Ieri ho ripreso, senza commenti, un comunicato delle donne del PD che blaterava* di dignità femminile e dimissioni del presidente del consiglio.
Per come l'ho letto io, quel comunicato pretendeva le dimissioni di B. sulla base di due motivi, equipotenti: (i) la mancanza di una sua etica pubblica e (ii) il suo disprezzo per le donne e la figura femminile.
Si tratta di una cazzata* talmente sesquipedale* che mi è venuto da chiedermi quale sia la compagnia* di giro* d'avanspettacolo* che scriva quei testi**: il malaffare di quasi vent'anni di berlusconismo viene messo sullo stesso piano, morale e politico, del fatto che B. vada a troie. Roba che dimostra una carenza di senso del ridicolo e di capacità di vedere al di là del proprio utero degne di una talpa isterectomizzata.
Altri amici socialcosisti non l'hanno vista nel mio stesso modo, ed è nato un interessante dibattito proprio sul tema della dignità femminile e del suo rapporto con quanto emerso in questi giorni: non sto a riassumerlo, anche perché non mi permetterei di sunteggiare e probabilmente travisare le opinioni altrui, e vi rimando al
thread, che è pubblico.
Qui vorrei però sviluppare un pochino l'argomento: in fondo il blog è fatto proprio per esprimere opinioni un po' più meditate**** e svilupparle in uno spazio un po' maggiore: perché il mondo è complesso e non ci sta tutto in una pagina A4.
Uno dei riflessi condizionati che si portano dietro coloro che sono e perfino che sono stati di sinistra, specie se di una certa età, è che la donna è bella e giusta mentre l'uomo è brutto e malvagio. Certo, le cose non venivano dette proprio così, crudamente: c'erano i discorsi della debolezza sociale, dell'emancipazione, del lavoro di cura, dello sfruttamento domestico, della titolarità del reddito e delle decisioni di spesa e d'investimento; ma alla fine, scavando fino in fondo, il risultato era sempre che il maschio è uno stronzo, con la notevole eccezione dei compagni presenti, eccezione spiegata dal fatto che costoro, per loro fortuna erano "vicini all'universo femminile".
E quando abbiamo scoperto con stupore che c'era anche un fottìo di stronze, la cosa è stata liquidata con la spiegazione che si trattava di donne che inseguivano modelli maschili. Come vedete si tratta di un sistema totalmente autoreferenziale e tautologico, e perciostesso consistente: se l'attribuzione del genere ha luogo non sulla base di considerazioni anatomiche bensì di qualità etiche, è chiaro che poi esisterà una correlazione perfetta tra generi ed etiche, dato che sono due semi che esprimono il medesimo concetto.
Quel comunicato delle donne del PD, sempre secondo il
mio punto di vista, è direttamente figlio di quell'ideologia: quella per cui tutto il mondo debba essere visto con il filtro polarizzante del genere cui si appartiene, purché tale genere sia quello con le puppe.
E invece le cose non stanno così: ci sono al mondo tanti stronzi e approfittatori quante stronze e approfittatrici: bisogna farsene una ragione e ammettere che la donna non è portatrice di qualità morali ed etiche più spiccate rispetto all'uomo; che l'etica è distribuita prescindendo dalle gonadi.
Una volta accettato questo punto di vista, possiamo accettare il fatto che con i suoi comportamenti B. non abbia mancato di rispetto alla dignità femminile, bensì alla dignità dell'uomo in genere e, se proprio vogliamo andare a spaccare il capello in quattro, più precisamente alla dignità maschile: dato che le azioni che venivano poste in essere dai vari B, Fede e Mora gettano discredito in primo luogo su loro stessi e, per estensione, sul genere cui essi appartengono.
Certo che anche le donne hanno buone ragioni per sentirsi offese ma, e questo è il punto,
da chi sono state offese? L'offesa viene da chi sceglie tra venti manze, ne saggia le polpe con dito esperto e seleziona alla fine la sua compagna per la notte, esattamente come il bravo massaio che al mercato scruta l'occhio dei branzini per acquistare il più fresco e sodo? O non viene forse da chi ha scientemente deciso di partecipare a quello squallido mercato, ben sapendo che alla fine comunque ne sarebbe uscita con una busta più o meno gonfia?
