martedì 5 giugno 2012
Quando il saggio indica la Luna
C'è anche chi vuole usare Twitter per la ricostruzione del Paese disastrato.
domenica 3 giugno 2012
Come abbiamo fatto ad arrivare dove siamo arrivati oggi?
Quando avevo tredici anni, l'età che oggi ha mio figlio, capitava che mio padre mi chiedesse di andargli a prendere le sigarette: io andavo e mi tenevo il resto. Ho iniziato a fumare passati i trent'anni.
Oggi se ho voglia di fumare e ho finito le sigarette non posso certo mandare Nichita a prenderle, dato che ciò è severamente proibito.
Fin da quando avevo sei anni mio nonno mi metteva un po' di vino nell'acqua, a tavola; e a tredici anni avevo già preso un bel paio di sbronze. Il vino ce lo avevamo in cantina e quindi mio padre non mi mandava a prenderlo, ma qualche volta in preparazione di una qualche serata mi mandava da Galli a prendere una bottiglia di wiskey o di gin per il Negroni. Bevo tuttora smodatamente rispetto agli standard, ma i miei esami del sangue possono essere incorniciati: e rammento con un certo divertimento quanto io e i miei amici, seduti a quel baretto di Milopotamos, ci divertissimo a prendere per il culo quegli svedesoni che si sfondavano metodicamente e che alle tre del pomeriggio rischiavano concretamente di affogare in un palmo d'acqua, qualora fossero caduti in mare inciampando sugli scogli.
Oggi se mettendo tavola mi accorgo di aver finito il vino non posso certo mandare mio figlio a prenderlo, dato che ciò è severamente proibito.
Qualche giorno fa dalla cantina di un amico è venuta fuori qualche cassa di libri. Tra questi c'era un manuale di educazione sessuale per adolescenti: l'edizione italiana di un tomo probabilmente olandese edito nel 1979, vale a dire quando io avevo più o meno l'età che Nichita ha oggi. Sfogliandolo, a un certo punto ho trovato una fotografia di due ragazzine, appena appena puberi, nude, che guardavano l'una il corpo dell'altra. C'erano i pubi che si stavano ricoprendo dei primi peli e le tettine che spuntavano: una delle due le aveva appena appena pronunciate, quasi solo i capezzoli ingrossati, mentre l'altra aveva qualche accenno di rotondità in più.
Si tratta di una fotografia che ho esaminato a lungo perché mi ha molto turbato: e non già per l'istinto pedofilo che è in me (tutti i maschi hanno un istinto da pedofili, da violentatori seriali o da entrambi, come ci insegnano quotidianamente le signore della ventisettesima ora), bensì per il sapore di madeleine che vi ho trovato. Quell'immagine mi ha rituffato in un'infanzia nella quale certe cose erano irraggiungibili (quanti anni sarebbero passati, prima che vedessi dal vivo quei pubi e quei seni!), ma non proibite bensì parte del nostro percorso di cresita: vedendo quelle immagini, toccando quei pacchetti di sigarette, assaporando il gusto acidulo del Barbera, diventavamo grandi senza accorgercene.
Oggi avere in casa quel libro mi potrebbe costare una condanna fino a tre anni di reclusione, e una multa non inferiore a € 1.549. E se fossi così stupido da pubblicare su questo blog quella fotografia, anche ripassata attraverso un qualche filtro grafico, rischierei una condanna da uno a cinque anni, e una multa fino a 50.000 euri. Non parliamo dell'editore, per il quale la pena sarebbe severa: la reclusione da sei a dodici anni.
Certo, il mondo di oggi è molto migliore di quello di ieri. Grazie a queste proibizioni non ci sono più giovani che fumano, il vizio dell'alcool è stato debellato e le donne possono passeggiare tranquillamente la sera sapendo che nessuno mai pensarebbe a violentarle. La costruzione dell'identità sessuale e di genere nei giovani è un percorso sereno e senza traumi, tanto che gli psicologi dell'età evolutiva sono orami un pallido ricordo di quell'era, triste e cupa, nella quale la mia generazione è cresciuta.
Insomma: abbiamo abdicato alla nostra libertà, ma ne valeva la pena per far crescere i nostri figli in un ambiente più sano e senza rischi.
Siete d'accordo, vero?
Oggi se ho voglia di fumare e ho finito le sigarette non posso certo mandare Nichita a prenderle, dato che ciò è severamente proibito.
Fin da quando avevo sei anni mio nonno mi metteva un po' di vino nell'acqua, a tavola; e a tredici anni avevo già preso un bel paio di sbronze. Il vino ce lo avevamo in cantina e quindi mio padre non mi mandava a prenderlo, ma qualche volta in preparazione di una qualche serata mi mandava da Galli a prendere una bottiglia di wiskey o di gin per il Negroni. Bevo tuttora smodatamente rispetto agli standard, ma i miei esami del sangue possono essere incorniciati: e rammento con un certo divertimento quanto io e i miei amici, seduti a quel baretto di Milopotamos, ci divertissimo a prendere per il culo quegli svedesoni che si sfondavano metodicamente e che alle tre del pomeriggio rischiavano concretamente di affogare in un palmo d'acqua, qualora fossero caduti in mare inciampando sugli scogli.
Oggi se mettendo tavola mi accorgo di aver finito il vino non posso certo mandare mio figlio a prenderlo, dato che ciò è severamente proibito.
Qualche giorno fa dalla cantina di un amico è venuta fuori qualche cassa di libri. Tra questi c'era un manuale di educazione sessuale per adolescenti: l'edizione italiana di un tomo probabilmente olandese edito nel 1979, vale a dire quando io avevo più o meno l'età che Nichita ha oggi. Sfogliandolo, a un certo punto ho trovato una fotografia di due ragazzine, appena appena puberi, nude, che guardavano l'una il corpo dell'altra. C'erano i pubi che si stavano ricoprendo dei primi peli e le tettine che spuntavano: una delle due le aveva appena appena pronunciate, quasi solo i capezzoli ingrossati, mentre l'altra aveva qualche accenno di rotondità in più.
