Il Partito democratico, dunque, sceglie una comunicazione improntata alla volontà di cambiare il sistema politico italiano, portandolo verso il bipartitismo.
Lo dice anche l'Economist, con la fine del berlusconismo finisce anche il bipolarismo italiano, finisce quel «sogno di due grandi forze politiche» che proprio lei, Veltroni, aveva coltivato fondando nel 2008 il Partito democratico.
«Il bipolarismo non è bipartitismo, ma la prevalenza di due partiti o coalizioni. E' così anche in Inghilterra, dove accanto alle due forze prevalenti ne esistono altre, che oggi partecipano anche al governo. L'evoluzione del sistema politico italiano dovrà tendere comunque a due grandi coalizioni»
Visualizzazione post con etichetta innominabile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta innominabile. Mostra tutti i post
domenica 21 novembre 2010
giovedì 18 novembre 2010
Del perché sia opportuno fare la donazione a wikipedia

Perché, ad esempio, si può andare a leggere la voce:
Psicosi
I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto del pensiero e disturbi della sensopercezione.* Disturbi di forma del pensiero: alterazioni del flusso ideativo fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;
* Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente delirante.
Grazie, Wikipedia, che mi consenti di capire la realtà d'oggi
Etichette:
innominabile
venerdì 17 settembre 2010
Società civile
Mi ero ripromesso di non occuparmi più del Puffo Fesso, ma talvolta non ci si può trattenere.
Ieri abbiamo avuto il tristo spettacolo di uno, che nella vita non ha mai fatto un lavoro diverso da quello del politico, raccontare che per le prossime elezioni bisogna apprestarsi a trovare un candidato leader della coalizione di centrosinistra rovistando tra i cassonetti della società civile.
Società civile è una buzzword il cui significato, scava scava, vuol dire: «coloro che non fanno il politico di professione». Questo mito della società civile noi lombardi ben lo conosciamo: sono vent'anni che ci sfracassano i marroni proponendoci candidati della società civile ai vari livelli di elezioni locali, e sono vent'anni che il candidato proposto perde miseramente. Certo, è probabile che in Lombardia un candidato di centrosinistra sia destinato a perdere a prescindere, però, avendoci fatto il callo, chi abita quassù è legittimato a pensare che il mito della «società civile» abbia fatto il suo tempo tanto quanto le calze di nylon come strumento per scoparsi le polacche.
L'idea di prender gente dalla società civile equivale a quella di prendere un avvocato per curarsi la gotta, o un veterinario per riparare lo sciaquone otturato del water: io conosco avvocati geniali e veterinari bravissimi, ma se mi si rompe lo scarico del cesso, guarda un po', preferisco affidarmi ad un idraulico.
Perché mai con la politica la cosa dovrebbe funzionare diversamente? Forse governare un paese è più semplice che sostituire un passo rapido?
Ieri abbiamo avuto il tristo spettacolo di uno, che nella vita non ha mai fatto un lavoro diverso da quello del politico, raccontare che per le prossime elezioni bisogna apprestarsi a trovare un candidato leader della coalizione di centrosinistra rovistando tra i cassonetti della società civile.
Società civile è una buzzword il cui significato, scava scava, vuol dire: «coloro che non fanno il politico di professione». Questo mito della società civile noi lombardi ben lo conosciamo: sono vent'anni che ci sfracassano i marroni proponendoci candidati della società civile ai vari livelli di elezioni locali, e sono vent'anni che il candidato proposto perde miseramente. Certo, è probabile che in Lombardia un candidato di centrosinistra sia destinato a perdere a prescindere, però, avendoci fatto il callo, chi abita quassù è legittimato a pensare che il mito della «società civile» abbia fatto il suo tempo tanto quanto le calze di nylon come strumento per scoparsi le polacche.
L'idea di prender gente dalla società civile equivale a quella di prendere un avvocato per curarsi la gotta, o un veterinario per riparare lo sciaquone otturato del water: io conosco avvocati geniali e veterinari bravissimi, ma se mi si rompe lo scarico del cesso, guarda un po', preferisco affidarmi ad un idraulico.
Perché mai con la politica la cosa dovrebbe funzionare diversamente? Forse governare un paese è più semplice che sostituire un passo rapido?
Etichette:
innominabile,
politica
mercoledì 25 agosto 2010
Guardare avanti
Ieri Veltroni ha scritto la sua lettera, e Bordone l'ha commentata punto per punto da par suo. L'avrei fatto anch'io, ne avevo voglia: ma sependo che Matteo ci sarebbe riuscito molto meglio di quanto io non avrei potuto fare, ho preferito limitarmi a scrivere un'altra lettera (a dire il vero si tratta di una cosa fatta a due mani, ma vabbe').
Insomma, ci siamo divertiti un po', e ringraziamo per questo l'Innominabile. Ora però è il momento di diventare seri.
Quella lettera al Corriere dimostra una serie di cose. Anzitutto, che Veltroni è malato. Grave.
Si chiama psicosi quel disturbo psichiatrico che, per prendere la definizione di Wikipedia, comporta alterazioni del flusso ideativo fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca. E ditemi voi se in una frase come "quasi sessanta [governi] in cinquanta anni, come l'andamento del debito pubblico testimonia in modo agghiacciante" non si riscontra una grave alterazione del senso associativo; se "senza Berlusconi in Italia potremo finalmente avere un vero bipolarismo" non dimostra incoerenza; se "sono stato tra i pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non solo mie)" non dimostra tangenzialità e se, infine, "se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare il Paese" non dimostra fuga disperata delle idee.
La lettera inoltre dimostra, anzi conferma, ciò che sappiamo da tempo: che il Puffo Triste è un mago nell'uso degli aggettivi e degli avverbi; peccato che la lettera sia piena solo di quelli, mentre difetti drammaticamente di sostantivi e predicati. Non un solo concetto, ha espresso il meschino. Aria fritta: condita con aromi tropicali, ma pur sempre aria fritta.
Perché questo pippone, vi starete chiedendo: semplice: perché una cosa è necessario ricordarla, in ogni momento che Dio ci concede su questa terra; una cosa dev'essere il nostro ultimo pensiero prima di andare a letto e il primo quando ci svegliamo.
Noi abbiamo rischiato (poco, ma abbiamo rischiato) di essere governati da Valter Weltroni. Concentratevi bene su questa frase: governati da Walter Veltroni. Grazie al perverso meccanismo maggioritario-bipolare, del quale non a caso Veltroni è uno dei maggiori sostenitori e che fosse per lui avrebbe inasprito, abbiamo rischiato di trovarci per anni in balìa di un folle psicopatico. Uno che avrebbe affrontato la crisi economica a colpi di aggettivazioni suadenti.
Uno che di fronte al terremoto dell'Aquila avrebbe inviato casse di libri, con l'effetto che ben conosce chi abbia visto La Grande Illusion o abbia letto il Don Chisciotte.
Io, lo dico con franchezza e sapendo che alcuni leggendomi troveranno una conferma dell'opinione, sbagliata, che hanno di me, sono F.E.L.I.C.E che a Palazzo Chigi ci sia Berlusconi. Che sarà pure un ladro, un truffatore, un mezzo mafioso, e magari potrebbe anche essere un pedofilo e uno spacciatore di crack. Ma non è un cretino.
E se devo farmi governare da qualcuno, preferisco di gran lunga un brigante che un cretino: perché il brigante fa gli interessi suoi e poi, magari, in fondo in fondo, una volta messosi al sicuro, farà anche i miei e quelli della collettività. Un cretino, invece, è capace solo di fare del male a sé stesso e a tutti gli altri.
Quando ci saranno nuove elezioni; quando si discuterà di nuove leggi elettorale, ricordatevi senpre cosa vuol dire bipolarismo o bipartitismo: ricordate sempre che il maggioritario rischia di obbligarvi a scegliere tra Berlusconi e Veltroni. Se lo farete, rabbrividerete come me e vi augurerete il ritorno al proporzionale più puro.
Insomma, ci siamo divertiti un po', e ringraziamo per questo l'Innominabile. Ora però è il momento di diventare seri.
Quella lettera al Corriere dimostra una serie di cose. Anzitutto, che Veltroni è malato. Grave.
Si chiama psicosi quel disturbo psichiatrico che, per prendere la definizione di Wikipedia, comporta alterazioni del flusso ideativo fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca. E ditemi voi se in una frase come "quasi sessanta [governi] in cinquanta anni, come l'andamento del debito pubblico testimonia in modo agghiacciante" non si riscontra una grave alterazione del senso associativo; se "senza Berlusconi in Italia potremo finalmente avere un vero bipolarismo" non dimostra incoerenza; se "sono stato tra i pochi che si sono fatti da parte davvero (caricandomi responsabilità certo non solo mie)" non dimostra tangenzialità e se, infine, "se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare il Paese" non dimostra fuga disperata delle idee.
