Cara Paola,
nei giorni scorsi mi sono disinteressato alla tua vicenda: ti ho perfino dileggiato dal momento che la tua protesta è stata organizzata in maniera così infantile e istintiva da rendere evidente, a chi la segue, non già la tua condizione di precarietà, bensì la tua immaturità.
Non occorre spendere molte parole sul punto: una persona che lavora nel giornalismo da sette anni non può non sapere che avviare una protesta destinata a durare per un tempo brevissimo, quale lo sciopero della sete, necessita di un'accuratissima organizzazione preventiva. Fare una sciocchezza simile all'inizio di un week-end e nel corso di una crisi di governo, di un'emergenza ambientale e del possibile default di un paese della CEE* è, passami il termine, una solenne stronzata; come pure stronzate sono l'annunciarlo a protesta già avvenuta, tenere il tuo feed su FF lucchettato, contraddirti nelle varie versioni che hai fornito, cambiare forma di protesta in corso d'opera, prendertela con un altro precario che fra l'altro non è neppur stato assunto, etc. etc. etc.
Ma c'è di più, Paolina. Vedi: lo sciopero della fame è una forma di estorsione, come hanno detto altri più bravi di me: magari nobilissima, ma sempre estorsione. Si usa il ricatto morale per porre in atto un periodo ipotetico del secondo tipo:
SE tu non facessi questo, ALLORA succederebbe questo. Esempi di ricatto sono:
* SE non mi date un milione di dollari, ALLORA ammazzo un ostaggio;
* SE non mi date il permesso di soggiorno ALLORA mi butto di sotto;
* SE non mi compri la playstation ALLORA piango tutto il giorno.
Ecco, vedi: nella tua protesta manca un pezzo: c'è l'ALLORA, ma non c'è il SE. E ammetterai che questo non aiuta a capire che diavolo ti passi per la testa, Paolina cara. Vuoi un contratto? Vuoi una password per il desk? Vuoi un posto alla Camera del Lavoro? O alla Camera tout-court? Che cazzo vuoi insomma (e: no,
richiamare l'attenzione non è una risposta, dato che l'attenzione l'hai già richiamata quel poco che potevi, e comunque non hai fornito una metrica per misurare il fenomeno)?
Sai, il fatto è che oramai, in questo mondo cattivo, è difficile che qualcuno ceda a un ricatto; ma se poi non si sa nemmeno qual è la richiesta, anche quella flebile possibilità svanisce nel nulla: non è un concetto astruso, vero?
Ma veniamo al punto, ché finora ho divagato: ti racconto un aneddoto personale.
Vedi, non tanto tempo fa ho attraversato un momento difficile e, per dirla tutta, ho rischiato anche di perdere il posto di lavoro. Certo io sono un privilegiato, avendo un contratto a tempo indeterminato, ma con un figlio, un mutuo e quant'altro da mantenere mi sarei trovato in seria difficoltà.
Ebbene, Paola, sai che ho fatto per prima cosa? Ho
chiuso questo blog.
L'ho fatto perché sapevo bene che dal mondo della Rete non sarebbe potuto venir fuori nulla che mi aiutasse, e avrei perso tempo e concentrazione, entrambi necessari per risolvere il mio serissimo problema.
Perché, vedi, il fatto è che frequentando questa rete sembra che ci sia il mondo intero di là dello schermo ma, purtroppo, il mondo intero è un altro. Quante persone conosci in rete? Quante persone ti hanno dato solidarietà? Centinaia? Forse addirittura un migliaio? Ecco, ora ti dico una cosa: tutte quelle persone, ammesso che ci siano state, sono
un vagone del metrò all'ora di punta.
Adesso, pensa per un attimo che ci sono: tutti gli altri vagoni della linea rossa; tutti gli altri vagoni delle altre due linee; tutti i passeggeri di tram, autobus e filobus; tutti queli che vanno al lavoro in macchina, in moto e in bici; tutti quelli che restano a casa; tutti gli altri lombardi; tutti gli altri italiani.
Afferrato il punto?
Hai sessanta milioni di italiani che non sanno un cazzo della tua cosiddetta protesta, e che se anche sapessero se ne sbatterebbero, e un vagone del metrò che ti sostiene. Meglio che niente, dirai. E invece NO.
Quel vagone lì, sappilo,
ti sta facendo del male. Sostenendoti, dicendoti che combatti una battaglia giusta, ti fa pensare che tu possa avere un barlume di ragione e di speranza, ma non è così.
Tu non stai combattendo una battaglia giusta: non sai nemmeno tu cosa vuoi; non hai un obiettivo; qualora l'avessi, non sai come raggiungerlo; e non sai come uscire da questa situazione senza perdere la faccia. Hai fatto una cazzata, insomma: e
non riesci a rendertene conto perché ci sono mille (o più probabilmente cento) che stanno lì a sostenere quella immane cazzata.
Ti dicono «mangia», ti dicono «bevi»; ti dicono che hai ragione. Non ti dicono che sei stata una cretina. E così tu pensi di aver ragione, e di non essere stata una cretina, e preseveri.
Vuoi un consiglio da amico? Mandali tutti affanculo, quegli amici.
Fatti ricoverare con la scusa di un esaurimento nervoso e dopo un paio di settimane scrivi una letterina a De Bortoli dicendo che eri sconvolta perché ti era morto il gatto o ti aveva piantato il fidanzato, e chiedigli per favore di dimenticare tutto.
Cosa che non sarà difficile, dato che probabilmente De Bortoli (che dirige un giornale in un momento in cui c'è una crisi di governo, un'emergenza ambientale e il possibile default di un paese della CEE*) già di te si è scordato persino il nome.
* mi fanno notare che la CEE non esiste più. Faccio notare che io sono conservatore dentro.