venerdì 25 febbraio 2011

La mia Vittoria per un Regno


Dopo tutto il puttanaio montato dalla Confindustria, dalla Lega, dalla Gelmini, da Larussa e da un po' tutti quanti, alla fin fine il Governo, come a tutti noto, ha proclamato festivo il giorno del 17 marzo, accioché tutti gli itsaliani possano festeggiare serenamente e degnamente l'Unità d'Italia.
Il DL. 22/2/2011 n.5 recita infatti:
Articolo 1
1. Limitatamente all’anno 2011, il giorno 17 marzo e’ considerato giorno festivo ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 27 maggio 1949, n. 260.
Bello, no? Però c'è anche il comma 2:
2. Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private, derivanti da quanto disposto nel comma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festivita’ soppressa del 4 novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla festa nazionale per il 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia proclamata per il 17 marzo 2011.
Quindi, in sintesi: il 17 marzo si sta a casa, ma la ex-festività del 4 novembre (quella che consente al lavoratore di farsi un giorno a casa quando crede, o in alternativa di farsi pagare la giornata a fine anno) salta.
E così sono tutti contenti: i Larussa, le Marcegaglie, magari perfino la Lega, chissà.
Resta fuori solo la Gelmini, dato che gli studenti non vengono pagati e il 4 novembre sarebbero andati comunque a scuola: ma credo proprio che il giorno sarà recuperato, altrimenti per gli insegnanti sarebbe una scampagnata gratuita.

giovedì 24 febbraio 2011

Parole ben dette

Dal Corriere:
Successivamente il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto che venga posto fine alla «violenza mostruosa» in corso in Libia. La repressione in corso il Libia «viola le leggi internazionali» ed è contraria ai diritti umani ha aggiunto il presidente Usa per il quale «i diritti umani non sono negoziabili». Obama avrebbe dato ordine al proprio consiglio di sicurezza di studiare una serie di opzioni per affrontare la crisi. «Condanniamo fortemente l'uso della violenza in Libia - ha detto Obama -. Il bagno di sangue è mostruoso, ed è inaccettabile. Queste azioni violano le norme internazionali e ogni standard di normale decenza»

Similes cum similibus

Il mio post di ieri riguardante l'affaire Pisapia ha raccolto alcuni commenti.
Tra questi, uno che conclude così:
Piasapia non c'entra, pero' similes cum similibus
e che costituisce la miglior dimostrazione della tesi che propugnavo.

mercoledì 23 febbraio 2011

Error 404

C'è su Repubblica un pezzo di Arturo Di Corinto, il cui scopo è, in buona sostanza, quello di far riflettere il lettore su quanto sia bravo e preparato il giornalista estensore, quanti termini tecnici egli conosca e quanto sarebbe bello masticare un po' di tutte quelle cose strane e vagamente inquietanti: come non rimanere affascinati quando scopriamo che «In Bahrein, Yemen, Siria, ma anche in altri stati spopola un software per Windows e Linux, semplice da usare, tutto italiano, che consente la creazione di "siti web", al di fuori del web, portali con forum e blog che non necessitano di alcun server centrale - il portale si propaga in peer to peer (p2p) e si duplica integralmente nel computer di ogni singolo nodo collegato»?
In effetti devono essere proprio dei cattivoni questi governanti che mettono in piedi una serie di tecniche censorie, che il nostro giornalista enumera una per una: «Error, conditio, votum, cognatio, crimen. Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas»*.
E che scandalo scoprire che non c'è solo la Libia, l'Egitto e l'Iran, dato che «più di 36 paesi filtrano a vario livello contenuti politici, siti religiosi, pornografia, gioco d'azzardo»: dei veri illiberali.
Peccato che il Di Corinto si sia dimenticato di dire che lo fa anche il Governo italiano: il pezzo sarebbe stato perfetto.



* accipicchia, ho sbagliato il copincollo. La citazione corretta era: «il blocco degli indirizzi Ip, delle Url tramite un proxy server, la manomissioni del DNS (il sistema che ci fa trovare gli indirizzi dei siti), azioni che inibiscono l'accesso a specifiche pagine web, interi domini (.org., .com, .ly, etc), o indirizzi specifici. L'installazione di filtri all'interno del computer degli utenti, il blocco delle keyword che impedisce l'accesso a siti che hanno certe parole nel nome o impediscono ai motori di ricerca di visualizzarle sulla base di blacklist di parole scottanti»

Sudditanza culturale

Non ho votato alle primarie per il candidato sindaco milanese, per l'ottimo motivo che io non voto alle primarie. Se fossi stato costretto, avrei certo votato Onida, dato che Boeri era un parto di quella stessa società civile che ci ha somministrato pillole di questurini e confindustriali, senza nemmeno indorarcele, e Pisapia mi sembrava, e tuttora mi sembra, un po' troppo "molle" per combattere la battaglia contro la Moratti.
Ciò non toglie che, una volta ritrovatomi Pisapia come candidato, ho iniziato a farmelo piacere, e pensavo che con tutta probabilità al momento giusto l'avrei pure votato.
Poi è venuto il bailamme* degli affitti del Pio Albergo Trivulzio, e si è scoperto che Pisapia ha una fidanzata, e che quella fidanzata conduce in affitto un appartamento del Pio Albergo Trivulzio: un appartamento locato 23 anni e un marito fa.
Il Pisapia, che evidentemente non legge Wolfstep, avrebbe dovuto rispondere: «Embè?» e invece si è scusato per aver commesso una leggerezza, rafforzandomi nell'opinione che sia troppo molle per affrontare la campagna elettorale ma, allo stesso tempo, convincendomi che sia una persona perbene: una persona che si scusa per qualcosa che non ha commesso né agevolato ma che, semplicemente, lo ha sfiorato.
Poniamo il caso che la macchina che a momenti mi tirava sotto, l'altro giorno, domani andasse a sbattere contro un muro e il guidatore dovesse morire tra atroci dolori: io stapperei una bottiglia, mentre Pisapia probabilmente si sentirebbe colpevole; e non esito ad ammettere che, se così fosse, lui sarebbe una persona migliore di me.

La questione dell'appartamento comunque avrebbe potuto finir lì, con una scusa di troppo, se non fosse immediatamente partito il riflesso condizionato grillopietrista di tanta parte della sinistra italiana: quella sinistra per la quale un indagato è un condannato in via definitiva; un condannato che abbia scontato la propria pena, indipendentemente dal reato commesso, è marchiato d'infamia a vita e, via via allontanandosi dai principi della logica elementare, arriva a far sì che una sola chiacchiera sia sufficiente a fare del chiacchierato un sospettato, e quindi un indagato, e quindi un imputato, e quindi un condannato, e quindi un condannato in via definitiva, e quindi un reietto della società e della politica.
Certo, non eravamo arrivati ad estendere l'infamia ai discendenti fino alla settima generazione e ai fidanzati, ma niente paura abbiamo ora superato anche questa barriera.
Siamo giunti, inseguendo le urla sguaiate di comici, guitti ed ex fascisti, a trasformare uno stato di diritto in una repubblica della prima pietra nella quale, però, metà degli scribi e i farisei se ne strafotte, dell'indicazione di Gesù, e tira macigni mentre s'incula un bambino, incurante della contraddizion che nol consentirebbe.
Già solo per questo bisognerebbe prendere il promotore di Washball ed appenderlo per i piedi, non bastasse tutto il resto che ha fatto.
Badate, il problema non è che con il dare addosso a Pisapia da parte di chi dovrebbe sostenerlo rischiamo di perdere l'ennesima volta le elezioni milanesi: io sono già intimamente convinto che a Milano, per almeno altri vent'anni, non ci sia proprio verso di avere un governante non di destra. Il problema vero è che abbiamo (rectius: molti di noi hanno) interiorizzato un modello di politica che fa a pugni con i valori che dovremmo inseguire e che è intrinsecamente, immancabilmente e ubiquitariamente perdente. Il modello che ci hanno trasmesso i Grillo, i Veltroni**, i Di Pietro, prevede che si guardi alla persona anziché al programma; all'estensione dell'alleanza anziché alla coerenza delle idee; al filato della sciarpa anziché al discorso pronunciato. Portato al naturale estremo, il modello imposto dai Travagli e dai Barbacetti lascia spazio all'agire politico solamente a dei perfetti deficienti decerebrati: dato che solo un deficiente decerebrato può essere arrivato a diciott'anni senza commettere né un reato né un illecito***. E dato che l'essere eletti non è come il ragno di Peter Parker, non possiamo certo aspettarci che il decerebrato di turno una volta insediato divenga di colpo un raffinato genio della politica, un Bartlet, un Lyman, una Gardner: si limiterà ad essere un burattino nelle mani dell'imbonitore capo, magari proprio quello che ha affermato che non scenderà mai in politica in quanto già condannato in via definitiva.
Tutto ciò, intendiamoci, quando le cose vanno bene. Quando le cose vanno male il coglione comincia a guardarsi intorno, si accorge che le poltrone comode sono comode, tira fuori quel grano di furbizia che qualunque pirla ha in sé e al momento buono manda affanculo l'imbonitore e si fa pagare il mutuo della casa da qualcun altro.
Questo per quanto riguarda la sinistra. Per quanto riguarda la destra, il problema non si pone: chi viene beccato con le mani nel sacco dichiara candidamente che non sa chi gli avesse pagato la casa dove abita: e i suoi elettori gli danno ragione e s'indignano che una spiegazione così logica possa venir messa in dubbio dagli avversari del Partito dell'Invidia e dell'Odio.

Il Pisapia, quando si è scusato per il fatto che la sua attuale fidanzata ventitrè anni e un marito fa ha locato un appartamento e ha pagato sempre il canone, dev'essere rimasto vittima di questo riflesso travaglista. Io spero che abbia uno scatto d'orgoglio e mandi a cagare tutti coloro che, da destra o da sinistra, bivaccano sulla sua cazzata (e, nel caso ci fossero dei dubbi, la cazzata è stata lo scusarzi, non lo scegliersi una fidanzata con casa in affitto).
Spero, soprattutto, che tutti noi si riesca ad uscire dal tunnel di questo giustizialismo da quattro soldi bucati, utile solo a conferire potere e contributi a tribuni che non sarebbero degni di occupare un posticino neppure allo Speaker's Corner: gente che non ha una sola idea su come far andare avanti un Paese ma, di contro, sa benissimo come catturare popolarità e riciclarsi da una stagione all'altra, presentandosi da vent'anni come la novità del momento.



