lunedì 28 maggio 2012

Nel cielo il sole spuntò (giocare con i numeri)

Repubblica pubblica oggi una delle sue interessantissime gallerie fotografiche, che ci presenta il rivoluzionario chip Virtus.
Nel lancio ci viene detto che il chip consente una larghezza di banda mille volte superiore rispetto al Bluetooth; e dato che quest'ultimo protocollo consente trasferimenti a 721 kbps (pari a 0,091 Mb/s), il rivoluzionario chip avrebbe una larghezza di banda di 90,1 MB/s.
Nella figura 1 ci viene detto che «può trasferire ottanta file Mp3 (pari circa a 250 megabyte) nell'arco di un secondo»: la larghezza di banda diventa quindi di 250 Mb/s.
Nella figura 2 ci si racconta che il rivoluzionarissimo chip «è in grado di trasferire il contenuto di un Dvd di 8 gigabyte nell'intervallo minimo di mezzo secondo». Se la matematica non è un'opinione, questo farebbe 16.000 Mb/s.
Nella figura 3 infine ci viene detto che Virtus ha una larghezza di banda di «2 gigabyte al secondo», che corrisponde a 2.000 Mb/s.
Poi il matematto dice che la matematica non è un'opinione!

venerdì 25 maggio 2012

Meccanicismo cartesiano

«Veda, quando lei parla di costi ritengo che lei sappia che un grammo di nichel costa qualche centesimo e che l'idrogeno non costi niente, cioè a dire questi due elementi - un grammo di nichel e l'idrogeno, che hanno un costo bassissimo - potrebbero produrre energia elettrica pari a quattro barili di petrolio. Questo significa rivoluzione copernicana, questo significa parlare un linguaggio nuovo, questo significa aprire una strada che potrebbe cambiare il vecchio paradigma della logica dell'energetica, aprire una strada completamente nuova che potrebbe dare veramente un risvolto nell'interesse dell'umanità.
Ci vuole volontà, signor Ministro, la volontà - credo - che attraverso la sua risposta non è individuata, cioè non si riesce a individuare, e me ne dispiace. Mi auguro che ci possa essere al più presto una presa di coscienza e il far sì che le nuove frontiere si aprano attraverso nuove strade, il che significa anche cambiare il paradigma della visione meccanicistica cartesiana che molte volte i professori universitari hanno.»

giovedì 24 maggio 2012

L'ombelico del mondo

Nella lunare onfaloscopia che caratterizza le redattrici della 27esima ora, particolare menzione può essere riservata alla Signora Alessandra Arachi, che riesce a consumare una paginata per promuovere il suo libro, nel quale dà conto di come alcune brillanti fisiche degli anni Trenta siano cadute nel dimenticatoio per colpa del disgustoso maschilismo dei colleghi.
Come Lise Meitner, ad esempio, a cui si deve la vera scoperta della fissione nucleare: Infatti fu Lise a spiegare a Otto Hahn che gli esperimenti in laboratorio avevano prodotto la fissione dell’atomo. Lise lo aveva capito guardando una goccia di neve mentre cadeva da un albero e si sdoppiava.
Certo, c'è molto della superiorità del femminile in questa poetica descrizione: l'osservazione della goccia di neve (oggetto fisico che già per sé non avrebbe molto senso, ma chi siamo noi per puntacazzare? E del resto se ci sono gatti mezzi morti e mezzi vivi ci possono anche essere gocce di neve); l'intuizione creativa, nel solco della più famosa mela newtoniana; la spiegazione del fenomeno al fisico maschio e pertanto cieco nel suo razionalismo pragmatico; l'appropriazione della scoperta da parte dell'ingrato; la pennellata di somma stronzaggine di quest'ultimo, che neppur tanto fra le righe viene pure accusato di essersi approfittato dell'infatuazione della sua assistente.

Un bellissimo quadretto, non c'è che dire.
Certo, la colpa della mancata assegnazione del Nobel è tutta da ricercare nel fatto che Otto avesse un pisello, e con tanto di cappuccetto di pelle sopra, mentre Lise solo la passerina: ce lo assicura la Arachi.
E' del tutto evidente, al lettore che non sia sciovinisticamente maschilista, che non c'entra assolutamente nulla, con questa vicenda, il fatto che Lise fosse ebrea, che Hitler ce l'avesse con la sua razza, che ella sia scappata in Isvezia nel 1938 e che Hahn abbia continuato a condurre gli esperimenti in Germania. Tutte queste sono condizioni di contorno, senza alcuna rilevanza.

E valga il vero
Come è ben noto, in rerum natura non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che la fuga all'estero non possa esser né l'uno né l'altro, avrò provato che essa non esiste, che è una chimera maschilista. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che la fuga all'estero sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice la fuga non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un confine all'altro, volerebbe subito alla sua destinazione. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo fuggire, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio, perché supponendo la fuga accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un Paese all'altro.
La spiegazione del furto del Premio Nobel quindi non può esser nel fatto che Lisa sia andata altrove mentre Otto faceva i suoi esperimenti: ché abbiamo provato esser ciò impossibile, ma noi sappiamo il vero.
La c'è pur troppo la vera cagione... La neghino un poco, se possono, quella fatale appendice riproduttiva che Otto aveva tra l'ombelico e le ginocchia. E lor signori mi vorranno negar la sua influenza? Mi negheranno che ci sian dei cazzi? O mi vorranno dire che stian laggiù a far nulla, come tanti spilli da ficcar su per i pertugi?

Studenti promossi, prof rimandati (nulla di nuovo sotto il sole)

Repubblica.it oggi ci presenta un articolo che riesce a cassonettizzare tutti i più ritriti luoghi comuni su scuola, insegnanti, nativi digitali, libri elettronici e compagnia cantante.
Partendo da una ricerca dell'IPSOS (il buon Pagnoncelli, insomma) commissionata dal PD, l'ovvia conclusione che ne trae l'articolista è quella qui sopra: studenti promossi, prof. rimandati.

Orbene, dato che ci ho qualche amico che -ahilui- fa di mestiere il professore, volevo rassicurarlo per un momento, prima che corra a buttarsi sotto i binari del trenino.
Volevo, in primo luogo, farlo cliccare sul link che porta al sondaggio in questione, e fargli considerare che forse forse un istituto di ricerca che riesce a formattare un documento PDF nel più sgradevole dei modi in cui anche un ipovedente potrebbe formattarlo schiacciando tasti a caso, non è proprio il soggetto più titolato a distribuire patenti e patentini.
Ma se poi, superato il ribrezzo grafico, egli si prendesse la briga di leggere le tabelle, ecco che scoprirebbe un'altra cosa interessante: vale a dire che tra il contenuto del sondaggio e quello dell'articolo di Repubblica non c'è alcuna relazione. Il sondaggio non dice quello che dice l'articolo. Corrado Zunino, che ha sprecato tanta energia per riempire una paginetta del giornale on-line, ha preso un solo dato, posizionato nel primo terzo in alto della pagina 8 (pari a un sessantatreesimo del sondaggio, esendo questo composto di ventun pagine), ci ha costruito sopra la conferma a una tesi che aveva già in testa e ha confezionato quel bel pezzo di mestiere.
Tutti i dati contenuti negli altri sessantadue sessantatreesimi del sondaggio sono stati semplicemente ignorati. E' mestiere, questo?

mercoledì 23 maggio 2012

Giocare con i numeri, da bastardi

Ci dev'essere rimasta male, la redazione della 27esima ora, quando il rapporto annuale ISTAT ha dimostrato che non vi è alcun aumento dei casi di (absit iniuria verbis) femminicidio nel Paese.
Ma in fondo non è un gran problema: a saper ben maneggiare i numeri, nessuno è reo, e nessuno è innocente. E allora che si fa, per non sputtanarsi dopo aver messo in piedi un gran bailamme su un'emergenza, un massacro, che in realtà è un problema -certo serio, nessun lo nega- che è sempre rimasto tal quale?
Si rovescia la prospettiva, semplice.
Tutta una serie di interventi in tema di sicurezza posti in essere dal passato governo (sia pure a prezzo di una certa militarizzazione del territorio) hanno portato a una diminuzione della criminalità classica, e conseguentemente anche degli omicidi. Riduzione che ovviamente non si è avuta nel campo dei delitti commessi tra le mura domestiche, dato cha a tutt'oggi non si può piazzare un poliziotto o una telecamera nella cucina di tutte le case italiane.
Ovviamente ciò ha fatto sì che la percentuale di delitti domestici rispetto al totale dei delitti sia aumentata, dato che il numeratore resta identico e il denominatore diminuisce (ero certo che Nichita l'avrebbe capito; ho provato con la cuginetta novenne, e l'ha capito anche lei).
Quelle della 27esima ora non l'hanno capito. O forse l'hanno capito, e hanno fatto le furbette.

lunedì 21 maggio 2012

Del perché preferisco ricevere mail in francese piuttosto che in inglese

"Without prejudice and subject to Rule 408 of the US Federal Rules of Evidence
Dear Marco,
...
Kind regards,
D."



"Cher Monsieur,
Je fais suite à votre e-mail du 18 courant qui a retenu ma meilleure attention.
...
Recevez, Cher Monsieur, mes meilleurs messages.
D.G."

27 e non sentirli

Il blog di quelle che vogliono sfondare il soffitto di cristallo per permettere alle donne di prendere il posto che loro compete nella società oggi pubblica un post di Gaia Piccardi, esploratrice e zia di Alberto e Lorenza.
se [Federer] è risultato uno di quei rari maschi perfettamente conficcati nella loro energia, nel loro lavoro, nella loro realtà e nella vita che hanno scelto di vivere, pacificati e pacificanti, un po’ di merito va riconosciuto anche alla signora Federer, grande parte del benessere psicofisico di Roger. Che non perde occasione di ringraziarla per il tempo e l’amore che dedica alle figlie, il sacrificio di viaggiare insieme per il mondo, la scelta compiuta dodici anni fa su un campetto periferico dell’Olimpiade, quando la sventurata rispose

domenica 20 maggio 2012

Dei giornali nell'era di Twitter

Da queste pagine si sono sempre perculati i giornali che danno notizie alla cazzo di cane. Sei un professionista, per Toutatis, vedi di agire professionalmente e controlla quello che scrivi: non solo la grammatica e l'ortografia (ci mancherebbe, ma sappiamo quanto bisogno ce ne sia), ma anche i fatti.
Oggi sono tanti i giovini virgulti a cui la mamma ha regalato un furbofono che perculano i giornali per il fatto che su twitter la notizia del terremoto è apparsa prima che sui siti dei quotidiani.

