martedì 20 aprile 2010

Poi, lo giuro, la pianto.

Però, cazzo, non riesco a tener ferme le mani.
L'antiberlusconiano a cui siamo sempre più affezionati, il Gilioli, anche oggi ha trovato un motivo per prendersela con il Presidente del Consiglio. Anche oggi con un argomento ad hominem, che come ben sa chiunque abbia fatto i precorsi di logica è sempre un cattivo argomento.
Ieri se la prendeva perché Berlusconi ha sorriso per un paio di secondi al funerale, oggi si dichiara un po' infastidito perché il medesimo ha ricevuto l'Eucarestia pur essendo divorziato. E il bello è che il Gilioli si infastidisce pur non essendo neppure cattolico, come egli stesso tiene a precisare.

Be', io pure non sono cattolico, ma ho preso un bel voto all'esame di diritto canonico, e quindi anche questa volta tranquillizzerò il nostro arringapopoli, sperando che prima o poi si decida a indirizzare la propria ira su cose più serie dei sorrisi e delle ostie date o negate.
Il Canone 915 del Codex Juris Canonici recita: «Ad sacram communionem ne admittantur excommunicati et interdicti post irrogationem vel declarationem poenae aliique in manifesto gravi peccato obstinate perseverantes». Vale a dire: «Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto.».
Ora, come in tutti i testi giuridici ben fatti (e il codex Juris Canonici lo è) ciascuna parola ha un proprio senso ben preciso. In particolare, quel "manifesto" e quell',"obstinate perseverantes" non sono lì per dare spunti al professore di latino per il compito in classe di fine mese: esprimono concetti ben precisi.
L'ostinata perseveranza significa «l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale». E non sono io ad affermarlo forte del mio trenta in diritto canonico, bensì il Pontificio Consiglio per i problemi legislativi, nella dichiarazione che potete trovare qui.
Insomma, per farla breve: i divorziati possono accedere al Sacramento dell'Eucarestia. Chi non vi può accedere sono coloro che, divorziati o meno, vivono more uxorio con una persona che non è il coniuge legittimo (secondo il Diritto Canonico). e dato che, come tutti ben sanno, Silvio Berlusconi non vive più in istato di concubinaggio con la signora Miriam Raffaella Bartolini, ecco che non vi è motivo per cui egli non debba accedere al Sacramento.

13 commenti:

arPegaso ha detto...

Grazie, illustrissimo, per le tue perle di cultura giuridica che, fra le altre cose, spiegano, come se ce ne fosse bisogno, perche' certi personaggi vadano buttati alle ortiche.
Grazie e, mi raccomando, continua.

Alessandro ha detto...

Tralascio gli insulti, mi soffermo sul merito: vuoi dire che i festini rosa in Sardegna e le mignotte portate a Palazzo Grazioli non costituiscono un "ostinatato perseverare in peccato grave manifesto"? Ti rendi conto della sciocchezza che hai scritto?
Un caro saluto
ag

m.fisk ha detto...

Non sono io quello che ha scritto il codice di diritto canonico né colui che è chiamato ad interpretarlo. Andare a puttane non è "peccato grave manifesto", secondo la chiesa. Si può essere o meno d'accordo, de jure condendo. Ciò non toglie che ciò è, e il contrario non è.

Alessandro ha detto...

Guarda, siccome la vicenda mi ha appassionato, ho chiesto a un collega vaticanista. Secondo lui il fatto che lo stesso Berlusconi abbia ammesso su diversi giornali di freuentare sessualmente ragazze (anche se "non sapeva che erano prostitute") questo è sicuramente un peccato grave MANIFESTO. Infatti - come riporti anche tu - la chiesa non parla di concubinaggio, ma appunto di comportamento manifesto. Anzi, proprio per la sua ampia divulgazione e ammissione pubblica, il caso di Berlusconi è perfino più manifesto del semplice concubinaggio
Di nuovo un saluto.

m.fisk ha detto...

Questa interpretazione tuttavia contrasta con gli artt. 1645 e 1650 del catechismo della Chiesa cattolica (sintetizzati negli artt. 347 e 349 del compendio. In base ad essi la fornicazione e l'adulterio sono peccati gravemente contrari al Sacramento del matrimonio (e in quanto tali suscettibili di riconciliazione mediante il Sacramento della penitenza); mentre il concubinaggio impedisce di ricevere l'assoluzione sacramentale: il che ben si spiega se, facendo un paragone con il nostro diritto penale, pensiamo che i primi sono reati ormai consumati ed esauritisi, mentre il secondo è continuato e in atto. Per tale motivo, non essendo possibile il pentimento prima della cessazione del rapporto scandaloso, solo per il concubinaggio è prevista l'impossibilità di accedere alla riconciliazione e conseguentemente all'eucarestia.

Lele ha detto...

Mi sembra che stai diventando antigilioliano tanto quanto lui è diventato antiberlusconiano. Con la differenza che l'uno è un giornalista (dell'Espresso), l'altro IL (e "che"!) presidente del consiglio (anche - mio malgrado - "mio").

m.fisk ha detto...