Si tratta di una fotografia che ho esaminato a lungo perché mi ha molto turbato: e non già per l'istinto pedofilo che è in me (tutti i maschi hanno un istinto da pedofili, da violentatori seriali o da entrambi, come ci insegnano quotidianamente le signore della ventisettesima ora), bensì per il sapore di madeleine che vi ho trovato. Quell'immagine mi ha rituffato in un'infanzia nella quale certe cose erano irraggiungibili (quanti anni sarebbero passati, prima che vedessi dal vivo quei pubi e quei seni!), ma non proibite bensì parte del nostro percorso di cresita: vedendo quelle immagini, toccando quei pacchetti di sigarette, assaporando il gusto acidulo del Barbera, diventavamo grandi senza accorgercene.
Oggi avere in casa quel libro mi potrebbe costare una condanna fino a tre anni di reclusione, e una multa non inferiore a € 1.549. E se fossi così stupido da pubblicare su questo blog quella fotografia, anche ripassata attraverso un qualche filtro grafico, rischierei una condanna da uno a cinque anni, e una multa fino a 50.000 euri. Non parliamo dell'editore, per il quale la pena sarebbe severa: la reclusione da sei a dodici anni.
Certo, il mondo di oggi è molto migliore di quello di ieri. Grazie a queste proibizioni non ci sono più giovani che fumano, il vizio dell'alcool è stato debellato e le donne possono passeggiare tranquillamente la sera sapendo che nessuno mai pensarebbe a violentarle. La costruzione dell'identità sessuale e di genere nei giovani è un percorso sereno e senza traumi, tanto che gli psicologi dell'età evolutiva sono orami un pallido ricordo di quell'era, triste e cupa, nella quale la mia generazione è cresciuta.
Insomma: abbiamo abdicato alla nostra libertà, ma ne valeva la pena per far crescere i nostri figli in un ambiente più sano e senza rischi.
Siete d'accordo, vero?
sabato 2 giugno 2012
Diffrazione ondulatoria
Che se proprio voleste sapere cosa ne penso della visita del Papa a Milano, ve lo racconto in due parole.
Ieri sera sono tornato a casa, come al solito, dopo una dura giornata di lavoro. Piazza Fontana era bloccata e transennata, e proprio mentre cercavo un varco è passata la papamobile, il che mi ha dato occasione di scattare la pregevole fotografia che vi ammannisco.
Essendo fisicamente impossibile passare da Piazza del Duomo, ho quindi dovuto ripiegare sulle viuzze dietro l'Arcivescovado, girare attorno a Piazza Diaz e arrivare in Corso Magenta da Santa Maria Fulcorina, laddove per solito percorro via Mercanti, Via Dante e via Giulini in contromano per arrivare in piazzale Cadorna e da lì prendere via Boccaccio. Sono quindi stato costretto a mutare le mie abitudini inveterate, il che ha pesantemente influito sul mio umore, costringendomi a consumare poco più tardi una birra, un mojito e un tampico-gin, laddove per solito mi sarei accontentato di birra e tampico soli.
Stamane poi ho preso la macchina per venire in montagna, nel ridente paesino dal bar dal cui tavolino sto scrivendo, e dato che il Papa ha avuto la bella pensata di passare proprio sotto casa mia, ho dovuto girare come un pirla per un tre quarti d'ora buoni prima di trovare il modo di arrivare all'autostrada. Certo, se avessi chiesto a uno dei vigili quello mi avrebbe detto come fare, ma dato che la mia religione mi impedisce di chiedere indicazioni ai vigili ho girato come un pirla, per scoprire solo alla fine della gimcana che sarebbe stato sufficiente che una volta imboccata via Osoppo prendessi la terza a destra invece che la seconda. Ma, certo, costringere la gente a chiedere ai vigili dov'è il varco è un'imposizione illiberale da parte della Chiesa e del Vaticano.
Il paesino nel quale ora sono conta circa quattrocento anime residenti. Sono abbastanza certo che nessun Papa (come pure nessun Presidente degli Stati Uniti, e nessun vincitore di Grammy Awards) verrà mai qui in visita ufficiale.
E credo per certo che tra una ventina o trentina d'anni il successore dell'attuale Pontefice verrà a Milano nuovamente, e io potrei rischiare di perdere mezz'ora nel traffico a cercare un varco tra le transenne: una prospettiva che mi sconvolge dato che si tratta di un vero e proprio attentato ai miei diritti civili di cittadino.
Quindi penso proprio che prenderò la residenza qui, nel paesino. Che fra l'altro offre dimolti svaghi, come si può vedere dalla foto che pure ammanisco, la quale dimostra che i paesini non hanno nulla da invidiare a una grande città. Di fronte a questa prova, solo un pirla resterebbe a vivere a Milano, sapendo che fra trent'anni potrebbe tornare un altro Papa.
giovedì 31 maggio 2012
Eppure battono alla porta
Io sarò pure qualunquista, ma non riesco a non pensare che se ad ogni tragedia nazionale l'unica risposta dello Stato è l'aumento delle accise sul carburante, allora tanto varrebbe mettere al posto del Governo un Spectrum, macchina che seppur vecchiotta ha la potenza di calcolo necessaria per determinare il rincaro necessario, e applicarlo senza convocare conferenze stampa.
Funziona assorbendo pochi watt, non fa pranzi di lavoro, non ha bisogno di scorta né di auto blu* per muoversi.
* sì, ho scritto auto blu. Non avrei mai pensato di potermi ridurre così.
Funziona assorbendo pochi watt, non fa pranzi di lavoro, non ha bisogno di scorta né di auto blu* per muoversi.
* sì, ho scritto auto blu. Non avrei mai pensato di potermi ridurre così.
martedì 29 maggio 2012
Rignano Flaminio (ovvero del superamento dello stato di diritto in favore del malpancinismo)
Io non sto qui a dire che quei 5 imputati (tra cui tre maestre dell’asilo, il marito di una di queste e una bidella) sono colpevoli. Forse non lo sapremo mai come sono andate davvero le cose. Non sapremo mai se questi 5 imputati hanno subito accuse infamanti infondate o se sono degli orridi pedofili; non sappiamo e non sapremo mai se quei bimbi hanno subito atroci molestie o se invece la loro fantasia ha tirato un brutto scherzo a tutti loro (e a tutti noi). Sappiamo solo che quei bambini hanno sofferto, che quei genitori sono straziati perché non sanno che cosa hanno subito davvero i loro bambini e quali traumi si portano dentro.
Cosa c’è da gioire in tutto ciò? Come donna e madre sono indignata per quelle parole. Brindino giustamente gli avvocati per la loro vittoria, ma non diano lezioni di morale a famiglie devastate.
