sabato 23 aprile 2011

Habemus Papam

Habemus Papam è un film che, come tutte le opere d'arte riuscite, ha tanti livelli di lettura.
E' anzitutto un film grottesco, con quei prelati felliniani che ballano, giocano a carte e a palla e sventolano le loro tonache rosse. La chiave grottesca ha il pregio di divertire le masse, e di poter essere digerita come poesia dal pubblico dei cinepanettoni e dei film per la TV: un pubblico che, quando non trova una trama con capo e coda definiti, di regola esce dalla sala dicendo "era troppo lento" ma, in rari casi, ammette che "era proprio bello" senza sapere spiegare il perché.
Per fortuna un film di genere può sì essere "gradevole", ma non certo "proprio bello" né tantomeno un "capolavoro". Dev'esserci quindi qualcosa di più.
Qualche idiota ci ha visto una critica del potere della Chiesa: e sono quelli che, per mancanza di una vita degna di tale nome, hanno pensato bene di sporgere denuncia per vilipendio. Che potrebbe anche starci, per carità, se non fosse che la Chiesa (e in genere la fede) è del tutto estranea al tema del film. Chi ha creduto che Habemus Papam parli della Chiesa ha pure creduto che Bianca fosse sponsorizzato dalla Ferrero: e si tratta di persone con cui non vorremmmo trovarci in fila alla cassa, per tema di dover ascoltare le loro nequizie.
Altri hanno visto nel film una satira del Potere, e pure tale tesi avrebbe avuto una sua dignità se in un solo fotogramma dell'opera il tema del Potere fosse stato affrontato in qualche modo. Il fatto è che non ci sono più i cineforum con dibattito finale, e quindi molti si sono dimenticati che il cinema è un'arte, e l'arte non parla necessariamente di ciò che rappresenta, bensì rappresenta una cosa per parlare di altro.
Altri ancora hanno visto nel film un inno alla libertà, rimarcando come apparissero giocosi e fanciulleschi i cardinali dediti ad occupazioni lievi, quali il giuoco delle carte o della palla. Ed è per me fonte di grande dolore far rimarcare loro che quei cardinali, più che come spiriti liberi, fossero rappresentati come pecoroni intruppati: ospiti un po' attempati di un villaggio Valtur dal quale non possono né vogliono uscire, la cui individualità si limita al decidere se partecipare o meno al gioco-aperitivo preprandiale.
Né può certo parlarsi di libertà -o di libero arbitrio- in relazione al protagonista: io sono rimasto basito quando ho letto che il personaggio interpretato da Michel Piccoli non vuole fare il Papa, manco di trattasse della Monaca di Monza, alla quale il Manzoni, che difatti era un artista, non ha fatto dire un sì buttato lì, ma l'ha fatto anzi precedere da anni e anni di durissima preparazione. No, il punto è che il Papa vorrebbe fare il Papa, ma non ci riesce. Non è un problema di fede: ciò viene detto esplicitamente; e non è neppure un problema di trovarsi una dimensione. Il problema vero del nuovo Papa verte sulla responsabilità, o meglio sull'incapacità di assumersene.
Ecco che con questa parola le cose cominciano a chiarirsi. In tutto il film, non c'è una sola persona che si assuma come un adulto le responsabilità del proprio ruolo. Non lo fa il Papa, che fugge. Non lo fa Moretti, che pur avendo in cura il Papa si mette a fare il medico della mutua, a giocar a scopone, ad organizzare gironi all'italiana fregandosene bellamente del paziente, che se ne sta nei suoi appartamenti senza che lui se lo caghi di striscio.
Non si assumono le proprie responsabilità i cardinali, che nel corso del conclave scaricano il gravosissimo compito di succedere al papa polacco sull'anello più debole della loro catena, strafregandosene del futuro della Chiesa. Non si assume le proprie responsabilità la Buy, che a distanza di un paio d'anni mente spudoratamente ai figli sulla propria relazione sentimantale, cosa tanto più grave nella teorica del Deficit d'Accudimento.
Non si assume le proprie responsabilità neppure il portavoce vaticano, che sembra la persona più matura di tutte e che, tuttavia, accetta di incontrare segretamente il Papa che egli stesso ha contribuito a far fuggire. L'unica persona veramente matura di tutto il film sapete qual è? E' la ragazza che presta il telefonino al Papa: venti secondi giusti giusti a metà della pellicola per darci un anelito di speranza.
Da dove sorge questa cronica mancanza di responsabilità? Il fatto è che la nostra società ci abitua, spesso ci costringe a rifuggire dalle nostre responsabilità. La gioia dei cardinali che giocano a palla non è la gioia della ritrovata fanciullezza, bensì il conforto di non dover prendere atto dell'errore commesso e della necessità di risolvere una situazione incresciosa. I cardinali sono lieti perché altri (lo psicanalista, il portavoce, il loro decano) hanno in mano il boccino.
Ma Nanni Moretti e Renato Scarpa, che arbitrano spalla a spalla le due partite sui due campi adiacenti e in quel momento esercitano un ruolo di guida, sono sì responsabili, ma limitatamente al torneo e alla ricreazione dei prelati, senza preoccuparsi del problema vero: tanto che quando la Guardia Svizzera agita le tende degli appartamenti papali sono i primi a provarne conforto.
Quando infine interviene il portavoce, che estromette Moretti per prendersi lui la responsabilità di risolvere la questione, tutto ciò di cui è capace si limita alla richiesta di perdono e al rimettere l'onere del fare qualcosa in mano a quegli stessi soggetti che non sapevano, da soli, neppure organizzarsi il torneo.

