lunedì 11 maggio 2009

Assolutamente no

Premesso che questo post deve intendersi come il seguito di quest'altro, credo che sia assolutamente necessario raccontarvi qualche altro aneddoto sui miei colleghi piuttosto che sul mio capo.
Certamente vorrete conoscere qualche particolare assolutamente curioso su come risolviamo le problematiche dell'esprimersi chiaramente nelle note scritte piuttosto che nelle presentazioni: ed eccovi accontentati.

L'altro giorno stavamo rivedendo il parere di cui ho già parlato, che nelle conclusioni conteneva questa frase:
si ritiene pertanto che debba essere assolutamente evitata la soluzione che prevede la conversione del credito in capitale piuttosto che la subordinazione del credito stesso.
Non è Manzoni, e neppur Petrarca: ma -non perché l'abbia scritta io- si tratta di una frase sintatticamente e morfologicamente corretta. Se non fosse stata una nota ufficiale, il pensiero avrebbe potuto essere espresso in questo modo: solo un perfetto idiota poteva mettersi in testa di presentare al Consiglio una soluzione che prevede la conversione del credito in capitale: facendolo innescheremmo un meccanismo che in breve tempo trasformerebbe il nostro Sole in una supernova e finiremmo tutti arrosto. Invece la soluzione è lì, bella come il Sole, appunto: e consiste nella subordinazione del credito.
Prendete come un atto di fede le locuzioni "conversione in capitale" e "subordinazione del credito", che non sono oggetto del post.
Concentriamoci invece su quell'assolutamente, che nelle intenzioni dello scrivente doveva esprimere la cogenza imperativa della conclusione posta all'attenzione del lettore. Non un'osservazione così, tanto per farla: con quell'assolutamente si voleva intendere che quel punto è fondamentale, imprescindibile, indiscutibile.
E, tuttavia, nell'italiano che ormai qui si sente parlare, e peggio si deve leggere, l'avverbio "assolutamente" è diventato come il prezzemolo nella minestra di Raffella Carrà:
- "Prendiamo un caffè?" "Assolutamente sì" (come se da ciò dipendesse la mia stessa vita);
- "Hai un momento da dedicarmi?" "Assolutamente ora no" (come se distogliermi dall'impegno attuale potesse costare la vita di un bambino).
E perfino:
- "Mangiamo insieme?" "Assolutamente!" (ma assolutamente che, per tutti i Numi?)

E veniamo al piuttosto che, espressione che ha una chiara valenza avversativa, in quanto la "conversione in capitale" si contrappone frontalmente alla "subordinazione del credito", come i pezzi bianchi e neri negli scacchi. Mentre qui da noi si sente ormai per ogni dove dire cose quali:
- "Sono stato a un banchetto luculliano: c'erano portate di caviale, piuttosto che di tartufo, piuttosto che di lingue di passero salmistrate".
- "Mi piacerebbe prendere una Rolls Royce piuttosto che una Bentley" (e con questa espressione il locutore non vuole esprimere la suprema superiorità della prima marca rispetta all'assai meno qualificata concorrente bensì proprio, al contrario, la sostanziale equivalenza tra le due e quindi il suo stato di imbarazzante incapacità nel decidersi all'acquisto).

E così, dopo breve discussione, abbiamo deciso che la frase che avevo scritto, pur formalmente corretta, avrebbe potuto essere interpretata nel senso esattamente contrario rispetto a ciò che voleva esprimere; e siamo stati costretti a riscriverla.
Ci siamo reciprocamente impegnati, per il futuro:
- a rifuggire dall'uso di "certamente", "sicuramente", "sostanzialmente", oltre che, come ovvio, "assolutamente": forse potremo riprenderne in considerazione l'utilizzo verso il 2015, quando il loro uso improprio si deflazionerà;
- ad abolire dal nostro vocabolario l'avverbio "piuttosto" e la locuzione congiuntiva "piuttosto che", salvo nell'espressione "sono piuttosto seccato", nella quale l'ambiguità è utile assai;
- a riservare l'utilizzo di "premesso che" ai soli atti notarili, nei quali la locuzione ha diritto di cittadinanza ed anzi è indispensabile per reggere pagine e pagine di premesse.

