martedì 28 ottobre 2008

Convergenze parallele

Capita, un giorno, che il più importante blogghér italiano, e sicuramente il più lucido (in sintesi: quello di Modena, non quello di Genova) si scriva un intero articolo, e dei migliori, per confutare una tua tesi. E lo fa in modo così logicamente articolato e didascalico che dovresti pentirti di averla mai scritta, quell'opinione.

Forse un po' è colpa mia, per aver usato due aggettivi (superficiale e ingenuo) che magari erano un po' forti: ma si riferivano -come ovvio- all'idea, non alla persona.

In realtà, a guardar bene, io e Leonardo diciamo un po' le stesse cose, sia pur con sfumature leggermente diverse.
Tutti e due pensiamo che Cossiga certe affermazioni scandalose non le abbia buttate lì così, semplicemente perché gli sono sfuggiti dalla bocca i più reconditi pensieri psicopatici di sadico torturatore. Le ha dette apposta, con un ben preciso intento.

Quello che divide me e Leonardo è l'interpretazione di questo intento: l'uno ritiene che l'uomo abbia un disperato bisogno di attenzione e cerchi di scandalizzare l'opinione pubblica, buttando frasi a caso ma d'effetto, per non subire l'onta di una vecchiaia nel dimenticatoio; l'altro ritiene che invece l'uomo medesimo ritenga di tirare ancora qualche filo di potere e utilizzi le parole come gli scacchisti muovono le pedine in partita.
In pratica: l'uno vede in Cossiga un ciclotimico con un principio di demenza senile; l'altro uno schizoide paranoico, vale a dire un soggetto che si caratterizza per la lucidità nel percepire la realtà, seppur filtrata attraverso una propria costruzione mentale ossessiva.
Cito: Sebbene i soggetti con disturbo schizoide di personalità sembrino essere assorbiti in loro stessi e impegnati in un eccessivo sognare a occhi aperti, hanno una normale capacità di riconoscere la realtà. Spesso vengono considerati distaccati; tuttavia, talvolta, sono in grado di concepire, sviluppare e offrire al mondo idee davvero originali e creative.

Mi accorgo, rileggendomi, che nel mio precedente post ho dato un forte peso alla lucidità di Cossiga obliterando del tutto il tratto paranoico, dando così l'impressione di identificare Cossiga con il Vecchio di De Cataldo, tessitore di complotti occulti.
Niente di tutto ciò: io ai complotti non credo, e anzi ricordo con franco imbarazzo e disagio una cena in cui ero seduto al fianco di Giulietto Chiesa che aveva presentato in anteprima a un gruppo di conoscenti quella chiavica di film sull'11 settembre.
Quindi, lo dico francamente: io non credo assolutamente che Cossiga tessa trame e tiri fili di burattini. Ma attenzione: questo non toglie che cossiga sia un uomo che è rimasto per cinquant'anni nelle stanze del potere; e perdipiù un uomo ossessionato dall'informazione, tanto da essersi fatto in casa una vera centrale d'ascolto.
Bé: un uomo così di cose ne sa tante, ma veramente tante; e quindi quando parla è plausibile che lo faccia per manipolare: e quindi, sebbene possa vivere in una realtà distorta dal suo culto del complotto, credo sia comunque il caso di ascoltare quello che dice e cercare comunque sempre di interpretarlo, perché è probabile che tra tanto letame qualche fiore di verità si possa coglierlo.

Flight Simulator

Alcuni di voi avranno provato a portare una barca; altri avranno pilotato un aereo e altri ancora avranno guidato sul ghiaccio. Mal che vada, avrete almeno giocato a Flight Simulator (io lo facevo vent'anni fa, al tempo della tesi, con la versione 4, o forse era addirittura la 3).
In tutti questi casi, avrete imparato che aria, acqua e ghiaccio non sono come asfalto e rotaie: se si deve fare una curva bisogna appena accennarla, altrimenti si finisce in testa coda o si precipita a terra.

I tecnocrati della Banca Centrale Europea evidentemente non hanno tempo per guidare, pilotare o anche solo giocare; e così fino all'altro ieri, dài a tirar su tassi, per contrastare un'inflazione incontrastabile in quanto importata; e oggi dàgli a tirarli giù, quando ormai è troppo tardi e l'aereo è miseramente stallato.

lunedì 27 ottobre 2008

Referenda

Alessandro Gilioli, qui, esprime le sue considerazioni sulla necessità di firmare il referendum sul lodo Alfano.

Egli dà conto, fra l'altro, della principale critica mossa all'iniziativa: vale a dire che anche qualora si raccogliessero le firme, la (probabile) mancanza del quorum renderebbe l'iniziativa non solo vana, ma altresì controproducente in quanto legittimerebbe il lodo stesso.
E', per intenderci, quello che è successo con la famigerata legge 40, quella sulla fecondazione assistita, che (almeno nella mia testa) va sicuramente contro il comun sentire degli italiani, ma la cui abrogazione, sottoposta a referendum, ha preso una sonora batosta.