C'è poi un altro tema forte, ed è quello del contrasto tra l'essere uomo e l'essere attore. Il teatro è una sovrastruttura, che consente di esprimersi, ma solo nell'ambito del copione che si è chiamati a recitare. L'attore è un burattino, al pari degli altri, ma rispetto agli altri ha il vantaggio di rendersi conto di esserlo, e di trovare nel suo dovere un modo per declinare le proprie responsabilità rimettendole all'autore. Don Chisciotte si nascondeva dietro il paravento dei propri romanzi di cavalleria, e il Papa si nasconde dietro la propria aspirazione a recitare Il Gabbiano.
Moretti non è certo tipo da firmare cambiali ai propri colleghi, ma sarà proprio un caso se l'autore del pezzo teatrale da lui scelto è lo stesso dell'altro grande film italiano sul mestiere dell'attore (e sulla fuga), vale a dire Turné?
Il Papa che anela a diventare attore non è un Papa che fugge, bensì un attore, sia pur mancato, che per la prima volta nella sua vita si trova senza un copione già scritto, e cerca rifugio in altri copioni conosciuti a memoria. E, guarda caso, il suo doppio è proprio un uomo (la Guardia Svizzera) che già di per sé fa un mestiere quasi teatrale, e che viene chiamato a recitare, a sua volta, un ruolo: quello del Papa stesso. E con che gusto vi si abbandona, dopo le prime esitazioni!

Chiudiamo con due provocazioni buttate lì: vale la pena di fare una riflessione sul ruolo della Stampa, dato che di giornalisti così ridicoli come quelli rappresentati da Moretti io non ne ricordo proprio.
Poi c'è il fatto che quel Vaticano a me ha ricordato molto il PD, ma questo credo sia già chiaro a tutti.

8 commenti:

lamb-O ha detto...

Riassumendo, Moretti si è portato avanti rappresentando l'ottantenne in crisi. Con Muccino fermo al quarantenne, direi che non c'è male.

(commento cinico, non ci si faccia troppo caso)

Zio Benito ha detto...

Anche se tutti... NOI NO!!

Domani NOI non sfileremo per le strade e le piazze sventolando luridi stracci rossi, NOI non andremo ad ascoltare qualche vecchio rincoglionito narrare commosso le sue "eroiche" gesta partigiane, NOI non parteciperemo a nessun seminario sulla "resistenza" e sui suoi falsi valori.

Non lo faremo perche' oggi come ieri e come per i mille anni a venire IL FASCISMO SIGNIFICA PER NOI ONORE E FEDELTA'!

NOI non siamo dei vigliacchi traditori che hanno svenduto gli ideali di Patria e Bandiera per una schiavitu' mascherata da liberta'!

Durante il Ventennio l'Italia era una Nazione a cui il mondo guardava con ammirazione e rispetto, caratterizzata da opere artistiche e architettoniche di altissimo livello, tecnologie per l'epoca eccezionali. Lo Stato era efficiente e l'economia
fiorente. Soprattutto, il Popolo italiano aveva dei saldi valori, orgoglio e amor Patrio.

E adesso? Guarda, partigiano infame, dove ci ha condotti quel tuo vile atto di tradimento che ami tanto chiamare "resistenza".
Un'Italia allo sbando, in balia di gentaglia senza fede e senza valori, in balia del libero dilagare delle piu' ripugnanti depravazioni, omosessualita', pedofilia, droga, ateismo, islam, promiscuita' sessuale. Un'Italia preda di potenze economiche straniere e terra di conquista per africani e altre razze bastarde.

Ma il giorno della riscossa e' vicino! Negli arditi cuori di noi CAMICIE NERE la Rivoluzione Fascista e' ancora viva! La nostra storia non si e' fermata a Piazzale Loreto, i nostri ideali non si sono spenti con le carneficine partigiane, la nostra voce non si e' zittita con le leggi liberticide. Non e' lontano il giorno in cui ci vedrete nuovamente marciare su Roma e sul Mondo per restituire all'Italia onore e grandezza!

IL FUTURO E' FASCISTA!
CAMERATI! A NOI!

Sempre un po' a disagio ha detto...

Mi sento così ingenuo a dire che con i fascisti invece dobbiamo dialogare e convincerli che si sbagliano in tutto e soprattuto nella loro mancate gentilezze. Mi sento così stupido a dire questa cosa, ma non riesco a pensarla diversamente.

Maria ha detto...

Mi piace molto questa interpretazione del film.Cosa fare però per far sì che aumentino gli individui veramente responsabili?

plus1gmt ha detto...

toh, un commento da leggere a testa in giù

m.fisk ha detto...

@maria - questo non è compito né dell'arte né dei blog, bensì della politica. Non certo quella di Zio Benito, però

m.fisk ha detto...

@disagiato - sì, sono punti di vista. Io personalmente non lo credo, ma rispetto chi pensa il contrario

leo rotundo ha detto...

Ho visto il film con piacere ma non lo considero un capolavoro, l'ho trovato a tratti discontinuo come se mancasse d'unitarietà. La tua interpretazione è interessante ma rimango perplesso davanti ai film che hanno bisogno d'essere interpretati quasi decodificati. Il commento fascista non ha bisogno di risposte. Magari, come spesso accade su Internet, è scritto da un ragazzino che domani la penserà in modo totalmente diverso.

 

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