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venerdì 17 settembre 2010
martedì 22 giugno 2010
Siamo soli?
Avete presente quando dico che Berlusconi è una cattiva persona ma non per questo bisogna condannare tutto di lui, anche, chessò, il fatto che porta le scarpe col tacco o non gli piace l'aglio?
ecco, la stessa cosa vale per Mariastella Gelmini e il ministero che dirige. Non mi stancherò mai di denunciare lo sfascio della scuola italiana, le mie preoccupazioni di genitore e la mia rabbia per vedere ogni giorno smantellare la scuola pubblica per tutti in favore di una scuola privata per pochi, e gli altri si arrangino.
Ciò detto, nella traccia del tema "Siamo soli?", per quanto mi sforzi, non riesco a veder proprio nulla di scandaloso*.
Non si parla di dischi volanti: si parla di cosmogonia, di immanenza, di metodo scientifico. Si parla cioè del programma del liceo scientifico, e si chiede a chi ne esce di argomentare usando quegli strumenti.
*.mau. mi fa notare che nella traccia c'è scritto STAR TRECK, il che *è* scandaloso.
ecco, la stessa cosa vale per Mariastella Gelmini e il ministero che dirige. Non mi stancherò mai di denunciare lo sfascio della scuola italiana, le mie preoccupazioni di genitore e la mia rabbia per vedere ogni giorno smantellare la scuola pubblica per tutti in favore di una scuola privata per pochi, e gli altri si arrangino.
Ciò detto, nella traccia del tema "Siamo soli?", per quanto mi sforzi, non riesco a veder proprio nulla di scandaloso*.
Non si parla di dischi volanti: si parla di cosmogonia, di immanenza, di metodo scientifico. Si parla cioè del programma del liceo scientifico, e si chiede a chi ne esce di argomentare usando quegli strumenti.
*.mau. mi fa notare che nella traccia c'è scritto STAR TRECK, il che *è* scandaloso.
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scuola
venerdì 11 giugno 2010
Mail che quando le ricevi fai salti di gioia per il fatto che le elementari sono finite
Sent: venerdì 11 giugno 2010 8.43
«Vi aggiorno sui regali che sono stati fatti agli insegnanti.
Prego le volonterose mamme che si sono date da fare per la scelta e per l'acquisto dei regali di correggermi se scrivo qualcosa di errato.
Maestra Cristina braccialetto di Tiffany (verrà consegnato in occasione della cena in pizzeria)
Maestra Rosaria girocollo della serie "I bamboli" (consegnato martedì)
Maestra Isabella cesta da mare in paglia, stoffa e decori con perline (consegnato giovedì)
Maestro di religione penna tipo "BIC" con tappino in argento e iniziali incise (consegnato lunedì)
Maestro di musica segnalibro in argento a forma di chiave di violino e bigliettini con il suo nome stampato (consegnato giovedì)»
Sent: venerdì 11 giugno 2010 10:15
«Solo una precisazione, al maestro di musica è stato regalato un mollettone fermafogli in argento a forma di chiave di violino con bigliettini personalizzati.»
«Vi aggiorno sui regali che sono stati fatti agli insegnanti.
Prego le volonterose mamme che si sono date da fare per la scelta e per l'acquisto dei regali di correggermi se scrivo qualcosa di errato.
Maestra Cristina braccialetto di Tiffany (verrà consegnato in occasione della cena in pizzeria)
Maestra Rosaria girocollo della serie "I bamboli" (consegnato martedì)
Maestra Isabella cesta da mare in paglia, stoffa e decori con perline (consegnato giovedì)
Maestro di religione penna tipo "BIC" con tappino in argento e iniziali incise (consegnato lunedì)
Maestro di musica segnalibro in argento a forma di chiave di violino e bigliettini con il suo nome stampato (consegnato giovedì)»
Sent: venerdì 11 giugno 2010 10:15
«Solo una precisazione, al maestro di musica è stato regalato un mollettone fermafogli in argento a forma di chiave di violino con bigliettini personalizzati.»
lunedì 24 maggio 2010
Team Working
«Il nostro Paese vive di turismo e a settembre si possono avere migliori opportunità economiche per le vacanze». «Posticipare l’apertura dell’anno scolastico - ha aggiunto - potrebbe aiutare molte famiglie e dare anche un aiuto al settore turistico. Vedremo come il Parlamento deciderà in merito»Il nostro più sincero plauso va oggi al ministro della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, che ha rilasciato la dichiarazione che vedete riportata sopra, in virgolettato tal quale presa dal sito del Corriere.
La Gelmini non è una di quelle ministre che si attaccano alla poltrona del proprio dicastero e si fanno solo gli affari propri, no: la ministra sa cosa sia il lavoro di gruppo, il team working, per usare un'espressione appresa nel Paese delle tre "I". E quindi non si è spesa in una difesa supina della scuola e dell'istruzione pubblica, come ci si sarebbe potuto attendere da un'altra ministra. No, la Gelmini sa quando è il momento di lottare e quando è il momento di cedere di fronte ad interessi superiori: e tra l'istruzione e il turismo ha privilegiato il turismo, pur se il relativo dicastero è diretto da una ministra dal colore di capelli diverso dal suo.