Si tratta di un perculamento legittimo, ci mancherebbe: in questo Paese ognuno può dire e pensare quello che vuole (io son democratico, e accetto perfino che qualcuno scriva che questo è un Grande Paese).
Ma una cosa deve esser chiara: o di qua o di là. Non è che uno possa pretendere le notizie in 10 secondi e le notizie esatte: proprio come la botte piena e la moglie ubriaca, sono due cose in antitesi.
Quindi, scegliete pure da dove volete sapere le cose: io resto dell'opinione che i socialcosi vadano bene per le cazzate, le ricette di cucina, i consigli sugli alberghi e anche per trovare fidanzate, mentre i giornali possano servire egregiamente per sapere cosa fa il Governo, come vanno le indaini sul quel certo delitto e così via.

Poi, ciascuno è libero di trovare la fidanzata o la pensioncina chic sul Corsera, e indicazioni di politica economica su Formspring. Non lo invidio, però.

sabato 19 maggio 2012

27 e non sentirli

Oggi Annachiara Sacchi sulla 27esima ora scopre che in Italia c'è il divorzio consensuale 8a dire il vero ci sarebbe anche la separazione prima del divorzio, ma passi).
L'autrice del pezzo va a prendere un sito americano per raccontarci che in America (lì sono molto più avanti di noi) la cosa è stata inventata negli anni '90, e che un gruppo di legali ovviamente composto per lo più da donne, ha recentemente importato in Italia questa degnissima istituzione.
Legali che saranno pure donne, ma certo cazzute, se il loro preventivo arriva a cinquemila euri, laddove un legale normale, ma che non abbia amiche che scrivono sui blog del Corriere, si accontenta di meno della metà.
Il tenore del pezzo mi ricorda tanto quel giornalista che, allorquando Bill Clinton ebbe a firmare il primo documento digitale, chiese a Prodi tra quanti anni l'Italia sarebbe arrivata ad avere qualcosa di simile.
E Prodi rispose: «Veramente noi l'abbiamo già da un due-tre anni».

Ma andiamo avanti, che oggi di materiale ce n'è tanto.
Ad esempio un ottimo articolo di Elvira Serra (la rammentate? quella single, senza bimbi cani e gatti, che si lamenta dei mariti che non l'aiutano a crescere la prole e badare ai migliori amici dell'uomo) sulla fine della conversazione: un argomento originale sul quale evidentemente né Flaubert né Proust erano riusciti a fare un punto definitivo. Fortuna che ci aiutano gli americani, anche questa volta:
L’americano Meredith Parents Network ha appena pubblicato una ricerca su mille mamme nate tra il 1977 e il 1994, rivelando che il 12 per cento non rinuncia a usare il cellulare neppure in un momento privato come il rapporto sessuale.
L'unico cruccio che ho è che mi sembra anche questa roba già sentita, ma non so bene dove.

venerdì 18 maggio 2012

GombloDDo!

Ve la ricordate la puntata di Report che diceva che i telefonini fanno venire il cancro, vero?
Quella che diceva che c'è tutto un complotto dei produttori di telefonini, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo?

Bene, l'altro giorno c'è stata un'altra puntata di Report: questa volta parlavano del fatto che c'è una macchina che scopre il cancro, che funziona benissimo, ha percentuali di successo da paura ma non la vuole nessuno, non viene più prodotta e il genio che l'ha scoperta deve pagarsi i diritti di brevetto di tasca sua, stando sulle spese.
Se ne era parlato sul socialcosino, dell'argomento, e pensavo che la tesi della puntata fosse che c'è tutto un complotto dei produttori di medicinali, che sanno benissimo la vera verità ma riescono a tenere tutto sotto silenzio; e però fortunatamente c'è un ricercatore, uno solo, un uomo libero, che riesce a rompere il silenzio complottardo.

Ora è uscita la trascrizione della puntata, e la questione è assai più penosa.
Il complotto che impedisce alla macchina salvacancro di salvare le nostre vite c'è, ma non è capitanato dall'industria farmaceutica.
E' capitanato dai produttori di telefonini.


Sì, lo so: pensate che mi sia bevuto il cervello. Leggete qua sotto, cazzo.

Galfa Galfa Galfa... Leon Leon Leon

«La torre disabitata di Ligresti ha perso fascino dopo lo sgombero frettoloso e l'ex Ansaldo, offerta tramite bando regolare, fa arricciare il naso: troppo lunghi i tempi, si è detto in assemblea ieri. "Bisogna scegliere un posto che possiamo difendere e non così facile da liberare - ha consigliato Ugo Mattei, già avvocato dei No Tav, aizzando i 250 partecipanti seduti sull'asfalto in via Galvani e invitando a "diffidare dell'amministrazione finta amica". E una diffida vera e propria contro lo sgombero, Mattei l'ha inviata al tavolo del sindaco Pisapia, tacciandolo di essere incostituzionale.»

Ai fighetti di Macao dunque non va bene uno spazio concesso frettolosamente ed in ispregio ad elementari regole di convivenza (quelle, ad esempio, che dicono che non si dovrebbe far passare avanti quelli che urlano e rompono, lasciando indietro quelli che sono lì da prima ma restano tranquilli e chiedono per favore).
No, al fighettume non va bene uno spazio quale che sia, e cara Grazia. A loro bisogna dare uno spazio nella zona giusta della città, ben servito dai mezzi pubblici, che non sia scomodo per gli strumenti e che abbia i montacarichi per gli allestimenti, e che sia bello da vedere da fuori, e ridipinto di fresco dentro (altrimenti come si fa a far risaltare i graffiti, se le pareti non sono candide?).

Ma vogliamo infierire? Infieriamo, suvvia, e leggiamoci lo scritto di quell'avvocato Mattei (scopro ora che difendeva anche i No TAV, e mi si chiariscono molte cose), che riesce ad affastellare un po' di numeri di articoli tratti a caso da una qualche dispensa, per sostenere che sarebbe incostituzionale cacciare fuori uno che ti entra in casa tua e comincia a farci le feste. Il tutto scritto in quel legalese che stava sui coglioni perfino a Renzo Tramaglino.

Proviamo a fare un po' di traduzione simultanea
«I dimostranti hanno così recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco cos- tituzionale dell’articolo 42 Cost.» ->; «Non è zuppa, è pan bagnato»
«Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l’arte e la scienza (Art.33)» ->; «Se sei malato puoi rapinare un tabaccaio, se sei un artista puoi rapinare una banca»
«Torre Galfa rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell’ esercizio della cittadinanza attiva» ->; «e peccato che non c'erano dentro anche i prosciutti, che ci avevamo un po' di fame»
«Poiché la natura pubblica o privata del titolo formale ai beni comuni è da considerarsi teoreticamente irrilevante rispetto alla loro funzione costituzionalmente garantita» ->; «Quel che è tuo è mio; quel che è mio è mio»
«l’ esercizio civilistico dello ius excludendi sulla Torre Galfa, a fronte di lunghi anni di abbandono, è da considerarsi emulativo ex art. 833 Codice Civile e dunque abusivo.» ->; «non vuoi ripenderti la cosa tua perché vuoi riprenderti la cosa tua, bensì solo per romperci i coglioni»
«un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato» ->; «E che c'entra se hai pagato? Io so' artista e tu, te non sei un cazzo»

giovedì 17 maggio 2012

Legislatori illuminati

Uno dei piú gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile, che, per essere un’utile virtú, dev’essere accompagnata da una dolce legislazione. La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro piú terribile, unito colla speranza dell’impunità; perché i mali, anche minimi, quando son certi, spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana sempre l’idea dei maggiori, massimamente quando l’impunità, che l’avarizia e la debolezza spesso accordano, ne aumenti la forza. L’atrocità stessa della pena fa che si ardisca tanto di piú per ischivarla, quanto è grande il male a cui si va incontro; fa che si commettano piú delitti, per fuggir la pena di un solo.

A misura che i supplicii diventano piú crudeli, gli animi umani, che come i fluidi si mettono sempre a livello cogli oggetti che gli circondano, s’incalliscono, e la forza sempre viva delle passioni fa che, dopo cent’anni di crudeli supplicii, la ruota spaventi tanto quanto prima la prigionia. Perché una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev’essere calcolata l’infallibilità della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di piú è dunque superfluo e perciò tirannico. Gli uomini si regolano per la ripetuta azione dei mali che conoscono, e non su quelli che ignorano. Si facciano due nazioni, in una delle quali, nella scala delle pene proporzionata alla scala dei delitti, la pena maggiore sia la schiavitù perpetua, e nell’altra la ruota.

27 e non sentirli

Altri più intelligenti di me hanno fatto in passato cose serie come l'osservatorio sulle pagine culturali dei due principali quotidiani nazionali.
Io, che sono assai meno preparato, mi sono incistato con il blog al femminile del Corriere della Sera, quello che altrove ho definito un cassonetto di luoghi comuni.
E' questo uno spazio di discussione in cui giornaliste single e senza figli si lamentano dei mariti che non cucinano mentre il pupo strilla, e dove ultimamente si raccolgono alti lai sul massacro quotidiano delle donne, roba che a scorrere frettolosamente gli articoli ci si dovrebbe aspettare un raid della NATO con cattura di Monti e compagnia cantante per portarli seduta stante al TPI dell'Aja.

