è coeva all'analoga iniziativa assunta dal Parlamento inglese (mica cazzi!). Perfino nella voce su Wikipedia, che certo non può essere considerata una fonte elitaria, si legge:
Bisogna ricordare, infatti, che all'epoca i parlamentari non avevano alcun tipo di stipendio e/o indennità: ricevere denaro come retribuzione per l'attività politica svolta era considerato degradante in quanto irrispettoso dei cittadini e della cosa pubblica. L'unico "privilegio" concesso ai deputati era la tessera gratuita per le ferrovie.
In questa situazione era evidente la difficoltà degli elettori di scegliere i propri rappresentanti fra le classi meno abbienti. Giolitti stesso amava ricordare che, se non fosse stato nominato dal re membro del Consiglio di Stato (con relativo stipendio), ben difficilmente avrebbe potuto permettersi di intraprendere la carriera politica con le spese che questa comportava. Tale problema divenne più acuto sul finire dell'ottocento in seguito alla comparsa del partito socialista sulla scena politica italiana: era arduo per alcuni esponenti di tale partito, specie i sindacalisti e coloro che non svolgevano una libera professione, accettare una candidatura.
Ebbene, ciò che mi ha veramente disgustato lo trovate al minuto 1:11:52 della trasmissione: quando il mio omonimo, sfoderando il suo odioso e indisponente sorrisetto sardonico, di fronte all'affermazione di Castelli: "la politica ha un costo, la politica è democrazia", risponde: "pagatevelo".
C'è, in quella seconda persona plurale, tutta una visione del mondo. Che mi schifa.
C'è anzitutto il rifiuto dell'art.1 della Costituzione: quello che dice che "La sovranità appartiene al popolo". Vogliamo parlar male di Brunetta, che vorrebbe cambiare il primo comma, e accettiamo che quel bel tomo, con quella seconda persona, faccia strame del secondo comma? Il politico è lì per rendere un servizio al popolo, ed è giusto che venga retribuito per tale servizio: mettiamocelo in mente una volta per tutte.
Poi, certo, è difficile prescindere dal luogo comune secondo il quale i politici sono tutti ladri e dovrebbero andare tutti in galera: la nostra storia recente non ci aiuta a ragionare con lucidità dato che di politici ladri, ahinoi, ce ne sono stati tanti.
Ma rendiamoci conto che se mandiamo in galera tutti i due rami del Parlamento, poi vi sono solo due possibilità: l'anarchia o la dittatura. L'anarchia non la mettiamo neppure in conto; quanto alla dittatura, sarebbe certo un'ipotesi gradita a qualche capopopolo carismatico, e non è difficile comprendere come certi uomini di spettacolo possano, nel loro inconscio o anche razionalmente, accarezzarne l'idea: in fondo il dittatore è anzitutto un grande attore e manipolatore di folle: e quindi gli attor comici che sanno bucare il video partirebbero avvantaggiati.
Noi, però, preferiamo il sistema democratico; e all'interno di un sistema democratico, preferiamo pensare che i nostri rappresentanti siano pagati da noi anziché da sé medesimi o da ricchi e oscuri signori delle ferriere.
Siamo all'antica, e fra l'altro abbiamo sempre nutrito una certa simpatia per Giovanni Giolitti, tanto che non ci dispiacerebbe se qualche nostro lettore digiuno di storia patria cogliesse l'occasione di questo post per apprenderne un po' di più.

lunedì 17 novembre 2008

Essere d'accordo con Gasparri /2

Eh, sì: il titolo di questo post ha quell'esponente /2 (o come diavolo vogliate chiamarlo). Ciò dimostra che non è la prima volta che mi trovo in questa sgradevole situazione, di condividere il mio pensiero con uno dei peggiori esponenti di uno dei peggiori schieramenti politici dell'Italia repubblicana.
Tenere un blog, tuttavia, porta una serie di vantaggi: primo fra tutti quello che il tuo pensiero può essere pubblicato e rimane lì, con tanto di data e ora, alla disposizione di chiunque voglia consultarlo (salva ovviamente l'onestà intellettuale di non andare a modificare gli articoli a posteriori).

E' per questo che non ho nessun problema a dire che condivido anche le singole parole di Gasparri, il quale afferma che
Veltroni è arrogante, stupido e incapace
.
Arrogante, perché ritiene che alle primarie la gente del piddì non abbia eletto un segratario di partito (perdipiù in un'elezione degna dei fasti della Bulgaria d'antan), bensì investito vita natural durante un monarca assoluto.
Stupido per aver trascinato il suo partito e la speranza di metà degli italiani nel baratro paludoso di piccole lotte intestine, ripicche sterili e impuntature di principio, salvo poi evanescere come nebbia al sole quando si è trattato di affrontare questioni di principio vere.
Incapace perché il segretario del maggior partito di opposizione deve avere una scaltrezza e un acume politico finissimo per non cadere a ogni piè sospinto nelle trappole che gli vengono tese, mentre Veltroni dimostra di avere la scaltrezza e l'esperienza di un project manager neolaureato messo lì a gestire un progetto di fusione tra banche rivali: per farlo fallire.

martedì 2 settembre 2008

Essere d'accordo con Gasparri

Intendiamoci: non è che io ce l'abbia pregiudizialmente, con Veltroni; anzi mi piacerebbe poter essere d'accordo con lui. Ma lui ci si mette d'impegno, a impedirmelo.

E non sono per nulla lieto di pensarla allo stesso modo di Gasparri. Anzi, mi viene da guardarmi allo specchio per controllare se sono proprio io me medesimo o un'altro.

Ma se è vero -e mi piacerebbe che non lo fosse- che Walterone ha attaccato il governo perché i tifosi napoletani sono stati scarcerati, una considerazioncella è proprio da fare.

L'uomo (walterone) sembra ormai è completamente decotto, al punto di non saper più riconoscere la differenza tra il potere esecutivo e quello giudiziario. La insegnano alle scuole medie, la differenza; forse addirittura alle elementari. Il potere legislativo crea le leggi; il potere esecutivo applica le leggi; il potere giudiziario punisce chi non rispetta le leggi. E' come una filastrocca, in fondo.

Poi c'è la Costituzione:la legge fondamentale dello Stato (anche questo, lo insegnano alle elementari): che all'articolo 13 dice che:

La libertà personale è inviolabile.Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto

Insomma: il governo non c'entra proprio nulla. Il governo metteva la gente in galera, e ce la teneva, nel ventennio, non oggi. Ora, i casi sono due:

  • o Veltroni ritiene che questo sia un governo fascista, e quindi grida allo scandalo perché sa che è il governo ad aver disposto la scarcerazione dei tifosi (ma allora dovrebbe portare le prove; e se avesse semplici indizi, santo cielo, dovrebbe fare qualcosa, qualsiasi cosa)
  • o Veltroni è semplicemente vittima di un lapsus, perché se ci fosse stato lui, al governo, la pulsione a scavalcare la magistratura gli sarebbe venuta.

Si badi che la seconda tesi è meno fantascientifica di quanto sembri. Abbiamo presente Cofferati, a Bologna?


 

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