Questo blog, pur non contando granché, aderisce alla moratoria (rectius armistizio) proposta unilateralmente da Sofri il giovane.
Si impegna quindi a non scrivere nulla di cattivo sul PD e sul suo principale esponente fino alle ore 21:30 di domenica, vale a dire fino alla fine di Colombo (Retequattro domenica trasmette un episodio splendido)
giovedì 16 ottobre 2008
Segregazione e razzismi
Grazie a .mau. mi sono letto la mozione leghista approvata alla Camera, quella di cui si parla tanto oggi e che vorrebbe istituire le classi differenziate.
Premesso che non sono un pedagogo ma forse sono un po' ipocrita (magari un giorno ci tornerò su), mi pare che l'assunto iniziale non sia del tutto sbagliato (poi correggetemi se sbaglio): vale a dire che prima di entrare nella scuola sarebbe opportuno che i bambini imparassero la lingua italiana, se non la sanno.
Nella classe di mio figlio di stranieri ne sono presenti svariati: uno di questi era entrato in seconda senza parlare una parola di italiano: in pochi mesi l'ha imparato con l'aiuto dell'insegnante di sostegno (o come si chiama) appositamente destinata; ma certo credo proprio che i primi due mesi non abbia capito assolutamente niente di ciò che gli succedeva intorno.
Credo dunque (ripeto, credo) che fare dei corsi propedeutici sarebbe una buona cosa.
Vediamo adesso perché la mozione della Lega è male.
Essa dice che la Camera impegna il Governo
Orbene, a casa mia corso di lingua italiana si dice corso di lingua italiana. Quando si dice quello che c'è scritto qui sopra significa che i corsi non sono destinati a chi non parla l'italiano, bensì a chi è delinquente per genoma e/o intollerante per educazione e/o infedele per nascita.
Se si presume di dover insegnare il rispetto, la democrazia, la legalità, allora si presume che l'italiano abbia questi valori e il non-italiano non li abbia. Il che spiega perché la lega voglia uscire dall'Italia e creare la Padania.
Premesso che non sono un pedagogo ma forse sono un po' ipocrita (magari un giorno ci tornerò su), mi pare che l'assunto iniziale non sia del tutto sbagliato (poi correggetemi se sbaglio): vale a dire che prima di entrare nella scuola sarebbe opportuno che i bambini imparassero la lingua italiana, se non la sanno.
Nella classe di mio figlio di stranieri ne sono presenti svariati: uno di questi era entrato in seconda senza parlare una parola di italiano: in pochi mesi l'ha imparato con l'aiuto dell'insegnante di sostegno (o come si chiama) appositamente destinata; ma certo credo proprio che i primi due mesi non abbia capito assolutamente niente di ciò che gli succedeva intorno.
Credo dunque (ripeto, credo) che fare dei corsi propedeutici sarebbe una buona cosa.
Vediamo adesso perché la mozione della Lega è male.
Essa dice che la Camera impegna il Governo
a favorire yada yada l'elaborazione di un curricolo formativo che tenga conto ... dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente.
Orbene, a casa mia corso di lingua italiana si dice corso di lingua italiana. Quando si dice quello che c'è scritto qui sopra significa che i corsi non sono destinati a chi non parla l'italiano, bensì a chi è delinquente per genoma e/o intollerante per educazione e/o infedele per nascita.
Se si presume di dover insegnare il rispetto, la democrazia, la legalità, allora si presume che l'italiano abbia questi valori e il non-italiano non li abbia. Il che spiega perché la lega voglia uscire dall'Italia e creare la Padania.
Bagni di folla
Dunque i manifesti per la mitica manifestazione di fine ottobre (quella che si prepara da mesi perché prima bisognava firmarela petizione) hanno come sfondo i fedeli in San Pietro (da Spinoza).
Non ci sarebbe nulla di (troppo) male, in fondo, dato che un errore lo possono commettere tutti. Certo, sarebbe più comprensibile un errore di sbaglio per una manifestazione messa su in fretta e furia: questa è stata annunciata prima dell'estate, e quindi si potevano fare le cose più tranquillamente. Ma in fondo solo chi non lavora non sbaglia.
No, la cosa grave è il motivo che ha portato a quella foto. La cosa grave è che si tratta di un errore cercato.
Perché, come dice il responsabile della propaganda Losacco (citato da Il Giornale, vabbé),
Cristo, ma questi del PD quanto ancora vogliono farsi male? Ma non capiscono che quasi tutti quelli che li votano, li votano per l'eredità che si portano dietro, e non per il brodo primordiale catto-liberal-kennedyntegralista che sono?
Non ci sarebbe nulla di (troppo) male, in fondo, dato che un errore lo possono commettere tutti. Certo, sarebbe più comprensibile un errore di sbaglio per una manifestazione messa su in fretta e furia: questa è stata annunciata prima dell'estate, e quindi si potevano fare le cose più tranquillamente. Ma in fondo solo chi non lavora non sbaglia.
No, la cosa grave è il motivo che ha portato a quella foto. La cosa grave è che si tratta di un errore cercato.
Perché, come dice il responsabile della propaganda Losacco (citato da Il Giornale, vabbé),
«Ci hanno detto che era la foto di una manifestazione sportiva e in definitiva non importa che manifestazione sia. Volevamo una foto di gente, senza bandiere e senza simboli di partito, perché per un partito nuovo come il nostro rappresentano il passato».
Cristo, ma questi del PD quanto ancora vogliono farsi male? Ma non capiscono che quasi tutti quelli che li votano, li votano per l'eredità che si portano dietro, e non per il brodo primordiale catto-liberal-kennedyntegralista che sono?
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pd
mercoledì 15 ottobre 2008
Scaramanzie
Volutamente non ho salvato le pagine dei giornali online di ieri: sapevo che avrei dovuto metterle a confronto con quelle di oggi (o di domani, o di dopodomani).
Se tra i miei cinque lettori c'è qualche giornalista economico o qualche titolista, prenda nota di due cose, che gli potrebbero tornare utili per il suo lavoro.
1) Siamo in una crisi difficile. Non è che qualche fiammata di borsa elimini il fatto che siamo in una crisi difficile; ed è meglio rendersene conto che alimentare il balletto quotidiano dei segni più e meno contribuendo ad accrescere -o creare- un'ansia inutile e dannosa;
2) E' vero che nel lungo periodo siamo tutti morti e che domani è un altro giorno, ma l'orizzonte temporale con cui si deve analizzare l'andamento dell'economia è superiore alle 24 ore.
Se tra i miei cinque lettori c'è qualche giornalista economico o qualche titolista, prenda nota di due cose, che gli potrebbero tornare utili per il suo lavoro.
1) Siamo in una crisi difficile. Non è che qualche fiammata di borsa elimini il fatto che siamo in una crisi difficile; ed è meglio rendersene conto che alimentare il balletto quotidiano dei segni più e meno contribuendo ad accrescere -o creare- un'ansia inutile e dannosa;
2) E' vero che nel lungo periodo siamo tutti morti e che domani è un altro giorno, ma l'orizzonte temporale con cui si deve analizzare l'andamento dell'economia è superiore alle 24 ore.
martedì 14 ottobre 2008
Piccole estorsioni quotidiane
Il salumiere che propone: se ne prende due etti glielo metto a 15 euro.
Il carrozziere che propone: senza ricevuta gliela faccio a 600 euro.
Il dentista che propone: senza fattura sarebbero 2.700; facciamo 2.500, via.
Il camorrista che propone: con 3.000 euro ti metti a posto e stai tranquillo.
Il mobiliere che propone: sarebbero 18.000, ma in nero facciamo 14.000 e la consegna a spese mie.
L'assessore comunale che propone: sistemami mio nipote e l'appalto è tuo.
L'assessore regionale che propone: con 70.000 euro l'appalto è tuo.
Il senatore che propone: ritira i DICO e il mio voto è tuo.
Il principale esponente del partito d'opposizione (TM) che propone: con Orlando alla Vigilanza il giudice alla Consulta è tuo.
Il carrozziere che propone: senza ricevuta gliela faccio a 600 euro.
Il dentista che propone: senza fattura sarebbero 2.700; facciamo 2.500, via.
Il camorrista che propone: con 3.000 euro ti metti a posto e stai tranquillo.
Il mobiliere che propone: sarebbero 18.000, ma in nero facciamo 14.000 e la consegna a spese mie.
L'assessore comunale che propone: sistemami mio nipote e l'appalto è tuo.
L'assessore regionale che propone: con 70.000 euro l'appalto è tuo.
Il senatore che propone: ritira i DICO e il mio voto è tuo.
Il principale esponente del partito d'opposizione (TM) che propone: con Orlando alla Vigilanza il giudice alla Consulta è tuo.
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fango,
innominabile
Miseria e Nobeltà
E' ammirevole l'understatment con il quale Paul Krugman ha comunicato sul suo blog di aver vinto il premio Nobel:
Ci facciamo un'idea ulteriore del personaggio leggendo l'autobiografia -peraltro risalente al 1992 e quindi scritta in tempi non sospetti- postata il giorno dopo, nella quale Krugman mantiene uno stile distaccato e pacato, come davanti a un caminetto:
Anche passaggi forti, che varrebbero pagine di riflessioni e potrebbero risultare forieri di polemiche annose, vengono risolti con una levità che lascia sbalorditi:
Confrontiamo ora questo stile con quello di Giuliano Ferrara, che oggi sul suo giornale non solo rosica
A proposito: non sarà che anche Citati (via Sofri) stia rosicando?
An interesting morningma potrebbe trattarsi solo di un vezzo, direte voi.
