mercoledì 21 luglio 2010

E vissero tutti felici e contenti

La stampa italiana, quella vera che inchiostra la carta, oggi alza il gran pavese perché è caduto il bavaglio: secondo l'ultimo emendamento governativo i giornalisti potranno pubblicare il contenuto di intercettazioni e verbali d'interrogatorio.
Sono contenti, i giornalisti e per essi i loro editori, perché hanno ottenuto di poter continuare a svolgere quel mestiere fatto di compitini ricopiati, di sbirciamento nei quaderni altrui e, in casi fortunati, di sinossi e versioni in prosa o parafrasi, che caratterizza oggi il panorama della nostra stampa professionale.
Quanto è più facile sbattere in prima pagina un dialogo vernacolare e spesso fiorito tra due persone in vista, piuttosto che fare giornalismo d'inchiesta e raccogliere prove e informazioni di prima mano? Non si pretende che Repubblica faccia Top Secret America come il Washington Post, ma -salvo qualche rara eccezione- la più parte del "lavoro giornalistico" oggi consiste in pedisseque ricopiature di atti bollati.

Ma non è tanto questo, il punto. Il punto principale è che questa legge continua a fare schifo. Perché il tema che conta non è sul fatto che i cittadini abbiano diritto di venire o meno informati sulle indagini in corso: è una cosa assai importante, ma ben più importante è il suo presupposto, vale a dire il fatto che le indagini si possano fare. E su questo tema non è cambiato quasi nulla: permane il limite temporale, permangono le proroghe brevi e specificamente motivate, permane soprattutto la competenza a giudicare in tema di proroga delle intercettazioni in capo all'organo collegiale distrettuale il che, come sa chiunque abbia un po' a che fare con le cose di magistratura, in certe zone d'Italia vuol dire in pratica impedire il rinnovo delle misure.
Questa del giudice collegiale è una delle peggiori porcate del DDL: in Italia un giudice monocratico può tranquillamente mandarti all'ergastolo (avviene, ad esempio, per tutti i crimini che sarebbero di competenza della Corte d'Assise e per i quali è stato richiesto il rito abbreviato), ma non può, secondo il DDL, disporre l'intercettazione del tuo telefono per 15 giorni.
Ma 70 giorni bastano!, si dice. Il fatto è che non ci sono solo gli omicidi e gli stupri di gruppo, per i quali è vero che le prove si raccolgono nei giorni o nelle settimane immediatamente successivi all'evento, quando qualcuno degli autori a un certo punto sbraca. Senza andare al classico esempio dei reati di mafia, ci sono molti reati, in ispecie quelli finanziari, che possono venire dipanati solo attraverso ascolti e riscontri assai prolungati nel tempo, anche per anni.
Quindi quella di oggi è sì una vittoria, ma solo per la classe dei giornalisti e degli editori. Per il cittadino comune, che vorrebbe essere informato ma che soprattutto vorrebbe avere una ragionevole certezza che i criminali vengano puniti, questa è una vittoria di Pirro.

(vedi anche qui un altro parere conforme)

4 commenti:

Ipazia Sognatrice ha detto...

Io ho guardato Repubblica.it, e mi pare che eventuali esultanze siano però affiancate da osservazioni, anche piuttosto amare, sul problema, che è il problema centrale, della fattibilità delle intercettazioni, e quindi delle indagini (vedi, ad esempio, il commento di Giannini).

m.fisk ha detto...

I giornali (prima fra tutti Repubblica) hanno sempre puntato sul BAVAGLIO. Ora il bavaglio è caduto e si accorgono che c'è altro oltre che il bavaglio, ma oramai è tardi.
Che farà Repubblica, l'Espresso, il noto blogger: si rimetteranno a fare can can sul resto, o incasseranno il risultato, pur coprendo i sorrisi di gioia con la coperta di un editoriale fuori tempo massimo e fintamente sdegnato?

Ipazia Sognatrice ha detto...

Hai ragione. Anche, se, ti dirò, io che son sognatrice, mi auguro che il can can continui. E' un augurio, però, nemmeno una speranza.

marcocampione ha detto...

sottoscrivo. e a differenza di ipazia sono meno accondiscendente con Repubblica. Hanno vinto la battaglia che hanno combattuto (la meno significativa) e su di loro grava la responsabilità del fatto che l'opinione pubblica sarà convinta di avere una buona legge.

Sono degli irresponsabili corresponsabili del disastro in cui annaspa l'italia

 

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