Perché, e spero che chiunque abbia l'onestà intellettuale di ammetterlo, i branzini non hanno scelto loro di essere lì; le bianche tratte non avevano scelto loro di essere condotte avanti il sultano; ma le ragazze di Arcore non solo hanno scelto loro di percorrere quella strada; ma hanno anche combattuto contro delle rivali per arrivarvi.
Intendiamoci -ed è un punto che ci tengo a chiarire- io non ho alcun pregiudizio nei confronti di chi decide di vendere la propria fregna anziché le proprie braccia o la propria capacità di analisi. Credo che chiunque abbia diritto di scegliere se fare la puttana, l'operaia alla FIAT, l'attrice porno o la sistemista UNIX. Se c'è una cosa che imputo alle Arcorine non è di averla data via per danaro, bensì di essere andate a elemosinare di darla via. Per come la vedo io, se una decide di fare le marchette è solo un problema suo: in fondo, come dice Claudia Cardinale a Cheyenne, basta un bagno caldo per tornare come nuova, e certo è un mestiere più conveniente (e fors'anche meno defatigante) che stare in catena con due cacciaviti a vibrazione ad avvitare scocche.
L'operaia FIAT perde dignità a stare in lastratura? non credo proprio: e pertanto non ne perde la marchettara. Ma che dire, se l'operaia andasse a lavorare le sue otto ore e alla fine giornata si presentasse a Marchionne, con il cappello in mano, attendendo una busta nella quale potrebbero esserci 20, 50 o 100 euri? Ecco: la dignità sta proprio lì: nella differenza tra un corrispettivo e un'elemosina.
Fare un pompino per 50 euri, o assemblare un fanale per 1.300 euri al mese è una cosa. Fare un pompino o assemblare un fanale per farsi benvolere e sperare nella banconota di premio è un'altra cosa. Pretty Woman si regge tutto sulla scena dei tremila dollari: perché lei avrebbe sì accettato per 2000, ma ne intasca 3000: perché sta lavorando e ha contrattato la propria paga.
Lavare i vetri delle macchine in un autosalone è una cosa; lavare i vetri delle macchine ai semafori è un'altra cosa. Che può avere la dignità della sopravvivenza, se sei un polacco appena giunto in Italia all'inizio degli anni '90, e vuoi trovare un modo per mangiare senza rubare, ma che non è dignitoso né accettabile se invece il tuo progetto di vita è quello di conquistare quel semaforo e farne il tuo luogo lavoro per vent'anni. Umberto D. ci ha insegnato che chiedere l'elemosina nel momento dell'assoluto bisogno non solo non fa perdere, ma anzi fa guadagnare in dignità; chiedere l'elemosina perché non si ha tempo e voglia di andare a cercarsi un lavoro onesto è un'altra cosa.
E chiedere l'elemosina facendosi tastare il culo è, secondo il mio spassionato parere, un po' meno dignitoso che farlo lavando vetri agli incroci.
Se le cose stanno così (e per me stanno così), allora l'artefice della perdita di dignità dell'universo femminile non va cercato tanto nel Drago, come la stampa ha ribattezzato B., bensì in coloro che, in piena consapevolezza di ciò che stavano andando a fare, ha accettato di andare in quella casa e sottostare a quei rituali, non in forza di un accordo, bensì sperando nella magnanimità e generosità del potente.
Sono quelle ragazze che hanno gettato merda sulle donne, ed è ben comprensibile che altre donne, chiuse nel loro piccolo mondo fermo a quarant'anni fa, che non ammette che nella donna possa esserci un po' di male o perlomeno un po' di merda, non riescono ad accettare la realtà: e attribuiscono a Berlusconi la colpa non solo dei mali del Paese, ma anche dello schifo che provano nei confronti di quelle ragazze.
* qui non siamo su wikipedia, e questo è il _mio_ punto di vista. Nei commenti avete tutto il diritto di esprimere il vostro.
** fate pure conto che da qui in avanti sia tutto asteriscato, così allungo la vita della tastiera e risparmio entropia.
**** LOL