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mercoledì 15 aprile 2009

Carità spelata

Non ringrazierò mai abbastanza Ipazia Sognatrice per aver segnalato un pezzo di Giacomo di Girolamo, del quale riporto solo alcuni stralci (chi ancora non lo conoscesse, segua il link per leggerlo tutto)
Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda (...)
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no (...)

L'Italia, alla vigilia della prima guerra mondiale, era unanimemente considerata dalle grandi potenze uno stato straccione. E ancor oggi, a un secolo di distanza, è uno stato straccione: uno stato che conta sull'innata bontà dei concittadini per supplire alle proprie carenze.
Sono passati infondo meno di quattrocento anni dal tempo in cui il Cardinal Federigo "...non ristringeva le sue cure a questa estremità di patimenti, né l'aveva aspettata per commoversi. Quella carità ardente e versatile doveva tutto sentire, in tutto adoprarsi, accorrere dove non aveva potuto prevenire, prender, per dir così, tante forme, in quante variava il bisogno. Infatti, radunando tutti i suoi mezzi, rendendo più rigoroso il risparmio, mettendo mano a risparmi destinati ad altre liberalità, divenute ora d'un'importanza troppo secondaria, aveva cercato ogni maniera di far danari, per impiegarli tutti in soccorso degli affamati. Aveva fatte gran compre di granaglie, e speditane una buona parte ai luoghi della diocesi, che n'eran più scarsi; ed essendo il soccorso troppo inferiore al bisogno, mandò anche del sale, con cui [...] l'erbe del prato e le cortecce degli alberi si convertono in cibo".
Nel 1630 il consiglio dei Decurioni si basava sulla carità di Federigo; oggi il Governo della Repubblica si basa sugli SMS e sui mille euri dei senatori: mille euri la cui proposta di obolo da parte del Presidente del Senato mi pare, sia detto per inciso, una palese ammissione del fatto che i senatori stessi sono pagati molto più del giusto.
Ma non voglio ripetere cose che altri hanno detto molto meglio di me, né parlar male di tutti i vari Telethon che ammorbano sia il mondo dell'intrattenimento sia quello di una scienza costretta a mostrare le cosce per comperare i reagenti e le provette: desidero richiamare alla memoria di chi se ne fosse dimenticato la più scandalosa delle raccolte di fondi.
Una raccolta di fondi pervasiva (tanto che al supermercato quando andavi a far la spesa ti chiedevano se volevi comprare il bigliettino). E una raccolta i cui fondi furono poi utilizzati in modo vergognosamente scorretto; ma quand'anche fossero stati utilizzati bene fino all'ultima lira, lo scandalo non sarebbe stato minore.
Rammentate la Missione Arcobaleno? Giusto giusto dieci anni fa il Governo (no, non c'era Berlusconi, al Governo) andava a bombardare le città serbe, con i soldi delle tasse. E poi chiedeva agli italiani la carità per soccorrere i profughi originati dai bombardamenti.
A quel tempo credevo di essere in una specie di reality, tanto lampante era l'assurdità della cosa: mi aspettavo che da un momento all'altro comparisse lo striscione di Scherzi a parte e mi dicessero che era tutto finto, una specie di prova d'iniziazione superata la quale sarei stato ammesso ai segreti della vera cittadinanza. E invece no, era tutto vero: e il capo di quel governo ancora rivendica il suo agire.
Credo che dopo la Missione Arcobaleno (e ripeto, indipendentemente dal fatto che i soldi raccolti siano andati a signore di facili costumi) l'unico atteggiamento serio che si possa tenere nei confronti delle raccolte di fondi è la critica e lo scetticismo.
Intendiamoci: a me spiace davvero, per gli Aquilani rimasti senza casa. Ma come è possibile avallare, anche con la propria carità, il fatto che nel 2009 la Protezione civile abbia visto tagliare i propri fondi di più del 30%? Come possiamo accettare che i 157 milioni di euri del 2008 divengano nel 2009 98 milioni? Quando arriverà l'estate, partirà la raccolta di messaggini per lo spegnimento degli incendi? E ad autunno il Telethon delle alluvioni?

giovedì 9 aprile 2009

Al TG1 non sono sciacalli!


Non c'è mica solo Susanna Petruni che al TG1 ha dovuto fare la sua marchetta a maggior gloria dell'azienda : qui sopra ce n'è un ulteriore esempio, con il faccione del mandante (PS: qui trovate il video di Susanna Petruni, al quale grazie a potentissimi mezzi di intercettazione ambientale è stata aggiunta la composta reazione di Riotta durante la lettura).

L'intera Rete (intesa come Internet, non come rete televisiva; e non solo la Rete, peraltro) trabocca di sdegno nei confronti di questo modo di fare giornalismo; ma teniamo conto del fatto che quello dello share raggiunto dal TG1 è un tormentone che si ripete ossessivamente ad ogni edizione: sarebbe stato strano che non si fosse verificato in coincidenza del terremoto.

C'è però un grave errore di fondo, in queste reazioni: quello di ritenere il TG1 una testata giornalistica, Gianni Riotta il direttore di un giornale e chi appare in video dei giornalisti.
Se rimettiamo tutto a posto, e sostituiamo a "TG1", "casino"; a "direttore", "tenutario"; e a "giornalisti", "quindicina": ecco che magicamente tutto torna a posto, e riusciamo finalmente a capire perché qualunque "notizia" divenga al TG1 l'occasione per una passerella di portavoce e portaborse.
E' uno sporco mestiere, ma qualcuno lo deve fare è il motto che cito sempre quando qualcuno scopre cosa faccio per campare: ora capite bene perché io mi senta solidale con quelle povere giornaliste!

mercoledì 8 aprile 2009

Dio non c'è

Lo sapevo, che le preghiere (come quella di ieri) non vengono mai ascoltate.

martedì 7 aprile 2009

Una preghiera

Non prendetemi per uno sciacallo dei sentimenti, e sappiate che mi rendo conto che si tratta di un argomento impopolare.
Lasciatemi lanciare una preghiera affinché non si pensi di ricostruire l'Abruzzo con i 400 milioni del referendum.
Guardate, io ci sto anche, ad accorpare le elezioni con i referenda e mandare i soldi in Abruzzo.

