giovedì 17 maggio 2012

27 e non sentirli

Altri più intelligenti di me hanno fatto in passato cose serie come l'osservatorio sulle pagine culturali dei due principali quotidiani nazionali.
Io, che sono assai meno preparato, mi sono incistato con il blog al femminile del Corriere della Sera, quello che altrove ho definito un cassonetto di luoghi comuni.
E' questo uno spazio di discussione in cui giornaliste single e senza figli si lamentano dei mariti che non cucinano mentre il pupo strilla, e dove ultimamente si raccolgono alti lai sul massacro quotidiano delle donne, roba che a scorrere frettolosamente gli articoli ci si dovrebbe aspettare un raid della NATO con cattura di Monti e compagnia cantante per portarli seduta stante al TPI dell'Aja.

Già, perché la violenza sulle donne riguarda tutti noi: come scrive Lia Melandri (piace molto, a quelle della 27esima ora, fare queste belle citazioni cinobalaniche, e non sempre citano Dante o l'Ariosto, accontentandosi talvolta di autori di rango inferiore)
è un errore separare la violenza manifesta da quella meno visibile, solo perché meno selvaggia, che attraversa tutti i rapporti tra uomini e donne – l’esclusione dalla vita pubblica, la divisione del lavoro e dei ruoli sessuali, con ricadute (sottoccupazione, divario degli stipendi, conciliazione famiglia/lavoro, ecc.) sotto gli occhi di tutti
.

Quanto ha ragione. Ed è per questo che oggi mi sono stupito di molto, quando ho visto comparire un post che, relegando la donna al classico ruolo di dama di compagnia del potente di turno, sembrava negare tutto ciò che avevo letto nei giorni precedenti,
Poi ho capito! La 27ora compie un'accurata disamina delle caratteristiche culturali, intellettuali e politiche di alcune donne di potere: ma per effetto del noto Trattato di Liegi-Bastogne-Liegi, si tratta di informazioni segrete, la cui diffusione sarebbe illegale.
E per questo motivo il post è scritto in cifra, un po' come quegli articoli sulle finte corse di cavalli che per eludere la legge nascondono sotto l'aria innocente dell'appassionato di ippica le intenzioni di voto rilevate dai sondaggisti.
Il problema è che non conosco il codice per decifrare le acute analisi della Agnese, e quindi chiedo a chi ne abbia la chiave di chiarirmi quale sia il vero significato di espressioni che, nel loro significante, striderebbero con l'ansia di emancipazione che traspare da tutto il noto blog. Ne elenco qualcuna:
- rilassata e un po’ inciccita, occhi bassi e mano e mano nella mano con il suo Sarkò
- quel lifting rovinoso che cerca di rinfrescare con un sapiente trucco acqua e sapone
- con un profilo basso che quasi l’avvicina alla “trasandata” Hillary Clinton.
- superciliosità da dna

E la chiosa, infine: «E allora a voi chi ispira di più? Siete d’accordo con me nell’ apprezzare l’inedita apparente neo-rilassatezza di Carlà, o preferite Première Dame più coinvolte nel gioco?»

Videoconferenza

Esco adesso da una videoconferenza, inutile come sanno essere inutili solo le videoconferenze, e trovo questo post di Squonk che, da par suo, spiega quello che penso.
Dopodiché vado a leggere il Rapporto Giarda, quello sulla revisione della spesa pubblica, e leggo che "dal 2009 al 2011 si è registrata una spesa media annua di 9,5 milioni per l'acquisto di biglietti per circa 9.200 detenuti, e leffettuazione di poco più di 6.100 viaggi. Al fine di ridurre il numero degli spostamenti dei detenuti si intende valorizzare le opportunità presenti sul fronte della comunicazione, con adeguamento culturale (sic!) ai tempi presenti. Si intende perseguire la diffusione di strumenti di "videoconferenza"..."
Ora, credo converrete che poche momenti sono più importanti nella vita di una persona del giorno o dei giorni in cui qualcuno deciderà se dovrai restare in galera o meno. Per quanto uno possa avere per le mani un contratto milionario, certo quel contratto vale ben poco se confrontato con la prospettiva di stare anche solo per un paio d'anni chiuso in cella con l'afrore di una mezza dozzina di altre persone.
E il diritto alla difesa non è uno scherzo: è garantito dalla Costituzione, e riguarda tutti noi, che a torto (se innocenti) o a ragione (se colpevoli) potremmo comunque trovarci un giorno davanti a un giudice a rispondere delle nostre azioni; e se qual giorno non ne avessimo la possibilità, diremmo di essere non già in uno Stato di diritto bensì in uno Stato un po' storto. Un po' come quell'altra grande nazione, dove se sei molto ricco e dai fastidio a qualcuno ti mandano a fare le vacanze nelle grandi steppe della Siberia.