Io ho una posizione personale ben definita: non firmerò mai e poi mai per alcun referendum; una volta poi che questo fosse approvato, mi reco a votare se sono d'accordo con la proposta referendaria e sto a casa in caso contrario; ma comunque non firmo.
Vi è anzitutto un motivo pratico, lo stesso evidenziato da Gilioli: vale a dire che in Italia, oggi come oggi, una proposta referendaria parte già con uno svantaggio del 25% (dato riferito all'astensione fisiologica): deve quindi raccogliere l'adesione del 67% dei cittadini, non del 50%. (mi spiego con i numeri: ci sono 100 elettori, ma solo 75 vanno normalmente a votare; se al referendum chi vuole "sì" vota, e chi vuole "no" sta a casa, ecco che devono essere per il "sì" 51 elettori. Ma i 51 vanno calcolati su 75, non su 100: e fa il 67%).
Ecco dimostrato che una proposta referendaria, per passare, ha bisogno del consenso dei due terzi dei cittadini. Ma in un mondo ormai così polarizzato, una proposta che raccoglie il consenso di due cittadini su tre viene fatta propria anzitutto dal Parlamento, perché i parlamentari sono i primi a fiutare l'aria che tira.

Questo motivo pratico ha peraltro delle basi strutturali ben precise, che dobbiamo cercare di comprendere.
Due sono i problemi dell'istituto referendario, anzi due e mezzo.
Il primo è il doppio quorum calcolato sia sugli elettori che sui votanti: è il meccanismo che fa sì che si arrivi al famoso 66%. Se non ci fosse il quorum sugli elettori, il risultato referendario rispecchierebbe la volontà dei votanti, e l'istituto tornerebbe ad avere un significato.
Ma, e questo è il mezzo problema, il rischio sarebbe di portare a casa risultati che, pur rispecchiando la volontà dei votanti, non rispecchierebbero per niente la volontà popolare. E qui ci sono solo due soluzioni possibili: o si costringe la gente ad andare a votare (il che non ha senso, finché se il non andare a votare può anche essere espressione di una volontà precisa) oppure si alza significativamente il numero di firme, per essere certi che le proposte referendarie abbiano ad oggetto temi sentiti dall'elettorato e non minchiate: andatevi a vedere l'elenco delle passate consultazioni, se avete dei dubbi.

Il secondo problema è che, per come è organizzato il farraginoso sistema di convocazione, tra la raccolta di firme e lo svolgimento della consultazione passa, se va bene, almeno un anno. E se quattro mesi per indire una manifestazione sono troppi, un anno per una consultazione su un argomento "di pancia" come il lodo Alfano sono un'infinità di tempo.

Vedete bene come si tratti di problemi strutturali, non legati alla bontà dell'iniziativa, ma all'istituto in sé.
Quindi, in sintesi: o si riforma sostanzialmente l'istituto referendario, a) eliminando il quorum degli elettori e alzando il numero di firme necessarie (facendone quindi un evento raro ed eccezionale); b) rendendo immediata la proposizione del quesito e l'espressione del corpo elettorale (facendone uno strumento comunissimo e quasi apolitico, come in Isvizzera, per esempio); oppure il referendum resterà necessariamente limitato nell'applicazione a grandi questioni di coscienza, quali divorzio e aborto, come peraltro era nella volontà dei costituenti; e anche qui ormai si dimostra inattuale, come ha ben dimostrato la consultazione sulla legge 40.

domenica 26 ottobre 2008

Il grande Circo della politica

Si è finalmente tenuta la manifestazione del Partito Democratico: i commentatori hanno commentato sia prima che dopo lo svolgimento e ne abbiamo sentite di ogni; adesso, a distanza di qualche ora, posso esprimere un parere personale, per quel che vale.
Anzitutto diciamo che la manifestazione è stata un successo. Non è importante se ci fossero trecentomila o tre milioni di persone; e anzi impuntarsi su questo dato contabile è stato uno dei mille errori della dirigenza di questo partito in disfacimento.
L'importante è che, malgrado il deficit di consenso, malgrado la crisi economica, malgrado l'assenza di un motivo caldo che giustificasse il muoversi (ah sì! la banda larga, dimenticavo); ebbene malgrado tutto questo tante, tante persone si sono mosse: è questo è un dato fondamentale di successo.

Faceva compassione Realacci, alla 7, che diceva "se in San Giovanni c'erano due milioni il Circo Massimo ne contiene tre". Non aveva capito cosa in realtà contava: era caduto nel gioco teso da Berlusconi, come tutto il PD del resto.
E in fondo in fondo aveva persino ragione, perché se confrontiamo due foto dei due luoghi, alla stessa scala, ecco che il Circo Massimo è effettivamente ben maggiore:






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Una bella differenza, vero? Certo, il Circo era pieno a due terzi, come si vede dalle foto aeree come questa qui sotto, ma lo spazio occupato resta comunque più grande

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Togliamo quindi di mezzo il confronto tra Berlusconi e Veltroni e passiamo alle cose concrete.
Anzi no: togliamo di mezzo solo i numeri sparati a caso sui partecipanti, non il confronto tra i due.
Perché la manifestazione del Pd era stata indetta contro il governo e contro Berlusconi, se ben rammento: tanto che aveva come slogan Salva l'Italia: e se bisogna salvare qualcosa o qualcuno, vuol dire che bisogna andare contro qualcun'altro che sta facendo qualcosa di male.