Naturalmente la fonte è sempre quella, che io continuo a leggere appassionatamente, giorno per giorno.
Perché ogni giorno credi che abbia raggiunto il fondo roccioso, ma riesce sempre a scavare ancora un po'.
Cosa c’è da gioire in tutto ciò? Come donna e madre sono indignata per quelle parole. Brindino giustamente gli avvocati per la loro vittoria, ma non diano lezioni di morale a famiglie devastate.
Naturalmente la fonte è sempre quella, che io continuo a leggere appassionatamente, giorno per giorno.
Perché ogni giorno credi che abbia raggiunto il fondo roccioso, ma riesce sempre a scavare ancora un po'.
Sciacalli (una modesta proposta)
Come forse qualche lettore sa, dato che siamo sempre tutti della stessa compa dell'internet, stamane c'è stato un terremoto, grave, e cosa ancor più grave un po' di deficienti vari (aziende, attricette, semplici popolani) hanno iniziato (su twitter) a fare battute di gusto incerto, che sono diventate di pessimo gusto quando si è saputo che c'erano anche tanti morti sotto le macerie.
Certo, un'azienda che per venderti (su twitter) un pacchetto viaggi specula sulla paura del terremoto può essere tranquillamente essere definita come una "sciacalla dei sentimenti", credo che saremo un po' tutti d'accordo.
L'azienda poi si sarebbe accorta di aver fatto una cappellata. O, come molti sospettano, di aver affidato il proprio account su twitter a persone poco esperte (probabilmente il solito stagista sottopagato), assumendosi il rischio che questi, in suo nome, facesse una cappellata.
Di ben diversa esperienza sono tutti coloro che (su twitter) sono partiti condue hashtag che in poco tempo sono divenuti trend topic due parole d'ordine che in poco tempo sono diventate le principali della lista: #no2giugno e #noallavisitadelPapa.
Gli uni chiedono che non si faccia la parata del 2 giugno, squallida esibizione di muscoli guerrafondai che cozza contro le loro anime pacifiste: i soldi così risparmiati dovrebbero andare a sostegno della popolazione terremotata. Il che potrebbe anche star bene, se non fosse per il fatto che la parata e il terremoto c'entrano l'un l'altra come i cavoli a merenda: e allora non vedo perché non dovrebbero avere pari dignità parole d'ordine quali #noalsostegnodeicanilipubblicigassiamotuttiirandagi o #bastaspendereperterapiadeldolorecheimalatiterminalimuoianosoffrendocomeaibeitempi o infine #cassintegratidimerdaandatealavorareanzichémangiareilpaneaufo (sono parole d'ordine che nella loro icastica lunghezza fanno vedere anche la superiorità di un blog rispetto a twitter).
Non parliamo di quelli che vorrebbero che il Papa non andasse a Milano per una manifestazione che si sta preparando da mesi, se non da un anno intiero. Naturalmente io sono d'accordo anche con questa lodevole iniziativa, e anzi rilancio con qualche suggerimento da postare (su twitter):
#noallaconventiondelpartitodemocraticousatantoobamahagiàlanominationintasca
#noalleelezioniingreciafacciamoneunacoloniacomeaibeitempideiduecolonnelli
#bastacongliaiutiumanitariinegrimuoianocazzochecenesonogiàtroppialmondo
Certo, un'azienda che per venderti (su twitter) un pacchetto viaggi specula sulla paura del terremoto può essere tranquillamente essere definita come una "sciacalla dei sentimenti", credo che saremo un po' tutti d'accordo.
L'azienda poi si sarebbe accorta di aver fatto una cappellata. O, come molti sospettano, di aver affidato il proprio account su twitter a persone poco esperte (probabilmente il solito stagista sottopagato), assumendosi il rischio che questi, in suo nome, facesse una cappellata.
Di ben diversa esperienza sono tutti coloro che (su twitter) sono partiti con
Gli uni chiedono che non si faccia la parata del 2 giugno, squallida esibizione di muscoli guerrafondai che cozza contro le loro anime pacifiste: i soldi così risparmiati dovrebbero andare a sostegno della popolazione terremotata. Il che potrebbe anche star bene, se non fosse per il fatto che la parata e il terremoto c'entrano l'un l'altra come i cavoli a merenda: e allora non vedo perché non dovrebbero avere pari dignità parole d'ordine quali #noalsostegnodeicanilipubblicigassiamotuttiirandagi o #bastaspendereperterapiadeldolorecheimalatiterminalimuoianosoffrendocomeaibeitempi o infine #cassintegratidimerdaandatealavorareanzichémangiareilpaneaufo (sono parole d'ordine che nella loro icastica lunghezza fanno vedere anche la superiorità di un blog rispetto a twitter).
Non parliamo di quelli che vorrebbero che il Papa non andasse a Milano per una manifestazione che si sta preparando da mesi, se non da un anno intiero. Naturalmente io sono d'accordo anche con questa lodevole iniziativa, e anzi rilancio con qualche suggerimento da postare (su twitter):
#noallaconventiondelpartitodemocraticousatantoobamahagiàlanominationintasca
#noalleelezioniingreciafacciamoneunacoloniacomeaibeitempideiduecolonnelli
#bastacongliaiutiumanitariinegrimuoianocazzochecenesonogiàtroppialmondo
Quando due grandi passioni si fondono in una sola
Oggi Paola Caruso scrive sulla ventisettesima ora.
lunedì 28 maggio 2012
Nel cielo il sole spuntò (giocare con i numeri)
Repubblica pubblica oggi una delle sue interessantissime gallerie fotografiche, che ci presenta il rivoluzionario chip Virtus.
Nel lancio ci viene detto che il chip consente una larghezza di banda mille volte superiore rispetto al Bluetooth; e dato che quest'ultimo protocollo consente trasferimenti a 721 kbps (pari a 0,091 Mb/s), il rivoluzionario chip avrebbe una larghezza di banda di 90,1 MB/s.
Nella figura 1 ci viene detto che «può trasferire ottanta file Mp3 (pari circa a 250 megabyte) nell'arco di un secondo»: la larghezza di banda diventa quindi di 250 Mb/s.
Nella figura 2 ci si racconta che il rivoluzionarissimo chip «è in grado di trasferire il contenuto di un Dvd di 8 gigabyte nell'intervallo minimo di mezzo secondo». Se la matematica non è un'opinione, questo farebbe 16.000 Mb/s.