* questo blog si pregia di non utilizzare la desinenza -poli, eccezion fatta per i post che trattino di giuochi di società e di archeologia etrusca
** magari stavolta un po' meno, ma lui comunque deve rispondere anche dell'esser nato e quindi non potevamo non citarlo
*** Si rammenta che fumare una canna è un illecito amministrativo ex art. 75 L.309/90; tornare a casa ubriachi lo è ex art.688 c.p. e inveire contro la Divinità lo è ex art.724 c.p. Pisciare contro un albero invece è un vero e proprio reato, p.e p. dall' art. 726 c.p.

martedì 22 febbraio 2011

Della Tempestività fatta Carne

La Chiesa, vedete, non si muove sui nostri frettolosi tempi terreni, bensì su quelli, incommensurabilmente più dilatati, dell'Eterno.
Solo persone intimamente disordinate e vittime del relativismo culturale imperante in questa nostra trista epoca potrebbero alzare il proprio sopracciglio, probabilmente olezzante di zolfo, e ritenere un po' tardiva la condanna del Cardinal Bagnasco.

Relativismo culturale

Coloro che in questi giorni si scagliano contro il Ministro degli Esteri per la propria pochezza nell'affrontare i fatti di Libia, e confidano che, all'esito delle note vicende giudiziarie, il governo Berlusconi sia scalzato via e sostituito non già da vecchi babbioni rivenienti dall'apparato del PCI bensì da una nuova generazione di giovani circaquarantenni di centro e di sinistra, avranno certo avuto un sobbalzo d'orgoglio leggendo la lucida analisi fatta da uno dei loro leader designati: un pezzo di rara profondità che consente a tutti noi, preoccupati sia per i libici che -soprattutto- per noi stessi, di capire cosa stia effettivamente succedendo e in che direzione un governo saldo dovrebbe agire.

lunedì 21 febbraio 2011

Prima pensare, poi agire.

Mi è più facile scriverlo oggi, dato che il cattivo di turno è Gheddafi: una persona verso la quale è arduo trovare delle ragioni di solidarietà.
Certo, è facile solidarizzare con chi si oppone a un regime assolutista e dittatoriale che, a quanto si dice, si sarebbe macchiato di delitti al limite del genocidio. E tanti guru della rete hanno il riflesso condizionato per il quale chiunque vada in piazza ed abbia un account su Twitter è buono a prescindere, se non altro perché moderno e digitale.
Tuttavia, prima di plaudere alla nuova rivoluzione libica, suggerirei di leggere il testo dell'intervento televisivo del figlio di Gheddafi: perché come sempre il punto non è di fare le rivoluzioni, bensì di avere un'idea precisa del perché si debbano fare, e quale assetto ne debba uscire.
«There are groups that have formed a government in Benghazi and groups that have set up an Islamic emirate in Baida ... and another person who declared himself to be the ruler of the Islamic Republic of Darna.
They now want to transform Libya into a group of [Islamic] emirates – small states – and even [cause] separatism. They have a plot. Unfortunately, our brother Arabs [allowed] their media, their stations and the inflammatory coverage.»

«"Do you expect the Libyans, if partition occurs or if a civil war occurs ... to reach an agreement on how to share oil within a week, a month, two or three years?
This oil will be burned by thugs, criminals, gangs and tribes, and there will be major and bloody conflicts over it; and in the end no Libyan will end up with this oil, because it is in the central and southern parts of Libya, in the middle of the desert. Three quarters of our population are based in the western area.»
Non è detto che tifare per l'anarchia sia più nobile che tifare per la dittatura.

Meglio tardi che mai


Dopo averci pensato su tutta la mattinata, quelli di Repubblica hanno finalmente deciso qual è la notizia principale tra:
A) una mezza rivoluzione (o magari una rivoluzione vera e propria) in un paese che è a un tiro di schioppo dalle nostre coste, è il principale fornitore energetico ed è partner finanziario di primissimo piano dell'Italia, e
B) un pazzo che ha sfondato una vetrina di un aereoporto credendo di essere inseguito dagli alieni

domenica 20 febbraio 2011

Montesqundari

Segnalo questo lucidissimo post di Francesco Cundari (una delle poche persone con cui, prima ancora di leggere il titolo del pezzo, so già che sarò d'accordo a prescindere). Lo segnalo non tanto per il tema in sé, peraltro -come sempre- centrato, quanto per il fatto che, a partire dalla sua riflessione, si può capire meglio come i sistemi costituzionali moderni si reggano su un delicatissimo equilibrio: nel quale basta spostare una sola carta per far cadere l'intero castello.
Il nostro disgraziato Paese, so di ripetermi sempre come i vecchi che danno da mangiare ai piccioni sulle panchine, è nello stato in cui è anche (e per me soprattutto) per il forzato inserimento di un sistema rappresentativo maggioritario (e, aggiungo, spiccatamente maggioritario) in un contesto di regole pensato per un sistema elettorale spiccatamente ed estremisticamente proporzionale.
Aver seguito Mariotto Segni e Giacinto Pannella nei loro deliri americaneggianti, dopo la prima tangentopoli, è stato un errore condiviso da tutti, salvo qualche ininfluente e isolata minoranza che già allora prevedeva il futuro disastro, sia pur non dell'ampiezza poi avveratasi.
Insistere ancora oggi sul tema del bipolarismo ha senso solo a patto di importare, insieme alla legge elettorale, anche la Costituzione dei paesi bipolari: e per chi lo voglia davvero fare non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Chi predica "PRIMARIE", "BIPOLARISMO", "MAGGIORITARIO", "UNINOMINALE" dovrebbe avere il coraggio di aggiungere la firma di Madison in calce ad una nuova carta costituzionale che preveda il diritto alla felicità, la discrezionalità dell'azione penale, la libertà di stampa e perfino una norma, destinata ad essere poi abrogata, sul divieto di vendere alcoolici.
Empirsi la bocca di parole vuote, senza valorizzarle in un cotesto nelle quali dette parole abbiano il loro senso proprio, è una cialtronata in grado di sopravvivere solo grazie ad una stampa capace solo di amplificare gli slogan di quella o questa parte politica: una stampa che ha rinunciato al proprio mestiere, che dovrebbe essere informare i cittadini e consentir loro di ragionare con la propria testa.

sabato 19 febbraio 2011

Tadini*, tua moglie sta scopando!

"Saranno necessari i due terzi dei componenti per abrogare le leggi in modo da evitare che si ripetano le situazioni oggi, quando il Parlamento discute una legge, la approva e se non piace ai magistrati di sinistra, la impugnano davanti alla Consulta che, essendo costituita in prevalenza da giudici che provengono dalla sinistra, la abroga anche se è una legge giusta e giustissima"
Il concetto di giustizia che Silvio Berlusconi ha in testa più o meno lo conoscevamo, ma dopo la sortita di oggi ci è più chiaro.
Per usare una similitudine calcistica, è un po' come dire che la squadra in testa al campionato ha diritto a scegliere i due guardialinee, anche fra i propri dirigenti. E quando gioca in casa le ammonizioni ai calciatori della squadra ospite valgono come rossi, beninteso.

* Cesare

venerdì 18 febbraio 2011

Per una grande alleanza vedo bene Giorgio La Malfa

Poche cose sono per me più noiose del dibattito su primarie sì e primarie no.
Tra quelle poche cose, rientra sicuramente il totonomine sulla scelta del leader che dovrebbe portare la coalizione di centro-sinistra alla vittoria: tema che solo in parte è collegato al precedente, dal momento che la celebrazione delle primarie deresponsabilizza per un certo verso gli apparati di partito.
L'impressione di questi giorni è che la linea maggioritaria all'interno del PD sia quella di ammettere, finalmente, che le primarie non sono la panacea a tutti i mali: ed è una strada obbligata nel momento in cui si sia superata la strategia veltroniana dello splendido isolamento e ci si metta a ragionare in termini di coalizione eterogenea tra forze che delle primarie non vogliono manco sentir parlare.
Nasce quindi il tema della scelta del leader, posto sul tavolo sia da Prodi che da Vendola, con il loro appoggio* a Rosy Bindi.

Ora, non è che con lo spostare il discorso dal metodo (le primarie) al merito (il nome) cambi granché: siamo sempre nel solco del veltronismo populista, quello che se ne frega del cosa fare per concentrare l'attenzione sul chi nominare, come se potesse esistere in questo sfortunato paese un erede al Trono di Francia che, una volta unto con il sacro nella Cattedrale di Reims, possa imporre le mani al Paese e guarirlo così dalla scrofola delle proprie magagne economiche, istituzionali, sociali.
Fortunatamente nell'attuale PD c'è ancora qualche persona di buon senso, a partire dal Segretario che, come riporta Repubblica, ha dichiarato: «Prima costruiamo la coalizione, prima ancora arriviamo alle elezioni anticipate. Dopo sceglieremo chi saprà interpretare meglio il progetto»; e pure il Grande Vecchio, che ha detto: «Naturalmente, visto che si parla di grande coalizione, il candidato deve essere concordato e non imposto» Ed è ben triste constatare che tali ovvietà debbano essere espresse e riportate dai giornali: di questo passo mi aspetterei che tra qualche giorno in Italia venisse data come notizia straordinaria il fatto che il sole, dopo esser tramontato, è sorto di nuovo in cielo il mattino seguente.
Purtroppo oggi Bersani e d'Alema si sono dovuti ridurre a esprimere tali banalità: non per dare aria alla bocca, ma, ahinoi, per il fatto che nell'accozzaglia di partito nel quale militano vi sono personaggi che sembra non abbiano ancora imparato l'ABC del buonsenso.
Tra questi, come ovvio, è in prima fila il pattuglione veltroniano. Stranamente il loro capobastone (che doveva essere impegnato, credo, a una presentazione del proprio romanzo di formazione nella ridente cittadina di San Benedetto del Tronto) si è dimenticato di vergare una livida lettera al direttore di qualche giornale nazionale, ma la sua momentanea distrazione non è stata certo un problema. Dal momento che le idee cattive, come la gramigna, infestano le menti con una rapidità che le piante utili non riescono a sostenere, ecco che in suo luogo è uscita immediatamente l'amica di una vita, la Melandri la quale, candidamente, se n'è uscita con la seguente esternazione:
«Per una grande alleanza vedo bene Mario Monti. Bindi non può federare un' alleanza da Vendola al Terzo polo».
Mario Monti.
Io non starò a parlare di Mario Monti, che credo sia abbastanza conosciuto da chiunque legga questo blog; e comunque chi non lo conoscesse può sbirciare su Wikipedia**.
Non starò nemmeno a chiedermi quale sia il processo mentale che porta una persona raziocinante ad associare il nome "Mario Monti" a "coalizione di centro-sinistra" senza l'immediata comparsa dello striscione "SEI SU SCHERZI A PARTE!" alle spalle dell'intervistatore: una volta accertato che l'esternante non è un essere raziocinante (o perlomeno che non lo è nell'accezione di "raziocinante" che comunemente applichiamo all'insieme degli animali vertebrati, perché se invece andiamo dalle parti dei gasteropodi probabilmente le due cose sono compatibili), ecco che tutto trova una sua logica spiegazione.
Quello che vorrei chiedere, alla Signora Melandri, è un'altra cosa: come ha fatto a tirare fuori il nome di Mario Monti? Ci ha ragionato sopra, oppure ha messo in un cappello tutti i nomi di coloro che abbiano ricoperto qualche carica importante, e poi ha estratto il primo bigliettino? Perché in quest'ultimo caso, allora Monti vale quanto chiunque altro, è la semplice sorte ad aver deciso, e qundi siamo tutti tranquilli: in fondo il caso è un criterio per la scelta di un leader valido almeno tanto quanto le primarie.
Ma se, come temo, ci ha ragionato un po' su, allora, mi chiedo, perché Mario Monti sì e Giorgio La Malfa no? Quali sono le caratteristiche dell'uno che lo rendano preferibile rispetto all'altro?
Qualcosa mi dice che non riceverò mai una risposta adeguata.





