La differenza tra un acquirente di tappeti a Rabat e un immobiliarista milanese è che quando l'acquirente di tappeti si alza e se ne va perché il prezzo è troppo alto, viene richiamato subito e fatto sedere di nuovo, con un prezzo più basso davanti; l'immobiliarista invece viene richiamato il giorno dopo.
Per il resto, entrambi sanno che saranno richiamati: è così che funziona il gioco.
Per me, che devo fare tutto di fretta, ciò comporta un giorno in meno disponibile per lavorare; e ciò mi toglie il sonno: per quell'1% di possibilità che mi salti la gita enogastronomica.
giovedì 11 giugno 2009
C'è crisi, c'è grande crisi /6
Lo State Controller (il Ragioniere dello Stato) della California ha preso carta, calamaio e penna e ha scritto una letterina al Governatore dello Stato, Arnold Schwarzenegger, e ad alcune altre alte cariche, comunicando loro che in cassa ci sono soldi solo per altri 50 giorni, poi ciccia.
E' vero che la California è uno Stato, ma dato che la moneta in circolazione sono i dollari, non si puo neppure stampare denaro.
Vi ricorda l'Alitalia? Sì, vi ricorda l'Alitalia, solo che la California ha un bilancio grosso modo pari a quello della Francia: e quindi il botto sarebbe bello grosso.
Uno dei motivi per i quali la California si è ridotta così (anche se non certo l'unico) è l'approvazione, in via referendaria, della Proposition 13: un referendum proposto nel 1978 con il quale era stato posto un tetto alle imposte patrimoniali (quelle che in Italia non esistono praticamente, salvo l'ICI sulle non prime case), che sono una delle principali fonte di finanziamento degli altri Stati dell'Unione.
Il che dimostra due cose: la prima, che negli USA sono molto più comunisti che da noi, se comunismo vuol dire imporre imposte sul patrimonio; la seconda, che la democrazia diretta non è sempre un gran bell'affare.
I nostri costituenti, per fortuna, sapendo dove si sarebbe andati a parare hanno escluso che le leggi tributarie potessero essere sottoposte a referendum abrogativo; il che non vuol dire che tale istituto non abbia provocato sufficienti danni, a tutt'oggi.
E' vero che la California è uno Stato, ma dato che la moneta in circolazione sono i dollari, non si puo neppure stampare denaro.
Vi ricorda l'Alitalia? Sì, vi ricorda l'Alitalia, solo che la California ha un bilancio grosso modo pari a quello della Francia: e quindi il botto sarebbe bello grosso.
Uno dei motivi per i quali la California si è ridotta così (anche se non certo l'unico) è l'approvazione, in via referendaria, della Proposition 13: un referendum proposto nel 1978 con il quale era stato posto un tetto alle imposte patrimoniali (quelle che in Italia non esistono praticamente, salvo l'ICI sulle non prime case), che sono una delle principali fonte di finanziamento degli altri Stati dell'Unione.
Il che dimostra due cose: la prima, che negli USA sono molto più comunisti che da noi, se comunismo vuol dire imporre imposte sul patrimonio; la seconda, che la democrazia diretta non è sempre un gran bell'affare.
I nostri costituenti, per fortuna, sapendo dove si sarebbe andati a parare hanno escluso che le leggi tributarie potessero essere sottoposte a referendum abrogativo; il che non vuol dire che tale istituto non abbia provocato sufficienti danni, a tutt'oggi.
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Wishful thinking
Siamo il Partito Democratico, non siamo due partiti che si sono alleati.
(via Wittgenstein)
(via Wittgenstein)
mercoledì 10 giugno 2009
Intinerario E.G.
Un veloce occhio al calendario appeso dietro di voi vi permetterà di apprezzare che il mese di giugno, e con esso il semestre solare, sono prossimi alla conclusione.
Tempo di semestrali, di verifica di budget, di preoccupazioni per i direttori generali.
Le chiusure delle semestrali (e ancor più dei bilanci annuali, ovviamente) richiamano le operazioni intricate, come la primavera le rondini.
Il tenutario lunedì se ne va a Berlino, dove conta di mangiare qualcosa del tipo Grande zampone di maiale in salamoia alla berlinese (ca. 1000 g) adagiato su crauti cotti al vino, con purè di piselli cetrioli sottaceto e senape oppure Arrosto di cinghiale all'agro in una salsa ai mirtilli con cavolo rosso alle mele e gnocchi di porri e pancetta.
Da mercoledì a venerdì sarà a Roma, dove ha un tavolo riservato per pranzo al Cantuccio in Via dei Lincei, qui già precedentemente lodato (e che gli resta assai comodo dal punto di vista logistico); mentre per la sera vi sono varie possibilità tutte da vagliare.
La settimana successiva egli dovrebbe essere a Palermo, ove colpevolmente non si è mai recato in vita sua, e dove desidererebbe mantenersi all'altezza di questo programma. Chi lo consiglia?
Tempo di semestrali, di verifica di budget, di preoccupazioni per i direttori generali.
Le chiusure delle semestrali (e ancor più dei bilanci annuali, ovviamente) richiamano le operazioni intricate, come la primavera le rondini.
Il tenutario lunedì se ne va a Berlino, dove conta di mangiare qualcosa del tipo Grande zampone di maiale in salamoia alla berlinese (ca. 1000 g) adagiato su crauti cotti al vino, con purè di piselli cetrioli sottaceto e senape oppure Arrosto di cinghiale all'agro in una salsa ai mirtilli con cavolo rosso alle mele e gnocchi di porri e pancetta.
Da mercoledì a venerdì sarà a Roma, dove ha un tavolo riservato per pranzo al Cantuccio in Via dei Lincei, qui già precedentemente lodato (e che gli resta assai comodo dal punto di vista logistico); mentre per la sera vi sono varie possibilità tutte da vagliare.
La settimana successiva egli dovrebbe essere a Palermo, ove colpevolmente non si è mai recato in vita sua, e dove desidererebbe mantenersi all'altezza di questo programma. Chi lo consiglia?
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Nomen Omen
Giusto per chiosare quanto detto nei post precedenti, vi prego di notare che la vendita di Chrysler a Fiat, al cui perfezionamento ormai non è frapposto alcun ostacolo, si è potuta concludere in circa quaranta giorni dalla presentazione della domanda di protezione ex Chapter 11 di Chrysler.
Sappiamo bene che si tratta di un termine nel quale di solito non si acquista neppure un box per l'auto: vero che Fiat aveva già studiato tutto, ma i creditori dissenzienti hanno ritenuto -non senza qualche ragione- che i tempi imposti alla procedura dal Giudice fossero talmente rapidi da far venir meno qualunque diritto alla difesa e al "giusto processo".
Il Giudice peraltro ha statuito che tale rapidità era essenziale in quanto altrimenti tutto sarebbe andato a catafascio, e quindi condurre la procedura ad una velocità prossima a quella della luce era nell'interesse dei creditori: anche di quelli dissenzienti.
Il fatto che il Giudice in questione si chiami Gonzales certo ha dato una mano ;-)
Una notarella anche sui fondi pensione dell'Indiana: non immaginatevi che le vecchine vedove dei poliziotti di Indianapolis o Evansville debbano perdere i risparmi di una vita: le obbligazioni di Chrysler detenute dai fondi pensione non sono state comprate a 100 o a 98* quando sono state emesse, come si comprerebbero titoli di Stato, no: i fondi le hanno comprate nello scorso luglio, quando ormai Chrysler era già in crisi antracite, al prezzo di 43, cioè meno della metà del valore nominale: un'operazione squisitamente speculativa, insomma. All'esito dell'accordo con Fiat le obbligazioni saranno pagate al prezzo di 29, e quindi la perdita per i fondi non sarà neppure enorme.
Come commentava Baseline Scenario: la differenza tra il comportamento dei fondi e la "speculazione" è che "speculazione" è qualcosa che fanno i cattivi; mentre quando la stessa cosa la fanno i fondi pensione, si chiama "investimento".
* a differenza che per le azioni, per le obbligazioni il prezzo è sempre espresso come rapporto tra il valore nominale di 100 e valore effettivo.
Sappiamo bene che si tratta di un termine nel quale di solito non si acquista neppure un box per l'auto: vero che Fiat aveva già studiato tutto, ma i creditori dissenzienti hanno ritenuto -non senza qualche ragione- che i tempi imposti alla procedura dal Giudice fossero talmente rapidi da far venir meno qualunque diritto alla difesa e al "giusto processo".
Il Giudice peraltro ha statuito che tale rapidità era essenziale in quanto altrimenti tutto sarebbe andato a catafascio, e quindi condurre la procedura ad una velocità prossima a quella della luce era nell'interesse dei creditori: anche di quelli dissenzienti.
