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mercoledì 24 giugno 2009

I grandi dubbi esistenziali di m.fisk /2

Dario Franceschini ha fatto un video che ha messo sul suo sito.
Non ha messo il testo, il che sarà pure una dimenticanza e una mancanza di rispetto per i sordi; ma soprattutto è cosa comoda perché le parole scritte si possono analizzare molto meglio di quelle dette, che volano e volando rendono difficile porsi dubbi.
C'è comunque qualche parziale trascrizione, ad esempio qui.

E mi chiedo: ma quando Franceschii dice che "Non posso riconsegnare il partito a quelli che c'erano prima di me, molto prima di me", a chi si riferisce?
Perché, salvo mi sia sfuggito qualcosa, "prima di lui" c'erano Veltroni e lui; e "molto prima di lui" non c'era il PD e Veltroni.
Tutta questa messinscena per dire che Veltroni gli sta un po' sulle palle?

venerdì 29 maggio 2009

Suspence!

Voi tutti sapete che ho scritto più volte che la storia di Silvio Berlusconi e (moglie, figli di primo letto, figli di secondo letto, Noemi, padre madre fidanzato nonna zia cugini, APEDSAAQCPHVLE*, PEDPMDSAAQCPHVLE**, veline candidate, veline non candidate e compagnia cantante) è destinata a tramutarsi in un boomerang per chi l'ha sollevata e in un vantaggio per Berlusconi.

Altri la pensavano diversamente, ed è un'opinione certo rispettabile anche se da me non condivisa. Ora però, vedendo il can can che sta montando oggi, e l'impressione sempre più netta di pugile alle corde del Caro Leader, nonché l'ansia di tutta la sua corte di sopire, troncare; troncare, sopire, ho come l'impressione di poter aver sbagliato valutazione.
A questo punto, insomma, non so più cosa pensare: sembra che la situazione sia a un punto di rottura, ma potrebbe anche essere una bolla di sapone o un petardo esplosivo: non ne ho più alcuna idea***.

E dato che il week-end, comprensivo di ponte, me lo fo tutto solo in montagna (fatti salvi tre bambini decenni scatenati, ma che sarà mai, in fondo), e la mia dotazione tecnologica non prevede diavolerie in grado di comunicare a distanza e tener aggiornati i miei lettori sul flusso di ciò che mi frulla in mente, credo proprio sia opportuno dichiararlo qui, per non far la figura di quello che arriva bel bello il giorno che tutti i giochi sono fatti e spara: "l'avevo detto, io!"
Insomma, se in questi giorni Berlusconi dovesse dimettersi, o al contrario lo dovesse fare Franceschini, o la magistratura dovesse arrestare uno dei due o entrambi, sappiate che tutto ciò non l'ho minimamente previsto.


*Attuale Principale Esponente Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*Principale Esponente Del Partito Minore Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*** e, detto tra noi, il non avere alcuna idea mi sembra l'atteggiamento più razionale, ora come ora.

lunedì 23 marzo 2009

Serracchiani for president

Spinto dal fatto che tutti ne parlano ho messo a letto Nichita, mi sono acceso il PC e mi sono sentito l'intervento di Debora Serracchiani all'Assemblea Nazionale dei Circoli del PD.
Che questa ragazza o giovane donna abbia una faccia e un eloquio simpaticissimi è un dato di fatto; e che abbia avuto la forza di dire da dentro l'istituzione che il Re è nudo pure; e perciò merita un plauso.
Sta di fatto che, ciò detto, non posso risparmiarmi di osservare che quelle cose dette, nella sostanza, altro non sono che le critiche espresse da tempo ormai immemorabile da parte di coloro che, Veltroni regnante, guardavano da fuori quel partito affondare e cercavano di lanciare qualche salvagentesuggerimento.
E badate che non sto citandomi autoreferenzialmente: quello che ho scritto io l'hanno scritto centinaia o migliaia di altri scribacchini come me o ben più autorevoli di me; mettere dei link sarebbe inutile perché ciascuno di noi ne conosce e ne ricorda molti a tutte le possibili altezza del blogocono.