Ora, è perfettamente normale che l'opposizione vada contro. Anzi, è perfin banale: si potrebbe dire che sono pagati per farlo, di andare contro il governo. Tanto che quando Morando, un essere così inutile che ispira sentimenti amicali, come il panda, ebbe a dichiarare che la manifestazione sarebbe stata a favore del governo,
dovettero intervenire tutti i dirigenti del partito, vicesegretario in testa per smentirlo (e dire che Franceschini non è certo un rivoluzionario!)
Dicevo, è normale che l'opposizione vada contro. questo mi fa ritenere che quando si organizza una grande manifestazione nazionale ci si metta dentro qualcosa in più, del semplice andare contro. Dei contenuti, se mi scusate il francesismo.
Quando poi ci si danno quattro mesi, poh! Dovrebbe essere una successione di fuochi d'artificio, roba di cui parlare per giorni e giorni.

Bé, il il discorso di Veltroni me lo sono sorbito tutto. Me lo sono anche riletto. Ha detto che Berlusconi dice le bugie. Ha detto che non aiuta le imprese. Ha detto che l'Italia va male. Ha detto di abbassare le tasse sulle tredicesime. Ha detto che bisogna migliorare la scuola. Ha evocato immagini di operai e artigiani operosi che si levano prima dell'alba per recarsi al tornio o al desco. Ci ha messo dentro il razzismo, Saviano, l'ecologia, le classi differenziate, le banche cattive, le forze dell'ordine e la sicurezza.
Questo a casa mia si chiama minestrone; ma in politichese si dice qualunquismo.
Ma un barlume di proposta concreta la vuoi fare, perdio? Che diamine, hai avuto quattro mesi per pensarci, puttana la miseria; ma non potevi sforzarti un pochino? Sull'aereo da New York cosa facevi? fatti venire un'idea, no? e invece niente, vuoto assoluto: le uniche due "proposte" (mi rido tutto allo scriverlo) sono:
Noi chiediamo di ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.
Noi vi facciamo una proposta: il Governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese.
All'anima dei contenuti! Certo, manca la proposta sulla banda larga: se la terrà in serbo per la prossima manifestazione.

E la chiosa del discorso?
E allora dell’Italia tornerà a vedersi tutto il meglio. La civiltà di un popolo che sa accogliere ed includere. La creatività e il talento di generazioni di donne e di uomini che hanno sempre cercato il nuovo. Il coraggio di chi ha traversato il mare, di chi ha lasciato la propria terra per lavorare e fare più ricco il Paese (un popolo di santi, poeti, eroi, navigatori: questo lo aggiungo io). La tenacia di chi ha rischiato per fare impresa e di chi si sacrifica per difendere legalità e sicurezza.
E’ la nostra meravigliosa Italia. Quella che è stata e quella che può essere. Quella che sarà con il nostro lavoro, il nostro coraggio, la nostra voglia di futuro.
Ma ci sei o ci fai? E' per la recita di una riedizione di Cuore che hai fatto venire quasi tre-quattrocentomila persone in piazza?.
No, caro: il tuo problema è che tu le folle le affascini, con quel tuo tono cardinalizio, con quelle tue epifanie agresti, con quelle ovvietà travestite da grandi verità: ma scava scava sotto non c'è nulla.

Mi ricordo, quando ero piccino, che c'erano le tribune politiche, quelle di Jader Jacobelli. E quando c'era Almirante, quanto mi piaceva! I miei me lo spiegavano, che era un fascista, ma io non sapevo cosa volesse dire: sapevo solo che parlava bene e quindi mi piaceva, mentre Berlinguer era mortalmente noioso.
Ho dovuto diventar grande per capire che parlare bene non vuol dire che ciò che si dice abbia significato, né che sia giusto. E che Mussolini e Hitler incantavano le folle. E che, nonostante fosse noioso, Berlinguer aveva ragione e Almirante torto.

Una sola cosa concreta ha detto Veltroni, ieri. e non l'ha detta espressamente, ha mandato un messaggio (come Cossiga, velato: per chi lo deve intendere). Ha detto, molto semplicemente: "io sono qui e comando ancora io".

Trecentomila persone per assistere a uno squallido gioco di potere tra Veltroni e D'Alema: questa cosa si commenta da sola.

Trecentomila persone: perché questa fotografia, presa alla stessa medesima scala delle precedenti, lo dimostra. A meno che a vedere Springsteen, quest'estate, o Bob Marley trent'anni fa, non ci fossero stati anche lì tre milioni di persone.