A seguire, possiamo suggerire di mettere sul piatto anche il mese di ottobre (che potrebbe essere utilmente sfruttato per mandare i bambini e i ragazzi negli ospedali pubblici a sostituire gli infermieri e i portantini); quello di novembre (i giovini potranno essere utilizzati per rimpiazzare i controllori e gli addetti al servizio su treni, autocorriere e battelli per la navigazione lacustre) e aprile (quando, passati i rigori invernali, gli studenti potranno essere adibiti alla riparazione delle buche nei manti stradali e all'edificazione di ponti e viadotti).
Si parla anche del maggio come mese ideale per l'utilizzo delle giovani generazioni in sostituzione delle guardie carcerarie, ma la cosa non è certa perché, essendo questo il mese mariano, sembra che la CEI voglia organizzare corsi full-time di chierichetto: staremo a vedere.
martedì 18 maggio 2010
Organi collegiali
Tra le tante sciocchezze che ho fatto, una delle meno perdonabili è quella di essermi fatto eleggere rappresentante di classe per tre anni consecutivi: come se già non avessi sufficienti cose che mi tengono impegnato durante la giornata.
Il rappresentante di classe nella scuola elementare fa in buona sostanza due cose: cura la raccolta di tutti i (non pochi) fondi che servono per le gitarelle e i materiali, acquista con essi i colori, i cartoncini e di tutte le cose che servirebbero per la didattica ma il ministero non passa, e partecipa ai consigli d'interclasse.
In effetti un motivo per farmi eleggere ce l'avevo: la classe di Nichita si è sempre trovata in una situazione assai sfortunata dal punto di vista dell'organico docente, e quindi serviva qualcuno che fosse in grado di parlare con la direttrice e magari scrivere una lettera che avesse un principio, una fine e in mezzo dei contenuti.
Quanto a soldi e acquisti vari, ho preteso per accettare la candidatura che ci fosse una mamma che si fosse occupata di tutto ciò, dato che io non volevo toccare neppure un euro per non cadere nella tentazione di risanare la voragine del mio conto in banca. E così è stato: c'è una mamma efficentissima che, non avendo nulla da fare, si occupa con scrupolosa puntualità di tutti questi adempimenti.
Rimane il consiglio d'interclasse: organo inutile tra gli inutili, nel corso dei quali, per un'oretta tre-quattro volte l'anno, i genitori ascoltano gli insegnanti che spiegano quanto sono stati bravi. solo una volta mi è capitato di fare un intervento nel merito, che la presidentessa si guardò bene dal verbalizzare, non essendovi evidentemente abituata: e grande fu il suo stupore quando per iscritto le chiesi conto del fatto.
Oggi avrei l'ultimo consiglio d'interclasse. L'ordine del giorno merita un esame in quanto prevede:
Il parere sui libri di testo è una mera formalità, dato che in primo luogo i libri sono scelti (com'è giusto che sia) dagli insegnanti e non dai genitori, e oltretutto questi non hanno la minima idea di come dovrebbe essere un libro di testo per bambini. Oltretutto questa volta viene pure enunciato esplicitamente che comunque i medesimi libri saranno adottati anche l'anno successivo, vanificando così l'utilità di un parere anche solo consultivo da parte di qualche genitore particolarmente intraprendente o semplicemente logorroico.
L'assetto organizzativo-didattico generale sarebbe una cosa molto interessante (e l'unico motivo per partecipare a queste riunioni): ma certo per un papà di un bimbo di quinta (destinato ad esser promosso salvo sconvolgimenti epocali) l'interesse è proporzionale alla disponibilità ad interessarsi di accadimenti che non hanno alcuna possibile riconduzione con la propria vita, quali i metodi per la lotta biologica alla mosca tse-tse o l'andamento del calciomercato della MNL (sì, lo so: puzza di qualunquismo e disimpegno: ma trattandosi di un organo che non delibera alcunché, bensì nel quale la comunicazione avviene a senso unico, tant'è).
C'è poi la valutazione sulle attività svolte nell'anno. Per la mia esperienza tutte le attività sono state "molto interessanti" e "sinceramente partcipate". Ho già dato, grazie.
Le varie sono varie, e non vengono mai affrontate in quanto c'è la cena da preparare e i calzini da stirare, e quando si fanno le sette di sera questi impegni non possono essere rimandati oltre.
Ho proprio l'impressione che stasera non parteciperò, no davvero.
Il rappresentante di classe nella scuola elementare fa in buona sostanza due cose: cura la raccolta di tutti i (non pochi) fondi che servono per le gitarelle e i materiali, acquista con essi i colori, i cartoncini e di tutte le cose che servirebbero per la didattica ma il ministero non passa, e partecipa ai consigli d'interclasse.
In effetti un motivo per farmi eleggere ce l'avevo: la classe di Nichita si è sempre trovata in una situazione assai sfortunata dal punto di vista dell'organico docente, e quindi serviva qualcuno che fosse in grado di parlare con la direttrice e magari scrivere una lettera che avesse un principio, una fine e in mezzo dei contenuti.