A funny thing happened to me this morning …
Ci facciamo un'idea ulteriore del personaggio leggendo l'autobiografia -peraltro risalente al 1992 e quindi scritta in tempi non sospetti- postata il giorno dopo, nella quale Krugman mantiene uno stile distaccato e pacato, come davanti a un caminetto:
I have a self-serving theory: interesting ideas have very little to do with interesting life experiences. According to this theory a person who has grown up in eight countries and speaks five languages, who has taken a dogsled across Siberia and a raft down the Amazon, is no more likely to have a deep insight into social science than someone who grew up in a safe middle-class suburb reading science-fiction novels.
Anche passaggi forti, che varrebbero pagine di riflessioni e potrebbero risultare forieri di polemiche annose, vengono risolti con una levità che lascia sbalorditi:
In particular, my experience in a country in which it was a major challenge even to decide whether output was rising or falling gave me a lasting allergy to models that tell you that a potentially useful policy exists without giving you any way to determine what that policy is.
Confrontiamo ora questo stile con quello di Giuliano Ferrara, che oggi sul suo giornale non solo rosica
Il Nobel comminato al genietto che scrive sempre il contrario di quello che pensiamo noima sembra proprio perdere il controllo delle dita sulla tastiera e, non si sa se per far bella figura con un fiorito parlottio, o proprio per eccesso di rabbia, scempia periodi che richiedono lunghi minuti di riflessione per tranne un fantasma di significato come:
La verità di noi liberisti assassini è che la finanza impazzita, nata nell’era clintoniana e bipartisan della bolla della new economy, del denaro facile e della deregolamentazione spinta dei mercati, è il prodotto di un’utopia socialglobalista: tutti ricchi e tutti proprietari nella sterminata classe media. Invece l’economia reale dell’era supply side, dove è stata sostenuta dai tagli fiscali, ha retto e ha prodotto la ricchezza produttiva e tecnologica immensa che il mondo oggi non sa dove mettere per eccesso di sfiducia. E per quel tratto ciclico dell’economia di mercato, ansiosa di un periodo di recessione come il corpo umano di un periodo di riposo (lo ha scritto il magico professor Forte, su questo giornale). Ma gli americani dicono che ciascuno ha diritto alle proprie opinioni, non ai fatti. Perciò, con i fatti che corrono, noi meritiamo oggi un posto d’osservazione dietro la lavagna, mentre a Krugman tocca il peso del Nobel.Il processo di bertinottizzazione avanza rapidissimo.
A proposito: non sarà che anche Citati (via Sofri) stia rosicando?
lunedì 13 ottobre 2008
La crisi è finita, viva la crisi
Intendiamoci: se la crisi fosse finita, il primo a gioirne sarei io, dato che sono io che rischio di rimetterci il posto di lavoro e lasciare il palazzo di vetro e cemento con lo scatolone di cartone (che poi, se li dovrà portare da casa, uno? o glieli forniscono?)
Comunque, la borsa ha recuperato dieci punti, e i giornali hanno sparato fanfare e champagne. Non che non me l'aspettassi, anche se avevo sbagliato il numero. Domani è un altro giorno: potranno essere fanfare o campane a morto, in ogni caso nessuno oggi lo può sapere.
Vale ben poco la mia impressione che la crisi sia tutt'altro che finita e che quel che oggi si guadagna domani o dopo lo si perderà: qui l'unica cosa che conta davvero sono i numeri alla fine della giornata, esattamente come all'ippodromo è il totalizzatore che conta, non le soffiate dalle scuderie.
C'è però qualcosa su cui riflettere: che i mercati guadagnino (o perdano) in un giorno quanto un investimento sicuro può far rendere in tre anni, è veramente una buona cosa? E segno di un mercato sano o costituisce di un'ennesima epifania di un'economia di carta che genera crisi e speculazioni per il fatto stesso di esistere?
Tre anni: mille giorni. Contro un giorno solo. Ma diciamo pure che un investimento in capitale di rischio debba rendere il 10% in un anno: tre volte i BOT. Il ragionamento non cambia: i guadagni di un anno (o le perdite di un anno) in un giorno solo. Non è sano: è come se stamattina fossi andato a svegliare Nichita (che ha quasi dieci anni) e me lo fossi trovato alto uno e ottanta e con un accenno di peluria sulla faccia.
A me tutto questo impaurisce: impaurisce il fatto che una parte dei miei soldi, quelli con cui dovrei garantirmi un'esistenza dignitosa, sia in mano a meccanismi che non hanno alcun rapporto con la creazione vera di ricchezza, bensì solo con gli istinti del giorno.
E se la mia tessera della CGIL si è recentemente salvata dal falò, cionondimeno sono ben consapevole che i principali artefici dei fondi pensione sono stati i sindacati.
E non per abbaglio: per lucro; per lucro; per lucro.
Comunque, la borsa ha recuperato dieci punti, e i giornali hanno sparato fanfare e champagne. Non che non me l'aspettassi, anche se avevo sbagliato il numero. Domani è un altro giorno: potranno essere fanfare o campane a morto, in ogni caso nessuno oggi lo può sapere.
Vale ben poco la mia impressione che la crisi sia tutt'altro che finita e che quel che oggi si guadagna domani o dopo lo si perderà: qui l'unica cosa che conta davvero sono i numeri alla fine della giornata, esattamente come all'ippodromo è il totalizzatore che conta, non le soffiate dalle scuderie.
C'è però qualcosa su cui riflettere: che i mercati guadagnino (o perdano) in un giorno quanto un investimento sicuro può far rendere in tre anni, è veramente una buona cosa? E segno di un mercato sano o costituisce di un'ennesima epifania di un'economia di carta che genera crisi e speculazioni per il fatto stesso di esistere?
Tre anni: mille giorni. Contro un giorno solo. Ma diciamo pure che un investimento in capitale di rischio debba rendere il 10% in un anno: tre volte i BOT. Il ragionamento non cambia: i guadagni di un anno (o le perdite di un anno) in un giorno solo. Non è sano: è come se stamattina fossi andato a svegliare Nichita (che ha quasi dieci anni) e me lo fossi trovato alto uno e ottanta e con un accenno di peluria sulla faccia.
A me tutto questo impaurisce: impaurisce il fatto che una parte dei miei soldi, quelli con cui dovrei garantirmi un'esistenza dignitosa, sia in mano a meccanismi che non hanno alcun rapporto con la creazione vera di ricchezza, bensì solo con gli istinti del giorno.
E se la mia tessera della CGIL si è recentemente salvata dal falò, cionondimeno sono ben consapevole che i principali artefici dei fondi pensione sono stati i sindacati.
E non per abbaglio: per lucro; per lucro; per lucro.
Notizie che fanno bene /2
Il Nobel a Paul Krugman è una splendida notizia. Il suo blog ha l'unico difetto di contenere tanta, tantissima roba: troppa, per uno che deve anche lavorare, ogni tanto.
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buone notizie,
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Sfida senza regole
Girare un film che sembra uno spot pubblicitario poteva essere un'idea originale al tempo di nove settimane e mezzo: ora è banale e fastidioso al tempo stesso.
Il risultato finale De Niro e Pacino non potevano immaginarselo, ma comunque mentre giravano qualche sospetto avrebbe dovuto venir loro: in altri tempi se ne sarebbero andati dal set, ma, si sa, i tempi cambiano, la gente pure e le cure medico-geriatriche sono sempre più care, per cui devono averci pensato un po' su e deciso di arrivare alla fine.
Ci hanno messo la stessa convinzione di Luigi XVI mentre saliva al patibolo; ma in fondo la salita al patibolo di Luigi XVI è l'unico atto veramente da re che abbia fatto in vita, per cui ci potevamo anche star dentro e raggiungere una risicata sufficienza.
Ma qui siamo in Italia, e i film te li fanno vedere doppiati, ché il doppiaggio italiano è il migliore del mondo. Non so se avete mai visto sul satellite i telefilm "doppiati" in polacco: sotto c'è la colonna sonora originale, e sopra c'è un signore che legge le battute di tutti gli attori, maschi o femmine, vecchi o giovani, con il pathos di un'annunciatrice di stazioni ferroviarie. ecco: il doppiaggio era proprio così: fuori sync, fuori tempo, fuori tono: fuori di testa.
Poi c'è Carla Gugino, che è una gran bella gnocca. Ma non basta.
Il risultato finale De Niro e Pacino non potevano immaginarselo, ma comunque mentre giravano qualche sospetto avrebbe dovuto venir loro: in altri tempi se ne sarebbero andati dal set, ma, si sa, i tempi cambiano, la gente pure e le cure medico-geriatriche sono sempre più care, per cui devono averci pensato un po' su e deciso di arrivare alla fine.
Ci hanno messo la stessa convinzione di Luigi XVI mentre saliva al patibolo; ma in fondo la salita al patibolo di Luigi XVI è l'unico atto veramente da re che abbia fatto in vita, per cui ci potevamo anche star dentro e raggiungere una risicata sufficienza.
Ma qui siamo in Italia, e i film te li fanno vedere doppiati, ché il doppiaggio italiano è il migliore del mondo. Non so se avete mai visto sul satellite i telefilm "doppiati" in polacco: sotto c'è la colonna sonora originale, e sopra c'è un signore che legge le battute di tutti gli attori, maschi o femmine, vecchi o giovani, con il pathos di un'annunciatrice di stazioni ferroviarie. ecco: il doppiaggio era proprio così: fuori sync, fuori tempo, fuori tono: fuori di testa.
Poi c'è Carla Gugino, che è una gran bella gnocca. Ma non basta.
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cinerece
Mutui e rinegoziazioni /reprise
Vedo senza stupore (ormai non mi stupisco più di nulla) che il Corrierone scrive un interessante articoletto per convincere i lettori a non rinegoziare il mutuo.