Già, perché la violenza sulle donne riguarda tutti noi: come scrive Lia Melandri (piace molto, a quelle della 27esima ora, fare queste belle citazioni cinobalaniche, e non sempre citano Dante o l'Ariosto, accontentandosi talvolta di autori di rango inferiore)
è un errore separare la violenza manifesta da quella meno visibile, solo perché meno selvaggia, che attraversa tutti i rapporti tra uomini e donne – l’esclusione dalla vita pubblica, la divisione del lavoro e dei ruoli sessuali, con ricadute (sottoccupazione, divario degli stipendi, conciliazione famiglia/lavoro, ecc.) sotto gli occhi di tutti
.

Quanto ha ragione. Ed è per questo che oggi mi sono stupito di molto, quando ho visto comparire un post che, relegando la donna al classico ruolo di dama di compagnia del potente di turno, sembrava negare tutto ciò che avevo letto nei giorni precedenti,
Poi ho capito! La 27ora compie un'accurata disamina delle caratteristiche culturali, intellettuali e politiche di alcune donne di potere: ma per effetto del noto Trattato di Liegi-Bastogne-Liegi, si tratta di informazioni segrete, la cui diffusione sarebbe illegale.
E per questo motivo il post è scritto in cifra, un po' come quegli articoli sulle finte corse di cavalli che per eludere la legge nascondono sotto l'aria innocente dell'appassionato di ippica le intenzioni di voto rilevate dai sondaggisti.
Il problema è che non conosco il codice per decifrare le acute analisi della Agnese, e quindi chiedo a chi ne abbia la chiave di chiarirmi quale sia il vero significato di espressioni che, nel loro significante, striderebbero con l'ansia di emancipazione che traspare da tutto il noto blog. Ne elenco qualcuna:
- rilassata e un po’ inciccita, occhi bassi e mano e mano nella mano con il suo Sarkò
- quel lifting rovinoso che cerca di rinfrescare con un sapiente trucco acqua e sapone
- con un profilo basso che quasi l’avvicina alla “trasandata” Hillary Clinton.
- superciliosità da dna

E la chiosa, infine: «E allora a voi chi ispira di più? Siete d’accordo con me nell’ apprezzare l’inedita apparente neo-rilassatezza di Carlà, o preferite Première Dame più coinvolte nel gioco?»

Videoconferenza

Esco adesso da una videoconferenza, inutile come sanno essere inutili solo le videoconferenze, e trovo questo post di Squonk che, da par suo, spiega quello che penso.
Dopodiché vado a leggere il Rapporto Giarda, quello sulla revisione della spesa pubblica, e leggo che "dal 2009 al 2011 si è registrata una spesa media annua di 9,5 milioni per l'acquisto di biglietti per circa 9.200 detenuti, e leffettuazione di poco più di 6.100 viaggi. Al fine di ridurre il numero degli spostamenti dei detenuti si intende valorizzare le opportunità presenti sul fronte della comunicazione, con adeguamento culturale (sic!) ai tempi presenti. Si intende perseguire la diffusione di strumenti di "videoconferenza"..."
Ora, credo converrete che poche momenti sono più importanti nella vita di una persona del giorno o dei giorni in cui qualcuno deciderà se dovrai restare in galera o meno. Per quanto uno possa avere per le mani un contratto milionario, certo quel contratto vale ben poco se confrontato con la prospettiva di stare anche solo per un paio d'anni chiuso in cella con l'afrore di una mezza dozzina di altre persone.
E il diritto alla difesa non è uno scherzo: è garantito dalla Costituzione, e riguarda tutti noi, che a torto (se innocenti) o a ragione (se colpevoli) potremmo comunque trovarci un giorno davanti a un giudice a rispondere delle nostre azioni; e se qual giorno non ne avessimo la possibilità, diremmo di essere non già in uno Stato di diritto bensì in uno Stato un po' storto. Un po' come quell'altra grande nazione, dove se sei molto ricco e dai fastidio a qualcuno ti mandano a fare le vacanze nelle grandi steppe della Siberia.

Ma il Governo deve risparmiare, ma c'è la crisi, ma c'è la speculazione internazionale.
Già, tutto vero. C'è la crisi, c'è la speculazione.
Secondo alcuni dei commentatori la crisi e la speculazione legittimano il Governo a non pagare puntualmente i propri debiti. Taluno si è spinto perfino a dire che non ci si possa neppure permettere di compensare i propri debiti verso lo Stato con i crediti verso il medesimo, perché ciò ci manderebbe sul lastrico.
Quindi immagino che nessuno possa avere niente da dire se si risparmiano due, tre o quattro milioni facendo i processi in videoconferenza.
Tanto quelli son criminali, no? E allora che cavolo vogliono?

Anzi, visto che siamo in vena di risparmi, potremmo anche abilirli del tutto, i processi: Monti e Giarda si riuniscono con un bel bussolotto, tirano i dadi e decidono se colpevole o innocente, e se colpevole la misura della pena.
Niente spese per traduzioni, niente stipendi per giudici e cancellieri, niente interpreti, niente appelli, niente cassazioni.
Poi potremmo anche mandare l'estrazione in diretta TV, e fare il Supercondannalotto, con tanto di jackpot e numero jolly (di regola 176-671).
Pensate che pacchia per le casse dello Stato!

Un insuperato modello di coerenza, un eroe dei nostri giorni



mercoledì 16 maggio 2012

Non è mai troppo tardi


lunedì 14 maggio 2012

Finalmente scoperto il segreto del successo di Elmar Burchia


Tal quale ai preti che ti insegnano come si fa sesso

«A quante non è mai capitato di spedire il partner sul divano, telecomando in mano, pur di non vederlo ciondolare inutilmente mentre voi vi districate tra lavastoviglie e sacchi della differenziata dopo una cena con gli amici?
E quante, piuttosto che spiegare per filo e per segno come preparare la minestrina per il nonno, riempire lo zaino per la bambina, caricare la lavatrice dei colori misti (senza ritrovarsi dopo con una bella collezione Arlecchino), non hanno preferito rubare il tempo e fare tutto da sole, acrobate e scontente, ma almeno i vestiti nuovi sono salvi?»
Elvira Serra*, sul Blog del Corriere La 27esima ora.


* Elvira Serra - Ho 40 anni, sono di Nuoro [...] Non sono sposata, non sono fidanzata, non ho figli, non ho cani, gatti o tartarughine d'acqua.

venerdì 11 maggio 2012

giovedì 10 maggio 2012

Giocare con i numeri: il femminicidio

Allora: c'è questa signora qui, che si chiama Rashida Manjoo, che un giorno si sveglia e dice una puttanata. Solo che essendo "relatrice speciale delle Nazioni Unite" le genti si bevono la puttanata, e la rigirano in giro.
Diciamolo chiaro: l'avere a che fare con le Nazioni Unite non ha mai impedito di dire puttanate, come ben dimostra l'esempio di quella associazione che voleva abolire Dante dalle scuole perché antisemita. Quindi, anche chi lavora o comunque ha qualche tipo di relazioni con l'ONU può dire cose senza senso.
Cosa dice la signora Manjoo? Dice, almeno a voler dar retta ai virgolettati che si trovano in rete, che "La prima causa in Italia per la morte di giovani donne tra 16 e 44 anni è il femminicidio".
Si tratta di una vecchia leggenda metropolitana, che pur essendo vecchia continua a circolare e viver di vita propria, come le scie chimiche, il signoraggio e le strampalate invenzioni di BeppeGrillo(tm). Chi volesse documentarsi un po' sulla storia dela bufala può andare a leggere qui, da un nuovo amico che si è ripercorso faticosamente tutta la storia. Noi, che siamo assai più pigri del nostro amico, proveremo a smontare la cosa usando semplicemente un po' di buon senso.

Partiamo da quel cassonetto di luoghi comuni che è il blog "27esima ora" del Corriere, e in particolare da questo articolo della signora Spinelli, che rifrigge in olio esausto la solita formula (peraltro spendendosi con quasi 4.000 parole: si vede che aveva finito il bucato e non aveva ancora da preparar cena).
Se avete la pazienza di cercare, vedrete che la didatta all'inizio ci racconta che «la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute)» (avrete notato dei lievi cambiamenti rispetto alla formula canonica: fate finta di niente e poi ci torneremo sopra), e un certo punto ci dice che «nel 2010 su 151 omicidi di donne 127 erano femmicidi»
Dunque avremmo 127 femminicidi, e questi femminicidi sarebbero la prima causa di morte (assumendo che l'Italia sia paragonabile al resto del mondo, ma le suffragette peninsulari dicono che qui si stia ancora peggio, per cui è un'approssimazione che possiamo permetterci).
Ora, io spero caldamente che nessuno di voi cinque lettori abbia mai avuto a che fare con un reparto di oncologia, ma se vi è capitato di entrarci alla Befana, potete essere stracerti che in quel momento tra i malati in cura c'era almeno una donna, nella fascia di età di cui stiamo parlando, che non avrebbe mai mangiato il successivo panettone. E dato che in ciascuna provincia italiana ci sono almeno due reparti di oncologia (vabbè, magari non a Isernia e nel Medio Campidano, ma Milano e Roma compensano con gli interessi), ecco che in un anno normale ci sono almeno duecento donne tra i 16 e i 44 anni che crepano di cancro.
Tumore batte femminicidio.

Ora, torniamo alla nostra Spinelli che, probabilmente mentre cercava l'apriscatole per apprestarsi alla preparazione della pasta al tonno per il marito, questo dubbio deve esserserlo fatto venire, e deciso che qualcosa non le quadrava. Se effettivamente per la prima causa di morte muoiono cento e qualche donna all'anno, le donne italiane sono meglio di Wonder Woman.
E infatti la Spinelli corregge il tiro, e parla di "prima causa di uccisione", come a voler sottintendere -ma senza il coraggio di dirlo apertamente- che si tratta di morti non naturali ma violente. Il che sposta un pochino i termini del problema.