Ma il Governo deve risparmiare, ma c'è la crisi, ma c'è la speculazione internazionale.
Già, tutto vero. C'è la crisi, c'è la speculazione.
Secondo alcuni dei commentatori la crisi e la speculazione legittimano il Governo a non pagare puntualmente i propri debiti. Taluno si è spinto perfino a dire che non ci si possa neppure permettere di compensare i propri debiti verso lo Stato con i crediti verso il medesimo, perché ciò ci manderebbe sul lastrico.
Quindi immagino che nessuno possa avere niente da dire se si risparmiano due, tre o quattro milioni facendo i processi in videoconferenza.
Tanto quelli son criminali, no? E allora che cavolo vogliono?

Anzi, visto che siamo in vena di risparmi, potremmo anche abilirli del tutto, i processi: Monti e Giarda si riuniscono con un bel bussolotto, tirano i dadi e decidono se colpevole o innocente, e se colpevole la misura della pena.
Niente spese per traduzioni, niente stipendi per giudici e cancellieri, niente interpreti, niente appelli, niente cassazioni.
Poi potremmo anche mandare l'estrazione in diretta TV, e fare il Supercondannalotto, con tanto di jackpot e numero jolly (di regola 176-671).
Pensate che pacchia per le casse dello Stato!

Un insuperato modello di coerenza, un eroe dei nostri giorni



mercoledì 16 maggio 2012

Non è mai troppo tardi


lunedì 14 maggio 2012

Finalmente scoperto il segreto del successo di Elmar Burchia


Tal quale ai preti che ti insegnano come si fa sesso

«A quante non è mai capitato di spedire il partner sul divano, telecomando in mano, pur di non vederlo ciondolare inutilmente mentre voi vi districate tra lavastoviglie e sacchi della differenziata dopo una cena con gli amici?
E quante, piuttosto che spiegare per filo e per segno come preparare la minestrina per il nonno, riempire lo zaino per la bambina, caricare la lavatrice dei colori misti (senza ritrovarsi dopo con una bella collezione Arlecchino), non hanno preferito rubare il tempo e fare tutto da sole, acrobate e scontente, ma almeno i vestiti nuovi sono salvi?»
Elvira Serra*, sul Blog del Corriere La 27esima ora.


* Elvira Serra - Ho 40 anni, sono di Nuoro [...] Non sono sposata, non sono fidanzata, non ho figli, non ho cani, gatti o tartarughine d'acqua.

venerdì 11 maggio 2012

giovedì 10 maggio 2012

Giocare con i numeri: il femminicidio

Allora: c'è questa signora qui, che si chiama Rashida Manjoo, che un giorno si sveglia e dice una puttanata. Solo che essendo "relatrice speciale delle Nazioni Unite" le genti si bevono la puttanata, e la rigirano in giro.
Diciamolo chiaro: l'avere a che fare con le Nazioni Unite non ha mai impedito di dire puttanate, come ben dimostra l'esempio di quella associazione che voleva abolire Dante dalle scuole perché antisemita. Quindi, anche chi lavora o comunque ha qualche tipo di relazioni con l'ONU può dire cose senza senso.
Cosa dice la signora Manjoo? Dice, almeno a voler dar retta ai virgolettati che si trovano in rete, che "La prima causa in Italia per la morte di giovani donne tra 16 e 44 anni è il femminicidio".
Si tratta di una vecchia leggenda metropolitana, che pur essendo vecchia continua a circolare e viver di vita propria, come le scie chimiche, il signoraggio e le strampalate invenzioni di BeppeGrillo(tm). Chi volesse documentarsi un po' sulla storia dela bufala può andare a leggere qui, da un nuovo amico che si è ripercorso faticosamente tutta la storia. Noi, che siamo assai più pigri del nostro amico, proveremo a smontare la cosa usando semplicemente un po' di buon senso.