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E intendiamoci, a scanso di equivoci: trecentomila persone sono tantissime, per una manifestazione: chi pensa siano poche è in malafede; ma chi sente il bisogno di aggiungere uno zero ha la coda di paglia.

sabato 25 ottobre 2008

Tafazzi

Sto guardando il comizio di Veltroni, quando finisce vado da Mistress Julia.

Almeno non mi sono fatto vedere dall'Auditel, che poi il PD mi conta nei tre milioni.

venerdì 24 ottobre 2008

Un parere su Cossiga

Mi attirerò una quantità di insulti, ma cionostante dico come la penso sulle dichiarazioni di Cossiga delle quali tutti stanno parlando.

Non ho alcuna simpatia né per l'uomo né per il politico, ma riconosco a Cossiga, quale esponente di una generazione politica ormai in via di estinzione, un senso dello Stato infinitamente superiore a quello di chi attualmente occupa le leve del potere, sia a Palazzo Chigi che al Viminale.
Certo, tutti noi di una certa età ricordiamo Giorgiana Masi, la legge Reale, tutto quello che successe in quegli anni; ma non è questo ora il punto; come non è il caso di citare qui Moro.
Dimentichiamo per un attimo tutto ciò, e consideriamo semplicemente il fatto che Cossiga ha attraversato la storia repubblicana assumendo posizioni e compiendo azioni provocatorie, ma non eversive: non è stato un De Lorenzo, per fare un nome. E anzi ha combattuto l'eversione con metodi assolutamente non condivisibili, talora criminali, ma dimostratisi ex post efficaci e non golpisti.

Dopo questa premessa, facciamone un'altra doverosa sulla quale vi chiedo di riflettere. Solo una superficiale analisi può far credere che Cossiga sia un vecchietto un po' rimbambito che dipende dalle pillole del suo geriatra o del suo psichiatra. Cossiga è sempre, e sottolineo sempre stato estremamente lucido nel suo apparente pazziare; e se fosse rincoglionito, bé, mi auguro di rincoglionire come lui da vecchio.
Solo una frettolosa o disinteressata lettura può far veramente credere che la stessa persona possa rilasciare due interviste come questa di cui tutti parlano e questa, ben diversa nel tono e nelle conclusioni.

Credo che, per quanto siano scandalose le dichiarazioni di Cossiga, scandalizzarsi sia lecito solo come ingenua reazione a caldo. Il saggio, invece, dopo la prima reazione si siede e riflette, e si chiede: ma perché dire quelle cose? Certo, la via della pazzia è quella più semplice e immediata: ma allora scandalizzarsi non è giusto, perché un pazzo ha diritto di dire ciò che vuole, non ne è responsabile. Ma non penso che le cose stiano così: credo che Cossiga sia perfettamente lucido mentre rilascia le sue dichiarazioni.
E credere che un politico così navigato dia fiato alla bocca così, per spirito di protagonismo o di vendetta, è estremamente ingenuo; come era ingenuo pensare che Cossiga fosse rimbambito quando ai tempi del Quirinale esternava, e Disegni e Caviglia lo raffiguravano con il cappello d'asino.

No, mei cari: quello di Cossiga è un messaggio. Ad alti livelli non è che ci si telefoni per dirsi le cose: ci si lanciano messaggi, e messaggi che fanno male: esattamente come fece Cosa Nostra nel '93 a Milano, Roma e Firenze.
Non è diretto a noi cittadini comuni, il messaggio: ma possiamo provare ad interpretarlo.
Qual è stato il primo effetto immediato delle dichiarazioni? Sdegno, rabbia. Attenzione. Un concentrarsi dell'opinione pubblica, che non si era sdegnata quasi per nulla -salvo i soliti quattro gatti comunisti- quando Berlusconi aveva parlato, poi smentendosi, di far intervenire la polizia. Ma che si è scandalizzata quando Cossiga ha parlato degli effetti della polizia, richiamando alla mente le immagini e i suoni della Diaz.
E qual è l'effetto mediato? Bé, io credo che una conseguenza abbastanza scontata è che la raffigurazione di ciò che potrebbe succedere impedisca a chi detiene le leve del potere di mettere in atto le azioni che lo farebbero succedere.
In altre parole: Maroni non poteva certo permettersi un'altra Diaz, ma se le cose fossero precipitate, avrebbe pur sempre potuto accampare la sfortunata disgrazia. Io credo che dopo l'intervista di Cossiga non lo possa più fare, e debba stare molto molto più attento.

Un Cossiga di sinistra, quello che dipingo? Un protettore degli studenti in lotta? No: semplicemente un lucido manipolatore che ha sue idee di ciò che sia giusto o sbagliato fare, e che costringe i nuovi potenti a fare quello che lui ha in testa, non potendo costringerli a credere a ciò cui lui crede.