Orbene, è fatto notorio che in Italia muoiano ogni anno circa 6.000 persone quali vittime della strada: che è effettivamente un morire violento. E' presumibile che la fascia di età tra 16 e 44 anni sia quella in cui si guida e si viaggia di più, e che quindi le vittime in tale range anagrafico siano la metà del totale. Ma ammettiamo pure che vi siano legioni di attempate zitelle che amano suicidarsi scontrando tra loro le proprie utilitarie, e che quindi nella fascia di età le vittime siano 1.500: la metà della metà del totale.
Di queste 1.500 persone, la metà dovrebbero essere donne. Diciamo pure che in effetti le donne guidano meno, grazie al maschilismo imperante nella nostra società, e che quindi le vittime siano la metà della metà. Oh!, dimenticavo: le donne sono notoriamente più prudenti, e quindi dimezziamo un'altra volta.
Un ottavo di 1.500 fa 187, e sfido chiunque a dire che in Italia non muoiano ogni anno almeno 187 donne tra 16 e 44 anni sulle strade.
Viabilità batte femminicidio.

Quindi, avendo escluso le cause naturali e quelle violente ma colpose, non ci resta che ritenere che "uccisione" deve essere inteso come "omicidio", e pertanto la frase «la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio» debba essere così interpretata: «la prima causa di omicidio nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio». Che sarebbe una bella tautologia, se non ci fosse poi quella parentesi: (da parte di persone conosciute).
Il problema è che (salvo nei peggiori sobborghi di Caracas o di Lagos, o in occasione di rivolte popolari e attentati terroristici), statisticamente la massima parte degli omicidi sono proprio effettuati da persone che conoscevano la vittima. Non sono molti i killer professionali, e non sono molti coloro che sono così scomodi che si arruola un killer per farli fuori. E in Italia non sono neppure molte le rapine che finiscono con il morto, badate.
In tutti gli altri casi, l'omicida conosce la vittima, e pertanto la bella frase della Spinelli ci dice semplicemente che, per nostra fortuna, l'Italia non è un sobborgo né di Lagos né di Caracas.

mercoledì 9 maggio 2012

Lo stile: se ce l'hai, ce l'hai fin da piccino, e se non ce l'hai non lo puoi certo imparare da grande


Ti costruisco la notizia

Ma perché il Corriere mette nello stesso boxino la morte per infarto di Michele Iuliano e il mattinale sui suicidi del giorno prima?
Non è questo il modo di alimentare la tesi -quella della straordinaria gravità della crisi, che sfocia in una lunga lista di morti innocenti- che il Corriere stesso (non certo da solo) ha contribuito a far nascere e continua imperterrito ad alimentare, in ispregio a qualunque verifica statistica?
Il prossimo passo sarà quello di attribuire alla crisi le stragi del sabato sera (che, detto per inciso, sembrano essersi improvvisamente interrotte). Del resto non è difficile: basterà inferire che il giovane discotecaro si sia schiantato perché distratto dalle tensioni familiari, magari raccogliendo qualche testimonianza dei vicini: «era un tanto bravo ragazzo, studioso, rispettoso... certo ultimamente lo vedevamo un po' preoccupato: sembra che le cose al padre non andassero tanto bene... e poi era arrivata da Equitalia la cartella per tassa sui rifiuti... e anche il bollo auto, maledetti».

Forse perché è solo un'invenzione di vecchie giornaliste veterofemministe.


lunedì 7 maggio 2012

Cerchi nel grano

Oggi il Corriere della Sera pubblica un articolo per dirci che nel milanese sono ricomparsi i cerchi nel grano.
Solo che non sono cerchi, sono virgole.
Anzi no, non sono virgole, ma Yod ebraici: «un segno molto potente che rappresenta il gancio che Dio ci lancia per tirarci su verso di lui»
Ma se guardate con attenzione la foto, vedete anche che non sono neppure virgole, ma forme informi. E se abitate nel milanese, rammenterete che il giorno prima ha grandinato un fottìo. E se siete di quelli che hanno fatto le elementari, rammenterete pure che la grandine danneggia i campi di grano.
Si vede che la giornalista del Corriere le elementari non le ha fatte.
Peccato per lei: ci si divertiva un mondo, all'ora della merendina.



mercoledì 2 maggio 2012

Quando è troppo è troppo

E' vero, lo confesso, in passato anche io mi sono entusiasmato per la sostituzione di Berlusconi con Mario Monti.
La situazione era grave: lo spettro della Grecia, il vecchio avvizzito con il cervello sfatto (o sfaccimmatto, se preferite).
E poi il tam tam di Repubblica, del Corriere. Insomma, ci sono cascato come un cretino.

Rivendico -come peraltro ho fatto in passato- il diritto a cambiare idea, e dico, apertamente, che prima questo governo si leverà dai coglioni e tanto meglio sarà per tutti. Meglio Alfano che Monti, a questo punto.
Lasciamo stare l'articolo 18, lasciamo stare le prese di posizione paternalistico-ideologiche, lasciamo stare l'atteggiamento a metà tra il confessore parrocchiale e la jattanza di chi crede di aver la scienza infusa, per essere stato sempre dietro una cattedra a dare voti a studenti tremebondi, e mai a sudarsene chiedendoli agli elettori, come ha fatto, per dire, Gasparri (uno che in questi giorni mi sembra un leone del pensiero politico).
Non ho accettato che un capo del governo (figuriamoci poi una ministra) mi venisse a insegnare come devo vivere, cosa devo pensare, come devo eucare i miei figli; ma l'ho sopportato.
Non ho accettato -ma ho sopportato- che mi venissero a dire che ho fatto una cazzata a comperarmi una casa e a pagare un mutuo, quando avrei dovuto starmene in affitto e mandare mio figlio a studiare all'estero (con che cazzo di soldi, signora mia, se pago meno di mutuo rispetto a quanto mi costerebbe un affitto? Questa è matematica, signora mia).
E ho masticato amaro.

Poi è arrivata la spending review, che era già una cazzata sul nascere, per i motivi che ha illustrato Uriel sul suo blog, è che è trascesa in farsa quando Bondi è partito con l'idea di raccogliere i suggerimenti dei cittadini. "Gabibbo" lo hanno già detto altri, io mi limito a divertirmi pensando a "S/N ratio".
Del resto l'idea fa il pari con la nomina di Amato a revisore del finanziamento ai partiti: roba che neppure il Male avrebbe osato mettere in copertina.

Adesso però mi hanno stracciato le palle, definitivamente e senza appello.
Una proposta di mero buon senso, quella di Alfano di compensare i crediti verso lo Stato con i debiti fiscali, è stata irrisa da Monti con parole che denotano non solo arroganza, ma anche una grande maleducazione, che mal si attaglia al suo profilino di lord inglese. L'unica cosa intelligente che avrebbe dovuto dire, il Monti, era: «avete ragione, accidenti, ma perché diavolo non l'avete fatto voi prima?» E invece no, la risposta è stata: «Vorrei iniziare con una parola di sdegno [...] né tanto meno può istigare a non pagare le tasse o istituire personali e arbitrarie compensanzioni tra crediti e debiti verso lo Stato».
Arbitrarie compensazioni? Io ti devo mille euri, tu me ne devi mille. Io posso rovinarti, bloccarti la macchina in quindici giorni, venderti la casa in tre mesi a prezzo men che simbolico, e se proprio non se la piglia nessuno me la prendo io per nulla. Tu invece non puoi far altro che aspettare che, se e quando avrò voglia, tra tre o quattro anni, ti mandi i soldini. Non puoi chiedermeli con le buone, non puoi chiedermeli con le cattive, anche se io stesso ti ho riconosciuto che ne hai diritto. Ma io so' io, e tu non sei un cazzo.
Ecco: questo è l'atteggiamento dello Stato; e una proposta tesa a riportare lo Stato un pochino più al livello del cittadino sarebbe, secondo il capo del governo, una "arbitraria compensazione"? Forse il soggiorno in Piazza Colonna gli ha montato un po' la testa.

Torni a casa, Prof. Monti, e presto! Ne va della Sua salute.

giovedì 15 marzo 2012

Vado per le spicce, che non ci ho mica tempo da perdere

Mail inviata, Ore 17:38
Ho ricevuto sul mio cellulare 339/1234567 un messaggio pubblicitario riguardante l'iniziativa trogathlon o come diavolo si chiama. Prima di rivolgermi all'autorità garante per la riservatezza dei dati personali, vi invito formalmente a cancellare il dato relativo al mio numero di telefono dai vostri database (invito che ribadirei telefonicamente, se voi non aveste un numero a pagamento con prezzi da ristorante con vista su Piazza del Duomo). Prego confermare l'avvenuta cancellazione a ***@mfisk.org. Segnalo per completezza che qualora ricevessi nuovi messaggi non esiterò a inoltrare formale segnalazione all'autorità predetta, chiedendo l'applicazione delle sanzioni previste dal DLgs 196/2003 - Codice in materia di protezione dei dati personali

Mail ricevuta, Ore 17:48
Gentile Signor Fisk,
la ringraziamo per la comunicazione.
La informo che ho provveduto ad eliminare il suo numero telefonico, fornitoci al momento dell'adesione alla Carta fedeltà, dal nostro database.
Colgo l'occasione per augurarle una piacevole serata.


Mi chiedo se l'augurio di una piacevole serata sia una presa per il culo o una firma standard.

Tranquillizzare un amico

Dato che il mio amico Scorfano ci è rimasto male perché un gruppo di ebrei cretini ha scritto minchiate sul suo mestiere e sul suo poeta preferito, lo consolerò fornendogli alcuni link ad altri gruppi di persone che hanno il medesimo "status di consulente speciale del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite", con un breve brano antologico tratto da ciascun sito.