Il fatto che il Giudice in questione si chiami Gonzales certo ha dato una mano ;-)
Una notarella anche sui fondi pensione dell'Indiana: non immaginatevi che le vecchine vedove dei poliziotti di Indianapolis o Evansville debbano perdere i risparmi di una vita: le obbligazioni di Chrysler detenute dai fondi pensione non sono state comprate a 100 o a 98* quando sono state emesse, come si comprerebbero titoli di Stato, no: i fondi le hanno comprate nello scorso luglio, quando ormai Chrysler era già in crisi antracite, al prezzo di 43, cioè meno della metà del valore nominale: un'operazione squisitamente speculativa, insomma. All'esito dell'accordo con Fiat le obbligazioni saranno pagate al prezzo di 29, e quindi la perdita per i fondi non sarà neppure enorme.
Come commentava Baseline Scenario: la differenza tra il comportamento dei fondi e la "speculazione" è che "speculazione" è qualcosa che fanno i cattivi; mentre quando la stessa cosa la fanno i fondi pensione, si chiama "investimento".
* a differenza che per le azioni, per le obbligazioni il prezzo è sempre espresso come rapporto tra il valore nominale di 100 e valore effettivo.
Cosa è successo all'accordo Fiat-Chrysler
Gli eventi sono molto più rapidi di quanto lo sia io nello scrivere post, e pertanto ho dovuto buttare un articolo che avevo iniziato a scrivere ier sera, intitolato Tantoque dormitat Homerus nel quale davo conto del fatto che Marchionne non aveva fatto una mossa brillante dicendo che Fiat sarebbe comunque rimasta interessata all'acquisto di Chrysler anche scaduto il termine del 15 giugno.
Per i maniaci e gli scioperati che non hanno di meglio da fare, questo link è il tentativo dei fondi pensione di utilizzare le parole di Marchionne al fine di far ritardare la vendita, e quest'altro è la risposta di Fiat.
Come accennavo ieri, una delle possibili giustificazione della concessione del rinvio era da ricercarsi nel desiderio del giudice Ginsburg di condividere la decisione con i colleghi, il che è poi stato. Qui potete scaricare la decisione della Corte (una paginetta scarsa)
Per i maniaci e gli scioperati che non hanno di meglio da fare, questo link è il tentativo dei fondi pensione di utilizzare le parole di Marchionne al fine di far ritardare la vendita, e quest'altro è la risposta di Fiat.
Come accennavo ieri, una delle possibili giustificazione della concessione del rinvio era da ricercarsi nel desiderio del giudice Ginsburg di condividere la decisione con i colleghi, il che è poi stato. Qui potete scaricare la decisione della Corte (una paginetta scarsa)
martedì 9 giugno 2009
Cosa succede all'accordo Fiat-Chrysler?
In questi giorni i titoli dei giornali parlano dell'accordo Fiat-Chrysler in toni drammatici o surreali, secondo i punti di vista.
In particolare la notizia della sospensione della vendita della parte buona di Chrysler a Fiat ha fatto scrivere a molti che ora Chrysler rischia il fallimento; il che è bizzarro, dato che gli stessi avevano già scritto che Chrysler era andata in "bancarotta", sia pur controllata.
Non è una delle mie specialità spiegare le cose in breve, ma forse merita scrivere due righe "spot" in attesa di completare la disamina del funzionamento della procedura fallimentare negli USA.
Anticipando quindi temi che poi saranno sviluppati in dettaglio, e richiamando tutto quanto scritto a proposito della procedura fallimentare italiana, che trovate a partire da questo post, possiamo dire che negli USA (come del resto in Italia) esistono svariati tipi di procedure fallimentari, ciascuna con un proprio nome, per quanto siano più comunemente conosciute con il numero del chapter, vale a dire il capitolo (o più propriamente, in italiano, il capo, che li tratta nel Titolo 11 dello US Code.
E così abbiamo tre procedure principali:
La Reorganization, o Chapter 11, è la procedura tipica delle grandi aziende di cui abbiamo sentito parlare in questi mesi: Lehman Brothers, Chrysler, General Motors; e corrisponde abbastanza da vicino al nostro Concordato preventivo, come strutturato dopo le riforme del 2006-2008.
La Liquidation, o Chapter 7, è invece il corrispondente del nostro Fallimento.
Come ricorderete da quanto abbiamo visto per l'Italia, il Concordato preventivo postula l'esistenza di un piano di salvataggio dell'azienda o perlomeno il pagamento dei creditori tramite un piano concordato, mentre il Fallimento significa che non c'è più nulla da fare e tutto viene venduto al miglior offerente, ripartendo i soldi fra i vari creditori; e la stessa cosa vale, più o meno, per Chapter 11 e Chapter 7.
Per Chrysler, in particolare, il piano si basa sulla vendita della parte buona dell'azienda a Fiat, anche tramite i fondi TARP stanziati dal Governo federale (Bush prima e Obama poi) per il salvataggio delle istituzioni finanziarie in difficoltà. Senza tale vendita, detta 363 sale dal numero dell'articolo a valere sul quale è stata autorizzata dalle corti federali di I e II grado, tutto il castello crollerebbe e non vi sarebbe altra soluzione che la Liquidation: almeno secondo Chrysler.
A tale soluzione si sono però opposti tre categorie di creditori, e precisamente:
Sia la corte di I grado del Southern District of New York sia la Court of Appeal for the 2nd Circuit hanno dato ragione a Chrysler (e al Tesoro degli Stati Uniti), e pertanto i tre soggetti sopra indicati si sono rivolti alla U.S. Supreme Court, la Corte Suprema federale.
Il ricorso è stato assegnato al giudice Ruth Bader Ginsburg, competente per il 2nd Circuit, che qualche minuto prima dello scadere del termine entro il quale sarebbe divenuta esecutiva la sentenza d'appello (e pertanto avrebbe potuto essere perfezionata l'operazione di vendita) ha emesso un ordine di sospensione, al fine di poter decidere con più calma il merito delle cause.
Questo non vuol dire che il giudice si sia schierato pro o contro la Fiat, ma semplicemente che si è presa tempo per decidere, tutto qui.
I motivi di questo fermo tecnico infatti possono essere i più vari: il giudice Ginsburg può aver ritenuto di non assumersi la responsabilità unica della decisione, bensì di volerla condividere con gli altri otto colleghi; oppure può già aver consultato i colleghi, e in presenza di opinioni dissenzienti aver deciso il "congelamento" per preparare un parere di maggioranza; o può anche aver deciso di attendere le motivazioni della sentenza della Court of Appeal.
Possiamo comunque affermare che la decisione assunta dal giudice è stata l'unica seriamente prospettabile, dal momento che qualora non avessa fatto così ella si sarebbe assunta la responsabilità di un atto dal quale non sarebbe stato possibile tornare indietro, senza neppur aver potuto leggere gli atti di causa (pensiamo infatti che i cancellieri della Corte Suprema hanno potuto completare il fascicolo -enorme- solo verso mezzogiorno di lunedì, e il termine scadeva alle quattro del pomeriggio).
Aspettiamo ora di vedere cosa succederà.
In particolare la notizia della sospensione della vendita della parte buona di Chrysler a Fiat ha fatto scrivere a molti che ora Chrysler rischia il fallimento; il che è bizzarro, dato che gli stessi avevano già scritto che Chrysler era andata in "bancarotta", sia pur controllata.
Non è una delle mie specialità spiegare le cose in breve, ma forse merita scrivere due righe "spot" in attesa di completare la disamina del funzionamento della procedura fallimentare negli USA.
Anticipando quindi temi che poi saranno sviluppati in dettaglio, e richiamando tutto quanto scritto a proposito della procedura fallimentare italiana, che trovate a partire da questo post, possiamo dire che negli USA (come del resto in Italia) esistono svariati tipi di procedure fallimentari, ciascuna con un proprio nome, per quanto siano più comunemente conosciute con il numero del chapter, vale a dire il capitolo (o più propriamente, in italiano, il capo, che li tratta nel Titolo 11 dello US Code.
E così abbiamo tre procedure principali:
- Liquidation (Chapter 7)
- Reorganization (Chapter 11)
- Adjustment of Debts of an Individual with Regular Income (Chapter 13)
La Reorganization, o Chapter 11, è la procedura tipica delle grandi aziende di cui abbiamo sentito parlare in questi mesi: Lehman Brothers, Chrysler, General Motors; e corrisponde abbastanza da vicino al nostro Concordato preventivo, come strutturato dopo le riforme del 2006-2008.
La Liquidation, o Chapter 7, è invece il corrispondente del nostro Fallimento.