Purché tutti coloro che vanno a votare debbano prima pagare i 3,15 euri che secondo lavoce.info sarebbero costati loro per il proprio tempo perso. Purché le madri dei bimbi delle elementari versino agli abruzzesi quanto avrebbero dovuto spendere di tata. Purché gli imprenditori versino la quota della maggior ricchezza prodotta.
A queste condizioni, ci sto e mi impegno fin d'ora a votare e pagare.

Scosso

Non è che non me ne freghi nulla del terremoto e dei terremotati: è solo che non avendo niente di particolarmente intelligente o di originale da dire, me ne sono stato zitto.
Nel frattempo tuttavia ho maturato un paio di opinioni, che riporto come stimolo per una discussione pacata, aperta alle contribuzioni di chi lo desideri.

Sulla prevedibilità dei terremoti
Non è possibile oggi sapere se il Signor Giuliani abbia potuto prevedere o meno il terremoto, sia pur con un margine di errore. Può essere che abbia intravisto segnali e che non sia riuscito a interpretarli in quanto per sua stessa ammissione è poco più che un hobbista; e può anche essere che abbia semplicemente sparato una notizia e per puro colpo di (s)fortuna a ridosso dell'annuncio si sia verificato l'evento.
Ammettiamo dapprima che il Giuliani sia un ciarlatano. Dal suo punto di vista ha comunque fatto bene ad annunciare la catastrofe: dato che mi sembra abbastanza pacifico che non si tratti di un'imbonitore che desidera lucrare sulla pubblicità bensì, al limite, un parascienziato visionario, dobbiamo presupporre la sua buona fede, la sua assoluta convinzione di aver ragione. Ne consegue che se non avesse fatto l'annuncio e poi il sisma si fosse avverato ne avrebbe portato per tutta la vita il rimorso sulla coscienza.
Non so se prima di fare annunci ai quattro venti abbia provato a interessare la Protezione Civile: la cosa peraltro è indifferente dato che, a posteriori, possiamo affermare che in ogni caso non sarebbe stato ascoltato.
Proviamo a porci dal punto di visto di Bertolaso: di fronte a un tecnico di astrofisica che prevede un terremoto con una metodologia che la comunità scientifica non riconosce valida, cosa avrebbe dovuto fare? Il mondo è pieno di pseudoscienziati che prevedono fini del mondo, scie chimiche e piani marziani per il possesso delle menti; e per dar retta a tutti non ne basterebbero mille, di Protezioni civili. E non vale neppure la considerazione fatta da taluno che, pur senza evacuare tutto l'Abruzzo, perlomeno si sarebbero potuti portare in loco uomini e mezzi: essi infatti sono disposti in modo da presidiare tutto il territorio, e non possono essere distolti senza qualche cosa di più concreto dell'annuncio riveniente da una fonte non professionale.

Immaginiamo ora che il Giuliani abbia in realtà avuto pienamente ragione, la sua metodologia sia ottima e presto diverrà uno standard riconosciuto a livello mondiale, e l'errore di tempo e luogo sia dovuto solo a carenza di apparecchiature a alla necessità di tarare meglio i modelli.
Vediamo che non cambia assolutamente nulla: Giuliani avrebbe fatto bene a comportarsi come si è comportato e Bertolaso pure: dato che nessuno dei due poteva sapere (ieri, e ancor oggi) se quella metodologia abbia un che di promettente o meno.
E' quindi del tutto inutile scannarsi sulla questione se il Giuliani sia o meno un ciarlatano e pretendere che, dall'opinione che l'uno abbia ragione e l'altro torto, ne debba discendere che uno debba dimettersi e l'altro ricevere scuse e onori o viceversa. Le cose sono andate come sono andate, e la responsabilità che la previsione, se di previsione si è trattato, non sia stata presa in considerazione è solo del fatto che ancora le nostre conoscenze non permettevano di farlo.
Forse tra dieci anni riconosceremo i suoi meriti al signor Giuliani, forse lo ricorderemo alla stregua del professor Di Bella; ma lo sapremo solo tra dieci anni.

Sulla rapidità dei soccorsi
Leggo sui giornali online titoli quali "mancano i bagni, la gente protesta"; "non c'erano abbastanza tende"; "mancano i pasti caldi" e così via.
La mia impressione è che se i problemi sono questi: la mancanza di bagni a distanza di 24 ore da un evento così drammatico, e l'insufficienza di tende la prima notte dopo il sisma, allora vuol dire che la protezione civile ha fatto passi avanti enormi.
Ricordo il terremoto dell'Irpinia, sia per la mobilitazione che era scaturita in tutt'Italia, Milano compresa, sia per aver sentito racconti di primissima mano su quei giorni e sull'attesa dei soccorsi: e mi sembra che amplificare ora i lamenti e le critiche sia iniquo. Non parlo di chi ha perso tutto e giustamente (e umanissimamente) trova nello sfogo contro tutti e tutti un modo di reagire alla disgrazia e darsi forza; ma credo che la stampa non faccia un buon servizio amplificando queste proteste.

 

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