* Qui dovrei spendere qualche riga su come sia possibile che Prodi e Vendola, due fautori a oltranza delle primarie, abbiano entrambi speso parole per la designazione di un possibile leader di coalizione: il che è esattamente il contrario del far scegliere il leader alla "gente": ma dato che non riesco a trovare una spiegazione, certo per essere la mia capacità di discernimento molto più limitata di quanto ritengano quelle stesse persone che mi considerano poco meno di un mezzo deficiente, mi taccio.
** fra l'altro, essendo io impedito a scrivere su Wikipedia, potete anche stare tranquilli che non sono andato a modificare in peggio la voce che lo riguarda per amore della mia tesi.

mercoledì 16 febbraio 2011

Cenere alla cenere

Emergo per qualche secondo da giornate particolarmente intense per commentare ciò che oramai tutti sanno, vale a dire il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio.
Chi legge abitualmente questo blog sa bene che io ho affermato molte volte che per il reato di concussione la competenza ad effettuare le indagini sarebbe stata del Tribunale dei Ministri e non della Procura: tesi propugnata dalla difesa di Berlusconi e che è stata rigettata dalla GIP.
Non sarebbe la prima volta che mi cospargo il capo di cenere per aver sbagliato delle previsioni, e del resto fa parte del gioco, dato che il diritto non è una scienza certa. Tuttavia questa volta non lo faccio.
Certo, la GIP si sarà studiata molto bene la giurisprudenza e la dottrina, impiegandoci certo molto tempo più di quanto ne abbia speso io per leggermi qualche riga e qualche massima. Ma anche i GIP possono sbagliare, e nell'attesa di leggere -forse- le motivazioni, e comunque fino alla decisione della Cassazione, che certo dovrà prima o poi pronunciarsi anche sul punto specifico, io resto pur sempre intimamente convinto che la decisione corretta avrebbe dovuto essere un'altra.

Venendo per un attimo al tema del paventato conflitto di attribuzione da parte della Camera avanti la Corte Costituzionale (per sollevare il quale, sia detto per inciso, non serve mica la maggioranza assoluta di 316 voti bensì la maggioranza semplice), si tratterebbe di una manovra campata in aria, come quasi sempre succede quando un organo del Legislativo solleva il conflitto rispetto ad atti della Magistratura (il caso Englaro dovrebbe far rammentare qualcosa).

lunedì 14 febbraio 2011

Trova l'intruso

«Per interrompere la legislatura occorre che il presidente Napolitano consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioè Silvio Berlusconi. Quando successe per Ciampi lui allora acconsentì, questo non è il nostro caso perché il governo è nella pienezza delle sue funzioni» (dal Corriere)

«La Costituzione comunque prevede che senza una formale crisi di governo per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioè Silvio Berlusconi» (da Repubblica)

«senza una formale crisi del Governo per interrompere anticipatamente la legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti i presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio» (dal Giornale)

«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse» (dalla Costituzione)

giovedì 10 febbraio 2011

CYaltroni

Ci sono periodi in cui scrivo poco: il motivo è che mi sembra di vivere in una bolla, immerso in un mare di cretini. Mi guardo in giro e non vedo uno spiraglio di luce.
Quando succede così, a vent'anni si è convinti di essere nella ragione, e che tutti gli altri siano cretini, punto. A quarant'anni e passa ti viene il dubbio che in effetti tu stia commettendo lo stesso errore di Tolomeo; che, insomma, in effetti il cretino sia uno solo: tu; e gli altri le persone normali. E allora fai un po' di esame di coscienza, cerchi di capire dove sbagli, quali sono le ragioni altrui e se sia davvero lecito considerarle inferiori alle ragioni tue.

Sulla questione del 17 marzo e della relativa festa una tantum io questo esame di coscienza me lo sono fatto: ho cercato di capire le ragioni di chi, al governo, prima l'ha indetta e poi la vorrebbe disdire; di chi propone di festeggiare lavorando, sul modello del 1° maggio nella Romania di Ceausescu o, non molto più indietro nel tempo, dell'Arbeit macht frei; di chi ritiene che la "settima economia del mondo" riceverebbe una botta dalla quale non riuscirebbe a sollevarsi nella sventurata eventualità che si dovesse stare in vacanza; di chi, semplicemente, ritiene di non voler festeggiare una cosa nella quale non crede, quale l'unità d'Italia, ma ciononostante si bea di sedere nel parlamento e nel governo di quell'Italia che si rifiuta di riconoscere.
Ci ho provato, e alla fine non sono riuscito a trovare una spiegazione diversa da:
"sono tutti una massa di cYaltroni"

venerdì 4 febbraio 2011

Se questo è un clown

Ogni giorno ci lamentiamo, giustamente, che l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri sia, per dirla spiccia, un po' facilone nella scelta delle amicizie, e non sempre del tutto sincero.
Tendiamo a dimenticare, tuttavia, che all'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri dobbiamo essere, ogni giorno, grati. Profondamente grati.
Oggi ad esempio io, che non sono certo religioso, ho pensato di fare un salto qua dietro, alla Basilica di San Carlo, e accendere un cero per impetrare grazie e salute sul capo dell'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri: perchè Lui, vincendo a man bassa le elezioni, ha scongiurato la pur remotissima possibilità che divenisse Presidente del Consiglio dei Ministri colui che ha scritto questa cosa:
Maria Schneider era bellissima. Di una bellezza assai rara. Era sfrontata, con il suo corpo rassicurante. Era angelica, con quello sguardo da adolescente impertinente. La sua sensualità era moderna, un impasto di solitudine e nevrosi. Era, esteticamente, figlia del ‘68 e della rivoluzione femminista. Era una ragazza del suo tempo. Un tempo giovane, per la vecchia Europa. Ci pensavo guardando in queste ore le immagini delle rivolte nel Nord Africa. In piazza sono tutti giovani, segno di società dinamiche. Ma, in piazza, sono tutti uomini. Indice di comunità che negano diritti fondamentali e protagonismo alle donne.
In Ultimo tango a Parigi la Schneider era un personaggio vitale e malinconico. Nelle sue ultime fotografie era rimasta, mi pare, una grande malinconia. Quel film, che l’ha resa famosa, rimane nella coscienza di tutti come un passaggio, narrativo e di costume, nella storia del cinema del dopoguerra. Per questo, quando all’Unità inaugurammo la stagione delle videocassette allegate ai giornali, lo scegliemmo per cominciare questa esperienza.
Pensare oggi che Ultimo tango a Parigi fu sequestrato e bruciato, che fu fatto un rogo di quella pellicola, che le fiamme divorarono i mitici cappotti di Marlon Brando e di Maria Schneider, la colonna sonora di Gato Barbieri e la nevrosi di Jean-Pierre Léaud; pensare, oggi, che tutto questo è successo nel paese in cui viviamo fa, insieme, sorridere e intristire.

martedì 1 febbraio 2011

Qu'est-ce que le PD?

«Le primarie sono l’unica caratteristica identitaria del PD. Di per sé sono solo uno strumento, una regola per prendere alcune decisioni in merito alle candidature. Tuttavia, sono state sempre caricate, da tutti i dirigenti da Bindi, a Bersani, a Veltroni, a D’Alema, di significati superiori: democrazia, partecipazione, popolo, in opposizione al leaderismo dispotico del centrodestra. Tra l’altro, varie centinaia di migliaia di persone sono state convinte della genuinità di quel messaggio. Senza le primarie, come si riconosce l’identità del PD?»

«Senza la certezza di quel che accade, le regole diventano semplicemente arbitrio. In un contesto realmente competitivo, dove consultazioni e regole sono costanti, prevedibili, e sempre uguali, al netto di regolamenti violati per i quali devono esistere apposite commissioni, non ce la si può prendere se partecipano i cinesi o i nazisti dell’Illinois: il risultato è il risultato. Se invece, finite le primarie si può serenamente dichiarare di annullarne l’esito, si certifica l’inesistenza di un sistema di regole prevedibili, e si manifesta il cul de sac di un partito identitario a cui nuoce la caratteristica stessa della propria identità.
La prevalenza della “ragione politica” sulle regole è una caratteristica naturale di un partito identitario, o un piccolo partito. Ma quando l’identità è fondata sulle regole, la ragione politica diventa indistinguibile dall’arbitrio e, comprensibilmente, i più “identitari” tra i competitor, come nel caso di Cozzolino, si incazzano.»

«La storia ha ampiamente dimostrato che qualsiasi persona mediocre è in grado di conquistare il potere, ma la statura del vero leader la si misura nel momento in cui lo lascia.»*
Un paio di brani dell'interessante post di Marco Simoni sul Post.

* vabbe', questo lo sapete perché sta qui.

Che post d'Egitto

Mi si chiede di scrivere qualcosa su ciò che accade in Tunisia ed Egitto, o perlomeno di dire perché non scriva nulla al riguardo.
Rispondo citando Wolfstep: non tanto per tutta l'analisi, che non so neppur dire se e quanto condivida, bensì per il primo capoverso:
Da due giorni mi chiedono per email di commentare quanto successo in Tunisia ed Egitto. Cosa che ho evitato di fare, dal momento che in entrambi i casi e' filtrato assai poco in occidente. Se dovessi dare un giudizio di qualita' ai mass-media occidentali per come hanno seguito le crisi, per come le hanno spiegate e per come hanno informato, direi che siamo sottozero. Se fossi un paranoico paragonerei quel che si dice in questo momento con quello che si diceva in Inghilterra ed Austria durante la rivoluzione francese. Niente. Meglio non propagare certe idee.

lunedì 31 gennaio 2011

Decidetevi

Nello stesso articolo:
«forse antrace»
«allerta antrace»
«All'interno c'era della polvere, probabilmente antrace»
«Sono in corso verifiche per accertare con esattezza se si tratti di antrace»
«Non sembrava né borotalco né farina»

Il tutto a ridosso del carnevale. Ai miei tempi si comperavano le fialette puzzolenti e la polvere pruriginosa, a carnevale.