Asia Darshana
(c/o Studio Dr. Scirpa, Via Trionfale 5637 (angolo Piazzale Medaglie d'Oro) zona Balduina – Roma - solo su appuntamento)

Commenda Cavalieri del Tempio San Giovanni Battista
(Nell’episodio di Paola e Francesca,Dante rivela la speranza,ed è qui che il sentimento della pietà cancella la coscienza e rende le anime dei due dannati se non libere dal tormento infernale,libere di amarsi. Nella compassione l’uomo diviene capace di condividere il dolore di un altro essere in quanto dotato di sentimento profondo, nel tempo divenuto il fondamento della fratellanza.
Percorrendo questo lungo cammino giungeremo a leggere il valore racchiuso nell’animo,facendo emergere quella forza che abiuri le negatività, che non ci permettono di raggiungere l’orizzonte della “Nuova Luce”. Quando la negatività dell’ io sarà eliminato ,il tutto si rifletterà sull’essere uomini svincolati da tutto ciò che offusca l’opera della verità interiore … e grazie agli insegnamenti filosofici,etici e morali ci potranno affrontare qualsiasi “devianza” con virtù,saggezza e rettitudine,valori offuscati dal moderno perbenismo.)


Unione Interporti Riuniti
(Integrazione e implementazione dell’attuale quadro normativo al fine di definire i criteri per la definizione e caratterizzazione di “interporto”.
Integrazione e implementazione dell’attuale quadro normativo al fine di ottenere il riconoscimento di UIR quale associazione rappresentante gli Interporti con il conseguente accreditamento presso i soggetti deputati alla consultazione per atti legislativi, normativi e programmatori, a livello centrale e regionale)


Fair
(significa lanciare segnali nuovi a imprese e istituzioni, nella convinzione che il cambiamento si possa accompagnare nel nostro quotidiano, a partire dalla motivazione di un imprenditore che decide di responsabilizzarsi socialmente, o dall'impegno di un'istituzione che apre le porte alle utopie concrete. Un'alternativa reticolare, radicale, professionale ed efficace per la riconversione eco&equa delle filiere produttive, la responsabilità sociale ed ambientale, la sostenibilità, la comunicazione, la creatività).

CENACOLI MARIANI NO PROFIT ORGANIZATION
(Buy this domain!)

Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Degli Esperti Contabili
(La terza proposta, infine, riguarda un serio intervento in materia di giustizia tributaria per dar vita, sul fronte del rafforzamento delle competenze delle commissioni tributarie, ad una figura di magistrato tributario professionale e specialistica, con percorsi di accesso che valorizzino conoscenze multidisciplinari in ambito giuridico ed economico e garantiscano una composizione delle commissioni giudicanti adeguatamente miscelata tra giudici di estrazione giuridica e giudici di estrazione economico-contabile)

sabato 3 marzo 2012

Smettere di fumare

Non bisognerebbe mai (mai, mai, mai!) iniziare uno scritto o un discorso con un premesso che, ma tanto...

Premesso che provo una solidarietà piena, totale e assoluta nei confronti degli amici (e perfino del mero prossimo) che decidono di smettere di fumare, posso ben dire per esperienza che smettere di fumare è tutt'altro che difficile. Il difficile è solo di trovare il momento giusto.
Prendiamo me, per esempio.
Ho iniziato a fumare tardissimo, sulla soglia dei trent'anni, e ho proseguito a farlo beatamente fino a una mattina d'autunno dalle parti del 2002, quando in ufficio mi sono acceso una Gauloises rossa e mi sono accorto che non mi piaceva più.
Non è che il giorno prima meditassi di fare quel passo, non è che mi struggessi per smettere. Semplicemente, quel giorno non mi piaceva più, e ho smesso: perché fumare è un piacere, e se non ti piace che piacere è?
Cose che succedono, insomma. Certo, qualche volta mi veniva la voglia di accendermela, una benedetta sigaretta, e in qualche occasione, specie alla fine di una cena conviviale, quella voglia era prepotente: ma ho resistito perché in fondo sapevo che in quel particolare accidente magari l'avrei anche gradita, ma la sostanza era che il fumare non mi piaceva più.

Dopo un paio d'anni potevo ben dire di non aver più alcun residuo di vizio: vedere gente con sigarette accese non mi faceva né caldo né freddo, e dopo altri due-tre anni manco ricordavo come si tenesse in mano un accendino. Ero del tutto guarito, insomma (ammesso poi che il fumare sia una malattia).
Un pomeriggio d'estate, dalle parti del 2008, mentre il mio amico Gatto si accendeva una Marlboro light, gliene chiesi una. Non perché ne sentissi il bisogno: ne avevo semplicemente voglia.
Per un mesetto le scroccai a lui; poi ricominciai a comprarle: e come non avevo sensi di colpa per aver smesso, non ne ho provati neppure per aver ripreso.

martedì 3 gennaio 2012

Delle spese con le stellette e delle anime belle dell'antipolitica

Sembra che le anime belle dell'antipolitica (come al solito guidate dai giornalisti professionisti dell'anticasta) stiano riflettendo sul fatto che avere un Ammiraglio a capo del Ministero della Difesa non è necessariamente una bella cosa.
Il che pone due ordini di problemi: anzitutto, è forse il caso di rendersi conto che tra l'Ammiraglio alla Difesa e il medico alla Sanità non vi è alcuna differenza: ci si sarebbe potuto pensare già ai tempi di Lunardi (costruttore alle Infrastrutture), ma meglio tardi che mai*.
In secondo luogo, se i politici non vanno bene, e i tecnici-tecnici neppure, qual sarà la soluzione che proporranno i nuovi guru? Ammiragli alla Sanità e medici alla Difesa? Costruttori alla Giustizia e avvocati alle Infrastrutture?



* pensavo di averci scritto un pezzo, tempo addietro, e invece ho trovato solo questo: me ne dispiaccio.

Aporie della civiltà occidentale

Tutti avete ben presente i rinoceronti, vero? Begli animaloni simpatici che sono a rischio di estinzione perché quei coglioni dei cinesi pensano che il loro corno serva a far tirare meglio l'uccello, e quindi sono disposti a pagarlo a peso d'oro senza capire che quel corno, seppur lungo e rigido, è fatto di cheratina, e quindi una volta sbriciolato è indistinguibile dallo zoccolo di una mucca.
Certo, appare assai sfidante l'impresa di convincere un miliardo di cinesi (facciamo mezzo miliardo, limitandoci alla popolazione maschile) che non ha senso credere che gli aggettivi "lungo" e "duro" possano trasmigrare dall'appendice frontale del rinoceronte all'appendice riproduttiva del consumatore del corno medesimo. Ma la scienza è scienza, che diamine, e quindi prima o poi i cinesi dovranno cedere.
Questo tentativo di salvare la specie a rischio vede in prima fila, come ovvio, tutti coloro che ci tengono alla salvaguardia del pianeta: animalisti ed ecologisti anzitutto: persone che hanno ben chiaro il punto di sfruttamento cui la nostra civiltà ha condotto il pianeta, e difatti sono perlopiù vegetariani (se non addirittura vegani) e prediligono una serie di comportamenti green in tutte le proprie scelte di vita.

Costoro, per fare un esempio, hanno ben capito che la medicina allopatica serve solo a ingrassare le multinazionali farmaceutiche, e quindi mai e poi mai prenderebbero una molecola chimica quale l'Ibuprofen il mattino dopo una sonora sbornia: preferiscono di gran lunga un rimedio quale Nux Vomica 5 CH, vale a dire un po' di zucchero che un tempo fu bagnato da un'acqua che è nipote della nipote della nipote della nipote della nipote* di un'altra acqua che conteneva della sana stricnina. E se proprio il mal di testa è fortissimo, allora meglio esagerare e farsi un paio di granuli di Nux Vomica 7 CH che (fortuna che c'è il copincollo) è sempre zucchero, ma questa volta bagnato da un'acqua che è nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della nipote della stessa altra acqua che conteneva stricnina.
Ma comunque è raro che questi illuminati si ammalino, dato che il loro fisico è reso massimamente resistente da un'alimentazione sana e naturale: costoro infatti hanno cura di alimentarsi con vegetali biodinamici, che sono intrinsecamente sani in quanto non sono fertilizzati chimicamente, bensì con i due prodotti scoperti da Steiner che fanno sì che la nosta insalata sia cresciuta in armonia con la natura: il cornoletame** e il cornosilice***, ovviamente entrambi diluiti e dinamizzati come si deve.

Insomma: io non voglio apparire come razzista, ma proprio non riesco a capacitarmi come i cinesi non riescano a capire che con l'omeopatia e l'alimentazione biodinamica il loro pisello potrebbe funzionare assai meglio che ingerendo corna di rinoceronte!


* potreste chiedervi che c'entrano i rapporti di nipotame con l'acqua, ma rammentate che l'acqua è viva, proprio come il pianeta Gaia
** "a partire da letame freschissimo senza alcuna lettiera o fibra esterna e da corna di vacca che abbia figliato almeno una volta. Questi elementi vengono sottoposti a processi naturali lunghi una stagione invernale. Verso la fine di settembre-fine ottobre il letame freschissimo viene messo dentro le corna; queste vengono poi sotterrate in un luogo adatto. Intorno al periodo pasquale vengono dissotterate."
*** "si prepara frantumando, triturando e setacciando cristalli di quarzo bianco con mortaio lastra di cristallo pesante e setaccio e in seguito la polvere finissima che se ne ottiene viene inumidita a fare un pastone e inserite in corna di mucca e messe sotto terra, da Pasqua a fine aprile fino all'autunno."

domenica 1 gennaio 2012

Cattivo anno

Occorre anzitutto una premessa: due anni fa giusti giusti, il primo gennaio del 2010, mi sono risvegliato a Verona con un gran mal di testa, dopo aver fatto capodanno (come si usa dire) con certi amici che sono andato a trovare anche ieri.
Rimessomi, e ripartito per tornare nella Bergamasca, passai un centinaio di chilometri a domandarmi se fosse o meno il caso di andare a trovare una certa signora con la quale ero in fase di avanzato corteggiamento. Alla fine decisi di tirar diritto per Milano, e fu quel giorno che il corteggiamento si concluse. Il seguito, se passate d'abitudine per questo blog, lo conoscete anche voi. Certo, continuo a divertirmi, frequento signore e ne conosco altre formulando pensieri lubrici, ma ciò non toglie che pensi quotidianamente a quel capodanno e a tutto ciò che lo ha seguito e che ha fatto di me una persona un po' diversa da prima.
Fine della premessa.