La lettera inoltre dimostra, anzi conferma, ciò che sappiamo da tempo: che il Puffo Triste è un mago nell'uso degli aggettivi e degli avverbi; peccato che la lettera sia piena solo di quelli, mentre difetti drammaticamente di sostantivi e predicati. Non un solo concetto, ha espresso il meschino. Aria fritta: condita con aromi tropicali, ma pur sempre aria fritta.
Perché questo pippone, vi starete chiedendo: semplice: perché una cosa è necessario ricordarla, in ogni momento che Dio ci concede su questa terra; una cosa dev'essere il nostro ultimo pensiero prima di andare a letto e il primo quando ci svegliamo.
Noi abbiamo rischiato (poco, ma abbiamo rischiato) di essere governati da Valter Weltroni. Concentratevi bene su questa frase: governati da Walter Veltroni. Grazie al perverso meccanismo maggioritario-bipolare, del quale non a caso Veltroni è uno dei maggiori sostenitori e che fosse per lui avrebbe inasprito, abbiamo rischiato di trovarci per anni in balìa di un folle psicopatico. Uno che avrebbe affrontato la crisi economica a colpi di aggettivazioni suadenti.
Uno che di fronte al terremoto dell'Aquila avrebbe inviato casse di libri, con l'effetto che ben conosce chi abbia visto La Grande Illusion o abbia letto il Don Chisciotte.
Io, lo dico con franchezza e sapendo che alcuni leggendomi troveranno una conferma dell'opinione, sbagliata, che hanno di me, sono F.E.L.I.C.E che a Palazzo Chigi ci sia Berlusconi. Che sarà pure un ladro, un truffatore, un mezzo mafioso, e magari potrebbe anche essere un pedofilo e uno spacciatore di crack. Ma non è un cretino.
E se devo farmi governare da qualcuno, preferisco di gran lunga un brigante che un cretino: perché il brigante fa gli interessi suoi e poi, magari, in fondo in fondo, una volta messosi al sicuro, farà anche i miei e quelli della collettività. Un cretino, invece, è capace solo di fare del male a sé stesso e a tutti gli altri.
Quando ci saranno nuove elezioni; quando si discuterà di nuove leggi elettorale, ricordatevi senpre cosa vuol dire bipolarismo o bipartitismo: ricordate sempre che il maggioritario rischia di obbligarvi a scegliere tra Berlusconi e Veltroni. Se lo farete, rabbrividerete come me e vi augurerete il ritorno al proporzionale più puro.
Etichette:
berlusconi,
innominabile
martedì 24 agosto 2010
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Questo blog si onora di aver ricevuto in anteprima la lettera di una delle più lucide menti del nostro Paese, che verrà pubblicata domani sul prestigioso New York Times. E' con malcelato orgoglio che la condivido con i miei lettori.
Dear Director, my friend,
ti chiedo ospitalità sulle colonne di questo tuo prestigioso e libero giornale per rivolgermi a quella parte del mio Paese onesta e integra che vede come metà del proprio lavoro di un anno non riesca a finanziare un progetto semplice e banale come il Ponte sullo Stretto di Messina. A quella parte del mio Paese che si chiede come mai non si riesca ad organizzare un Festival del Cinema degno di questo nome.
Scrivo a quella parte buona e operosa del mio Paese che ancor oggi rimpiange i tempi in cui vigeva un sano e dialettico confronto tra coloro che possedevano la figu di Pizzaballa e coloro che ancora la stavano cercando.
Scrivo perché Io ho pieno titolo per farlo da queste pagine, perché solo due anni fa ben 14 milioni di Italiani mi hanno votato. Eppure ho perso: se invece avessi vinto, in questo momento Berlusconi non governerebbe il Paese. Molti sono i motivi per cui ciò non è successo. Per cominciare da quel milione e mezzo di italiani che inspiegabilmente hanno preferito votare il principale esponente dello schieramento a me avverso, come se le elezioni politiche fossero il televoto di una trasmissione della TV-spazzatura.
La colpa non è degli Italiani (ma chi sono gli Italiani?), ma di chi ha portato il Paese allo sfarinamento dei più solidi valori e alla disgregazione di un moderno e maturo bipolarismo. Mentre stanno per essere messe in circolo emissioni consistenti di titoli pubblici per finanziare il nostro abnorme debito, il Partito che Io ho creato sembra immerso nello scenario dei "Dieci Ragazzi Per Me Posson Bastare" di Lucio Battisti.
Dario Franceschini, Rosi Bindi, Carletto Ancelotti, Pippo Civati, Debora Serracchiani, Veronica Lario, Enrico Mentana, Elio Germano. Nel corso degli ultimi due anni gli Italiani hanno creduto in tutte queste figure limpide e democratiche, e nonostante ciò non siamo riusciti a resistere alla pressione delle spinte populistiche e degli ideologismi di varia natura, malgrado Io mi sia avvalso anche dell'aiuto delle facce più nuove e migliori del Paese quali, ad esempio, Jovanotti, Marianna Madia, Nicola Piovani. e Tonino Guerra. Per non parlare dei miei cinquemila amici di Facebook e del nobile Circolo dei Mille.
Se ci fosse un semipresidenzialismo Berlusconi rafforzerebbe il sistema livido che ci governa, mentre Io sarei più propenso a sponsorizzare una Repubblica acefala che ascolta e decide.
La minaccia di un «regime autoritario» di stampo russo o cinese si fa sempre più concreta, portando con sé un principio di disunità che reclama poteri centrali forti e semplificati, come ben hanno anticipato le analisi di John Le Carrè le "Il Sarto di Panama" e il mio amico Woody Allen in "Crimini e Misfatti".
Tutto ciò ci allontana da quei valori liberal, democratici e nuovi che hanno fatto sì che Io fossi considerato, nel mio Paese, come l'"Obama bianco" anche se ad esser sincero mi sento più vicino al modello di Jed Bartlet, ma più colto e introspettivo.
Per realizzare questo mio progetto avevo designato anche il McGarry italiano: un uomo vincente non solo per la sua stazza, che mi ha condotto a intraprendere scelte innovative e coraggiose ma anche semplificazioni e alleggerimenti.
Le culture di progresso fanno correre un Paese come un cavallo che salta l'ostacolo. Un Paese ricco di cultura, arte, pensiero elevato. Un Paese di Santi, di Eroi, di Navigatori, di Trasmigratori. Non è retorica.
Berlusconi è stato un limite drammatico per il bipolarismo, perché mi ha impedito di scegliermi a piacimento l'avversario che preferivo. Senza di lui avrei vinto ed avrei costruito una politica più ferma ma anche più decisionale. Certo, non avrei scritto alcuni dei migliori romanzi di questo scorcio di millennio e non avrei potuto comperar casa nel vostro libero e moderno Paese, ma avrei dato alla democrazia la capacità di guidare davvero la società italiana.
Quest'estate torrida mi ha visto combattere da solo, anzitutto perché ho rifiutato con serenità e pacatezza tutti i prestigiosi incarichi che mi sono stati offerti, e in secondo luogo perché non ho trovato alleanze credibili e all'altezza del mio progetto d'imporre per legge le visite guidate alla Cappella Palatina di Palermo e alla galleria di Diana di Venaria Reale. Io stesso, del resto, quando ero Sindaco di Roma amavo far affacciare al balconcino del mio ufficio gli ospiti che venivano nella Città Eterna apposta per trovarmi, mostrando loro lo splendore millenario dei Fori Imperiali, che solo per un azzardo del destino non ho potuto costruire Io stesso.
Il nostro Paese non può essere dominato da passioni tristi, e del resto, come tutti sanno, Io triste non lo sono affatto.
Take care,
Walter Veltroni.
Dear Director, my friend,
ti chiedo ospitalità sulle colonne di questo tuo prestigioso e libero giornale per rivolgermi a quella parte del mio Paese onesta e integra che vede come metà del proprio lavoro di un anno non riesca a finanziare un progetto semplice e banale come il Ponte sullo Stretto di Messina. A quella parte del mio Paese che si chiede come mai non si riesca ad organizzare un Festival del Cinema degno di questo nome.
Scrivo a quella parte buona e operosa del mio Paese che ancor oggi rimpiange i tempi in cui vigeva un sano e dialettico confronto tra coloro che possedevano la figu di Pizzaballa e coloro che ancora la stavano cercando.
Scrivo perché Io ho pieno titolo per farlo da queste pagine, perché solo due anni fa ben 14 milioni di Italiani mi hanno votato. Eppure ho perso: se invece avessi vinto, in questo momento Berlusconi non governerebbe il Paese. Molti sono i motivi per cui ciò non è successo. Per cominciare da quel milione e mezzo di italiani che inspiegabilmente hanno preferito votare il principale esponente dello schieramento a me avverso, come se le elezioni politiche fossero il televoto di una trasmissione della TV-spazzatura.