Fact cieching

«Prendi i batteri e mettili in un videogioco con tanto di joystick per il controllo. L' idea è venuta ai ricercatori di Stanford che con batteri unicellulari hanno creato otto videogiochi molto semplici, del genere in voga negli anni Ottanta. I «giochi biotici», come li chiamano loro, permettono agli individui, ricercatori e non, di interagire realmente con gli organismi viventi attraverso la gestione di processi biologici. Come funzionano? I parameci (protozoi molto usati in biologia) nuotano in una camera liquida sulla quale è puntata una videocamera che invia le immagini a un monitor. Qui, sullo schermo, le immagini dei microrganismi in movimento vengono unite alla tecnologia. Un microprocessore segue il movimento dei parameci e mantiene il punteggio.»
Questo articolo comparso sul Corriere, e che io riproduco anche se sotto c'è scritto "riproduzione riservata" merita di spendere dieci minuti dell'intervallo per il pranzo.
In primo luogo, perché quanto a senso generale non si capisce un cazzo, ma proprio un cazzo un cazzo un cazzo.
Poi per il fatto che ci sono delle espressioni che sembrano fatte apposta per stupire il lettore, e che invece gli fanno cascare le palle. Le immagini che vengono unite alla tecnologia, ad esempio: mi piacerebbe che l'autrice mi spiegasse sotto l'effetto di quali funghi allucinogeni si riesca ad unire immagini e tecnologia, e darmi una rappresentazione anche sommaria di quale aborto venga fuori. Quanto al microprocessore che segue il movimento e mantiene il punteggio, dev'essere un po' come faceva Filini a casa del Cavalier Conte Diego Catellani: e pertanto siamo certi che Motorola avrà prodotto un chip con le lenti spesse.
A parte ciò, è interessante notare che i parameci sono, come la stessa autrice del pezzo riferisce, dei protozoi*; e i protozoi sono degli organismi unicellulari eucarioti laddove, di contro, i batteri sono organismi procarioti.
Eucarioti e Procarioti sono un po' come interisti e milanisti: o si è l'uno o si è l'altro: non è come, chessò, Milan e Palermo, che uno le può tifare entrambe salvo che nello scontro diretto. O sei eucariota o sei procariota, non ci son cazzi. E quindi se sei un paramecio, non sei un batterio, rassegnati.

Chissenefrega, direte voi. Ma se una giornalista ha la laurea in chimica e il master in comunicazione scientifica, la differenza dovrebbe conoscerla. Salvo che non si sia confusa per aver mangiato troppe arance anticancro.


* che poi anche la classificazione dei Protozoi è roba superata: ma passi, non facciamo la punta agli stronzi.

Poi non dite che non vi avevo avvertito

«Contrariamente alle ipotesi della vigilia, la consigliera del Pdl non si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Assistita dall'avvocato Daria Pesce, ha risposto a tutte le domande dei pm della procura»
Contrariamente alle ipotesi della vigilia?!?

domenica 30 gennaio 2011

L'Apocalisse

Dato che il prossimo 2 febbraio finiranno tutti gli indirizzi internet, volevo portarmi avanti e salutare gli amici.
Mi sta un po' sul cazzo il fatto che accadrà alle 4 del mattino, dato che io sono un tipo che non può fare a meno delle sue otto ore di sonno: vorrà dire che mi perderò lo spettacolo.
Del resto non si può essere sempre fortunati, come l'altra volta che è finito il mondo: rammentate? aerei caduti, treni deragliati, navi affondate. Era una decina di anni fa, e successe a mezzanotte: ma io non ero ancora andato a dormire dato che era capodanno.

sabato 29 gennaio 2011

Metilparaben, esci da quel corpo!

L'Innominabile ha scritto l'ennesima lettera. oramai non fa nemmeno finda di dare un senso alle sue lettere: si limita a buttar giù sostantivi, aggettivi e avverbi, rispettando con cura le regole della sintassi. Ogni tanto butta lì anche il nome di qualche sconosciuto che ha scritto un libro, o qualche località d'Italia più o meno sperduta.

giovedì 27 gennaio 2011

La svolta?

Qualche giorno fa, commentando gli articoli di Colaprico e d'Avanzo, avevo segnalato una notevole inesattezza. I due cronisti di Repubblica infatti avevano fatto una confusione tra i due commi dell'art. 600-bis c.p.
Il secondo, per il quale è indagato Berlusconi, punisce gli atti sessuali con prostitute minorenni mentre il primo, per il quale è indagata la Minetti, punisce l'induzione alla prostituzione di una minorenne.
Per reato di cui al secondo comma non si applica, contrariamente a quanto riportato da Rep., l'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario, che limita la concessione di benefici (affidamento in prova ai servizi sociali, semilibertà, lavoro all'esterno etc.) ai soli detenuti che collaborino con la giustizia. Qualora per avventura Berlusconi fosse condannato (e la pena non potrebbe essere superiore a tre anni) quindi non si farebbe comunque un giorno di galera.

Da quanto emerge nel nuovo giro di intercettazioni, tuttavia, si sta delineando una situazione che rischia, questa volta sì, di essere assai pericolosa per il PresConsMin. Nicole Minetti, infatti, è indagata proprio ai sensi dell'art. 600-bis comma primo, che prevede una pena da sei a dodici anni. La Minetti avrà tanti difetti, ma non è certo scema, e a quanto pare ha perfettamente capito che, quand'anche fosse condannata con tutte le possibili attenuanti, rischia davvero di farsi un bel periodo di galera, stante la lettera della legge. Salvo che non collabori con i magistrati.
E se la Minetti decidesse di cominciare a vuotare il sacco, credo proprio che di pistole fumanti ed esplodenti ne verrebbero fuori a iosa; e chissà che non possano venire in ballo rivelazioni anche sui dodici e passa chili di cocaina che, di riffa o di raffa, sembrano pure riconducibili al suo entourage.
Insomma: la cosa si sta facendo molto molto seria per B.: e certo non l'ha tranquillizzato il fatto che la Minetti non sia intervenuta alla riunione che, sempre secondo le ultime intercettazioni, sarebbe stata convocata ad Arcore dopo l'invio del primo faldone alla Camera. Ciò, fra l'altro potrebbe spiegare anche l'assurda telefonata fatta a Gad Lerner: che voleva essere una difesa della pupilla ma che, dati i toni e il coinvolgimento emotivo di Berlusconi, ha avuto un effetto del tutto controproducente.

Extra! Extra!

La Boccassini ha cercato di trombarsi Bondi ma lui, fedele alla linea, l'ha respinta in malo modo.

mercoledì 26 gennaio 2011

La coerenza delle proprie idee

Vero è che Pippo Civati e Matteo Renzi da un po' di tempo non vanno più d'amore e d'accordo come quando sembravano due gemelli siamesi dietro allo stesso Mac; ma ciascuno di noi ricorda quei giorni felici, con i due rottamatori che sembravano dover diventare l'uno il presidente e l'alto il segretario del Partito Democratico; e dato che andavano così d'accordo l'un con l'altro, eravamo tutti certi che per non farsi reciprocamente torto si sarebbero scambiati i ruoli a giorni alterni.
Triste ricordare il tempo felice nella miseria: ma noi abbiamo memoria lunga.
Ricordiamo bene, ad esempio, che quando Matteo Renzi vinse le primarie a Firenze lo fece con l'appoggio determinante degli elettori di centrodestra: e non fu un caso, bensì una scelta programmatica.
Non rammentiamo, invece, che allora il giovane Civati si sia scagliato contro colui che presto sarebbe divenuto suo sodale; forse la nostra memoria è corta, ma consideriamo più probabile che in effetti egli non si sia proprio scagliato per nulla.
Ed è per questo che oggi, leggendo quel che Civati ha scritto sul Post a proposito di Cozzolino, abbiamo fatto qualche riflessione tra noi e noi; e ci siamo riconfermati nella nostra impressione: che questo Civati sia un gran cialtrone.

martedì 25 gennaio 2011

Consolazioni

Una delle più gran consolazioni di questa vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui narrare un fatto curioso o condividere un sondaggio.
Quanto a fatti curiosi, al tempo d'oggi ne accadono ogni giorno: e perfino quando, certo non tra molto, il pivello dovesse precarizzarsi, pivellizzando così la precaria resa inamovibile dalla sindrome di Tourette che l'affligge e dal buon cuore del signor Ferruccio, siamo certi che le cronache politiche ci darebbero comunque spunti d'interesse.
Quanto al condividere un sondaggio, è da tempo che in ufficio ci facciamo scrupolo di rispondere a quelli proposti da Il Giornale: sono infatti pezzi graziosissimi nella loro costruzione, direttamente mediata dal famoso motto fordista "chiedetela del colore che preferite, purché sia nero" o dal più prosaico "sei scemo o mangi i sassi?".
Penso di far cosa gradita a condividerne un paio con voi, giusto per farvi ammirare lo stile della casa.


Il quizzone di NNSA /2

Se si va avanti così tra poco a casa nostra comanderanno loro e si faranno le leggi che vogliono.E qualcuno - aggiunge - pensa pure di dargli il voto
Pure i cinesi erano in coda. Se c´è una sola ombra, meglio intervenire subito
La bandiera cinese su Via Sarpi è una sfida che raccoglieremo: mai più bandiere etniche straniere sul sacro suolo della nostra patria

Il candidato, senza rivolgersi al Grande Oracolo della Rete, attribuisca ciascuna dichiarazione al politico che la ha pronunciata.

Prolegomeni sulla superiorità del metodo deduttivo in politologia

(premessa maggiore) - Tutte le volte che d'Avanzo ha scritto un decalogo B. l'ha sfangata in scioltezza;
(premessa minore) - Anche questa volta d'Avanzo ha scritto un decalogo;
(conclusione) - Anche questa volta B. la sfangherà in scioltezza.

Prova un po' a girare il rubinetto


C'è gente che scopre l'acqua calda, e ci sono giornali che ne danno notizia strabuzzando gli occhi.

lunedì 24 gennaio 2011

Uccidete la democrazia!