Come ricorderete da quanto abbiamo visto per l'Italia, il Concordato preventivo postula l'esistenza di un piano di salvataggio dell'azienda o perlomeno il pagamento dei creditori tramite un piano concordato, mentre il Fallimento significa che non c'è più nulla da fare e tutto viene venduto al miglior offerente, ripartendo i soldi fra i vari creditori; e la stessa cosa vale, più o meno, per Chapter 11 e Chapter 7.
Per Chrysler, in particolare, il piano si basa sulla vendita della parte buona dell'azienda a Fiat, anche tramite i fondi TARP stanziati dal Governo federale (Bush prima e Obama poi) per il salvataggio delle istituzioni finanziarie in difficoltà. Senza tale vendita, detta 363 sale dal numero dell'articolo a valere sul quale è stata autorizzata dalle corti federali di I e II grado, tutto il castello crollerebbe e non vi sarebbe altra soluzione che la Liquidation: almeno secondo Chrysler.
A tale soluzione si sono però opposti tre categorie di creditori, e precisamente:
- un'associazione di fondi pensione domiciliati nello Stato dell'Indiana, che lamentano una serie di eccezioni, tra cui: il fatto che il Tesoro non può usare i fondi TARP per salvare un'industria automobilistica piuttosto che finanziaria; la ristrettezza dei tempi imposti alla procedura, che impedisce i diritti di difesa e la ricerca di altri acquirenti; la lesione dei diritti di prelazione dei fondi rispetto ad altri creditori meno privilegiati (quali i lavoratori, secondo la legge USA); l'inadeguatezza economica della somma offerta per l'acquisto
- le associazioni dei consumatori, che adducono il fatto che l'operazione impedirebbe a soggetti feriti o uccisi da autoveicoli Chrysler di chiedere alla "vecchia" Chrysler i danni derivanti da difetti di costruzione
- un'associazione di vedove di operai deceduti per mesotelioma, che pure adducono il fatto che venendo meno la "vecchia" Chrysler non vi sarebbe alcuno per rifondere i danni
Sia la corte di I grado del Southern District of New York sia la Court of Appeal for the 2nd Circuit hanno dato ragione a Chrysler (e al Tesoro degli Stati Uniti), e pertanto i tre soggetti sopra indicati si sono rivolti alla U.S. Supreme Court, la Corte Suprema federale.
Il ricorso è stato assegnato al giudice Ruth Bader Ginsburg, competente per il 2nd Circuit, che qualche minuto prima dello scadere del termine entro il quale sarebbe divenuta esecutiva la sentenza d'appello (e pertanto avrebbe potuto essere perfezionata l'operazione di vendita) ha emesso un ordine di sospensione, al fine di poter decidere con più calma il merito delle cause.
Questo non vuol dire che il giudice si sia schierato pro o contro la Fiat, ma semplicemente che si è presa tempo per decidere, tutto qui.
I motivi di questo fermo tecnico infatti possono essere i più vari: il giudice Ginsburg può aver ritenuto di non assumersi la responsabilità unica della decisione, bensì di volerla condividere con gli altri otto colleghi; oppure può già aver consultato i colleghi, e in presenza di opinioni dissenzienti aver deciso il "congelamento" per preparare un parere di maggioranza; o può anche aver deciso di attendere le motivazioni della sentenza della Court of Appeal.
Possiamo comunque affermare che la decisione assunta dal giudice è stata l'unica seriamente prospettabile, dal momento che qualora non avessa fatto così ella si sarebbe assunta la responsabilità di un atto dal quale non sarebbe stato possibile tornare indietro, senza neppur aver potuto leggere gli atti di causa (pensiamo infatti che i cancellieri della Corte Suprema hanno potuto completare il fascicolo -enorme- solo verso mezzogiorno di lunedì, e il termine scadeva alle quattro del pomeriggio).
Aspettiamo ora di vedere cosa succederà.
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Un cordiale vaffanculo a... /4
Ecco: se io fossi Nichi Vendola e mi alzassi un mattino postelettorale, aprissi il giornale e vedessi un articolo di Marta Flavi Giovanna Melandri la quale, dopo avermi sbattuto nel limbo dell'extraparlamentarismo anche al Parlamento Europeo grazie allo sbarramento del 4%, mi invitasse a lavorare insieme. Da domani. Con un abbraccio affettuoso; ecco: s'io fossi lui, mi girerebbero i coglioni come le pale di un elicottero.
lunedì 8 giugno 2009
Cose giuste e sagge
Vengono scritte da rectoscopy in questo post.
I cococo non sono un'invenzione berlusconiana. La precarizzazione del lavoro giovanile è stata introdotta da voi. Avete trasformato un'intera generazione in un popolo di cococo, cocopro, partite ive. Con il paradosso che un neoavvocato, un neocommercialista, un neoingegnere (non si parla mica di laureati in scienze politiche, eh!) in un mese guadagna meno di un coetaneo che fa il magazziniere all'Auchan.Salva la discriminazione verso il laureato in Scienze politiche, beninteso.
Avete creato un esercito di liberi professionisti, ancorché finti. Finti perché di fatto si tratta di lavoratori subordinati, che dipendono da qualcuno. Però di un lavoratore autonomo hanno lo stesso rischio di impresa e, peggio ancora, lo stesso sistema di tassazione. E perciò ragionano da autonomo.
In Italia c'è il paradigma ideologico che, siccome sei un autonomo, evadi almeno la metà. Perciò se è giusto che tu paghi il 20% di imposte, te ne devo chiedere almeno il 40%. Questo sistema funzionava quando i lavoratori autonomi erano davvero ricchi (ed evasori). Ma presto i giovani autonomi hanno cominciato a farsi due conti in tasca e hanno scoperto che dei 1.000-1.200 euri lordi mensili in tasca gliene rimanevano pochetti. Ed ecco che il popolano con la partita iva inizia a votare chi gli promette meno tasse. O quando va bene, se ne sta a casa.
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Da ricostruirci anche il Belice
Grazie a Crisis? What Crisis? intercetto una notizia che sembra non aver ancora trovato spazio sulla stampa mainstream, eccezion fatta per il quotidiano di famiglia.
La Guardia di Finanza ha sequestrato a due giapponesi un po' di titoli di stato USA che i due stavano cercando di portare in Isvizzera, in un doppiofondo.
Centotrentaquattro miliardi di dollari. Pari a novantasei miliardi di euri. Come dire centonovantacinquemila miliardi di lire.
Lo stesso sito della Guardia di Finanza riporta la notizia parlando di milioni, non di miliardi, ma riprende il titolo sbagliato di AdnKronos.
I casi sono solo due: i titoli del tesoro USA sono falsi (per quanto sembrino fatti dannatamente bene, secondo le agenzie). E' la cosa più probabile, data la cifra incredibile in ballo, ma allora c'è da chiedersi per quale enorme stangata siano stati stampati centinaia di certificati del Tesoro falsi, ciascuno da 500 milioni o da un miliardo di dollari. Quali affari schifosamente sporchi possono essere messi in piedi da qualcuno a cui vuoi truffare cifre di quel genere? Quest'affare sarebbe del tutto inverosimile improbabile anche in un film di 007, e invece eccotelo lì, accaduto davvero; e non riusciamo neppure a sognare cosa possa esserci dietro.
C'è poi la possibilità (forse un po' remota) che i bond siano veri; e in tal caso, oltre al chiedersi quali affari dannatamente più sozzi ci siano dietro, è interessante osservare che la sanzione amministrativa (pari al 40% del valore non dichiarato) ammonterebbe a qualche 40 miliardi di euri.
In ogni caso, vale la pena di stare sul pezzo per vedere come andrà a finire.
La Guardia di Finanza ha sequestrato a due giapponesi un po' di titoli di stato USA che i due stavano cercando di portare in Isvizzera, in un doppiofondo.
Centotrentaquattro miliardi di dollari. Pari a novantasei miliardi di euri. Come dire centonovantacinquemila miliardi di lire.
Lo stesso sito della Guardia di Finanza riporta la notizia parlando di milioni, non di miliardi, ma riprende il titolo sbagliato di AdnKronos.
I casi sono solo due: i titoli del tesoro USA sono falsi (per quanto sembrino fatti dannatamente bene, secondo le agenzie). E' la cosa più probabile, data la cifra incredibile in ballo, ma allora c'è da chiedersi per quale enorme stangata siano stati stampati centinaia di certificati del Tesoro falsi, ciascuno da 500 milioni o da un miliardo di dollari. Quali affari schifosamente sporchi possono essere messi in piedi da qualcuno a cui vuoi truffare cifre di quel genere? Quest'affare sarebbe del tutto inverosimile improbabile anche in un film di 007, e invece eccotelo lì, accaduto davvero; e non riusciamo neppure a sognare cosa possa esserci dietro.