Partiamo da quel cassonetto di luoghi comuni che è il blog "27esima ora" del Corriere, e in particolare da questo articolo della signora Spinelli, che rifrigge in olio esausto la solita formula (peraltro spendendosi con quasi 4.000 parole: si vede che aveva finito il bucato e non aveva ancora da preparar cena).
Se avete la pazienza di cercare, vedrete che la didatta all'inizio ci racconta che «la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute)» (avrete notato dei lievi cambiamenti rispetto alla formula canonica: fate finta di niente e poi ci torneremo sopra), e un certo punto ci dice che «nel 2010 su 151 omicidi di donne 127 erano femmicidi»
Dunque avremmo 127 femminicidi, e questi femminicidi sarebbero la prima causa di morte (assumendo che l'Italia sia paragonabile al resto del mondo, ma le suffragette peninsulari dicono che qui si stia ancora peggio, per cui è un'approssimazione che possiamo permetterci).
Ora, io spero caldamente che nessuno di voi cinque lettori abbia mai avuto a che fare con un reparto di oncologia, ma se vi è capitato di entrarci alla Befana, potete essere stracerti che in quel momento tra i malati in cura c'era almeno una donna, nella fascia di età di cui stiamo parlando, che non avrebbe mai mangiato il successivo panettone. E dato che in ciascuna provincia italiana ci sono almeno due reparti di oncologia (vabbè, magari non a Isernia e nel Medio Campidano, ma Milano e Roma compensano con gli interessi), ecco che in un anno normale ci sono almeno duecento donne tra i 16 e i 44 anni che crepano di cancro.
Tumore batte femminicidio.

Ora, torniamo alla nostra Spinelli che, probabilmente mentre cercava l'apriscatole per apprestarsi alla preparazione della pasta al tonno per il marito, questo dubbio deve esserserlo fatto venire, e deciso che qualcosa non le quadrava. Se effettivamente per la prima causa di morte muoiono cento e qualche donna all'anno, le donne italiane sono meglio di Wonder Woman.
E infatti la Spinelli corregge il tiro, e parla di "prima causa di uccisione", come a voler sottintendere -ma senza il coraggio di dirlo apertamente- che si tratta di morti non naturali ma violente. Il che sposta un pochino i termini del problema.

Orbene, è fatto notorio che in Italia muoiano ogni anno circa 6.000 persone quali vittime della strada: che è effettivamente un morire violento. E' presumibile che la fascia di età tra 16 e 44 anni sia quella in cui si guida e si viaggia di più, e che quindi le vittime in tale range anagrafico siano la metà del totale. Ma ammettiamo pure che vi siano legioni di attempate zitelle che amano suicidarsi scontrando tra loro le proprie utilitarie, e che quindi nella fascia di età le vittime siano 1.500: la metà della metà del totale.
Di queste 1.500 persone, la metà dovrebbero essere donne. Diciamo pure che in effetti le donne guidano meno, grazie al maschilismo imperante nella nostra società, e che quindi le vittime siano la metà della metà. Oh!, dimenticavo: le donne sono notoriamente più prudenti, e quindi dimezziamo un'altra volta.
Un ottavo di 1.500 fa 187, e sfido chiunque a dire che in Italia non muoiano ogni anno almeno 187 donne tra 16 e 44 anni sulle strade.
Viabilità batte femminicidio.

Quindi, avendo escluso le cause naturali e quelle violente ma colpose, non ci resta che ritenere che "uccisione" deve essere inteso come "omicidio", e pertanto la frase «la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio» debba essere così interpretata: «la prima causa di omicidio nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio». Che sarebbe una bella tautologia, se non ci fosse poi quella parentesi: (da parte di persone conosciute).
Il problema è che (salvo nei peggiori sobborghi di Caracas o di Lagos, o in occasione di rivolte popolari e attentati terroristici), statisticamente la massima parte degli omicidi sono proprio effettuati da persone che conoscevano la vittima. Non sono molti i killer professionali, e non sono molti coloro che sono così scomodi che si arruola un killer per farli fuori. E in Italia non sono neppure molte le rapine che finiscono con il morto, badate.
In tutti gli altri casi, l'omicida conosce la vittima, e pertanto la bella frase della Spinelli ci dice semplicemente che, per nostra fortuna, l'Italia non è un sobborgo né di Lagos né di Caracas.