Io quello che avevo da dire l'ho detto e per giunta in maniera assai prolissa (in sintesi: fate la rinegoziazione che vi conviene), mentre l'estensore della notarella fa fuori il problema in una quindicina di righe (in sintesi: non fate la rinegoziazione che non vi conviene). Dato che mi sembra che non ci pigli, è per puro puntiglio che le commento passo passo.
Una banca che sottoscrive un IRS si sta impegnando per dieci anni; e dieci anni sono un bel po' di tempo e quindi un bel po' di rischio. Se il prezzo che chiede è di un punto inferiore al tasso variabile, vuol dire che l'aspettativa è di una bella discesa, no? O il nostro estensore ha solo lui la palla di cristallo, oppure tutte le controparti del mercato hanno bevuto smodatamente, i questi giorni, e fanno i prezzi tirando i dadi.
E, soprattutto: perché qui l'estensore parla di stipulare un nuovo mutuo a tasso variabile quando il titolo dell'articolo parla di rinegoziare un mutuo già esistente? E si è forse dimenticato che con la rinegoziazione l'importo della rata torna quello del 2006, e quindi non c'è il rischio di un aumento bensì la certezza di una diminuzione (che verrà pagata poi, certo, ma qui si parla della rata, non della durata)?
Una chiosa, per concludere. Tutto si può dire del Corriere della Sera, ma non che sia nemico delle banche: spero che basti averlo preso in mano qualche volta, per convincersene, ma se dovesse servire si possono anche vedere questi dati.
Dopo aver letto un articolo così, siamo proprio sicuri che la rinegoziazione convenga alle banche e non ai mutuatari?
Io quello che avevo da dire l'ho detto e per giunta in maniera assai prolissa (in sintesi: fate la rinegoziazione che vi conviene), mentre l'estensore della notarella fa fuori il problema in una quindicina di righe (in sintesi: non fate la rinegoziazione che non vi conviene). Dato che mi sembra che non ci pigli, è per puro puntiglio che le commento passo passo.
Caro mutui, non conviene rinegoziareQuesto il titolo, che serve a dimostrarci che l'estensore la sa lunga.
Mai come adesso è consigliabile il tasso fisso: sul mercato al 5%, ma non durerà per molto
Qualora le rate non dovessero scendere, conviene la rinegoziazione dei mutui proposta dalle banche?Il meccanismo l'ho già spiegato qui: se devo pagare 120 e invece mi consentono di pagare solo 100, pago 20 in meno e quel che non pago oggi lo pagherò domani, allungando il piano. Se i 120 diventano 150, pago 50 in meno: e quindi il piano mi si allunga di più. Non è che ci stia perdendo: sto solo dilazionando a domani quel che dovrei comunque pagare oggi.
È la domanda di Alberto. Diciamo che rispetto ad agosto la situazione è addirittura peggiorata perché è aumentata la differenza tra i tassi attuali e quelli pagati nel 2006 e utilizzati per la rideterminazione della rata. Questo potrebbe comportare un ulteriore allungamento della durata del prestito.
Nonostante la crisi i mutui si continuano, per fortuna, a fare, e allora ritorna l'eterna domanda: meglio il variabile o il fisso? Per rispondere a Silvia diciamo che mai come adesso il fisso è consigliabile. Perché se l'Euribor è salito alle stelle, l'Eurirs, il parametro dei mutui fissi, è sceso ai minimi. Oggi il tasso a 20 anni è al 4,54% e quello a trent'anni al 4,24%. Quasi un punto in meno dell'Euribor. Questo vuol dire che oggi si possono trovare sul mercato mutui fissi al 5%. Meglio approfittarne perché questa anomalia potrebbe rientrare.dunque, oggi l'IRS vale un punto meno dell'Euribor. Abbiamo visto che l'IRS è un derivato che si fa per trasformare in fisso un tasso variabile e viceversa. Se l'IRS a dieci anni è più basso dell'Euribor, vuol dire che il mercato si aspetta che l'Euribor sia destinato ad essere costantemente più basso, in quell'arco di tempo.
Una banca che sottoscrive un IRS si sta impegnando per dieci anni; e dieci anni sono un bel po' di tempo e quindi un bel po' di rischio. Se il prezzo che chiede è di un punto inferiore al tasso variabile, vuol dire che l'aspettativa è di una bella discesa, no? O il nostro estensore ha solo lui la palla di cristallo, oppure tutte le controparti del mercato hanno bevuto smodatamente, i questi giorni, e fanno i prezzi tirando i dadi.
Il variabile continua però a esercitare il suo fascino: per Marcello i tassi prima o poi scenderanno. Questo è vero, ma difficilmente torneranno ai livelli del 2005.Oggi è una bella giornata di sole. Forse domani pioverà. Mi piacciono le pizze, ma anche i gelati.
Il mutuo variabile può essere fatto solo se si è in grado di sopportare, rispetto a oggi, rincari nella rata del 20/25%.Un bel numero sparato a caso non fa mai male. E perché il 25 e non il 50% (che poi è l'aumento che si è registrato sulla rata dei mutui stipulati a tasso variabile nel 2003)?
E, soprattutto: perché qui l'estensore parla di stipulare un nuovo mutuo a tasso variabile quando il titolo dell'articolo parla di rinegoziare un mutuo già esistente? E si è forse dimenticato che con la rinegoziazione l'importo della rata torna quello del 2006, e quindi non c'è il rischio di un aumento bensì la certezza di una diminuzione (che verrà pagata poi, certo, ma qui si parla della rata, non della durata)?
E se la banca fallisce? Nessuna moratoria, caro Giorgio. La rata andrà pagata all'istituto che subentra a quello in default o al commissario liquidatore.Almeno una cosa sensata, giusto per concludere.
Una chiosa, per concludere. Tutto si può dire del Corriere della Sera, ma non che sia nemico delle banche: spero che basti averlo preso in mano qualche volta, per convincersene, ma se dovesse servire si possono anche vedere questi dati.
Dopo aver letto un articolo così, siamo proprio sicuri che la rinegoziazione convenga alle banche e non ai mutuatari?
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domenica 12 ottobre 2008
Crisi e misure
Mi sono ripromesso di non parlare della crisi di questi giorni non essendo in grado di fare un discorso organico. Non che non mi sia fatto alcune idee: ma sono poche e in parte confuse, e quindi non mi piace buttarle giù. E' il tipico caso in cui posso dire che non ne so abbastanza.
Ci sono però alcune cosettine isolate che mi sento di pubblicare come brevi flash, quando leggo cose che mi convincono meno del solito.
Una di queste è la tiritera che leggo su un po' tutti i giornali secondo i quali in questo momento le banche non si prestano denaro l'una con l'altra perché nessuna ha fiducia nella sua controparte e teme che fallisca, facendole perdere i soldi prestati.
A me questa cosa convince proprio poco. Di punto in bianco tutte le banche guardano in cagnesco tutte le altre banche, e ne vedono il fallimento come imminente? Ma vi sembra veramente credibile?
Certo, ci sono banche che stanno male, banche che stanno molto male e banche sull'orlo del fallimento. Ma vi sono un'infinità di banche che hanno i forzieri pieni come quelli di Paperone: chi crederebbe che un fallimento di una di queste banche sia imminente?
Ma oltre alla logica, per smontare questa storia della catastrofe c'è anche un fatto oggettivo. Esistono sul mercato dei derivati che si chiamano Credit Default Swap (o CDS), e che non sono nient'altro che delle assicurazioni contro il rischio che un determinato debitore fallisca. Se veramente ci fosse questo clima da catarsi finale, il prezzo dei CDS dovrebbe schizzare alle stelle: nessuno dovrebbe più dare un'assicurazione per un evento così temuto. E invece no, il mercato dei CDS sa individuare benissimo chi sta bene, chi sta male e chi sta così e così.
Per fare un esempio, Lehman Brothers poco prima di fallire veniva prezzata a 800 punti base, mentre le banche italiane navigano sui 40 punti base. Unicredit, che a leggere la stampa sembra ogni giorno peggio, era data settimana scorsa sugli 80 punti base: prezzo altino ma non disastroso, laddove invece una importante banca tedesca, che tutti quelli del settore vedevano come più di là che di qua (e che ancora non si sa bene che fine farà), sfiorava i 400 punti base.
Questo per dire che il mondo delle banche è tutt'altro che una notte in cui tutti i gatti sono bigi. Ma allora, perché le banche accumulano liquidità e non se la prestano?
La mia impressione è questa: il sommovimento in questo periodo c'è, ed è più che reale. La crisi dei derivati, che rischia di buttare il bambino con l'acqua sporca, si sta avvitando in modo tale che presto le banche saranno costrette a svalutare pesantemente gli strumenti che hanno in portafoglio, e credo che dovranno svalutarli persino più del dovuto, dato che anche gli strumenti con un valore reale sono diventati poco o per nulla credibili. Mi è sembrato di sentir parlare di sospensione del mark to market (o meglio, del fair value), ma certo potrà essere una cosa solo momentanea (se non sapete cos'è, non preoccupatevi: stasera non c'è certo tempo per spiegarlo).
Se così è, si sta per scatenare un pandemonio nei bilanci, che avrà direttamente riflessi sul patrimonio delle banche di ogni dimensione.
Tutti sappiamo che non c'è momento migliore per fare la spesa che quello in cui il negoziante sta con l'acqua alla gola; io immagino che in questo momento tutti i pesci si stiano studiando l'un l'altro: i pesci piccoli possono mangiare il loro vicino messo maluccio e diventare medi; i pesci medi vedono con bramosia il pesce grossino che un domani potrebbe traballare, ma allo stesso tempo temono che quell'altro laggiù, che oggi ha delle dimensioni paragonabili, possa fare un brutto scherzo e papparselo in un boccone.
