mercoledì 5 novembre 2008

Elezioni

Due commenti.

Il primo di Paul Krugman:
Obama proudly stood up for progressive values and the superiority of progressive policies; John McCain, in return, denounced him as a socialist, a redistributor. And the American people rendered their verdict.

Now the work begins.

Il secondo mio:
L'elezione di Barack Obama è un avvenimento che segna il giro di boa di un'epoca, negli Stati Uniti d'America. Le ricadute che questo evento potrà avere in Europa non solo non sono scontate, ma anzi sono tutt'altro che chiare.
Certo, ci sarà un forte cambiamento dal punto di vista della politica internazionale e in particolare del quadro strategico militare (leggi Irak e compagnia cantante), e probabilmente una drastica riduzione delle issues relative alla sicurezza con le quali ci hanno martellato i coglioni per sette anni.
Dal punto di vista economico le prospettive sono positive: nel presupposto che la promessa di chiudere l'avventura irachena possa essere mantenuta, è prevedibile una forte liberazione di risorse per il rilancio dell'economia interna e a ruota dell'economia globale. Come si ricomporranno gli equilibri di forze tra gli attori internazionali è però ancora un mistero.
Ci sarà anche un forte cambiamento dello spirito del tempo, per dirla hegelianamente; ma a mio modesto parere le previsioni qui si fermano, dato che il modo in cui lo Zeitgeist sarà recepito qui, dall'altra parte dell'Atlantico, mi sfugge completamente (se qualcuno ha la palla di vetro, ben venga).

Ciononostante, mi faccio prendere lo stesso da un moderato entusiasmo; perché l'idea di un presidente della principale potenza militare mondiale ultrasettantenne e cardiopatico potevo anche sopportarla: ma il suo sostituto era roba da togliere il sonno.

3 commenti:

Mog ha detto...

Massì, lasciamoci prendere da un po' d'entusiasmo. Pensi che siano perduti e loro se ne escono con una cosa così, tanto di cappello: uno in poche generazioni può passare da non avente diritto al voto a presidente progressista. Poi si vedrà quello farà, ma intanto eccolo. E qui a confrontarci da lustri con gli stessi figuri. Ma che altro ci serve a noi, per cambiare, la peste bubbonica? Il ritorno del latifondo? La scomparsa della nutella? Cosa?

mfisk ha detto...

Infatti il mio entusiasmo è moderato perché sto al di qua dell'Atlantico. Francamente non riesco a stappare bottiglie, e or che mi sovviene, il pensiero di trovarmi Veltroni che adesso ha due miti da citare nei discorsi mi terrorizza. Forse era meglio beccarsi la Palin, in fondo.

Roberto Orsini ha detto...

Non scherziamo.

Quello che dice Veltroni e` irrilevante. Possiamo tranquillamente scavalcarlo e fare riferimento direttamente a quanto fatto da Obama, nel caso.

 

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