mercoledì 9 maggio 2012

Lo stile: se ce l'hai, ce l'hai fin da piccino, e se non ce l'hai non lo puoi certo imparare da grande


Ti costruisco la notizia

Ma perché il Corriere mette nello stesso boxino la morte per infarto di Michele Iuliano e il mattinale sui suicidi del giorno prima?
Non è questo il modo di alimentare la tesi -quella della straordinaria gravità della crisi, che sfocia in una lunga lista di morti innocenti- che il Corriere stesso (non certo da solo) ha contribuito a far nascere e continua imperterrito ad alimentare, in ispregio a qualunque verifica statistica?
Il prossimo passo sarà quello di attribuire alla crisi le stragi del sabato sera (che, detto per inciso, sembrano essersi improvvisamente interrotte). Del resto non è difficile: basterà inferire che il giovane discotecaro si sia schiantato perché distratto dalle tensioni familiari, magari raccogliendo qualche testimonianza dei vicini: «era un tanto bravo ragazzo, studioso, rispettoso... certo ultimamente lo vedevamo un po' preoccupato: sembra che le cose al padre non andassero tanto bene... e poi era arrivata da Equitalia la cartella per tassa sui rifiuti... e anche il bollo auto, maledetti».

Forse perché è solo un'invenzione di vecchie giornaliste veterofemministe.


lunedì 7 maggio 2012

Cerchi nel grano

Oggi il Corriere della Sera pubblica un articolo per dirci che nel milanese sono ricomparsi i cerchi nel grano.
Solo che non sono cerchi, sono virgole.
Anzi no, non sono virgole, ma Yod ebraici: «un segno molto potente che rappresenta il gancio che Dio ci lancia per tirarci su verso di lui»
Ma se guardate con attenzione la foto, vedete anche che non sono neppure virgole, ma forme informi. E se abitate nel milanese, rammenterete che il giorno prima ha grandinato un fottìo. E se siete di quelli che hanno fatto le elementari, rammenterete pure che la grandine danneggia i campi di grano.
Si vede che la giornalista del Corriere le elementari non le ha fatte.
Peccato per lei: ci si divertiva un mondo, all'ora della merendina.



mercoledì 2 maggio 2012

Quando è troppo è troppo

E' vero, lo confesso, in passato anche io mi sono entusiasmato per la sostituzione di Berlusconi con Mario Monti.
La situazione era grave: lo spettro della Grecia, il vecchio avvizzito con il cervello sfatto (o sfaccimmatto, se preferite).
E poi il tam tam di Repubblica, del Corriere. Insomma, ci sono cascato come un cretino.

Rivendico -come peraltro ho fatto in passato- il diritto a cambiare idea, e dico, apertamente, che prima questo governo si leverà dai coglioni e tanto meglio sarà per tutti. Meglio Alfano che Monti, a questo punto.
Lasciamo stare l'articolo 18, lasciamo stare le prese di posizione paternalistico-ideologiche, lasciamo stare l'atteggiamento a metà tra il confessore parrocchiale e la jattanza di chi crede di aver la scienza infusa, per essere stato sempre dietro una cattedra a dare voti a studenti tremebondi, e mai a sudarsene chiedendoli agli elettori, come ha fatto, per dire, Gasparri (uno che in questi giorni mi sembra un leone del pensiero politico).
Non ho accettato che un capo del governo (figuriamoci poi una ministra) mi venisse a insegnare come devo vivere, cosa devo pensare, come devo eucare i miei figli; ma l'ho sopportato.
Non ho accettato -ma ho sopportato- che mi venissero a dire che ho fatto una cazzata a comperarmi una casa e a pagare un mutuo, quando avrei dovuto starmene in affitto e mandare mio figlio a studiare all'estero (con che cazzo di soldi, signora mia, se pago meno di mutuo rispetto a quanto mi costerebbe un affitto? Questa è matematica, signora mia).
E ho masticato amaro.