Come tutti ben ricordano, nel 2006 la coalizione guidata da Romano Prodi vinse le elezioni, ma giusto di un pelo: al punto che la maggioranza in Senato era garantita da una graziosa signora allora non ancora centenaria.
Poco tempo dopo, Enrico Deaglio (giornalista per molti versi non disprezzabile) si laciò cascare in una delle più ridicole bufale che la storia del nostro giornalismo rammenti: quella secondo cui il voto sarebbe stato falsificato da sistematici brogli compiuti attribuendo alla coalizione di destra molte delle schede lasciate bianche*.
Molti elettori dell'Unione (o come diavolo si chiamava) credettero in quella fola: rammento una sera in cui cercavo di spiegare a una tavolata di una quindicina di conoscenti che la ricostruzione era una colossale minchiata: ma costoro, tutta gente di livello, credevano a Deaglio e non a me: non solo perché lui era lui e io non ero un cazzo, ma soprattutto perché «Berlusconi sarebbe capace di tutto pur di mettercelo in culo».
Attorno a quella stessa tavola si è parlato molto di primarie: e non ho mai mancato di rappresentare il mio disprezzo per un sistema che consente a quelli che pensano nero di scegliere il campione di chi pensa bianco: un po' come se l'amministratore del mio condominio potesse essere scelto da chi un un determinato giorno va a fare la spesa all'Esselunga vicino casa. Mi fu replicato, varie volte, che quando si vota alle primarie "si sottoscrive un documento con cui si attesta la propria adesione agli ideali del PD". E 'STI CAZZI!
Le stesse persone che ritenevano Berlusconi capace di porre in essere una colossale truffa informatica per falsificare il risultato del voto politico, malgrado tutti i complessi controlli che comporta la macchina elettorale e che coinvolgono polizia, carabinieri, Tribunali, Corti d'Appello, Cassazione e Ministero dell'Interno; quelle stesse persone riescono impunemente a credere che la firma di un pezzo di carta igienica sia sufficiente a garantire la regolarità di un voto che non viene controllato da quel fottio di apparato, basandosi invece su di un'organizzazione talmente flebile** da aver molto da invidiare, quanto a sicurezza, alla punzonatura dei partecipanti alla Coppa Cobram.
Bene: oggi il PD si risveglia e scopre che ci sono persone brutte e cattive che si approfittano di quel meccanismo del cazzo: e si stupisce. Mi piacerebbe irridere, ma dato che oggi mi sento buono darò invece ai suoi dirigenti qualche utile consiglio, frutto della mia ultraquarantennale esperienza in questo mondo, che ho scoperto non essere perfetto fin da quando alcuni compagni di classe mi hanno rubato le figurine Panini (si vede che Veltroni era raccomandato, e non gliele toccavano mai):
* se andate in stazione, sarebbe meglio tenere la valigia vicino a voi invece di lasciarla in un cantuccio mentre andate al ristoro per un panino;
* quando parcheggiate l'automobile in istrada, non lasciate le chiavi nel quadro: stanno meglio nella vostra tasca;
* è Ferragosto e voi, che abitate al primo piano, andate in vacanza per una settimana: sarebbe opportuno chiudere le finestre e bloccare le tapparelle, specie delle finestre che danno sul cortile;
* siete proprio sicuri che quel signore venuto a casa vostra per verificare se le banconote che avete nel cassetto sono vere o false sia davvero un funzionario della Banca d'Italia?



* a supporto di tale strampalata tesi fu anche portata la dimostrazione di un informatico americano che diede una dimostrazione pratica di come oh!!!, somma sorpresa si possono cambiare dei dati in un database. Deaglio non fece il minimo sforzo per documentarsi, e questa è una irredimibile macchia sul suo curriculum: chiunque abbia fatto lo scrutatore o il segretario di seggio sa bene che i verbali sono cartacei; e per un giornalista degno di questo nome sarebbe bastato uno sguardo alla carta geografica per verificare che l'Italia non è l'America, ed è da idioti pensare che quel che si fa in America sia fatto, paro paro, in Italia.
Ma forse Deaglio aveva telefonato a Veltroni.
** Leggera: come il partito che l'ha inventata

domenica 23 gennaio 2011

Primarie dei cachi

"Abbiamo avuto modo di verificare che in alcuni seggi a Scampia, a Barra e nel quartiere San Carlo all'Arena personaggi estranei al Partito democratico condizionano il voto portando a votare persone in cambio di banconote"
Dunque, prima si inventano le primarie perché laggente, e bisogna essere vicini all'elettore, e il congresso è vecchiume, e il partito dev'essere leggero, e vorrei mica che il candidato lo scelga solo chi ha la tessere, e che democrazia sarebbe, e facciamole addirittura per legge, 'ste primarie.
Poi, guarda un po', a Napoli ti va a votare gente "estranea al Partito Democratico". E allora non è che uno si renda conto che la cagata è a prescindere, no. Si grida all'illecito, alla grave irregolarità.
Ma guarda un po': fai i gazebo perché ci possano andare cani e porci; e quando, oh! sorpresa, ti si appalesa qualche porco, ti stupisci. Sì, sto parlando proprio a te: cretino.

sabato 22 gennaio 2011

Roma per Toma

In questo post la prendo un po' alla lontana, visto che è sabato.
Come (pochi) sanno, qualche anno fa le banche e le società quotate hanno dovuto cominciare a redigere i bilanci secondo la nuova normativa IAS. In quel tempo io ero responsabile della conversione contabile al nuovo sistema, e dovetti affrontare, come si può ben immaginare, una certa qual serie di problemi.
Tra questi c'era il fatto che la banca per la quale lavoro doveva adeguarsi, in molte materie, alle specifiche della capogruppo: perché fino ad allora talvolta noi adottavamo certe soluzioni e loro delle altre, ma da lì in poi ciò non sarebbe più stato possibile.
In certi casi noi ritenevamo che le nostre soluzioni fossero le uniche possibili, alla luce delle disposizioni vigenti: e rammento perfettamente che in un'occasione il Gran Capo a Dodici Stelle Della Contabilità e Bilancio del Gruppo Bancario mi fece pervenire una nota nella quale illustrava, virgolettando gli articoli del Codice, come e qualmente avessimo torto.
Vedete, per fare il giurista uno deve conoscere il senso generale del Codice Civile, e sapere come trovare la norma che serve, quando serve; ma non è che si debbano conoscere tutti gli articoli a memoria. E quindi leggendo quei virgolettati, le prime volte impallidii e mi chiesi come fosse stato possibile che fino ad allora avessimo agito in un certo modo, dato che il Codice diceva esplicitamente che quello che facevamo era vietato.
Il fatto è che quel signore lì, nella sua nota, aveva riportato il testo degli articoli che ci interessavano, ma qua e là aveva aggiunto qualche avverbio, cambiato qualche congiunzione o addirittura mutato il soggetto.
E così l'art. 1194 c.c., che recita "Il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese, senza il consenso del creditore." era divenuto, nel virgolettato del Gran Capo, "Il creditore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese."
E' da allora che mi faccio scrupolo, ogni volta che vedo dei virgolettati, di andare a verificare di persona.

Giovedi scorso l'iscritto all'Ordine dei giornalisti Marco Travaglio*, che notoriamente è sempre obiettivo e sincero, aveva incentrato il suo pistolotto sul fatto che "il Tribunale dei Ministri, per legge, giudica i reati dei ministri del Governo nell'esercizio delle funzioni e connessi all'interesse dello Stato" ma, purtroppo per lui, la parte che ho riportato in corsivo è una mera invenzione del noto imbrattacarte, dato che né la Costituzione, né alcuna altra legge né, infine, la giurisprudenza, riportano quel concetto. Diciamo che Travaglio ha voluto infiocchettare ad uso dei telespettatori: i quali, purtroppo per lui, spesso si abbeverano acriticamente a tale fonte del sapere.
Oggi poi Repubblica propone ai lettori un articolo nel quale spiega perché la Procura di Milano ha ragione, e Berlusconi torto, nell'affermare che la competenza per il reato di concussione del quale è accusato il PresConsMin sia del giudice ordinario e non già del cosiddetto "Tribunale dei Ministri". Secondo Repubblica, la sera del 27 maggio il Cavaliere avrebbe abusato della sua qualità (qualità, non funzione) di Presidente del Consiglio nell'intervenire sui funzionari della Questura: e pertanto il suo non sarebbe un reato "ministeriale" in quanto, sempre secondo il noto tabloid, ben due sentenze di Cassazione affermano che "i reati ministeriali sono solo quelli commessi dai ministri nell'esercizio delle loro funzioni".
Purtroppo le cose stanno in modo assai diverso da come pretenderebbero Travaglio e Repubblica, e ve lo vado a spiegare, se avete avuto la pazienza di giungere fin qui.
Secondo le due sentenze che cita Repubblica, "si è sempre affermato che con l'espressione "esercizio delle funzioni", il legislatore ha inteso far riferimento alla competenza funzionale dell'autore del fatto, sicché il rapporto di strumentale connessione sussiste tutte le volte in cui l'atto o la condotta siano comunque riferibili alla competenza funzionale del soggetto. Da ciò discende che, così come il nesso di mera occasionalità con l'esercizio delle funzioni non può essere equiparato ad un rapporto di oggettiva connessione, altrettanto arbitrario sarebbe arricchire quel rapporto di ulteriori elementi qualificanti, come l'abuso dei poteri o delle funzioni, o la violazione dei doveri di ufficio, non richiesti dalla legge, ne' suggeriti da una corretta interpretazione".
Insomma, vedete bene che, se proprio si vuol fare il campionato del tiramento di giacchette, tutti possono vincere il premio, dato che la Cassazione dice che il reato ministeriale deve essere semplicemente "connesso" alla competenza funzionale ma non necessariamente comportare l'"abuso" delle funzioni medesime: che è un po' una notte in cui tutti i gatti sono bigi, salvo che per i cronisti di Repubblica, che devono essere abituati alla logica binaria e non conoscono le sfumature di grigio (Travaglio non lo citiamo neppure, ché abbiamo fatto colazione da poco).
Siamo quindi daccapo, ad affermare che non vi sono certezze e che quindi Ghedini può aver ragione ma anche torto? No.
No perché, e questo è il punto qualificante, l'accusa mossa dalla Procura nei confronti di Berlusconi non è di corruzione, come nei due casi segnalati, bensì di concussione. La corruzione è un reato che può essere commesso da qualunque privato cittadino e quindi può benissimo essere compiuta da una persona che rivesta per qualche motivo la qualifica di pubblico ufficiale, ma senza alcuna connessione con tale sua qualità.
La concussione invece è un reato proprio, che è necessariamente connesso con la qualifica di Pubblico Ufficiale: e quindi se questa è l'accusa, automaticamente ne discende la connessione e, di conseguenza, in base alle sentenze richiamate, l'attrazione della competenza in capo al "Tribunale dei Ministri".
Ci si potrebbe chiedere allora perché la Procura, che certo qualche ragionamento deve averlo fatto al riguardo, abbia formulato l'accusa di concussione anziché corruzione: in tal modo si sarebbe potuto dire che B. agì quale privato cittadino, con buona pace della competenza del giudice ordinario. Ma ciò non era possibile, in quanto per la corruzione occorre che il corruttore dia o prometta qualcosa, il che non fu; mentre per aversi concussione basta che il concussore, forte del suo ruolo, incuta timore nel concusso.

* francamente non me la sento di definirlo "giornalista", dato che ne conosco qualcuno che sa fare quel mestiere con etica professionale

venerdì 21 gennaio 2011

Be bold

Ovvero: come stroncare uno scambio di mail arrivato al quarantesimo messaggio (il quale quarantesimo messaggio naturalmente riporta integralmente l'intero testo dei trentanove messaggi precedenti) ed avente l'unico scopo di fissare una noiosa riunione.

«Direi che prima di fissare la data dovremmo vedere se per allora potrò riuscire a fare il lavoro: e non posso sapere se vi riuscirò fino a quando non avrò ricevuto i dati, i quali dovranno essermi inviati da colui al quale debbo richiederli, cosa che non mi sarà possibile finché qualcuno di voi spettabili colleghi non avrà fatto lo sforzo di comunicarmene il nome.»

