martedì 19 maggio 2009

Autodafé

Quando stamane ho aperto il PC mi sono reso conto di avere commesso uno dei più tremendi delitti: pensavo dapprima di paragonarlo a quello di Ravaillac ma poi, rammentando un aforisma di Flaiano, mi sono reso conto che il paragone più corretto è con Damiens.

Ieri, leggendo una sciocchezzuola scritta su un blog ospitato sul sito di un giornale a rotocalco, che rappresentava erroneamente il contenuto di una sentenza, ho scritto un post per dare ai ventun lettori che abitualmente mi seguono qualche ragguaglio tecnico su come quel tale articolo dicesse delle cose inesatte.
La mia colpa è stata quella di inserire tra l'articolo indeterminativo e il nome proprio della giornalista un aggettivo "tale", che voleva dar conto di come l'autrice del pezzo fosse, per me, perfettamente sconosciuta e pertanto non avessi alcun motivo di rancore o di dileggio che non fosse strettamente legato al contenuto del pezzo da lei scritto e pubblicato.
E' con vivo stupore (e non è una figura retorica: sono proprio vivamente stupito!) che scopro che la persona di cui stiamo parlando è una blogger, e di primissimo piano.
Ora: io so che ciò potrà apparire incredibile a tutti coloro che mi hanno gettato addosso un cumulo di contumelie; e che la stima nei miei confronti, già minima, non potrà che diminuire ancora, trascendendo al regno dei numeri complessi essendo i negativi ormai già esauriti.
Ma -e prego di guardare bene il labiale- io questa Giulia Blasi fino a pochi minuti fa non avevo la più pallida idea di chi diavolo fosse. Credevo addirittura che fosse una praticante da quattro soldi, sottopagata o addirittura stagista, biecamente sfruttata dalla casa editrice del Presidente del Consiglio.
So che è assurdo: potete credermi; potete non credermi. Francamente sono così avvilito che anche se non mi credete, non me ne importa nulla.
E -anche se comprendo che questa sembra sempre più la trama di un brutto film- chi sia Giulia Blasi non lo so neppure ora, dal momento che il mio proxy aziendale blocca il sito che ospita i suoi scritti: e posto anche alcuni screenshot a riprova della mia buona fede (unica e debole attenuante di fronte al disprezzo che provo per me stesso), accompagnato da un altro relativo alla sua pagina su Grazia, dalla quale probabilmente avrei potuto apprendere qualcosa di più.

Il mio amministratore di sistema deve averci un pianeta, con la signora Blasi: è evidente; e dato che è anche capace, mi blocca perfino la pagina cachata su google, impedendomi di sfruttare anche questo trucchetto per colmare i miei deficit cognitivi (anche qui produco lo screenshot).
Per colmo di sfiga, persino flickr è bloccato, dal drudo; ragion per cui non posso vedere la foto accedibile tramite il link qui sotto, ma leggendo i nomi capisco di aver toccato un nervo scoperto.

Il bello è che se potessi leggere quel che scrive (ma lo farò tosto da casa), sicuramente condividerei tutte le opinioni della Giulia (io condivido quasi sempre le opinioni di coloro che scrivono su spazi che il mio sysadmin mi impedisce di raggiungere): per cui dev'essere anche una donna simpatica e intelligente.
E poi scopro che la Blasi ha anche scritto dei libri; ha partecipato a trasmissioni in TV. E' insomma una che conta: e mille e mille e mille sono le volte che, mentre scrivo queste righe, mi sono chiesto come diavolo sia possibile che il suo nome non l'abbia mai incrociato, neppur una volta, in tutte le ore di cazzeggio che ho fatto in rete.