E così ciascuno comincia a rifornirsi di armi e olio bollente, e mette da parte le provviste per l'assedio. Solo che armi, olio e provviste per le banche hanno un solo nome: soldi. Soldi liquidi che possono essere usati per attaccare comprando le azioni degli altri e per difendersi comprando le azioni proprie e ponendo in atto manovre diversive: perché non c'è come il denaro sonante per attaccare e difendersi.
La crisi di fiducia quindi esiste: na non è sfiducia nella solidità, bensì sfiducia nel fatto che l'altro non ti attacchi alla giugulare.
Se questo è vero, capite bene che una garanzia pubblica sui prestiti interbancari non serve assolutamente a nulla. Anzi: se tanto mi dà tanto dovrebbe fare peggio, in quanto il fatto che anche le banche più traballanti e spregiudicate (perché sono tempi in cui traballa di più chi più ha rischiato) possano ottenere denaro fresco dovrebbe essere un'ulteriore spinta ad accumularlo il denaro, non certo a prestarlo.
E allora che succederà domani? Io previsioni non ne faccio, perché se ne sapessi fare giocherei in borsa anziché lavorare. Sulla base del mio ragionamento l'Euribor dovrebbe salire o rimanere fermo, ma è anche possibile che scenda un pochino come segnale di fiducia delle banche ai governi (perché ricevere un aiuto di questo tipo senza fare neppure un cenno di ringraziamento sarebbe proprio da idioti: e la prossima volta che ti viene, incontro?). In ogni caso non mi aspetterei grandi riduzioni nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda le borse, l'unica logica è ormai quella del tiro ai dadi: mi sembrerebbe logico che risalissero, dato che hanno perso così tanto, ma non ci vuole un matematto per sapere che dopo aver tirato il dado nove volte e aver ottenuto sempre sei, la probabilità che esca un ulteriore sei è sempre la stessa.
Aggiungiamo poi che il vertice europeo si è chiuso con una valanga di parole e buoni propositi ma senza un soldo vero sul piatto; mettiamoci anche che le dichiarazioni finali, per quel poco che ne ho visto stasera, sembravano all'insegna del si arrangi chi può; mettiamo poi che l'FMI -che notoriamente porta una sfiga orrenda e non ne azzecca una a pagarlo- ha dato il suo placet; bé, tutto ciò considerato, magari domani non crollano, le borse; ma non ci metterei troppo la mano sul fuoco.
Ci sono però alcune cosettine isolate che mi sento di pubblicare come brevi flash, quando leggo cose che mi convincono meno del solito.
Una di queste è la tiritera che leggo su un po' tutti i giornali secondo i quali in questo momento le banche non si prestano denaro l'una con l'altra perché nessuna ha fiducia nella sua controparte e teme che fallisca, facendole perdere i soldi prestati.
A me questa cosa convince proprio poco. Di punto in bianco tutte le banche guardano in cagnesco tutte le altre banche, e ne vedono il fallimento come imminente? Ma vi sembra veramente credibile?
Certo, ci sono banche che stanno male, banche che stanno molto male e banche sull'orlo del fallimento. Ma vi sono un'infinità di banche che hanno i forzieri pieni come quelli di Paperone: chi crederebbe che un fallimento di una di queste banche sia imminente?
Ma oltre alla logica, per smontare questa storia della catastrofe c'è anche un fatto oggettivo. Esistono sul mercato dei derivati che si chiamano Credit Default Swap (o CDS), e che non sono nient'altro che delle assicurazioni contro il rischio che un determinato debitore fallisca. Se veramente ci fosse questo clima da catarsi finale, il prezzo dei CDS dovrebbe schizzare alle stelle: nessuno dovrebbe più dare un'assicurazione per un evento così temuto. E invece no, il mercato dei CDS sa individuare benissimo chi sta bene, chi sta male e chi sta così e così.
Per fare un esempio, Lehman Brothers poco prima di fallire veniva prezzata a 800 punti base, mentre le banche italiane navigano sui 40 punti base. Unicredit, che a leggere la stampa sembra ogni giorno peggio, era data settimana scorsa sugli 80 punti base: prezzo altino ma non disastroso, laddove invece una importante banca tedesca, che tutti quelli del settore vedevano come più di là che di qua (e che ancora non si sa bene che fine farà), sfiorava i 400 punti base.
Questo per dire che il mondo delle banche è tutt'altro che una notte in cui tutti i gatti sono bigi. Ma allora, perché le banche accumulano liquidità e non se la prestano?
La mia impressione è questa: il sommovimento in questo periodo c'è, ed è più che reale. La crisi dei derivati, che rischia di buttare il bambino con l'acqua sporca, si sta avvitando in modo tale che presto le banche saranno costrette a svalutare pesantemente gli strumenti che hanno in portafoglio, e credo che dovranno svalutarli persino più del dovuto, dato che anche gli strumenti con un valore reale sono diventati poco o per nulla credibili. Mi è sembrato di sentir parlare di sospensione del mark to market (o meglio, del fair value), ma certo potrà essere una cosa solo momentanea (se non sapete cos'è, non preoccupatevi: stasera non c'è certo tempo per spiegarlo).
Se così è, si sta per scatenare un pandemonio nei bilanci, che avrà direttamente riflessi sul patrimonio delle banche di ogni dimensione.
Tutti sappiamo che non c'è momento migliore per fare la spesa che quello in cui il negoziante sta con l'acqua alla gola; io immagino che in questo momento tutti i pesci si stiano studiando l'un l'altro: i pesci piccoli possono mangiare il loro vicino messo maluccio e diventare medi; i pesci medi vedono con bramosia il pesce grossino che un domani potrebbe traballare, ma allo stesso tempo temono che quell'altro laggiù, che oggi ha delle dimensioni paragonabili, possa fare un brutto scherzo e papparselo in un boccone.
E così ciascuno comincia a rifornirsi di armi e olio bollente, e mette da parte le provviste per l'assedio. Solo che armi, olio e provviste per le banche hanno un solo nome: soldi. Soldi liquidi che possono essere usati per attaccare comprando le azioni degli altri e per difendersi comprando le azioni proprie e ponendo in atto manovre diversive: perché non c'è come il denaro sonante per attaccare e difendersi.
La crisi di fiducia quindi esiste: na non è sfiducia nella solidità, bensì sfiducia nel fatto che l'altro non ti attacchi alla giugulare.
Se questo è vero, capite bene che una garanzia pubblica sui prestiti interbancari non serve assolutamente a nulla. Anzi: se tanto mi dà tanto dovrebbe fare peggio, in quanto il fatto che anche le banche più traballanti e spregiudicate (perché sono tempi in cui traballa di più chi più ha rischiato) possano ottenere denaro fresco dovrebbe essere un'ulteriore spinta ad accumularlo il denaro, non certo a prestarlo.
E allora che succederà domani? Io previsioni non ne faccio, perché se ne sapessi fare giocherei in borsa anziché lavorare. Sulla base del mio ragionamento l'Euribor dovrebbe salire o rimanere fermo, ma è anche possibile che scenda un pochino come segnale di fiducia delle banche ai governi (perché ricevere un aiuto di questo tipo senza fare neppure un cenno di ringraziamento sarebbe proprio da idioti: e la prossima volta che ti viene, incontro?). In ogni caso non mi aspetterei grandi riduzioni nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda le borse, l'unica logica è ormai quella del tiro ai dadi: mi sembrerebbe logico che risalissero, dato che hanno perso così tanto, ma non ci vuole un matematto per sapere che dopo aver tirato il dado nove volte e aver ottenuto sempre sei, la probabilità che esca un ulteriore sei è sempre la stessa.
Aggiungiamo poi che il vertice europeo si è chiuso con una valanga di parole e buoni propositi ma senza un soldo vero sul piatto; mettiamoci anche che le dichiarazioni finali, per quel poco che ne ho visto stasera, sembravano all'insegna del si arrangi chi può; mettiamo poi che l'FMI -che notoriamente porta una sfiga orrenda e non ne azzecca una a pagarlo- ha dato il suo placet; bé, tutto ciò considerato, magari domani non crollano, le borse; ma non ci metterei troppo la mano sul fuoco.
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Night and Day

Qualcuno dovrebbe spiegare a Veltroni che il problema è cosa fa Berlusconi di giorno, non dove va a passare la notte.
Cosa fa di giorno sono fatti nostri, dove balla la notte sono fatti suoi, ed è giusto che sia così.
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giovedì 9 ottobre 2008
Crisi, banche, borse a picco
Non è che non mi sia accorto che c'è casino, lì fuori.
E' che non ho nulla di intelligente da dire, per cui me ne sto zitto in attesa di capirci qualcosa: mi pare più dignitoso che sparare in prima pagina fotografie di impiegati in lacrime, quando la borsa perde 4 punti, e il giorno dopo fanfare e champagne quando ne recupera 4.
E' che non ho nulla di intelligente da dire, per cui me ne sto zitto in attesa di capirci qualcosa: mi pare più dignitoso che sparare in prima pagina fotografie di impiegati in lacrime, quando la borsa perde 4 punti, e il giorno dopo fanfare e champagne quando ne recupera 4.
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Poteri dello Stato
La Corte Costituzionela, con una lucidissima ordinanza, ha detto in poche parole ciò che qualunque studente al second'anno di giurisprudenza già sapeva: cioè che il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato a luglio (quello, per intenderci, sul quale il Partito Democratico ha mostrato il vero cuore di leone che lo anima assumendo una posizione chiara e netta di astensione) altro non è che una gran fregnaccia.
Merita leggere gli ultimi paragrafi:
Che in parole povere significano: il parlamento faccia il parlamento e non si inventi di fare il giudice. Se proprio ci tiene, faccia una legge, che è il suo mestiere.
Il dramma è che ormai il parlamento non fa più nulla, se non ratificare i decreti del governo; è divenuto un mero votificio: quindi possiamo aspettarci in qualunque momento un bel decreto-legge anche su questa materia.