Quanto a soldi e acquisti vari, ho preteso per accettare la candidatura che ci fosse una mamma che si fosse occupata di tutto ciò, dato che io non volevo toccare neppure un euro per non cadere nella tentazione di risanare la voragine del mio conto in banca. E così è stato: c'è una mamma efficentissima che, non avendo nulla da fare, si occupa con scrupolosa puntualità di tutti questi adempimenti.
Rimane il consiglio d'interclasse: organo inutile tra gli inutili, nel corso dei quali, per un'oretta tre-quattro volte l'anno, i genitori ascoltano gli insegnanti che spiegano quanto sono stati bravi. solo una volta mi è capitato di fare un intervento nel merito, che la presidentessa si guardò bene dal verbalizzare, non essendovi evidentemente abituata: e grande fu il suo stupore quando per iscritto le chiesi conto del fatto.
Oggi avrei l'ultimo consiglio d'interclasse. L'ordine del giorno merita un esame in quanto prevede:
1 - Parere sui libri di testo utilizzati nel corrente anno scolastico di cui proseguirà l’adozione nell’a.s. 2010-11Andiamo per ordine.
2 - Aggiornamenti in ordine all’assetto organizzativo-didattico generale dell’a.s. 2010-11
3 - Valutazione delle attività svolte nel corrente anno scolastico
4 - Varie
Il parere sui libri di testo è una mera formalità, dato che in primo luogo i libri sono scelti (com'è giusto che sia) dagli insegnanti e non dai genitori, e oltretutto questi non hanno la minima idea di come dovrebbe essere un libro di testo per bambini. Oltretutto questa volta viene pure enunciato esplicitamente che comunque i medesimi libri saranno adottati anche l'anno successivo, vanificando così l'utilità di un parere anche solo consultivo da parte di qualche genitore particolarmente intraprendente o semplicemente logorroico.
L'assetto organizzativo-didattico generale sarebbe una cosa molto interessante (e l'unico motivo per partecipare a queste riunioni): ma certo per un papà di un bimbo di quinta (destinato ad esser promosso salvo sconvolgimenti epocali) l'interesse è proporzionale alla disponibilità ad interessarsi di accadimenti che non hanno alcuna possibile riconduzione con la propria vita, quali i metodi per la lotta biologica alla mosca tse-tse o l'andamento del calciomercato della MNL (sì, lo so: puzza di qualunquismo e disimpegno: ma trattandosi di un organo che non delibera alcunché, bensì nel quale la comunicazione avviene a senso unico, tant'è).
C'è poi la valutazione sulle attività svolte nell'anno. Per la mia esperienza tutte le attività sono state "molto interessanti" e "sinceramente partcipate". Ho già dato, grazie.
Le varie sono varie, e non vengono mai affrontate in quanto c'è la cena da preparare e i calzini da stirare, e quando si fanno le sette di sera questi impegni non possono essere rimandati oltre.
Ho proprio l'impressione che stasera non parteciperò, no davvero.
venerdì 22 gennaio 2010
Mail aperta a M.S. Gelmini
Gentile Ministro,
mio figlio frequenta la quinta elementare in una scuola milanese. E' una scuola di antica storia, situata in un quartiere di un certo prestigio nel quale ho la fortuna di abitare: ragion per la quale la gran parte delle famiglie degli alunni condividono una condizione economica e sociale privilegiata, se non addirittura agiata.
Stamane, aprendo la posta, ho trovato un messaggio del presidente dell'assemblea dei genitori, diretto ai rappresentanti di classe, che qui in parte Le ritrascrivo:
Non mi interessa neppure sollecitarLa affinché invii 100 euri alla scuola di mio figlio per consentire la riparazione della televisione, dato che, come poc'anzi Le illustravo, siamo genitori benestanti e quindi faremo tra noi la solita colletta o vendita di torte benefiche, raccoglieremo i soldi e faremo sì che i nostri bambini abbiano, nell'aula video, un apparecchio videoriproduttore: ché rimirare uno schermo nero può essere un'esperienza d'interesse per il filosofo, ma forse un po' straniante per fanciulli di dieci anni.
Non mi interessa tutto ciò, Le dicevo.
Le ho scritto solo per dirle che stamane mi sento triste, ecco. E mi piacerebbe che si sentisse un pochino triste anche Lei.
Le mando un saluto, assicurandoLe che la mia stima nei Suoi confronti resta immutata.
Mr. Fisk
mio figlio frequenta la quinta elementare in una scuola milanese. E' una scuola di antica storia, situata in un quartiere di un certo prestigio nel quale ho la fortuna di abitare: ragion per la quale la gran parte delle famiglie degli alunni condividono una condizione economica e sociale privilegiata, se non addirittura agiata.