Nella figura 3 infine ci viene detto che Virtus ha una larghezza di banda di «2 gigabyte al secondo», che corrisponde a 2.000 Mb/s.
Poi il matematto dice che la matematica non è un'opinione!
Nel lancio ci viene detto che il chip consente una larghezza di banda mille volte superiore rispetto al Bluetooth; e dato che quest'ultimo protocollo consente trasferimenti a 721 kbps (pari a 0,091 Mb/s), il rivoluzionario chip avrebbe una larghezza di banda di 90,1 MB/s.
Nella figura 1 ci viene detto che «può trasferire ottanta file Mp3 (pari circa a 250 megabyte) nell'arco di un secondo»: la larghezza di banda diventa quindi di 250 Mb/s.
Nella figura 2 ci si racconta che il rivoluzionarissimo chip «è in grado di trasferire il contenuto di un Dvd di 8 gigabyte nell'intervallo minimo di mezzo secondo». Se la matematica non è un'opinione, questo farebbe 16.000 Mb/s.
Nella figura 3 infine ci viene detto che Virtus ha una larghezza di banda di «2 gigabyte al secondo», che corrisponde a 2.000 Mb/s.
Poi il matematto dice che la matematica non è un'opinione!
venerdì 25 maggio 2012
Meccanicismo cartesiano
«Veda, quando lei parla di costi ritengo che lei sappia che un grammo di nichel costa qualche centesimo e che l'idrogeno non costi niente, cioè a dire questi due elementi - un grammo di nichel e l'idrogeno, che hanno un costo bassissimo - potrebbero produrre energia elettrica pari a quattro barili di petrolio. Questo significa rivoluzione copernicana, questo significa parlare un linguaggio nuovo, questo significa aprire una strada che potrebbe cambiare il vecchio paradigma della logica dell'energetica, aprire una strada completamente nuova che potrebbe dare veramente un risvolto nell'interesse dell'umanità.
Ci vuole volontà, signor Ministro, la volontà - credo - che attraverso la sua risposta non è individuata, cioè non si riesce a individuare, e me ne dispiace. Mi auguro che ci possa essere al più presto una presa di coscienza e il far sì che le nuove frontiere si aprano attraverso nuove strade, il che significa anche cambiare il paradigma della visione meccanicistica cartesiana che molte volte i professori universitari hanno.»
Ci vuole volontà, signor Ministro, la volontà - credo - che attraverso la sua risposta non è individuata, cioè non si riesce a individuare, e me ne dispiace. Mi auguro che ci possa essere al più presto una presa di coscienza e il far sì che le nuove frontiere si aprano attraverso nuove strade, il che significa anche cambiare il paradigma della visione meccanicistica cartesiana che molte volte i professori universitari hanno.»
giovedì 24 maggio 2012
L'ombelico del mondo
Nella lunare onfaloscopia che caratterizza le redattrici della 27esima ora, particolare menzione può essere riservata alla Signora Alessandra Arachi, che riesce a consumare una paginata per promuovere il suo libro, nel quale dà conto di come alcune brillanti fisiche degli anni Trenta siano cadute nel dimenticatoio per colpa del disgustoso maschilismo dei colleghi.
Come Lise Meitner, ad esempio, a cui si deve la vera scoperta della fissione nucleare: Infatti fu Lise a spiegare a Otto Hahn che gli esperimenti in laboratorio avevano prodotto la fissione dell’atomo. Lise lo aveva capito guardando una goccia di neve mentre cadeva da un albero e si sdoppiava.
Certo, c'è molto della superiorità del femminile in questa poetica descrizione: l'osservazione della goccia di neve (oggetto fisico che già per sé non avrebbe molto senso, ma chi siamo noi per puntacazzare? E del resto se ci sono gatti mezzi morti e mezzi vivi ci possono anche essere gocce di neve); l'intuizione creativa, nel solco della più famosa mela newtoniana; la spiegazione del fenomeno al fisico maschio e pertanto cieco nel suo razionalismo pragmatico; l'appropriazione della scoperta da parte dell'ingrato; la pennellata di somma stronzaggine di quest'ultimo, che neppur tanto fra le righe viene pure accusato di essersi approfittato dell'infatuazione della sua assistente.
Un bellissimo quadretto, non c'è che dire.
Certo, la colpa della mancata assegnazione del Nobel è tutta da ricercare nel fatto che Otto avesse un pisello, e con tanto di cappuccetto di pelle sopra, mentre Lise solo la passerina: ce lo assicura la Arachi.
E' del tutto evidente, al lettore che non sia sciovinisticamente maschilista, che non c'entra assolutamente nulla, con questa vicenda, il fatto che Lise fosse ebrea, che Hitler ce l'avesse con la sua razza, che ella sia scappata in Isvezia nel 1938 e che Hahn abbia continuato a condurre gli esperimenti in Germania. Tutte queste sono condizioni di contorno, senza alcuna rilevanza.
E valga il vero
Come è ben noto, in rerum natura non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che la fuga all'estero non possa esser né l'uno né l'altro, avrò provato che essa non esiste, che è una chimera maschilista. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che la fuga all'estero sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice la fuga non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un confine all'altro, volerebbe subito alla sua destinazione. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo fuggire, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio, perché supponendo la fuga accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un Paese all'altro.
La spiegazione del furto del Premio Nobel quindi non può esser nel fatto che Lisa sia andata altrove mentre Otto faceva i suoi esperimenti: ché abbiamo provato esser ciò impossibile, ma noi sappiamo il vero.
La c'è pur troppo la vera cagione... La neghino un poco, se possono, quella fatale appendice riproduttiva che Otto aveva tra l'ombelico e le ginocchia. E lor signori mi vorranno negar la sua influenza? Mi negheranno che ci sian dei cazzi? O mi vorranno dire che stian laggiù a far nulla, come tanti spilli da ficcar su per i pertugi?
Come Lise Meitner, ad esempio, a cui si deve la vera scoperta della fissione nucleare: Infatti fu Lise a spiegare a Otto Hahn che gli esperimenti in laboratorio avevano prodotto la fissione dell’atomo. Lise lo aveva capito guardando una goccia di neve mentre cadeva da un albero e si sdoppiava.
