lunedì 22 settembre 2008

Alitalia sorge ancora /5

Ed eccoci arrivati al capolinea, con questa che doveva essere l'ultima puntata della serie e con Alitalia avviata verso un disonorevole fallimento, salvo sorprese dell'ultim'ora che non si possono mai escludere.

Avevo promesso di analizzare in questo post i motivi della crisi della compagnia dopo aver riscontrato, con mio stupore, che la società non è indebitata fino al collo come ci avevano (o perlomeno mi avevano) fatto credere.

Per chi proprio fosse curioso, ecco la posizione finanziaria netta al 31/12/2007:

A. Cassa                                            -9
B. Altre disponibilità liquide                    -319
C. Titoli detenuti per la negoziazione               0
D. Liquidità (A+B)                                -327
E. Crediti finanziari correnti                     -32
F. Strumenti finanziari derivati                    -8
G. Debiti bancari correnti                         144
H. Altri debiti finanziari correnti                  6
I. Indebitamento finanziario corrente (F+G+H)      141
J. Indebitamento finan. corrente netto (I-E-D)    -218
K. Debiti bancari non correnti                     596
L. Obbligazioni emesse                             723
M. Altri debiti non correnti                        66
N. Indebitamento finanziario(K+L+M)              1.385
O. Indebitamento finanziario netto (J+N)         1.167

Dove i numeri negativi sono soldi  e i numeri positivi sono debiti.  Certo adesso le cose saranno peggiorate, ma come si vede la situazione non era certo catastrofica, dal punto di vista finanziario, dato che i debiti di tale natura erano pari a un quarto circa del fatturato.

Ciò posto, rilevato che Alitalia perde già sulla gestione operativa (vale a dire che spende già solo per volare più di quanto incassa), allora -come giustamente si domandava .mau.- cos'è che non ha funzionato?

Bene, io a questa storia mi ci sono appassionato, senza secondi fini: mi sono letto un tot di bilanci per capire come funziona il trasporto aereo, ho scoperto un mondo interessantissimo e imparato anche una serie di sigle astruse come ASK, CASK, RASK, CPK, L/F e via discorrendo.

In particolare leggendo il bilancio di easyJet (in fondo al quale trovate la decodifica della maggior parte delle sigle) ho capito come funziona una compagnia aerea e come fa a guadagnare.  Vi assicuro che mettere a confronto il bilancio di Alitalia con quello di easyJet è un'esperienza illuminante.  Il primo consuma pagine e pagine a spiegare come e qualmente gli amministratori siano bravi e i sindacati cattivi; e quando proprio non si riesce a dare la colpa ai sindacati, è il mondo che rema contro.  EasyJet in poche paginette ti spiega tutto con una chiarezza adamantina, tanto che alla fine ti sembra di sentirti pronto per prenderla tu, la poltrona di AD di Alitalia.

Le cose ovviamente sono un po' più complesse, per cui mi limito a raccontare che idea mi sono fatto, senza supportarla con numeri e richiami, perchè verrebbe fuori un trattato.  E' un'idea, nulla più: prendetela così come viene.

A mio avviso i fattori critici che rendono profittevole una compagnia sono essenzialmente due: un elevato coefficiente di riempimento dell'aereo e una maniacale attenzione ai costi.

Il coefficiente di riempimento è semplice da capire: far volare un aereo costa un tanto fisso a poltrona, e il costo delle poltrone vuote viene pagato con l'utile delle poltrone occupate.  Tutte le compagnie aeree "di bandiera" mostrano un coefficiente di riempimento crescente in funzione della distanza: vale a dire che i voli domestici sono più vuoti degli europei che sono più vuoti degli intercontinentali.  Alitalia non solo ha coefficienti di riempimento mediamente più bassi per ciascun segmento, ma ha anche un'offerta sbilanciata sui voli di corto e medio raggio: vale a dire che offre i voli che tendono a viaggiare meno pieni (Alitalia sul domestico presentava un coefficiente del 65% e sull'intercontinentale dell'81%).

Oltretutto su tali rotte la concorrenza della compagnie low-cost è molto più forte, e quindi la politica dei prezzi deve rimanere livellata verso il basso (perfino le aziende floride ormai stanno attente ai costi e fanno volare i propri dipendenti a tariffe scontate!), pena la perdita di ulteriori posti e una diminuzione del coefficiente di riempimento.  Insomma: ridurre i voli intercontinentali è stata la più colossale sciocchezza che si potesse compiere.

Il secondo fattore è l'attenzione ai costi.  Non crediate che si tratti di non darvi la merendina: c'è anche quello, ma è parte di un tutto.  Pensate che easyJet ha guadagnato, nel 2007, £ 4,54 per posto a sedere e ha avuto un coefficiente di riempimento dell'83,7%:  darvi una merendina da 1 sterlina avrebbe ridotto di un quinto l'utile, mentre vendervi le merendine le ha fatto guadagnare qualche diecina di milioni.

