giovedì 6 ottobre 2011

Stare scomodo

Ieri ho pronunciato un discorso (che si dovrebbe chiamare elegia, ma io ho fatto lo scientifico) davanti ad alcuni amici e a una cassa.
Gli amici hanno ascoltato con viva attenzione e partecipazione, mentre la cassa se ne stava lì, a fare la cassa. Sono certo che tra gli amici ce ne erano alcuni profondamente convinti che il contenuto della cassa non esaurisse ciò che era stata colei che era l'oggetto del discorso. Forse (ma di questo non sono certo) ce ne erano alcuni altrettanto convinti che lei e il contenuto della cassa coincidessero perfettamente.

Credere è una grande fatica, ma anche una grande consolazione in certi momenti, quando senti il bisogno di dire ancora qualcosa a chi non può più sentirti: sapere che l'amore non finisce nel momento in cui si avvita il coperchio della cassa, o anche solo sapere che quel discorso è stato ascoltato non solo dagli amici vivi, ma anche da un residuo di colei per la quale ci eravamo riuniti, ecco questa cosa sarebbe di enorme conforto.
D'altro canto anche credere che la persona umana coincida con un numero spropositato di cellule interconnesse e di correnti elettriche che le circondano può essere altrettanto consolante: l'ateo convinto, quello che SA che Dio non esiste, non si fa tanti problemi. Con l'ultimo respiro tutto è finito, e poi saranno fatti altrui smazzarsi quel che resta. Chi se n'è andato non è nella cassa: non esiste più e quindi dal suo punto di vista è come se non fosse mai esistito: tutto ciò che ne resta sono dei collegamenti elettrici nel cervello di chi l'ha conosciuto, e dei rapporti giuridici da sistemare.

Sono, quella di chi crede e di chi nega, due certezze che sono parimenti atti di fede. E' atto di fede credere in un Dio buono e misericordioso (o anche in un Dio distante e vendicativo), ma è anche atto di fede credere che quel Dio non esista.
L'ateo razionalista confonde la ricerca di Dio con un processo penale: dato che nessuno può fornire la prova della Sua esistenza, ecco dimostrato che Dio non esiste. Ma questo argomento può funzionare, per l'appunto, in un processo penale, dove esiste il principio in dubio pro reo e dove in caso di mancato raggiungimento della prova si assolve.
Ma la vita e l'universo non sono un'aula di giustizia, il credente non è un imputato e l'esistenza di Dio non è una prova da raggiungere. Senza prendere esempi domestici e recenti, credo che quasi tutti coloro che leggono siano convinti che O.J. Simpson abbia ammazzato sua moglie, anche se non è stato possibile provarlo. E' un principio di civiltà giuridica ("meglio cento colpevoli fuori piuttosto che un innocente dentro") il fatto che egli sia stato assolto in mancanza di prova, ma la sostanza dei fatti è che la moglie l'ha ammazzata comunque.
Ridurre il problema dell'esistenza di Dio alla ricerca di una prova è sciocco, riduttivo ed arrogante: se veramente esiste un Dio onnipotente che non vuole farsi vedere, come fa un piccolo uomo a pretendere di stanarlo con le armi di una logica fallace (nel caso di Odifreddi la logica vien meno, e rimane solo il "fallace")?

Di contro, altrettanti dubbi vengono guardando l'altra faccia della medaglia. Ammettendo che esista un Dio infinitamente buono e potente, come diavolo è possibile che la sua bontà e potenza siano state utilizzate solo per far scrivere qualche libro sacro e per guarire alcuni ammalati? Perché, santo Cielo, con tutto quello che succede nel mondo, con tutte le guerre, i campi profughi, le sofferenze, le violenze e le povertà, la potenza di questo Essere si limita a far piangere qualche statua e togliere qualche Parkinson? Meglio allora pensare che Egli non agisca per nulla sul mondo; ma se non agisce ecco che la Sua infinita bontà non ha più ragion d'essere. Come è possibile che quel Dio infinitamente buono ci chieda di essere buoni e caritatevoli, di fare sacrifici e rinunce, e poi non alzi quel dito che potrebbe risolvere d'un colpo solo tutti i mali del mondo?
E però anche questa non è una prova della sua inesistenza, perché potrebbe essere che quello che noi crediamo male in realtà sia la nostra interpretazione fallace di qualcos'altro: il cane che viene portato dal veterinario pensa che quel signore voglia farlo soffrire, ma solo perché non ha gli strumenti cognitivi per comprendere che quel male è in realtà un bene.

Certo, l'ateo crede di partire da una posizione di vantaggio, dato che in assenza di qualunque prova dell'esistenza di Dio è più logico credere alla sua inesistenza, ma di contro egli è come un testimone che afferma che il semaforo era rosso quando 99 altri testimoni l'hanno visto verde. E' possibile che egli abbia ragione, ma se la stragrande maggioranza dell'umanità crede, be' allora la persona un minimo intelligente ha il dovere di porsi il dubbio di essere in torto: pensare di essere l'unico depositario del vero in un mondo di cretini è un atto perlomeno arrogante, e magari il daltonico sei tu, non gli altri 99 testimoni.

Ecco: in tutto ciò io sono lì, in mezzo. Ho pronunciato quel discorso con la speranza che il contenuto di quella cassa non esaurisse tutto ciò che lei era stata, ma è solo una speranza, non riesco a crederci.
E' un po' come avere in tasca un biglietto della lotteria: qualcuno per il fatto di aver quel biglietto si considera già ricco; qualcun altro conoscendo le probabilità di vittoria considera che il valore di quel biglietto sia nullo o quasi.
Io il biglietto ce l'ho, e non so cosa pensare se non che devo attendere l'estrazione; ma dato che l'estrazione avverrà il giorno in cui nella cassa ci sarò io, ecco che questa lunga attesa diventa insopportabile.