Un distaccato commento

Dato che Dagospia avanza l'ipotesi che a questo punto B. possa essere incriminato ai sensi dell'art. 600-ter c.p. (per aver organizzato spettacoli pornografici con minori), sono andato a leggermi il commentario, dove ho trovato questa simpatica notarella:
«In realtà, chiudendo un occhio sull'ormai commovente disinvoltura con cui il moderno legislatore conduce la sua annosa campagna nei confronti della sintassi elementare, per tacere del consolidato ostracismo alla tecnica di redazione delle fattispecie penali, l'ermeneutica suggerisce che anche alla fattispecie del delitto p.e p. dal primo co. siano bastevoli conoscenza e volontà degli elementi che la norma descrive»

giovedì 20 gennaio 2011

Non si finisce ma d'imparare

Mi turbo scoprendo solo oggi che per consolidato orientamento giurisprudenziale l'ipoteca giudiziale iscritta in forza di decreto ingiuntivo opposto non è opponibile alla massa dei creditori se il fallimento viene dichiarato prima della definizione del giudizio di opposizione.

Dignità

Ieri ho ripreso, senza commenti, un comunicato delle donne del PD che blaterava* di dignità femminile e dimissioni del presidente del consiglio.
Per come l'ho letto io, quel comunicato pretendeva le dimissioni di B. sulla base di due motivi, equipotenti: (i) la mancanza di una sua etica pubblica e (ii) il suo disprezzo per le donne e la figura femminile.
Si tratta di una cazzata* talmente sesquipedale* che mi è venuto da chiedermi quale sia la compagnia* di giro* d'avanspettacolo* che scriva quei testi**: il malaffare di quasi vent'anni di berlusconismo viene messo sullo stesso piano, morale e politico, del fatto che B. vada a troie. Roba che dimostra una carenza di senso del ridicolo e di capacità di vedere al di là del proprio utero degne di una talpa isterectomizzata.
Altri amici socialcosisti non l'hanno vista nel mio stesso modo, ed è nato un interessante dibattito proprio sul tema della dignità femminile e del suo rapporto con quanto emerso in questi giorni: non sto a riassumerlo, anche perché non mi permetterei di sunteggiare e probabilmente travisare le opinioni altrui, e vi rimando al thread, che è pubblico.
Qui vorrei però sviluppare un pochino l'argomento: in fondo il blog è fatto proprio per esprimere opinioni un po' più meditate**** e svilupparle in uno spazio un po' maggiore: perché il mondo è complesso e non ci sta tutto in una pagina A4.

Uno dei riflessi condizionati che si portano dietro coloro che sono e perfino che sono stati di sinistra, specie se di una certa età, è che la donna è bella e giusta mentre l'uomo è brutto e malvagio. Certo, le cose non venivano dette proprio così, crudamente: c'erano i discorsi della debolezza sociale, dell'emancipazione, del lavoro di cura, dello sfruttamento domestico, della titolarità del reddito e delle decisioni di spesa e d'investimento; ma alla fine, scavando fino in fondo, il risultato era sempre che il maschio è uno stronzo, con la notevole eccezione dei compagni presenti, eccezione spiegata dal fatto che costoro, per loro fortuna erano "vicini all'universo femminile".
E quando abbiamo scoperto con stupore che c'era anche un fottìo di stronze, la cosa è stata liquidata con la spiegazione che si trattava di donne che inseguivano modelli maschili. Come vedete si tratta di un sistema totalmente autoreferenziale e tautologico, e perciostesso consistente: se l'attribuzione del genere ha luogo non sulla base di considerazioni anatomiche bensì di qualità etiche, è chiaro che poi esisterà una correlazione perfetta tra generi ed etiche, dato che sono due semi che esprimono il medesimo concetto.
Quel comunicato delle donne del PD, sempre secondo il mio punto di vista, è direttamente figlio di quell'ideologia: quella per cui tutto il mondo debba essere visto con il filtro polarizzante del genere cui si appartiene, purché tale genere sia quello con le puppe.
E invece le cose non stanno così: ci sono al mondo tanti stronzi e approfittatori quante stronze e approfittatrici: bisogna farsene una ragione e ammettere che la donna non è portatrice di qualità morali ed etiche più spiccate rispetto all'uomo; che l'etica è distribuita prescindendo dalle gonadi.

Una volta accettato questo punto di vista, possiamo accettare il fatto che con i suoi comportamenti B. non abbia mancato di rispetto alla dignità femminile, bensì alla dignità dell'uomo in genere e, se proprio vogliamo andare a spaccare il capello in quattro, più precisamente alla dignità maschile: dato che le azioni che venivano poste in essere dai vari B, Fede e Mora gettano discredito in primo luogo su loro stessi e, per estensione, sul genere cui essi appartengono.
Certo che anche le donne hanno buone ragioni per sentirsi offese ma, e questo è il punto, da chi sono state offese? L'offesa viene da chi sceglie tra venti manze, ne saggia le polpe con dito esperto e seleziona alla fine la sua compagna per la notte, esattamente come il bravo massaio che al mercato scruta l'occhio dei branzini per acquistare il più fresco e sodo? O non viene forse da chi ha scientemente deciso di partecipare a quello squallido mercato, ben sapendo che alla fine comunque ne sarebbe uscita con una busta più o meno gonfia?
Perché, e spero che chiunque abbia l'onestà intellettuale di ammetterlo, i branzini non hanno scelto loro di essere lì; le bianche tratte non avevano scelto loro di essere condotte avanti il sultano; ma le ragazze di Arcore non solo hanno scelto loro di percorrere quella strada; ma hanno anche combattuto contro delle rivali per arrivarvi.
Intendiamoci -ed è un punto che ci tengo a chiarire- io non ho alcun pregiudizio nei confronti di chi decide di vendere la propria fregna anziché le proprie braccia o la propria capacità di analisi. Credo che chiunque abbia diritto di scegliere se fare la puttana, l'operaia alla FIAT, l'attrice porno o la sistemista UNIX. Se c'è una cosa che imputo alle Arcorine non è di averla data via per danaro, bensì di essere andate a elemosinare di darla via. Per come la vedo io, se una decide di fare le marchette è solo un problema suo: in fondo, come dice Claudia Cardinale a Cheyenne, basta un bagno caldo per tornare come nuova, e certo è un mestiere più conveniente (e fors'anche meno defatigante) che stare in catena con due cacciaviti a vibrazione ad avvitare scocche.
L'operaia FIAT perde dignità a stare in lastratura? non credo proprio: e pertanto non ne perde la marchettara. Ma che dire, se l'operaia andasse a lavorare le sue otto ore e alla fine giornata si presentasse a Marchionne, con il cappello in mano, attendendo una busta nella quale potrebbero esserci 20, 50 o 100 euri? Ecco: la dignità sta proprio lì: nella differenza tra un corrispettivo e un'elemosina.
Fare un pompino per 50 euri, o assemblare un fanale per 1.300 euri al mese è una cosa. Fare un pompino o assemblare un fanale per farsi benvolere e sperare nella banconota di premio è un'altra cosa. Pretty Woman si regge tutto sulla scena dei tremila dollari: perché lei avrebbe sì accettato per 2000, ma ne intasca 3000: perché sta lavorando e ha contrattato la propria paga.
Lavare i vetri delle macchine in un autosalone è una cosa; lavare i vetri delle macchine ai semafori è un'altra cosa. Che può avere la dignità della sopravvivenza, se sei un polacco appena giunto in Italia all'inizio degli anni '90, e vuoi trovare un modo per mangiare senza rubare, ma che non è dignitoso né accettabile se invece il tuo progetto di vita è quello di conquistare quel semaforo e farne il tuo luogo lavoro per vent'anni. Umberto D. ci ha insegnato che chiedere l'elemosina nel momento dell'assoluto bisogno non solo non fa perdere, ma anzi fa guadagnare in dignità; chiedere l'elemosina perché non si ha tempo e voglia di andare a cercarsi un lavoro onesto è un'altra cosa.
E chiedere l'elemosina facendosi tastare il culo è, secondo il mio spassionato parere, un po' meno dignitoso che farlo lavando vetri agli incroci.

Se le cose stanno così (e per me stanno così), allora l'artefice della perdita di dignità dell'universo femminile non va cercato tanto nel Drago, come la stampa ha ribattezzato B., bensì in coloro che, in piena consapevolezza di ciò che stavano andando a fare, ha accettato di andare in quella casa e sottostare a quei rituali, non in forza di un accordo, bensì sperando nella magnanimità e generosità del potente.
Sono quelle ragazze che hanno gettato merda sulle donne, ed è ben comprensibile che altre donne, chiuse nel loro piccolo mondo fermo a quarant'anni fa, che non ammette che nella donna possa esserci un po' di male o perlomeno un po' di merda, non riescono ad accettare la realtà: e attribuiscono a Berlusconi la colpa non solo dei mali del Paese, ma anche dello schifo che provano nei confronti di quelle ragazze.



* qui non siamo su wikipedia, e questo è il _mio_ punto di vista. Nei commenti avete tutto il diritto di esprimere il vostro.
** fate pure conto che da qui in avanti sia tutto asteriscato, così allungo la vita della tastiera e risparmio entropia.
**** LOL

mercoledì 19 gennaio 2011

Finalmente la spallata definitiva

E ora Berlusconi non può che dimettersi! Fossi in Ghedini, comincerei a preparare le valigie.
«Il PD promuove oggi alle 17,30 un sit-in di mobilitazione davanti a Palazzo Chigi (lato Galleria Alberto Sordi) per esigere il rispetto della dignità femminile e le dimissioni del presidente del consiglio. Invitiamo tutte le donne e tutti gli uomini a mobilitarsi e a partecipare alla nostra azione di protesta per esprimere il dissenso verso un premier che non ha alcun rispetto dell’etica pubblica e dimostra il suo disprezzo per le donne, svilendo la figura femminile. Le donne non sono disposte ad accettarlo. Mentre le donne italiane studiano, lavorano, si impegnano per tenere in equilibrio impegni professionali e famiglia, il messaggio che Berlusconi propone alle nuove generazioni con il suo esempio è devastante. Le donne, le ragazze di questo Paese, sono invece talento, lavoro, fatica, bellezza, cuore, passione, dignità e serietà. Il premier ci deve rispettare.»
(dal sito del piddì)

Note sparse sulle rogne del PresConsMin

Un po' tutti ormai sono in possesso di una copia del PDF contenente l'intera documentazione trasmessa alla Camera dalla Procura di Milano. Al di là del contenuto, a tratti spassoso e a tratti meno interessante dell'elenco del telefono di Latina, questo documento stimola anzitutto una domanda: da dove viene?
Ci sono, a quanto vedo leggendo qua e là, due correnti di pensiero: quella che pretende sia uscito dalla Procura e quella che, al contrario, vorrebbe che la pubblicazione sia un colpo di Ghedini per sputtanare la Procura stessa e invalidare tutto il procedimento.
A favore della prima versione, il fatto che il PDF sarebbe stato prodotto nel 2010 (ma tutti sappiamo che non è certo difficile modificare le proprietà di un file per fargli dire cose non vere); a favore della seconda il fatto che il file sia finito nella mani di Dagospia, che non è un classico canale della magistratura e che, al contrario, è assai più vicino al capo del Governo.
Probabilmente la verità non la sapremo mai, ma vale la pena di fare qualche riflessione, non foss'altro perché la ricerca di una risposta al quesito è l'occasione di sviluppare qualche ragionamento che potrebbe risultare di un qualche interesse.
Come spesso succede nella vita, le risposte semplici sono più attendibili di quelle complicate (non è certo un pensiero nuovo; e oggi mi sono anche fatto la barba): e pertanto proviamo a vedere il cui prodest?, espressione in latinorum che piace tanto ai legulei e che significa, banalmente, «chi se ne avvantaggia?»
Per capirlo, dobbiamo andare un po' a fondo nelle accuse sollevate nei confronti del PCM: vi racconto come la vedo, con la necessaria premessa che si tratta di idee buttate giù così, alla buona. Non è un parere legale che leggerete, insomma, bensì dei pensieri sviluppati in bicicletta.