La colpa non è degli Italiani (ma chi sono gli Italiani?), ma di chi ha portato il Paese allo sfarinamento dei più solidi valori e alla disgregazione di un moderno e maturo bipolarismo. Mentre stanno per essere messe in circolo emissioni consistenti di titoli pubblici per finanziare il nostro abnorme debito, il Partito che Io ho creato sembra immerso nello scenario dei "Dieci Ragazzi Per Me Posson Bastare" di Lucio Battisti.
Dario Franceschini, Rosi Bindi, Carletto Ancelotti, Pippo Civati, Debora Serracchiani, Veronica Lario, Enrico Mentana, Elio Germano. Nel corso degli ultimi due anni gli Italiani hanno creduto in tutte queste figure limpide e democratiche, e nonostante ciò non siamo riusciti a resistere alla pressione delle spinte populistiche e degli ideologismi di varia natura, malgrado Io mi sia avvalso anche dell'aiuto delle facce più nuove e migliori del Paese quali, ad esempio, Jovanotti, Marianna Madia, Nicola Piovani. e Tonino Guerra. Per non parlare dei miei cinquemila amici di Facebook e del nobile Circolo dei Mille.
Se ci fosse un semipresidenzialismo Berlusconi rafforzerebbe il sistema livido che ci governa, mentre Io sarei più propenso a sponsorizzare una Repubblica acefala che ascolta e decide.
La minaccia di un «regime autoritario» di stampo russo o cinese si fa sempre più concreta, portando con sé un principio di disunità che reclama poteri centrali forti e semplificati, come ben hanno anticipato le analisi di John Le Carrè le "Il Sarto di Panama" e il mio amico Woody Allen in "Crimini e Misfatti".
Tutto ciò ci allontana da quei valori liberal, democratici e nuovi che hanno fatto sì che Io fossi considerato, nel mio Paese, come l'"Obama bianco" anche se ad esser sincero mi sento più vicino al modello di Jed Bartlet, ma più colto e introspettivo.
Per realizzare questo mio progetto avevo designato anche il McGarry italiano: un uomo vincente non solo per la sua stazza, che mi ha condotto a intraprendere scelte innovative e coraggiose ma anche semplificazioni e alleggerimenti.
Le culture di progresso fanno correre un Paese come un cavallo che salta l'ostacolo. Un Paese ricco di cultura, arte, pensiero elevato. Un Paese di Santi, di Eroi, di Navigatori, di Trasmigratori. Non è retorica.
Berlusconi è stato un limite drammatico per il bipolarismo, perché mi ha impedito di scegliermi a piacimento l'avversario che preferivo. Senza di lui avrei vinto ed avrei costruito una politica più ferma ma anche più decisionale. Certo, non avrei scritto alcuni dei migliori romanzi di questo scorcio di millennio e non avrei potuto comperar casa nel vostro libero e moderno Paese, ma avrei dato alla democrazia la capacità di guidare davvero la società italiana.
Quest'estate torrida mi ha visto combattere da solo, anzitutto perché ho rifiutato con serenità e pacatezza tutti i prestigiosi incarichi che mi sono stati offerti, e in secondo luogo perché non ho trovato alleanze credibili e all'altezza del mio progetto d'imporre per legge le visite guidate alla Cappella Palatina di Palermo e alla galleria di Diana di Venaria Reale. Io stesso, del resto, quando ero Sindaco di Roma amavo far affacciare al balconcino del mio ufficio gli ospiti che venivano nella Città Eterna apposta per trovarmi, mostrando loro lo splendore millenario dei Fori Imperiali, che solo per un azzardo del destino non ho potuto costruire Io stesso.
Il nostro Paese non può essere dominato da passioni tristi, e del resto, come tutti sanno, Io triste non lo sono affatto.
Take care,
Walter Veltroni.
Etichette:
innominabile
lunedì 10 maggio 2010
Si aprì la porta e non entrò nessuno: era Cariglia

E la cosa più curiosa di tutte è che la catarsi coinvolge anche il capo che, finalmente, si decide a lasciare il posto. Non importa quanti svarioni o quante marachelle abbia commesso: con le dimissioni, magari seguite da un ritiro in campagna o su un'isoletta lontana dalle rotte più battute, il dimissionario riesce a costruirsi una nuova credibilità.Tempo addietro avevo scritto queste parole, confidando che WV si togliesse dai coglioni, con le sue frasette vuote di senso e il suo occhio da bovino lesso.
Dopo poco più di un mese in effetti l'innobinabile si dimise, e tutti speravamo che se ne sarebbe andato in Africa a schiacciare zanzare: perché i danni che aveva fatto nei non moltissimi mesi di leaderaggio della sinistra necessitavano di altrettanti lustri di penitenza per poter essere non dico perdonati, ma perlomeno sfumare nella memoria.
Non è durata, ahinoi, e l'unico politico che è riuscito del difficile compito di farci rivalutare la figura del recentemente scomparso Antonio Cariglia (che al confronto di WV aveva la statura morale e ideologica del Colosso di Rodi) si è ripresentato ora sulla scena politica, partecipando al congresso di un gruppuscolo dissidente che gli fa capo (lui, che aveva detto peste e corna di chi gli remava contro, quando i dissidenti erano coloro che non la vedevano come lui).
Intervento in grandissimo spolvero, quello di Cortona: «serve che il Pd mantenga la sua identità»; «in una società come la nostra è sbagliato pensare ad un partito pesante»; «sbagliamo se ci arrocchiamo, la sfida è aprirsi»; «Obama non ha detto 'devo cercare di allearmi con qualcuno'» (ma sciacquati la bocca, grandissimo pezzo d'idiota: non hai capito che quello manco sa chi cazzo sei? Tu, cretino che hai avuto il coraggio di rivendicare l'elezione di Obama come una vittoria del tuo partito?); «il coraggio del lungo respiro»; «accendere la fiducia»; «La sfida è aprirci, cercare le forme e il linguaggio dell'apertura».
Insomma: quella gran messe di espressioni, che sono l'unica vera specialità del Povero Orfanello, e che hanno l'unico significato di dire al pubblico: «guardate come sono bravo».
Espressioni talmente vuote di contenuti che possono essere agevolmente riempite dei desideri di ciascuno: come le macchie di Rorschach, nelle quali ognuno vede il riflesso dei propri pensieri.
Etichette:
innominabile
lunedì 26 aprile 2010
Il compagno Fini
Già da tempo Gianfranco Fini è visto con un certo favore da gran parte dell'elettorato di centrosinistra. Tra gli elementi che hanno fatto breccia nel cuore di molti che un tempo lo consideravano semplicemente un fascista, possiamo ricordare: il suo senso dello Stato che si distingue dialetticamente dalla concezione berlusconiana dell'esercizio del potere come fonte di arricchimento o comunque di utilità personale; l'attenzione ai problemi dell'integrazione e della cittadinanza, con le proposte di consentire il voto amministrativo agli immigrati e semplificare il processo di naturalizzazione; il giusto rilievo dato al principio di laicità, ben espresso nel caso di Eluana Englaro e nella discussione delle proposte sul testamento biologico; le aperture in tema di omosessualità e riconoscimento delle coppie di fatto. E potremmo proseguire.
Dopo lo showdown di giovedì scorso alla Direzione Nazionale del PdL l'entusiasmo per questo politico, già delfino di Almirante, ha raggiunto vertici insospettabili fino a poche settimane fa: al punto che taluni, non troppo provocatoriamente, vedrebbero meglio lui al posto di Bersani quale leader del Partito Democratico o perlomeno ne preconizzano un ruolo di sponda.
In effetti non si tratta di una cosa nuova: ai tempi in cui si faceva politica nei licei, e magari ogni tanto ce le si dava di santa ragione, capitava spessissimo che su molte tematiche (chessò: il ruolo dell'Italia nella NATO, la lotta alla corruzione, la moralizzazione della vita pubblica, il supporto a movimenti autonomistici come in EIRE e in Palestina) le posizioni dei rossi e dei fasci fossero tra loro perfettamente sovrapponibili.
Tale comunanza di obiettivi tattici ingenerava una notevole confusione nel quattordicenne dell'epoca, che maturava la convinzione che quelli del Fronte della Gioventù fossero dei naturali alleati contro i ciellini e i repubblicani, e si chiedeva perché mai non ci si potesse mettere insieme per menare costoro, anziché menarsi tra uguali.
Interveniva allora la lezioncina che spiegava quali siano i valori della Destra e quali i valori della Sinistra, evidenziando che malgrado la comunanza di obiettivi tattici, le ideee stesse di società dei due fronti siano tra loro antitetiche; e come per avere una comprensione delle differenze occorra guardare ai grandi sistemi e non solo alla battaglia del giorno dopo.
Si imparava così che la dialettica tra Destra e Sinistra può declinarsi in una congerie di dicotomie: Doveri/Diritti; Egualitarismo/Liberismo; Individualismo/Collettivismo; Responsabilità individuale/Protezione sociale; Gerarchia/Libertà; Nazionalismo/Internazionalismo; Patriottismo/Multiculturalismo; Corporativismo/Conflitto tra classi (e mi scuserete se butto lì un po' di roba, troppo di fretta).