Certo, c'è molto della superiorità del femminile in questa poetica descrizione: l'osservazione della goccia di neve (oggetto fisico che già per sé non avrebbe molto senso, ma chi siamo noi per puntacazzare? E del resto se ci sono gatti mezzi morti e mezzi vivi ci possono anche essere gocce di neve); l'intuizione creativa, nel solco della più famosa mela newtoniana; la spiegazione del fenomeno al fisico maschio e pertanto cieco nel suo razionalismo pragmatico; l'appropriazione della scoperta da parte dell'ingrato; la pennellata di somma stronzaggine di quest'ultimo, che neppur tanto fra le righe viene pure accusato di essersi approfittato dell'infatuazione della sua assistente.
Un bellissimo quadretto, non c'è che dire.
Certo, la colpa della mancata assegnazione del Nobel è tutta da ricercare nel fatto che Otto avesse un pisello, e con tanto di cappuccetto di pelle sopra, mentre Lise solo la passerina: ce lo assicura la Arachi.
E' del tutto evidente, al lettore che non sia sciovinisticamente maschilista, che non c'entra assolutamente nulla, con questa vicenda, il fatto che Lise fosse ebrea, che Hitler ce l'avesse con la sua razza, che ella sia scappata in Isvezia nel 1938 e che Hahn abbia continuato a condurre gli esperimenti in Germania. Tutte queste sono condizioni di contorno, senza alcuna rilevanza.
E valga il vero
Come è ben noto, in rerum natura non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che la fuga all'estero non possa esser né l'uno né l'altro, avrò provato che essa non esiste, che è una chimera maschilista. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che la fuga all'estero sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice la fuga non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un confine all'altro, volerebbe subito alla sua destinazione. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo fuggire, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio, perché supponendo la fuga accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un Paese all'altro.
La spiegazione del furto del Premio Nobel quindi non può esser nel fatto che Lisa sia andata altrove mentre Otto faceva i suoi esperimenti: ché abbiamo provato esser ciò impossibile, ma noi sappiamo il vero.
La c'è pur troppo la vera cagione... La neghino un poco, se possono, quella fatale appendice riproduttiva che Otto aveva tra l'ombelico e le ginocchia. E lor signori mi vorranno negar la sua influenza? Mi negheranno che ci sian dei cazzi? O mi vorranno dire che stian laggiù a far nulla, come tanti spilli da ficcar su per i pertugi?
Studenti promossi, prof rimandati (nulla di nuovo sotto il sole)
Repubblica.it oggi ci presenta un articolo che riesce a cassonettizzare tutti i più ritriti luoghi comuni su scuola, insegnanti, nativi digitali, libri elettronici e compagnia cantante.
Partendo da una ricerca dell'IPSOS (il buon Pagnoncelli, insomma) commissionata dal PD, l'ovvia conclusione che ne trae l'articolista è quella qui sopra: studenti promossi, prof. rimandati.
Orbene, dato che ci ho qualche amico che -ahilui- fa di mestiere il professore, volevo rassicurarlo per un momento, prima che corra a buttarsi sotto i binari del trenino.
Volevo, in primo luogo, farlo cliccare sul link che porta al sondaggio in questione, e fargli considerare che forse forse un istituto di ricerca che riesce a formattare un documento PDF nel più sgradevole dei modi in cui anche un ipovedente potrebbe formattarlo schiacciando tasti a caso, non è proprio il soggetto più titolato a distribuire patenti e patentini.
Ma se poi, superato il ribrezzo grafico, egli si prendesse la briga di leggere le tabelle, ecco che scoprirebbe un'altra cosa interessante: vale a dire che tra il contenuto del sondaggio e quello dell'articolo di Repubblica non c'è alcuna relazione. Il sondaggio non dice quello che dice l'articolo. Corrado Zunino, che ha sprecato tanta energia per riempire una paginetta del giornale on-line, ha preso un solo dato, posizionato nel primo terzo in alto della pagina 8 (pari a un sessantatreesimo del sondaggio, esendo questo composto di ventun pagine), ci ha costruito sopra la conferma a una tesi che aveva già in testa e ha confezionato quel bel pezzo di mestiere.
Tutti i dati contenuti negli altri sessantadue sessantatreesimi del sondaggio sono stati semplicemente ignorati. E' mestiere, questo?
Partendo da una ricerca dell'IPSOS (il buon Pagnoncelli, insomma) commissionata dal PD, l'ovvia conclusione che ne trae l'articolista è quella qui sopra: studenti promossi, prof. rimandati.
Orbene, dato che ci ho qualche amico che -ahilui- fa di mestiere il professore, volevo rassicurarlo per un momento, prima che corra a buttarsi sotto i binari del trenino.
Volevo, in primo luogo, farlo cliccare sul link che porta al sondaggio in questione, e fargli considerare che forse forse un istituto di ricerca che riesce a formattare un documento PDF nel più sgradevole dei modi in cui anche un ipovedente potrebbe formattarlo schiacciando tasti a caso, non è proprio il soggetto più titolato a distribuire patenti e patentini.
Ma se poi, superato il ribrezzo grafico, egli si prendesse la briga di leggere le tabelle, ecco che scoprirebbe un'altra cosa interessante: vale a dire che tra il contenuto del sondaggio e quello dell'articolo di Repubblica non c'è alcuna relazione. Il sondaggio non dice quello che dice l'articolo. Corrado Zunino, che ha sprecato tanta energia per riempire una paginetta del giornale on-line, ha preso un solo dato, posizionato nel primo terzo in alto della pagina 8 (pari a un sessantatreesimo del sondaggio, esendo questo composto di ventun pagine), ci ha costruito sopra la conferma a una tesi che aveva già in testa e ha confezionato quel bel pezzo di mestiere.
Tutti i dati contenuti negli altri sessantadue sessantatreesimi del sondaggio sono stati semplicemente ignorati. E' mestiere, questo?
mercoledì 23 maggio 2012
Giocare con i numeri, da bastardi
Ci dev'essere rimasta male, la redazione della 27esima ora, quando il rapporto annuale ISTAT ha dimostrato che non vi è alcun aumento dei casi di (absit iniuria verbis) femminicidio nel Paese.
Ma in fondo non è un gran problema: a saper ben maneggiare i numeri, nessuno è reo, e nessuno è innocente. E allora che si fa, per non sputtanarsi dopo aver messo in piedi un gran bailamme su un'emergenza, un massacro, che in realtà è un problema -certo serio, nessun lo nega- che è sempre rimasto tal quale?
Si rovescia la prospettiva, semplice.