Ma attenzione maniacale ai costi vuol dire ben altro.  Gli aerei di easyJet non sono nuovi perché la compagnia è nuova (anche perché ha ben tredici anni), bensì perché costa meno tenerli in esercizio: consumano meno (Alitalia spende uno sproposito in cherosene), hanno contratti di manutenzione più favorevoli, costano meno in assicurazioni.  Attenzione maniacale vuol dire spiegare dettagliatamente in bilancio che i costi di manutenzione sono diminuiti di 61 pence per sedile nel 2007 grazie alla sottoscrizione di un accordo decennale con GE che ridurrà drasticamente i costi di engineering fino al 2016.   Vuol dire coprirsi dai rischi di cambio e di prezzo sul petrolio grazie a strumenti derivati efficienti (che servono proprio a quello, mica a speculare!)

Tutto questo forse lo fa(ceva) anche Alitalia, ma a leggere il bilancio non sembrerebbe proprio.

Per concludere: scelte sciagurate e scarsa attenzione ai costi.  Ma se gli aerei volano vuoti, di chi è la colpa? Non pensiamo solo al cosiddetto aereoporto di Albenga, che ha il suo volo quotidiano solo quando Scaloja è ministro e lo perde quando Scajola è all'opposizione (sì, Scaloja, quello che sovrintende alla procedura di amministrazione straordinaria al posto del giudice fallimentare).  Ma quanti sono i voli operati solo per motivi elettorali o di mero prestigio di un circondario?  E chi li ha decisi, quei voli?

Si torna sempre alla (mala) politica. Ma la mala politica è (rectius: era, fino alla vigente legge elettorale) soprattutto responsabilità dei cittadini, che esprimendo il loro voto scelgono (sceglievano) i propri rappresentanti.

E parlando di politica: sarebbe interessante spendere una parola su Vito Riggio, il fulgido presidente dell'ENAC, democristiano di lungo corso che, nel momento in cui Fantozzi decide di aprire un'invito a proporre, dichiara che tra tre giorni ritirerà la licenza di volo.  Io avevo già detto che in questa situazione solo un pazzo si sarebbe fatto avanti a formulare offerte; ma qui l'arbitro ha strappato la palla a una squadra e l'ha messa in mano a CAI, fischiando un rigore ed espellendo il portiere.  E tutto perché il Cavaliere non può permettersi che Alitalia vada in mano ad altri. Che schifo.


7 commenti:

.mau. ha detto...

c'è un punto che non hai considerato. Alitalia, come ogni vettore aereo, prende i soldi (dei biglietti) prima e li dà (i costi del carburante) dopo. In questi mesi, con gli N ultimatum, ovviamente la gente non si è fidata di prenotare Alitalia, tanto che l'indice di occupazione si è ancora ridotto. Ergo, si sta facendo un effetto valanga.

mfisk ha detto...

Mi sembra ormai chiarissimo che ci sia un disegno per mandare in vacca tutto quanto può essere mandato in vacca. Ieri sera non avevo tempo e voglia di parlare di Riggio, ma è chiaro che tra il governo e l'ENAC la gara è a chi allontana più passeggeri e compratori possibile, in modo che il Cavaliere non debba fare brutta figura.
Il grave è che stanno giocando con i soldi dei contribuenti, non con i propri.

.mau. ha detto...

... e poi manca un'altra cosa: AirOne, che come tutti dovrebbero sapere non è certo in condizioni migliori di Alitalia, e veniva presa in Toto :-) da CAI

mfisk ha detto...

Il fatto che:
- Banca Intesa abbia una *rilevante* esposizione con AirOne, società più decotta di Alitalia;
- Banca Intesa non abbia mai dichiarato a quanto ammonti tale esposizione, comunque almeno pari ad alcune centinaia di milioni di euri;
- il piano dell'advisor prevedesse di riunire AirOne e Alitalia salvando i creditori di entrambe le compagnie;
- l'advisor fosse Banca Intesa;
tutto ciò grida vendetta.

lapiccolacuoca ha detto...

Grazie infinite. Illuminante.
Da molto lontano sembra un'enorme presa per il culo in nome del Popolo Italiano. Che da lontano pare più idiota che da vicino. Ma si sa le genti italiche si credono dei geni. A volte si viene travolti da una grande Mestizia. Altre dalla Vergogna. L'indignazione la si lascia alle anime pure.

squa ha detto...

grazie anche da me!
Ho imparato un bel po'

fleo ha detto...

grazie mille, non mi ricordo neanche come ci sono finito qui ma hai sostanzialmente fatto quello che volevo fosse fatto: 'spiegare com'è andata'.
perché su 'ste cose io che sono poco sociale vengo informato tardi e allora me la prendo a cuore e mi prendo il quotidiano (per non dire Giornale che non mi sembra il caso...) tutti i giorni cercando di capire e poi rinuncio pensando di essermi accorto troppo tardi dell'argomento e quindi di non capire nulla perché preso 'da metà in poi'..e invece qui si spiega tutto e si può finalmente capire anche le notizie che arrivano dai vari media..

proposta: d'ora in poi per ogni notizia pubblicata in un quotidiano su questo argomento SI DEVE pubblicare anche tutta la tua serie di alitalia, così se qualcuno come me comincia ad informarsene 'a metà' ha la possibilità di capire.

 

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