Rimane da capire cos'abbia in testa: io credo che Cossiga sia intimamente convinto del pericolo di un ritorno all'eversione; e francamente considerato che il sistema politico italiano si è orami strutturalmente avviato verso una deriva autoritaria, credo non sia un'ipotesi del tutto campata in aria (certo agevolata da una sorta di imprinting rimastogli addosso dopo il caso Moro). Nella sua logica impedire al governo di fare cazzate è anche impedirgli di dare una mano a chi vorrebbe rovesciarlo con la forza delle armi anziché con il voto. Ognuno può decidere in autonomia quanto questa sia un'idea campata in aria: ma mi sembra molto più concreta del supino ricorso alla categoria interpretativa dell'alienato mentale.

giovedì 23 ottobre 2008

Non è mai troppo tardi

Alcune indicazioni di base per i miei affezionati lettori.


... e poi vai in affitto, se puoi; o per strada.

... sì, certo che lo paghi.


Fascismo

Chiariamolo, perché non si pensi che a forza di parlar male di Veltroni e del PD io stia dalla parte del Cavaliere.
Scatenare la polizia contro chi dimostra contro il governo è fascismo. Punto.

mercoledì 22 ottobre 2008

Ricordo di Giovanni Palladino /2


Qualche tempo fa Augusto Bianchi chiese ad alcuni amici di parlare della propria azione migliore e della peggiore. Ecco le risposte di Giovanni (via Il sito del Giovedì).


L'anno scorso avevo chiesto a Giovanni di mettere per iscritto la sua azione "migliore" e la sua azione "peggiore": ecco la sua straordinaria risposta, che tende - come sempre - al pianto e al riso.
Augusto


Palladino Giovanni, attore, cabarettista, pittore, 57, Monza

Orgoglio

Era il 15 dicembre del 1969. Ero in classe, in quinta geometra, quando fui convocato dal preside in persona, il quale serio mi disse: "tu e Limonta (un allievo di ragioneria) siete stati scelti per portare una corona di alloro con il nome del nostro istituto al funerale delle vittime delle bombe di piazza Fontana in Duomo. Mi raccomando comportatevi bene nel nome della scuola". Mi ritrovai in piazza del Duomo con Limonta. Seguendo le indicazioni dei vigili urbani, deponemmo la corona con una certa emozione nel luogo indicato. Era una mattina grigia e fredda. Limonta chiese di entrare in un bar a riscaldarsi un po', ma io fui preso da non so cosa, volli restare in piazza e attendere l'uscita dei defunti. E fu così che assistetti al passaggio di sedici bare nella piazza gremita di gente in un silenzio straziante, sconcertante, agghiacciante. E quel grande silenzio di diecimila persone o forse più mi colpì tantissimo. Provai una grande profonda sensazione di tristezza, di angoscia, di solidarietà. Mi sentii vicino a quelle bare di defunti che non conoscevo, come fossero i miei cari. In quel momento decisi che la storia della strage di piazza Fontana avrei dovuta seguirla fino in fondo. E così feci. Da quel giorno lessi tutto quello che riguardava la storia di quella strage e i suoi incredibili sviluppi giudiziari. In più mi ritrovai 35 anni dopo a mettere in scena a teatro la commedia di Dario Fo che parlava proprio di quel maledetto fatto. Ma il silenzio di quella mattina non l'ho mai dimenticato, quel giorno la mia coscienza sociale e politica prese forma.

Vergogna

Alla fine degli anni cinquanta ci fu l'avvento della televisione. Avere un televisore era un extra lusso. Noi in famiglia non l'avevamo, ma i signori Montesi, i vicini di casa, sì ! Ci invitavano volentieri tutti i sabati per il " Musichiere " e tutti i giovedì per " Lascia o raddoppia?" Un lunedì la signora Montesi contravvenendo alla regola ci invitò. Il lunedì c'era un film poliziesco o un giallo. Io mi godetti quella proiezione seduto su uno sgabello dietro ai divani. Un mese dopo, un lunedi', lessi sul giornale che ci sarebbe stato un film giallo di un certo Hitchcock, il giornale ne parlava un gran bene ed io sperai in cuor mio che la signora Montesi ci invitasse. Amavo i film ma ahimé alle quattro del pomeriggio di lunedì nessun invito era arrivato. Decisi di andare a fare la spesa come ogni giorno; quando tornai dissi alla mamma che avevo incontrato la signora Montesi e che ci aveva invitato a vedere il film giallo. Poi rapidamente andai in salotto sottraendomi a eventuali domande. Sì avevo detto una bugia pur di vedere quel film. Alle venti e trenta in punto suonammo il campanello dei Montesi. Mio padre, mia madre, io e le mie due sorelle. La signora Montesi vedendoci rimase sorpresa e disse che non aveva invitato nessuno, né tantomeno lo aveva detto a me. Ma prontamente invitò tutti ad entrare con gentilezza. Mia madre disse qualcosa nell' orecchio a mio padre poi entrò dai Montesi con le sorelle. Mio padre mi prese per mano e rientrammo in casa. Papà mi sdraiò sul letto e mi riempì di sberle e schiaffi sulle gambe, sulle braccia, sul viso. Mi disse che avevo coinvolto la famiglia in una menzogna e per questo dovevo pagare. Poi si lavò le mani ed uscì. Rimasi solo e piangente in un lago di vergogna e un pizzico di beffa. Solo io non avrei visto il film. Il giorno dopo fu difficile guardare negli occhi i genitori.


martedì 21 ottobre 2008

Evoluzione del cybersquatting


Ecco cosa esce fuori seguendo il link milanoperveltroni.it che ho trovato da qualche parte:
Corsi di primo soccorso, di recitazione, di operatore sociale.
C'è anche il corso per lavorare con gli anziani: manca solo l'Africa e il panorama è completo.