C'è poi la possibilità (forse un po' remota) che i bond siano veri; e in tal caso, oltre al chiedersi quali affari dannatamente più sozzi ci siano dietro, è interessante osservare che la sanzione amministrativa (pari al 40% del valore non dichiarato) ammonterebbe a qualche 40 miliardi di euri.
In ogni caso, vale la pena di stare sul pezzo per vedere come andrà a finire.
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Due osservazioni a caldo
Due osservazioni a caldo, così come vengono e senza sparare pipponi.
La prima è più una battuta o meglio una chiosa a ciò che ci siamo detti nei giorni scorsi: vale a dire che nei dibattiti televisivi su successi, tenute e sconfitte, ciascun partito si presenta in quanto partito e non con la faccia degli eletti a Strasburgo: e pertanto Melandri e Fassino (che sono quelli che vanno ai dibattiti e dichiarano sui giornali) possono vantarsi per i successi in realtà ascrivibili a Scalfarotto e Serracchiani: voti dati a questi ultimi da elettori che, se in lista vi fossero stati solo rappresentanti dell'apparato centrale del partito mai e poi mai avrebbero votato PD. Fa parte delle regole del gioco, per carità: lo sapevamo fin dall'inizio che sarebbe andata così; ma a chi ha votato potrebbe anche fare un po' rabbia.
La seconda: ammettendo, con una forzatura, che si possano ascrivere anche i radicali nel coacervo del centrosinistra, esiste un 10% di voto disperso che qualora confluisse nel PD potrebbe portarlo ad essere di un pelo il primo partito. questa osservazione, che potrebbe far pensare a taluno, in primis Franceschini o Sofri, che votare sì al referendum possa essere una buona idea è smentita da tutta una serie di circostanze.
Anzitutto, il fatto che qualora per assurdo il PD riuscisse a prendere i voti di RC, S&L e radicali, allora il PdL prenderebbe quelli della Lega, ma allora il PD prenderebbe quelli dell IdV e allora il PdL quelli di Casini. Ci sembra assurdo tutto ciò? A me sì, ma badate bene che la logica di ciascun passaggio successivo non è meno solida di quella del passaggio precedente.
Anzi, la circostanza che un 10-12% di italiani (comprendiamo anche la Destra) abbia votato buttando via scientemente il voto, pur di non darlo a uno dei partiti maggiori che hanno imposto lo sbarramento al 4%, dimostra che il cosiddetto "voto utile" non ha alcuna presa, o perlomeno che non ha alcuna presa a sinistra.
Coloro che credono nei valori della sinistra preferiscono buttare via il proprio suffragio piuttosto che darlo al partito che vede nelle sue file Binetti, Rutelli e Melandri (e Penati).
Qualora quindi per avventura dovesse essere raggiunto il quorum ai referenda elettorali (data per scontata la vittoria del Sì sui voti espressi), il vantaggio in termini di mera tattica per il PD sarebbe minuscolo; mentre il vulnus inflitto al sistema di regole democratiche enorme.
Temo che la dirigenza del PD questo ragionamento non lo voglia o non lo sappia fare, e temo che in queste due settimane che ci separano dalla prossima chiamata alle urne sentiremo ragionamenti esattamente opposti: vero è che ultimamente ci azzecco poco, per cui aspettiamo e stiamo a vedere cosa succederà.
La prima è più una battuta o meglio una chiosa a ciò che ci siamo detti nei giorni scorsi: vale a dire che nei dibattiti televisivi su successi, tenute e sconfitte, ciascun partito si presenta in quanto partito e non con la faccia degli eletti a Strasburgo: e pertanto Melandri e Fassino (che sono quelli che vanno ai dibattiti e dichiarano sui giornali) possono vantarsi per i successi in realtà ascrivibili a Scalfarotto e Serracchiani: voti dati a questi ultimi da elettori che, se in lista vi fossero stati solo rappresentanti dell'apparato centrale del partito mai e poi mai avrebbero votato PD. Fa parte delle regole del gioco, per carità: lo sapevamo fin dall'inizio che sarebbe andata così; ma a chi ha votato potrebbe anche fare un po' rabbia.
La seconda: ammettendo, con una forzatura, che si possano ascrivere anche i radicali nel coacervo del centrosinistra, esiste un 10% di voto disperso che qualora confluisse nel PD potrebbe portarlo ad essere di un pelo il primo partito. questa osservazione, che potrebbe far pensare a taluno, in primis Franceschini o Sofri, che votare sì al referendum possa essere una buona idea è smentita da tutta una serie di circostanze.
Anzitutto, il fatto che qualora per assurdo il PD riuscisse a prendere i voti di RC, S&L e radicali, allora il PdL prenderebbe quelli della Lega, ma allora il PD prenderebbe quelli dell IdV e allora il PdL quelli di Casini. Ci sembra assurdo tutto ciò? A me sì, ma badate bene che la logica di ciascun passaggio successivo non è meno solida di quella del passaggio precedente.
Anzi, la circostanza che un 10-12% di italiani (comprendiamo anche la Destra) abbia votato buttando via scientemente il voto, pur di non darlo a uno dei partiti maggiori che hanno imposto lo sbarramento al 4%, dimostra che il cosiddetto "voto utile" non ha alcuna presa, o perlomeno che non ha alcuna presa a sinistra.
Coloro che credono nei valori della sinistra preferiscono buttare via il proprio suffragio piuttosto che darlo al partito che vede nelle sue file Binetti, Rutelli e Melandri (e Penati).
Qualora quindi per avventura dovesse essere raggiunto il quorum ai referenda elettorali (data per scontata la vittoria del Sì sui voti espressi), il vantaggio in termini di mera tattica per il PD sarebbe minuscolo; mentre il vulnus inflitto al sistema di regole democratiche enorme.
Temo che la dirigenza del PD questo ragionamento non lo voglia o non lo sappia fare, e temo che in queste due settimane che ci separano dalla prossima chiamata alle urne sentiremo ragionamenti esattamente opposti: vero è che ultimamente ci azzecco poco, per cui aspettiamo e stiamo a vedere cosa succederà.
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sabato 6 giugno 2009
Aria gravosa e morta
Tonino ha fatto una serie di considerazioni sul mio post con il quale comunicavo l'andata in montagna e, per essa, il mio disertare i seggi elettorali a questa tornata.
Date le condizioni meteorologiche non sono andato ai monti, bensì al cinema; e approfitto per rispondere alle osservazioni, che sono molto interessanti. In corsivo i commenti di Tonino.
Quella che tra due contendenti indistinguibili è meglio scegliere l'avversario manifesto perché lo si combatte meglio è una massima arguta e di successo. Quello che debbo registrare è che in diversi anni di politica meneghina all'atto pratico non si è mai dimostrata vera, almeno nella sua seconda parte. Altro che lotte, nel tempo ci si è fatti brutti, sporchi e rassegnati che è una bellezza.
Ciò che dici è in parte vero: mi riferisco alla parte in cui dici che siamo divenuti brutti, sporchi e rassegnati (soprattutto rassegnati). Credo però che, seppur il centrosinistrame milanese abbia propinato candidati sindaci impresentabili, quali il mai abbastanza vituperato Aldo Fumagalli (per non dir di Diego Masi in regione), ciononostante rispetto a Formentini, Albertini e Moratti quasi tutti sono stati una scelta migliore, o perlomeno meno peggio, dell'avversario: votabili seppur con naso tappato.
Penati no, è diverso: un fascioleghista che ha come unica visione strategica l'utilizzo della Provincia come comitato d'affari, l'agevolazione delle iniziative speculative degli amici sul territorio provinciale e la ricerca del consenso tramite l'appello ai più bassi istinti autoritari e razzisti. Podestà forse non è meglio solo perché dichiaratamente avversario: tempo che sia meglio a prescindere.
[Il Parlamento europeo] ha (1) una competenza e un ruolo limitato e (2) è vero che viene da noi sfruttato secondo logiche nazionali e per parcheggiare personale politico.
Al primo punto risponderei che l'Unione è tra una fase comatosa e l'altra comunque una realtà fatta e ciò che esprime in positivo è anche merito della presenza del parlamento al suo interno; mentre per ciò che si giudica in negativo non si può intervenire senza far leva ancora sul parlamento. Una quadratura un po' paracula ma penso piuttosto vera.
Al secondo dico che le secche acquitrinose della nostra politica non possono essere una ragione per rassegnarsi a queste stesse secche: sarebbe una fonte circolare che si autoalimenta. Il voto europeo va visto come un'opportunità di uscire dal nostro clima asfittico e mortificato, di guardare un po' oltre l'orizzonte nonostante le candidature pilotate e ciò che sottintendono.
