Visto che siamo in tema di letture impegnate, sul numero di maggio 2009 (sì, lo so che siamo in marzo, ma così va il mondo) di Atlantic ci sarà
un articolo di Simon Johnson sulla crisi finanziaria e i piani del governo Obama per superarla.
L'articolo è molto interessante e non molto tecnico, per cui alla portata di chiunque, e -stringendo e semplificando all'osso, voi mi perdonerete- in pratica dice che bisognerebbe perndere un po' di management delle banche e mandarlo a casa, nazionalizzare le banche stesse per ripristinare la fiducia nella solvibilità, e con essa il funzionamento del mercato; dopodiché si potranno anche rivendere le banche così risanate per non tenerle in mano pubblica.
E' un concetto, quello della nazionalizzazione, che non può essere preso neppure in considerazione, negli USA. Io ne parlavo in fondo a
questo post, in una digressione stizzita che mi sono permesso nel mentre raccontavo del funzionamento dei Tremonti Bond; ma certo non conto granché.
Ne parla da tempo anche Krugman, che ha evidenziato le criticità del piano Geithner prima ancora che venisse reso pubblico, e che proprio per tale sua posizione ipercritica ormai è considerato alla stregua di un inguaribile comunista (se ne è accorto perfino
Sofri giovane, leggendo
Newsweek). E se andate a vedere un po' di articoli vecchi tratti da quei siti che sulla colonna qui, a destra, sono marcati come "Economie", probabilmente vedrete che è da qualche mese, che se ne parla.
Ma la cosa veramente interessante è che Simon Johnson non è Krugman o un altro professore universitario, chiuso nella torre d'avorio della sua cattedra, o perlomeno non è solo quello. E' stato
capo economista del
Fondo Monetario Internazionale, vale a dire di quella istituzione che è l'espressione più pura e dura del neoliberismo d'assalto.
L'FMI (o IMF in acronimo inglese) è quell'ente che arriva nei paesi del terzo mondo (e non solo del terzo) disastrati, tipo Argentina, per intenderci, e impone la svendita di tutto il patrimonio pubblico, il taglio ai diritti dei lavoratori e alle pensioni dei pensionati, il rincaro dei servizi e la abolizione della sanità pubblica, per dire. Gente con le palle, insomma, che non guardano in faccia nessuno.
bene: Johnson dice, papale papale, che se gli USA non fossero gli USA, l'FMI imporrebbe la nazionalizzazione delle banche:
The challenges the United States faces are familiar territory to the people at the IMF. If you hid the name of the country and just showed them the numbers, there is no doubt what old IMF hands would say: nationalize troubled banks and break them up as necessary.
E' un punto di vista interessante, da prendere in considerazione seriamente. E per inciso ci dà anche la sensazione della differenza tra la situazione del mercato finanziario americano ed europeo, ed anche se vogliamo delle differenze tra Europa e Italia.
In Europa, infatti, sono state fatte delle nazionalizzazioni, negli scorsi mesi, senza pensarci su troppo (Fortis, per dirne una, e così varie banche inglesi), mentre negli USA non se ne riesce neppure a parlare pubblicamente, e ci si incentra sul problema del bonus ai dirigenti, come se quelli fossero i problemi!
In Italia, a Dio piacendo, il problema proprio non si pone: che sia perché, come dice Tremonti, i banchieri non sanno l'inglese, oppure (come più probabile) perché la Vigilanza di Banca d'Italia è composta da gente che sa fare il suo mestiere (e difatti Tremonti vorrebbe togliere queste persone e mettere in campo i prefetti), sta di fatto che in Italia le Banche hanno la febbre, ma non rischiano certo la pelle.
E' per questo che lo strumento dei Tremonti Bond è più che sufficiente per fronteggiare la situazione attuale: questo a Tremonti gli va riconosciuto; ma bisogna anche tener presente che la sua soluzione ha dovuto fronteggiare un problema di vari ordini di grandezza minore di quello che hanno dovuto fronteggiare i suoi omologhi nel resto del mondo: e ciò non certo per merito suo.