Orbene, di tutti questi valori non ve ne è uno solo che Gianfranco Fini abbia mostrato di aver abbandonato o anche solo messo in secondo piano.
Gianfranco Fini è, solidamente, un uomo di destra: uno che pensa che prima venga lo Stato e poi gli individui, che la Patria sia il primo bene; che lo Stato debba regolare ma non correggere i vizi del mercato; che la stratificazione sociale sia funzionale allo sviluppo e che i correttivi debbano intervenire solo nella misura in cui servano a limitare le tensioni sociali; che le Regole vadano seguite in quanto Regole.
Il problema sta a Sinistra: sta nel fatto che è la Sinistra italiana che in questi ultimi tre lustri ha perso la propria natura, trasformandosi in una mera associazione elettorale contro Berlusconi. Del resto il concetto stesso di Sinistra è sparito: si parla di Centrosinistra e non per caso, se pensiamo che gli unici governi riconducibili a quest'area sono stati diretti da un uomo che viene da una tradizione del tutto diversa: e difatti le istanze di sinistra, quali potrebbero essere l'appiattimento della curva di Lorenz o il rafforzamento della tutela dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro, non hanno avuto alcuno spazio.
Non parliamo poi di Veltroni, che per portare in Parlamento gli industriali del Nord-Est è riuscito persino a (re)inventarsi il Patto tra Produttori: vale a dire il principio fondamentale alla base della Carta del Lavoro. Carta del Lavoro che a sua volta non è del 1997 e non è figlia di Marco Biagi: è di Giuseppe Bottai, è del 1927 ed è stata uno dei documenti fondamentali dello Stato fascista.
Insomma: il problema identitario non pertiene a Gianfranco Fini, bensì alla sinistra. E finché la Sinistra si preoccuperà di Berlusconi, della metodologia terapeutica delle sue disfunzioni erettili e dello stato di purezza nel quale riceve il Corpo di Cristo; ebbene fino ad allora quella Sinistra non sarà mai in grado di capire perché Gianfranco Fini sia un avversario e non un potenziale alleato.
Fortuna che Fini lo capisce bene, almeno lui.
Dopo lo showdown di giovedì scorso alla Direzione Nazionale del PdL l'entusiasmo per questo politico, già delfino di Almirante, ha raggiunto vertici insospettabili fino a poche settimane fa: al punto che taluni, non troppo provocatoriamente, vedrebbero meglio lui al posto di Bersani quale leader del Partito Democratico o perlomeno ne preconizzano un ruolo di sponda.
In effetti non si tratta di una cosa nuova: ai tempi in cui si faceva politica nei licei, e magari ogni tanto ce le si dava di santa ragione, capitava spessissimo che su molte tematiche (chessò: il ruolo dell'Italia nella NATO, la lotta alla corruzione, la moralizzazione della vita pubblica, il supporto a movimenti autonomistici come in EIRE e in Palestina) le posizioni dei rossi e dei fasci fossero tra loro perfettamente sovrapponibili.
Tale comunanza di obiettivi tattici ingenerava una notevole confusione nel quattordicenne dell'epoca, che maturava la convinzione che quelli del Fronte della Gioventù fossero dei naturali alleati contro i ciellini e i repubblicani, e si chiedeva perché mai non ci si potesse mettere insieme per menare costoro, anziché menarsi tra uguali.
Interveniva allora la lezioncina che spiegava quali siano i valori della Destra e quali i valori della Sinistra, evidenziando che malgrado la comunanza di obiettivi tattici, le ideee stesse di società dei due fronti siano tra loro antitetiche; e come per avere una comprensione delle differenze occorra guardare ai grandi sistemi e non solo alla battaglia del giorno dopo.
Si imparava così che la dialettica tra Destra e Sinistra può declinarsi in una congerie di dicotomie: Doveri/Diritti; Egualitarismo/Liberismo; Individualismo/Collettivismo; Responsabilità individuale/Protezione sociale; Gerarchia/Libertà; Nazionalismo/Internazionalismo; Patriottismo/Multiculturalismo; Corporativismo/Conflitto tra classi (e mi scuserete se butto lì un po' di roba, troppo di fretta).
Orbene, di tutti questi valori non ve ne è uno solo che Gianfranco Fini abbia mostrato di aver abbandonato o anche solo messo in secondo piano.
Gianfranco Fini è, solidamente, un uomo di destra: uno che pensa che prima venga lo Stato e poi gli individui, che la Patria sia il primo bene; che lo Stato debba regolare ma non correggere i vizi del mercato; che la stratificazione sociale sia funzionale allo sviluppo e che i correttivi debbano intervenire solo nella misura in cui servano a limitare le tensioni sociali; che le Regole vadano seguite in quanto Regole.
Il problema sta a Sinistra: sta nel fatto che è la Sinistra italiana che in questi ultimi tre lustri ha perso la propria natura, trasformandosi in una mera associazione elettorale contro Berlusconi. Del resto il concetto stesso di Sinistra è sparito: si parla di Centrosinistra e non per caso, se pensiamo che gli unici governi riconducibili a quest'area sono stati diretti da un uomo che viene da una tradizione del tutto diversa: e difatti le istanze di sinistra, quali potrebbero essere l'appiattimento della curva di Lorenz o il rafforzamento della tutela dei lavoratori nei confronti dei datori di lavoro, non hanno avuto alcuno spazio.
Non parliamo poi di Veltroni, che per portare in Parlamento gli industriali del Nord-Est è riuscito persino a (re)inventarsi il Patto tra Produttori: vale a dire il principio fondamentale alla base della Carta del Lavoro. Carta del Lavoro che a sua volta non è del 1997 e non è figlia di Marco Biagi: è di Giuseppe Bottai, è del 1927 ed è stata uno dei documenti fondamentali dello Stato fascista.
Insomma: il problema identitario non pertiene a Gianfranco Fini, bensì alla sinistra. E finché la Sinistra si preoccuperà di Berlusconi, della metodologia terapeutica delle sue disfunzioni erettili e dello stato di purezza nel quale riceve il Corpo di Cristo; ebbene fino ad allora quella Sinistra non sarà mai in grado di capire perché Gianfranco Fini sia un avversario e non un potenziale alleato.
Fortuna che Fini lo capisce bene, almeno lui.
Etichette:
berlusconi,
destra,
innominabile,
politica,
sinistra
domenica 21 marzo 2010
Panini suoi
Se Veltroni fosse un uomo politico (il che non sarebbe chiedere troppo, ad uno che nel 2007 è riuscito a far credere a qualche milione di persone di poter essere uno statista) oggi avrebbe potuto trovare l'occasione giusta per parlare della sua cara America, anziché della Juventus (ma anche della Roma).
Perché motivi ce n'erano, per far spendere una parola al più supino e acritico ammiratore del sistema politico e sociale di di costà.
Oggi, come è a tutti noto, la camera dei rappresentanti voterà la riforma sanitaria voluta da Obama. Questo evento, il cui esito ancor adesso, a poche ore dall'inizio delle votazioni, è ancora incerto, ci fornisce uno scorcio della suprema differenza tra i nostri paesi.
Da un lato infatti è per me semplicemente incomprensibile che vi sia uno Stato che -almeno fino ad oggi- non garantisce ai propri cittadini, tutti e indiscriminatamente, il bene supremo della salute fisica. E' un bene che, nel mio modo di vedere, viene ben prima di altri beni effettivamente garantiti, quali la sicurezza personale, la protezione dalle agressioni delle potenze straniere, la qualità del cibo ingerito e perfino la felicità. Senza salute non c'è felicità, e senza vita l'invasione dei rossi è un evento ininfluente, salvo per chi creda nella metempsicosi.
Questo dimostra che gli Stati Uniti non hanno solo da insegnarci, ma anche da imparare. E viceversa: perché quale miglior prova della qualità di una Costituzione vecchia di quasi due secoli e mezzo, il fatto che ancor oggi quel principio di separazione dei poteri, il quale era stato teorizzato solo vent'anni prima, sia ancor oggi pienamente efficiente? Ci sono tanti meccanismi farraginosissimi nella costituzione degli USA, ma il fatto che l'Esecutivo sia sottomesso al Legislativo laggiù è una realtà; come pure è una realtà l'assenza di vincolo di mandato e il rapporto diretto del parlamentare con la propria coscienza e i propri elettori (i maliziosi ci aggiungeranno anche i propri lobbisti).
Il voto di oggi, e le attese della vigilia, dimostrano che West Wing è una fedele riproduzione di ciò che realmente avviene a Washington, D.C.
Walter avrebbe potuto quardare un po' più di TV, anziché proseguire la collezione di figurine: perché il suo silenzio di oggi dimostra che la sua idea dell'America è esattamente come l'idea che avevo io di Parigi, da adolescente, prima di esservi andato la prima volta: un posto di delizie, bellezza e divertimento continuo.