Parole d'ordine

Non sarò certo io il luddista che rifiuta la modernità: in fondo ho fatto per cinque anni il sysadmin e quindi qualcosa di reti ne capirò anche, altrimenti mi avrebbero cacciato molto prima. E poi ogni tanto scrivo sul blog, quindi l'ADSL mi fa comodo.

Cionostante, è con reale e non retorico sbalordimento che ho visto sulla prima pagina di un quotidiano online questo quadretto pubblicitario a messaggio variabile che dovrebbe declinare i contenuti in forza dei quali ci si aspetta che prenda il treno e vada nella città eterna.





Due dei contenuti sono così generalisti che più generalisti non si potrebbe immaginare:
- Salva l'Italia (e c'è qualcuno che vorrebbe ammazzarla?)
- SOS razzismo (perfino Borghezio dice di non esserlo)

Quanto agli altri due, uno prende, finalmente una posizione: No ai tagli alla scuola. Semplice, chiaro, netto. Roba che non sembra neppur del sacco del PD.

Fortuna che ci rifacciamo con l'altro.
La banda larga è un diritto.
La banda larga è un diritto?!?!?!!!
Una manifestazione nazionale è una cosa seria: non è una lavatrice che bisogna riempire per fare i fatidici cinque chili di bucato, altrimenti si spreca corrente.
Una manifestazione nazionale si fa perché ci sono delle cose concrete: i salari, i tagli alla scuola, i missili nucleari, le leggi liberticide, l'abolizione dell'articolo 18.
E non si fa per tutti questi motivi, quand'anche tutti dovessero presentarsi insieme sul tavolo: se ne prende uno forte ed eventualmente i suoi corollari; chessò: salari, equità fiscale e pensioni.

Razzismo, scuola e banda larga, non sono i contenuti di una manifestazione nazionale: sono gli ingredienti di un'insalata russa.

P.S. e poi, cazzo, la terza persona indicativa presente di essere si scrive è, non é

Yada yada yada

Forse sono io che sto diventando vecchio e non più al passo con i tempi; sta di fatto che ricevo via mail un mezzo spam con l'invito a iscriversi ad un convegno dal titolo:
Utilizzo dei Social Network
come strumento di marketing
e comunicazione
Pianificare con successo una campagna
di Social Media aArketing (SMM) (sic!)
Milano, 12 Novembre 2008

Il sottotitolo è pure tutto un programma:
"Una strategia di Marketing senza la voce Social Media/Network sarà una strategia poco efficace,
soprattutto per chi vuole investire in Web marketing…"

Ma quando si passa al vero e proprio programma del convegno c'è da mettersi a piangere: un confuso turbinìo di italese con aggettivazioni ed avverbazioni improbabilmente roboanti da cui non si riesce a cavare un benché minimo senso.
Ah, c'è anche quello con troppi cognomi.

A pensar male si fa peccato

E così Barak Obama sospende la campagna elettorale per andare a salutare la "nonna bianca" che starebbe morendo.
Io, come credo chiunque, mi dispiaccio del fatto che la vecchina stia per lasciarci: del resto c'est la vie e all'alba degli 86 anni sono cose che si mettono in conto.
Quello che proprio non riesco a togliermi dalla testa è il dubbio che il viaggio alle Hawaii sia stato pianificato non per salutare la "nonna bianca", quanto per imprimere bene nella mente degli americani, con articoli e fotografie, che i nonni di Barak Obama sono e hanno nomi "bianchi".

lunedì 20 ottobre 2008

Scegliere il tasso: fisso o variabile?

Vedo dai log che molti lettori contattano questo blog cercando una risposta alla seguente domanda: è meglio scegliere il tasso fisso o quello variabile?
Si tratta, almeno credo, di persone che devono fare nuovi mutui, e che non trovano risposte nei miei precedenti articoli.
Dato che la risposta è abbastanza semplice, provo a spiegare il mio punto di vista.