La mia opinione (personalissima e senza supporto documentato: prendila come se fossimo al bar) è che il Parlamento europeo sia stato costituito solo in quanto dopo l'adesione del Regno Unito non sarebbe stato possibile altrimenti possibile per la CE avere un bilancio autonomo e amministrare risorse economiche (cioè tasse): ciò per effetto del principio no taxation without representation, fondamentale per gli anglosassoni; e difatti il Parlamento europeo non è un organo politico: la politica la fa la Commissione, che è emanazione dei Governi.
Quanto al fatto che il voto europeo sia l'opportunità di guardare al di là dell'orizzonte, mi sembra una petizione di principio: votare insieme ad altri 26 paesi può essere un'occasione di questo tipo: ma dipende non solo da con chi si voti, ma anche per cosa. A me, questo cosa non convince.
Suzuki-maruti: oddio chiedere a Enrico se bisogna pensare male delle sinistre minoritarie è come chiedere al pesciarolo se il pesce è veramente fresco... Cioè al di là del merito mi sembra che anche in questo caso cerchi un po' l'opinione che ti confermi nella sensazione di non avere scelte accettabili. Credo che nello stesso pezzo sottolinei che per come sono fatte queste elezioni, per lo scopo e il senso che hanno vale la pena di votare la persona più che la lista pensando a quello che si ritiene potrebbe fare nel caso di elezioni e mi sembra un ragionamento abbastanza condivisibile.
Sono d'accordo sulla prima parte: e infatti la frase incriminata non ha fatto che chiarirmi meglio un'idea che già frullava in testa, in particolare sull'eterogeneità della compagine di S&L, che oltretutto ricomprende i Verdi, la cui presenza non è a mio parere secondario motivo nella batosta di Sinistra arcobaleno.
Vediamo al punto relativo al "votare la persona e non la lista", che ho gia affrontato nel precedente post, e che è una posizione molto diffusa, condivisa oltre che da Tonino e Mantellini e migliaia di altri, anche da una persona con la quale per solito sono d'accordo anche sulle virgole, come Scorfano, che difatti ha espresso anche lui un commento lucido.
La mia opinione è che si tratti di una posizione sbagliata, e ne spiego le ragioni.
Se stessimo parlando di un'istituzione che ha potere, e i cui membri hanno quindi potere, sarei d'accordo con voi.
Ma se l'istituzione eletta non ha alcun potere, anche gli eletti non servono a granché se non a far presenza nei Gruppi e in aula, e smuovere un po' di carte. E allora cosa rimane, di tutta quest'elezione? Rimane, come Tonino stesso diceva poc'anzi, l'effetto delle elezioni sulla politica nazionale: vale a dire che queste elezioni sono un test per vedere come si posizione l'opinione di ciascun Paese.
Sappiamo bene che in Italia, per la situazione politica di questi mesi, la ricaduta nazionale delle elezioni europee è molto ma molto più intensa che altrove.
E quindi che cosa rimane, alla fin fine, del voto al mitico Scalfarotto o alla brillante Serracchiani? Non tanto la persona che siederà a Strasburgo a far poco (sempre meglio loro che altri, per carità, ma sempre poco faranno): no, rimarrà il voto per il PD che essi procureranno al partito nelle cui fila si presentano.
In altre parole: è Scalfarotto che fa un favore al PD procurandogli voti per mezzo di chi crede in lui, e non viceversa: ad urne chiuse, chi si avvantaggerà del voto a Scalfarotto sarà solo e unicamente Franceschini (e Scalfarotto, ovviamente, che prenderà un bello stipendio; ma credo sia uno dei pochi a cui ciò importa poco).
Date le condizioni meteorologiche non sono andato ai monti, bensì al cinema; e approfitto per rispondere alle osservazioni, che sono molto interessanti. In corsivo i commenti di Tonino.
Quella che tra due contendenti indistinguibili è meglio scegliere l'avversario manifesto perché lo si combatte meglio è una massima arguta e di successo. Quello che debbo registrare è che in diversi anni di politica meneghina all'atto pratico non si è mai dimostrata vera, almeno nella sua seconda parte. Altro che lotte, nel tempo ci si è fatti brutti, sporchi e rassegnati che è una bellezza.
Ciò che dici è in parte vero: mi riferisco alla parte in cui dici che siamo divenuti brutti, sporchi e rassegnati (soprattutto rassegnati). Credo però che, seppur il centrosinistrame milanese abbia propinato candidati sindaci impresentabili, quali il mai abbastanza vituperato Aldo Fumagalli (per non dir di Diego Masi in regione), ciononostante rispetto a Formentini, Albertini e Moratti quasi tutti sono stati una scelta migliore, o perlomeno meno peggio, dell'avversario: votabili seppur con naso tappato.
Penati no, è diverso: un fascioleghista che ha come unica visione strategica l'utilizzo della Provincia come comitato d'affari, l'agevolazione delle iniziative speculative degli amici sul territorio provinciale e la ricerca del consenso tramite l'appello ai più bassi istinti autoritari e razzisti. Podestà forse non è meglio solo perché dichiaratamente avversario: tempo che sia meglio a prescindere.
[Il Parlamento europeo] ha (1) una competenza e un ruolo limitato e (2) è vero che viene da noi sfruttato secondo logiche nazionali e per parcheggiare personale politico.
Al primo punto risponderei che l'Unione è tra una fase comatosa e l'altra comunque una realtà fatta e ciò che esprime in positivo è anche merito della presenza del parlamento al suo interno; mentre per ciò che si giudica in negativo non si può intervenire senza far leva ancora sul parlamento. Una quadratura un po' paracula ma penso piuttosto vera.
Al secondo dico che le secche acquitrinose della nostra politica non possono essere una ragione per rassegnarsi a queste stesse secche: sarebbe una fonte circolare che si autoalimenta. Il voto europeo va visto come un'opportunità di uscire dal nostro clima asfittico e mortificato, di guardare un po' oltre l'orizzonte nonostante le candidature pilotate e ciò che sottintendono.
La mia opinione (personalissima e senza supporto documentato: prendila come se fossimo al bar) è che il Parlamento europeo sia stato costituito solo in quanto dopo l'adesione del Regno Unito non sarebbe stato possibile altrimenti possibile per la CE avere un bilancio autonomo e amministrare risorse economiche (cioè tasse): ciò per effetto del principio no taxation without representation, fondamentale per gli anglosassoni; e difatti il Parlamento europeo non è un organo politico: la politica la fa la Commissione, che è emanazione dei Governi.
Quanto al fatto che il voto europeo sia l'opportunità di guardare al di là dell'orizzonte, mi sembra una petizione di principio: votare insieme ad altri 26 paesi può essere un'occasione di questo tipo: ma dipende non solo da con chi si voti, ma anche per cosa. A me, questo cosa non convince.
Suzuki-maruti: oddio chiedere a Enrico se bisogna pensare male delle sinistre minoritarie è come chiedere al pesciarolo se il pesce è veramente fresco... Cioè al di là del merito mi sembra che anche in questo caso cerchi un po' l'opinione che ti confermi nella sensazione di non avere scelte accettabili. Credo che nello stesso pezzo sottolinei che per come sono fatte queste elezioni, per lo scopo e il senso che hanno vale la pena di votare la persona più che la lista pensando a quello che si ritiene potrebbe fare nel caso di elezioni e mi sembra un ragionamento abbastanza condivisibile.
Sono d'accordo sulla prima parte: e infatti la frase incriminata non ha fatto che chiarirmi meglio un'idea che già frullava in testa, in particolare sull'eterogeneità della compagine di S&L, che oltretutto ricomprende i Verdi, la cui presenza non è a mio parere secondario motivo nella batosta di Sinistra arcobaleno.
Vediamo al punto relativo al "votare la persona e non la lista", che ho gia affrontato nel precedente post, e che è una posizione molto diffusa, condivisa oltre che da Tonino e Mantellini e migliaia di altri, anche da una persona con la quale per solito sono d'accordo anche sulle virgole, come Scorfano, che difatti ha espresso anche lui un commento lucido.
La mia opinione è che si tratti di una posizione sbagliata, e ne spiego le ragioni.
Se stessimo parlando di un'istituzione che ha potere, e i cui membri hanno quindi potere, sarei d'accordo con voi.
Ma se l'istituzione eletta non ha alcun potere, anche gli eletti non servono a granché se non a far presenza nei Gruppi e in aula, e smuovere un po' di carte. E allora cosa rimane, di tutta quest'elezione? Rimane, come Tonino stesso diceva poc'anzi, l'effetto delle elezioni sulla politica nazionale: vale a dire che queste elezioni sono un test per vedere come si posizione l'opinione di ciascun Paese.
Sappiamo bene che in Italia, per la situazione politica di questi mesi, la ricaduta nazionale delle elezioni europee è molto ma molto più intensa che altrove.