Mi chiedo solo se e quando al Presidente della Repubblica verrà un crampo alla mano, impedendogli di firmare qualunque cosa "necessaria e urgente".
Merita leggere gli ultimi paragrafi:
che, peraltro, questa Corte non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati – aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie – come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare;
che entrambe le parti ricorrenti, pur escludendo di voler sindacare errores in iudicando, in realtà avanzano molteplici critiche al modo in cui la Cassazione ha selezionato ed utilizzato il materiale normativo rilevante per la decisione o a come lo ha interpretato;
che la vicenda processuale che ha originato il presente giudizio non appare ancora esaurita, e che, d'altra parte, il Parlamento può in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i fondamentali beni costituzionali coinvolti.
Che in parole povere significano: il parlamento faccia il parlamento e non si inventi di fare il giudice. Se proprio ci tiene, faccia una legge, che è il suo mestiere.
Il dramma è che ormai il parlamento non fa più nulla, se non ratificare i decreti del governo; è divenuto un mero votificio: quindi possiamo aspettarci in qualunque momento un bel decreto-legge anche su questa materia.
Mi chiedo solo se e quando al Presidente della Repubblica verrà un crampo alla mano, impedendogli di firmare qualunque cosa "necessaria e urgente".
lunedì 6 ottobre 2008
Verba volant
C'era una volta il Male, che faceva le copertine fasulle ad effetto.
Poi è venuta internet, e abbiamo imparato che le copertine del Male si chiamano fake.
Adesso ci si è messa La Repubblica (il giornale fondato da Scalfari, quello laico), a fare le copertine.

Il bello è che non le fa per ischerzo.
Poi è venuta internet, e abbiamo imparato che le copertine del Male si chiamano fake.
Adesso ci si è messa La Repubblica (il giornale fondato da Scalfari, quello laico), a fare le copertine.

Il bello è che non le fa per ischerzo.
domenica 5 ottobre 2008
Mutui e rinegoziazioni /7
(vedi le puntate precedenti)
Nella scorsa puntata abbiamo fatto degli esempi di persone con un reddito molto più che adeguato a rimborsare il mutuo, a cui certamente la rinegoziazione "ABI-Tremonti" non interessa, e di persone in grave difficoltà, per le quali essa è una scelta obbligata.
Tra i due estremi si situano ovviamente la maggioranza delle famiglie, che devono decidere se aderire o meno a quanto proposto loro dalla banca.
Cominciamo a dire che anche coloro che ritengono di avere buone possibilità di spuntare altrove condizioni di maggior favore, non per questo debbono escludere di accettare le rinegoziazione ABI: nulla infatti impedisce che, pur avendo accolto la proposta, successivamente portino altrove il loro mutuo. Anzi, dobbiamo tenere presente che siamo in un momento di stretta creditizia, nel quale le banche rifiutano di prestarsi denaro tra loro e, conseguentemente, stringono i cordoni della borsa: pertanto credo sia più saggio aspettare qualche mese prima di mettersi in cerca di un'altra banca per attivare la portabilità. E' bene quindi aver presente il fatto che scegliere una strada oggi non vuol dire precludersene un'altra domani.
Vediamo ora cosa comporta dal punto di vista finanziario la rinegoziazione, e accenniamo dapprima al corso dei tassi. Dato per scontato che abbiate presente il meccanismo della rinegoziazione, spiegato qui, presumiamo che il mutuo a tasso variabile sia regolato all'EURIBOR 3 mesi più uno spread, diciamo l'1% per stare bassi. Il conto accessorio è regolato all'IRS a 10 anni rilevato il giorno di adesione alla proposta, più uno spread dello 0,50%, che peraltro molte banche hanno unilateralmente ridotto o rinunciato; poniamo quindi che lo spread applicato sia solo lo 0,30%.
In questi giorni l'EURIBOR a 3 mesi naviga attorno al 5,30% (in salita). E' particolarmente elevato, ma comunque la media dall'inizio dell'anno è di circa 4,80%. Sempre in questi giorni l'IRS a 10 anni sull'EURIBOR 3 mesi varia tra il 5% e il 4,40% (in discesa); ipotizziamo che il giorno dell'adesione alla convenzione sia sul 4,70%.
Ne consegue che il mutuo sarà regolato al 6,30% (e se anche, ottimisticamente, prendiamo la media dall'inizio anno, al 5,80%), mentre il conto accessorio sarà regolato al 5,00%. In pratica ad ogni pagamento di rata la banca prende la differenza non pagata e la mette su un conto ad un tasso sensibilmente minore.
Ora, da un punto di vista strettamente finanziario, il conto accessorio non è altro che un finanziamento che la banca sta facendo al mutuatario; ma la particolarità è che glielo fa ad un tasso incredibilmente inferiore rispetto a quelli medi di mercato.
Se guardiamo la tabella ministeriale per la rilevazione dei TAEG medi vediamo che attualmente i prestiti personali sono concessi mediamente al 10,63%, i prestiti con cessione del quinto dello stipendio vanno dal 10% al 14% e i crediti al consumo per importi tra i 1.500 e i 5.000 euro arrivano oltre il 17%!
Certo, se uno è sicuro che non avrà mai bisogno di comperare qualcosa a rate, non ha nessuna ragione di farsi finanziare in questo modo improprio. Ma se appena appena pensiamo di dover aprire un giorno un finanziamento per comprare una macchina? Ecco che diventa molto più conveniente risparmiare la quota della rata di mutuo che non paghiamo alla banca, mettendola da parte, e usare poi quelli per l'acquisto che pensavamo di farci finanziare.
Basti pensare che se andassimo a mettere i soldi in un conto arancio o simili, otterremmo un interesse persino superiore, sia pur di un minimo, rispetto a quello che dovremmo riconoscere alla banca (in effetti non è così, ma solo perché parte degli interessi a nostro favore viene mangiata dal fisco).
Certo, se pensiamo che per quando ne avremo bisogno il mercato offrirà tassi di finanziamento al consumo paragonabili al famoso 5,00% (o anche meno, dipende dalle condizioni della vostra banca e del giorno di adesione), allora non avremmo tutta quella convenienza; ma si tratta di una scommessa azzardata.
Un'obiezione viene subito in mente: vale a dire che il finanziamento lo prendo quando voglio, mentre aderendo alle rinegoziazione sono costretto a farmi finanziare mese per mese, anche se non ne ho bisogno, e pagarci sopra gli interessi. Questo però non tiene conto di due cose: in primo luogo che, come abbiamo visto prima, posso mettere i soldi che risparmio su un conto fruttifero e praticamente andare in pari.
Ma la cosa più interessante è che l'art. 5 della convenzione prevede che l'estinzione anticipata del conto accessorio non sia soggetta ad alcuna penale: questo vuol dire che io posso risparmiare la parte di rata che non pago alla banca e alla fine dell'anno (o comunque quando mi pare) versarla in banca per saldare il conto accessorio e ripartire da zero.
L'effetto di tutto ciò mi sembra chiaro: aderendo alla rinegoziazione si può prendere respiro, se ne abbiamo bisogno, o precostituirsi la possibilità di prenderne in un futuro, a costi tutto sommato estremamente contenuti. E aderendo abbiamo in pratica sottoscritto un finanziamento a condizioni quasi certamente irripetibili.
Bene, siamo così arrivati alla conclusione. Non pretendo di aver convinto nessuno, e del resto non ho alcun interesse né mi pagano per questo. Credo tuttavia sia stato importante cercare di far capire in maniera un po' più completa, pur tra inevitabili tecnicismi, quali sono le opzioni disponibili sul tavolo e quali sono i vantaggi e gli svantaggi che offrono.
Io, personalmente, non avrei dubbi su cosa scegliere, e ho consigliato in tal senso tutte le persone che mi hanno chiesto un parere; dopodiché ciascuno è naturalmente libero di agire come crede: l'importante è farlo in maniera consapevole.
Nella scorsa puntata abbiamo fatto degli esempi di persone con un reddito molto più che adeguato a rimborsare il mutuo, a cui certamente la rinegoziazione "ABI-Tremonti" non interessa, e di persone in grave difficoltà, per le quali essa è una scelta obbligata.
Tra i due estremi si situano ovviamente la maggioranza delle famiglie, che devono decidere se aderire o meno a quanto proposto loro dalla banca.
Cominciamo a dire che anche coloro che ritengono di avere buone possibilità di spuntare altrove condizioni di maggior favore, non per questo debbono escludere di accettare le rinegoziazione ABI: nulla infatti impedisce che, pur avendo accolto la proposta, successivamente portino altrove il loro mutuo. Anzi, dobbiamo tenere presente che siamo in un momento di stretta creditizia, nel quale le banche rifiutano di prestarsi denaro tra loro e, conseguentemente, stringono i cordoni della borsa: pertanto credo sia più saggio aspettare qualche mese prima di mettersi in cerca di un'altra banca per attivare la portabilità. E' bene quindi aver presente il fatto che scegliere una strada oggi non vuol dire precludersene un'altra domani.
Vediamo ora cosa comporta dal punto di vista finanziario la rinegoziazione, e accenniamo dapprima al corso dei tassi. Dato per scontato che abbiate presente il meccanismo della rinegoziazione, spiegato qui, presumiamo che il mutuo a tasso variabile sia regolato all'EURIBOR 3 mesi più uno spread, diciamo l'1% per stare bassi. Il conto accessorio è regolato all'IRS a 10 anni rilevato il giorno di adesione alla proposta, più uno spread dello 0,50%, che peraltro molte banche hanno unilateralmente ridotto o rinunciato; poniamo quindi che lo spread applicato sia solo lo 0,30%.