10 commenti:

scorfano ha detto...

Assolutamente (ehm...) insopportabile il "piuttosto che" usato come se fosse una congiunzione copulativa; a dire: sia questo sia quello, tanto questo quanto quello...
Insopportabile perché non italiano; magari si usa in estone, non so, ma in italiano proprio no.

Cicciocolla ha detto...

Premesso che sono assolutamente digiuna di testi di questo tipo, mi pareva invece che il senso della tua frase fosse chiarissimo. Chiarissimo perché, per quanto le espressioni evolvano e l'uso consumi anche le parole, la lingua scritta rimane più stabile rispetto a quella parlata, anche nei significati. E comunque chi legge un documento ufficiale sa di aver davanti un testo scritto e ufficiale, cioè quanto di più lontano ci possa essere dalle esagerazioni espressive del tipo “Devo assolutamente dirti chi ho incontrato stamattina”. Ed un "assolutamente" infilato in un testo scritto (che non stia imitando apertamente il parlato, ma non è questo il caso) mi sembra difficilmente fraintendibile, avrà il significato che gli dà il sig. De Mauro, piuttosto che il significato che gli dà il sig. Rossi mentre discute di calcio col sig. Viola.
Poi m'immagino anche che siano considerazioni che non interessano minimamente il Capo, queste, che avrà per la testa le cause legali. :-)

mfisk ha detto...

@Scorfano:
Il bello è che ogni tanto sento che mi scappa, nel parlare: fortuna che riesco ad accorgermene per tempo e trattenermi. Forse è venuto il tempo di migrare da questa città.

.mau. ha detto...

Credo che in Lombardia, e sicuramente a Milano, sia ormai impossibile usare "piuttosto che" nell'accezione riportata dalle grammatiche.
Per l'"assolutamente", secondo me resiste un senso di rafforzativo.

mfisk ha detto...

@Cicciocolla:
La tua fiducia nella capacità esegetica del prossimo mi fa credere che tu frequenti ambienti accademici.
Noi il dubbio ce lo siamo posti, abbiamo richiamato alla memoria le facce dei destinatari della nostra comunicazione, e abbiamo concluso che la probabilità di essere fraintesi era tutt'altro che trascurabile.
Magari uno di questi giorni posto qualche brano di note che ricevo io, poi ne riparliamo (nel caso pretendo, però, di ricevere adeguate manifestazioni di compatimento e solidarietà).

mfisk ha detto...

@.mau.:
Sì, il senso rafforzativo resisterebbe anche; ma come si apprende nel project management, quando tutte le incombenze diventano di priorità 1, nessuna è più prioritaria.

Cicciocolla ha detto...

@mfisk: eh sì, le facce dei destinatari contano più di tutto, mi sa... Eppure continua a sembrarmi così chiara quella frase!

Licia ha detto...

@ Cicciocolla: forse dipende da dove vivi? A Milano, dove abito, non uso mai piuttosto proprio per non essere fraintesa (e perché detesto il significato "lombardo"). Mi sono però accorta che torno a usarlo quando mi sposto di qualche centinaio di km verso sud.

Cicciocolla ha detto...

@Licia: La cosa che mi sorprende è che sono lombarda anch'io, e vado e vengo da Milano, ma quel "piuttosto che" l'ho sentito davvero poche volte, e pensavo fosse un'espressione, oltre che scorretta, anche non molto usata.
Sarà che nella mia provinciale provincia abbiamo altre deformazioni. Oppure sarà che trascorro troppo tempo a farmi gli affari miei...

mfisk ha detto...

I nostri soldati che sono stanziati nel Sudamerica piuttosto che nel Sud-Est asiatico.
L'ha detto ora ora al TG Gianfranco Fini, bolognese di nascita e romano (dei Castelli) d'adozione.
Tutto il mondo è paese.

 

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