Quella Parigi non esisteva, e l'America di Walter pure esiste solo nella sua testa. bacata.
Perché motivi ce n'erano, per far spendere una parola al più supino e acritico ammiratore del sistema politico e sociale di di costà.
Oggi, come è a tutti noto, la camera dei rappresentanti voterà la riforma sanitaria voluta da Obama. Questo evento, il cui esito ancor adesso, a poche ore dall'inizio delle votazioni, è ancora incerto, ci fornisce uno scorcio della suprema differenza tra i nostri paesi.
Da un lato infatti è per me semplicemente incomprensibile che vi sia uno Stato che -almeno fino ad oggi- non garantisce ai propri cittadini, tutti e indiscriminatamente, il bene supremo della salute fisica. E' un bene che, nel mio modo di vedere, viene ben prima di altri beni effettivamente garantiti, quali la sicurezza personale, la protezione dalle agressioni delle potenze straniere, la qualità del cibo ingerito e perfino la felicità. Senza salute non c'è felicità, e senza vita l'invasione dei rossi è un evento ininfluente, salvo per chi creda nella metempsicosi.
Questo dimostra che gli Stati Uniti non hanno solo da insegnarci, ma anche da imparare. E viceversa: perché quale miglior prova della qualità di una Costituzione vecchia di quasi due secoli e mezzo, il fatto che ancor oggi quel principio di separazione dei poteri, il quale era stato teorizzato solo vent'anni prima, sia ancor oggi pienamente efficiente? Ci sono tanti meccanismi farraginosissimi nella costituzione degli USA, ma il fatto che l'Esecutivo sia sottomesso al Legislativo laggiù è una realtà; come pure è una realtà l'assenza di vincolo di mandato e il rapporto diretto del parlamentare con la propria coscienza e i propri elettori (i maliziosi ci aggiungeranno anche i propri lobbisti).
Il voto di oggi, e le attese della vigilia, dimostrano che West Wing è una fedele riproduzione di ciò che realmente avviene a Washington, D.C.
Walter avrebbe potuto quardare un po' più di TV, anziché proseguire la collezione di figurine: perché il suo silenzio di oggi dimostra che la sua idea dell'America è esattamente come l'idea che avevo io di Parigi, da adolescente, prima di esservi andato la prima volta: un posto di delizie, bellezza e divertimento continuo.
Quella Parigi non esisteva, e l'America di Walter pure esiste solo nella sua testa. bacata.
Etichette:
america,
innominabile
martedì 2 marzo 2010
Per la contradizion che nol consente
«L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa in questo momento.» Veltroni Walter, Roma, 26 ottobre 2008
«Guarda, io a questa cosa che il Paese è migliore della classe politica non ho mai creduto: in fondo il Paese sceglie la sua classe politica, la esprime.» Veltroni Walter, Corriere TV, 2 marzo 2010
«Guarda, io a questa cosa che il Paese è migliore della classe politica non ho mai creduto: in fondo il Paese sceglie la sua classe politica, la esprime.» Veltroni Walter, Corriere TV, 2 marzo 2010
Etichette:
innominabile
domenica 15 novembre 2009
Quel che mi piace della Rete
Che le cose restano, e si ritrovano facilmente.
Facile, oggi, parlare di Veltroni e scaricargli sopra badilate di merda. Che se le merita, per carità.
Ma talora ti fa più innervosire il fatto che uno sia passato dalla tua parte, piuttosto che se ne resti dalla sua: perché oggi son bravi tutti, a dire quant'è coglione, il Puffo Triste, e quanto sono stati imbecilli quelli che hanno creduto in lui, e quanto il minestrone binettiano fosse una puttanata, e il maggioritario "io son io e voi non siete un cazzo" vada bene solo per il Marchese del Grillo.
Quanti 26 luglio deve ancora vivere, questo paese?
Etichette:
innominabile,
pd
giovedì 10 settembre 2009
Occasioni perdute
Sarà lo scampato pericolo; sarà un residuo di affezione; sarà la simpatia istintiva che si prova per i vinti e i perdenti. Sarà pure, un po', che il dibattito per la scelta del segretario del partito democratico è solo un poco meno avvincente del torneo settimanale di scopa d'assi della Baggina.
Sta di fatto che in questi giorni mi va di parlare del Puffo Triste: che è come sparare sull'ambulanza ma non è vietato dalla Convenzione di Ginevra.
E quindi vi dico che ier sera, vedendo la mia puntata serale di West Wing, ho realizzato che lui, quello che voleva introdurre l'inglese come lingua ufficiale, sostituire i monumenti a Garibaldi con quelli a JF Kennedy e la Nutella con il burro d'arachidi, non ha mai visto West Wing.
Peccato, Walter!
poi la smetto, però. davvero.
Sta di fatto che in questi giorni mi va di parlare del Puffo Triste: che è come sparare sull'ambulanza ma non è vietato dalla Convenzione di Ginevra.
E quindi vi dico che ier sera, vedendo la mia puntata serale di West Wing, ho realizzato che lui, quello che voleva introdurre l'inglese come lingua ufficiale, sostituire i monumenti a Garibaldi con quelli a JF Kennedy e la Nutella con il burro d'arachidi, non ha mai visto West Wing.
Peccato, Walter!
poi la smetto, però. davvero.
Etichette:
innominabile
mercoledì 9 settembre 2009
Piccola storia su Edipo
Il papà del Puffo Triste ha portato Mike Bongiorno in Italia.
Mike Bongiorno ha portato il PresConsMin al successo nei media.
Il successo nei media ha portato il PresConsMin al successo in politica.
Il Puffo Triste ha sfidato il PresConsMin. E ha perso.
Ecco il motivo per cui il Puffo Triste non ha mai detto il nome del suo avversario: suo padre.
Ed ecco perché ha perso.
Mike Bongiorno ha portato il PresConsMin al successo nei media.
Il successo nei media ha portato il PresConsMin al successo in politica.
Il Puffo Triste ha sfidato il PresConsMin. E ha perso.
Ecco il motivo per cui il Puffo Triste non ha mai detto il nome del suo avversario: suo padre.
Ed ecco perché ha perso.
Etichette:
berlusconi,
innominabile
La giornata volge al peggio.
Apprendo da Luca Sofri che oggi verso le 18:30 il Puffo Triste sarà alla Feltrinelli di Piazza Piemonte (in compagnia del Sofri medesimo, al quale ad ogni buon conto formulo i migliori auguri).
Più o meno alla medesima ora io transiterò, come di consueto, a pochi metri da lì, sulla via del ritorno a casa, in sella alla mia fiammante bicicletta, con tanto di copertoni nuovi.
Spero di limitarmi a forare, che poi non sarebbe poi un gran male, dato che il ciclista è lì, a un paio di cento metri di distanza; ma se questo blog in futuro non dovesse esser più aggiornato, voi sapete di chi è la colpa, vero?
aggiornamento: sono vivo, grazie al cielo. E anche la bici sta bene.
Più o meno alla medesima ora io transiterò, come di consueto, a pochi metri da lì, sulla via del ritorno a casa, in sella alla mia fiammante bicicletta, con tanto di copertoni nuovi.
Spero di limitarmi a forare, che poi non sarebbe poi un gran male, dato che il ciclista è lì, a un paio di cento metri di distanza; ma se questo blog in futuro non dovesse esser più aggiornato, voi sapete di chi è la colpa, vero?
aggiornamento: sono vivo, grazie al cielo. E anche la bici sta bene.
Etichette:
innominabile
mercoledì 26 agosto 2009
TK e WV
TK e WV non sono gli ultimi ritrovati di qualche oscuro guru statunitense per sottrarre tempo alla nostra produttività, sulla falsariga di FF, FB e via discorrendo.
TK è Ted Kennedy: tutti i telegiornali e i quotidiani online ne stanno parlando e domani potremo leggere anche i coccodrilli stampati nero su bianco.
Io non ho nulla da dire, ma mi ha colpito -e commosso- quanto ha scritto Krugman sul suo blog, che mi limito a copincollare qui, senza ulteriori commenti
Veniamo a WV. Sapete bene quale sia la mia opinione sul personaggio: e per questo farete un balzo sulla sedia quando vi dirò che oggi ho letto una cosa che me l'ha fatto risultare simpatico.
Sembra incredibile, lo so; e se aggiungo che ciò avviene in contemporanea con la pubblicazione del nuovo romanzo (vabbe', romanzo si fa per dire, ovviamente) il vostro stupore aumenterà. In quest'impresa impossibile è riuscito Antonio Polito, con un articolo sul Riformista dal titolo Il Noi di Veltroni e il Super-Ego di Berlusconi, che vi consiglio caldamente di leggere se anche voi volete passare un momento di serenità o meditate, chessò, un viaggio in Africa.