Poi è arrivata la spending review, che era già una cazzata sul nascere, per i motivi che ha illustrato Uriel sul suo blog, è che è trascesa in farsa quando Bondi è partito con l'idea di raccogliere i suggerimenti dei cittadini. "Gabibbo" lo hanno già detto altri, io mi limito a divertirmi pensando a "S/N ratio".
Del resto l'idea fa il pari con la nomina di Amato a revisore del finanziamento ai partiti: roba che neppure il Male avrebbe osato mettere in copertina.

Adesso però mi hanno stracciato le palle, definitivamente e senza appello.
Una proposta di mero buon senso, quella di Alfano di compensare i crediti verso lo Stato con i debiti fiscali, è stata irrisa da Monti con parole che denotano non solo arroganza, ma anche una grande maleducazione, che mal si attaglia al suo profilino di lord inglese. L'unica cosa intelligente che avrebbe dovuto dire, il Monti, era: «avete ragione, accidenti, ma perché diavolo non l'avete fatto voi prima?» E invece no, la risposta è stata: «Vorrei iniziare con una parola di sdegno [...] né tanto meno può istigare a non pagare le tasse o istituire personali e arbitrarie compensanzioni tra crediti e debiti verso lo Stato».
Arbitrarie compensazioni? Io ti devo mille euri, tu me ne devi mille. Io posso rovinarti, bloccarti la macchina in quindici giorni, venderti la casa in tre mesi a prezzo men che simbolico, e se proprio non se la piglia nessuno me la prendo io per nulla. Tu invece non puoi far altro che aspettare che, se e quando avrò voglia, tra tre o quattro anni, ti mandi i soldini. Non puoi chiedermeli con le buone, non puoi chiedermeli con le cattive, anche se io stesso ti ho riconosciuto che ne hai diritto. Ma io so' io, e tu non sei un cazzo.
Ecco: questo è l'atteggiamento dello Stato; e una proposta tesa a riportare lo Stato un pochino più al livello del cittadino sarebbe, secondo il capo del governo, una "arbitraria compensazione"? Forse il soggiorno in Piazza Colonna gli ha montato un po' la testa.

Torni a casa, Prof. Monti, e presto! Ne va della Sua salute.

giovedì 15 marzo 2012

Vado per le spicce, che non ci ho mica tempo da perdere

Mail inviata, Ore 17:38
Ho ricevuto sul mio cellulare 339/1234567 un messaggio pubblicitario riguardante l'iniziativa trogathlon o come diavolo si chiama. Prima di rivolgermi all'autorità garante per la riservatezza dei dati personali, vi invito formalmente a cancellare il dato relativo al mio numero di telefono dai vostri database (invito che ribadirei telefonicamente, se voi non aveste un numero a pagamento con prezzi da ristorante con vista su Piazza del Duomo). Prego confermare l'avvenuta cancellazione a ***@mfisk.org. Segnalo per completezza che qualora ricevessi nuovi messaggi non esiterò a inoltrare formale segnalazione all'autorità predetta, chiedendo l'applicazione delle sanzioni previste dal DLgs 196/2003 - Codice in materia di protezione dei dati personali

Mail ricevuta, Ore 17:48
Gentile Signor Fisk,
la ringraziamo per la comunicazione.
La informo che ho provveduto ad eliminare il suo numero telefonico, fornitoci al momento dell'adesione alla Carta fedeltà, dal nostro database.
Colgo l'occasione per augurarle una piacevole serata.


Mi chiedo se l'augurio di una piacevole serata sia una presa per il culo o una firma standard.

Tranquillizzare un amico

Dato che il mio amico Scorfano ci è rimasto male perché un gruppo di ebrei cretini ha scritto minchiate sul suo mestiere e sul suo poeta preferito, lo consolerò fornendogli alcuni link ad altri gruppi di persone che hanno il medesimo "status di consulente speciale del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite", con un breve brano antologico tratto da ciascun sito.