Tutta una serie di interventi in tema di sicurezza posti in essere dal passato governo (sia pure a prezzo di una certa militarizzazione del territorio) hanno portato a una diminuzione della criminalità classica, e conseguentemente anche degli omicidi. Riduzione che ovviamente non si è avuta nel campo dei delitti commessi tra le mura domestiche, dato cha a tutt'oggi non si può piazzare un poliziotto o una telecamera nella cucina di tutte le case italiane.
Ovviamente ciò ha fatto sì che la percentuale di delitti domestici rispetto al totale dei delitti sia aumentata, dato che il numeratore resta identico e il denominatore diminuisce (ero certo che Nichita l'avrebbe capito; ho provato con la cuginetta novenne, e l'ha capito anche lei).
Quelle della 27esima ora non l'hanno capito. O forse l'hanno capito, e hanno fatto le furbette.
Ma in fondo non è un gran problema: a saper ben maneggiare i numeri, nessuno è reo, e nessuno è innocente. E allora che si fa, per non sputtanarsi dopo aver messo in piedi un gran bailamme su un'emergenza, un massacro, che in realtà è un problema -certo serio, nessun lo nega- che è sempre rimasto tal quale?
Si rovescia la prospettiva, semplice.
Tutta una serie di interventi in tema di sicurezza posti in essere dal passato governo (sia pure a prezzo di una certa militarizzazione del territorio) hanno portato a una diminuzione della criminalità classica, e conseguentemente anche degli omicidi. Riduzione che ovviamente non si è avuta nel campo dei delitti commessi tra le mura domestiche, dato cha a tutt'oggi non si può piazzare un poliziotto o una telecamera nella cucina di tutte le case italiane.
Ovviamente ciò ha fatto sì che la percentuale di delitti domestici rispetto al totale dei delitti sia aumentata, dato che il numeratore resta identico e il denominatore diminuisce (ero certo che Nichita l'avrebbe capito; ho provato con la cuginetta novenne, e l'ha capito anche lei).
Quelle della 27esima ora non l'hanno capito. O forse l'hanno capito, e hanno fatto le furbette.
lunedì 21 maggio 2012
Del perché preferisco ricevere mail in francese piuttosto che in inglese
"Without prejudice and subject to Rule 408 of the US Federal Rules of Evidence
Dear Marco,
...
Kind regards,
D."
"Cher Monsieur,
Je fais suite à votre e-mail du 18 courant qui a retenu ma meilleure attention.
...
Recevez, Cher Monsieur, mes meilleurs messages.
D.G."
Dear Marco,
...
Kind regards,
D."
"Cher Monsieur,
Je fais suite à votre e-mail du 18 courant qui a retenu ma meilleure attention.
...
Recevez, Cher Monsieur, mes meilleurs messages.
D.G."
27 e non sentirli
Il blog di quelle che vogliono sfondare il soffitto di cristallo per permettere alle donne di prendere il posto che loro compete nella società oggi pubblica un post di Gaia Piccardi, esploratrice e zia di Alberto e Lorenza.
se [Federer] è risultato uno di quei rari maschi perfettamente conficcati nella loro energia, nel loro lavoro, nella loro realtà e nella vita che hanno scelto di vivere, pacificati e pacificanti, un po’ di merito va riconosciuto anche alla signora Federer, grande parte del benessere psicofisico di Roger. Che non perde occasione di ringraziarla per il tempo e l’amore che dedica alle figlie, il sacrificio di viaggiare insieme per il mondo, la scelta compiuta dodici anni fa su un campetto periferico dell’Olimpiade, quando la sventurata rispose
domenica 20 maggio 2012
Dei giornali nell'era di Twitter
Da queste pagine si sono sempre perculati i giornali che danno notizie alla cazzo di cane. Sei un professionista, per Toutatis, vedi di agire professionalmente e controlla quello che scrivi: non solo la grammatica e l'ortografia (ci mancherebbe, ma sappiamo quanto bisogno ce ne sia), ma anche i fatti.
Oggi sono tanti i giovini virgulti a cui la mamma ha regalato un furbofono che perculano i giornali per il fatto che su twitter la notizia del terremoto è apparsa prima che sui siti dei quotidiani.
Si tratta di un perculamento legittimo, ci mancherebbe: in questo Paese ognuno può dire e pensare quello che vuole (io son democratico, e accetto perfino che qualcuno scriva che questo è un Grande Paese).
Ma una cosa deve esser chiara: o di qua o di là. Non è che uno possa pretendere le notizie in 10 secondi e le notizie esatte: proprio come la botte piena e la moglie ubriaca, sono due cose in antitesi.
Quindi, scegliete pure da dove volete sapere le cose: io resto dell'opinione che i socialcosi vadano bene per le cazzate, le ricette di cucina, i consigli sugli alberghi e anche per trovare fidanzate, mentre i giornali possano servire egregiamente per sapere cosa fa il Governo, come vanno le indaini sul quel certo delitto e così via.
Poi, ciascuno è libero di trovare la fidanzata o la pensioncina chic sul Corsera, e indicazioni di politica economica su Formspring. Non lo invidio, però.
Oggi sono tanti i giovini virgulti a cui la mamma ha regalato un furbofono che perculano i giornali per il fatto che su twitter la notizia del terremoto è apparsa prima che sui siti dei quotidiani.
Si tratta di un perculamento legittimo, ci mancherebbe: in questo Paese ognuno può dire e pensare quello che vuole (io son democratico, e accetto perfino che qualcuno scriva che questo è un Grande Paese).
Ma una cosa deve esser chiara: o di qua o di là. Non è che uno possa pretendere le notizie in 10 secondi e le notizie esatte: proprio come la botte piena e la moglie ubriaca, sono due cose in antitesi.
Quindi, scegliete pure da dove volete sapere le cose: io resto dell'opinione che i socialcosi vadano bene per le cazzate, le ricette di cucina, i consigli sugli alberghi e anche per trovare fidanzate, mentre i giornali possano servire egregiamente per sapere cosa fa il Governo, come vanno le indaini sul quel certo delitto e così via.
Poi, ciascuno è libero di trovare la fidanzata o la pensioncina chic sul Corsera, e indicazioni di politica economica su Formspring. Non lo invidio, però.
sabato 19 maggio 2012
27 e non sentirli
Oggi Annachiara Sacchi sulla 27esima ora scopre che in Italia c'è il divorzio consensuale 8a dire il vero ci sarebbe anche la separazione prima del divorzio, ma passi).