TK è Ted Kennedy: tutti i telegiornali e i quotidiani online ne stanno parlando e domani potremo leggere anche i coccodrilli stampati nero su bianco.
Io non ho nulla da dire, ma mi ha colpito -e commosso- quanto ha scritto Krugman sul suo blog, che mi limito a copincollare qui, senza ulteriori commenti
I don’t have much to say, except a personal thought. I remember the days, several decades ago, when Ted Kennedy was treated — mainly, but not only, on the right — as a figure of derision. He was mocked for his appearance, his personal life, his unabashed liberalism.
And now he’s remembered as a great man. The thing is, he didn’t change — he always was.
Veniamo a WV. Sapete bene quale sia la mia opinione sul personaggio: e per questo farete un balzo sulla sedia quando vi dirò che oggi ho letto una cosa che me l'ha fatto risultare simpatico.
Sembra incredibile, lo so; e se aggiungo che ciò avviene in contemporanea con la pubblicazione del nuovo romanzo (vabbe', romanzo si fa per dire, ovviamente) il vostro stupore aumenterà. In quest'impresa impossibile è riuscito Antonio Polito, con un articolo sul Riformista dal titolo Il Noi di Veltroni e il Super-Ego di Berlusconi, che vi consiglio caldamente di leggere se anche voi volete passare un momento di serenità o meditate, chessò, un viaggio in Africa.
Etichette:
innominabile,
krugman
venerdì 3 luglio 2009
La gramigna
Avete presente quella simpatica pianta infestante, quella che una volta che arriva in un campo per toglierla dovete buttarci sopra un'autocisterna di Napalm?
Ecco, Walter Veltroni ieri ha preso la parola, con alcuni suoi amici. Io l'ho seguito sulla TV di D'Alema, e intanto su Nutramico si è sviluppata una spettacolosa discussione, che meglio di qualunque commento serioso io possa postare qui dà il senso di cosa sia successo. Vi assicuro che è stata un'esperienza memorabile.
La trascrizione inizia dall'arrivo di Uoltèr: ho tolto i nomi dei singoli contributori ed alcuni messaggi relativi a problemi tecnici nella trasmissione, che non c'entravano granché.
ho anche aggiunto alcuni grassetti, per i pigri che vogliono andare subito al sodo.
- Veltroni
- comincia con saviano
- il paese sta male ...
- ha perso un'occasione d'oro " il paese sta male..." io m'aspettavo e anche io non sto benessimo
- oddio, ha cominciato dal novecento
- "è la sfortuna"
- che dice uolter?
- Sento che sta per dire: "la sua struggente bellezza"
- struggente no dai.
- e peccché questo paese è immobile.
- lo sento anche io borgo, lo sento.
- ricordare alla nostra memoria. as opposed to ricordare alla nostra cistifellea.
- non ci sarebbe neanche bisogno di starne a discutere.
- Vocazione maggioritaria non era l'idea di andare da soli.
- ...era un'altra cosa...
- a me quando dice "un grande partito riformista" con quella voce teatrale vengono gli istinti omicidi. lo dice sempre uguale.
- FACEBOOOOOOK!!!!!
- ha detto facebook :|
- oDDIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
- facebook??? sta porcoXXXX parlando di facebook?!
- facebook!!!
- si scrivono lettere
- la lettera noooooooooooooooo
- porcalaputtanatroia SI!!!!!
- LA LETTERA SIIIIIIIIIII SIIIIIIIIIIIS IIIIIIIIII
- le lettereeeeeee!!!!1
- noo la lettera da Facebook nooo
- però non è morta...
- la gente si scrive. parla dialoga si incontra si conosce. rimorchia. manca una nticchia alla membrana.
- aaaaaaaaah le lettere!!!
- sei sempre tu walter sei sempre tu
- Guia, per favore, lo tiri giù tu un bestemmione serio al posto mio?
- chi è che diceva "però porello"? ndò sta? ndò sta??
- non è morta, però gli scrive matricola alienata. (magari la lettera chiude con: valter, porca madonna, pensaci tu)
- porello 'ncazzo
- ma cazzo ma come si fa, ma davvero la lettera, non voglio davvero crederci
- anche lo striscione "bentornato walter" :D
- anto', guarda che ha ragione lui. il fatto stesso che noi siam qui a dire la lettera vuol dire che è il suo trademark, e quindi funziona. la lettera sta a valtere come i comunisti a berl.
- ha citato due volte Berlusconi..è la svolta tanto attesa :)
- io ho sentito il gelo in sala, e credo tutti i prossimi si siano girati verso diego - se è ancora lì
- però poteva parlare anche prima eh, che ora c'è il palio da vedere, altro che valter
- a iniziatico, guarda che ieri non c'era niente di iniziatico, oggi invece non sto a capì un cazzo.
- può essere, ma non si fa il leader politico parlando al pubblico della dandini.
- non ci credo che state ascoltando uolter. io.non.ci.credo. con lui abbiamo perso. perso.
- malumore in sala
- c'è una pelata molesta...
- c'e' telese steso in terra
- rianimatelo :))
- Credo che stasera o domani Veltroni sia per queste bande a presenziare al dibbattito sulla presentazione di un film di regista mozambiquense... vedete un po'voi, eh.
- non posso venire. mi dispiace tantotanto. sono in india.
- quell'orrore che sono le segreterie dei partiti. mestieraccio, indeed.
- prima parlava di "coalizione riformista necessaria" e adesso dice che le coalizioni sono inutili e dannose.. in meno di 10 minuti ha già cambiato idea
- barack obama è un'idea. l'idea platonica di negro?
- obama ha spostato 9 milioni di voti. chi ha detto che abbiamo perso? siamo dei grandi.
- veramente: però porello dice tutto, ancora non riesce a convincersi che non è lui segretario
- te lo ridico io: abbiamo perso. punto.
- con la citazione di c'eravamo tanto amati mi ha guadagnato un sacco di punti
- Ma se M. Jackson si è fatto bianco, cosa aspetta lui a farsi nero, per avvicinarsi al suo idolo?
- Warte non basta dire una cosa per assodarla, cioè servirebbe anche una qualche attinenza rispetto alla realtà, ecco...
- ti faccio presente che ha citato il più sfigato e insopportabile e loser personaggio della storia del cinema, roba che ashley wilkes in confronto è un modello vincente.
- su c'eravamo tanto amati non sento ragioni, sono fan cieco tipo quelli che guardano the rocky horror picture show e recitano tutte le battute in costume
- Non fischiare Berlusconi perché non fischiavano Bush...
- antò, ci andiamo insieme, una sera nicola lo fai tu un'altra io
- cmq mi pare di capire: tutto a posto no? abbiamo vinto? abbiamo vinto. lui si è dimesso per un tragico errore e insomma tutto come prima no?
- (vorrei far notare che lui fa il vago, ma ho appena sentito fischi pure a lui...sogno o son desta?)
- lo stanno fischiando? stanno fischiando uolter? giura.
- sisisiì, fischi. ma all'americana.
- ha aggiornato il reportorio delle citazioni in questi mesi, cmq.
- anto', uno dei miei tre film italiani preferiti, ma pure via col vento (non tra gli italiani, ci fosse bisogno di specificare), epperò dimmi che personaggio scegli e ti dirò eccetera.
- O_O ma praticamente incita alle banlieues?
- ha avuto più tempo per leggere.
- ma il condominio di Sassuolo diventerà la nuova casalinga di voghera?
- ed ecco arriva il bipartitismo. tombola!
- di fatto ha sostituito il "ma anche" con "coniugare" per il resto stesso schema.
- frangetta braccia grosse, eh.
- il conflitto di interessi? lui che era il vicepresidente del consiglio di un governo che non ha fatto nulla?
- lo stupore del giovane walter
- vabbé: mi spiegate che minchia c'entra la rivoluzione verde e l'Iran, che non ci arrivo proprio (o confonde il colore delle foglie e quello delle bandiere?
- un noi collettivo, as opposed to un noi majestatis.
- "per fortuna che c'è la rete", se leggesse qual che gli stiamo cucendo addosso, se lo rimangerebbe.
- che umile "non ho mai detto io"
- ho riaperto che s'era bloccato e ho sentito "io sono fuori ma da un certo punto di vista non sono mai andato via"
- vabbè ma mo la causa dell'iran??? la gente che non scende in piazza? non scende no e il fatto che tu sia lì ne è la prova.
- oddio ringrazia i suoi fans per lo striscione
- "non è più il tempo dei ritorni"
- i fanz sono commozzi.
- evvai!
- Paro paro Clinton, che diceva di non aver mai fatto sesso con monica, perché i pompini non sono sesso
- "non m'hanno fatto lavorare"
- adesso piange...
- il nuovo ch'avanza
- la melandri è commossa.
- Sul Santoddio la Binetti è morta.
- la difesa di frangetta. non ci sto credendo.
- difesa deboluccia mi pare: "ha detto una cosa che non si doveva dire, ma santoddio quanta gente ha detto cose che non si dovevano dire?"