Che il PD non sia stato un partito bensì un'accozzaglia di voci dissonanti non è cosa scoperta oggi; che la smania di protagonismo delle seconde file (e ben conosciamo i nomi e le facce più o meno fotogeniche) fosse distruttiva, l'abbiamo detto e letto tutti; che la scelta di togliere Ignazio Marino e mettere Dorina Bianchi fosse una scelta dettata da un profondo senso di cupio dissolvi non è opinabile esattamente come non è opinabile il fatto che fosse miope (ma miope da Mr. Magoo) l'astensione al Senato sulla sottoposizione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in merito alla sentenza Englaro: scelta vigliacca fatta solo per non smuovere le acque e non sollevare la melma.
Questo blog è cominciato il giorno in cui Veltroni aveva deciso che, essendo ingiusto prendere le impronte agli immigrati, avremmo dovuto farci prendere le impronte tutti. Un episodio minore, del quale anche la Serracchiani si è probabilmente dimenticata; e io stesso non lo rammenterei se non fosse per questo imprinting.

Tutto questo pippone per dire che condivido pienamente le critiche della simpatica friulana, che qualcuno ora vorrebbe addirittura come presidente: del Pd o del Consiglio o un giorno fors'anche della Repubblica; e chissà che qualcuna di queste profezie non si avveri, dato che di coraggio, come ricordato, ne ha assai.
Resta, purtroppo per il partito di cui ella fa parte, un problema di fondo a mio -modesto- parere dirimente.
La Serracchiani per più di metà del suo intervento non ha fatto altro che recuperare il vecchio, buono e sano principio del centralismo democratico. Quello per cui il partito decide con il dibattito all'interno e poi all'esterno si presenta con una sola faccia.
Si tratta di un principio perfin banale che viene declinato in mille modi: dal "i panni sporchi si lavano in casa" ai briefing prima di una sessione di negoziazione in cui si decidono le linee guida, i ruoli psicologici da assumere e i limiti di possibile cedimento alle pretese di controparte. Quando si siede al tavolo delle trattative si deve parlare con una voce sola; se un collega dice una cazzata la si difende, e se non è proprio difendibile la si manipola fino a farle dire il contrario.
Il problema è che questo principio funziona per il mondo degli affari; per il vecchio Partito Comunista, che aveva il supporto della sua ideologia; per il partito della libertà, con il suo padre-padrone-azionista di maggioranza.
Per il Partito Democratico così com'è non può funzionare, per due motivi.
Il primo motivo è che il dibattito interno può essere a porte aperte o a porte chiuse, ma tertium non datur. E in un Partito che per statuto ha il pallino delle primarie, cioè dei dibattiti pubblici, non si può pensare che il dibattito si smonti e tutti si intruppino sulla linea del vincitore il momento successivo alla sua proclamazione. Abbiamo visto l'esempio di Obama e Clinton: ma quanto ci hanno messo per riconciliarsi, e quanto frequentemente può succedere? E' possibile che lo stesso modello sia trasportabile nell'agone politico quotidiano, delle scelte da operare giorno per giorno, nel contesto di un Paese dove c'è un appuntamento con qualche forma di elezione ogni sei mesi?

Il secondo motivo è che, come ricordato, il centralismo democratico funzionava nel PCI per la presenza di una fortissima ideologia; e pure nella DC, malgrado le correnti interne, per un altrettanto fortissimo senso di pragmatismo malgrado l'ideologia (non dimentichiamo la firma dei presidenti democristiani in calce alle leggi su divorzio e aborto, e persino gli scontri tra De Gasperi e Pio XII!). Il Partito Democratico (almeno quello di Veltroni) la parola pragmatismo manco sapeva cosa significasse; e quanto al resto, lungi dall'essere post-ideologico, esso poteva essere definito pluri-ideologico: ma già è difficile convivere con una sola di ideologia, figuriamoci con due o tre diverse tra loro!

Certo, ora c'è un democristiano. Non un ex-democristiano, badate bene: un democristiano vero, di scuola di razza purissima quale quella di Zaccagnini, mica l'ultimo ras locale! Uno capace di guardare alla pratica e lasciar perdere la grammatica e la cravatta, se serve. Credo che la sua sia un'impresa disperata, perché le forze centrifughe sono troppo potenti, ma seppur improbabile è possibile che riuscirà nella difficilissima impresa.
Di trasformare il PD nella DC.

martedì 17 marzo 2009

Giovani e meno giovani

Sto vedendo Ballarò, con la partecipazione di Franceschini.

Sentire e vedere Franceschini che argomenta e risponde a Gasparri, Belpietro e compagnia cantante mi sta confermando due cose:
- pensare che in politica i giovani debbano essere preferiti ai vecchi solo perché sono giovani, è una solenne cazzata;
- la scuola di formazione dei quadri democristiani sta alla summer school come Oxford sta all'università dell'Insubria.

Speriamo che il segretario a termine sia veramente a termine, ché se così non fosse mi tocca anche considerare la possibilità di votare democratico.

 

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