L'autrice del pezzo va a prendere un sito americano per raccontarci che in America (lì sono molto più avanti di noi) la cosa è stata inventata negli anni '90, e che un gruppo di legali ovviamente composto per lo più da donne, ha recentemente importato in Italia questa degnissima istituzione.
Legali che saranno pure donne, ma certo cazzute, se il loro preventivo arriva a cinquemila euri, laddove un legale normale, ma che non abbia amiche che scrivono sui blog del Corriere, si accontenta di meno della metà.
Il tenore del pezzo mi ricorda tanto quel giornalista che, allorquando Bill Clinton ebbe a firmare il primo documento digitale, chiese a Prodi tra quanti anni l'Italia sarebbe arrivata ad avere qualcosa di simile.
E Prodi rispose: «Veramente noi l'abbiamo già da un due-tre anni».
Ma andiamo avanti, che oggi di materiale ce n'è tanto.
Ad esempio un ottimo articolo di Elvira Serra (la rammentate? quella single, senza bimbi cani e gatti, che si lamenta dei mariti che non l'aiutano a crescere la prole e badare ai migliori amici dell'uomo) sulla fine della conversazione: un argomento originale sul quale evidentemente né Flaubert né Proust erano riusciti a fare un punto definitivo. Fortuna che ci aiutano gli americani, anche questa volta:
L'autrice del pezzo va a prendere un sito americano per raccontarci che in America (lì sono molto più avanti di noi) la cosa è stata inventata negli anni '90, e che un gruppo di legali ovviamente composto per lo più da donne, ha recentemente importato in Italia questa degnissima istituzione.
Legali che saranno pure donne, ma certo cazzute, se il loro preventivo arriva a cinquemila euri, laddove un legale normale, ma che non abbia amiche che scrivono sui blog del Corriere, si accontenta di meno della metà.
Il tenore del pezzo mi ricorda tanto quel giornalista che, allorquando Bill Clinton ebbe a firmare il primo documento digitale, chiese a Prodi tra quanti anni l'Italia sarebbe arrivata ad avere qualcosa di simile.
E Prodi rispose: «Veramente noi l'abbiamo già da un due-tre anni».
Ma andiamo avanti, che oggi di materiale ce n'è tanto.
Ad esempio un ottimo articolo di Elvira Serra (la rammentate? quella single, senza bimbi cani e gatti, che si lamenta dei mariti che non l'aiutano a crescere la prole e badare ai migliori amici dell'uomo) sulla fine della conversazione: un argomento originale sul quale evidentemente né Flaubert né Proust erano riusciti a fare un punto definitivo. Fortuna che ci aiutano gli americani, anche questa volta:
L’americano Meredith Parents Network ha appena pubblicato una ricerca su mille mamme nate tra il 1977 e il 1994, rivelando che il 12 per cento non rinuncia a usare il cellulare neppure in un momento privato come il rapporto sessuale.L'unico cruccio che ho è che mi sembra anche questa roba già sentita, ma non so bene dove.
venerdì 18 maggio 2012
GombloDDo!
Ve la ricordate la puntata di Report che diceva che i telefonini fanno venire il cancro, vero?
Quella che diceva che c'è tutto un complotto dei produttori di telefonini, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo?
Bene, l'altro giorno c'è stata un'altra puntata di Report: questa volta parlavano del fatto che c'è una macchina che scopre il cancro, che funziona benissimo, ha percentuali di successo da paura ma non la vuole nessuno, non viene più prodotta e il genio che l'ha scoperta deve pagarsi i diritti di brevetto di tasca sua, stando sulle spese.
Se ne era parlato sul socialcosino, dell'argomento, e pensavo che la tesi della puntata fosse che c'è tutto un complotto dei produttori di medicinali, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo.
Ora è uscita la trascrizione della puntata, e la questione è assai più penosa.
Il complotto che impedisce alla macchina salvacancro di salvare le nostre vite c'è, ma non è capitanato dall'industria farmaceutica.
E' capitanato dai produttori di telefonini.
Sì, lo so: pensate che mi sia bevuto il cervello. Leggete qua sotto, cazzo.
Quella che diceva che c'è tutto un complotto dei produttori di telefonini, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo?
Bene, l'altro giorno c'è stata un'altra puntata di Report: questa volta parlavano del fatto che c'è una macchina che scopre il cancro, che funziona benissimo, ha percentuali di successo da paura ma non la vuole nessuno, non viene più prodotta e il genio che l'ha scoperta deve pagarsi i diritti di brevetto di tasca sua, stando sulle spese.
Se ne era parlato sul socialcosino, dell'argomento, e pensavo che la tesi della puntata fosse che c'è tutto un complotto dei produttori di medicinali, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo.
Ora è uscita la trascrizione della puntata, e la questione è assai più penosa.
Il complotto che impedisce alla macchina salvacancro di salvare le nostre vite c'è, ma non è capitanato dall'industria farmaceutica.
E' capitanato dai produttori di telefonini.
Sì, lo so: pensate che mi sia bevuto il cervello. Leggete qua sotto, cazzo.
Galfa Galfa Galfa... Leon Leon Leon
«La torre disabitata di Ligresti ha perso fascino dopo lo sgombero frettoloso e l'ex Ansaldo, offerta tramite bando regolare, fa arricciare il naso: troppo lunghi i tempi, si è detto in assemblea ieri. "Bisogna scegliere un posto che possiamo difendere e non così facile da liberare - ha consigliato Ugo Mattei, già avvocato dei No Tav, aizzando i 250 partecipanti seduti sull'asfalto in via Galvani e invitando a "diffidare dell'amministrazione finta amica". E una diffida vera e propria contro lo sgombero, Mattei l'ha inviata al tavolo del sindaco Pisapia, tacciandolo di essere incostituzionale.»
Ai fighetti di Macao dunque non va bene uno spazio concesso frettolosamente ed in ispregio ad elementari regole di convivenza (quelle, ad esempio, che dicono che non si dovrebbe far passare avanti quelli che urlano e rompono, lasciando indietro quelli che sono lì da prima ma restano tranquilli e chiedono per favore).
No, al fighettume non va bene uno spazio quale che sia, e cara Grazia. A loro bisogna dare uno spazio nella zona giusta della città, ben servito dai mezzi pubblici, che non sia scomodo per gli strumenti e che abbia i montacarichi per gli allestimenti, e che sia bello da vedere da fuori, e ridipinto di fresco dentro (altrimenti come si fa a far risaltare i graffiti, se le pareti non sono candide?).