Qui la questione non è di antigiliolismo. Gilioli (che spero riceva le notifiche dei commenti, e quindi anche il presente) è l'esempio più noto -e perciò stesso il più esposto a critiche- di un modo di concepire l'opposizione mediante gli attacchi alla _persona_ di Berlusconi anziché all'_agire_ del medesimo. Io credo che se anziché spendere tempo ed energie a denunciare cosa fa Berlusconi nella vita privata ci si concentrasse sul denunciare i singoli atti che pone in essere o che omette di porre in essere nel suo ruolo istituzionale, avremmo fatto un notevole passo avanti nella lotta al personaggio E alla sua politica.
Non che Repubblica e il Gruppo l'Espresso siano tiepidi in questa lotta; ma tutto lo spazio dato alle Noemi, le D'Addario e giù giù fino alle comunioni è altrettanto spazio sottratto a -chessò- i temi della politica economica inesistente. Spazio sottratto non solo alle pagine dei giornali, ma anche alla mente e al livello d'attenzione degli elettori.

Giacomo Cariello ha detto...

Ero tentato di ricominciare con le quotes da Star Trek ma mi astengo ed entro nel merito: a me non interessa minimanete il gossip su Berlusconi, ma sono stati coloro che l'hanno smenata sui blog per mesi (e ce ne sono anche tra i tuoi lettori) ad aver sostenuto la tesi che questa poteva essere "la volta buona" per dare la spallata al toro ferito.
Il ragionamento di costoro può essere del tipo: per contestare Berlusconi nel merito, bisogna che chi contesta sia in grado di contestare (perchè è competente e non è contestabile a sua volta) e che la platea sia competente almeno quanto è necessario per comprendere la contestazione. Tale condizione non si verifica perchè il popolo è incompetente e disinteressato (e il contestatore incompetente e contestabile), quindi l'unica è colpire Berlusconi ad hominem con quello che capita.

Io, invece, sono più pessimista e non penso che questa strada o quell'altra sortiscano alcun effetto in questo frangente e pertanto conviene riorganizzare le truppe e mandarle all'assalto compatte (seriamente, non compattate dalla polarizzazione antiberlusconiana) quando ci sarà un'occasione concreta di fare breccia. La campagna elettorale permanente pone sempre un criterio di urgenza e mai un criterio di importanza e questo è più deleterio per chi si vuole presentare con dei programmi e delle idee, rispetto a chi vuole vendere fuffa.

Ipazia Sognatrice ha detto...

Ora, io non sono mai andata neanche ai corsi di 'catechismo for dummies', figurati se mi posso mettere a disquisire di diritto canonico. E figurati se quel volpone di Silvio non sarà andato a spulciarsi i codicilli relativi con il suo confessore di fiducia, prima di comunicarsi.

Secondo me il primo fine del post di Gilioli era più anticlericale che antiberlusconiano: la Santa Sede è molto più propensa a cavillare nel proprio merito quando si tratta di Berlusconi o di un parente prossimo (ricordo il matrimonio di Marina B., con un compagno da cui aveva dei figli già settenni, benedetto dalla Santa Sede come se si fosse trattato delle purissime nozze di due giovini verginelli) che non quando ha a che fare con i comuni mortali. Me li immagino, tutti quei preti che di fronte ad una persona divorziata si siano fatti cogliere dal dubbio e si siano messi a scartabellare il codice di diritto canonico, nel bel mezzo della celebrazione eucaristica.

Ai potenti, in genere, è sempre concessa, almeno sulla terra, una possibilità di 'assoluzione' più concreta. che ai comuni peccatori. Silvio non fa eccezione.

Poi ecco, fossi Dio, mi chiedo se, leggendo il codice di diritto canonico, non mi verrebbe il sospetto di esser menato per il naso. Ma si sa, Dio, se c'è, ha cose più importanti della comunione ai divorziati di cui occuparsi. E infatti Dio non c'entra.

Scusa la divagazione e la solo apparente crisi mistica finale.

Thumper ha detto...

Io quoto Ipazia...

(e faccio tesoro della lezione di diritto canonico, da sciorinare alla nonancoraex moglie del mio "more uxorio" che gli fa penare il divorzio "perché altrimenti non posso fare la comunione")

Diego ha detto...

Guarda che hai giurato e ti abbiamo sentito tutti.

Lele ha detto...

@m.fisk
Grazie per la risposta.
Concordo con le tue osservazioni. Faccio notare però che il compito di contestare Berlusconi in ragione del suo agire politico spetterebbe in primis all'opposizione, che invece oggi sembra proprio trasparente. Come fa notare anche Giacomo Cariello "il contestatore è incompetente e contestabile".

Anch'io penso che gli attacchi _alla persona_ siano sterili, e anche di dubbio gusto (nano pelato, psiconano, cainano, ecc.) [Vedi alla voce Brunetta].
Ma a me sembra che non sia questa la ratio che ispira generalmente i post di Giglioli.
Fare la comunione nell'ambito di un evento pubblico come il funerale di un personaggio dello spettacolo fa parte dell'_agire_ di Berlusconi. Agire politico. Quello non è Berlusconi "nella vita privata".

La lotta "al personaggio E alla sua politica." anche tu le distingui: sono due cose diverse, ma la "mente e il livello di attenzione degli elettori" tarati sull'intensità cognitiva modello Drive In non consentono più la distinzione.

Per questo non mi sembra il caso di attaccare Gilioli. Tu stesso, invece di "denunciare i singoli atti che [Berlusconi] pone in essere o che omette di porre in essere nel suo ruolo istituzionale", invece di contestare il contestando, preferisci contestare il contestatore.

Cosa è più utile per combattere l'attuale presidente del consiglio e la sua politica?

Scusate le sbrodolata.

m.fisk ha detto...

http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/04_aprile/21/berlusconi%20%20mons%20fisichella%20%20senza%20piu%20veronica%20puo%20fare%20comunione,23949322.html

 

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