Ora, io mi pento fino nel più profondo del cuore della mia ignoranza, faccio ammenda e se potessi metterei qui anche la mia fotografia, scamiciato e con in mano un cero di due libbre; imploro la comprensione del blogocono e chiamo in correità il perfido sysadmin, che grazie ai suoi filtri illiberali mi ha fatto fare questo popo' di figura.
Ma, una volta chiesta scusa e pietà, rimane la sostanza tutta di ciò che scrivevo (tutta, eccezion fatta per il tale, ovviamente). Perché, signori miei giudici, non è che la notissima, bellissima, bravissima Blogger (non è una presa per il culo: cito da qui) abbia, a quanto capisco, una laurea in giurisprudenza con 110 e lode, né una tesi sulla storia del diritto penale. Pertanto, a specifico uso di Emma, la quale di fronte alla mia affermazione che se qualcuno ammazza qualcun altro prende 21 anni, si chiede "(Dove? Quando? Chi l’ha detto?)", le rispondo che l'ha detto questo signore qui a fianco, che si chiama Alfredo Rocco ed è l'autore del nostro codice penale, il quale all'articolo 575 recita: "Chiunque cagiona la morte di un uomo e' punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.". E all'art. 577 dice che "Si applica la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'articolo 575 e' commesso: [...] 4) con concorso di talune delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61"; il quale art. 61, a sua volta dice che "Aggravano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali, le circostanze seguenti: 1) l'avere agito per motivi abbietti o futili".
Quanto al fatto che con il rito abbreviato i 21 anni divengano 14 e l'ergastolo diventino trent'anni, lo dice un altro signore, che si chiama Gian Domenico Pisapia (se credi, Emma, per riparare il danno fatto, lo definirò un tale Gian Domenico Pisapia), padre del nostro codice di procedura penale, il cui articolo 442 al secondo comma recita "In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è diminuita di un terzo. Alla pena dell’ergastolo è sostituita quella della reclusione di anni trenta. Alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, è sostituita quella dell'ergastolo.".
Vedi bene, Emma, che i 21 anni divengono 14 per effetto della riduzione di un terzo, dacché 21 è divisibile per tre, come prova il fatto che la somma delle sue cifre dà, per l'appunto, proprio tre; e come del resto ben sa mio figlio, al quale ho fatto imparare, a suon di busse, tutta la tabellina del sette.
Ma non sempre è così, tanto che per il caso di omicidio preterintenzionale, per il quale si pigliano solo dieci anni, numero non divisibile per tre, il rito abbreviato farebbe ottenere una condanna a 6.66666666 anni (eccoli!, i centesimi). Fortunatamente il nostro calendario è in base 12, e quindi quei 666 millesimi e rotti possono essere agevolmente convertiti in otto mesi tondi tondi; e speriamo che vi sia dentro febbraio; e che non sia bisestile.

Veniamo ora, per un attimo, a ciò che -con meno verve ironica, me lo consenta- afferma Viscontessa: che "Uccidere per gelosia significa assecondare un'istinto che invece, per ovvi motivi, dovrebbe essere trannenuto, cancellato, eliminato così come abbiamo imparato a tenere a freno molti altri istinti".
Non potrei essere più d'accordo anzi, guarda, affermo che qualunque motivo per uccidere, se non c'è di mezzo la legittima difesa, dovrebbe essere trattenuto e cancellato. O mi vuoi dire che è giusto uccidere per ereditare una somma di danaro? O magari per eliminare l'incomodo coniuge al fine di giacersi con il proprio amante? O credi forse che sia più giustificato chi uccide il proprio superiore che ha scoperto un ammanco di cassa? O quel fidanzato respinto che per brama di possesso uccide l'ex fidanzata, ritenendo che ella, se non sarà propria, non debba essere di nessuno?
Ecco: io affermo che tutti questi non sono validi motivi per ammazzare qualcuno. Esattamente come non lo è la gelosia. E con me l'affermava il buon Rocco, quando stabiliva che tutti questi casi fossero validissimi motivi per chiudere uno in cella, e lasciarvelo per ventun anni.
E tuttavia la gelosia, tra tutti questi motivi poco commendevoli, è sempre stata una delle principali molle che hanno spinto al delitto: ho citato Colombo e Kojak, attirandomi il dileggio di Emma che ritiene i miei modelli culturali un po' troppo popolari; ma come la mettiamo con Shakespeare? Roba un po' più elevata; eppure anche lui, guarda un po'!, ti va ad inscenare un omicidio per gelosia.