Stamane, aprendo la posta, ho trovato un messaggio del presidente dell'assemblea dei genitori, diretto ai rappresentanti di classe, che qui in parte Le ritrascrivo:
ciao M.,intanto buon anno,purtroppo abbiamo la televisione dell'aula video che ha dei problemi, ho parlato con il tecnico il quale vuole dalla scuola 100 euro per l'uscita.Veda, gentile Ministro: a me non interessa polemizzare; non mi interessa disquisire sui buoni scuola per gli alunni delle scuole private, sugli insegnanti di religione, sulla qualità dell'offerta didattica né sui salti mortali che la direttrice ha dovuto compiere per mettere insieme un orario scolastico dopo il taglio di un certo numero di insegnanti a seguito delle recenti Sue riforme.
Ho riferito del problema a R. la nostra dirigente amministratrice, lei mi ha risposto che la scuola non ha soldi, cosi' abbiamo convenuto di appellarci a te come presidente dei genitori affinchè ci possiate aiutare se non economicamente, trovare qualcuno esperto che possa controllare la televisione.
Non mi interessa neppure sollecitarLa affinché invii 100 euri alla scuola di mio figlio per consentire la riparazione della televisione, dato che, come poc'anzi Le illustravo, siamo genitori benestanti e quindi faremo tra noi la solita colletta o vendita di torte benefiche, raccoglieremo i soldi e faremo sì che i nostri bambini abbiano, nell'aula video, un apparecchio videoriproduttore: ché rimirare uno schermo nero può essere un'esperienza d'interesse per il filosofo, ma forse un po' straniante per fanciulli di dieci anni.
Non mi interessa tutto ciò, Le dicevo.
Le ho scritto solo per dirle che stamane mi sento triste, ecco. E mi piacerebbe che si sentisse un pochino triste anche Lei.
Le mando un saluto, assicurandoLe che la mia stima nei Suoi confronti resta immutata.
Mr. Fisk
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lunedì 21 settembre 2009
The times they are a-changin'
Apprendo da un post che parla di molto altro - e vorrei dire che l'apprendo con una certa sorpresa ma, ahimé, oramai non mi sorprendo più di nulla - che adesso al liceo i voti vengono scritti anche sul libretto, quello che ai miei tempi serviva solo per le giustificazioni delle assenze.
Al liceo, non alle elementari: ed è questo che, se vogliamo, mi sorprende, dacché a mio figlio, che fa le elementari, i voti vengono dati sui quaderni e non sul libretto.
Un anno fa frequentavo con una certa assiduità una signora che insegnava in un liceo: ed ho vissuto anche una stagione di scrutini, comprensibilmente faticosi dacché la sventurata aveva ben 18 classi da scrutinare*.
Fu in quell'occasione che scoprii che adesso quando un giovine prende un'insufficienza o addirittura viene bocciato, la scuola non si limita ad affiggere la condanna sul tabellone, appeso oltre i vetri dell'ingresso, ma fa precedere la ferale notizia con una raccomandata alla famiglia.
Ciò, mi è stato riferito, non tanto al fine di assicurare che i congiunti abbiano debita conoscenza delle carenze cognitive del pupillo, e possano quindi disporre gli idonei strumenti correttivi**, bensì -e questa è grossa, se mi passate la citazione colta- per evitare che lo studente poco diligente si abbandoni a gesti sconsiderati.
Chi ha lavorato un paio di settimane in organizzazione capisce bene (e il sottoscritto capisce meglio, avendovi lavorato cento volte tanto) che il vero motivo di queste cautele non è quello di evitare gesti sconsiderati, bensì di pararsi il culo (se mi consentite un'ulteriore citazione) casomai il poco atto dovesse uscir di senno. Detto meno in cifra: la scuola manda una raccomandata ai genitori, poi se il bocciato si butta nel fiume, non sono fatti suoi (della scuola) ma suoi (del minorato).
Quando io sentivo dir queste cose, mi indignavo, ritenendo che questo modo di tutelarsi infingardamente fosse indegno dell'istituzione scolastica: un'istituzione fatta per responsabilizzare e far diventar grandi, prima che per insegnare nozioni: e quindi destinata a perdere credibilità e persino ragion d'essere nel momento stesso in cui dovesse abdicare a talemandatomissione.
Già, perché il far divenire adulti (cittadini!) è una missione: non del singolo insegnante, badate bene: perché questi (come pure insegna Scorfano, che mai ringrazieremo abbastanza per quanto ci apre gli occhi) è un lavoratore: certo sottopagato ma lavoratore, e non missionario: perché insegna per pagarsi l'affitto, il pane e anche qualche divertimento; e a cui insegnare magari piace, ma prima che al piacere deve pensare alla propria vita.
La scuola (la Scuola!), intesa come istituzione, esiste solo al fine di far diventar grandi: di trasformare bambini balbettanti in cittadini di una società complessa. Questo per la Scuola è una missione: la ragione stessa del suo esistere. Svicolare da questa missione è un crimine: perché significa venir meno alla promessa fatta dallo Stato ai propri cittadini che ripongono fiducia nell'istituzione.