Asia Darshana
(c/o Studio Dr. Scirpa, Via Trionfale 5637 (angolo Piazzale Medaglie d'Oro) zona Balduina – Roma - solo su appuntamento)

Commenda Cavalieri del Tempio San Giovanni Battista
(Nell’episodio di Paola e Francesca,Dante rivela la speranza,ed è qui che il sentimento della pietà cancella la coscienza e rende le anime dei due dannati se non libere dal tormento infernale,libere di amarsi. Nella compassione l’uomo diviene capace di condividere il dolore di un altro essere in quanto dotato di sentimento profondo, nel tempo divenuto il fondamento della fratellanza.
Percorrendo questo lungo cammino giungeremo a leggere il valore racchiuso nell’animo,facendo emergere quella forza che abiuri le negatività, che non ci permettono di raggiungere l’orizzonte della “Nuova Luce”. Quando la negatività dell’ io sarà eliminato ,il tutto si rifletterà sull’essere uomini svincolati da tutto ciò che offusca l’opera della verità interiore … e grazie agli insegnamenti filosofici,etici e morali ci potranno affrontare qualsiasi “devianza” con virtù,saggezza e rettitudine,valori offuscati dal moderno perbenismo.)


Unione Interporti Riuniti
(Integrazione e implementazione dell’attuale quadro normativo al fine di definire i criteri per la definizione e caratterizzazione di “interporto”.
Integrazione e implementazione dell’attuale quadro normativo al fine di ottenere il riconoscimento di UIR quale associazione rappresentante gli Interporti con il conseguente accreditamento presso i soggetti deputati alla consultazione per atti legislativi, normativi e programmatori, a livello centrale e regionale)


Fair
(significa lanciare segnali nuovi a imprese e istituzioni, nella convinzione che il cambiamento si possa accompagnare nel nostro quotidiano, a partire dalla motivazione di un imprenditore che decide di responsabilizzarsi socialmente, o dall'impegno di un'istituzione che apre le porte alle utopie concrete. Un'alternativa reticolare, radicale, professionale ed efficace per la riconversione eco&equa delle filiere produttive, la responsabilità sociale ed ambientale, la sostenibilità, la comunicazione, la creatività).

CENACOLI MARIANI NO PROFIT ORGANIZATION
(Buy this domain!)

Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Degli Esperti Contabili
(La terza proposta, infine, riguarda un serio intervento in materia di giustizia tributaria per dar vita, sul fronte del rafforzamento delle competenze delle commissioni tributarie, ad una figura di magistrato tributario professionale e specialistica, con percorsi di accesso che valorizzino conoscenze multidisciplinari in ambito giuridico ed economico e garantiscano una composizione delle commissioni giudicanti adeguatamente miscelata tra giudici di estrazione giuridica e giudici di estrazione economico-contabile)

sabato 3 marzo 2012

Smettere di fumare

Non bisognerebbe mai (mai, mai, mai!) iniziare uno scritto o un discorso con un premesso che, ma tanto...

Premesso che provo una solidarietà piena, totale e assoluta nei confronti degli amici (e perfino del mero prossimo) che decidono di smettere di fumare, posso ben dire per esperienza che smettere di fumare è tutt'altro che difficile. Il difficile è solo di trovare il momento giusto.
Prendiamo me, per esempio.
Ho iniziato a fumare tardissimo, sulla soglia dei trent'anni, e ho proseguito a farlo beatamente fino a una mattina d'autunno dalle parti del 2002, quando in ufficio mi sono acceso una Gauloises rossa e mi sono accorto che non mi piaceva più.
Non è che il giorno prima meditassi di fare quel passo, non è che mi struggessi per smettere. Semplicemente, quel giorno non mi piaceva più, e ho smesso: perché fumare è un piacere, e se non ti piace che piacere è?
Cose che succedono, insomma. Certo, qualche volta mi veniva la voglia di accendermela, una benedetta sigaretta, e in qualche occasione, specie alla fine di una cena conviviale, quella voglia era prepotente: ma ho resistito perché in fondo sapevo che in quel particolare accidente magari l'avrei anche gradita, ma la sostanza era che il fumare non mi piaceva più.