Veniamo a te, fikasicula (nomignolo che si presta a lazzi e frizzi tanto qunto il mio, Emma adorata): che confondi la gelosia con il delitto d'onore quando le due cose -scusa il tecnicismo- non c'entrano una cippa.
Infatti chi uccide per gelosia si prende i suoi bravi ventun anni -o quattordici grazie al Pisapia- mentre chi uccideva al tempo del delitto d'onore si prendeva molto ma molto meno, dato che il Rocco (che era sì napoletano, ma peraltro si muoveva nel filone già tracciato dal bresciano Zanardelli), aveva previsto all'art. 587 che "Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella." Il che ci fa capire come la causa d'onore (che, detto per inciso, è cosa ben diversa dalla gelosia) fosse poco meno che una scriminante: quello che potremmo definire un quasi-valido motivo. Così vanno le cose; o perlomeno così andavano fino al 1981 quando, con decisione del tutto condivisibile seppur certo tardiva, la causa d'onore fu espunta dal nostro ordinamento; non senza averci prima regalato uno dei più bei titoli della commedia all'italiana.

Ma lasciamo perdere il cinema, il teatro, le aule dei tribunali sorde e grigie e le carceri dove qualche decina di migliaia di persone langue perché un giudice ha calcolato un numero, e con quel numero ha segnato le loro vite. Lasciamo perdere pure il conto delle frustate che, con certosina precisione, in altri sistemi giuridici vengono inferte calcolando ogni e ciascuno degli atti che i rei hanno commesso: quella è solo aritmetica, ed Emma ha un'opinione troppo elevata del mondo per scontrarsi con la triste realtà delle tabelline: la vita vera è altrove. La vita vera è qui, in rete, tra noi Blogger.

32 commenti:

Cicciocolla ha detto...

Se ti può magramente consolare, anch'io, che sono donna, e cazzeggio pure parecchio sul web, non avevo idea di chi fosse, la Giulia, ed ero balzata alle stesse conclusioni tue, avendo letto solo quell'articolo da te citato.
Però non leggo riviste femminili (generalmente coacervo di banalità sconnesse, come m'immagino siano anche le riviste maschili), che se devo concedermi una lettura riposante preferisco la gazzetta.

mfisk ha detto...

Allora... Sei un'amica!(già, perché nel frattempo scavo, scavo: e scopro che il perfido BOFH ha dimenticato una porticina aperta!)
Io la gazzetta non la leggo; e comunque d'ora in poi l'unica lettura distraente che ammetterò saranno gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio; perlomeno fin quando Giulia non mi avrà concesso il proprio perdono.

Giacomo Cariello ha detto...

Mentre leggevo, immaginavo tu ed Emma protagonisti di una di quelle commedie brillanti tipo "Tutto può succedere", con Jack Nicholson e Diane Keaton :)

Quanto al proxy, hai provato Tor con l'opzione "fascist proxy" attiva?

Cicciocolla ha detto...

Mi pare giusto che tu ti dedichi agli Esercizi spirituali di sant'Ignazio. Non sia mai che quancuno pensi che stai facendo ammenda per finta. :-D

mfisk ha detto...

@Giacomo: bé, il mio BOFH all'inizio probabilmente l'avrebbe lasciato anche passare, TOR; ma oramai si è scafato.
Confesso però che un pensierino su Emma l'ho fatto: specie quando parla di occhio languido, e quando confessa di essersi spellata le mani d'applausi.

restodelmondo ha detto...

Il dubbio che la gente abbia replicato (anche argomentando - ma forse quando sono posizioni contrarie non sono argomenti: anche questo molto di moda) per quel che stavi sostenendo e non per via di Giulia Blasi non ti ha sfiorato?

Beh, forse e' meglio che vada a farmi una manicure, visto che ogni tanto leggo riviste e blog "femminili" mi rassegno al mio destino di oca.

mfisk ha detto...