Negli articoli dedicati alla rinegoziazione abbiamo visto che il tasso fisso è strutturalmente più caro del tasso variabile, e questo non è difficile da spiegare.
Mentre per una banca è facile (in condizioni di mercato normali: non certo oggi) trovare denaro a breve termine, trovarlo a lungo termine a condizioni prefissate è più difficile e rischioso.
Pensate un attimo se voleste iscrivervi in una palestra che non conoscete: vi propongono un abbonamento da 5 lezioni a 50 euro o da 100 lezioni a 500 euro. Cosa scegliete? Sicuramente quello da 10 lezioni, perché non sapendo come vi troverete non volete certo rischiare di buttare via i vostri soldi: se vi troverete bene, ne farete un altro e così via.
Allo stesso modo, è rischioso per la banca impegnarsi da qui a dieci o vent'anni: i tassi potrebbero scendere ma anche salire, con il rischio di rimetterci, mentre definendo il tasso di tre mesi in tre mesi il rischio è limitato volta a volta a quel piccolo arco temporale.
Certo, ci sono dei momenti (come oggi) in cui sul mercato i tassi di lungo periodo (quelli a dieci anni) sono più bassi di quelli a breve periodo (quelli a tre mesi): ma questo è dovuto al fatto che il mercato si aspetta una strutturale discesa dei tassi nel tempo: per cui ci si aspetta che oggi il denaro sia assai più caro di quanto lo sarà domani.
In altre parole: stipulare un tasso fisso di lunga durata è sempre una scommessa rischiosa, perché se si realizzasse ciò che prevede il mercato, quel tasso fisso che oggi appare conveniente, sul lungo periodo si rivelerebbe invece assai caro.

Al privato cittadino, però, del mercato dei tassi non gliene frega granché: lui ha uno stipendio, non una rendita: e l'unica cosa che gli interessa è quella di poter pagare la sua rata e non rischiare di essere strangolato dal mutuo.
E' per questo che lui preferisce minimizzare il rischio che la rata si alzi, e non quello di perdere in termini di differenziale di tasso: per il semplice motivo che il suo stipendio non ha nulla a che fare con l'andamento dei tassi sul mercato.
Ecco quindi che per il lavoratore il tasso fisso offre una garanzia di maggior sicurezza, contro un costo decisamente più alto, se visto sull'intera vita dell'operazione.

Esiste però un'ulteriore possibilità: quella dei mutui a tasso variabile e rata fissa. In questo tipo di mutui il tasso è variabile, quindi seguendo il mercato interbancario dei tassi di breve durata è, di regola più conveniente; la rata però rimane fissa, in quanto quella che varia è la durata: se il mercato alza i tassi, il mutuo dura di più; se li abbassa, il mutuo dura di meno.

Certo, c'è l'incertezza su quando si potrà effettivamente arrivare al saldo del mutuo; ma si tratta di una questione che, almeno a mio modo di vedere, può essere secondaria, salvo per le persone che, avendo già raggiunto una certa età ed avendo una concreta prospettiva di pensionarsi in un determinato lasso di tempo, ritengano essenziale potersi assicurare di aver estinto il mutuo prima di tale evento.

Per il resto, ritengo si tratti di una formula che offre solo vantaggi: quindi se dovete andare in banca a farvi consigliare, chiedete anche se propongono un mutuo di quel tipo e fatevi fare dei conti di quanto vi costerebbe.

Ricordo di Giovanni Palladino


Gianni Palladino è morto pochi giorni fa, improvvisamente. Ho appreso la notizia da Augusto e sono rimasto colpito, ma come si rimane colpiti quando accade qualcosa di definitivo a una persona che sei sì abituato a vedere una volta alla settimana, in una cena di mezzanotte, ma che in fondo non puoi certo definire un amico: semmai un conoscente.
E' stato solo con il passare dei giorni, accorgendomi del bisogno istintivo che ho sentito di rivedere più volte questa fotografia, che apre il suo sito, che mi sono reso conto del vuoto che mi è rimasto.
Giovanni era un attore noto, anche se non notissimo al livello di coloro che vivono di ospitate in TV; ed era anche molto bravo: ma non è questo che conta, ora.
Il fatto è che, prescindendo dalle sue qualità professionali, egli era soprattutto una delle persone più buone che abbia conosciuto. La sua pacatezza, il suo understatement; il suo prendersi deliberatamente in giro e la sua capacità di ascoltare il prossimo senza mai imporre il proprio punto di vista erano qualità umane esemplari: così come il suo impegno civile e artistico.
A volte, durante le nostre cene della notte, si limitava a qualche parola soltanto: ma la sua presenza era parte essenziale dell'atmosfera: ci mancherà moltissimo.
Ci tenevo a ricordarlo qui.

(vedi anche)

Ne ho francamente abbastanza

Dopo la mozione sulle classi di avviamento alla civiltà, la lega nord intende impedire agli immigrati non in regola di farsi curare.
Non sono uno scrittore, e quindi non riesco ad esprimere in parole il disgusto che provo per una politica che regredisce a livelli sempre più intestinali.

sabato 18 ottobre 2008

Cose che non si dovrebbero mai dire

Giusto pochi giorni fa citavo una delle più felici e più conosciute battute di Keynes:
Nel lungo periodo siamo tutti morti
Qualunque politico, navigato o meno, dovrebbe sapere che non di devono MAI, ma proprio MAI fare previsioni ottivistiche sul lungo periodo, per evitare di richiamare alla memoria il fantasma di Sir John Maynard.
Bè, stamattina George W. Bush se n'è uscito alla radio con:
In the long run, the American people can have confidence that our economy will bounce back.