Quest'anno mi sono svegliato a Verona, e sono tornato nella bergamasca, in questo paesino dove vengo da quasi quarant'anni. Ora sono seduto nel Bar Seggiovie, che a mio padre piaceva tanto frequentare per giocare a carte e bere un bicchiere con molti suoi amici, assai cari dato che, per quanto si frequentassero solo qua in montagna, si vedevano comunque spesso e da molto tempo.
Quegli stessi amici che, proprio ora mentre sto scrivendo, stanno giocando a carte in un tavolino poco distante dal mio.

Era proprio qui, mio padre, nel luglio del 2006, quando dovette tornare a Milano per una delle visite periodiche cui doveva sottoporsi mia madre, che in un impeto di giovanilismo aveva deciso di accompagnare Nichita a sciare e si era rotta il femore dopo poche decine di metri sulla neve.
Lui aveva fatto un po' di fatica a fare le scale, in quei giorni, e quindi ne approfittò per farsi visitare. Un paio di settimane dopo, con il suo tumore ai polmoni e le metastasi al cervello ai reni e un po' dovunque, aspettava serenamente di morire, il che avvenne puntualmente tre mesi dopo.
In quei tre mesi molte persone gli furono vicino (forse io avrei potuto esserlo di più, e di questo un me ne cruccio), lo vennero a trovare e a tutti costoro (me compreso) la sua serenità di fronte all'inevitabile diede una gran lezione di vita.
Aspettava il momento, leggeva, si preparava e discorreva anche della fede che gli sarebbe piaciuto avere e che non riusciva a incontrare.
Certo, aveva qualche cruccio. La paura non tanto di soffrire (la medicina ha fatto miracoli), quanto di essere di peso per sua moglie e per i familiari; la sistemazione delle cose in sospeso da sistemare, il timore per il futuro di chi sarebbe rimasto.
Tra questi crucci, uno che lo angustiava era l'attesa di una visita da parte degli amici della montagna. O quantomeno di una telefonata.
Non arrivò mai né l'una né l'altra, né un biglietto, né un segno: e non è che non fossero stati informati. Si fece vivo il padrone del bar, non rammento se scese addirittura a Milano o si limitò a telefonare varie volte; ma gli amici no.

Ecco, tra quei poveri vecchietti che vedo lì davanti ce ne sarà probabilmente qualcuno per il quale la profezia dei Maya si avvererà, e che non vedrà il 2013.
Glielo auguro, di cuore.

martedì 27 dicembre 2011

Più negri per tutti

Non sono certo annoverabile tra gli ammiratori del Gilioli, del quale anzi ho spesso commentato negativamente certi articoli che esprimevano idee bassamente populiste e vagamente balzane.
Però quando uno ha ragione ha ragione, e in questo post viene espressa una verità innegabile: che Trenitalia ha scelto, per rappresentare la propria classe più poveraccista, una famiglia di negri (vabbe', saranno pure indiani, ma sempre scuri).

Ecco: tra il fotografo che si incazza per il titolo di questo post, e il giornalista che si incazza per il soggetto della foto, io sto dalla parte del giornalista.

giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale

E' da un po' che non scrivo qua sopra, e anche nel resto della Rete ho rallentato di molto l'attività (peraltro ogni tanto riesco a tirare ancora fuori qualche chicca interessante).
Il fatto è che tra una settimana cambierò lavoro, ancora una volta. Lo cambierò nello strano modo in cui lo cambio io, mantenendo la stessa scrivania, molte delle stesse cartacce e la statuetta bronzea del pescatore che mi guarda; ma si tratta pur sempre di un cambiamento da gestire e quindi il tempo disponibile è ridicolmente scarso.
Ormai però siamo agli sgoccioli: tanti partiranno, tanti saranno presi dalle loro cose familiari, tanti èer motivi loro passeranno un Natale magari un po' diverso dal precedente, chi in meglio chi in peggio, e saranno concentrati su quelle piccole o grandi differenze rispetto a un anno fa.
Ci tengo però ad augurare Buon Natale a tutti, indistintamente: da coloro con cui si è creata una forte e salda amicizia, a coloro con cui non ci sono stati altro che scazzi.
Perché lo spirito del Natale è proprio quello: voler bene al prossimo, anche al prossimo a cui non vuoi bene, almeno un giorno all'anno; ed è per questo che il Natale è una festa che accumuna tutti, credenti e non.
Poi a Santo Stefano si riparte, ma per ora
Buon Natale

domenica 11 dicembre 2011

Ancora su report e telefonini

Oggi Medbunker pubblica un altro post sulla questione dell'autismo e dei vaccini. La storia, detta semplice semplice, è questa: un certo signor Wakefield, qualche anno fa, pubblica su Lancet uno studio da cui risulta una correlazione tra autismo e disturbi intestinali: si trattava di uno studio che non portava a risultati definitivi e soprattutto che non parlava di vaccini, ma l'autore fece di tutto per portare l'attenzione su un certo tipo di vaccino, a suo parere responsabile dell'insorgenza dell'autismo nei bambini che erano stati vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia. Da ciò nacque una leggenda metropolitana, ancor oggi difficile da sradicare.
Venne poi fuori che Wakefield non solo aveva inventato di sana pianta una correlazione inesistente tra disturbi intestinali e vaccini, ma anche che aveva bellamente falsificato i risultati delle biopsie effettuate sui bambini autistici. Insomma: non c'era correlazione alcuna non solo tra vaccini e intestini, ma neppure tra intestini e autismo.
Quali le motivazoni del falso? Forse, come dice Medbunker, "la scoperta di un sostanzioso finanziamento da parte di un avvocato che si occupava di cause di risarcimento per molte famiglie di bambini autistici: non essendoci prove per ottenere questi risarcimenti serviva uno studio scientifico sul quale appoggiarsi e Wakefield lo fornì".

Ricordate la puntata di Report sui telefonini? Ecco, se avete un po' di tempo da perdere girando per la rete vedete che, scava scava, alla fin fine tutti i discorsi sui telefonini che causano il cancro finiscono sempre a citare lo studio del prof. Lennart Hardell.
Quello che alla Giannini ha dichiarato, bellamente: «Le nostre risorse arrivano dalle associazioni dei malati di cancro».
Solo una curiosa coincidenza?

Nazista

Ho conosciuto Piergiorgio Odifreddi in una casa milanese di una certa fama.
Credo che egli sia venuto una sola volta; al massimo due in occasione di una breve apparizione di un altro mangiapreti filosofo come lui, gente che ci tiene a dimostrare, bigino di fisica alla mano, che Babbo Natale non esiste perché le renne non sono portaerei nucleari.
L'odifreddi, perlatro, continua a turbare alcune delle mie cene, dato che sopravvive in un angolo della medesima casa in forma di cartonato: e forse per la sua presenza inquietante è quella una delle stanze in cui ceno meno volentieri.
Nella stessa casa ho incontrato tante volte Marco Paolini: che ci è venuto più spesso, ma per i casi della vita non ha avuto il suo cartonato.

Ecco, mi piacerebbe che giovedì l'altro, quando ci sarà da festeggiare il Natale, Odifreddi e Paolini comparissero entrambi in quella stessa casa.
Mi piacerebbe che Paolini avesse letto questa vergognosa puttanata scritta dall'Odifreddi, e mi piacerebbe pure che il Paolini avesse bevuto un po' (il che, considerate le origini bellunesi, è da ritenersi non improbabile).
I due si incontrerebbero, si scruterebbero, e dopo pochi secondi il Paolini prenderebbe per il collo l'Odifreddi, sputandogli in faccia un bel: «NAZISTA!!!», seguito da un manrovescio di forza tale da far arrovesciare l'Odifreddi a terra.
In quel momento accorrerei io, e con i miei stivali chiodati tirerei un calcio in bocca all'Odifreddi in modo da fargli vedere tutte le stelle del cielo e risuonare nella testa i Cori e le Dominazioni.
Ma per poter indossare i miei stivali chiodati è necessario che nevichi e allora ti prego, Signore, fa' che poco prima di Natale ne venga giù tanta!

sabato 10 dicembre 2011

I deliri del vecchio Piero

Chi ha avuto modo di conoscere in rete la mia fidanzata, oggi scomparsa, rammenta bene come lei fosse un'autentica e sincera conservatrice. In molti si chiedevano come fosse possibile che stessimo insieme, e quei pochi che non se lo chiedevano si ponevano il medesimo dubbio per il fatto che lei teneva a quella squadra milanese il cui nome, richiamandola dappresso, offende la nostra bella città.
Alcune cose però ci accumunavano: tra questa la gioia provata nella lettura degli articoli di quel vecchio trombone di Piero Ostellino, che risultavano insopportabilmente ridicoli più a lei che a me, il che è tutto dire.
Spesso il sabato, prima di affrontare il pezzo, scommettavamo su quante volte avremmo incontrato la parola "liberale", declinata nelle sue varie forme, piazzata lì senza alcuna ragione logica che non fosse la soddisfazione dell'autore nell'empirsi la bocca con il suono di quelle consonanti liquide, mentre probabilmente recitava il pezzo alla sfortunata moglie, prima di spedirlo.

Oggi il pezzo di Ostellino è più trombonesco del solito: si scaglia, il nostro, non solo contro Anna Finocchiaro ma persino contro Mario Monti (uno che l'universo mondo non esita a definire un "liberale", ma che per Ostellino lo è troppo poco). Perché mai? Perché il Monti ha osato definire, tra le misure della manovra economica, un'imposta aggiuntiva sui capitali "scudati", vale a dire riportati in Italia dopo essere stati illegalmente portati all'estero.
Pacta sunt servanda!!!, s'écria l'Ostellino. Se è stato promesso che quello sarebbe stato uno scudo, scudo dev'essere e quindi quei capitali sono intoccabili.
Attaccare i capitali scudati, cito letteralmente il buffo opinionista, sarebbe (1) il segno di un pericoloso stress del premier; (2) la fine dello Stato di diritto; (3) l'avvio di un regime stalinista; (4) un ritorno all'Ancien Régime. E tutto perché attaccare quei capitali significa avere -cito testualmente- poco rispetto per la democrazia "formale".