E in effetti questo post si divide in due parti: una relativa al mio rapporto con Giulia Blasi (nome che d'ora in avanti certo non scorderò tanto facilmente), e l'altra ad approfondire il tema, da un punto di vista tecnico.
In effetti l'approfondimento non è completo, e sto preparando un articolo più compendioso; ma avevo già scritto fin troppo e la cosa rischiava di venire un po' troppo spessa.
Lasciami tuttavia osservare che tra tutti i commenti ricevuti, l'unico che ha fatto una critica sul merito della gelosia e non sulla lesa maestà è stato il tuo; e se hai ancora un po' di pazienza ti pregherei di sospendere il giudizio per leggere quanto andrò a scrivere.
Il diritto è un argomento molto tecnico, esattamente come la matematica: richiede un linguaggio e dei formalismi particolari. Il fatto che lo strumento con il quale si esprime sia il linguaggio comune anziché i formalismi simbolici induce a pensare che certe espressioni possano essere utilizzate nel senso che il vocabolario dà loro; mentre invece così non è: e un caso in cui ciò avviene è proprio il concetto di "motivo" e di "abietto o futile". credo che la cosa meriti di essere spiegata, e spero che avrai voglia di leggere la spiegazione.

viscontessa ha detto...

Carissimo, non mi ero limitata ad affermare che la gelosia sia un istinto che va represso, mi ero spinta un po' oltre ed ero arrivata ad auspicare che riconoscerla come aggravante agevolerebbe il fiorire di una cultura nella quale la gelosia non sia più considerata solo un vezzo (cosa che nelle forme non violente, avviene a tutt'oggi) ma un nemico vero e proprio da combattere.
Se è vero che si ammazza anche per molto meno e per motivi ugualmente poco validi, è anche vero che la gelosia è sempre stata ed è tutt'ora uno dei moventi più più diffusi soprattutto quando a lasciarci le penne sono le donne che come sicuramente saprai, da questo punto di vista non se la passano affatto bene.
Apprezzo comunque sia la tua citazione a Shakespeare ma francamente non vedo cosa c'entri. Siccome anche uno come Shakespeare parlava di gelosia, la gelosia non merita di essere considerata un'aggravante in caso di omicidio?
(e non sto parlando nè ho mai parlato di giulia)

lapiccolacuoca ha detto...

signur Marco che mi stai diventando anche te una blogZtar. Quando si scrive sulle riviste (e ci ho scritto a volte parlando solo di cucina ovvio) in genere ci sono i redattori che ti mettono a posto il testo (e fanno danni DANNI). Di certo NON voglio difendere Giulia Blasi (che non conosco) ma magari vai a saper cos'ha scritto davvero. Poi sui validi o meno motivi per ammazzare qualcuno: scusa ma prendi solo chessò Caino e Abele. Che ti sembra un valido motivo? La verità truce: in pace NESSUN motivo è valido per uccidere qualcuno. In guerra tutti. Tutti motivi validissimi.

mfisk ha detto...

@viscontessa: la citazione di Shakespeare serve a dar conto del fatto che la gelosia è naturale nell'uomo, ed essendo naturale non rientra nella definizione di "abietto", in quanto Per motivo abietto deve intendersi quello turpe e ignobile, che si radica in una particolare perversità e malvagità del reo, così da suscitare un profondo senso di ripugnanza e di disprezzo in ogni persona di media moralità. Deve quindi trattarsi di motivo spregevole e vile, che denota ripulsione ed è ingiustificabile per la sua abnormità di fronte al sentimento umano. Che la gelosia sia abnorme di fronte al sentimento umano è universalmente falso: ciò non la giustifica minimamente, intendiamoci: ma mi rifiuto di considerarla "abnorme".

Il tuo discorso -che, ammetto, non riguardava G.B.- non era condivisibile perché fatto de jure condendo: vale a dire esprimendo un'opinione su come le leggi "dovrebbero essere", anziche su come le leggi "sono". Io non condivido la tua tesi (e potremmo anche parlare dei motivi, in futuro), ma faccio voti affinché tu abbia piena libertà di esprimerla, anche senza sconodare Arouet; ciononostante devi dare atto del fatto che tu esprimevi l'auspicio che la legislazione possa mutare, mentre la Cassazione decide sulla base delle leggi quali oggi sono.

mfisk ha detto...

Cara Giovanna,
noterai che ho scritto "io affermo che tutti questi non sono validi motivi per ammazzare qualcuno. Esattamente come non lo è la gelosia": quindi sono d'accordo con te al 100%.
Anzi, ti confesso, ho forti dubbi anche sulla guerra.