14 commenti:

Rouge ha detto...

Penso tu abbia un sacco di buoni motivi perché l'attesa diventi sopportabile, e se ci pensi un attimo lo sai anche tu.
Di tutto il resto non è ancora ora di parlarne, ma se hai una speranza questa è già una certezza: davvero non riesci a credere che qualcosa di lei è rimasto?

bruna (laperfidanera) ha detto...

Qualcosa è rimasto: lei VIVE nella tua mente, le puoi parlare e forse anche puoi udire le sue risposte. A volte ti sgriderà, a volte riderete insieme. Credimi, è così.

S. ha detto...

Il titolo del post è già l'unica risposta.

Chi si accomoda sulla poltrona della sola ragione o parimenti su quella della sola fede è nel torto.

La vita (e a maggior ragione la morte) è un passo dopo l'altro, e per camminare servono due gambe.

Anonimo ha detto...

La fede è il voler credere.

Se uno non crede, non ha fede.

Non credere in Dio non è una fede.

La discussione sull'esistenza di Dio non è un processo, a meno che non venga fatta da un esistenzialista, che generalmente è molto arrabbiato con Dio, e quindi ci crede (e ci parla).

L'onere della prova spetta a chi ci crede, se proprio vuol dimostrarlo.
In realtà tanto l'ateo quanto il fedele concordano su questo: l'esistenza di Dio è un assurdo. Per il fedele credere nell'assurdo ("credo quia impossibile est", o "credo quia absurdum") è possibile, per l'ateo no.

Ma l'ateo si è fatto una domanda, ha cercato delle risposte e se le è date quanto più verosimili possibili. Questo non è un atto di fede.

L'agnostico vuole essere amico di tutti e due.

Tutti siamo invece partecipi del dolore, e se siamo uomini accettiamo di prendere una parte di quello che si è abbattuto su un fratello.

Un abbraccio...

U.

Pisacane ha detto...

"Ridurre il problema dell'esistenza di Dio alla ricerca di una prova è sciocco, riduttivo ed arrogante".

Lo stesso vale per la riduzione dell'ateismo al ritratto che tu ne fai, quasi macchiettistica. Forse sono fortunato; ne conosco pochi di atei così categorici.

Per non parlare della banalizzazione del tema del male; l'esempio del cane grida vendetta. Del resto è coerente con tutta una tradizione telogica, da Agostino a Leibniz ed oltre, che vede il male come ombra, retro dell'essere.

Anonimo ha detto...

@ Pisacane: Ci sono gli atei e i credenti. Poi ci sono quelli che dovrebbero leggere gli ultimi post prima di scrivere.

Monica ha detto...

Io sono completamente d'accordo con S.

D'altra parte, la tua scomodità è quella di non pochi nel mondo. L'autoconvincimento su qualcosa - in una direzione o in un'altra - non convince innanzitutto noi stessi (credo che la fede sia appoggiarsi su un altro, appunto, mica su di sé...)

E grazie per quello che hai scritto qui.

Pisacane ha detto...

@anonimo

Le mie osservazioni critiche non hanno nulla di offensivo.

Anonimo ha detto...

@ Pisacane: offensive no, inopportune certamente, segnale che forse non hai seguito la vicenda. Se invece lo hai fatto, giudicati da solo.

Anonimo ha detto...

"Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce" cito a spanne Pascal.

Questo vuol dire che non tutto in noi è ragione e razionalità.

Ma quando dovete chiedervi se Dio esiste oppure no, una domanda filosofica e scientifica, è con la ragione che ci si deve rispondere.

Altrimenti si finisce in una vaghezza new age in cui tutto è bello e tutto è saggio.

Non confrontatevi con le asprezze di Pisacane, ma con la parte più cogente del suo ragionamento e, se posso permettermi, anche del mio.

U.

Pisacane ha detto...

Anonimo senti, la tua passiva accettazione delle convenzioni e la tua finta empatia non hanno niente da spartire col dolore di una persona. Molto più sincero e umano è perfino il coraggio di dichiarare un moderato dissenso su aspetti secondari, che non intaccano la drammaticità dell'evento. E poi, abbi il coraggio di presentarti, prima di fare la morale agli altri.

Francesco Napoletti ha detto...

Io non ti conosco ma ho letto i tuoi post. Molto di ciò che dici non lo condivido affatto, eppure spesso lo rispetto più di quanto io rispetti molte delle cose in cui credo.
La persona che tuttora ami ha avuto in dono una persona come te. Tu hai avuto in dono una persona come lei.
Che questo dono venga o meno da un ipotetico Dio secondo me è secondario. Difatto, credo che la questione teologica non meriti rispetto, a differenza del dolore che provi.

iorek ha detto...

Giusto una critica tra le tante possibili: io semplicemente, senza tirare in ballo improbabili processi alle intenzioni altrui, non ho bisogno di tirare in ballo alcuna divinitá per spiegare quello che succede intorno a me, e ridurre tutto a un ateismo da macchietta é un po´ infantile (la frase "L'ateo razionalista confonde la ricerca di Dio con un processo penale: dato che nessuno può fornire la prova della Sua esistenza, ecco dimostrato che Dio non esiste." riflette una visione dell´ateismo da anni sessanta).
Come giá detto da qualcuno, io sono benissimo in pace con me stesso senza bisogno di dimostrare nulla: vuoi dimostrare che qualcosa esiste? Bene, fallo, altrimenti non sperare di convincermi, e rimaniamo amici come prima.

Anonimo ha detto...

@ Pisacane: "su aspetti secondari". Ecco, bravo, lo hai detto.

 

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