Parliamo anzitutto del reato p. e p. dall'art. 600-bis c.2 e 81 cpv. (Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164., continuato).
Per affermare la responsabilità penale del PCM bisogna provare tutte quanto segue, vale a dire che:
A) B. abbia fatto sesso (più volte, stante il richiamo all'81 cpv.) con la minorenne Ruby;
B) prima di far sesso, B. fosse consapevole della minore età di questa;
C) Ruby sia stata pagata;
D) prima di far sesso, B. fosse consapevole che Ruby era stata pagata o sarebbe stata pagata;
E) Ruby sia stata pagata per fare sesso.
Già la prima prova non è per nulla facile: è vero che ci sono un fottìo di intercettazioni che parlano di rapporti sessuali tra B. e Ruby, ma si tratta di conversazioni tra terzi, o al limite di Ruby con terzi. Non ci sono, né potranno mai esserci, in quanto inutilizzabili ai fini del procedimento stante la qualità di parlamentare del PCM, intercettazioni intercorse tra B. e Ruby.
Ora, io posso parlare per la categoria dei maschi ultraquarantenni assidui frequentatori di bar, ma credo che quanto vado ad affermare possa essere tranquillamente esteso alla femmine ventenni un po' mignotte, e sostengo che non c'è un solo dei miei amici che almeno una volta non si sia vantato di essersi scopato una che non gliel'ha data (come, del resto, non ce n'è uno solo che non abbia almeno una volta negato di essersi scopato un cesso che, invece, si era ingroppato di gusto). Pertanto quelle intercettazioni lasciano, tutto sommato, il tempo che trovano.
Quanto alla minore età di Ruby, è evidente che B. ne era consapevole a partire dalla notte in questura, ma anche qui è ben difficile raccogliere una prova schiacciante del fatto che lo fosse prima, quando cioè avrebbe fatto sesso.
Probabilmente attraverso ricostruzioni di movimenti bancari e intercettazioni non sarà difficile dimostrare che Ruby abbia ricevuto soldi, e si può anche pensare che sia sufficiente la prova di averli ricevuti da persone dipendenti da B. per affermare che questi li abbiano corrisposti su suo mandato o, perlomeno, che egli non poteva non sapere ma, attenzione, c'è quel maledetto punto E), che non è una ripetizone scappatami nella fretta.
Ruby, infatti, deve essere stata pagata da B. per fare sesso con lui. E dato che dalle intercettazioni risulta chiaramente che B. pagava tutte coloro che si fermavano a cena, e perfino quelle che schifate rimanevano sul divano, ecco dimostrato che quei soldi venivano dati per il tempo speso con lui, non per fare sesso. Ricordate quanto emerse con la storia della D'Addario? Le ragazze arrivavano a Palazzo Grazioli, cantavano con Apicella, vedevano i filmini e ascoltavano le barzellette. E ricevevano la busta. Certo, chi passava la notte riceveva una busta più grossa; ma passava anche più tempo; in ogni caso la condizione per ricevere la busta NON era quella di farsi toccare il culo.
Quand'anche le cose dovessero mettersi male, quindi, la difesa di B. avrà buon gioco nel dimostrare che B. pagava tutte; e quindi non pagava "per compiere atti sessuali". In altre parole: Ruby, di fatto, gliele dava gratis, o per riconoscenza, o per fascino, o per quello che volete voi.

Veniamo all'altro capo d'indagine, costituito dal 317 e 61 n.2 c.p. (Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni. aggravato dalla circostanza di aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ovvero la impunità di un altro reato).
Anzitutto, chiariamo che la figura di reato non dipende dal fatto che sussista il precedente reato di cui al 600-bis. Aver agito per occultare un altro reato è infatti un'aggravente, non un elemento costitutivo della concussione, che sussisterebbe anche qualora il rapporto tra B. e Ruby fosse riconosciuto del tutto lecito. Venendo alla figura di reato principale, vero è che la concussione è stata pensata per tutt'altra ipotesi (in poche parole, il pubblico funzionario che pretende la mazzetta per darti la concessione) ma, pur stiracchiando un po' la lettera del codice, il reato ci potrebbe anche stare.
C'è però un ma grande come una casa: il fatto che la concussione è un reato proprio: vale a dire un reato che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale, non da un privato.
La qualità di pubblico ufficiale non è un marchio che uno si porta addosso: vige tempo per tempo. Il finanziere che entra in un negozio in divisa, sfoglia i registri contabili mormorando "uuuuhhh" e poi si porta via una camicia ammiccando certo commette una concussione; ma il notaio che entra e chiede uno sconto dicendo "sa, sono un notaio" certo non commette alcunché di illecito, dato che il commerciante non ha nulla da temere dal notaio.
Orbene, noi sappiamo che B. ha telefonato in questura per far liberare Ruby (l'ha ammesso egli stesso), ma non possediamo le registrazioni delle telefonate. In ogni caso vi sono due possibilità:
* B. ha scoperto che il funzionario di turno era di provata fede rossonera, e ha promesso di comperare un attaccante svedese in cambio del rilascio di Ruby;
* B. non è riuscito a scoprire la fede calcistica del medesimo e, sperando che egli leggesse i giornali e sapesse che lui è il Presidente del Consiglio, ha confidato nel fatto che tale qualità avesse fatto provare all'interlocutore un certo sentimento di soggezione.
Nel primo caso, non staremmo parlando di concussione bensì di corruzione (che però è l'art. 319 cp, non il 316); nel secondo caso, B. ha agito in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma se ha agito quale PCM, la competenza a giudicarlo è del Tribunale dei Ministri (il che, per inciso, risolverebbe il tema della competenza territoriale della Procura, dato che comunque sarebbe quella di Milano quand'anche il reato fosse considerato commesso in Arcore- art. 6 L.Cost. 1/1989) ma, soprattutto, occorrerebbe l'autorizzazione a procedere della Camera.
Già, proprio quell'autorizzazione a procedere che per i parlamentari non esiste più, ma esiste ancora per i Ministri per reati commessi nell'esercizio delle funzioni. Ma tale autorizzazone non è stata neppur chiesta, e ciò va ad inficiare tutto il procedimento, ivi compresa anche la richiesta di perquisizione dello studio del ragionier Spinelli.

Insomma: dal punto di vista strettamente giudiziario, tutta questa vicenda mi sembra destinata a far la fine della bolla di sapone. E sottolineo che parlo dal punto di vista squisitamente giudiziario. Diverso è l'effetto politico di questo disgustoso verminaio, a seguito del quale anche i fedeli di vecchia data hanno, loro malgrado, scoperto che razza d'uomo sia Berlusconi.
Se tutto ciò è vero, mi sentirei di eslcudere che il perfido Ghedini abbia potuto inventarsi di far circolare le carte dell'inchiesta: sarebbe stata una mossa astuta qualora la situazione giudiziaria fosse disperata, e questa fosse l'unica possibilità di scampare la galera, ma abbiam ben visto che non è così, e il danno d'immagine risulta infinitamente superiore al rischio reale di una condanna penale.
Quindi, se non è stato Ghedini o uno dei suoi, non è che restino molte possibilità: bisogna per forza pensare che il famigerato file venga dalla Procura stessa.

martedì 18 gennaio 2011

Specchi e saponi


Di tutta la trista vicenda riguardante il nostro Presidente del Consiglio una delle cose che mi è rimasta impressa, pur se indubbiamente minore, è l'intervista a Francesca Pascale, una delle possibili "fidanzate" di Berlusconi.
Il punto non è ciò che dice o non dice: è, invece, il disperato tentativo di arrampicarsi sugli specchi.
La Pascale sembra, in quest'intervista, il palo di una rapina andata male, che è stato catturato separatamente dagli altri membri della banda e non sa quale sia la versione che hanno impapocchiato i suoi complici: e quindi non può affermare ma neppure può negare, perché qualunque affermazione o negazione rischierebbe di fargli ricadere addosso tutta la colpa, o di mandare al gabbio gli altri.
Questa povera donna, talmente fedele a Berlusconi da esser stata indicata dalla stampa come una delle sua possibili fidanzate, sicuramente avrà cercato di contattare il suo idolo, perfin pronta ad avallare tutte le più bizzarre ipotesi.
Avrà trovato il telefono spento? Berlusconi l'avrà forse lasciata in attesa? Avrà chiesto a Ghedini qual era la pretendente più presentabile? Non lo sappiamo.
Certo è che la Pascale è rimasta lì, con un palmo di naso, in attesa di uno squillo del cellulare che le dicesse «sì» o «no». E quando il telefono ha squillato, dall'altro capo dell'etere c'era il giornalista del Corriere, povera lei.

lunedì 17 gennaio 2011

Il quizzone di NNSA


Significa che chiunque – cittadino comune, genio o
statista – aspiri a capire quel che gli occorre per vive-
re o per vincere, o a realizzare una scoperta o un’ope-
ra d’arte, o a individuare su quali cammini dovrà indi-
rizzare la collettività, dovrà mirare alla comprensio-
ne, non ai vantaggi che da essa gli possono derivare,
perché altrimenti starà mirando a un bersaglio diver-
so, e quello giusto gli sfuggirà.
Comprensione per giungere alla quale bisogna segui-
re una speciale pista che richiede il giusto animo, che
a sua volta richiede generosità e onestà intellettuale,
sapendo però che non bastano, perché una delle for-
me di disonestà più perniciose e diffuse è quella dei
troppi ‘volenterosi’ che occupano ‘onestamente’ i ruo-
li senza avere le qualità per farlo.
Formule positive mai praticate dall’uomo, sicché a
Roma, a Gaza, a Londra, a New York, ovunque, le per-
sone, i politici, gli scienziati, i filosofi, ricominciano
ogni mattina come se fosse il primo mattino del mon-
do a dire e a fare con lo stesso tono e negli stessi modi
le cose che da sempre non hanno mai dato luogo alla
soluzione di pressoché nulla.
Il candidato ha tre tentativi per riconoscere l'autore. Faccia conto che il telefonino gli è* stato sequestrato e quindi non può googlare.