.mau. ha detto...

cazzarola.
Io sapevo chi è Giulia Blasi, avevo letto via feed il pippino precedente, il ragionamento non faceva una grinza (per rdm: tesoro, la gelosia è una somma di ira e stupidità: o aggiungiamo anche quelli ai futili motivi, oppure le cose restano così) e quindi non ho commentato.
Maremma gelosa, quanto mi sono perso! Però ho imparato una cosa: una Vera Blogstar la si riconosce da quanta gente prende le sue difese, presumibilmente a insaputa della blogstar stessa)

mfisk ha detto...

@.mau.: tu non ci tieni *davvero* a sapere se sei una vera blogstar, _vero_?
Lo dico perché, nel caso, dovrei faticare non poco a trovare qualcosa per un altro papiello,e, come da nuovo motto di questo blog, rimanderei volentieri al 2011.

viscontessa ha detto...

Non esattamente, le motivazioni di una sentenza di cassazione vanno ben oltre la legge e fanno notizia proprio perchè dovrebbero interpretare il comune sentire.
Cosa poi sia abbietto non è un dato oggettivo, la gelosia è naturale quanto, in tempi passati, lo è stata la schiavitù o la pedofilia e persino l'omicidio che è una reazione naturalissima (anche se sproporzionata) ad un'aggressione.
In altri paesi è naturale dar fuoco alla vedova insieme al corpo del marito,lapidare la donna adultera o tagliare la mano al ladro.

.mau. ha detto...

@mfisk: no te preocupe. Vivo ugualmente sereno.

Anonimo ha detto...

Egregio mfisk, io non ho commentato perché non leggo i Suoi post (e neanche quelli di Gulia Blasi). Leggo quelli di .mau. e di restodelmondo perché mi piace la matematica.

Detto questo, forse Si ricorda che non molti anni fa uccidere la moglie per gelosia era considerato delitto d'onore, e aveva una punizione assai blanda. Vorrà inoltre tenere conto del fatto che la quantità di donne ammazzate dai compagni o dagli ex compagni resta assai alta anche di questi tempi. Vorrà infine valutare il fatto che lo stato dà assai poca protezione alle donne che vengono minacciate dai compagni o dagli ex compagni.

Per questo, nel cuore e nella mente di molte donne la violenza per motivi di gelosia è vista come un'aggravante. Se poi i dotti membri della Corte hanno deciso che non lo è, passi: a differenza di Lei, io non ho la competenza di valutare.

Che su una cosa seria del genere si scriva in tono a dir poco leggero fa venire il vomito (con rispetto parlando).

Infine, usi Google prima di scrivere. Scoprirà così ad esempio che la voce "omicidio doloso" su wikipedia è assai poco informativa. Magari può migliorarla Lei, per il bene di tutti noi che non abbiamo studiato legge.

mfisk ha detto...

Cara Anonima,
uccidere la moglie per gelosia non è mai stato considerato un delitto d'onore. Lo era l'omicidio commesso nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia: e la gelosia non c'entra nulla perché anche il meno sospettoso dei mariti poteva, fino al 1981, avvalersi di questa norma mentre, di contro, il più sospettoso e costantemente roso dal tarlo del dubbio non poteva, per quanto la moglie desse adito a sospetto, ucciderla: salvo la cogliesse in flagranza.
In sintesi, lo dico in grassetto: gelosia e delitto d'onore sono cose diverse.
Nel cuore di molte donne la gelosia è vista come aggravante; nel cuore di molti tabaccai e farmacisti lo è il desiderio di impadronirsi della cassa; nel cuore di molti genitori lo è la circostanza che il figlio volgia ereditare anzitempo; e non parlilamo dei commercianti che subiscono il pizzo.
L'omicidio è grave. Sempre. Quello per gelosia non è più grave di quello per vendetta. Lo dice la legge, non io: ma io lo condivido; e credo giusto che ad essere puniti di più siano motivi veramente più gravi degli altri.
E' questione di sensibilità individuale l'esprimere un accordo su ciascun motivo; ma è questione generale dettare delle linee valide per tutti.