Orbene, io non sono aduso insultare direttamente i personaggi che commento, ma in questo caso mi sento di fare un eccezione, e dico quello che penso senza infingimenti.
Colui che si scalda per il vulnus giuridico consistente nel far pagare una percentuale a dei malfattori che hanno esportato illegalmente dei capitali ammucchiati evadendo le tasse, e che non si scalda per il fatto che le pensioni di 1.000 euri non vengano adeguate all'inflazione, è un p**** di m****.
Chi si scalda per i detentori di capitali, e non si scalda per coloro che sono chiamati ad andare in pensione cinque anni dopo la data che avevano previsto, e in funzione della quale avevano organizzato la propria vita, è uno s*****.
Perché, vedete, c'è Stato di diritto e Stato di diritto, c'è democrazia formale e democrazia formale. E anche in uno Stato di diritto e in una democrazia formale, si dà la precedenza agli anziani, agli onesti lavoratori, ai bambini degli asili nido. E dopo, solo dopo, si pensa agli evasori fiscali e agli esportatori illegali di valuta.

lunedì 5 dicembre 2011

Aliquo dato, aliquo retento

Il pensiero del Civati è sempre un po' troppo complesso per le mie povere sinapsi di onesto macinatore di scartoffie. Egli è laureato in filosofia e quindi muove su piani ultraterreni rispetto a chi per mestiere fa i conticini degli interessi cercando di rimanere al di sotto della soglia usuraria.
Così so di non comprendere per mio difetto certe affermazioni del post pubblicato sul Post, «Aliquo dato, aliquo retento».
Non riesco ad esempio a capire come e perché la rivalutazione degli estimi catastali "possa introdurre una buona progressività". Né capisco come faccia a non capire che l'abolizione delle province non è cosa che si faccia con un tratto di penna, e che quindi devastarle è più serio che abolirle. Ma so che è solo colpa mia.

Ma una cosa vorrei chiedergli: perché, perché mai mi ha messo il brocardo all'ablativo?

venerdì 2 dicembre 2011

Profilattico

Visto che tutti stanno a dire come è bello il profilattico, quanto fa bene il profilattico, come salva la vita il profilattico e quanto si scopa meglio con il profilattico, esprimerò serenamente e pacamente il mio personalissimo punto di vista, in relazione al quale non desidero fare proselitismo né auspico che sia condiviso da alcuno.

Senza profilattico si scopa cento volte meglio che con il profilattico.

Oh, l'ho detto, ora vado a farmi il caffè sereno.

giovedì 1 dicembre 2011

Discorso sul metodo

In questi giorni mi hanno smarronato i santissimi almeno cinque persone (tra cui la ex moglie e la mamma), paventandomi i terribili rischi che corro e faccio correre, in particolare al pargoletto, per il fatto di lasciargli in mano un pericolosissimo strumento che lo porterà alla morte certa in pochi anni: il telefono cellulare.
Tutto nasce da una puntata di Report andata in onda domenica scorsa, nella quale la pur brava e simpatica Sabrina Giannini ha dato una pessima prova del suo talento giornalistico. La cosa si inquadra in un discorso più generale: Report è una trasmissione che è certo assai meglio di tante altre, e sarebbe un vero peccato se fosse eliminata dal palinsesto ma, ahinoi, necessariamente taglia giù certe cose con l'accetta, per motivi di spazio e di comprensibilità: e nel tagliare spesso semplifica in modo populistico e allarmistico, come ho potuto rilevare ogni volta si è parlato di argomenti che conoscevo abbastanza bene.
Molti di voi rammenteranno un'altra puntata di qualche tempo fa, dedicata alle dinamiche della rete, nella quale pure sono state commesse una serie di approssimazioni e leggerezze: in quell'occasione avevo bastiancontrariamente preso la difesa della trasmissione contro il coro di indignados dei socialcosi, usi bere come oro colato tutto ciò che dice la Gabanelli e che solo in quell'occasione si erano rivoltati.

La puntata sui telefonini non era molto diversa dalle altre: una serie di affermazioni sul filo dell'obiettività condite da una messe di riflessioni personali e da interviste pilotate agli uomini e donne della strada. Il problema è che l'effetto è stato abbastanza devastante, perlomeno per la mia tranquillità.
Vediamo quindi come si monta un caso dal nulla, andando a vedere non già il filmato della trasmissione (peraltro disponibile sul sito RAI) bensì la trascrizione del medesimo.

La trasmissione parte con una serie di interviste volanti a gente che esprime dubbi sulla sicurezza dell'uso del telefonino. Parlavo prima di interviste pilotate e questo ne è un esempio lampante: non è necessario che si paghi un attore, basta semplicemente andare un po' in giro con una telecamera! Se si riesce a trovare dovunque un coglione qualsiasi che dica che le due torri le ha buttate giù Bush dopo averle imbottite di esplosivo di notte all'insaputa di chi vi lavorava dentro, pensate un po' quanto dovete faticare per trovare un signore con il mal di testa che sospetta del suo cellulare.
Queste però non sono prove scientifiche, bensì minchiate. E Giustamente la Giannini si chiede se qualcuno abbia mai indagato sulla sicurezza dei telefonini. O, meglio, sulla pericolosità delle radiazioni emesse dal cellulare.
Comincia così la fabbricazione del consenso attorno alla tesi. Il cellulare emette radiazioni, le radiazioni sono associate al pericolo e quindi è necessario accertare se quelle radiazioni siano o meno pericolose. Si comincia a spostare l'onere della prova: non è che afferma che il cellulare sia pericoloso a dover fornire una prova di ciò che dice, bensì il contrario. E in questo meccanismo l'uso del termine «radiazione» non è casuale. Si tratta di radiazione elettromagnetica, certo: la stessa emessa dalle lampade, dai monitor, dalle onde del Wi-Fi etc. etc.; in effetti si tratta di onde radio, ma questo è un termine troppo rassicurante, no?
Ha così inizio la parte dedicata ai risultati della ricerca. Viene citato uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, del quale però non vengono citati i risultati: si parte invace direttamente con un'analisi per vedere chi abbia finanziato lo studio, e viene fuori che i soldi ce li hanno messi in gran parte i produttori di telefonini.
La cosa potrebbe risultarvi sospetta, e la Giannini chiede al responsabile del progetto OMS «che interesse hanno a finanziare degli studi che poi gli possono compromettere gli affari?», ricevendo una risposta di grande buonsenso: «Queste aziende vogliono trovare la verità… Perché non vogliono scoprirla dopo vent’anni quando ormai tutti stanno già usando i cellulari… Se tutti prendono il cancro al cervello loro falliscono». Anziché ammettere che effettivamente la risposta è sensata, la Giannini con un doppio salto carpiato cita l'episodio di quando il Signor Reynard andò in TV a dire che secondo lui il cancro sua moglie l'aveva preso dal cellulare.  Cavoli, merende.
Si arriva ora a parlare di un'altra ricerca, questa volta condotta dalla "Veteran Administration" del Colorado. andate a pagina 7 della trascrizione e leggetevi tutto il brano: noterete che non sono ancora stati detti né i risultati della ricerca dell'OMS né quelli della ricerca della VA: si parla dei soldi della Motorola e si chiude il pezzo con l'affermazione «Penso sia diffuso offrire soldi per avere in cambio ciò che si vuole. Punto», instillando un ulteriore elemento di dubbio complottistico nello spettatore. E rammentate che lo spettatore non è un lettore, non può tornare indietro per riflettere su ciò che è stato detto: egli a questo punto avrà la netta sensazione che l'OMS abbia assolto i telefonini e almeno altri due studi indipendenti ne abbiano provato la pericolosità; e che questi studi siano stati nascosti da Motorola & Co. a suon di dollaroni, il che non è mai avvenuto.
Quello che invece si dice è che le compagnie telefoniche hanno finanziato la ricerca dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (l'OMS, mica dei cantinari!) e non hanno finanziato altre ricerche indipendenti, avviate da soggetti dei quali sappiamo solo che dicono di sé medesimi di essere bravi e onesti (e il mio oste ci ha il vino buono, detto tra noi).
Segue una paginata di gente che ci racconta come tiene il telefonino: mi stupisco apprendendo che taluni lo accostano all'orecchio.
Arriviamo alla parte dedicata a Fiorenzo Marinelli: il telespettatore non ha tempo per googlare, ma noi sì, e scopriamo che il Marinelli da venti anni e passa ce l'ha con tutte le forme di onda elettromagnetica: dal radar, al cellulare, alla televisione, al Wi-Fi. Che poi magari ci avrà anche ragione lui, ma insomma diciamo che è una campana un po' monocorde, che non dovrebbe essere presentato come una persona portatrice di un'opinione terza.
Che ci racconta, il Marinelli? Che i test dei produttori di telefonini sono falsati dal fatto che non si usano modelli reali, bensì manichini: «Viene misurato in una maniera molto complicata, ma in una maniera che è irreale. Nel senso che si misura con una sonda su un fantoccio, riempito di questo gel proteico che dovrebbe avere le stesse caratteristiche di assorbimento. Quindi noi misuriamo il SAR in una sostanza amorfa che è ben lungi da essere simile ad un tessuto cerebrale». Affermazione assai interessante, dato che viene da uno che fa ricerca soprattutto in vitro.
Poi, via con un altro po' di intorcinamento sui finanziamenti, fino al punto (siamo oramai a fine pagina 10 della trascrizione) in cui viene offerto un pezzo del TG2 nel quale si dava conto che l'Istituto Superiore di Sanità affermava che «non ci sono prove evidenti che il telefonino faccia male alla salute (…) Gli unici effetti chiaramente documentati dalla ricerca scientifica sono aumenti di incidenti automobilistici». Soddisfatta la Giannini? Mannò, accipicchia (altrimenti che ci starebbe a fare?). E infatti fuori campo obietta: «Ecco come mettere in evidenza solo alcuni studi, dimenticando sistematicamente quelli che mettono in risalto i rischi del cellulare». Lasciamo perdere l'avverbio sistematicamente, che non può certo applicarsi al lancio di una notizia del TG2, e limitiamoci a rammentare che finora di questi cazzo di studi che mettono in risalto i rischi non ha ancora parlato neppure Report.
Forse per riposarsi un po', la Giannini svicola verso il tema dell'interramento dei cavi dell'alta tensione: una cosa proposta anni fa da qualche anima bella e idiota e che per fortuna nessuno ha mai pensato di fare; ma mi spiegheresti, Sabrina, che cazzo c'entrano le linee dell'alta tensione, che lavorano a 50Hz, con i GSM???
Torniamo al Marinelli, che lamenta di non aver mai avuto una lira se non dall'ISPESL, uno di quegli enti considerati inutili quando ci si scaglia contro i cosiddetti costi della politica, ma che in questa trasmissione diventa il salvatore dell'umanità, e che proprio per questo motivo i membri del Complotto hanno voluto accorpare all'INAIL (il sottinteso è che in questo caso non c'era da risparmiare qualche poltrona, bensì impedire agli onesti ricercatori di scoprire come le grandi multinazionali attentano alla nostra salute). Entra in scena questo Livio Giuliani, per sua stessa ammissione licenziato e sottoposto a quattro provvedimenti disciplinari. Non sappiamo perché si siano accaniti contro di lui, e il silenzio ingenera nello spettatore la sensazione che sia sempre colpa di TIM & Co., anche se nessuno ce lo spiega.
Parte poi un pippone riguardante l'antenna davanti alla casa di Gasparri, che risparmio a me stesso prima ancora che a voi, ed eccoci a pagina 16 (in fondo) dove ci viene fornito un dato d'importanza, vale a dire che la IARC ha classificato le onde emesse dai cellulari nella categoria di rischio 2B («This category is used for agents, mixtures and exposure circumstances for which there is limited evidence of carcinogenicity in humans and less than sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals. It may also be used when there is inadequate evidence of carcinogenicity in humans but there is sufficient evidence of carcinogenicity in experimental animals»).
Tale classificazione discende, sempre seguendo la trasmissione, dalla discordanza tra due studi svedesi, l'uno del prof. Anders Ahlbom del Karoliska di Stoccolma (e, dice la Giannini, «Il Karolinska è l’università che assegna il Nobel per la medicina e la fisiologia, ed è uno dei centri per la ricerca più autorevoli del mondo. Non c’è europeo che metterebbe in discussione uno studio del Karolinska, che da anni pubblica ricerche che assolvono i cellulari»), l'altro di Lennart Hardell, oncologo dell’Università di Orebro, il quale «ha messo in evidenza i rischi delle onde emesse dai cellulari».