Io credo, dunque, che sia un crimine mandare a casa delle lettere che annunciano la bocciatura o l'esame a settembre, per due motivi: anzitutto perché queste lettere sono la prova provata che la scuola rinuncia a perseguire la propria missione, rinuncia a fare di un liceale un adulto, e getta la palla dall'altra parte della rete, dicendo alle famiglie "arrangiatevi: l'avete fatto voi il cretino, gestitevelo". La scuola, con queste lettere, mette nero su bianco che è tutto uno scherzo, che neppure essa stessa crede davvero di poter fare ciò per cui è nata.
E, allo stesso tempo, impedisce all'adolescente, che magari per la prima volta nella vita si trova di fronte ad un problema serio (quello di parlare alla sua famiglia di un proprio fallimento), di affrontarlo con le sue forze, studiando il modo e i tempi e cercandone di uscire con le ossa un po' meno rotte.
Una scuola che si convince di non saper neppure insegnare a un quattordicenne ad affrontare le proprie responsabilità, e gli impedisce di farlo, merita che i quattordicenni la coprano di insulti. Se poi la stessa scuola agisce così perché ritiene doveroso pararsi il culo dato che "non si sa mai", legittima perciostesso qualunque subdolo trucchetto, dal fogliettino nascosto per l'esame di maturità fino alla corruzione della commissione giudicante.
Queste sono le cose che ritenevo quando mi venive detto che si spedivano le lettere prima di far uscire i quadri. Avete idea di come mi senta adesso, dopo aver letto il post di stamane e aver appreso che neppure si crede che i ragazzi sappiano dire in famiglia "ho preso cinque all'interrogazione"?
* coloro che sanno di cose di scuola potranno stupirsi a loro volta per il fatto che io avessi una frequentazione notturna con una signora che aveva 18 classi a cui insegnare: questo potrebbe aiutare nel perfezionamento della voce "gesuita" su wikipedia
** bastone, o incatenamento al calorifero, secondo stagione
Al liceo, non alle elementari: ed è questo che, se vogliamo, mi sorprende, dacché a mio figlio, che fa le elementari, i voti vengono dati sui quaderni e non sul libretto.
Un anno fa frequentavo con una certa assiduità una signora che insegnava in un liceo: ed ho vissuto anche una stagione di scrutini, comprensibilmente faticosi dacché la sventurata aveva ben 18 classi da scrutinare*.
Fu in quell'occasione che scoprii che adesso quando un giovine prende un'insufficienza o addirittura viene bocciato, la scuola non si limita ad affiggere la condanna sul tabellone, appeso oltre i vetri dell'ingresso, ma fa precedere la ferale notizia con una raccomandata alla famiglia.
Ciò, mi è stato riferito, non tanto al fine di assicurare che i congiunti abbiano debita conoscenza delle carenze cognitive del pupillo, e possano quindi disporre gli idonei strumenti correttivi**, bensì -e questa è grossa, se mi passate la citazione colta- per evitare che lo studente poco diligente si abbandoni a gesti sconsiderati.
Chi ha lavorato un paio di settimane in organizzazione capisce bene (e il sottoscritto capisce meglio, avendovi lavorato cento volte tanto) che il vero motivo di queste cautele non è quello di evitare gesti sconsiderati, bensì di pararsi il culo (se mi consentite un'ulteriore citazione) casomai il poco atto dovesse uscir di senno. Detto meno in cifra: la scuola manda una raccomandata ai genitori, poi se il bocciato si butta nel fiume, non sono fatti suoi (della scuola) ma suoi (del minorato).
Quando io sentivo dir queste cose, mi indignavo, ritenendo che questo modo di tutelarsi infingardamente fosse indegno dell'istituzione scolastica: un'istituzione fatta per responsabilizzare e far diventar grandi, prima che per insegnare nozioni: e quindi destinata a perdere credibilità e persino ragion d'essere nel momento stesso in cui dovesse abdicare a tale
Già, perché il far divenire adulti (cittadini!) è una missione: non del singolo insegnante, badate bene: perché questi (come pure insegna Scorfano, che mai ringrazieremo abbastanza per quanto ci apre gli occhi) è un lavoratore: certo sottopagato ma lavoratore, e non missionario: perché insegna per pagarsi l'affitto, il pane e anche qualche divertimento; e a cui insegnare magari piace, ma prima che al piacere deve pensare alla propria vita.
La scuola (la Scuola!), intesa come istituzione, esiste solo al fine di far diventar grandi: di trasformare bambini balbettanti in cittadini di una società complessa. Questo per la Scuola è una missione: la ragione stessa del suo esistere. Svicolare da questa missione è un crimine: perché significa venir meno alla promessa fatta dallo Stato ai propri cittadini che ripongono fiducia nell'istituzione.
Io credo, dunque, che sia un crimine mandare a casa delle lettere che annunciano la bocciatura o l'esame a settembre, per due motivi: anzitutto perché queste lettere sono la prova provata che la scuola rinuncia a perseguire la propria missione, rinuncia a fare di un liceale un adulto, e getta la palla dall'altra parte della rete, dicendo alle famiglie "arrangiatevi: l'avete fatto voi il cretino, gestitevelo". La scuola, con queste lettere, mette nero su bianco che è tutto uno scherzo, che neppure essa stessa crede davvero di poter fare ciò per cui è nata.