God save America.

venerdì 17 ottobre 2008

Fondamenti di geometria analitica e filologia romanza

Avendo fatto lo scientifico sono abbastanza competente per dire che in geometria analitica il punto di minimo di una funzione è un punto in cui la funzione ha un certo valore, mettiamo 50, e i punti che stanno lì vicino, a destra e a sinistra -i compagni di banco, diciamo- hanno valori un pelino più alti, mettiamo 50 e mezzo.
Questo non vuol dire che poco più in là la funzione non possa raggiungere valori schifosamente bassi, tipo 20 o addirittura -273.
Diciamo che il punto di minimo è un po' come una buca nel terreno: se piove ci si crea la pozzanghera perché intorno il terreno è più alto e l'acqua non può uscire.
Avete tutti presente Vil Coyote, vero? Ecco, immaginiamo che in cima al burrone ci sia una buchetta: lì c'è un punto di minimo, ma è perfin banale dire che il fondo del burrone è MOOOLTO più in basso.

In italiano minimo è il superlativo assoluto di piccolo e significa quindi piccolissimo; il più piccolo. L'uomo comune, che non si occupi di funzioni, quando sente dire che si è raggiunto il minimo pensa al fondo del burrone, non al fondo della buca in cima al burrone.

Così ripresa è connotata nel nostro immaginario (oltre che con l'acceleratore e le Ferrari) con i grandi accadimenti del Paese: la ripresa economica del secondo dopoguerra, la ripresa dopo la crisi del petrolio e via discorrendo. Tant'è che quei piccoli fenomeni stagionali o di breve periodo sono detti, anche nell'immaginario, ripresine

I signori che si occupano di Borsa passano le giornate a guardare grafici e a studiare numeri: è chiaro che per loro il minimo è la buca nel terreno e che riprendere può significare semplicemente uscire dalla buca. L'uomo della strada, non necessariamente il cafone siloniano, ma anche il medico o l'avvocato, questa sensibilità matematico-formale non ce l'ha: e quindi quando gli si scrive sul giornale che la Borsa si riprende, immagina che le cose si siano messe a posto e che da qui in poi siano destinate a migliorare.
Darebbe un buon servizio la stampa che contestualizzasse quest'informazione, e gli spiegasse che un giorno di indici positivi è una ripresa in senso tecnico, ma nulla più.

Analogamente, quando gli si scrive che l'EURIBOR ha finalmente incominciato a ridiscendere, sarebbe opportuno fargli capire che ha raggiunto la misura di fine settembre, e che quindi se a fine settembre stava preoccupato, oggi non ha motivo di gioire e stappare champagne.

Ma credo che neanche oggi la stampa renderà questo servizio.

giovedì 16 ottobre 2008

Mettete dei fiori nei vostri cannoni

Questo blog, pur non contando granché, aderisce alla moratoria (rectius armistizio) proposta unilateralmente da Sofri il giovane.

Si impegna quindi a non scrivere nulla di cattivo sul PD e sul suo principale esponente fino alle ore 21:30 di domenica, vale a dire fino alla fine di Colombo (Retequattro domenica trasmette un episodio splendido)

Segregazione e razzismi

Grazie a .mau. mi sono letto la mozione leghista approvata alla Camera, quella di cui si parla tanto oggi e che vorrebbe istituire le classi differenziate.
Premesso che non sono un pedagogo ma forse sono un po' ipocrita (magari un giorno ci tornerò su), mi pare che l'assunto iniziale non sia del tutto sbagliato (poi correggetemi se sbaglio): vale a dire che prima di entrare nella scuola sarebbe opportuno che i bambini imparassero la lingua italiana, se non la sanno.
Nella classe di mio figlio di stranieri ne sono presenti svariati: uno di questi era entrato in seconda senza parlare una parola di italiano: in pochi mesi l'ha imparato con l'aiuto dell'insegnante di sostegno (o come si chiama) appositamente destinata; ma certo credo proprio che i primi due mesi non abbia capito assolutamente niente di ciò che gli succedeva intorno.
Credo dunque (ripeto, credo) che fare dei corsi propedeutici sarebbe una buona cosa.

Vediamo adesso perché la mozione della Lega è male.
Essa dice che la Camera impegna il Governo
a favorire yada yada l'elaborazione di un curricolo formativo che tenga conto ... dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente.

Orbene, a casa mia corso di lingua italiana si dice corso di lingua italiana. Quando si dice quello che c'è scritto qui sopra significa che i corsi non sono destinati a chi non parla l'italiano, bensì a chi è delinquente per genoma e/o intollerante per educazione e/o infedele per nascita.
Se si presume di dover insegnare il rispetto, la democrazia, la legalità, allora si presume che l'italiano abbia questi valori e il non-italiano non li abbia. Il che spiega perché la lega voglia uscire dall'Italia e creare la Padania.

 

legalese
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