In questi giorni l'EURIBOR a 3 mesi naviga attorno al 5,30% (in salita). E' particolarmente elevato, ma comunque la media dall'inizio dell'anno è di circa 4,80%. Sempre in questi giorni l'IRS a 10 anni sull'EURIBOR 3 mesi varia tra il 5% e il 4,40% (in discesa); ipotizziamo che il giorno dell'adesione alla convenzione sia sul 4,70%.
Ne consegue che il mutuo sarà regolato al 6,30% (e se anche, ottimisticamente, prendiamo la media dall'inizio anno, al 5,80%), mentre il conto accessorio sarà regolato al 5,00%. In pratica ad ogni pagamento di rata la banca prende la differenza non pagata e la mette su un conto ad un tasso sensibilmente minore.
Ora, da un punto di vista strettamente finanziario, il conto accessorio non è altro che un finanziamento che la banca sta facendo al mutuatario; ma la particolarità è che glielo fa ad un tasso incredibilmente inferiore rispetto a quelli medi di mercato.
Se guardiamo la tabella ministeriale per la rilevazione dei TAEG medi vediamo che attualmente i prestiti personali sono concessi mediamente al 10,63%, i prestiti con cessione del quinto dello stipendio vanno dal 10% al 14% e i crediti al consumo per importi tra i 1.500 e i 5.000 euro arrivano oltre il 17%!
Certo, se uno è sicuro che non avrà mai bisogno di comperare qualcosa a rate, non ha nessuna ragione di farsi finanziare in questo modo improprio. Ma se appena appena pensiamo di dover aprire un giorno un finanziamento per comprare una macchina? Ecco che diventa molto più conveniente risparmiare la quota della rata di mutuo che non paghiamo alla banca, mettendola da parte, e usare poi quelli per l'acquisto che pensavamo di farci finanziare.
Basti pensare che se andassimo a mettere i soldi in un conto arancio o simili, otterremmo un interesse persino superiore, sia pur di un minimo, rispetto a quello che dovremmo riconoscere alla banca (in effetti non è così, ma solo perché parte degli interessi a nostro favore viene mangiata dal fisco).
Certo, se pensiamo che per quando ne avremo bisogno il mercato offrirà tassi di finanziamento al consumo paragonabili al famoso 5,00% (o anche meno, dipende dalle condizioni della vostra banca e del giorno di adesione), allora non avremmo tutta quella convenienza; ma si tratta di una scommessa azzardata.
Un'obiezione viene subito in mente: vale a dire che il finanziamento lo prendo quando voglio, mentre aderendo alle rinegoziazione sono costretto a farmi finanziare mese per mese, anche se non ne ho bisogno, e pagarci sopra gli interessi. Questo però non tiene conto di due cose: in primo luogo che, come abbiamo visto prima, posso mettere i soldi che risparmio su un conto fruttifero e praticamente andare in pari.
Ma la cosa più interessante è che l'art. 5 della convenzione prevede che l'estinzione anticipata del conto accessorio non sia soggetta ad alcuna penale: questo vuol dire che io posso risparmiare la parte di rata che non pago alla banca e alla fine dell'anno (o comunque quando mi pare) versarla in banca per saldare il conto accessorio e ripartire da zero.
L'effetto di tutto ciò mi sembra chiaro: aderendo alla rinegoziazione si può prendere respiro, se ne abbiamo bisogno, o precostituirsi la possibilità di prenderne in un futuro, a costi tutto sommato estremamente contenuti. E aderendo abbiamo in pratica sottoscritto un finanziamento a condizioni quasi certamente irripetibili.
Bene, siamo così arrivati alla conclusione. Non pretendo di aver convinto nessuno, e del resto non ho alcun interesse né mi pagano per questo. Credo tuttavia sia stato importante cercare di far capire in maniera un po' più completa, pur tra inevitabili tecnicismi, quali sono le opzioni disponibili sul tavolo e quali sono i vantaggi e gli svantaggi che offrono.
Io, personalmente, non avrei dubbi su cosa scegliere, e ho consigliato in tal senso tutte le persone che mi hanno chiesto un parere; dopodiché ciascuno è naturalmente libero di agire come crede: l'importante è farlo in maniera consapevole.
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giovedì 2 ottobre 2008
Mutui e rinegoziazioni /6
(vedi le puntate precedenti)
Avremmo dovuto parlare di Tremonti, e invece parliamo di elettrodomestici.
Non so voi, ma io credo che non ci siano poi molti beni veramente essenziali. Si può far tranquillamente a meno della televisione, del computer, del telefonino. L'auto e l'abbonamento a Sky manco ce li ho, e neppure il microonde. La lavastoviglie è una grande comodità, ma pure ho vissuto senza.
Il frigorifero è essenziale. Negli anni trenta, quando ogni casa aveva la domestica di campagna che faceva la spesa negozio per negozio, si poteva farne a meno, ma oggi non più.
Bene, immaginiamo che i comunisti siano andati al governo e nella loro infinita cattiveria abbiano deciso di ripristinare le tasse che l'attuale governo, onorando le promesse elettorali, ci ha così sensibilmente ridotto; e che istituiscano una odiosa tassa sui frigoriferi, talché il modello base costi 2.000 euri.
Ammettiamo, infine, che ci sia un negozio di frigoriferi, che vende il modello base a 2.000 euri in contanti, o a rate con 24 comode rate da 100 euri ciascuna.
Marco è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è assai benestante, e gli ha dato 10.000 euri con cui dovrà comperare il frigorifero e il computer, pagarsi le vacanze, gli aperitivi e i concerti.
Nichita è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è tipicamente nel ceto medio, e gli ha dato 3.000 euri con cui dovrà comperare il frigorifero e il computer, pagarsi le vacanze, gli aperitivi e i concerti.
Davide è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è messo male, e con grandi sacrifici gli ha dato 500 euri per contribuire all'acquisto del frigorifero.
Bene, cosa faranno i nostri eroi? Mi sembra che saremo tutti d'accordo sul fatto che Marco sarebbe un cretino, a comprare il frigorifero a rate. E credo che converremo tutti che Davide deve fare le comode rate, anche se gli costano un bel po', perché non ha altra scelta.
La situazione di Nichita è diversa: lui deve scegliere se tirare la cinghia, vale a dire comprare a contanti il frigorifero e il computer e poi passare tutte le sere a casa a scrivere sul suo blog, oppure prendere il frigorifero a rate e con i soldi liquidi che gli sono rimasti concedersi qualche sera fuori con la sua fidanzata.
Non è che ci sia una risposta giusta: Nichita deve scegliere, e non può scegliere suo padre o l'associazione dei giovani appena usciti di casa: deve scegliere lui perché lui è quello che subirà, nel bene o nel male, le conseguenze della scelta.
Suo padre può dargli un consiglio, l'associazione pure, sulla base della loro esperienza; ma solo Nichita può sapere se preferisce spendere meno e tirare la cinghia o fare una vita meno di ristrettezze e alla fine spendere di più. Un Nichita più formica se ne starà chiuso in casa, magari sull'orlo della depressione, ma mangerà la bistecca ogni tanto; uno più cicala farà festa, e poi magari dovrà mangiar pane e cicoria, in buona compagnia.
Vi sembra che il discorso fili? A me sì.
Bene: per decidere cosa fare del mutuo, la logica è esattamente la stessa.
La famiglia Marchi guadagna 4.000 euri l'anno. Hanno un mutuo con una rata di 1.000 euro, a tasso variabile con uno spread è altino: 1,75%; nel 2006 pagavano 900 euri.
La famiglia Nichiti guadagna 2.500 euri l'anno. Hanno un mutuo con una rata di 1.000 euro, a tasso variabile, con uno spread dell'1,40%; nel 2006 pagavano 800 euri;
La famiglia Davidi guadagna 1.900 euri l'anno. Hanno un mutuo a tasso variabile: fortunatamente lo spread è basso (1,10%), ma -dato che la somma erogata è stata molto alta- con l'aumentare dei tassi la rata è molto salita: ora pagano 1.000 euri mentre nel 2006 ne pagavano solo 700.
A questo punto andate a leggervi gli articoli sulla portabilità Bersani e sulla rinegoziazione Tremonti e provate a capire cosa conviene ai Marchi e ai Davidi. Fatevi anche un'idea per quanto riguarda la famiglia Nichiti; la prossima volta (ve lo anticipo già) vedremo perché la Tremonti conviene comunque anche ai Nichiti.
(continua)
Avremmo dovuto parlare di Tremonti, e invece parliamo di elettrodomestici.
Non so voi, ma io credo che non ci siano poi molti beni veramente essenziali. Si può far tranquillamente a meno della televisione, del computer, del telefonino. L'auto e l'abbonamento a Sky manco ce li ho, e neppure il microonde. La lavastoviglie è una grande comodità, ma pure ho vissuto senza.
Il frigorifero è essenziale. Negli anni trenta, quando ogni casa aveva la domestica di campagna che faceva la spesa negozio per negozio, si poteva farne a meno, ma oggi non più.
Bene, immaginiamo che i comunisti siano andati al governo e nella loro infinita cattiveria abbiano deciso di ripristinare le tasse che l'attuale governo, onorando le promesse elettorali, ci ha così sensibilmente ridotto; e che istituiscano una odiosa tassa sui frigoriferi, talché il modello base costi 2.000 euri.
Ammettiamo, infine, che ci sia un negozio di frigoriferi, che vende il modello base a 2.000 euri in contanti, o a rate con 24 comode rate da 100 euri ciascuna.
Marco è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è assai benestante, e gli ha dato 10.000 euri con cui dovrà comperare il frigorifero e il computer, pagarsi le vacanze, gli aperitivi e i concerti.
Nichita è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è tipicamente nel ceto medio, e gli ha dato 3.000 euri con cui dovrà comperare il frigorifero e il computer, pagarsi le vacanze, gli aperitivi e i concerti.