E quindi che cosa rimane, alla fin fine, del voto al mitico Scalfarotto o alla brillante Serracchiani? Non tanto la persona che siederà a Strasburgo a far poco (sempre meglio loro che altri, per carità, ma sempre poco faranno): no, rimarrà il voto per il PD che essi procureranno al partito nelle cui fila si presentano.
In altre parole: è Scalfarotto che fa un favore al PD procurandogli voti per mezzo di chi crede in lui, e non viceversa: ad urne chiuse, chi si avvantaggerà del voto a Scalfarotto sarà solo e unicamente Franceschini (e Scalfarotto, ovviamente, che prenderà un bello stipendio; ma credo sia uno dei pochi a cui ciò importa poco).
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Tuffo doppio carpiato con avvitamento
Dichiarare sul proprio blog per chi si vota è una scelta del tutto personale, e non è che si sia uomini, cittadino o blogger migliori se lo si fa o meno.
Però, una volta deciso di farlo, iniziare un post dicendo che non si voterà PD, e concluderlo dicendo che si voterà Serracchiani è, a mio parere, segno di una certa incoerenza rispetto alle proprie idee; un tentativo di tener la botte piena e la moglie ubriaca.
Però, una volta deciso di farlo, iniziare un post dicendo che non si voterà PD, e concluderlo dicendo che si voterà Serracchiani è, a mio parere, segno di una certa incoerenza rispetto alle proprie idee; un tentativo di tener la botte piena e la moglie ubriaca.
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venerdì 5 giugno 2009
Ville sparse e biancheggianti sul pendio

Vi comunico in modo più o meno ufficiale che, malgrado le previsioni del tempo siano tutt'altro che buone, il sottoscritto ha deciso di prendersi un giorno di ferie, dato che lunedì le scuole sono chiuse. Doman pomeriggio si recherà ai monti con figlioletto, cucinerà qualche manicaretto, farà qualche passeggiata e un paio di partitelle a Subbuteo. Il ritorno in città è previsto due giorni dopo, in serata.
Capite bene che questa decisione comporta la mia assenza dalla metropoli per tutta la giornata di domenica e per parte del lunedì, perlomeno fino ad oltre le ore 15.
Per quanto riguarda l'Ente Territoriale Inutile non ho mai avuto alcun dubbio (salvo, per un secondo, quando ho letto la provocazione di .mau. sulla lista "NO BOX"): i non milanesi faranno fatica a seguirmi, ma per i concittadini posso dire che quando la nostra sindachessa ha detto di votare per "Guido Penati" ha espresso con candore una profonda verità: l'indistinguibilità dei due candidati l'uno dall'altro.
E quando due candidati sono indistinguibili (ovviamente dal lato del peggio), a quel punto preferisco che vinca quello della parte peggiore: perlomeno appare chiaro che si tratta di un avversario contro il quale combattere.
Qualche dubbio, lo confesso, l'ho avuto per il Parlamento Europeo. Ho già espresso in precedenza la mia convinzione che sia un altro ente di nessuna utilità pratica e neppur teorica, ma è vero che questa consultazione ha anzitutto un significato in ambito nazionale.
Sono stato quindi tentato fino a poco fa di tracciare la croce sul simbolo di Sinistra e Libertà; poi ho letto un post di Suzukimaruti che in un passaggio dice:
La lista peggiore è un cartello elettorale che si chiama Sinistra e Libertà ed è capeggiata dal politico più sopravvalutato della storia italiana, cioè Nichi Vendola: si tratta di un curioso agglomerato fatto da ex rifondatori bertinottiani, gli apprezzatissimi (…) Verdi di Pecoraro Scanio - pare tutti e quattro - i socialisti liberal di Boselli e gli ex diessini ritardati (quelli che si sono accorti nel 2007 che non gli era piaciuta la svolta della Bolognina di Occhetto nel 1991) di Sinistra Democratica. Sono talmente divisi e inconciliabili, animati solo da un astio delirante verso il PD e verso Rifondazione, da non essere assolutamente in grado di produrre un programma comune. Ma fortunatamente non ci hanno nemmeno provato: il loro unico selling point politico è “noi siamo quelli immediatamente più a sinistra del PD: ci votate?”.E mi sono accorto che forse esagera un po', ma in fondo in fondo quello che dice è vero.
E quindi, oggi pomeriggio controllo l'olio e le gomme, senza rimpianti.
giovedì 4 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
Manuale di stile
Uso nel titolo il termine Manuale non perché mi sia montato la testa, bensì per assonanza con un Manuale ben più utile.
Ciò premesso, riprendo il tema del post di stamattina con il quale vi ho intrattenuto sul secondo fax mandato a Cartasì per far sì che smettesse di rompermi i santissimi con i propri messaggini (che confido anche voi riceviate, altrimenti significherebbe che mi hanno preso proprio di mira).
Penso sia apparso chiaro che, quando ho ricevuto il secondo messaggino mentre stavo cucinando il sugo con le polpette di salsiccia per i tre decenni affamanti, la reazione di stizza è stata solo momentanea, pensando alla possibilità che mi era stata offerta di scrivere un'altra letterina arguta (che poi ci sia riuscito o meno, non so), da pubblicare poi per il vostro sollazzo.
Del resto citare nello stesso contesto Sant'Anselmo e i Prolegomeni dovrebbe costituire un indizio sufficiente di registro ironico per chiunque abbia riminiscenze liceali sia su Sant'Anselmo che sui Prolegomeni, il che è tutt'altro che improbabile se consideriamo che fino a qualche tempo fa la responsabile delle pubbliche relazioni di una delle varie società cui fa capo il marchio Cartasì (con la quale ho avuto una fugace avventura al tempo di Usenet, ed ora bloggatrice di un certo seguito) è laureata in letteratura greca o in filosofia, non rammento bene, e citava Anassimandro con la leggerezza con la quale io cito Krugman.
Ma, a parte ciò, le letterone hanno anche un loro perché. Come potete ben immaginare, con il mestiere che faccio ho ricevuto tonnellate di lettere scritte nei più vari registri: dall'implorazione alla minaccia; dalla fredda enumerazione di fatti pertinenti alla ricostruzione delle sorti dell'economia mondiale; c'era chi attribuiva la responsabilità della propria inadempienza al vizio del giuoco e chi al complotto demoplutogiudaico o -recentemente- al signoraggio.
Talune di queste lettere sono state conservate perché sono il triste specchio dell'umana pazzia, o al contrario perché costituiscono dei piccoli gioielli letterari: ma questo prescinde dalla loro efficacia.
Per quanto riguarda specificamente quest'ultimo tema, è indubbio che quando si tratta di trattare operazioni da milioni di euri, l'asciuttezza e la precisione chirurgica siano essenziali: mai dire una parola meno o una parola più del dovuto; e nel dubbio meglio stare sul meno che sul più (e difatti al tavolo di negoziazione io, che di natura sono abbastanza loquace, resto praticamente muto per la più parte del tempo, e per giungere a tale risultato ho dovuto lavorare molto su me stesso: perché anche tacere è un'arte, che si impara con molta difficoltà).
Quando però si tratta di posizioni economicamente minime, il metro di giudizio è tutto diverso: tra una lettera di venti righe e una di cinque pagine, si presta maggiore attenzione a chi spedisce la lettera di cinque pagine: per un semplice motivo: è un rompicoglioni, e i rompicoglioni costano tantissimo.
Un rompicoglioni è capace di scriverti all'Ombudsman, all'Antitrust, alla Banca d'Italia, all'ISVAP, al Garante per la Privacy, al Presidente della Repubblica; per non parlare della locale Procura della Repubblica, che il discorso si complicherebbe.
E tutte queste autorità (salvo il Presidente della Repubblica, almeno nella mia personale esperienza) poi ti scrivono chiedendo spiegazioni, e dettagliate: perché è il loro mestiere farlo. Ovviamente, trattandosi di Autorità, questo provoca tutto un sommovimento all'interno dell'organizzazione, sia questa una Banca, una società di assicurazioni o quant'altro abbastanza faraonico per far sì che vi siano una sufficiente serie di gradini gerarchici tra il peone che gestisce l'operazione e il vertice aziendale: e quindi bozze di lettere, riunioni, revisioni di bozze, coinvolgimento di consulenti o legali, intervento dell'auditing interno... un incubo.
Un incubo costoso, poi: perché i consulenti si pagano, e comunque il tempo è denaro: ciò spiega perché il rompicoglioni debba essere blandito, coccolato, vezzeggiato: perlomeno finché non diventa un rompicoglioni così importante, in termini economici, da far sì che il coccolarlo e vezzeggiarlo diventi meno conveniente che il trattarlo male usando le maniere forti.
In conclusione: la nostra società è diventata così complessa che ciascuno di noi ha qualche piccola cartuccia da utilizzare per il proprio tornaconto, o semplicemente per la difesa dei propri interessi: basta conoscere i meccanismi.
