venerdì 12 giugno 2009

Poi dice che uno si butta a sinistra

La situazione nell'intellighenzia del Partito Democratico è molto ma molto più grave di quanto finora non si credesse.
Tralasciando* gli sproloqui dell'ideologo-fondatore (quel Michele Salvati che ha avuto per la sinistra lo stesso effetto benefico che Mariotto Segni ha avuto per l'Italia), il quale incuba** un partito unico ricomprendente, tra gli altri, Tremonti, Sacconi e Brunetta, il punto fondamentale all'attenzione dei vertici e dei simpatizzanti è, nientemeno, la serrata dialettica tra D'Alema e dalemiani e Veltroni e veltroniani, con uno spruzzo di ex democristiani di contorno.
Su queste pagine si è parlato molto, e molto male, di Veltroni, ma si sono spese poche parole su D'Alema: e dato che quando si parla di PD qui si critica, tale silenzio avrebbe potuto far pensare che vi fosse una certa simpatia per il baffuto brizzolato ex presidente del consiglio.
Così non è.
Tanto si è disprezzato Veltroni per la visionarietà del progetto, accompagnata dalla più serena mancanza di una qualunque linea strategica (salvo si possa definire tale il tentativo, ontologicamente perdente, di non scontentare nessuno e di non prendere mai una posizione decisa su qualunque argomento, eccezion fatta per il presidente della Commissione RAI), ma ciononostante gli si è riconosciuto di possedere uno spiccato spirito etico e un forte sistema di valori: valori sballati, inutili e non accompagnati dalla necessaria forza di volontà per affermarli: ma valori.
L'altro, l'avversario di sempre, sembra invece avere quale unica strategia la conquista del potere, in sé e per sé. Che, se ci pensiamo bene, non si può neppur definire strategia, dato che la strategia si indirizza al raggiungimento di un fine; ma se il fine è vincere in sé e per sé, allora strategia e tattica si sovrappongono l'un l'altra: il che in sé dimostra, quando mai servisse, che ciò non è una cosa buona.
D'Alema, al contrario di Veltroni, viene universalmente riconosciuto come persona di grande intelligenza, o perlomeno di grande furbizia. Non si sa bene da cosa derivi questa fama, dal momento che anche la furbizia, che (giova rammentarlo) nella commedia dell'Arte è la virtù dei servi, è tale solo fin tanto che consente di conseguire gli obiettivi che ci si prefiggono. D'Alema questi obiettivi li ha sempre sfiorati, mai raggiunti.
Ricorderete i disastrosi risultati del suo governo, conclusosi con il capitombolo della sinistra alle elezioni regionali, e che nel frattempo era riuscito persino a portare l'Italia in guerra, per la prima volta nella storia repubblicana. Il fallimento della bicamerale; la mancata elezione alla presidenza della Repubblica; e più in generale il quotidiano atteggiarsi a Richelieu della politica italiana senza metterci fino in fondo la faccia, pago del ruolo di burattinaio di marionette che, da lui manovrate in realtà o anche solo in apparenza, hanno iscritto fin dal primo momento nel proprio fato il destino della sconfitta; e amara perdipiù.
Più degni di stima mi sembrano taluni dalemiani evoluti, quali l'ex presidente della Provincia di Milano Penati Filippo, il quale ha dimostrato nei cinque anni di suo governo di puntare all'esercizio del potere non come succedaneo del coito, bensì a puro fine di arricchimento personale e di sistemazione di amici, amici di amici e così via, sino alla quinta iterazione. Trovo che sia molto più vicino al comun sentire del nostro Paese che il potere venga utilizzato a tali fini, piuttosto che in funzione del mero bearsi la mattina, durante la rasatura.



* se pensate che non stia bene iniziare un periodo lungo e ampolloso con un gerundio, sappiate che vi sbagliate
** nel senso di colui che, pasciutosi di peperoni e fagioli con le cotiche, non trova nel sonno una pace ristoratrice

9 commenti:

ilcomiziante ha detto...

Si preparano alla volatilizzazione di altri 2/3 milioni di voti. Io mi chiedo fino a dove si possa arrivare, prima che altri prendano il loro posto. Perché un vuoto politico, c'è, è innegabile.

Giacomo Cariello ha detto...

Occhio che tra un po' ti chiederanno di rettificare ;-)

mfisk ha detto...

Rettificare, sì.
Nel senso del pistone.

mfisk ha detto...

@l comiziante: tranquillo, c'è pur sempre Fassino, di cui non abbiamo ancora detto.

scorfano ha detto...

Io condivido la tua nalisi sia su Veltroni sia su D'Alema. Non vedo ragioni per cui uno debba buttarsi più a sinistra, però. In quanto non mi pare che più a sinistra abbiano saputo fare meglio o di più. Ci sono, certo, alcuni personaggi degni di stima (ma quelli ci sono anche nel Pd). Ma non vedo un vero progetto nemmeno lì, onestamente. E mi hanno stancato pure loro: dopo tanti voti miei che si sono presi negli ultimi vent'anni.

mfisk ha detto...

@scorfano: http://tinyurl.com/nmre48

wizzo ha detto...

Sì, sì, sì.

Andrea Orsini ha detto...

Seguo con molto interesse il tuo blog. Mi trovo spesso d'accordo con le tue analisi e le tue osservazioni, ma anche quando la penso in parte in modo diverso ti leggo volentieri, visto che parti sempre da un punto di vista originale e inedito. Mi sorprende perciò la tua opinione su D'Alema. Da dalemiano, per quanto "atipico", mi trovo infatti d'accordo sia con te che con D'Alema: mi pare infatti che la pensiate in modo simile, spesso sulle singole questioni, più in generale sul modo stesso di intendere e concepire la politica. Ti dò dunque questa notizia: sei un dalemiano inconsapevole.

P.S. Tra l'altro, Franesco Cundari, che citi spesso e del quale hai addirittura detto che sei certo di essere d'accordo con lui ancora prima di leggerlo, è un dalemiano doc... Pertanto: se a A è uguale a B e B è uguale a C ... Trai tu le conclusioni.

m.fisk ha detto...

Ti ringrazio anzitutto di aver fatto emergere dalle nebbie della memoria questo post nel quale, fra l'altro, vi era la prova provata del fatto che tutti noi sapessimo da tempo che Penati è un gran pezzo di mascalzone.
Ciò posto, tutti noi siamo un po' dalemiani, nel senso che ci piace e ci diverte la provocazione fina, la costruzione intellettuale, la risposta pungente.
Tuttavia, sia pur a distanza di tempo da questo scritto, non posso che confermare quanto avevo detto: D'Alema ha vissuto per l'esercizio scientifico del potere, ma alla fine ha portato a casa ben poco e, soprattutto, ben poco hanno ottenuto coloro che in lui si riconoscono almeno in parte.
Certo, è bello e divertente scambiarsi cenni d'intesa e soddisfazione sul socialxcoso fighetto quando lui è in televisione, e dire quanto è bravo: ma resta il fatto che quella bravura non porta lontano, è sterile.

 

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