Dopo un paio d'anni potevo ben dire di non aver più alcun residuo di vizio: vedere gente con sigarette accese non mi faceva né caldo né freddo, e dopo altri due-tre anni manco ricordavo come si tenesse in mano un accendino. Ero del tutto guarito, insomma (ammesso poi che il fumare sia una malattia).
Un pomeriggio d'estate, dalle parti del 2008, mentre il mio amico Gatto si accendeva una Marlboro light, gliene chiesi una. Non perché ne sentissi il bisogno: ne avevo semplicemente voglia.
Per un mesetto le scroccai a lui; poi ricominciai a comprarle: e come non avevo sensi di colpa per aver smesso, non ne ho provati neppure per aver ripreso.

martedì 3 gennaio 2012

Delle spese con le stellette e delle anime belle dell'antipolitica

Sembra che le anime belle dell'antipolitica (come al solito guidate dai giornalisti professionisti dell'anticasta) stiano riflettendo sul fatto che avere un Ammiraglio a capo del Ministero della Difesa non è necessariamente una bella cosa.
Il che pone due ordini di problemi: anzitutto, è forse il caso di rendersi conto che tra l'Ammiraglio alla Difesa e il medico alla Sanità non vi è alcuna differenza: ci si sarebbe potuto pensare già ai tempi di Lunardi (costruttore alle Infrastrutture), ma meglio tardi che mai*.
In secondo luogo, se i politici non vanno bene, e i tecnici-tecnici neppure, qual sarà la soluzione che proporranno i nuovi guru? Ammiragli alla Sanità e medici alla Difesa? Costruttori alla Giustizia e avvocati alle Infrastrutture?



* pensavo di averci scritto un pezzo, tempo addietro, e invece ho trovato solo questo: me ne dispiaccio.

Aporie della civiltà occidentale

Tutti avete ben presente i rinoceronti, vero? Begli animaloni simpatici che sono a rischio di estinzione perché quei coglioni dei cinesi pensano che il loro corno serva a far tirare meglio l'uccello, e quindi sono disposti a pagarlo a peso d'oro senza capire che quel corno, seppur lungo e rigido, è fatto di cheratina, e quindi una volta sbriciolato è indistinguibile dallo zoccolo di una mucca.
Certo, appare assai sfidante l'impresa di convincere un miliardo di cinesi (facciamo mezzo miliardo, limitandoci alla popolazione maschile) che non ha senso credere che gli aggettivi "lungo" e "duro" possano trasmigrare dall'appendice frontale del rinoceronte all'appendice riproduttiva del consumatore del corno medesimo. Ma la scienza è scienza, che diamine, e quindi prima o poi i cinesi dovranno cedere.
Questo tentativo di salvare la specie a rischio vede in prima fila, come ovvio, tutti coloro che ci tengono alla salvaguardia del pianeta: animalisti ed ecologisti anzitutto: persone che hanno ben chiaro il punto di sfruttamento cui la nostra civiltà ha condotto il pianeta, e difatti sono perlopiù vegetariani (se non addirittura vegani) e prediligono una serie di comportamenti green in tutte le proprie scelte di vita.

Costoro, per fare un esempio, hanno ben capito che la medicina allopatica serve solo a ingrassare le multinazionali farmaceutiche, e quindi mai e poi mai prenderebbero una molecola chimica quale l'Ibuprofen il mattino dopo una sonora sbornia: preferiscono di gran lunga un rimedio quale Nux Vomica 5 CH, vale a dire un po' di zucchero che un tempo fu bagnato da un'acqua che è nipote della nipote della nipote della nipote della nipote* di un'altra acqua che conteneva della sana stricnina. E se proprio il mal di testa è fortissimo, allora meglio esagerare e farsi un paio di granuli di Nux Vomica 7 CH che (fortuna che c'è il copincollo) è sempre zucchero, ma questa volta bagnato da un'acqua che è nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della stessa altra acqua che conteneva stricnina.
Ma comunque è raro che questi illuminati si ammalino, dato che il loro fisico è reso massimamente resistente da un'alimentazione sana e naturale: costoro infatti hanno cura di alimentarsi con vegetali biodinamici, che sono intrinsecamente sani in quanto non sono fertilizzati chimicamente, bensì con i due prodotti scoperti da Steiner che fanno sì che la nosta insalata sia cresciuta in armonia con la natura: il cornoletame** e il cornosilice***, ovviamente entrambi diluiti e dinamizzati come si deve.

Insomma: io non voglio apparire come razzista, ma proprio non riesco a capacitarmi come i cinesi non riescano a capire che con l'omeopatia e l'alimentazione biodinamica il loro pisello potrebbe funzionare assai meglio che ingerendo corna di rinoceronte!