Ciò premesso, riprendo il tema del post di stamattina con il quale vi ho intrattenuto sul secondo fax mandato a Cartasì per far sì che smettesse di rompermi i santissimi con i propri messaggini (che confido anche voi riceviate, altrimenti significherebbe che mi hanno preso proprio di mira).
Penso sia apparso chiaro che, quando ho ricevuto il secondo messaggino mentre stavo cucinando il sugo con le polpette di salsiccia per i tre decenni affamanti, la reazione di stizza è stata solo momentanea, pensando alla possibilità che mi era stata offerta di scrivere un'altra letterina arguta (che poi ci sia riuscito o meno, non so), da pubblicare poi per il vostro sollazzo.
Del resto citare nello stesso contesto Sant'Anselmo e i Prolegomeni dovrebbe costituire un indizio sufficiente di registro ironico per chiunque abbia riminiscenze liceali sia su Sant'Anselmo che sui Prolegomeni, il che è tutt'altro che improbabile se consideriamo che fino a qualche tempo fa la responsabile delle pubbliche relazioni di una delle varie società cui fa capo il marchio Cartasì (con la quale ho avuto una fugace avventura al tempo di Usenet, ed ora bloggatrice di un certo seguito) è laureata in letteratura greca o in filosofia, non rammento bene, e citava Anassimandro con la leggerezza con la quale io cito Krugman.
Ma, a parte ciò, le letterone hanno anche un loro perché. Come potete ben immaginare, con il mestiere che faccio ho ricevuto tonnellate di lettere scritte nei più vari registri: dall'implorazione alla minaccia; dalla fredda enumerazione di fatti pertinenti alla ricostruzione delle sorti dell'economia mondiale; c'era chi attribuiva la responsabilità della propria inadempienza al vizio del giuoco e chi al complotto demoplutogiudaico o -recentemente- al signoraggio.
Talune di queste lettere sono state conservate perché sono il triste specchio dell'umana pazzia, o al contrario perché costituiscono dei piccoli gioielli letterari: ma questo prescinde dalla loro efficacia.
Per quanto riguarda specificamente quest'ultimo tema, è indubbio che quando si tratta di trattare operazioni da milioni di euri, l'asciuttezza e la precisione chirurgica siano essenziali: mai dire una parola meno o una parola più del dovuto; e nel dubbio meglio stare sul meno che sul più (e difatti al tavolo di negoziazione io, che di natura sono abbastanza loquace, resto praticamente muto per la più parte del tempo, e per giungere a tale risultato ho dovuto lavorare molto su me stesso: perché anche tacere è un'arte, che si impara con molta difficoltà).
Quando però si tratta di posizioni economicamente minime, il metro di giudizio è tutto diverso: tra una lettera di venti righe e una di cinque pagine, si presta maggiore attenzione a chi spedisce la lettera di cinque pagine: per un semplice motivo: è un rompicoglioni, e i rompicoglioni costano tantissimo.
Un rompicoglioni è capace di scriverti all'Ombudsman, all'Antitrust, alla Banca d'Italia, all'ISVAP, al Garante per la Privacy, al Presidente della Repubblica; per non parlare della locale Procura della Repubblica, che il discorso si complicherebbe.
E tutte queste autorità (salvo il Presidente della Repubblica, almeno nella mia personale esperienza) poi ti scrivono chiedendo spiegazioni, e dettagliate: perché è il loro mestiere farlo. Ovviamente, trattandosi di Autorità, questo provoca tutto un sommovimento all'interno dell'organizzazione, sia questa una Banca, una società di assicurazioni o quant'altro abbastanza faraonico per far sì che vi siano una sufficiente serie di gradini gerarchici tra il peone che gestisce l'operazione e il vertice aziendale: e quindi bozze di lettere, riunioni, revisioni di bozze, coinvolgimento di consulenti o legali, intervento dell'auditing interno... un incubo.
Un incubo costoso, poi: perché i consulenti si pagano, e comunque il tempo è denaro: ciò spiega perché il rompicoglioni debba essere blandito, coccolato, vezzeggiato: perlomeno finché non diventa un rompicoglioni così importante, in termini economici, da far sì che il coccolarlo e vezzeggiarlo diventi meno conveniente che il trattarlo male usando le maniere forti.
In conclusione: la nostra società è diventata così complessa che ciascuno di noi ha qualche piccola cartuccia da utilizzare per il proprio tornaconto, o semplicemente per la difesa dei propri interessi: basta conoscere i meccanismi.
Tremonti Bond nuovamente
Per chi si fosse letto tutta la serie di articoli sui Tremonti Bond, segnalo un articolo molto interessante e preciso, e neppur eccessivamente difficile (salvo per la lingua: d'Albione) su Baseline Scenario, che illustra con grande chiarezza il concetto di "capitale regolamentare", per utilizzare un calco abbastanza comune o, come si dice da noi con maggior precisione, "patrimonio di vigilanza"
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maestrino
Cartasì reloaded
(segue da qui)
Egregi signori,
lo scorso 27 maggio, a seguito della ricezione notturna di vostri messaggi pubblicitari indesiderati vi ho inviato a mezzo telefax la lettera che per comodità vostra e per conoscenza dell' Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che ora sono costretto a interessare al tema, qui allego.
Per sovrappiù nella stessa data avevo contattato telefonicamente il vostro servizio clienti, presso il quale un operatore cortese e all'apparenza efficiente mi aveva detto che sul Vostro sistema informativo risultava una mia autorizzazione all'invio di messaggi di tal fatta (autorizzazione che io recisamente nego di aver mai fornito) e che avrebbe provveduto seduta stante a revocarla.
Potete bene immaginare il mio stupore quando nella serata del 1° giugno, assorto nelle mie riflessioni sui parallelismi e aporie della prova ontologica di Sant'Anselmo d'Aosta e dei Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza, sono stato nuovamente distratto e turbato da un nuovo messaggio con il quale voi promuovevate una nuova e non meno insulsa promozione, sempre con grande sciupìo di dozzinali punti esclamativi.
Capite bene che con questo siamo passati dal campo della mera distrazione a quello della conclamata fesseria. Ragioniamo: quanti saranno i vostri clienti che, indignati per la vostra precedente campagna, si saranno presi la briga di scrivere una lettera ampollosa per intimarvi di non permettervi di disturbarli più, minacciandovi espressamente di notificare il Garante qualora ciò fosse nuovamente accaduto? Vogliamo dire 10? o anche 20? o addirittura 50? Be', fossi stato in voi, avrei posto la più scrupolosa attenzione per far sì che costoro, dimostratisi particolarmente attenti alla tutela della propria sfera privata, (o, secondo una lectio facilior, semplicemente più litigiosi) non potessero mai ricevere in futuro alcun tipo di ulteriore nocumento alla propria quiete.
Anche perché, signori miei, anche solo l'ipotizzare che un'organizzazione come la vostra, che detiene i dati personali di milioni di cittadini e utenti, possa rispettare men che scrupolosamente le normative sulla protezione dei medesimi, è come immaginare che l'Esselunga possa vendere carote senza battere i relativi scontrini: sono cose che non si fanno, mai e poi mai, perché le conseguenze possono essere molto ma molto gravi, e certo non commisurate al minimo vantaggio ricevutone.
Pertanto, questa volta vi avverto chiamando a testimone l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali: smettetela di inviarmi le vostre promozioni. Non le voglio, non mi interessano se non come spunto di riflessione sull'inanità dell'umana natura. Mi intristisce il pensiero che vi siano persone, le quali in altri tempi si sarebbero stentatamente guadagnate un sudato pane con il duro lavoro dei campi, che possano ora condurre vite decorose o financo agiate semplicemente affastellando l'un l'altra parole e segni d'interpunzione tratti casualmente da uno scadente vocabolario della nostra bella e ricca lingua.
Non permettetevi di farlo, mai più.
Sperando di essere stato più chiaro e comunque più incisivo della volta precedente, vi invio i miei saluti.
Spettabile
Servizio clienti Cartasì
fax 02/xxxxxxxx
e p.c.
Onorevole Autorità Garante per
la protezione dei dati personali
fax 06.yyyyyyyy
Servizio clienti Cartasì
fax 02/xxxxxxxx
e p.c.
Onorevole Autorità Garante per
la protezione dei dati personali
fax 06.yyyyyyyy
Egregi signori,
lo scorso 27 maggio, a seguito della ricezione notturna di vostri messaggi pubblicitari indesiderati vi ho inviato a mezzo telefax la lettera che per comodità vostra e per conoscenza dell' Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che ora sono costretto a interessare al tema, qui allego.