Davide è un giovinetto appena andato a vivere da solo. Il suo papà è messo male, e con grandi sacrifici gli ha dato 500 euri per contribuire all'acquisto del frigorifero.
Bene, cosa faranno i nostri eroi? Mi sembra che saremo tutti d'accordo sul fatto che Marco sarebbe un cretino, a comprare il frigorifero a rate. E credo che converremo tutti che Davide deve fare le comode rate, anche se gli costano un bel po', perché non ha altra scelta.
La situazione di Nichita è diversa: lui deve scegliere se tirare la cinghia, vale a dire comprare a contanti il frigorifero e il computer e poi passare tutte le sere a casa a scrivere sul suo blog, oppure prendere il frigorifero a rate e con i soldi liquidi che gli sono rimasti concedersi qualche sera fuori con la sua fidanzata.
Non è che ci sia una risposta giusta: Nichita deve scegliere, e non può scegliere suo padre o l'associazione dei giovani appena usciti di casa: deve scegliere lui perché lui è quello che subirà, nel bene o nel male, le conseguenze della scelta.
Suo padre può dargli un consiglio, l'associazione pure, sulla base della loro esperienza; ma solo Nichita può sapere se preferisce spendere meno e tirare la cinghia o fare una vita meno di ristrettezze e alla fine spendere di più. Un Nichita più formica se ne starà chiuso in casa, magari sull'orlo della depressione, ma mangerà la bistecca ogni tanto; uno più cicala farà festa, e poi magari dovrà mangiar pane e cicoria, in buona compagnia.
Vi sembra che il discorso fili? A me sì.
Bene: per decidere cosa fare del mutuo, la logica è esattamente la stessa.
La famiglia Marchi guadagna 4.000 euri l'anno. Hanno un mutuo con una rata di 1.000 euro, a tasso variabile con uno spread è altino: 1,75%; nel 2006 pagavano 900 euri.
La famiglia Nichiti guadagna 2.500 euri l'anno. Hanno un mutuo con una rata di 1.000 euro, a tasso variabile, con uno spread dell'1,40%; nel 2006 pagavano 800 euri;
La famiglia Davidi guadagna 1.900 euri l'anno. Hanno un mutuo a tasso variabile: fortunatamente lo spread è basso (1,10%), ma -dato che la somma erogata è stata molto alta- con l'aumentare dei tassi la rata è molto salita: ora pagano 1.000 euri mentre nel 2006 ne pagavano solo 700.
A questo punto andate a leggervi gli articoli sulla portabilità Bersani e sulla rinegoziazione Tremonti e provate a capire cosa conviene ai Marchi e ai Davidi. Fatevi anche un'idea per quanto riguarda la famiglia Nichiti; la prossima volta (ve lo anticipo già) vedremo perché la Tremonti conviene comunque anche ai Nichiti.
(continua)
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mercoledì 1 ottobre 2008
Interludio /2
Ho visto per qualche momento una trasmissione su La 7, dedicata alla crisi dei mutui.
C'è Bersani, c'è Gasparri, c'è anche il pessimo Lanutti, quello a cui mi riferivo in primis quando parlavo male delle associazioni dei consumatori.
Riesco, per la seconda volta, ad apprezzare Gasparri, che difende l'accordo ABI-Tremonti mentre Bersani ripete come un disco rotto "surroga" e "portabilità". Dicevo non più tardi di ieri che queste parole sembrano diventate la panacea per tutti i mali, ed eccone la riprova.
Avrete ormai capito che io alla portabilità ci credo poco, mentre la tremontata mi piace. E non perché mi piaccia Tremonti o il Cavaliere, anzi! E non perché sia dalla parte delle banche. Dato che, come spiegherò, la tremontata alle banche non piace per niente. Ma questo è un interludio: non voglio inserirmi nella serie sui mutui ma fare solo due osservazioni laterali.
La prima: nessuno in televisione ha ancora capito che il problema non sono i mutui ma i prezzi delle case? O semplicemente non lo si vuole spiegare?
Nessun giornalista ha capito che se un appartemento di 60 metri viene venduto a 250.000 euro, e uno stipendio medio è di 1.500 euro, una volta tolti 500 euro per mangiare pane e mortadella, ci vorrebbero 21 anni solo per pagare il capitale senza interessi?
E la colpa di ciò di chi è: delle banche o delle politiche abitative degli ultimi 30 anni? Mi ricordo che quando ero piccolo c'erano le case popolari: mia nonna ci abitava, mio padre ci era vissuto: e non erano dei disgraziati, bensì gente normalissima che lavorava e studiava.
Perché oggi la casa popolare è un privilegio di chi è talmente in disgrazia da potersi conquistare il diritto di abitarci? Perché edilizia pubblica sembra ormai un sinonimo di kolchoz?
Non è forse che si punta l'attenzione sui mutui per distoglierla dal mercato abitativo e dai guasti della speculazione edilizia? Speculazione edilizia: locuzione che odora di anni '60. Ma se abitate a Milano e riflettete un attimo su parcheggi interrati, quartiere Isola, Expo, riqualificazione delle aree dismesse e via discorrendo, vi accorgete che oggi la speculazione c'è davvero, e quella di 30 anni fa era un gioco da bambini dell'oratorio. E nelle altre città, è forse diverso?
La seconda osservazione è metodologica: riguarda il fatto che la realtà è complessa. Mi sembra di aver già detto la medesima cosa riguardo ad alitalia, forse mi ripeto ma ne sento il bisogno.
Io sto consumando svariate serate a scrivere migliaia di parole per cercare di spiegare un problema e dare una chiave interpretativa utile a chi mi legge. Capisco di essere noioso e talvolta pedante, ma vi assicuro che sto semplificando moltissimo, al limite del travisamento: più corto o più semplice non potrei perché non ne sarei capace e non sarei obiettivo.
Mi rendo conto benissimo che talvolta sono troppo involuto, uso termini complessi, salto passaggi logici che dò per scontati: perché non ho tempo a sufficienza, ma anche perché non posso trattare i miei pochi lettori come dei cretini. Poi vedo i dibattiti in televisione e vedo che il pubblico è trattato peggio che all'asilo infantile.
Questo da un lato mi disgusta, ma allo stesso tempo mi rendo conto che non si può chiedere a una persona normale di interessarsi di tutto e di approfondire tutto: io per esempio non mi interesso minimamente al delitto di Perugia, che probabilmente è fondamentale per altri; e quindi mi chiedo se abbia senso il mio lavoro.
Comunque ormai siamo alla fine: tra poco avrò raccontato tutto quello che so sulle rinegoziazioni, e ognuno sarà libero di scegliere il da farsi con la propria testa.
C'è Bersani, c'è Gasparri, c'è anche il pessimo Lanutti, quello a cui mi riferivo in primis quando parlavo male delle associazioni dei consumatori.
Riesco, per la seconda volta, ad apprezzare Gasparri, che difende l'accordo ABI-Tremonti mentre Bersani ripete come un disco rotto "surroga" e "portabilità". Dicevo non più tardi di ieri che queste parole sembrano diventate la panacea per tutti i mali, ed eccone la riprova.
Avrete ormai capito che io alla portabilità ci credo poco, mentre la tremontata mi piace. E non perché mi piaccia Tremonti o il Cavaliere, anzi! E non perché sia dalla parte delle banche. Dato che, come spiegherò, la tremontata alle banche non piace per niente. Ma questo è un interludio: non voglio inserirmi nella serie sui mutui ma fare solo due osservazioni laterali.
La prima: nessuno in televisione ha ancora capito che il problema non sono i mutui ma i prezzi delle case? O semplicemente non lo si vuole spiegare?
Nessun giornalista ha capito che se un appartemento di 60 metri viene venduto a 250.000 euro, e uno stipendio medio è di 1.500 euro, una volta tolti 500 euro per mangiare pane e mortadella, ci vorrebbero 21 anni solo per pagare il capitale senza interessi?
E la colpa di ciò di chi è: delle banche o delle politiche abitative degli ultimi 30 anni? Mi ricordo che quando ero piccolo c'erano le case popolari: mia nonna ci abitava, mio padre ci era vissuto: e non erano dei disgraziati, bensì gente normalissima che lavorava e studiava.
Perché oggi la casa popolare è un privilegio di chi è talmente in disgrazia da potersi conquistare il diritto di abitarci? Perché edilizia pubblica sembra ormai un sinonimo di kolchoz?
Non è forse che si punta l'attenzione sui mutui per distoglierla dal mercato abitativo e dai guasti della speculazione edilizia? Speculazione edilizia: locuzione che odora di anni '60. Ma se abitate a Milano e riflettete un attimo su parcheggi interrati, quartiere Isola, Expo, riqualificazione delle aree dismesse e via discorrendo, vi accorgete che oggi la speculazione c'è davvero, e quella di 30 anni fa era un gioco da bambini dell'oratorio. E nelle altre città, è forse diverso?
La seconda osservazione è metodologica: riguarda il fatto che la realtà è complessa. Mi sembra di aver già detto la medesima cosa riguardo ad alitalia, forse mi ripeto ma ne sento il bisogno.
Io sto consumando svariate serate a scrivere migliaia di parole per cercare di spiegare un problema e dare una chiave interpretativa utile a chi mi legge. Capisco di essere noioso e talvolta pedante, ma vi assicuro che sto semplificando moltissimo, al limite del travisamento: più corto o più semplice non potrei perché non ne sarei capace e non sarei obiettivo.
Mi rendo conto benissimo che talvolta sono troppo involuto, uso termini complessi, salto passaggi logici che dò per scontati: perché non ho tempo a sufficienza, ma anche perché non posso trattare i miei pochi lettori come dei cretini. Poi vedo i dibattiti in televisione e vedo che il pubblico è trattato peggio che all'asilo infantile.