Tanto per chiarire il portato della "gelosia", ed il fatto che la Cassazione non è che ritenga la donna alla stregua di uno strofinaccio da cucina, cito solo Cass.Pen. 9590/97 secondo cui "...deve ravvisarsi la sussistenza dell'aggravante dei motivi abietti nel caso in cui un omicidio sia compiuto non per ragioni di gelosia collegate ad un sia pur abnorme desiderio di vita in comune, ma sia espressione di spirito punitivo nei confronti della vittima considerata come propria appartenenza, della quale, pertanto, non può tollerarsi l'insubordinazione".
Come vedi, altro è la gelosia, altro la reificazione della donna. E nella stessa sentenza è stata anche riformata l'impostazione della corte d'Appello che aveva negato la sussistenza dell'aggravante in questione sulla base dell'arretratezza culturale dell'imputato. La Cassazione infatti ha asserito che non si può "negare l'aggravante in questione, anche alle caratteristiche psicologiche del soggetto: il quale avrebbe una mentalità "arcaica" e sarebbe rimasto fermo a certi parametri di comportamento strutturati anche a seguito di sfortunate vicende familiari ed educative": infatti, una volta riconosciuta la sussistenza del motivo abietto, "l'aggravante deve essere ravvisata, indipendentemente dalle cause psicologico-relazionali per cui il soggetto sia pervenuto a quella specifica spinta criminosa
"
.

Sul tono, io sono una persona lieve, e mi dispiaccio che taluno vomiti per causa mia.
Quanto a wikipedia, ho con essa una mia vecchia ruggine, e quindi non raccolgo il pur gentile invito.

Giacomo Cariello ha detto...

Pensando a questa discussione, rimango abbastanza sconcertato, non tanto per le opinioni gelosia-si, gelosia-no, gelosia-ma, quanto per il fatto che molti si sono lanciati pro o contro le motivazioni di una sentenza, senza nemmeno averle lette. Un processo non ha lo scopo di definire regole universali, ma di verificare come si applicano le regole in delle circostanze specifiche. Circostanze che apparentemente nessuno si è preso la briga di verificare.
Le motivazioni riportate qui spiegano la storia di un marito che ha ammazzato la moglie dopo averla minacciata di ucciderla qualora "l’avesse vista con altri uomini". Il Pubblico Ministero, che evidentemente ha studiato legge, aveva proposto l'aggravante non per la gelosia in quanto tale (egli stesso riconosce che non è di per sè motivo di aggravamento), quanto per il fatto che gli atti in grado di scatenare la gelosia erano da considerare abnormi, e francamente la trovo una tesi condivisibile: a prescindere dagli esiti funesti, un conto è incazzarsi perchè si trova la propria moglie a letto con qualcun altro e un conto è incazzarsi perchè chiacchiera con il vicino di casa. Quest'ultima la metto sullo stesso piano di "ho ucciso mia moglie perchè mi ha interrotto mentre parlavo". La Cassazione invece la pensa diversamente, sostenendo che alla fine la causa scatenante è la gelosia morbosa , che in quanto tale "non è una ragione inapprezzabile di pulsioni illecite" per la coscienza collettiva.

Francamente, accetto pure la decisione della Cassazione, ma chiederei una attenzione maggiore nelle sentenze future, giacchè uccidere qualcuno perchè ti ha rigato la macchina non può essere considerata "una regione inapprezzabile di pulsioni illecite", visto quello che costano i carrozzieri al giorno d'oggi.

mfisk ha detto...

Finalmente! ti ringrazio perché finora non l'avevo trovata, questa benedetta sentenza: così potremo discuterne qon miglior cognizione di causa.

restodelmondo ha detto...

.mau.: La gelosia e' un po' piu' di ira+stupidita': e' ira+desiderio esagerato di possesso (nel caso in questione: di una persona - quindi con qualcosa di affine al ridurre in schiavitu') portato a livelli tali da renderti stupido.

Anonimo ha detto...

Sono l'anonima di prima, quella che commenta come Barbara da .mau.. Volevo ringraziare per le spiegazioni, e insistere che c'è bisogno di gente con le idee chiare su wikipedia (al momento la voce omicidio parla quasi solo di aborto ed eutanasia).