E, allo stesso tempo, impedisce all'adolescente, che magari per la prima volta nella vita si trova di fronte ad un problema serio (quello di parlare alla sua famiglia di un proprio fallimento), di affrontarlo con le sue forze, studiando il modo e i tempi e cercandone di uscire con le ossa un po' meno rotte.
Una scuola che si convince di non saper neppure insegnare a un quattordicenne ad affrontare le proprie responsabilità, e gli impedisce di farlo, merita che i quattordicenni la coprano di insulti. Se poi la stessa scuola agisce così perché ritiene doveroso pararsi il culo dato che "non si sa mai", legittima perciostesso qualunque subdolo trucchetto, dal fogliettino nascosto per l'esame di maturità fino alla corruzione della commissione giudicante.
Queste sono le cose che ritenevo quando mi venive detto che si spedivano le lettere prima di far uscire i quadri. Avete idea di come mi senta adesso, dopo aver letto il post di stamane e aver appreso che neppure si crede che i ragazzi sappiano dire in famiglia "ho preso cinque all'interrogazione"?
* coloro che sanno di cose di scuola potranno stupirsi a loro volta per il fatto che io avessi una frequentazione notturna con una signora che aveva 18 classi a cui insegnare: questo potrebbe aiutare nel perfezionamento della voce "gesuita" su wikipedia
** bastone, o incatenamento al calorifero, secondo stagione
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lunedì 14 settembre 2009
L'inizio della fine
Oggi è il primo giorno di scuola. Che è uno shock per i docenti, come insegna l'ottimo Scorfano.
Ed è uno shock per gli allievi, come sanno tutti coloro tra i miei lettori che hanno portato a termine il ciclo delle elementari, e come Nichita non ha mancato di rammentarmi tra ieri e stamattina. Certo, il fatto che per lui sia il quinto primo giorno di scuola rende la cosa non più drammatica, bensì semplicemente spiacevole.
Ed è uno shock anche per i genitori: il primo giorno di scuola significa la fine delle vacanze e l'inizio di un nuovo anno anche per me: perché vuol dire routine, orari da rispettare, piogge battenti, vestiti da scegliere curando che non siano troppo caldi o troppo leggeri, prime colazioni da consumare e spesso imporre, corsi pomeridiani, rimproveri da borbottare e punizioni da impartire.
Che differenza rispetto a quei tre mesi in cui sono potuto svegliare senza l'assillo dell'ora da rispettare, senza la rassegna stampa di radio popolare e senza fare la colazione casalinga, che invece ho consumato da Ginrosa, dove si trovano le migliore brioches del centro città.
E, come se non bastasse, oggi, per la prima volta da mesi, ho acceso la luce.
Ed è uno shock per gli allievi, come sanno tutti coloro tra i miei lettori che hanno portato a termine il ciclo delle elementari, e come Nichita non ha mancato di rammentarmi tra ieri e stamattina. Certo, il fatto che per lui sia il quinto primo giorno di scuola rende la cosa non più drammatica, bensì semplicemente spiacevole.
Ed è uno shock anche per i genitori: il primo giorno di scuola significa la fine delle vacanze e l'inizio di un nuovo anno anche per me: perché vuol dire routine, orari da rispettare, piogge battenti, vestiti da scegliere curando che non siano troppo caldi o troppo leggeri, prime colazioni da consumare e spesso imporre, corsi pomeridiani, rimproveri da borbottare e punizioni da impartire.
Che differenza rispetto a quei tre mesi in cui sono potuto svegliare senza l'assillo dell'ora da rispettare, senza la rassegna stampa di radio popolare e senza fare la colazione casalinga, che invece ho consumato da Ginrosa, dove si trovano le migliore brioches del centro città.
E, come se non bastasse, oggi, per la prima volta da mesi, ho acceso la luce.
mercoledì 9 settembre 2009
Cadono le foglie (e puccio madeleines nel tè)
Oggi qui è iniziato l'autunno: settembre, tempo di esami di riparazione.
Ne ha scritto in più riprese Scorfano, e oggi ne scrive anche Ipazia Sognatrice, commentando una castroneria uscita dalla bocca di una sua discente, che peraltro non aveva neppur preso l'esame di riparazione (che non si può chiamare esame di riparazione!) bensì solo la letterina.
In terza liceo anch'io presi l'esame a settembre (che al tempo si chiamava di riparazione; ed eri tu a doverlo dire ai tuoi, non la scuola; e i tuoi si incazzavano con te, e non con i professori).
Mi diedero tedesco: e non è che lo sapessi molto peggio degli altri. La nostra insegnante di tedesco, molto impegnata e molto di sinistra, aveva tutta una sua idea sulla didattica: riteneva che il biennio dovesse servire a portare in pari tutti gli allievi, recuperando dall'abissale ignoranza coloro che, per demerito dei professori delle medie o per dickensiana condizione delle famiglie di provenienza, partivano svantaggiati. E, pertanto, per tutti i primi due anni di liceo non si è mai sognata di rifilare un'insufficienza: forse talora, nei casi più eclatanti, un cinquemmezzo.