- con un tono paternalista, eh eh eh, ha sbagliato però....
- ha bevuto, non c'è dubbio.
- "si organizzano modularmente", il partito dell'ikea.
- l'ha detto, sono fuori da queste elezioni (e vado in africa)
- adesso se è il mio walter cita pure la summer school, il circo massimo e la summer school
- e la vittoria in trentino
- un'altra letteraaaaaaaaaaaaaaa
- altra lettera. chiedo l'eutanasia.
- deve morire
- è forte però, comincio ad alimentare una sorta di rispetto dovuto a chi intigna
- so d'accordo antò, ci vuole coraggio
- trademark. valter senza lettera sarebbe come la niù coke.
- vabbé, ma ormai siamo all'autocaricatura
- e sempre storie tristissime: come una volta che c'era il premio per il bimbo più buono d'Italia
- buoni propositi per l'anno in corso: spezzare le dita a chi scrive le letterine a varte.
- io. non. ci credo. che. ha. tirato. fuori. la. lettera. mi state prendendo per il culo. lo sento.
- applauso fiacco: anche il pubblico non ne può più
- SOGNO NO. SOGNO NO!!!!!
- vedi stare in india?
- il sogno di un'Italia migliore .... son commosso :(( , ma mi ricorda un altro signore...
- beh ragazzi qui la cosa è lampante: dobbiamo scegliere tra chi vuole il sogno e chi vuole la realtà. fate un po' voi.
Ecco, Walter Veltroni ieri ha preso la parola, con alcuni suoi amici. Io l'ho seguito sulla TV di D'Alema, e intanto su Nutramico si è sviluppata una spettacolosa discussione, che meglio di qualunque commento serioso io possa postare qui dà il senso di cosa sia successo. Vi assicuro che è stata un'esperienza memorabile.
La trascrizione inizia dall'arrivo di Uoltèr: ho tolto i nomi dei singoli contributori ed alcuni messaggi relativi a problemi tecnici nella trasmissione, che non c'entravano granché.
ho anche aggiunto alcuni grassetti, per i pigri che vogliono andare subito al sodo.
- Veltroni
- comincia con saviano
- il paese sta male ...
- ha perso un'occasione d'oro " il paese sta male..." io m'aspettavo e anche io non sto benessimo
- oddio, ha cominciato dal novecento
- "è la sfortuna"
- che dice uolter?
- Sento che sta per dire: "la sua struggente bellezza"
- struggente no dai.
- e peccché questo paese è immobile.
- lo sento anche io borgo, lo sento.
- ricordare alla nostra memoria. as opposed to ricordare alla nostra cistifellea.
- non ci sarebbe neanche bisogno di starne a discutere.
- Vocazione maggioritaria non era l'idea di andare da soli.
- ...era un'altra cosa...
- a me quando dice "un grande partito riformista" con quella voce teatrale vengono gli istinti omicidi. lo dice sempre uguale.
- FACEBOOOOOOK!!!!!
- ha detto facebook :|
- oDDIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
- facebook??? sta porcoXXXX parlando di facebook?!
- facebook!!!
- si scrivono lettere
- la lettera noooooooooooooooo
- porcalaputtanatroia SI!!!!!
- LA LETTERA SIIIIIIIIIII SIIIIIIIIIIIS IIIIIIIIII
- le lettereeeeeee!!!!1
- noo la lettera da Facebook nooo
- però non è morta...
- la gente si scrive. parla dialoga si incontra si conosce. rimorchia. manca una nticchia alla membrana.
- aaaaaaaaah le lettere!!!
- sei sempre tu walter sei sempre tu
- Guia, per favore, lo tiri giù tu un bestemmione serio al posto mio?
- chi è che diceva "però porello"? ndò sta? ndò sta??
- non è morta, però gli scrive matricola alienata. (magari la lettera chiude con: valter, porca madonna, pensaci tu)
- porello 'ncazzo
- ma cazzo ma come si fa, ma davvero la lettera, non voglio davvero crederci
- anche lo striscione "bentornato walter" :D
- anto', guarda che ha ragione lui. il fatto stesso che noi siam qui a dire la lettera vuol dire che è il suo trademark, e quindi funziona. la lettera sta a valtere come i comunisti a berl.
- ha citato due volte Berlusconi..è la svolta tanto attesa :)
- io ho sentito il gelo in sala, e credo tutti i prossimi si siano girati verso diego - se è ancora lì
- però poteva parlare anche prima eh, che ora c'è il palio da vedere, altro che valter
- a iniziatico, guarda che ieri non c'era niente di iniziatico, oggi invece non sto a capì un cazzo.
- può essere, ma non si fa il leader politico parlando al pubblico della dandini.
- non ci credo che state ascoltando uolter. io.non.ci.credo. con lui abbiamo perso. perso.
- malumore in sala
- c'è una pelata molesta...
- c'e' telese steso in terra
- rianimatelo :))
- Credo che stasera o domani Veltroni sia per queste bande a presenziare al dibbattito sulla presentazione di un film di regista mozambiquense... vedete un po'voi, eh.
- non posso venire. mi dispiace tantotanto. sono in india.
- quell'orrore che sono le segreterie dei partiti. mestieraccio, indeed.
- prima parlava di "coalizione riformista necessaria" e adesso dice che le coalizioni sono inutili e dannose.. in meno di 10 minuti ha già cambiato idea
- barack obama è un'idea. l'idea platonica di negro?
- obama ha spostato 9 milioni di voti. chi ha detto che abbiamo perso? siamo dei grandi.
- veramente: però porello dice tutto, ancora non riesce a convincersi che non è lui segretario
- te lo ridico io: abbiamo perso. punto.
- con la citazione di c'eravamo tanto amati mi ha guadagnato un sacco di punti
- Ma se M. Jackson si è fatto bianco, cosa aspetta lui a farsi nero, per avvicinarsi al suo idolo?
- Warte non basta dire una cosa per assodarla, cioè servirebbe anche una qualche attinenza rispetto alla realtà, ecco...
- ti faccio presente che ha citato il più sfigato e insopportabile e loser personaggio della storia del cinema, roba che ashley wilkes in confronto è un modello vincente.
- su c'eravamo tanto amati non sento ragioni, sono fan cieco tipo quelli che guardano the rocky horror picture show e recitano tutte le battute in costume
- Non fischiare Berlusconi perché non fischiavano Bush...
- antò, ci andiamo insieme, una sera nicola lo fai tu un'altra io
- cmq mi pare di capire: tutto a posto no? abbiamo vinto? abbiamo vinto. lui si è dimesso per un tragico errore e insomma tutto come prima no?
- (vorrei far notare che lui fa il vago, ma ho appena sentito fischi pure a lui...sogno o son desta?)
- lo stanno fischiando? stanno fischiando uolter? giura.
- sisisiì, fischi. ma all'americana.
- ha aggiornato il reportorio delle citazioni in questi mesi, cmq.
- anto', uno dei miei tre film italiani preferiti, ma pure via col vento (non tra gli italiani, ci fosse bisogno di specificare), epperò dimmi che personaggio scegli e ti dirò eccetera.
- O_O ma praticamente incita alle banlieues?
- ha avuto più tempo per leggere.
- ma il condominio di Sassuolo diventerà la nuova casalinga di voghera?
- ed ecco arriva il bipartitismo. tombola!
- di fatto ha sostituito il "ma anche" con "coniugare" per il resto stesso schema.
- frangetta braccia grosse, eh.
- il conflitto di interessi? lui che era il vicepresidente del consiglio di un governo che non ha fatto nulla?
- lo stupore del giovane walter
- vabbé: mi spiegate che minchia c'entra la rivoluzione verde e l'Iran, che non ci arrivo proprio (o confonde il colore delle foglie e quello delle bandiere?
- un noi collettivo, as opposed to un noi majestatis.
- "per fortuna che c'è la rete", se leggesse qual che gli stiamo cucendo addosso, se lo rimangerebbe.
- che umile "non ho mai detto io"
- ho riaperto che s'era bloccato e ho sentito "io sono fuori ma da un certo punto di vista non sono mai andato via"
- vabbè ma mo la causa dell'iran??? la gente che non scende in piazza? non scende no e il fatto che tu sia lì ne è la prova.
- oddio ringrazia i suoi fans per lo striscione
- "non è più il tempo dei ritorni"
- i fanz sono commozzi.
- evvai!
- Paro paro Clinton, che diceva di non aver mai fatto sesso con monica, perché i pompini non sono sesso
- "non m'hanno fatto lavorare"
- adesso piange...
- il nuovo ch'avanza
- la melandri è commossa.
- Sul Santoddio la Binetti è morta.
- la difesa di frangetta. non ci sto credendo.
- difesa deboluccia mi pare: "ha detto una cosa che non si doveva dire, ma santoddio quanta gente ha detto cose che non si dovevano dire?"
- con un tono paternalista, eh eh eh, ha sbagliato però....