* - per davvero!

Esperimenti di diritto del lavoro comparato

«Contratto collettivo con efficacia generale - Il contratto collettivo stipulato dalla coalizione che abbia conseguito la maggioranza dei consensi nell’ultima consultazione in seno alla stessa azienda o unità produttiva per la costituzione della rappresentanza sindacale di cui all’articolo 2068 e che comprenda almeno una associazione sindacale rappresentata in aziende dislocate in almeno tre regioni diverse è efficace nei confronti di tutti i dipendenti di una azienda o unità produttiva anche in deroga a contratti collettivi applicabili di livello superiore, o comunque a contratti stipulati da altre associazioni.»

«Il sindacato legalmente riconosciuto (...) ha il diritto di rappresentare legalmente tutta la categoria di datori di lavoro o di lavoratori per cui è costituito, di tutelarne, di fronte allo Stato o alle altre associazioni professionali, gli interessi, di stipulare contratti collettivi di lavoro obbligatori per tutti gli appartenenti alla categoria, di imporre loro contributi e di esercitare rispetto ad esso funzioni delegate di interesse pubblico.»

Il candidato riconosca a occhio le fonti citate.

domenica 16 gennaio 2011

Il magico mondo dei numeri

C'è su Repubblica un lungo articolo di Colaprico e D'Avanzo, i quali spiegano perché l'ultima imputazione a carico di Berlusconi è assai pericolosa.
"Anche se il reato che gli viene contestato ha come pena massima tre anni. È vero, in Italia, nessuno entra davvero in una cella per una condanna così mite. C'è un ma." Infatti tra i reati che vengono contestati a Berlusconi c'è il "Favoreggiamento della prostituzione minorile, secondo comma dell'articolo 600 bis", che prevede una pena sino a tre anni. Tre anni non se li fa nessuno in Italia (infatti è il limite per l'affidamento ai servizi sociali) ma, come dicono i due giornalisti, c'è un ma.
"Qualche sciocco ironizza sull'esiguità della pena, come se la limitatezza della sanzione rendesse trascurabile il reato, e quindi imperdonabile l'iniziativa della procura di Milano. Quello sciocco ignora che, se dovesse volgere al peggio, non ci possono più essere scappatoie per il capo del governo, perché in questo caso non esiste la discrezionalità dei giudici. Anche se dovesse essere condannato (per dire) a una settimana di reclusione, a due giorni di carcere, nessun cavillo o prodigalità potrebbe impedire che quella settimana, quei due giorni, Silvio Berlusconi li sconti davvero". Questo perché (cito sempre l'articolo) " Lo dice - e la procura milanese lo sa bene - l'articolo 4 bis del nuovo ordinamento penitenziario. Leggiamolo: "Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti. 1. L'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione (...) possono essere concessi ai detenuti e internati per i delitti commessi per finalità di terrorismo, di mafia, per i responsabili di reati di cui agli articoli 600, 600 bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601, 602... solo nei casi in cui tali detenuti collaborino con la giustizia".

Quello sciocco che ironizza sull'esiguità della pena sarà anche sciocco, ma sa contare. E vede che Berlusconi è indagato per il 600-bis SECONDO comma, mentre i benefici sono preclusi ai condannati per il 600-bis PRIMO comma.
E si sente un po' meno sciocco.

sabato 15 gennaio 2011

Pillole di scienza /reprise

Stamattina sulla prima pagina (la PRIMA PAGINA) del Corriere della Sera, quello di carta, c'è un articolo che spiega anche a chi non ha la internet, e quindi non ha potuto leggere quello comparso ieri sull'edizione online, che le costellazioni si spostano nel tempo, e che i segni zodiacali non si trovano dove effettivamente per l'astrologia su suppone che siano.
Il signore qui a fianco si chiama Ipparco di Nicea. E' quello che ha scoperto questo fatto straordinario, che, come ricordavamo ieri, ha anche un nome ben preciso: si chiama precessione degli equinozi.
Ma la cosa più straordinaria non è la precessione in sé: la cosa veramente incredibile è che Ipparco visse nel secondo secolo avanti Cristo. Il Corriere della sera ha pubblicato in prima pagina (in PRIMA PAGINA) una notizia vecchia di 22 secoli e rotti.

Update: mi si fa notare che il Corsera la notizina l'aveva già pubblicata quindici anni fa

venerdì 14 gennaio 2011

Pillole di scienza

Il Corriere della Sera, nella persona del giornalista Francesco Tortora, ha scoperto la precessione degli equinozi.
Ma non sa che si chiama così

Istituzioni di economia aziendale

Si è parlato più volte in questi giorni del fatto che Sergio Marchionne guadagni un po' più di 1.000 volte un dipendente medio della FIAT.
Si tratta di un rilievo abbastanza populista: vero è che con i soldi che guadagna Marchionne si potrebbero pagare i salari interi a un bel po' di operai cassintegrati; vero è anche, tuttavia, che molti di quegli stessi operai fanno sacrifici per fare l'abbonamento a Sky e vedersi il Milan o la Inter: e ben sappiamo che persino quando tali squadre incontrano squadrette di fondo classifica l'ammontare degli stipendi di chi sgambetta in campo è tale da far impallidire non solo i cassintegrati medesimi, ma perfino lo stesso Marchionne.
Ciò detto, è di contro pure vero che FIAT non macina utili a strafottere e impiega al 100% le proprie forze produttive: sopravvive, un po' grazie alla cassa integrazione (cioè grazie a soldi pubblici) e un po' riducendo di cinque o dieci minuti per turno la pausa piscio. Insomma: la verità sta, come spesso, nel mezzo.

L'articolo di Mucchetti, sopra linkato, è stato commentato pure da un autorevole esponente del Partito Democratico: purtroppo nell'ambito di una conversazione privata, il che mi impedisce di fare il nome dell'autore (che comunque ha la barba):
Trovo argomentazioni e calcoli di Muchetti viziati da pregiudizio. Il confronto non è sensato perchè la gran parte del valore sono stock options etc (203 mio secondo il mio calcolo di sabato scorso). E il valore di queste dipende dall'andamento delle borse in generale: il settore auto nel mondo dai minimi del marzo 09 ha guadagnato 245% . Se lo stesso calcolo fosse stato fatto due anni fa , Marchionne avrebbe guadagnato rispetto ai dipendenti una frazione delle mille volte. Inoltre le stock options non aumentano i costi di Fiat nè riducono il margine sulle auto che vende; le pagano gli altri azionisti trattandosi di un trasferimento dagli altri azionisti a Marchionne. Sono dunque affari esclusivamente degli azionisti, in particolare degli Agnelli, i quali avendo guadagnato con Marchionne miliardi, trovano conveniente dare una parte dei loro guadagni a Marchionne (se dà le dimissioni il giorno dopo ci perderebbero molto più dei 200 milioni di opzioni).
E il valore delle opzioni non è a scapito degli stipendi pagati. E' come il compenso di una star del cinema, che fa aumentare il botteghino o del campione di calcio: nessuno protesta perchè in questo modo paga di più il prezzo del biglietto o l'abbonamento alla tv a pagamento etc.
Sono argomentazioni che mi aspetterei venire dalla penna di Ostellino o Giannino, non da un esponente vicinissimo al segretario del PD: e perdipiù sono argomentazioni fallaci.
La faccio breve e semplifico al massimo il funzionamento dell'economia di un'impresa: c'è un signore che ha in tasca un milioncino e decide di mettersi a produrre viti, ma non vuole muovere un dito; che fa dunque?
Con quei soldi compra le sue macchine (il tornio, le trafile, il sadiocosa), prende un amministratore delegato che sbrigherà tutte le rogne, un paio di operai, una signora in amministrazione, e parte; o meglio fa partire il proprio A.D.
Alla fine dell'anno si aspetta che quel milioncino abbia fruttato un po', ma non solo quanto gli avrebbe fruttato comprare un buono del tesoro tedesco, bensì di più: perché comprando un BOT sta tranquillo e non rischia praticamente nulla, mentre con una fabbrica di viti il rischio di non guadagnare o addirittura di perdere tutto il capitale è bello concreto: senza parlare della rottura di coglioni dei pranzi di lavoro con l'A.D.
Chi investe nel capitale di un'impresa quindi si attende un certo rendimento: e pertanto perché l'azionista sia soddisfatto non basta che l'impresa abbia un utile (chiamiamolo ROI, per usare un termine tecnico): è anche necessario che quanto alla fine dell'anno torna in tasca all'azionista (chiamiamolo ROE, per usare un altro termine tecnico)corrisponda a una percentuale adeguata del valore delle azioni.
Abbiamo ipotizzato che il nostro azionista non faccia nulla: che abbia delegato tutto a un amministratore: quindi l'unica sua fatica sarà quella di colloquiare con questa figura e incassare i dividendi a fine anno. Ma se a fine anno il nostro azionista porta a casa un risicato 0,5%, l'istinto immediato sarà quello di mandar tutto a cagare e investire in un bel BOT o Bund, che rende di più e fa preoccupare e faticare di meno: ed è per questo che l'azionista di un'aziendina di quel genere pretenderà di ricevere almeno, diciamo, l'8% perché il gioco valga la candela.
L'amministratore delegato questa cosa la sa benissimo: e sa anche che l'azionista scontento ha due strade: liquidare l'azienda o liquidare l'A.D.: in entrambi gli scenari, lui ci rimette il posto, e pertanto farà di tutto per assicurare al proprio azionista un adeguato rendimento delle sue azioni.
Se avete seguito fin qui, vi sarete accorti di una cosa: che per valutare la posizione dell'amministratore nei confronti dell'azionista non ha alcuna rilevanza il fatto che lo stipendio dell'A.D. venga pagato dall'impresa o dall'azionista: perché alla fine a quest'ultimo deve rimanere in tasca il famoso 8%, e a nulla rileva il fatto che vengano pagati meno dividendi (nel caso in cui l'A.D. sia pagato dall'impresa) o più dividendi una fetta dei quali va all'A.D. (nel caso in cui l'A.D. sia pagato dall'azionista).
E' quindi semplicemente falso che il tema dello stipendio di Marchionne sia una questione di interesse solo per la famiglia Agnelli, e che il suo compenso non vada a scapito degli stipendi pagati alle maestranze: perché quando andiamo a fare i conti di fine anno vediamo che per assicurare agli azionisti un ROE adeguato bisogna che da qualche parte quei soldi che vanno in tasca a Marchionne vengano fuori: ad esempio, chessò, lesinando sui salari.

 

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