Qui viene la parte interessante, e mi perdonerete se vi ho portato fin qui a spasso annoiandovi. Affrontando lo studio del prof. Ahlbom la Giannini ne evidenzia la malafede. Anders Ahlbom difatti ha un fratello che si chiama Gunner, con il quale ha una società di Bruxelles, e Gunner un tempo è stato un lobbista che ha lavorato per le compagnie telefoniche. Ne risulta che il prof. Ahlbom (che lavora per l'istituto che assegna il Nobel per la medicina) è un emerito cialtrone, malgrado sia membro dell’ICNIRP. Mentre il prof. Hardell non è mai stato invitato all'ICNIRP, poverino. Si consoli professore: non mi hanno mai invitato neppure a me. Io pensavo che non mi invitassero perché non sono abbastanza preparato, essendo un povero blogger leguleio, ma ora capisco che è solo perché non ci avevo le conoscenze giuste.
Ricapitoliamo: siamo arrivati al punto in cui lo studio del Karolinska è inattendibile, in quanto condotto da un professore che ha una società insieme al fratello il quale in passato ha lavorato per le compagnie telefoniche. Poi c'è lo studio di DASENBROCK, inattendibile in quanto non dice di essere finanziato anche dalla GSM Association e dalla Mobile Manufacturers Forum, poi «i giapponesi SHIRAI E MIYAKOSHI sono finanziati dall’Association of radio industry and business del Giappone e non hanno dichiarato niente. MIYAKOSHI da questa compagnia di telefonia mobile giapponese. Un altro caso eclatante è quello di Juti Leinen sempre finanziato dalla TECHES che è l’agenzia finlandese che raccoglie le compagnie di telefonia finlandesi».
Tutti truffatori, tranne il buon vecchio Lennart Hardell, che vive di stenti, come dimostra la Giannini quando gli chiede: «Lavora con i finanziamenti pubblici?», ottenendo la mesta risposta: «No, le nostre risorse arrivano dalle associazioni dei malati di cancro».   «Le nostre risorse arrivano dalle associazioni dei malati di cancro». Ah, certo, OK.

Un momento: associazioni dei malati di cancro?. Cioé, mi stai dicendo che l'unico studio che dimostra una correlazione tra tumore ed uso dei cellulari è quello finanziato da chi ha interesse ad addossare la propria malattia non già alla sfiga che ti becca, bensì ad una causa esterna precisa e solvibile? Caspiterina! Se il fratello lobbista era un conflitto d'interesse, questa è un'esplosione di interessi, una bomba atomica di interessi. Lo evidenzia la Giannini? Manco per il cazzo (absit iniuria verbis, Sabrina).
Siamo quasi in chiusura. Abbiamo l'intervista al Marcolini, la cui moglie è morta di neurinoma: «Da quale parte usava il cellulare?» «A sinistra» «E dove l’ha avuto il neurinoma?» «A sinistra» (soccorrimi, .mau.: quante probabilità c'erano che la risposta fosse la medesima?). Abbiamo il gradito ritorno di Fiorenzo Marinelli, per il quale siamo tutti cavie e presto faremo parte anche del progetto Soylent Green. Abbiamo i consigli finali: «Il treno è una gabbia di elettromagnetismo, in macchina abbassare un po’ il finestrino». Qui la Giannini ha confuso le onde elettromagnetiche con il funo di sigaretta, ma ve bene così, in fondo è domenica sera e siamo tutti un po' stanchi.

martedì 29 novembre 2011

Quella carezza della sera

Non so, a me pare che aiutare un malato di depressione a suicidarsi sia un po' come curare un anemico con un salasso.
Io non sono certo contrario al suicidio assistito, ma credo che un medico dovrebbe prestarvisi solo quando ha di fronte un malato terminale, o comunque un malato che non è in grado di disporre da solo di sé.
E non conta che chi chiede assistenza sia convinto di quello che vuol fare, né che ci abbia meditato per mesi o per anni: la depressione è una malattia spesso inguaribile, però controllabile con le cure adeguate. E dato che la volontà di suicidio è un sintomo delal depressione, assecondare tale volontà significa aiutare la malattia nel suo decorso anziché combatterla.
Daresti una purga a chi sta morendo di dissenteria?

lunedì 28 novembre 2011

Il mucchio selvaggio


L'altra sera sono andato a vedere il concerto dei Fuck Yous, la band capitanata da Livefast che, se vogliamo dirla tutta, non ha un nome tra i più fini della piazza. Ma se credete che una rock band debba avere un nome fino, allora probabilmente nella diatriba tra Robert Palmer e Bruce Springsteen parteggiavate per il primo, oppure siete troppo piccini per rammentare di cosa stia parlando.

Comunque, sta di fatto che nell'avanspettacolo c'era occasione di incontrare un bel po' di gente che non conoscevo di persona, ma essendo io legato al ragazzino -il quale, giustamente, se ne stava un po' in imbarazzo, unico minorenne maschio (poi c'era Jules, ma lei in quanto ottenne era troppo piccina per lui [e spero che apprezziate la mia capacità di annidare incisi {peraltro inutili}])- mi sono saltato un bel po' di facce: e forse anche la grappa della signora Livefast ha avuto il suo ruolo.

Insomma, alle 23 il concerto è iniziato. Il cantante era completamente ubriaco, il che dimostra che egli è uomo d'onore dato che aveva promesso che non sarebbe salito sul palco se non in condizioni tali da non stare in piedi: e difatti un paio di volte è rovinato sulle pedaliere, il che non ha peggiorato il sound (anche questo è un complimento, salvo per le groupie di Robert Palmer).

Qui dovrei fare una recensione del concerto, ma dato che io non distinguo un rullante da un fretless bass la cosa è tutt'altro che facile. Posso però dire che verso la metà del concerto ho avuto un'illuminazione e mi sono reso conto di vedere redivivi i grandi The Who (i giovini all'ascolto possono guardare qui per farsi un'idea).
Certo, Livefast non ha i riccioli boccolosi di Roger Daltrey, Skate (il batterista) ha sì rotto un pezzo del suo strumento, ma senza quella malagrazia che Keith Moon aveva acquisito in tanti anni di onorato casino, e Zukko (il chitarrista) non ci ha deliziato con il windmill. Ma in tutto quel puttanaio che succedeva sul palco spiccava la deliziosa -non solo come performer- bassista Molecole, che in perfetta sintonia con il gran vecchio John Entwistle se ne stava calma e placida a pizzicare le corde con precisione, guardando perplessa gli altri compagni d'avventura.
Alcune introduzioni di Livefast hanno spinto Nichita a chiedermi di cosa parlassero le canzoni: ho avuto agio a trincerarmi dietro al fatto che il cantante fosse un po' alticcio e pertanto non riuscissi a decifrarne l'accento oxoniano, così ho potuto evitare di tradurre "Swastika shaved pussy" o di spiegare il segreto di Alide (che poi se qualcuno me lo spiegasse anche a me gli sarei grato).
Alla fine i più tosti della serata si sono esibiti in caròle irlandesi: la presenza di una gentile signora tra i pogatori ha evitato che ci si facesse troppo male, in ispecie da parte di chi non ci ha più l'età ma si sente giovYne dentro.

Una grande serata: chi non è venuto fa bene a mangiarsi le mani e il cappello in attesa della prossima occasione.

 

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