Prendete trenta quattordicenni (tosto ridottisi a venti l'anno successivo, e non per merito di lei); dichiarate loro che non darete insufficienze, e quale risultato otterrete?
Il fatto è che, giunti in terza, la sedicente docente, ritenendo tutti ormai pronti ad affrontare le gioie e le difficoltà del tedesco, iniziò a fare lezione in tedesco, spiegandoci la letteratura, la storia e la civiltà di quel grande paese.
Metà della classe, coscienziosa o secchiona, durante il biennio aveva lavorato comunque, ed era in grado di seguire l'insana. L'altra metà sentiva questo brusìo di fondo, afferrendo talora qualche articolo determinativo (di cui non era in grado di riconoscere il caso) ed alcuni semplici aggettivi: gut, schön, viel. Non è il caso di esplicitare di quale metà della classe facessi parte io.
Alla fine dell'anno la stordita avrebbe dovuto rimandare a settembre dieci allievi; il che non era proprio presentabile al consiglio di classe: e pertanto prese fior da fiore: il peggiore di tutti, e i due dell'ultimo banco che avevano quell'odiosa aria da genietti e ostentavano la loro ignoranza della materia senza cercare di mascherarla sotto un velo d'ipocrisia. Non è il caso di esplicitare di quale categoria facessi parte io.
Passai quindi molte ore delle vacanze a studiare i casi, il congiuntivo (se aveste potuto mai credere che il congiuntivo italiano sia complicato, sarebbe il caso che vi ricredeste, datemi retta) e certe particelle proclitiche da- e wo- che in mia fede non sono mai riuscito a capire a cosa diavolo potessero servire. Imparai qualcosa, tanto che feci bene lo scritto, uscendone con un sette (al tempo il sette era un bel voto): come dimostra il fatto che oggi, quando disbrigo la corrispondenza e trovo una lettera in tedesco, riesco a cogliere il senso generale di ciò che mi si comunica.
Ci fu poi l'orale. Non ricordo cosa mi fu chiesto, e non rammento neppure se fu lungo o breve. Quello che ricordo perfettamente, come su una lastra fotografica, fu quando la sventurata mi chiese lumi intorno all'unificazione della Germania, che io avevo una vaga sensazione essere avvenuta attorno al diciannovesimo secolo; secolo più secolo meno. Vistomi impaniato, pretese di conoscere almeno il nome del Cancelliere che l'aveva condotta a termine.
Io sparai: -«Metternich!». Lei scosse il capo, triste, e mi lasciò andare.
Ne ha scritto in più riprese Scorfano, e oggi ne scrive anche Ipazia Sognatrice, commentando una castroneria uscita dalla bocca di una sua discente, che peraltro non aveva neppur preso l'esame di riparazione (che non si può chiamare esame di riparazione!) bensì solo la letterina.
In terza liceo anch'io presi l'esame a settembre (che al tempo si chiamava di riparazione; ed eri tu a doverlo dire ai tuoi, non la scuola; e i tuoi si incazzavano con te, e non con i professori).
Mi diedero tedesco: e non è che lo sapessi molto peggio degli altri. La nostra insegnante di tedesco, molto impegnata e molto di sinistra, aveva tutta una sua idea sulla didattica: riteneva che il biennio dovesse servire a portare in pari tutti gli allievi, recuperando dall'abissale ignoranza coloro che, per demerito dei professori delle medie o per dickensiana condizione delle famiglie di provenienza, partivano svantaggiati. E, pertanto, per tutti i primi due anni di liceo non si è mai sognata di rifilare un'insufficienza: forse talora, nei casi più eclatanti, un cinquemmezzo.
Prendete trenta quattordicenni (tosto ridottisi a venti l'anno successivo, e non per merito di lei); dichiarate loro che non darete insufficienze, e quale risultato otterrete?
Il fatto è che, giunti in terza, la sedicente docente, ritenendo tutti ormai pronti ad affrontare le gioie e le difficoltà del tedesco, iniziò a fare lezione in tedesco, spiegandoci la letteratura, la storia e la civiltà di quel grande paese.
Metà della classe, coscienziosa o secchiona, durante il biennio aveva lavorato comunque, ed era in grado di seguire l'insana. L'altra metà sentiva questo brusìo di fondo, afferrendo talora qualche articolo determinativo (di cui non era in grado di riconoscere il caso) ed alcuni semplici aggettivi: gut, schön, viel. Non è il caso di esplicitare di quale metà della classe facessi parte io.
Alla fine dell'anno la stordita avrebbe dovuto rimandare a settembre dieci allievi; il che non era proprio presentabile al consiglio di classe: e pertanto prese fior da fiore: il peggiore di tutti, e i due dell'ultimo banco che avevano quell'odiosa aria da genietti e ostentavano la loro ignoranza della materia senza cercare di mascherarla sotto un velo d'ipocrisia. Non è il caso di esplicitare di quale categoria facessi parte io.