* potreste chiedervi che c'entrano i rapporti di nipotame con l'acqua, ma rammentate che l'acqua è viva, proprio come il pianeta Gaia
** "a partire da letame freschissimo senza alcuna lettiera o fibra esterna e da corna di vacca che abbia figliato almeno una volta. Questi elementi vengono sottoposti a processi naturali lunghi una stagione invernale. Verso la fine di settembre-fine ottobre il letame freschissimo viene messo dentro le corna; queste vengono poi sotterrate in un luogo adatto. Intorno al periodo pasquale vengono dissotterate."
*** "si prepara frantumando, triturando e setacciando cristalli di quarzo bianco con mortaio lastra di cristallo pesante e setaccio e in seguito la polvere finissima che se ne ottiene viene inumidita a fare un pastone e inserite in corna di mucca e messe sotto terra, da Pasqua a fine aprile fino all'autunno."

domenica 1 gennaio 2012

Cattivo anno

Occorre anzitutto una premessa: due anni fa giusti giusti, il primo gennaio del 2010, mi sono risvegliato a Verona con un gran mal di testa, dopo aver fatto capodanno (come si usa dire) con certi amici che sono andato a trovare anche ieri.
Rimessomi, e ripartito per tornare nella Bergamasca, passai un centinaio di chilometri a domandarmi se fosse o meno il caso di andare a trovare una certa signora con la quale ero in fase di avanzato corteggiamento. Alla fine decisi di tirar diritto per Milano, e fu quel giorno che il corteggiamento si concluse. Il seguito, se passate d'abitudine per questo blog, lo conoscete anche voi. Certo, continuo a divertirmi, frequento signore e ne conosco altre formulando pensieri lubrici, ma ciò non toglie che pensi quotidianamente a quel capodanno e a tutto ciò che lo ha seguito e che ha fatto di me una persona un po' diversa da prima.
Fine della premessa.

Quest'anno mi sono svegliato a Verona, e sono tornato nella bergamasca, in questo paesino dove vengo da quasi quarant'anni. Ora sono seduto nel Bar Seggiovie, che a mio padre piaceva tanto frequentare per giocare a carte e bere un bicchiere con molti suoi amici, assai cari dato che, per quanto si frequentassero solo qua in montagna, si vedevano comunque spesso e da molto tempo.
Quegli stessi amici che, proprio ora mentre sto scrivendo, stanno giocando a carte in un tavolino poco distante dal mio.

Era proprio qui, mio padre, nel luglio del 2006, quando dovette tornare a Milano per una delle visite periodiche cui doveva sottoporsi mia madre, che in un impeto di giovanilismo aveva deciso di accompagnare Nichita a sciare e si era rotta il femore dopo poche decine di metri sulla neve.
Lui aveva fatto un po' di fatica a fare le scale, in quei giorni, e quindi ne approfittò per farsi visitare. Un paio di settimane dopo, con il suo tumore ai polmoni e le metastasi al cervello ai reni e un po' dovunque, aspettava serenamente di morire, il che avvenne puntualmente tre mesi dopo.
In quei tre mesi molte persone gli furono vicino (forse io avrei potuto esserlo di più, e di questo un me ne cruccio), lo vennero a trovare e a tutti costoro (me compreso) la sua serenità di fronte all'inevitabile diede una gran lezione di vita.
Aspettava il momento, leggeva, si preparava e discorreva anche della fede che gli sarebbe piaciuto avere e che non riusciva a incontrare.
Certo, aveva qualche cruccio. La paura non tanto di soffrire (la medicina ha fatto miracoli), quanto di essere di peso per sua moglie e per i familiari; la sistemazione delle cose in sospeso da sistemare, il timore per il futuro di chi sarebbe rimasto.
Tra questi crucci, uno che lo angustiava era l'attesa di una visita da parte degli amici della montagna. O quantomeno di una telefonata.
Non arrivò mai né l'una né l'altra, né un biglietto, né un segno: e non è che non fossero stati informati. Si fece vivo il padrone del bar, non rammento se scese addirittura a Milano o si limitò a telefonare varie volte; ma gli amici no.

Ecco, tra quei poveri vecchietti che vedo lì davanti ce ne sarà probabilmente qualcuno per il quale la profezia dei Maya si avvererà, e che non vedrà il 2013.
Glielo auguro, di cuore.

 

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