Per sovrappiù nella stessa data avevo contattato telefonicamente il vostro servizio clienti, presso il quale un operatore cortese e all'apparenza efficiente mi aveva detto che sul Vostro sistema informativo risultava una mia autorizzazione all'invio di messaggi di tal fatta (autorizzazione che io recisamente nego di aver mai fornito) e che avrebbe provveduto seduta stante a revocarla.
Potete bene immaginare il mio stupore quando nella serata del 1° giugno, assorto nelle mie riflessioni sui parallelismi e aporie della prova ontologica di Sant'Anselmo d'Aosta e dei Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza, sono stato nuovamente distratto e turbato da un nuovo messaggio con il quale voi promuovevate una nuova e non meno insulsa promozione, sempre con grande sciupìo di dozzinali punti esclamativi.
Capite bene che con questo siamo passati dal campo della mera distrazione a quello della conclamata fesseria. Ragioniamo: quanti saranno i vostri clienti che, indignati per la vostra precedente campagna, si saranno presi la briga di scrivere una lettera ampollosa per intimarvi di non permettervi di disturbarli più, minacciandovi espressamente di notificare il Garante qualora ciò fosse nuovamente accaduto? Vogliamo dire 10? o anche 20? o addirittura 50? Be', fossi stato in voi, avrei posto la più scrupolosa attenzione per far sì che costoro, dimostratisi particolarmente attenti alla tutela della propria sfera privata, (o, secondo una lectio facilior, semplicemente più litigiosi) non potessero mai ricevere in futuro alcun tipo di ulteriore nocumento alla propria quiete.
Anche perché, signori miei, anche solo l'ipotizzare che un'organizzazione come la vostra, che detiene i dati personali di milioni di cittadini e utenti, possa rispettare men che scrupolosamente le normative sulla protezione dei medesimi, è come immaginare che l'Esselunga possa vendere carote senza battere i relativi scontrini: sono cose che non si fanno, mai e poi mai, perché le conseguenze possono essere molto ma molto gravi, e certo non commisurate al minimo vantaggio ricevutone.
Pertanto, questa volta vi avverto chiamando a testimone l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali: smettetela di inviarmi le vostre promozioni. Non le voglio, non mi interessano se non come spunto di riflessione sull'inanità dell'umana natura. Mi intristisce il pensiero che vi siano persone, le quali in altri tempi si sarebbero stentatamente guadagnate un sudato pane con il duro lavoro dei campi, che possano ora condurre vite decorose o financo agiate semplicemente affastellando l'un l'altra parole e segni d'interpunzione tratti casualmente da uno scadente vocabolario della nostra bella e ricca lingua.
Non permettetevi di farlo, mai più.
Sperando di essere stato più chiaro e comunque più incisivo della volta precedente, vi invio i miei saluti.
venerdì 29 maggio 2009
Comunicare fattivamente
Da: Mario Bianchi
Inviato: venerdì 22 maggio 2009 14.43
A: mfisk
Cc: XXXXXX
Oggetto: Condivisione Mappa Processi
Nell'ambito del progetto di mappatura e innovazione dei processi aziendali, stiamo procedendo ad un ulteriore affinamento della mappa dei processi già emanata con Comunicazione Organizzativa n. 99/08.
Operativamente, partendo da una mappa già esistente dei processi, abbiamo cercato di evidenziare le attività chiave del processo confrontandoci con le procedure operative in essere.
Per i processi di Sua competenza, di cui alleghiamo schede di dettaglio, siamo quindi a richiederLe un’ulteriore verifica della scomposizione dei singoli processi in sottoprocessi.
RingraziandoLa per la Sua fattiva collaborazione, siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti,
Mario Bianchi
From: mfisk
Sent: Friday, May 29, 2009 3:53 PM
To: Mario Bianchi
Cc: XXXXXXXXXX
Subject: R: Condivisione Mappa Processi
Francamente non ho capito nulla, e non mi ha aiutato la circostanza che i file allegati non si possano aprire.
Forse questa circostanza sarebbe la prima procedura operativa da affinare. Operativamente e fattivamente, e magari scomponendo il processo in sottoprocessi.
Cordialità,
mfisk
Inviato: venerdì 22 maggio 2009 14.43
A: mfisk
Cc: XXXXXX
Oggetto: Condivisione Mappa Processi
Nell'ambito del progetto di mappatura e innovazione dei processi aziendali, stiamo procedendo ad un ulteriore affinamento della mappa dei processi già emanata con Comunicazione Organizzativa n. 99/08.
Operativamente, partendo da una mappa già esistente dei processi, abbiamo cercato di evidenziare le attività chiave del processo confrontandoci con le procedure operative in essere.
Per i processi di Sua competenza, di cui alleghiamo schede di dettaglio, siamo quindi a richiederLe un’ulteriore verifica della scomposizione dei singoli processi in sottoprocessi.
RingraziandoLa per la Sua fattiva collaborazione, siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Cordiali saluti,
Mario Bianchi
From: mfisk
Sent: Friday, May 29, 2009 3:53 PM
To: Mario Bianchi
Cc: XXXXXXXXXX
Subject: R: Condivisione Mappa Processi
Francamente non ho capito nulla, e non mi ha aiutato la circostanza che i file allegati non si possano aprire.
Forse questa circostanza sarebbe la prima procedura operativa da affinare. Operativamente e fattivamente, e magari scomponendo il processo in sottoprocessi.
Cordialità,
mfisk
Suspence!
Voi tutti sapete che ho scritto più volte che la storia di Silvio Berlusconi e (moglie, figli di primo letto, figli di secondo letto, Noemi, padre madre fidanzato nonna zia cugini, APEDSAAQCPHVLE*, PEDPMDSAAQCPHVLE**, veline candidate, veline non candidate e compagnia cantante) è destinata a tramutarsi in un boomerang per chi l'ha sollevata e in un vantaggio per Berlusconi.
Altri la pensavano diversamente, ed è un'opinione certo rispettabile anche se da me non condivisa. Ora però, vedendo il can can che sta montando oggi, e l'impressione sempre più netta di pugile alle corde del Caro Leader, nonché l'ansia di tutta la sua corte di sopire, troncare; troncare, sopire, ho come l'impressione di poter aver sbagliato valutazione.
A questo punto, insomma, non so più cosa pensare: sembra che la situazione sia a un punto di rottura, ma potrebbe anche essere una bolla di sapone o un petardo esplosivo: non ne ho più alcuna idea***.
E dato che il week-end, comprensivo di ponte, me lo fo tutto solo in montagna (fatti salvi tre bambini decenni scatenati, ma che sarà mai, in fondo), e la mia dotazione tecnologica non prevede diavolerie in grado di comunicare a distanza e tener aggiornati i miei lettori sul flusso di ciò che mi frulla in mente, credo proprio sia opportuno dichiararlo qui, per non far la figura di quello che arriva bel bello il giorno che tutti i giochi sono fatti e spara: "l'avevo detto, io!"
Insomma, se in questi giorni Berlusconi dovesse dimettersi, o al contrario lo dovesse fare Franceschini, o la magistratura dovesse arrestare uno dei due o entrambi, sappiate che tutto ciò non l'ho minimamente previsto.
*Attuale Principale Esponente Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*Principale Esponente Del Partito Minore Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*** e, detto tra noi, il non avere alcuna idea mi sembra l'atteggiamento più razionale, ora come ora.
Altri la pensavano diversamente, ed è un'opinione certo rispettabile anche se da me non condivisa. Ora però, vedendo il can can che sta montando oggi, e l'impressione sempre più netta di pugile alle corde del Caro Leader, nonché l'ansia di tutta la sua corte di sopire, troncare; troncare, sopire, ho come l'impressione di poter aver sbagliato valutazione.
A questo punto, insomma, non so più cosa pensare: sembra che la situazione sia a un punto di rottura, ma potrebbe anche essere una bolla di sapone o un petardo esplosivo: non ne ho più alcuna idea***.
E dato che il week-end, comprensivo di ponte, me lo fo tutto solo in montagna (fatti salvi tre bambini decenni scatenati, ma che sarà mai, in fondo), e la mia dotazione tecnologica non prevede diavolerie in grado di comunicare a distanza e tener aggiornati i miei lettori sul flusso di ciò che mi frulla in mente, credo proprio sia opportuno dichiararlo qui, per non far la figura di quello che arriva bel bello il giorno che tutti i giochi sono fatti e spara: "l'avevo detto, io!"
Insomma, se in questi giorni Berlusconi dovesse dimettersi, o al contrario lo dovesse fare Franceschini, o la magistratura dovesse arrestare uno dei due o entrambi, sappiate che tutto ciò non l'ho minimamente previsto.
*Attuale Principale Esponente Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*Principale Esponente Del Partito Minore Dello Schieramento Avverso A Quello Che Poi Ha Vinto Le Elezioni;
*** e, detto tra noi, il non avere alcuna idea mi sembra l'atteggiamento più razionale, ora come ora.
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