Questo da un lato mi disgusta, ma allo stesso tempo mi rendo conto che non si può chiedere a una persona normale di interessarsi di tutto e di approfondire tutto: io per esempio non mi interesso minimamente al delitto di Perugia, che probabilmente è fondamentale per altri; e quindi mi chiedo se abbia senso il mio lavoro.
Comunque ormai siamo alla fine: tra poco avrò raccontato tutto quello che so sulle rinegoziazioni, e ognuno sarà libero di scegliere il da farsi con la propria testa.
Mutui e rinegoziazioni /5
(vedi le puntate precedenti)
Arriviamo finalmente al motivo principale per il quale avevamo iniziato questa saga: parlare dell'accordo ABI-Tremonti.
Altroconsumo (che è il primo risultato che mi viene fuori googlando) ha una posizione molto chiara:
Certo, il perché è contenuto in un PDF che può essere scaricato a pagamento, il che non mi sembra punto bello. Io ve la racconto aggratis, poi fate voi.
Prima rinfreschiamo un momento la memoria: avevamo visto in questo articolo che la cosiddetta portabilità del mutuo può convenire a numerose famiglie, ma non certo a tutte.
Facciamo un esempio concreto: una famiglia di anziani, che sono stati costretti a comprare casa nel 2003, quando la banca proprietaria dell'appartamento l'ha messo in vendita: mutuo di 150.000 euri, 25 anni, spread 1,30% sull'Euribor. Rata iniziale: 800 euri. Rata oggi: 1150 euri. Probabile rata a fine anno: 1.200 o 1.250 euri. Possibilità di portare il mutuo altrove a condizioni migliori: nessuna. Badate: l'esempio è concreto, non astratto: si tratta di mia madre. E quel nessuna vuol dire nessuna per la madre di un funzionario di banca, non per la sprovveduta casalinga di Voghera.
Bene: cosa inventa Tremonti, che non può certo imporre per legge un tasso inferiore a quello di mercato alle banche (ché quello sarebbe da comunisti, e quindi non piacerebbe certo al Cavaliere)? Una genialata.
Anzitutto non impone nulla. Propone alle banche di stipulare una convenzione: le banche sono libere o meno di aderire, e una volta che aderiscono si sono obbligate nei confronti del Ministero dell'Economia e per suo tramite del pubblico. E, guarda caso, tutte aderiscono, perché è vero che sono libere, ma certo una spintarella sottobanco l'hanno anche ricevuta; così si trovano obbligate a fare una cosa senza poter lamentarsi, perché in fondo è stata una loro scelta.
A questo punto devono proporre ai clienti di fare un'operazione un po' complessa, che cerco di rendere nel modo più chiaro possibile:
calcolano (con certi criteri che non vi spiego) una rata corrispondente a quelle che si pagavano nel 2006 (nel nostro esempio, 850 euri) propongono al cliente di pagare per sempre non la rata "giusta" (i 1.200 euri), bensì solo gli 850 euri e così via, il mutuo continua ad andare al suo tasso variabile, seguendo la salita o la discesa dei tassi; ma il cliente paga sempre la rata fissa ad ogni rata, c'è una differenza, in più o in meno: questa differenza viene messa su una specie di conto corrente alla fine del mutuo, sul conto corrente ci sarà -salvo che i tassi tornino a scendere vorticosamente- un importo a debito per il cliente e a credito per la banca, diciamo nel nostro caso che ci ritroveremo nel 2029 un debito di 65.000 euri quella somma verrà ripagata nel corso degli anni successivi, sempre versando lo stesso importo fisso (gli 850 euri) fino ad estinzione del debito .
Per quanto riguarda i tassi, abbiamo visto che sul mutuo continua a correre il tasso variabile, con il suo spread; mentre sul conto corrente viene applicato un tasso pari all'IRS a 10 anni, più uno spread fino allo 0,50% (che molte banche hanno rinunciato). Il motivo per cui si sceglie l'IRS, alla luce di quanto detto altrove, è facile da comprendere: se infatti la banca stipula un IRS di segno contrario, il cliente "vede" un tasso fisso, mentre la banca "vede" un tasso variabile; e così tutti e due sono contenti.
Chiaro fin qui? adesso vediamo un po' di capire se ci conviene, ricordandoci che stiamo assumendo il fatto che il tasso applicato al mutuo sia corretto: di mercato, non da strozzini.
Abbiamo detto che se le cose non cambiano alla fine il cliente si trova un bel debitone da pagare, bello grosso; e che ci metterà un bel po' di tempo a pagarlo. Ma attenzione! Si trova il debitone perché ha pagato di meno di quanto avrebbe dovuto pagare. Se assumiamo che il mutuo abbia un tasso equo, quello che dovrebbe pagare è il giusto, non una rapina.
Spariamo un po' di numeri a caso e diciamo che i 65.000 euri sono 56.000 euri di soldi pagati in meno nel corso del mutuo, e 9.000 euri di interessi. Allora sto pagando in più solo 9.000 euri, non 65.000! Perché i 56.000 li ho risparmiati nel corso degli anni. E badate bene che quei 56.000 li ho risparmiati un po' oggi, un po' il mese prossimo, e così via... sono soldi del 2009, del 2010, e poi via via sempre meno fino al 2029 (ricordate che la rata via via scende, come spiegato qui; mentre il debito di 65.000 euri (e quindi i 9.000 euri in più da pagare) me li trovo nel 2029, quando sicuramente varranno molto meno di quanto non valgano oggi.
Comunque non abbiamo ancora risposto, alla domanda: ci conviene, pagare quei soldi in più? Lo vedremo nella prossima puntata.
(continua)
Arriviamo finalmente al motivo principale per il quale avevamo iniziato questa saga: parlare dell'accordo ABI-Tremonti.
Altroconsumo (che è il primo risultato che mi viene fuori googlando) ha una posizione molto chiara:
Rinegoziare il mutuo secondo il patto tra banche e governo non conviene. Vi spieghiamo perché.
Certo, il perché è contenuto in un PDF che può essere scaricato a pagamento, il che non mi sembra punto bello. Io ve la racconto aggratis, poi fate voi.
Prima rinfreschiamo un momento la memoria: avevamo visto in questo articolo che la cosiddetta portabilità del mutuo può convenire a numerose famiglie, ma non certo a tutte.
Facciamo un esempio concreto: una famiglia di anziani, che sono stati costretti a comprare casa nel 2003, quando la banca proprietaria dell'appartamento l'ha messo in vendita: mutuo di 150.000 euri, 25 anni, spread 1,30% sull'Euribor. Rata iniziale: 800 euri. Rata oggi: 1150 euri. Probabile rata a fine anno: 1.200 o 1.250 euri. Possibilità di portare il mutuo altrove a condizioni migliori: nessuna. Badate: l'esempio è concreto, non astratto: si tratta di mia madre. E quel nessuna vuol dire nessuna per la madre di un funzionario di banca, non per la sprovveduta casalinga di Voghera.
Bene: cosa inventa Tremonti, che non può certo imporre per legge un tasso inferiore a quello di mercato alle banche (ché quello sarebbe da comunisti, e quindi non piacerebbe certo al Cavaliere)? Una genialata.
Anzitutto non impone nulla. Propone alle banche di stipulare una convenzione: le banche sono libere o meno di aderire, e una volta che aderiscono si sono obbligate nei confronti del Ministero dell'Economia e per suo tramite del pubblico. E, guarda caso, tutte aderiscono, perché è vero che sono libere, ma certo una spintarella sottobanco l'hanno anche ricevuta; così si trovano obbligate a fare una cosa senza poter lamentarsi, perché in fondo è stata una loro scelta.
A questo punto devono proporre ai clienti di fare un'operazione un po' complessa, che cerco di rendere nel modo più chiaro possibile:
Per quanto riguarda i tassi, abbiamo visto che sul mutuo continua a correre il tasso variabile, con il suo spread; mentre sul conto corrente viene applicato un tasso pari all'IRS a 10 anni, più uno spread fino allo 0,50% (che molte banche hanno rinunciato). Il motivo per cui si sceglie l'IRS, alla luce di quanto detto altrove, è facile da comprendere: se infatti la banca stipula un IRS di segno contrario, il cliente "vede" un tasso fisso, mentre la banca "vede" un tasso variabile; e così tutti e due sono contenti.
Chiaro fin qui? adesso vediamo un po' di capire se ci conviene, ricordandoci che stiamo assumendo il fatto che il tasso applicato al mutuo sia corretto: di mercato, non da strozzini.
Abbiamo detto che se le cose non cambiano alla fine il cliente si trova un bel debitone da pagare, bello grosso; e che ci metterà un bel po' di tempo a pagarlo. Ma attenzione! Si trova il debitone perché ha pagato di meno di quanto avrebbe dovuto pagare. Se assumiamo che il mutuo abbia un tasso equo, quello che dovrebbe pagare è il giusto, non una rapina.
Spariamo un po' di numeri a caso e diciamo che i 65.000 euri sono 56.000 euri di soldi pagati in meno nel corso del mutuo, e 9.000 euri di interessi. Allora sto pagando in più solo 9.000 euri, non 65.000! Perché i 56.000 li ho risparmiati nel corso degli anni. E badate bene che quei 56.000 li ho risparmiati un po' oggi, un po' il mese prossimo, e così via... sono soldi del 2009, del 2010, e poi via via sempre meno fino al 2029 (ricordate che la rata via via scende, come spiegato qui; mentre il debito di 65.000 euri (e quindi i 9.000 euri in più da pagare) me li trovo nel 2029, quando sicuramente varranno molto meno di quanto non valgano oggi.
Comunque non abbiamo ancora risposto, alla domanda: ci conviene, pagare quei soldi in più? Lo vedremo nella prossima puntata.
(continua)
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