Passai quindi molte ore delle vacanze a studiare i casi, il congiuntivo (se aveste potuto mai credere che il congiuntivo italiano sia complicato, sarebbe il caso che vi ricredeste, datemi retta) e certe particelle proclitiche da- e wo- che in mia fede non sono mai riuscito a capire a cosa diavolo potessero servire. Imparai qualcosa, tanto che feci bene lo scritto, uscendone con un sette (al tempo il sette era un bel voto): come dimostra il fatto che oggi, quando disbrigo la corrispondenza e trovo una lettera in tedesco, riesco a cogliere il senso generale di ciò che mi si comunica.
Ci fu poi l'orale. Non ricordo cosa mi fu chiesto, e non rammento neppure se fu lungo o breve. Quello che ricordo perfettamente, come su una lastra fotografica, fu quando la sventurata mi chiese lumi intorno all'unificazione della Germania, che io avevo una vaga sensazione essere avvenuta attorno al diciannovesimo secolo; secolo più secolo meno. Vistomi impaniato, pretese di conoscere almeno il nome del Cancelliere che l'aveva condotta a termine.
Io sparai: -«Metternich!». Lei scosse il capo, triste, e mi lasciò andare.
giovedì 16 aprile 2009
Risparmi
Il Corriere ci dice che grazie al taglio di 42.000 insegnanti il prossimo anno scolastico costerà alle casse dello Stato circa 1.600 milioni di euro in meno.Orbene, questa non è una buona notizia, e non lo è per due ragioni.
La prima, ovvia per chi legge queste righe da qualche tempo, è che tagliare 42.000 insegnanti significa affossare la scuola pubblica, spingere le famiglie verso la scuola privata (che, si badi, è sovvenzionata con soldi pubblici, almeno in Lombardia; ma questo nell'articolo non viene detto!!!) e, in prospettiva più ampia, contribuie a fare di questo Paese un Paese ancor più di serie B.
Ma vi è anche una seconda ragione, altrettanto importante. E' fondamentale, quando si ragiona di finanza pubblica, capire dove vanno a finire i soldi spesi.
Capite bene che altro è spendere 100 milioni di euro in trasferimenti alle famiglie (e qui rientra il discorso degli onorari per il personale dei seggi, ma non voglio ammorbare ancora con questa storia), e altro spendere la stessa cifra in consulenze fornite da una delle varie Accenture, McKinsey, IBM o compagnia cantante, chessò per costruire il portale del turismo.
In termini macroeconomici, quei 1.600 milioni di mancati stipendi per 42.000 insegnanti altro non sono che ricchezza che non viene messa in circolo; se volete, sono 42.000 famiglie che devono arrabattarsi trovando un modo per sopravvivere e (almeno molti di loro) ridurre drasticamente i consumi, aggravando una crisi economica che, nonostante tutte le fole che leggete sui giornali, è tutt'altro che terminata.
Due, quindi, sono i motivi per ritenere pessima la riforma Gelmini: va contro i nostri figli e contro la ripartenza della nostra economia.
Mi aspetto ora un'obiezione, legittima.
Qui dico che non bisognerebbe risparmiare i 1.600 milioni per i precari; altrove affermo che non bisognerebbe risparmiare i 90 milioni per il personale dei seggi; ma dove bisogna risparmiare, allora?
Credo che, se proprio si deve risparmiare, si debba farlo a partire dall'alto e non dal basso. Sarò grossolano, me ne rendo conto, ma risparmiare sugli stipendi degli insegnanti delle elementari di 1.200 euro vuol dire automaticamente togliere 1.200 euro di spesa disponibile (non mi attendo che con i tempi che corrono l'insegnante riesca a risparmiare nulla); risparmiare sui trasferimenti a certe aziende (quali, giusto per fare un esempio, scuole private e sanità privata) vuol dire certo mettere in crisi una parte dei lavoratori di quel settore, ma buona parte dell'effetto viene assorbito anche dai profitti degli imprenditori. Senza contare il fatto che gli impenditori stessi hanno ricevuto fior di regali dai precedenti governi.
E poi, resta sempre il grande buco dell'evasione fiscale. Ultimamente si leggono sempre più sui giornali notizie in merito all'ammontare dell'evasione e a iniziative di contrasto. Credo che questa volta il governo Berlusconi si stia mettendo a fare sul serio.
Non che il PresConsMin sia rimasto folgorato sulla via di Damasco della giustizia sociale, intendiamoci. Ma ho come l'impressione che abbia dovuto prendere atto che il barile è stato ormai grattato sul fondo e anche oltre, e che margini di manovra per far girare la macchina statale non ce ne sono più, in quanto il tagliabile è stato tagliato e il tassabile tassato (sì, resta la tassa sui redditoni: briciole!).
Forse, quindi, non certo per scelta ma per necessità, vedremo nei prossimi mesi un Berlusconi aggredire il buco nero dell'evasione. E, se cosi fosse, le probabilità di riuscire nell'intento sono molto maggiori di quelle che aveva un visco, per dire.
E' noto che non c'è come un governo di sinistra per fare cose di destra (non servono esempi, vero?); allo stesso modo forse è possibile che ci voglia un governo di destra per fare qualcosa un minimo di sinistra; o almeno che odori di giustizia ed equità.
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