Da scienziato, posso aggiungere che le donne sono numericamente molte più dei tabaccai, e che ci sono casi in cui la differenza fra 14 e 30 anni probabilmente non è significativa.

Da donna, posso dire che il fatto che la nostra legge parli di "uomo" per dire "persona" mi fa un po' effetto. E che il delito d'onore sia esistito fino al 1981 pure. Lo ammetto: sono delicatina.

spider ha detto...

mfisk, non ne sai abbastanza (di bloggerZ) :-D

Mi piace molto leggere quello che scrivono i tecnici.
Si leggono lunghissime disquisizioni e discussioni su argomenti i più disparati, senza che nessuno dei partecipanti abbia una minima idea di come le cose stiano davvero. Ben vengano le spiegazioni dei professionisti competenti. Ad averne (invece delle castronerie ideologiche quando non opportuniste che leggo su blog molto famosi di sedicenti "mediologi").

Appurato come è la legge e i motivi per cui la gelosia non è un valido motivo per uccidere, ma nemmeno un'aggravante, anche io come restodelmondo tenderei ad auspicare che invece lo fosse.
Perché non passa giorno che la cronaca non riporti un delitto di un uomo nei confronti di una donna. Molto raramente, per non dire quasi mai, il contrario.
Gli uomini non hanno imparato a rispettare le donne, ad accettarne il rifiuto, a comprendere che "quando si allontanano e' no!
e tu...
ci devi stare inutile sperare
di recuperare se hanno detto no
meglio sparire non telefonare
per sentirsi dire un'altra volta no
come se non t'importasse piu'
senza farti mai vedere giu'
si puo' amare da morire
ma morire d'amore no!"
Molto è colpa delle proprie madri, che li trattano da principini, ma molto è anche colpa dei padri, che trattano le mogli come colf o cameriere.
Allora dove l'educazione latita, come con il divieto di fumare serve la legge: la gelosia deve essere un'aggravante. In caso di delitto del coniuge o della/del comapgna/o non deve essere concesso il rito abbreviato.
Se non si impara con le buone, perché mancano buoni maestri, bisogna imparare con le cattive.

Detto questo, so che questo è un auspicio e non l'interpretazione della legge. Ma dopo la spiegazione possiamo aprire il dibattito sulle opinioni, no?

.mau. ha detto...

Sentendo restodelmondo e Barbara mi chiedevo se il problema è che spesso la gelosia va in coppia con la violenza, e questo soprattutto dall'uomo contro la donna.

La mia definizione è molto più asettica e simmetrica, e quindi non vedo necessaria un'aggravante per la gelosia per se (spero il latino sia giusto), anche se posso immaginare che in molti casi pratici ci siano i futili motivi.

Anonimo ha detto...

Se ti può consolare io che faccio parte dei tuoi 21 lettori silenziosi continuerò a seguirti
:-)
Seguo anche il blog sorelle d'italia, dove scrivono Giulia Blasi, viscontessa, fikasicula e altre.
Anche questo blog è bloccato dal tuo sistema?

Angela

mfisk ha detto...

@Angela:
ogni tanto mi chiedo se ci sono o ci faccio. Non avrei mai pensato che tutto quel popo' di assalitrici facessero parte di un comune disegno criminoso.
E, venendo alla parte più importante: no, il drudo non ha bloccato le sorelle. Me ne beerò durante la pausa.
Infinite grazie per la segnalazione.

.mau. ha detto...

come? non hai controllato i referrer per vedere da dove tutta quella gente arrivava al tuo post? No computer forensic? ahiahiahiahi!

mfisk ha detto...

Au contraire!
Farla, l'ho fatta, l'analisi. Ma un po' per il fatto che tra frienfeed e reader i log sembrano una notte in cui tutti i gatti sono bigi; un po' perché sembra che taluni si siano scambiati addirittura delle mail con indirizzi cliccabili; e molto infine perché la piattaforma di blogspot non consente di rilevare gli IP nei commenti, ecco che mi sono limitato a sorprendermi.

Tonino ha detto...