- ha bevuto, non c'è dubbio.
- "si organizzano modularmente", il partito dell'ikea.
- l'ha detto, sono fuori da queste elezioni (e vado in africa)
- adesso se è il mio walter cita pure la summer school, il circo massimo e la summer school
- e la vittoria in trentino
- un'altra letteraaaaaaaaaaaaaaa
- altra lettera. chiedo l'eutanasia.
- deve morire
- è forte però, comincio ad alimentare una sorta di rispetto dovuto a chi intigna
- so d'accordo antò, ci vuole coraggio
- trademark. valter senza lettera sarebbe come la niù coke.
- vabbé, ma ormai siamo all'autocaricatura
- e sempre storie tristissime: come una volta che c'era il premio per il bimbo più buono d'Italia
- buoni propositi per l'anno in corso: spezzare le dita a chi scrive le letterine a varte.
- io. non. ci credo. che. ha. tirato. fuori. la. lettera. mi state prendendo per il culo. lo sento.
- applauso fiacco: anche il pubblico non ne può più
- SOGNO NO. SOGNO NO!!!!!
- vedi stare in india?
- il sogno di un'Italia migliore .... son commosso :(( , ma mi ricorda un altro signore...
- beh ragazzi qui la cosa è lampante: dobbiamo scegliere tra chi vuole il sogno e chi vuole la realtà. fate un po' voi.
Etichette:
innominabile,
pd
mercoledì 18 febbraio 2009
Chi è causa del suo mal...
Un ringraziamento al Corriere della Sera per aver riesumato questa foto d'archivio che rappresenta efficacemente ciò che, a nostro avviso, ci ha condotto al punto in cui siamo.L'anno successivo a questa fotografia, scattata poco prima della celebrazione del referendum elettorale del 2000 (per fortuna una sonora batosta per i due figuri), Veltroni riuscì a portare il PDS all'ambito traguardo del 16 e mezzo percento (un italiano su sei!!!), e come oggi ebbe il buongusto di dimettersi.
Questa parola, buongusto, io la uso evidentemente con ironia: ma leggendo qui e là sembra quasi che WV abbia fatto una graziosa concessione, ad andarsene: una cosa da gentiluomo inglese d'altri tempi. E tutta la sua conferenza stampa è stata improntata al lancio di questo messaggio.
Tutte le volte che lo abbiamo sentito dire "me ne assumo la responsabilità" abbiamo anche visto e sentito il birignao di chi sta fra le righe facendo intendere che lui sa benissimo di non avere alcuna responsabilità, ma si deve prendere il fardello solo perché è il capo; e i capi si prendono fardelli.
Provo a esprimere meglio il concetto. Quando ho fatto catechismo, mi avevano insegnato che per la Confessione occorre a) il pentimento e b) il proposito di non peccare più. Io non so se quest'uomo si sia pentito del male che ha fatto; ma sono certo che non ha imparato niente da questa lezione, perché è tuttora autisticamente convinto di essere nel giusto. Come Mariotto Segni, del resto.
Etichette:
innominabile
Il lupo perde il pelo
Walter Veltroni, nella conferenza stampa, non sta facendo quello che sarebbe legittimo aspettarsi da lui a questo punto: dire "ho sbagliato".
Sta invece dicendo: "ho ragione io, ma gli altri sono tutti stronzi".
Bé, lasciatemelo dire: quando uno fa così, vale la filastrocca dei bambini: chi lo dice sa di esserlo mille volte più di me
11:27: tira fuora la scuola di Cortona
11:28: tira fuori il Circo Massimo
11:31: "c'è bisogno che ci si senta una squadra"
(purtroppo mi pagano per fare altro; ma se andata da Francesco Costa trovate paro paro il succo di qual che stavo iniziando a scrivere)
Sta invece dicendo: "ho ragione io, ma gli altri sono tutti stronzi".
Bé, lasciatemelo dire: quando uno fa così, vale la filastrocca dei bambini: chi lo dice sa di esserlo mille volte più di me
11:27: tira fuora la scuola di Cortona
11:28: tira fuori il Circo Massimo
11:31: "c'è bisogno che ci si senta una squadra"
(purtroppo mi pagano per fare altro; ma se andata da Francesco Costa trovate paro paro il succo di qual che stavo iniziando a scrivere)
Etichette:
innominabile
martedì 17 febbraio 2009
Cincinnato
Naturalmente io non credo che Veltroni abbia davvero deciso di ritirarsi in campagna a scrivere best seller (che, se lui non fosse Veltroni, best seller non sarebbero certo).
Semplicemente, è perfettamente consapevole del fatto che in questo momento, a poca distanza dal disastro annunciato delle europee, la sua poltrona puzza di letame lontano miglia, e nessuno sarebbe così scemo da sedercisi sopra.
Confermerà le dimissioni e starà a divertirsi guardando (quel pollo di) Bersani sedercisi sopra dopo averci steso un telo di plastica?
O si farà firmare un mandato in bianco per fare qualsiasi cosa lui voglia e stoppando definitivamente le polemiche (che naturalmente riprenderebbero dopo poche ore?)
Sono le 15:30, aspettiamo curiosi.
Semplicemente, è perfettamente consapevole del fatto che in questo momento, a poca distanza dal disastro annunciato delle europee, la sua poltrona puzza di letame lontano miglia, e nessuno sarebbe così scemo da sedercisi sopra.
Confermerà le dimissioni e starà a divertirsi guardando (quel pollo di) Bersani sedercisi sopra dopo averci steso un telo di plastica?
O si farà firmare un mandato in bianco per fare qualsiasi cosa lui voglia e stoppando definitivamente le polemiche (che naturalmente riprenderebbero dopo poche ore?)
Sono le 15:30, aspettiamo curiosi.
Etichette:
innominabile
Prendo a calci l'avversario inerme a terra
Sì, lo so: non è bello.
Ma forse c'è ancora qualcuno che, giorno per giorno, continua ostinatamente a chiedersi che senso ha creare un partito-pastone, che ha come unico motivo di esistere quello di accorpare una massa eterogenea di voti tale da raggiungere la massa critica necessaria a diventare uno dei due maggiori partiti italiani, e così aspirare a raggiungere il potere una volta riformata la legge elettorale e la Costituzione in modo tale da far esistere solo due partiti sulla scena politica, approfittando del fatto che prima o poi, in un quadro del genere, l'alternanza è fisiologica.
Bene: se qualcuno ancora se lo chiedesse, questa intervista gli fornirà formidabili argomenti per rafforzare la convinzione che di senso non ce ne sia neanche un po'.
A proposito: sarebbe magari ora che la squadra del segretario del Pd prendesse qualche lezione di recupero sulle fallacie logiche, e in particolare su quella denominata "Petizione di principio" (in inglese, icasticamente, "begging the question".
Veltroni e i suoi pretoriani potrebbero così accorgersi che continuare ad affermare apoditticamente che il Partito Democratico è qualcosa da cui non si può tornare indietro "perché tornare indietro non avrebbe più senso", come fa qui Tonini, o qui il suo capobastone, sempre bravissimo a trovare metafore suggestive che mascherano la pochezza o l'inesistenza di argomentazioni solide: bé, continuare ad affermare ciò non ha senso.
aggiornamento: questo post è stato scritto prima che su Repubblica comparisse l'intervista a Paola Binetti che attacca Ignazio Marino. Lo precisiamo perché non si dica che ci piace vincere facile.
Ma forse c'è ancora qualcuno che, giorno per giorno, continua ostinatamente a chiedersi che senso ha creare un partito-pastone, che ha come unico motivo di esistere quello di accorpare una massa eterogenea di voti tale da raggiungere la massa critica necessaria a diventare uno dei due maggiori partiti italiani, e così aspirare a raggiungere il potere una volta riformata la legge elettorale e la Costituzione in modo tale da far esistere solo due partiti sulla scena politica, approfittando del fatto che prima o poi, in un quadro del genere, l'alternanza è fisiologica.
Bene: se qualcuno ancora se lo chiedesse, questa intervista gli fornirà formidabili argomenti per rafforzare la convinzione che di senso non ce ne sia neanche un po'.
A proposito: sarebbe magari ora che la squadra del segretario del Pd prendesse qualche lezione di recupero sulle fallacie logiche, e in particolare su quella denominata "Petizione di principio" (in inglese, icasticamente, "begging the question".
Veltroni e i suoi pretoriani potrebbero così accorgersi che continuare ad affermare apoditticamente che il Partito Democratico è qualcosa da cui non si può tornare indietro "perché tornare indietro non avrebbe più senso", come fa qui Tonini, o qui il suo capo
aggiornamento: questo post è stato scritto prima che su Repubblica comparisse l'intervista a Paola Binetti che attacca Ignazio Marino. Lo precisiamo perché non si dica che ci piace vincere facile.
Etichette:
innominabile,
pd
Iscriviti a:
Post (Atom)