Ma vogliamo infierire? Infieriamo, suvvia, e leggiamoci lo scritto di quell'avvocato Mattei (scopro ora che difendeva anche i No TAV, e mi si chiariscono molte cose), che riesce ad affastellare un po' di numeri di articoli tratti a caso da una qualche dispensa, per sostenere che sarebbe incostituzionale cacciare fuori uno che ti entra in casa tua e comincia a farci le feste. Il tutto scritto in quel legalese che stava sui coglioni perfino a Renzo Tramaglino.
Proviamo a fare un po' di traduzione simultanea
«I dimostranti hanno così recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco cos- tituzionale dell’articolo 42 Cost.» ->; «Non è zuppa, è pan bagnato»
«Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l’arte e la scienza (Art.33)» ->; «Se sei malato puoi rapinare un tabaccaio, se sei un artista puoi rapinare una banca»
«Torre Galfa rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell’ esercizio della cittadinanza attiva» ->; «e peccato che non c'erano dentro anche i prosciutti, che ci avevamo un po' di fame»
«Poiché la natura pubblica o privata del titolo formale ai beni comuni è da considerarsi teoreticamente irrilevante rispetto alla loro funzione costituzionalmente garantita» ->; «Quel che è tuo è mio; quel che è mio è mio»
«l’ esercizio civilistico dello ius excludendi sulla Torre Galfa, a fronte di lunghi anni di abbandono, è da considerarsi emulativo ex art. 833 Codice Civile e dunque abusivo.» ->; «non vuoi ripenderti la cosa tua perché vuoi riprenderti la cosa tua, bensì solo per romperci i coglioni»
«un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato» ->; «E che c'entra se hai pagato? Io so' artista e tu, te non sei un cazzo»
Ai fighetti di Macao dunque non va bene uno spazio concesso frettolosamente ed in ispregio ad elementari regole di convivenza (quelle, ad esempio, che dicono che non si dovrebbe far passare avanti quelli che urlano e rompono, lasciando indietro quelli che sono lì da prima ma restano tranquilli e chiedono per favore).
No, al fighettume non va bene uno spazio quale che sia, e cara Grazia. A loro bisogna dare uno spazio nella zona giusta della città, ben servito dai mezzi pubblici, che non sia scomodo per gli strumenti e che abbia i montacarichi per gli allestimenti, e che sia bello da vedere da fuori, e ridipinto di fresco dentro (altrimenti come si fa a far risaltare i graffiti, se le pareti non sono candide?).
Ma vogliamo infierire? Infieriamo, suvvia, e leggiamoci lo scritto di quell'avvocato Mattei (scopro ora che difendeva anche i No TAV, e mi si chiariscono molte cose), che riesce ad affastellare un po' di numeri di articoli tratti a caso da una qualche dispensa, per sostenere che sarebbe incostituzionale cacciare fuori uno che ti entra in casa tua e comincia a farci le feste. Il tutto scritto in quel legalese che stava sui coglioni perfino a Renzo Tramaglino.
Proviamo a fare un po' di traduzione simultanea
«I dimostranti hanno così recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco cos- tituzionale dell’articolo 42 Cost.» ->; «Non è zuppa, è pan bagnato»
«Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l’arte e la scienza (Art.33)» ->; «Se sei malato puoi rapinare un tabaccaio, se sei un artista puoi rapinare una banca»
«Torre Galfa rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell’ esercizio della cittadinanza attiva» ->; «e peccato che non c'erano dentro anche i prosciutti, che ci avevamo un po' di fame»
«Poiché la natura pubblica o privata del titolo formale ai beni comuni è da considerarsi teoreticamente irrilevante rispetto alla loro funzione costituzionalmente garantita» ->; «Quel che è tuo è mio; quel che è mio è mio»
«l’ esercizio civilistico dello ius excludendi sulla Torre Galfa, a fronte di lunghi anni di abbandono, è da considerarsi emulativo ex art. 833 Codice Civile e dunque abusivo.» ->; «non vuoi ripenderti la cosa tua perché vuoi riprenderti la cosa tua, bensì solo per romperci i coglioni»
«un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato» ->; «E che c'entra se hai pagato? Io so' artista e tu, te non sei un cazzo»
giovedì 17 maggio 2012
Legislatori illuminati
Uno dei piú gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che, per essere un’utile virtú, dev’essere accompagnata da una dolce legislazione. La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro piú terribile, unito colla speranza dell’impunità; perché i mali, anche minimi, quando son certi, spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana sempre l’idea dei maggiori, massimamente quando l’impunità, che l’avarizia e la debolezza spesso accordano, ne aumenti la forza. L’atrocità stessa della pena fa che si ardisca tanto di piú per ischivarla, quanto è grande il male a cui si va incontro; fa che si commettano piú delitti, per fuggir la pena di un solo.
A misura che i supplicii diventano piú crudeli, gli animi umani, che come i fluidi si mettono sempre a livello cogli oggetti che gli circondano, s’incalliscono, e la forza sempre viva delle passioni fa che, dopo cent’anni di crudeli supplicii, la ruota spaventi tanto quanto prima la prigionia. Perché una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev’essere calcolata l’infallibilità della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di piú è dunque superfluo e perciò tirannico. Gli uomini si regolano per la ripetuta azione dei mali che conoscono, e non su quelli che ignorano. Si facciano due nazioni, in una delle quali, nella scala delle pene proporzionata alla scala dei delitti, la pena maggiore sia la schiavitù perpetua, e nell’altra la ruota.
A misura che i supplicii diventano piú crudeli, gli animi umani, che come i fluidi si mettono sempre a livello cogli oggetti che gli circondano, s’incalliscono, e la forza sempre viva delle passioni fa che, dopo cent’anni di crudeli supplicii, la ruota spaventi tanto quanto prima la prigionia. Perché una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev’essere calcolata l’infallibilità della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di piú è dunque superfluo e perciò tirannico. Gli uomini si regolano per la ripetuta azione dei mali che conoscono, e non su quelli che ignorano. Si facciano due nazioni, in una delle quali, nella scala delle pene proporzionata alla scala dei delitti, la pena maggiore sia la schiavitù perpetua, e nell’altra la ruota.
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