Cicciocolla: sono convinto da tempo che nelle riviste femminili si possa trovare tra il meglio che c'è in circolazione, per esempio reportage internazionalin decisamente migliori delle spataffiate di un Rampini.

Quello che ha scritto Giulia Blasi l'hanno più o meno scritto tutti i giornali da quanto riporta google news, non è Giulia B. il punto e se mfisk avesse preso di mira un giornalista qualsiasi (come in effetti credeva) sarebbe stato bellamente ignorato, salvo beccarsi querela in caso di penna nota, dato che è così che girano le cose.

Il diritto è chiamato a distinguere tra delitti orrendi è abominevoli e specificare il grado di pena, cosa che per fortuna non siamo chiamati a fare, perché fuori da un ambito giuridico sarebbe spesso un compito mostruoso e corrompente.

Poi è chiaro che la questione non possa esaurirsi nelle sole precisazioni tecniche.

mfisk ha detto...

Guarda, Tonino: io alla fine mi dispiaccio di aver trattato male Giulia B.: nel primo post l'ho fatto così, senza sapere chi diavolo fosse, e non perché ce l'avessi con lei bensì con un sistema editoriale che fa di ragazzi appena usciti dal liceo dei giornalisti fatti e finiti, ma non pagati, le cui uniche fonti di documentazione sono wikipedia e i siti degli altri giornali.
Se avessi fatto più attenzione avrei capito che era un blog e non un pezzo giornalistico, magari mi sarei documentato e patatì patatà. Forse me la sarei presa ancora con lei, ma diversamente, come faccio con Matteo, e certo senza quel "tale", che difatti non uso se mi salta il grillo di criticare la punteggiatura o il periodare di uno dei due noti evangelisti (ora che ci penso, anch'io lo sono!)

Nel secondo post mi sono incazzato non tanto con lei, che poveretta non c'entrava granché, quanto con lo stuolo di fans adoranti: tanto che sono andato a scrivere un messaggio pagato sul pezzo originario, ne è nato un mezzo dialogo all'esito del quale, come puoi vedere consultandolo, ho capito che alla Blasi di approfondire la cosa e confrontare idee diverse non gliene importa un granché: prendo atto e francamente non mi rattristo più di tanto, dato che se fosse stato il contrario oggi avrei dovuto anche metterci un po' d'impegno anziché lavorare (che mi tocca, anche).

In sintesi, la Blasi-stagista era solo la chiave per censurare il sistema dell'editoria; ma la Blasi-stagista non esisteva (ed è un mio errore averlo supposto: art.47 c.p.), per cui sono andato ad attaccare una Blasi-Blasi che in fondo aveva avuto lo stesso grado di approssimazione di tanti altri commentatori: e l'andare a rompere le palle proprio a lei è sembrato, e forse non avrebbe potuto essere altrimenti, un atto diretto alla ricerca di una qualche notorietà nel mondo dei blogger.
Con questo, non intendo scusarmi per aver detto che la Blasi ha scritto cazzate: perché lo credo; ma alla luce di tutto non è stato giusto attribuire il fatto solo a lei, come se fosse l'unica o la prima responsabile di queste, dato che la stessa cosa l'hanno scritta in molti.

Cicciocolla ha detto...

@Tonino: Io ne ho un ricordo orrendo, invece. Tutte piene di segreti su come comunicare con l'altro sesso, su come trarre soddisfazione dalla propria vita sessuale, su cosa piace agli uomini e cosa alle donne, sui trucchi per apparire bella, e la dieta del mese, e chi è fashion e chi no, il tutto intriso di una psicologia spiccia che rende a mio avviso banale qualsiasi argomento (e credo che il problema sia proprio la psicologia spiccia, a ben pensarci, più che gli argomenti in sé). Però questo è il mio ricordo, prometto che ne comprerò qualcuna nei prossimi giorni, per vedere se è la mia psiche che esagera e crea mostri.

bakelili ha detto...

che bellezza.
mi sa che mi fionderò al giovedì solo per parlottare di questa cosa (la lesa maestà, non la gelosia)!

mfisk ha detto...

Io però arrivo tardi che devo andare in parrochia (sic!)

 

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